Le avventure di Ercolino – Con te non ci si annoia mai

Tornando dal lavoro, ieri sera, pensavo che nel caso avrei preso un cagnolino.  Uno di quelli piccoli che puoi gestire bene anche in appartamento e devi avere solo la pazienza di portarli fuori qualche volta al giorno.
Che poi fa anche bene alla salute
Nel caso Ercolino fosse morto di malattia o fosse scappato per non tornare più
Sì perché ieri il piccolo brigante l’ho visto a pranzo e poi, quando son tornata a casa nel pomeriggio per puro caso a cambiarmi la maglietta, era scomparso
Un’amica si è offerta di cercarlo trascorrendo il pomeriggio a casa mia a rovistare in armadi e guardando sotto i mobili
Ma del lestofante nessuna traccia
Io ero convinta che si stesse nascondendo perché stava male
Alcuni segni inconfondibili come una tosse a raschio mattutina, passata dopo due secondi, un insistente miagolio anche in ore notturne, e uno sguardo appannato non potevano che voler dire una cosa sola
Ercolino, il mio Ercolino,; era gravemente ammalato e stava cercando solo il modo più discreto per andarsene da questo mondo
Lasciandomi nella disperazione
Intorno alle 9.30 non ce l’ho fatta più e son tornata a casa un’altra volta a dare un’occhiata
Niente
Niente nemmeno alle 10.30 quando ho finito di lavorare
Per la strada ho trovato un’amica che si è proposta di passare da me con il suo mini cane in grado di scovare gatti nascosti nel raggio di un chilometro
Ho accettato di buon grado
Ma la piccola Bella, che ha annusato dappertutto ripercorrendo i passi dello sciagurato, compresi i salti sul letto e l’assaggio di croccantini, non è riuscita a scovare Ercolino

Rimasta sola ho cercato di pensare a quel che poteva essere successo
Da quando Ercolino è arrivato da me, sei mesi fa, non era mai accaduto che rientrassi senza trovarlo steso sul tappeto a pancia all’aria a reclamare coccole
Disorientata e sull’orlo di una crisi di panico mi sono affacciata alla finestrona in alto, quella che condivide il maxi davanzale con la vicina
La sua finestra era chiusa ma magari prima era stata aperta e il piccoletto si era intrufolato nella casa straniera
Già al mattino c’erano state scene di panico quando erano entrati da noi due operai e la figlia della vicina in questione
Ercolino, con uno scatto degno di Usain Bolt, aveva spaventato un operaio volandogli in testa e si era rifugiato nell’armadio
Ma ancor prima si era nascosto così bene che io ero andata a cercarlo fino in cantina e in strada e avevo chiesto alla vicina se per caso fosse entrato a casa sua
Che non sarebbe stata comunque una buona cosa visto che mi ha detto più volte che non vuole saperne di animali

ieri sera fuori c’era la movida, che vuol dire che pur non essendoci nessuno che faceva musica, alcune decine di persone solo parlando ad alta voce ridendo e sghignazzando riuscivano a creare un effetto concerto dal vivo amplificato.
Mi metto in ascolto fuori dalla finestra e, cribbio, nonostante tutto sento un miagolio
La riconosco, è la voce di Ercolino
Viene da lontano, è come ovattata, ma è indubbiamente dietro alla finestra chiusa della vicina
E ora come fo?
Sono le undici passate e lei dorme di sicuro
Incoraggiata da un’amica le scrivo un biglietto e glielo metto sotto la porta
E mi preparo a non dormire
Intanto si chetasse un po’ sta movida potrei verificare se il miagolio c’è ancora

Mi allungo sul davanzale e provo ad alzare la persiana battendo anche qualche colpetto tanto per far sentire a Ercolino che ci sono
In realtà però i colpi li sente la vicina che, pensando che fosse un ladro sceso dal tetto che tentava di forzare la finestra, sferra tre colpi da peso massimo dall’interno
Dopo poco, verso mezzanotte, ormai sveglia, si accorge del biglietto e mi bussa alla porta
Io balzo fuori casa scalza ricordandomi per fortuna di prendere le chiavi e vado da lei per recuperare il fuggiasco
Ovviamente nella stanzetta che pensavo di Ercolino non c’era nemmeno l’ombra
E questo mi solleva dal timore di chissà quali astronomici danni alla casa della vicina
Oh, ma questo è un miagolio
La vicina non sente nulla e pensa che io mi stia inventando tutto
No, è debole ma c’è
Non ci crede ma accetta suo malgrado di aprire la porta della terrazza
“faccia tutto quello che vuole ma mi porti via questo gatto. Se c’è”
Rimando la riflessione sul punto “a” (perché la mia vicina crede che io possa inventarmi la fuga di un gatto a casa sua all’una di notte e fingere di sentirlo miagolare) e vado avanti per la mia strada

Il miagolio è debole ma viene da li non ci sono dubbi
Lei tira su l’avvolgibile e apre la porta
Io esco e, da una porticina che affaccia sul terrazzino, vedo spuntare il musetto occhiuto di Ercolino
E li che cosa c’è?
il sottotetto
Come entro Ercolino, terrorizzato, scappa verso il fondo
La vicina è ancora convinta che mi stia inventando l’avvistamento ma mi avverte che se c’è veramente da li non si tira più fuori
Il sottotetto è un corridoio che segue il perimetro dell’intero palazzo, addio Ercolino
Ma figurarsi se mollo
Coro a casa a prendere dei croccantini e torno nel sottotetto
La vicina, che fra l’altro è una signora molto anziana, più che spaventata mi sembra quasi divertita dall’imprevisto
Intanto è quasi l’una di notte
Ma questa cosa va risolta subito
Fra l’altro il piccoletto non mangia dalla mattina e non è andato nemmeno al gabinetto
E speriamo bene per la casa della vicina
Le chiedo di lasciarmi sola nel sottotetto così inizio le manovre di avvicinamento
Ercolino annusa i croccantini ma appena mi avvicino scappa di nuovo
Mi metto seduta un po’ distante e ostento indifferenza così lui si avvicina e comincia a mangiare
Mi fiondo su di lui che scappa ma prima che si infili nel cunicolo lo afferro per la coda
Sei mio, ale’

Con il trofeo, che si dimena e sfodera le unghie, sotto un braccio, e il ciottolino dei croccantini e le chiavi di casa nell’altra mano, passo davanti alla vicina che finalmente si ricrede sulla mia salute mentale. O almeno spero
“Ah ma allora c’era davvero questo gatto”
Ormai è l’una
Ercolino è salvo, anche se abbastanza contrariato
Rientriamo in casa trionfanti
Partono i messaggi agli amici in pena
È tornato!!!

