Archivi categoria: storie di gatti e altri animali

Il mio primo gatto: una storia rock

woodstock-1969-maxw-654

Il mio primo gatto era una femmina grigia tigrata e si chiamava Freeday. Ah, Giorno Libero, dicevano tutti. Salvo poi aggiungere: ma perché? Qualcun altro azzardava. Ah, Venerdì. Ma non si pronuncia fraidei? No, no, spiegavo io, che all’epoca ero ancora paziente e simpatica, si chiama proprio così. Fridei.

Al tempo avevo diciotto anni e stavo con un ragazzo con cui ogni tanto capitava di discutere e stare un po’ lontani. Un giorno capitò e io, presa dalla tristezza della solitudine, inforcai il mio motorino, un orribile Garelli rosso con il serbatoio sotto al sellino, e mi lanciai alla volta di San Gimignano. Sola, triste e abbandonata. A diciassette anni e mezzo.

Mollai il motorino da qualche parte e mi arrampicai sulla Rocca in cerca di silenzio per meditare sul senso della vita.

Fu lì che, in mezzo alle erbacce e alle pietre medievali, vidi traballare sulle zampette un gattino minuscolo, grigio tigrato. Miagolava disperato. Sembrava essere anche lui in cerca di qualcosa. Forse più di un po’ di latte che del senso della vita.

In quel momento non avevo niente per lui, però una cosa la feci. Lo presi in collo e lo accarezzai. Poi lo infilai nella mia borsa di vimini a forma di bauletto (la moda spesso fa brutti scherzi) e me ne tornai a casa. Ricordo il viaggio da Sangi a Colle, diciotto chilometri traballanti, con quella testolina che spuntava dalla borsa appoggiata sulle mie ginocchia. Riuscii a sopportare i suoi miagolii disperati per tutto quel tempo e finalmente arrivai a casa.

Non stavamo ancora in campagna ma ci saremmo trasferiti a breve. Fu proprio quello il motivo che mi spinse a prendere un gattino, fino a quel momento cosa assolutamente vietata da babbo e mamma. Quando lo videro non posso dire che fecero proprio una festa, però furono abbastanza tolleranti.

Poi, non appena facemmo pace, lo feci vedere al mio ragazzo. C’era anche da mettergli un nome. Cominciammo a pensarci su. Rocca, proposi io. Per ricordare il posto dove era stato preso.

Bocciato.

In quel periodo ascoltavamo ripetutamente una cassetta registrata. “Three days, three days of peace and music” urlava lo speaker aprendo la tre giorni di Woodstock.

Ora, non so bene come dirlo, ma bisogna mettersi anche nei panni di chi viveva in quell’epoca, i primi anni Ottanta. L’inglese era una lingua che veniva insegnata a malapena a scuola, la maggior parte delle sezioni erano di francese e i genitori che volevano iscrivere i propri figli a inglese alle medie dovevano accamparsi fuori fin dalle 4 del mattino.

I dischi erano in vinile, le cassette tarocche dei grandi classici del rock venivano custodite come gioielli rari, avevamo in casa i telefoni con la rotella guardati a vista dai genitori (qualcuno ci metteva anche il famoso lucchetto). Insomma, non sapevamo niente di niente anche se ci provavamo con tutti noi stessi.

“Perché non lo chiami frideis, come dice qui?” disse lui riavvolgendo il nastro fino all’urlo dello speaker.

“Ma che vorrà dire? Venerdì non è fraidei?” dissi io, che ero stata costretta da mamma a seguire alcuni corsi di inglese e sapevo dire open the window e the cat is on the table.

Riascoltammo le parole distorte dall’eco degli amplificatori con il sottofondo delle chitarre elettriche. “Three days…”

“Ok, dice freedays, il resto non importa”. Non importa nemmeno spiegare che confondemmo la th fricativa inglese con una banale effe italiana.

Bene, lo chiamo Freedays allora, decisi. Dopo qualche giorno però tolsi la s, che era decisamente di troppo. Freeday.