Son felicissima anche se ancora ignara del fatto che avrei passato la notte in bianco per i suoi insistenti miagolii
Stavolta per niente flebili però

Comunque ci ho ripensato
Il prossimo animale domestico non sarà nemmeno un cane di piccola taglia
Credo che prenderò un pitone
Così, tanto per esser certa di non avere troppe sorprese

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Le avventure di Ercolino – Una tranquilla sera d’estate

Oggi è un giorno importante per Ercolino
Ieri sera ha subito la sua prima aggressione
Sicuramente da ora in poi vedrà il mondo con occhi diversi

Dunque, che cosa è successo?
Me ne stavo comodamente seduta in veranda a leggere, unica preoccupazione le zanzare, quando ho sentito dei miagolii agghiaccianti a pochi metri da me
Nel buio non ho visto niente ma era facile capire che Ercolino, il gattino timido castrato e casalingo, era stato assalito da un gattaccio, probabilmente uno dei gatti poveri cui mia madre offre generosamente gli avanzi di casa
ingrato
Urlo per farlo scappare, recupero in tutta fretta una torcia e mi preparo al recupero di un Ercolino sanguinante e impaurito

accendo la pila e, per fortuna, niente di tutto questo
il piccoletto era salito sul grande pioppo per sfuggire all’aggressore rifugiandosi su una forcellina fra due grossi rami

i suoi fanali gialli riflettono la luce della torcia
pare tranquillo e niente affatto intenzionato a scendere
ovvio, non sa scendere
da lassù, sarà alto 5 metri almeno, si sentirà anche al sicuro
ma mica posso lasciarcelo
e ora che fo?

partono i messaggi agli amici
i consigli sono: chiama i pompieri o aspetta, quando avrà fame scenderà da solo
non mi convincono
io lo voglio portare giù
chiamo mamma ma in questa casa non risponde nessuno
corro come impazzita a cercare scale su scale
ma nessuna è alta abbastanza
mi frana un pezzo di muro di pietra sotto i piedi, ma per fortuna mi riprendo
ho ancora un bel senso dell’equilibrio via

arriva mamma, finalmente. una scala lunghissima ci sarebbe ma è infilata dietro la casa, fra un muro e la collina
aspettiamo domani quando arrivano dei ragazzi a lavorare
ma nemmeno per sogno!
accendiamo tutte le luci possibili
la scala è appoggiata al centro di una lunga fossa piena di erba e arbusti tagliati
ma non mi ferma nessuno
con i rovi che mi rigano le gambe mi avventuro nella fossa con mamma che mi fa luce
afferro la scala in metallo e la porto su
non è mica tanto leggera
la portiamo fino al pioppo dove Ercolino è sempre attaccato sulla sua forcellina
l’appoggiamo e mi preparo a salire con mamma che la tiene ferma
la strada su cui appoggia è anche in salita e la superficie dell’albero, un bestione dalla circonferenza di 4 metri, è sconnessa
per fortuna la corteccia, ruvida, è un buon appoggio
salgo
mamma tienimi forte
cheddì, ti terrò
la scala arriva alla prima forcella, dove il tronco fa una piccola conca dalla quale si generano altri quattro grossi rami
è qua che mi appoggio mentre mi sembra impossibile arrivare a vedere e a prendere Ercolino che mi rimane dietro un tronco enorme
e invece no, una volta sistemata sull’incavatura del legno lo vedo
e ci arrivo anche con la mano
cerco di fare gesti lenti per non fargli paura
gli faccio annusare il dito e giocherello con il suo musino
poi qualche carezzina in testa
sento che si rilassa
e… zac! lo afferro per la collottola
lui si irrigidisce e pianta ancor più le unghie nel legno
sono quasi sospesa a cinque metri di altezza e senza protezioni ma non torno indietro
con il braccio sinistro mi tengo al tronco, mentre la mano destra è serrata sulla collottola di Ercolino
gli stacco una zampina dalla corteccia e approfittando di un secondo di squilibrio lo trascino verso me
non è la cosa più facile al mondo ma continuo a tenerlo mentre lui si agita e tira fuori le unghie per rimanere aggrappato alla sua sicurezza
me lo appoggio sulla spalla destra recalcitrante e impaurito e, arrivati alla prima forcellina, ci prepariamo alla discesa
mamma dice ti porto un cesto per mettercelo
no no, ormai siamo qua, è quasi fatta
scendo la scala a ritroso con il gatto graffiante
ma la mia presa è ferma e il mio tono non ammette repliche
arriviamo a terra
sospiro di sollievo
graffiata dai rovi e dal gatto porto Ercolino in casa come un trofeo
ora basta uscire di notte, però
la campagna può essere pericolosa per i gattini di città

ercolino

***

Ercolino, la quiete dopo la tempesta

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Clandestino a bordo

Prima di un viaggio ringrazio sempre il cielo di non aver avuto figli
Non che non mi piacciano i bambini, anzi
È che se penso all organizzazione che ci vuole per muovere una single di mezza età, che sarei io, ed un gatto, Ercolino, immagino che con un bambino sarebbe impossibile

Comunque alla fine partiamo anche noi
La macchina piena di bagagli, è una settimana che li carico
Potrei stare fuori cinque mesi forse anche più
Ercolino opportunamente e doppiamente drogato
E via
Ci si è fatta anche stavolta

La macchina scivola sull’asfalto che è un piacere, il sole e alto nel cielo
Velocità di crociera, radio accesa e mente libera
Ormai so che Ercolino sta bene e non mi preoccupo

Passata la barriera autostradale sento un rumorino strano
Cioe’, strano…
E il classico rumore di un topo rimasto imprigionato chissà come nello sportello di un’auto e che lotta per uscirne
Oddio, e ora?
a un’amica è successo qualche tempo fa
Sì accorse di avere un topo nello sportello della macchina che era già morto, dal cattivo odore

Il rumore aumenta è insistente
Immagino il povero animaletto entrato chissà da dove e rimasto imprigionato
Mi si stringe il cuore ma che ci posso Fare?  Accelero, al primo autogrill mi fermo e vedo che succede
Intanto Ercolino se la dorme
Eh ci credo, con quelle due pompette di medicina gialla che gli ho fatto ingurgitare

Oddio, a dire il vero sono un po’ preoccupata
E se il ratto a forza di grattare sfonda lo sportello e mi piomba nell’abitacolo? 
Mi preparo mentalmente all’eventualità
Calma e sangue freddo
E poi Ercolino e sedato,  poverino
Doesse accadere non riuscirà a contrastare l’aggressione del topo
Mi sale il panico ma lo tengo a bada
Calma e sangue freddo
Dopo 69 km c’è il primo autogrill
Esco dall’autostrada e cerco un posto all’ombra
Il sole è alto nel cielo e batte forte
Nel piazzale ci sono solo posti al sole
Quasi tutti occupati
Nel centro una pattuglia della stradale
Due posti liberi all’ombra ci sono, destinati agli handicappati
Vabbe mi fermo giusto un attimo per controllare, nel caso se arriva qualcuno mi sposto subito
Fra la costruzione dell’autogrill e i due posti per invalidi c’è un’auto piena di persone che masticano panini a quattro palmenti
Sì sono guadagnati l’unico angolo all ombra e son  visibilmente soddisfatti

Posteggio nello stallo per disabili più a destra e scendo per controllare il topo dopo aver verificato che Ercolino stesse bene
Dorme
Anche il topo si è calmato
Picchietto sullo sportello da fuori, sotto l’occhio vigile dei poliziotti, ma non sento alcun rumore
Rientro in auto, sveglio Ercolino,  vedo se vuole bere
Toc toc
Mi giro, un poliziotto mi sta bussando al finestrino
Scendo
“Questo è un posto per disabili”
“Sì lo so ma è anche l’unico all’ombra e io ho il gatto in macchina, guardi” rispondo indicando il trasportino
“Sì ma è un posto per disabili, le altre auto non possono starci”
“Guardi, mi son fermata solo un secondo per controllare una cosa e non volevo far arrostire il gatto. Ora me ne vado”
“Ma ha capito che non può stare qui?”
“Sì ho capito e le ho detto che me ne vado…. ”
Che fo glielo dico? ma sì dai tanto ormai….
“Il fatto è che sentivo un rumore nello sportello, penso sia un topo imprigionato, e volevo verificare. Sa, son partita da belluno poco fa, che bisogno avrei avuto di fermarmi dopo così poco tempo”
“Sì ma lei non può stare qui”
Tosto il tipo
“Mi sposto subito, poi guardi se fosse arrivato un disabile sarei andata subito via. Tanto mica lasciavo la macchina. Sono qua”
“Sì ma non può posteggiare qua. Altrimenti se vuole le faccio il verbale e dopo può andare dove le pare”
“ma no via, non ce n’è mica bisogno…”
“Se poi vuole stare all ombra (guarda intorno) può andare… beh può andare…. più avanti da qui sulla destra qualcosa trova”
Certo, l autostrada
“Va bene grazie”
Prendo atto del fatto che la legge è legge
E che la logica e il buon senso a volte stanno altrove

Faccio manovra sotto lo sguardo severo degli altri avventori con addosso l’etichetta indelebile da furbetta del parcheggino
Se ne vanno anche i poliziotti
Evidentemente il loro compito è terminato
I tizi in macchina all’ombra masticano ancora a quattro palmenti

Mi rimetto in strada
Inclino la testa sulla destra e guardo lo specchietto del passeggero
In effetti quel lembo di copertina che ho incastrano nel finestrino per fare ombra a Ercolino fa un rumore proprio strano
Anzi non è strano
È il rumore di un topo rimasto imprigionato nello sportello che lotta per uscire
Ah ben
Allora è tutto a posto
Potevo risparmiarmi la figuraccia col poliziotto
Immaginarsi che cosa avrà pensato
Una donna sola con un gatto
che sostiene di avere un topo nello sportello
Chissà che verbale ne sarebbe uscito fuori
Da morire dalle risate

Intanto Ercolino dorme
Stavolta la medicina funziona proprio bene
Io sono tranquilla, la macchina scivola liscia sull’autostrada

Non è sempre così,  lo giuro
ho fatto anche dei viaggi normali
Un tempo

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non è un paese per vecchi/2

dice la mia vicina
“la prossima stagione non credo che rinnoverò l’abbonamento a teatro, sa. ormai ho paura a tornare a casa sola la notte”
Sentirlo dire da lei, spettatrice indefessa delle rappresentazioni cittadine fa un certo effetto.
la sento spesso tornare tardi, molto più tardi di me, e ammiro la sua costanza culturale
il fatto è che la sera è difficile passare per un certo posto, vicino al teatro
la strada lì, dove c’è un arco, in genere è piena di gente che beve e parla ad alta voce fino a tardi e lei, ultraottantacinquenne, non si sente al sicuro
per dire

la situazione del teatro è stata denunciata già da diversi artisti
Maddalena Crippa, Marco Paolini, Riccardo Muti
hanno promesso tutti che non sarebbero mai più tornati ad esibirsi qua per il caos che arriva da dietro le quinte, dove staziona la gente di quel bar
ma nella città del rumore pare che sia già pronta una soluzione
il teatro verrà insonorizzato (a spese del comune e quindi dei cittadini) così gli avventori del bar potranno continuare a urlare in santa pace senza essere disturbati dagli spettatori
anzi, potrebbero farlo anche i cittadini, insonorizzare le proprie case, (a spese loro, ovvio) invece di rompere

gli altri vicini, nel mio condominio sono quasi tutti anziani, dicono le stesse cose.
la musica è troppo alta, i ragazzi urlano, sono maleducati e sporcano dappertutto
“guardi qua, queste scritte” dice una di loro mostrandomi le colonne in pietra rossa di Castellavazzo fuori dal portone tutte scarabocchiate col pennarello indelebile
“ho chiesto al comune che facesse qualcosa ma mi è stato risposto che è un problema nostro. Sì però da qui ci passano tutti” replica lei battagliera

la parete bianca della piccola galleria a fianco è tutta imbrattata. graffiti fatti freschi freschi non appena un volontario aveva finito di ridipingerla dopo averci passato sopra la calce
“scrivetelo sui giornali, che qui son tutti maleducati. perché non lo dite?”
eh, come se bastasse dirlo
col rumore sarebbe lo stesso allora
e invece no, anzi. pare che le cose più le dici e più si accende in qualcuno il dispetto di farle apposta

per strada incontro un esponente delle forze dell’ordine
scambiamo due battute, anche sui rumori notturni della piazza
“ma che palle che fate, sempre gli stessi discorsi”
già, è vero, che monotona anch’io
la prossima volta parlerò delle erbe selvatiche, magari

“ma sai che mi hanno detto? – mi fa – che sabato scorso al Mazzini c’era una che sapeva cantare”
minchia (eh beh, ci sta), questa sì che è una notizia
con buona pace degli altri dieci pianobaristi strappati evidentemente ad altre tipologie di lavoro più consone

intanto ho scoperto che buona parte dei miei vicini appena possono fuggono dai rumori del centro per rifugiarsi in campagna
anche quelli che hanno affittato i locali a un certo bar
“ma sa – bisbiglia una vicina – quando hanno firmato il contratto avevano promesso che non avrebbero aperto la sera e invece…”
e invece è un disastro

mi scrive un’amica appena tornata da Londra
“musei affollatissimi e ti puoi concentrare. Perché? Perché c’è silenzio. Bus, metro… idem. Ci ho fatto caso subito, forse grazie a mia figlia che mi parlava sussurrando in una carrozza della metropolitana strapiena ed al contempo estremamente silenziosa”

anch’io mi ricordo di Parigi, della camera in albergo alla Bastille, il quartiere giovane della città, pieno di locali e vita notturna
un silenzio assoluto

che noia, vero?
sì, chiedo scusa
sono noiosa monotona e ripetitiva
e poi… a ben guardare, che cos’è tutto questo silenzio?

ERCOLINOOOOOO…. DOVE SEI???? FATTI SENTIRE, NON STAR MUTO CHE DISTURBI!!!!