E così oltre a un gatto ora avevo anche una storia da raccontare a tutti quelli che mi chiedevano perché un nome così.

 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in la recherche du temps perdu, storie di gatti e altri animali

Una vera figura di m…

alano

“Ecco lo sapevo… succede sempre così quando siamo in uno spazio chiuso”.

Mi giro istintivamente a guardare chi è che ha parlato a voce così alta e vedo un tipo con un alano al guinzaglio. Un uomo giovane, un ragazzo cresciuto.

Li avevo visti entrare, lui e una donna, giovane anche lei, e il cane, un cucciolone di alano color champagne.

Li avevo visti poi dirigersi in una corsia dove una commessa, della quale anche io ero in cerca, si era precipitata a servirli. “Come posso aiutarvi?”.

Poi avevo distolto la mia attenzione da quel gruppetto rivolgendola alla ragazza alla cassa, nell’attesa che si liberasse da un cliente.

“Avete lampade così?” le chiedo, mostrandole la grossa lampadina rossa che tengo in mano. Mi guarda con aria perplessa e allarga le braccia. Come a dire, ma questo è un negozio per animali.

“Sì, lo so – dico – ma credo che venga utilizzata proprio per riscaldare uccelli tropicali, iguana, cose così, per questo lo chiedo a voi”.

“Aspetta, che mi informo” e prendendo la lampada si dirige verso la corsia di prima.

Sbircio in quella direzione, mentre il tipo con l’alano parla al suo cane facendo finta di brontolarlo.

“Ma che cosa hai combinato, eh? Possibile che mi fai fare sempre di queste figure?”.

Quello che vedo, nell’agitazione generale, è veramente impressionante.

A terra c’è una specie di ciambella senza buco dello stesso colore dell’alano che l’ha prodotta, champagne, e anche delle stesse dimensioni, in proporzione.

Intorno, la proprietaria del cane che la guarda pietrificata, mentre la commessa che non vedeva l’ora di aiutarli si dà da fare correndo avanti e indietro con in mano un grosso rotolo di carta, una bottiglia di alcol e una enorme busta di plastica.

Il tipo con il cane si tiene invece a distanza di sicurezza, alternando le frasi di scusa verso la commessa alle inutili brontolature al cane.

La commessa, con l’aria di volerci infilare lui, il proprietario del cane, nella busta enorme, dopo averlo cosparso dello stesso materiale della ciambella, ripete, a denti stretti, sempre brandendo il rotolo di carta: “Si figuri, non c’è problema. Sono cose che succedono”.

Nel frattempo l’aria del negozio si fa irrespirabile. L’odore della ciambella si diffonde sempre più velocemente, nonostante le corsie divisorie.

La mia commessa mi comunica che loro non tengono questo tipo di lampade. Dal momento che sono qui, però, decido di comprare la crema al malto per i miei gatti.

Afferro il tubetto e mi precipito alla cassa, senza respirare.

L’ondata maleodorante sta invadendo ogni angolo del negozio. La commessa del rotolo di carta spalanca la porta di ingresso, nel disperato tentativo di far uscire quell’odore tremendo, mentre fuori si prepara la tempesta del secolo, con pioggia e raffiche di vento.

Il tipo sta sempre lì, impalato, con il cane al guinzaglio. Ogni volta che la commessa gli passa davanti, mormora un’improbabile frase di scuse alla quale nemmeno lei risponde più.

Immagino che la sua donna in questo momento sia alle prese con quella enorme ciambella, il rotolo di carta, l’alcol e la busta di plastica. Ma se non se ne preoccupa lui, non vedo perché dovrei farlo io.

Trattenendo il respiro, pago ed esco di corsa, sotto l’acqua, dove posso finalmente tornare a inspirare aria.

Accanto alla porta aperta c’è la commessa del rotolo di carta. Mi pare che anche lei ne approfitti per respirare. E forse anche per recitare dentro di sé qualche litania impronunciabile.