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non è un paese per vecchi

è iniziato intorno alle cinque del pomeriggio
di sabato pomeriggio
l’ora del tè, o della corrida
tumf tumf tumf

“oddio ancora”
si è lamentato qualcuno in ufficio

solo il giorno prima, il venerdì, senza alcun motivo la piazza era stata inondata dalle note a tutto volume di una musica forte e ritmata
per chi, non si sa, visto che in giro non c’era nessuno
io ho pensato che venisse dal nuovo locale, l’astor
secondo un collega era il negozio della 3
è andato avanti tutto il pomeriggio fino alle 20, 20.30
poi per fortuna stop

in questi giorni fa caldo e in redazione apriamo le finestre
l’aria fuori è leggera e il venticello ci fa stare bene
se non fosse per questo tum tum che ci accompagna sarebbe solo un bel giorno d’estate

sabato pomeriggio la stessa storia
fa caldo, finestre aperte, dalla piazza arriva amplificata una musica (chiamatela musica poi) sparata a mille
sbunf sbunf sbunf
noi lavoriamo, parliamo con le persone, telefoniamo
funziona così
e obiettivamente questo rumore dà fastidio
impedisce di concentrarsi e far bene il nostro compito che è poi quello di scrivere e di comporre il giornale che in molti leggeranno il giorno dopo

va bene, mi decido. esco e vado verso la fonte del rumore.
in una piazza dei Martiri quasi deserta vedo un baldacchino sotto porta Dante con un dj che mette svogliatamente della musica
anche perché, cavolo, ci fosse una persona ad ascoltarla
però la lancia a tutto volume, perché così si fa

c’è un vigile che giocherella col telefonino
“scusi”, mi presento
“secondo lei non si potrebbe tenere un po’ più bassa questa musica?”
arretra infastidito come se avesse visto in me tracce di lebbra o colera
poi, a debita distanza, mi dice:
“non siamo noi che ci occupiamo del rumore, deve chiamare l’arpav. sono loro che lo misurano”
mi crollano le braccia e ritorno mesta in redazione
anche se vittoriosa, almeno agli occhi dei miei colleghi, perché per qualche strana ragione quando rientro in ufficio la musica è effettivamente abbassata
ma forse si era solo staccato un filo perché dopo un po’ riprende come prima e più di prima

quindi oggi funziona così
non è più possibile chiedere, gentilmente, di abbassare la musica (o il tono della voce)
occorre chiamare l’arpav, far domande in carta bollata, aspettare che un tecnico venga a rilevare i rumori prodotti e decida se rientrano o meno nei parametri
sì ma quando? fra un mese?
ok, constato la morte del buon senso, della comunicazione diretta fra le persone, e continuo a lavorare con la musica che mi martella nelle orecchie
in piazza continua a non esserci nessuno a parte i vigili che controllano le auto posteggiate

mi sale il mal di testa. oddio no
tempo un’ora e non sarò più in grado di fare nulla
forse, in una situazione tranquilla potrei evitare di prendere il cachet e, rilassandomi, tutto passerebbe da solo
qui è impossibile
aspetto un po’ ma sento solo che aumenta
prendo la pasticca. uffa
ora arriva il picco del dolore e poi passa

all’ora di cena il tumf tumf finisce di colpo
in lontananza si sentono dei cori di montagna
grazie alpini!
non sapete che piacere ci state facendo

ma quando finiscono i cori la musica riprende, più alta di prima
nel frattempo si accendono altri concertini, quà e là per il centro
tutti insieme, in uno spazio unico e tutti a volume altissimo
forza signori, urlate, urlate più forte

una collega mi parla
“scusa non ti sento…”
sono costretta a chiudere la finestra, lei è a un metro di distanza da me

alla fine finisce anche questa giornata di lavoro e alle 22 passate mi appresto a tornare a casa nel bailamme del centro infuocato da note lanciate a vanvera

davanti ai locali sotto all’ufficio c’è un piano bar
cavolo come stecca la cantante
chissà perché l’avranno presa
il piano bar, ovviamente, è una base musicale preregistrata su cui la tipa canta a squarciagola in un microfono

mi incammino verso casa
non va meglio, non va affatto meglio
in piazza Duomo, sotto alle mie finestre, il bar, già rumoroso di suo, ha fatto mettere un secondo gazebo, oltre a quello dei clienti, per il concertino
non mi interessa fermarmi a vedere mi basta ciò che sento
canzoni rovinate, stonate, steccate, cantate con i piedi
ma a tutto volume, quello sì, oh
così imparano quei rompipalle che vogliono il silenzio
facciamoci sentire, più alto, sempre più alto
facciamoci sentire che siamo vivi, di fronte a tutti questi morti
noi, ubriachi, urlanti e incuranti degli altri, noi siamo i vivi
gli altri, quegli stronzi dei residenti, vecchi, rompipalle, fastidiosi
sempre a dire, abbassate la musica
loro sono morti
gente che la notte vorrebbe dormire
ma si scherza?
è così che poi muore questa città
invece per fortuna c’è chi la risolleva a forza di decibel
alti alti sempre più alti

il cantante sotto le mie finestre affronta anche de andrè ma è uno strazio
proprio non ce la fa e la voce stecca e si spezza
dopo prova con i pink floyd ed è anche peggio
per non parlare della performance lou reed
aiuto
chissà perché i baristi prendono persone così scarse, eppure le pagano
anche questo un altro mito che si spezza
pensavo che chi fa piano bar sapesse almeno cantare
e invece no
anche qui è questione di decibel
chi prendi stasera? uno che c’ha due altoparlanti così

salgo a casa ma la situazione non è buona
le finestre vibrano e la musica (ripeto, chiamatela musica…) entra dappertutto
il mio gatto, Ercolino, cammina avanti e indietro miagolando
non capisco il perché
o meglio, lo capisco, ma che posso farci povero?
serro le finestre e vado in camera a stendermi
il rumore è talmente forte che mi batte il cuore a mille
tachicardia
cerco di rilassarmi. di leggere non se ne parla, di mettere a posto la casa e fare altri lavoretti che mi riservo per il tempo libero nemmeno
ok ho capito, sto ferma e attendo che passi
prima o poi finirà anche questo inferno
Ercolino mi si stende ai piedi
è impaurito e cerca le coccole
in genere non si comporta così
sì però non pensiate che voglia intenerirvi con le storie del gatto
so bene che noi contiamo poco o nulla
okay okay facevo per dire, così, per il colore

dicevo? ah ecco con il cuore che batte e la testa che scoppia mi stendo sul letto
l’unica cosa che posso fare in questa guerriglia è qualche gioco con il telefonino
qualcosa di meccanico, che non ha bisogno di concentrazione ovvio
alle 11.30 la musica cessa di colpo
alè!!! ma che bravi anche prima della mezzanotte
allora ci tengono ai vicini e a quelli che vivono qui
non siamo solo quelli che li infastidiscono
beh, mi par giusto
un po’ si divertono loro, un po’ riposiamo noi

no, dopo 10 minuti riprende il rumore
forse era solo il cantante che aveva bisogno di bere o di andare al bagno
a mezzanotte nuovo stop stavolta definitivo
per fortuna
il vocio degli avventori non si conta
per quello niente si può
e comunque sia chiaro, qui siamo tolleranti, e quindi rinfrancati dal silenzio elettronico ci mettiamo a dormire
sono talmente spossata che mi addormento nonostante le urla e le risate sguaiate sotto alle finestre

stamani mi sveglio e non vedo il gatto
vado in cucina, è tutto sottosopra
ma che cosa è successo, Ercolino?
non hai mai fatto così!
raccolgo gli oggetti finiti a terra, risistemo quelli aggrovigliati o fuori posto
e mi preparo a far colazione
fuori c’è silenzio ma nel mio cervello ronza ancora il rumore della sera prima
forse devo spiegargli che è finita, che almeno per oggi può rilassarsi
ma non sembra molto ricettivo
sento dei fischi e dei ronzii
ma può essere un problema mio, certo
non star sempre lì a incolpare gli altri

alle 11 il popolo della notte si sveglia e si trasforma in quello dell’aperitivo
tornano a ridere e urlare (beati loro) sotto le mie finestre
le chiudo, anche se è una bella giornata di sole
almeno stavolta non c’è la musica (oddio, se si vuole esser pignoli qualche cosa c’è ma niente sfondatimpani)
cerco di rilassarmi, mi autoconvinco che va tutto bene, c’è silenzio, il cuore può tornare a battere a ritmo regolare, io posso prepararmi per andare al lavoro (anche oggi, sì, lo so sono noiosa)
all’ora di pranzo il popolo dell’aperitivo transuma altrove
mangio anche io
è passata anche questa
ma solo per questa volta…

ps: per chi si chiedesse di quale città parlo si tratta di belluno un capoluogo di provincia isolato sotto alle dolomiti
un mucchietto di case con 30mila abitanti scarsi, un paesone
dicono che qui la maggior parte della popolazione sia anziana e che i giovani siano pochi e soprattutto annoiati perché non c’è niente da fare

ah dimenticavo. la giunta è di sinistra, una sinistra renziana spaccata dal pd (all’epoca)
loro però sì che sono giovani

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Ercolino, abbiamo ospiti

quest’ultimo week end io ed Ercolino abbiamo avuto ospiti
è stato con noi un gattino i cui proprietari erano in vacanza
piccolissimo, di poche settimane, color cipria, dal nome lungo lungo che non posso dire per ragioni di privacy
potrei chiamarlo Paco Ignatio Taibo II però, più o meno ci siamo

Allora. Paco Ignatio Taibo II è arrivato sabato mattina, in un bel trasportino con la copertina bianca in pile, il bambolotto e una borsa piena di croccantini e cibo per cuccioli
c’era anche una confezione di fazzolettini imbevuti per animali
Ecco, non avrei mai creduto che sarebbero stati così utili

GIORNO 1 – Paco Ignatio ed Ercolino cominciano a conoscersi e si annusano a distanza. Ercolino emette rumori gutturali ma non scoppia la tempesta. E’ il mio giorno libero, posso pensare a favorire l’avvicinamento dei gattini, rilassarmi, giocare con loro, leggere un po’, fare giardinaggio, pulire la casa, mettere a posto, scrivere sul blog, cucinare….
Esco a fare una spesa veloce e quando torno il piccolo Taibo è nascosto sotto a un mobile con Ercolino che fa la guardia
andiamo bene…
mi preparo il pranzo, metto la pappa per i gatti in due vassoietti distinti e in posti diversi e aspetto
Ercolino c’è, Paco Ignatio no
mangio, leggo, rispondo ai messaggi
di Paco Ignatio nemmeno l’ombra
controllo ogni angolo della casa, sotto i mobili, nel cesto dei panni sporchi e in quello dei panni da stirare, nelle scatole, nelle scarpe, nel portaombrelli
nulla
in compenso ritrovo una decina di palline di Ercolino date per perse ormai da mesi
ci sono le finestre aperte, il piccolo Taibo non ci arriva
Ercolino però potrebbe essere stato colpito da una crisi di gelosia fulminante. già me lo immagino afferrare Ignatio per la collottola, saltare sulla scrivania e da lì sulla finestra alta e con un elegante movimento laterale del collo gettarlo sul tetto spiovente facendolo rotolare sulla terrazza sottostante (di diversi metri, cavolo)
suono al proprietario della terrazza ma non mi risponde nessuno
mi risponde invece la proprietaria dell’altra terrazza che non ha visto cadere alcun gatto ma mi promette che controllerà in casa, a volte fosse entrato per poi nascondersi dopo esser precipitato dal quarto piano
la mia ansia sale di minuto in minuto
chiedo a Ercolino se sa qualcosa di Paco Ignatio e mi sembra di leggere un’aria colpevole nel suo sguardo
più passa il tempo e più mi convinco di avere adottato un gatto assassino
mi rifiuto di crederci ma non so che altro pensare
e soprattutto, un pensiero mi assilla, che cosa dico alla mia amica dopo averla tempestata di foto dei cuccioli, che da ore non so dove sia finito il suo gattino?
non le dico niente, semplice
come mi avesse sentito mi arriva subito un suo messaggio
“come sono?”
cavolo, e ora che le dico?
cerco di temporeggiare ma non regge
non lo vedo da ore…
mmmmh, hai guardato sotto il divano, fra i libri?

nella lavastoviglie, in lavatrice
no, ma non c’è

devo rilassarmi, così si perde la testa e non si arriva a nulla
Ercolino mi guarda strano
deve sapere qualcosa lui
perché non parli?
mi stendo un po’ in camera, esausta
sono già le cinque
non è possibile
sento sgranocchiare e non ci credo
mi alzo, corro a controllare
e lì, davanti alla ciotola dei croccantini c’è proprio Paco Ignatio Taibo II in tutto il suo mezz’etto di peso che mangia come se niente fosse
sospiro di sollievo
parte raffica di messaggi all’amica e al resto del mondo cui avevo chiesto consigli e suggerimenti
il piccolo mangia, gioca e … beh, farà anche la cacca
dall’odore direi di sì
dove? nella lettiera no
ah, sull’arazzo, su quei cinque centimetri di stoffa che avanza e ripiega un po’ sul pavimento
non mi perdo d’animo
tolgo tutto con uno scottex e pulisco a fondo con i fazzolettini umidi (utili, utilissimi)
torna come nuovo e non fa nemmeno odore
prendo il piccolino in grembo lo accarezzo e ci gioco un po’
poi noto delle strane macchie giallastre su una gamba dei pantaloni
mi ricorda qualcosa
era la stessa tonalità di giallo di…
beh sì, della cacca sull’arazzo perbacco
vabbè, tanto ci sono i fazzolettini
(e la lavatrice)
già che ci sono gli pulisco anche le zampine e sotto la codina

dopo mangiato e dopo giocato scompare di nuovo
ma ormai non mi prende in castagna
e me ne sto tranquilla fino a sera quando Paco Ignatio spunta di nuovo da non si sa dove per cena, gioca con Ercolino, e poi scompare di nuovo fino alla mattina dopo
lasciando un’altra testimonianza giallognola sull’arazzo