Se qualcuno dovesse chiederle come è andata la giornata, immagino già quale potrebbe essere la sua risposta.

2 commenti

Archiviato in diario minimo, storie di gatti e altri animali

Decreto vaccini: i giornalisti del Miao fra le prime vittime

Sono almeno due i giornalisti del Miao sottoposti a vaccino obbligatorio dopo l’entrata in vigore del decreto ministeriale. L’imposizione sanitaria è stata accolta con grande malessere dai professionisti interessati. Per il momento, a quanto ci risulta, a dover seguire tutta la trafila delle vaccinazioni sono stati solo il direttore responsabile della testata Ercolino e l’inviata speciale Agatha.
L’intervento è stato eseguito nel corso di una visita aziendale a sorpresa.
In seguito all’increscioso fatto è stato pubblicato un durissimo editoriale del direttore.
“Se non siamo liberi di scegliere se essere vaccinati o no, come possiamo ritenerci liberi di riportare obiettivamente le notizie e di esporre le nostre opinioni?” ha scritto, fra l’altro, Ercolino.
Il direttore ha inviato lettere di fuoco anche all’Ordine dei giornalisti e alla Federazione della stampa denunciando quello che è apparso come “un vero e proprio attacco alla libertà di stampa, perpetrato subdolamente ai danni di chi ogni giorno combatte perché sia rispettato il diritto di cronaca”.

ercolinoeagatha

Le fervide proteste del direttore non sembrano però del tutto condivise dall’inviata speciale, Agatha, la quale ha invece ritenuto utile esser vaccinata a causa dei molteplici rischi che quotidianamente affronta proprio a causa dell’attività professionale. Nel momento in cui le è stato inoculato il siero si sono registrate tuttavia delle critiche, quantomeno sui modi con i quali è stata condotta la campagna.

Sulla vicenda non si esprimono gli altri componenti della redazione del Miao, la segretaria di redazione Miciona, l’addetta alla cronaca Musetta, il giornalista sportivo Ercole e la cronista di nera e giudiziaria Gattaccina, avallando dunque quanto sostenuto dal loro direttore responsabile.

“Il blitz della forza sanitaria ai danni della redazione del Miao – si legge infine in una nota diffusa da Ercolino – costituisce un grave esempio di discriminazione in quanto siamo certi che lo stesso provvedimento non verrà mai preso nei confronti del concorrente Gattaccio, redattore e direttore della testata L’Unghiata, a causa del suo stato di clandestinità”.
“Su questo – ha concluso Ercolino – sono pronto a scommettere la mia razione mensile di croccantini e quella dei miei colleghi”.

gattaccio3

Lascia un commento

Archiviato in ercolino, fiction, storie di gatti e altri animali

Il Miao, una nuova testata nel panorama dell’editoria

La comunità felina di Vallecapocchi avrà presto il proprio giornale. Si tratta del quotidiano “Il Miao”, che verrà stampato a colori su carta oleata e avrà anche un proprio sito internet.
Direttore responsabile della testata sarà Ercolino, giornalista professionista di comprovata esperienza. Ercolino ha dato prova più volte di avere anche una eccellente capacità di gestire il gruppo dei propri collaboratori, tutti professionisti raccolti dalle redazioni più titolate. Il suo carattere forte e deciso lo porta ad affrontare con la giusta dose di energia anche le interferenze esterne, pur senza dimenticare l’importanza della mediazione e della diplomazia, qualità importantissime per ottenere gli auspicati risultati.

simona 11

Inviata speciale: Agatha, professionista giovane ma intraprendente con una spiccata predisposizione a lavorare anche nelle ore notturne, così da poter cogliere le notizie di sorpresa e farle sue. La disponibilità a muoversi e a percorrere lunghe distanze senza curarsi delle condizioni della trasferta ne fa una perfetta inviata di guerra, all’occorrenza.