GIORNO 2 – Paco Ignatio si sveglia e fa subito colazione. E’ famelico
In compenso Ercolino non mangia né fa più la cacca

Ma deve essere successo qualcosa
il piccoletto la fa nella cassettina (era terrorizzato da quella coperta e gli ho messo un po’ di sabbia in un catino per panni)
comincia a bere dal vaso del bambù anche lui come Ercolino, snobbando il ciottolino di acqua fresca
ma stavolta ha il culetto pulito
ho l’impressione che Ercolino c’entri qualcosa
scusami Ercole se ho dubitato di te, ieri
oggi però vado al lavoro e lascio le teppe a casa da sole
ma quando torno non c’è niente di strano
ormai la routine è avviata
pappa, giochi, lettierina, riposo
i due si rincorrono, il piccolo gioca con la coda dell’altro
ormai è amore
e sul far della sera tutti a nanna
Ercolino sul letto con me, come al solito
Ignatio Taibo nei suoi appartamenti segreti

GIORNO 3 – Alle sette ancora dormo credendo di sognare il terremoto. Ma sono solo Ercolino e Paco Ignatio Taibo II che corrono come forsennati, inseguendosi e azzuffandosi per gioco
una gran baraonda
corsa e arrampicata, campionati nazionali di biathlon
alle 8.30 cala il silenzio
la giornata scorre tranquilla
colazione (io e i gatti), giochi, foto dei gatti, riposino (loro), al lavoro (io)
in serata Paco Ignatio se ne tornerà a casa sua
il piccoletto mangia come un forsennato dal suo piatto e da quello di Ercolino
Ercolino lo osserva e digiuna
e non va nemmeno al gabinetto
sono troppo incasinata al lavoro per preoccuparmi anche se un po’ ci penso
torno a casa alle 10 di sera e trovo ancora tutto a posto
mi accoglie Ercolino, Paco Ignatio è ancora ritirato nei suoi misteriosi appartamenti
ma prima che vengano a prenderlo compare come se niente fosse e mangia le pappe di tutti e due
Ercolino lo osserva in silenzio a distanza
ma intanto sembra aver capito che la situazione va verso la normalità
ha usato di nuovo la lettiera

la prima sera senza Paco Ignatio passa con Ercolino che miagola annusando ovunque in cerca dell’amichetto
si lamenta e cerca le coccole, più del solito
molto di più

GIORNO 4 – il primo giorno senza Paco, Ercolino è ancora scosso
questa esperienza lo ha provato
è stata un po’ come un tornado
ha turbato il suo equilibrio? si preoccupa la mia amica
forse sì forse no
forse già stasera non ricorderà più, chissà
ma anche se ha avuto paura di venir messo da parte o che il piccoletto prendesse il suo posto ha avuto occasione di socializzare con un gattino e di insegnargli cose che la mamma non aveva potuto fare
quando Paco se ne è andato ormai non c’era più bisogno di pulirgli il culetto

io poi è da quattro giorni che con le amiche non parlo di altro se non di cacca
mi sento un po’ giovane mamma e me le sento più vicine (le giovani mamme)
anche se me ne guardo bene dal dirlo

un’amica intanto mi dà un consiglio
con tutta questa cacca domani comprati un gratta e vinci va’
chissà che non ti porti fortuna davvero

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un matrimonio molto speciale

tenetevi forte, questo non è un post per tutti
anzi, fatemi un piacere
se siete di quelli che si scandalizzano, di quelli che inquadrano la vita in regole aride ed inutili etichette non state nemmeno a perder tempo
qui si parla un’altra lingua
decisamente
se pensate che certe cose non si dicono e di certi argomenti non si parla, idem
girate pagina, meglio per tutti
perché qui si parla di un grande amore
un amore grande fra due ragazzi ma non solo
un amore che non si ferma e non si limita alla coppia ma che avvolge tutti quelli che stanno loro intorno
parenti, amici e quelli che incrociano le loro strade

qui si parla di amore per la vita
di una fede espressa in riti diversi
si parla di malattia e di guarigione
si parla di morte, anche se questo è un matrimonio
perché chi non accetta la morte non comprende la vita, come spiega il prete
un prete operaio, cristiano più che cattolico
un uomo dalle parole forti, schietto come al tavolo dell’osteria
pane al pane e vino al vino
che dice fare all’amore e incita gli sposi e tutti i loro amici a non sottostare alle regole imposte da altri
dice che dio è altrove
non nelle regole ma nelle persone
non nelle chiese ma nell’intero universo
e che lo spirito, il nostro, si contatta camminando in montagna in solitudine
o stando nella natura
perché spiritualità non vuol dire religione

qui si parla di lacrime, di lacrime amare perché quando la bellezza delle cose vere esplode, in tutta la sua semplicità, quello che c’è di troppo, l’inutilità di certe azioni e di certi pensieri, deve uscire per far posto a tutto il resto

qui si parla di benedizioni, di mantra, si cantano odi cristiane, ebraiche e in sanscrito

c’è il prete operaio, parole forti e liturgia essenziale, e c’è il monaco indiano, che porta il silenzio della meditazione
“mi hanno invitato per far colore”, dice, avvolto nella sua tunica arancione

gli sposi non hanno rinunciato a ciò che li ha portati fino a qui per incanalarsi in un rito imposto e dalle misure troppo strette
e si sono inventati la loro cerimonia
doppia, ma non separata, a ogni officiante il suo spazio, ma tutti insieme nel rispetto e nella sana curiosità di conoscere mondi nuovi
consapevoli di essere tutti solo una delle espressioni del tutto
non una chiesa ma un granaio
non luci ma candele
non bianco ma i colori caldi del sole e del fuoco
giallo arancio, ciclamino come l’abito della sposa bella come un fiore appena sbocciato
non riso ma semi di lavanda e petali di rose

e poi risa, profumi e gioia
dopo la catarsi di tante lacrime
perché a tutti in quel granaio si è aperto qualcosa dentro
sono cadute barriere e al loro posto è entrata aria nuova
l’essenza della vita
che non ha bisogno di niente altro se non dell’amore
della condivisione
dell’aiuto reciproco
del rispetto
dell’accoglienza
parole abusate, come il loro contrario, del resto
ma non ce ne sono altre per descrivere quel sentimento
che scalda il cuore e allarga l’anima

e poi, siccome non c’è gioia con la disgrazia altrui
il pranzo è stato semplice e all’insegna del rispetto della vita
dopo una passeggiata nel verde in una splendida giornata di sole verso il ristorante, liberi anche nel vestire

a questa festa ci si guarda negli occhi non negli abiti

al momento dei saluti anche chi non si conosceva si stringe in un abbraccio
perché il regalo vero non è quello che hanno ricevuto gli sposi
ma quello che hanno fatto loro agli invitati

alla fine, il matrimonio di Laura e Paolo è stato il matrimonio di tutti

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Ercolino, io e te dobbiamo parlare