agatha

Segretaria di redazione: Di carattere schivo ma non per questo meno capace Miciona è stata scelta dall’editore per ricoprire il delicato ruolo. Sarà il frontcat dell’ufficio, quello addetto ai rapporti con il pubblico, pronta all’occorrenza a coordinare i giornalisti, naturalmente su input del direttore responsabile.

ettoreemiciona

Sport: Agile e scattante, sempre pronto a seguire squadre e atleti ovunque li portino le trasferte di campionato, Ettore, ne siamo convinti, saprà redigere affascinanti reportage sportivi senza dimenticare di aggiungere quelle note di colore che li renderanno fruibili da qualsiasi tipo di lettore. La sua spiccata tendenza al brontolio rappresenta quel valore aggiunto che lo farà sicuramente entrare più facilmente in sintonia con allenatori, giocatori e presidenti di squadra.

ettore

Cronaca: al centro della redazione ci sarà Musetta che, con il suo fondamentale apporto, coordinerà le notizie provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni. Il suo carattere calmo e riflessivo la rendono la perfetta testa di punta per le interviste ai grandi personaggi del nostro tempo.

ettoreemusetta1

Cronaca nera e giudiziaria: Entrambi gli importanti settori saranno curati da Gattaccina, l’ultima arrivata ma non per questo meno intraprendente e capace degli altri colleghi. La sua capacità di essere sempre presente senza dare troppo nell’occhio la rendono la professionista ideale per battere questure, caserme dei carabinieri e tribunali ottenendo informazioni riservate e irraggiungibili ai più.

gattaccina

Il Miao non sarà l’unica testata ad affrontare la piazza cittadina. Si troverà infatti a combattere con l’accanita concorrenza di un altro quotidiano, “L’unghiata”, scritto e diretto integralmente da Gattaccio, giornalista poliedrico conosciuto per la sua tempestività e aggressività. Recenti notizie che lo davano debilitato da una misteriosa malattia sembrerebbero smentite dalle sue ultime apparizioni in pubblico. Gattaccio, professionista dal carattere solitario, si è mostrato ultimamente con una forma che, per quanto lontana da quella in cui eravamo abituati a vederlo, appariva quantunque migliorata. Gattaccio, da inguaribile guascone, non accenna nemmeno a nascondere le ferite che ancora devastano il suo corpo e che avevano fatto temere per il suo stato di salute se non addirittura per la sua stessa vita.

gattaccio

Salutiamo le due nuove testate con grande gioia confidando che l’entusiasmo e le capacità di tutti i giornalisti, nessuno escluso, portino notevoli contributi alla diffusione delle notizie e alla pluralità di opinioni, aspetti di cui la nostra società ha sempre un gran bisogno.
Concludendo auguriamo buon lavoro ai redattori del Miao e dell’Unghiata aspettando di leggerli presto in edicola e on line.

2 commenti

Archiviato in ercolino, fiction, storie di gatti e altri animali

Quasi un requiem per Gattaccio

gattaccio2

Ogni volta che mi appresto a scrivere un requiem per lui, ricompare puntuale in cerca di cibo. Come se non fosse mai scomparso, si siede compito sul tavolo di pietra fuori dalla porta, a volte miagola debolmente, a volte osserva paziente la finestra sicuro che prima o poi uscirò con un piattino di delizie per felini.
Gattaccio è irriconoscibile. Da gatto grosso e forte, il terrore di tutti gli altri gatti di casa, si è trasformato in un gattuccio smagrito e spelacchiato. Come se non bastasse, esibisce delle ferite di guerra su collo, collottola e torace, là dove, fino a qualche giorno fa, c’erano dei ponfi pieni di pus.
Gattaccio è probabilmente il padre dei nostri gattini. Lo crediamo perché ha cominciato a girare intorno a casa nostra più o meno nello stesso periodo in cui è arrivata Miciona incinta. Gattaccio poi, bianco con mantello tigrato marrone, ha vaghe somiglianze con ognuno dei suoi figli, o presunti tali: Ettore ha il mantello marrone tigrato, Musetta ha lo stesso disegno del padre (putativo) ma in grigio, Agatha chiude gli occhi in segno di gratitudine proprio come fa lui.
Insomma, che sia il padre o no, alla fine a noi importa poco. Lo abbiamo adottato fin da subito, dandogli da mangiare ogni volta che lo vedevamo girellare intorno casa. In questo modo credevamo di tenerlo buono e di evitare che ingaggiasse lotte per il cibo con tutti gli altri. Forse qualche volta abbiamo provato a scacciarlo e in un’occasione io ho drasticamente eliminato ogni consegna di cibo, ma alla fine ci siamo ricascate.
Io avrei voluto sterilizzarlo, vaccinarlo, farlo visitare. Ma lui non si è mai lasciato avvicinare. Rare volte, mentre era davanti al suo bel ciottolino stracolmo di cibo, sono riuscita a sfiorare la sua fronte con un dito. Ma immediatamente lui si è ritratto per avvicinarsi di nuovo alla ciotola solo dopo che io mi fossi allontanata.
Speravo che lo avrei addomesticato prima o poi. Quando gli parlavo e lui stringeva gli occhi sembrava che ci capissimo, in fondo.

gattaccio3

2 commenti

Archiviato in storie di gatti e altri animali

Vita da gatti – Se Agatha chiama

Ercolino da qualche giorno ha un brutto ponfo gonfio sotto il musetto. Penso che sia un ascesso dovuto a una battaglia con un altro gatto. Per lui che si è assunto la responsabilità di difendere la casa e proteggerla dai gatti selvatici penso sia una medaglia d’onore. Ma a me non piace per niente e quindi gliela medico e penso di portarlo dal veterinario.

Lui odia essere medicato per cui ogni volta che mi vede scappa. Stamattina l’ho notato un po’ debole, faceva fatica a salire sul mobile dove viene a chiedere i premi. Gli ho guardato il collo: con la zampa si era graffiato il ponfo che era scoppiato. Doveva essere successo da poco perché subito dopo aver sentito un forte odore di marcio ho notato che perdeva delle gocce di sangue e pus.

Oh no, e ora che faccio, lascio che si spargano per tutta la casa o lo blocco? Impossibile. Appena mi sono avvicinata è fuggito salendo le scale e uscendo dalla porta di su.

Ho ripulito alla meglio quella roba puzzolente e poi mi sono messa a cercare un veterinario nel dì di festa. Fra l’altro apprezzando moltissimo il mio Ercolino che sta sempre bene ma si ammala puntualmente a Pasqua e Natale così almeno si paga anche la maggiorazione festiva.

La nostra veterinaria ha risposto e mi ha consigliato di aspettare domani per portarlo da lei, tanto se ha perso sangue e pus sta già guarendo. Al limite ci sarà da ripulire bene la ferita e da prendere qualche antibiotico. Meglio, magari domani si è dimenticato di essere ricercato e si fa anche acchiappare.

Tranquillizzata, mi sono messa al computer che avevo delle cose da sistemare. Arriva Agatha e miagola. Eccoti qua bellezza mia vieni che ti ho preparato la colazioncina. Le sistemo il piattino nel suo vassoietto e lei nemmeno lo musa. Strano. Cammina invece a naso basso ripercorrendo tutto il sentiero delle gocce lasciate da Ercolino che annusa nemmeno fosse un cane molecolare.

20150806_090843

Mi rimetto al computer. Agatha mi viene intorno e miagola. Ma insomma, non hai visto che hai la pappina nuova, vieni che te la mostro. Vedendo che mi muovo Agatha si incammina veloce verso la porta. La seguo. Mi viene un pensiero in testa ma non ci credo nemmeno io. Lei continua a miagolare e cammina spedita risalendo il piccolo tratto di strada verso il tenditoio. Si gira, mi vede, continua a camminare. La seguo, mi addentro nel sentiero lungo tutto il tenditoio. Si ferma, mi guarda, miagola. Tranquilla Agatha, sto arrivando. Ho già capito e comincio anche a crederci.