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Ercolino caro

credo che sia giunto il momento di parlare seriamente, noi due

è da qualche tempo che non ti riconosco e non vedo più in te il gattino dolce e tenero che mi si accoccolava sulle ginocchia quando lavoravo al computer o mi si appoggiava sul petto se mi sdraiavo a leggere sul divano

okay, io posso anche capirlo, ormai hai sette mesi e ti stai avviando a diventare un gatto adulto, nonostante tutto (questo sarebbe un riferimento alla castrazione ma non volevo tirare in ballo l’argomento proprio ora)

quindi certi comportamenti mi sembrano esagerati e fuori luogo

non puoi certo negare che da quando sei entrato a far parte della mia vita mi sono sempre presa cura di te, mettendo al primo posto la tua saluta e il tuo benessere

vivi nella mia casa dove detti i ritmi della sveglia e dei pasti, graffi divano e poltrona, arrotoli il tappeto, ti arrampichi sull’arazzo e sul paravento in giunco e disperdi i tuoi giochini in ogni angolo senza che io ti dica mai nulla

ma certe cose sono troppo anche per me, ecco

l’altra sera, per esempio

sono andata a cena fuori, non lo faccio (quasi) mai

appena ho aperto la porta ho sentito subito un odore strano, pungente

mi è bastato entrare nella stanzetta dei tuoi gabinetti (sì perché dall’ultimo viaggio in toscana tu hai due bagni, caro Ercolino, uno più di me) per scoprire con orrore una serie di impronte appiccicose di natura misteriosa (ma non troppo) sul parquet

che potevo fare? inginocchiata a terra come Cenerentola, ho ripulito e disinfettato tutto
abbi il coraggio di dirlo, era un dispetto?
o forse una recriminazione o un atto dimostrativo di protesta?
dillo, su

non ho capito invece che cosa è successo l’altra mattina, quando hai sporcato ancora un po’ fuori dai tuoi due bagni

ma questo ancora sono disposta a perdonartelo

poi te la sei presa con una candelina accesa che hai rovesciato a terra insieme al piattino
l’incendio si è sventato da solo perché, fortunatamente, cadendo la fiammella si è spenta, ma la cera è schizzata ovunque, dal muro al parquet alla poltrona in pelle

ma se c’è una cosa che mi ferisce profondamente è quando tu disdegni la pappa che ti preparo con tanto amore
Ercolino, merluzzo fresco riso e carote, eh, mica gli avanzi del macellaio
eppure sei capace di lasciarla tutto il giorno nella ciotolina, salvo finirla quando finalmente ti assale la fame notturna

Ercolino, Ercolino
non posso nasconderti che sono un po’ delusa

nei primi tempi del nostro amore mi ero illusa che avremmo vissuto un rapporto serio e costruttivo, noi due, e che, se io capivo le tue esigenze e le tue difficoltà rispettando i tuoi spazi, tu avresti fatto lo stesso con me

invece, dopo essermi ridotta a schiava per te, mi ritrovo in casa un essere egoista e dispettoso, che pretende cibo a tutte le ore e le pulizie gratis oltre a mettere tutto a soqquadro salvo elargire due fusa due giusto al momento di andare a dormire

praticamente un fidanzato, se non peggio un marito, più che un gatto, se non fosse che non andiamo a mangiare la pizza né al cinema e non mi accompagni nemmeno a fare shopping

E’ inutile che mi guardi con quei fanali gialli da gatto spiritato, non ritiro niente di quello che ho detto
oh

è che qui bisogna cambiare, non si può mica più andare avanti così
altrimenti, altrimenti…

sì sì, ho capito
dai, andiamo a preparare questa pappa
almeno la smetti di miagolare
per un po’

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in viaggio con Ercolino – una notte da paura

L’altra notte Ercolino ha dormito fuori
Ora non voglio fare come se fossi la madre di un adolescente, anche se ho provato un po’ a pensarci e a mettermi nei suoi panni
Pero’ son stata in pensiero, ecco
Questo si’

Certo, lo so che e’ un gatto e che in quanto animale figurarsi se per lui e’ un problema e via dicendo
Il fatto e’ che Ercolino, me ne rendo conto ogni giorno che passa, e’ un gattino terrorizzato
Roba da dargli le goccioline anche tutti i giorni, volendo

Ha paura delle persone, soprattutto
A Belluno per farlo uscire dal nascondiglio occorrono almeno tre visite della stessa persona cosi’ che lui possa realizzare che non sono venuti a prenderlo per portarlo via
In Toscana deve ancora capire che la mia mamma e la mia sorella, vivendo qui, potrebbero rientrare nella sfera “persone amiche”

Finche’ stiamo soli io e lui non affiora questo suo terrore profondo
Ma basta che arrivi qualcuno, per lui son tutti estranei, e si trasforma nel Gatto
Terrorizzato
Sgrana gli occhioni gialli
Si acquatta per rendersi invisibile e guadagnare il prima possibile un posto al sicuro
Poi, quando si vede perduto, scappa a tutta velocita’ verso una qualsiasi porta

Ieri sera sono venuti degli amici a cena, una famigliola tranquilla con figlia adolescente desiderosa soltanto di conoscere Ercolino e leggere le avventure di Harry Potter

Ercolino si e’ dato alla macchia prima ancora che entrassero in casa
Fallito un tentativo di farlo rientrare, finito con una seconda fuga, dopo che tutti se ne sono andati ci ho riprovato
Ha annusato dappertutto guardingo e con le orecchie tese e poi ha infilato a tutta velocita’ la porta quando l’ho aperta per gettare le immondizie
L’ho anche bloccato ad uno stipite con la gamba ma ce l’ha fatta a fuggire lo stesso

Poi basta
Mai più visto
Stanotte sono uscita più volte, l’ultima alle 6 del mattino, chiamando Ercolino Ercolino
Niente
Ho provato anche dalla porta dell’altro appartamento, e ancora niente

Più tardi e’ arrivata mamma, preceduta da un miaooo sgangherato
Eccololla’
Tornato miagolante dopo la notte all’addiaccio
Come se niente fosse si e’ steso a terra con il pancino all’insu’
Gli ho tolto stecchi e ragnatele dal musino, chissa’ dove si era rincantucciato pauroso com’e’, e gli ho fatto due coccole

Poi si e’ fiondato sulla pappa, dopo il lungo digiuno
Quindi e’ tornato tutto come prima

Solo che qui ci sono dei traumi da superare
Mi sa che sarebbe meglio farlo entrare in analisi