Sale il piccolo poggio e si infila su un pianoro erboso dove, sotto un cespuglio, si è rifugiato Ercolino. Arrivo, fermo lì. Ovviamente sono in ciabatte che non è il massimo per arrampicarsi per una scarpatina anche se solo di un metro o due. Affondo i piedi nella terra di tufo e mi afferro a qualche ramo di cespugli sperando che non mi tradiscano. Salgo, terrosa, e mi ritrovo nell’erba alta. Agatha si dilegua contenta del risultato. Ercolino scappa. Continuo a inseguirlo cominciando a pensare che è anche la stagione delle vipere e quella proda erbosa non è proprio il massimo da percorrere con le ciabattine. Ercolino continua a scappare. Ok, va bene, mi hai convinto. Rispetterò la tua privacy. Tanto quando ti viene fame torni a casa, lo so.

E così è successo. Dopo qualche ora è tornato. E’ entrato in casa, è andato al suo vassoietto dove ha trovato la pappa pronta e l’ha mangiata. Buon segno baby.

Dopo è iniziato l’inseguimento fra scale e stanze aperte e tutte collegate fra loro che sono l’ideale per i fuggitivi specialmente se gatti. A un certo punto con mossa strategica sono riuscita a chiuderlo nell’ingressino. Dopo varie finte e inseguimenti falliti nello spazio di dieci metri quadri sono riuscita a prenderlo. Tenendolo forte per la collottola, mentre manifestava tutto il suo disappunto rugliando, intirizzendosi e tirando fuori le unghie, sono riuscita a portarlo in bagno e a strofinare la ferita con del cotone imbevuto di amuchina. Mi pare bene. Domani sentiremo che ci dice la dottoressa, ma mi pare già meglio.

Domani mattina ricominceremo da capo con l’inseguimento, ma staremo a vedere chi la spunta. Io sono ottimista, Ercolino.

20150823_215506

2 commenti

Archiviato in ercolino, storie di gatti e altri animali

Caprioli in amore

Oggi ho assistito a una lotta fra caprioli. Non li ho visti, li ho sentiti.

Per la prima volta però sono stata in grado di associare quel ringhio all’apparenza feroce, con il verso del capriolo. Fino ad oggi avevo sempre pensato che fossero cani in lontananza o forse non ci avevo fatto caso.

Ora invece lo so. È incredibile che delle creature così lievi ed eleganti facciano un verso tanto brutto. Lo chiamano abbaiare, ma tecnicamente si dice scrocchio.

Me ne stavo fuori a rinvasare le piante e intanto seguivo i rumori in lontananza. Erano forti e sembravano non finire più.

A un certo punto li ho sentiti molto vicini alla casa e, non lo nego, ho avuto anche un po’ paura. Ho temuto che anziché caprioli si trattasse di cani arrabbiati che lottavano fra sé. Ho avuto anche il timore che ci fosse del pericolo per i miei gatti. Poi ho riflettuto e ho pensato che un ringhio così prolungato nel caso di un cane sarebbe stato interrotto da un vero abbaiare, almeno ogni tanto.

Mentre passavo il terriccio nuovo nei vasi ascoltando i rumori della natura e perdendomi in chissà quali pensieri ho sentito un fruscio fra le piante. Ho alzato gli occhi. Su in alto, nella parte di collina sopra alla casa un capriolo correva fuggendo da chissà chi.

Forse dal rivale che aveva vinto la lotta per il territorio costringendolo così a cercare altri costoni con piante diverse a cui rubare i germogli e contro i cui tronchi sfregare le corna.

Forse era una femmina sfuggita alla violenza, per quanto secondo natura, di due maschi della sua stessa specie, quelli che se la contendevano a suon di urla grevi e sgraziate.

Io me la sono immaginata così, questa storia. Con la capriola che corre via leggera, lontana dai due caprotti che si prendono a cornate per lei.

Anche se non è così, mi ci è scappato un sorriso.

2 commenti

Archiviato in storie di gatti e altri animali