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in viaggio con Ercolino – la vendetta

ecco, se c’è una cosa che ho imparato da quest’ultima esperienza è proprio che l’esperienza non conta
quello che è successo prima non è detto che si debba ripetere e non è affatto una garanzia

vigilia di Pasqua, partiamo per la Toscana
io ed Ercolino, intendo
la mattinata scorre tranquilla (si fa per dire) fra i preparativi per la piccola vacanza e il tentativo di lasciare la casa abbastanza in ordine
dopo la lavastoviglie è il turno della lavatrice, mi lavo i capelli, tendo i panni, preparo le valigie e gli accessori per Ercolino
che dorme tranquillo nella sua cuccetta
bene, penso, meglio che non sappia che cosa lo attende
all’ultimo minuto lo prenderò in braccio, lo infilerò delicatamente nel suo trasportino e poi fileremo in macchina, pronti a partire
questa volta nemmeno lo drogo con le goccioline magiche
l’ultimo viaggio, il ritorno dalla Toscana qualche settimana fa, lo ha fatto dormendo tranquillo senza nessun aiuto
ho deciso, mi fido di te Ercolino
il gabinettino non glielo porto perché l’altra volta l’ha sempre disdegnato, all’andata e al ritorno
e per quattro ore che vuoi sia, la regge la regge
dedico un pensiero alle mamme che si muovono con i bambini piccoli, anche loro devono pensare a pappe e deiezioni

quando tutto è pronto vado in garage, prendo la macchina e la porto sotto casa, trovando miracolosamente un posto libero
piove
porto giù cesti e sacchetti, carico tutto riparandomi sotto l’ombrello
quindi è il turno di Ercolino, che si è lasciato infilare nel trasportino, ma ora si agita e non sembra affatto d’accordo
per ogni caso porto anche il Killitam, non si sa mai

partiamo

non siamo ancora entrati in autostrada che Ercolino miagola con forza inaudita, morde con foga la copertina e cerca di aprire la gabbietta
in corrispondenza dell’ultimo MIAO, il più perentorio, l’abitacolo si riempie di un odore tremendo
ahia

accosto lungo la strada senza piazzole, apro la gabbietta e faccio uscire Ercolino che si rifugia sotto i miei piedi
guardo nel trasportino: in fondo, fra le copertine e la parete in plastica, c’è una cosa gialla e dalla consistenza abbastanza morbida
accidenti, e ora?
non ho nemmeno il tempo di meditare su un possibile rientro a casa per fare pulizia che la stessa cosa gialla dalla consistenza abbastanza morbida appare sul tappetino ai miei piedi e nel cassettino laterale dove stanno i cd
ah, e ce n’è pure una striscia sui miei pantaloni

mi armo di pazienza e di fazzolettini umidificati e profumati
pulisco all’interno dell’auto recuperando dal bagagliaio, sotto la pioggia, una busta di plastica dove gettare i rifiuti
aspetto che passino le auto ed esco con la gabbietta che cerco di pulire alla bell’e meglio con un po’ di foglie, fazzolettini e aiutandomi con il rivolo di acqua a bordo strada
penso alle mamme con i bambini piccoli e alla benedizione dei pannolini

il lavoro sul ciglio della strada sotto la pioggia con le auto che sfrecciano non è il massimo
ma che altro posso fare?
alla fine devo buttare due copertine, la terza la salvo grazie al fazzolettino umidificato
la busta di plastica, bagnata e piena di m…, vola di là dal guard rail
alla prossima giornata ecologica qualcuno si scandalizzerà ma non avrei saputo proprio dove metterla in attesa di trovare un cestino dell’immondizia
Ercolino è all’asciutto e mi guarda preoccupato dal finestrino
ma quando rientro con la gabbietta quasi pulita e fradicia si è già mimetizzato con il nero del tappetino sotto al sedile del passeggero. il suo
altro tempo e pazienza per stanarlo
sempre sotto la pioggia applico lo stratagemma di entrare prima dall’una poi dall’altra portiera
alla fine esce da sotto e si arrampica con la forza della disperazione sul retro del sedile dove resta fermamente aggrappato con le unghie
dal posto di guida, con l’auto piena di bagagli, devo fare tre torsioni del busto per recuperarlo e staccarlo a forza dalla tappezzeria
bene, alla fine ci siamo
ora però, Ercolino caro, ti drogo eh
non è d’accordo neanche su questo ma non si discute
gli infilo a forza qualche gocciolina di liquido giallo (il colore del giorno)
rientra malvolentieri e sbavando lunghe colate di saliva, gialla anch’essa, nel trasportino
rimetto in modo sostenendo il suo sguardo pieno d’odio

dieci chilometri dopo, in autostrada, c’è il sole
ecco
ci fermiamo al primo autogrill
sudata e fradicia di pioggia faccio un salto in bagno a darmi una sistemata
compro una scorta familiare di fazzoletti umidi e profumati e quelli di carta e torno a completare le pulizie
Ercolino sta libero in auto mentre io fuori continuo l’opera togliendo altri schizzetti gialli dal trasportino
almeno non piove più
alla fine la gabbietta è pulita e profumata come non mai
scuoto la copertina e la giro dalla parte pulita e asciutta
si ricompone la cuccia, dentro Ercolino e via
ormai è pomeriggio inoltrato però io mi mangerei anche un panino

dopo un veggie saporito con pomodori salsa di qualcosa e melanzane ripartiamo in direzione sud
passano pochi minuti e la creatura riattacca a miagolare
eh no, che c’è ora? non l’hai fatta tutta?
accosto a bordo autostrada sulla corsia di emergenza in un tratto dove c’è il ciglio erboso
metto le doppie frecce, scendo
prendo il trasportino e lo appoggio sull’erba
esci Ercolino, dai, qui pian piano puoi fare tutto
ti tengo per la collottola
il posto nuovo e lo sfrecciare delle auto lo terrorizzano
sta attaccato a terra come un tappetino

sai che si fa? ti metto un collarino così stiamo più tranquilli eh?
l’unica cordicella che mi viene in mente è la ricarica del telefonino
gliela avvolgo intorno al collo con lo spinotto come fiocchetto e lo porto nell’erba alta pregando insieme il dio dell’autostrada e quello dei gattini che non succeda niente di grave
qualcuno mi ascolta perché alla fine Ercolino rientra sano e salvo nella gabbietta dopo aver cercato di acquattarsi sotto la macchina e senza aver fatto niente
però qualche altra goccia di Killitam ci sta tutta
gli spruzzi gialli di saliva stavolta almeno planano sull’erba anziché su di me
speriamo bene e ripartiamo
ormai non dedico più alcun pensiero alle mamme con i figli piccoli
questa è tutta un’altra storia

le gocce fanno effetto
Ercolino si addormenta
possiamo viaggiare tranquilli fino a casa
sembra impossibile ma alla fine siamo arrivati
è stata lunga ma siamo entrambi sani e salvi
e grazie ai fazzolettini profumati non rimane traccia alcuna anche se un po’ di disinfettante lo passiamo lo stesso

Buona Pasqua a tutti!

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