non è un paese per vecchi/2

dice la mia vicina
“la prossima stagione non credo che rinnoverò l’abbonamento a teatro, sa. ormai ho paura a tornare a casa sola la notte”
Sentirlo dire da lei, spettatrice indefessa delle rappresentazioni cittadine fa un certo effetto.
la sento spesso tornare tardi, molto più tardi di me, e ammiro la sua costanza culturale
il fatto è che la sera è difficile passare per un certo posto, vicino al teatro
la strada lì, dove c’è un arco, in genere è piena di gente che beve e parla ad alta voce fino a tardi e lei, ultraottantacinquenne, non si sente al sicuro
per dire

la situazione del teatro è stata denunciata già da diversi artisti
Maddalena Crippa, Marco Paolini, Riccardo Muti
hanno promesso tutti che non sarebbero mai più tornati ad esibirsi qua per il caos che arriva da dietro le quinte, dove staziona la gente di quel bar
ma nella città del rumore pare che sia già pronta una soluzione
il teatro verrà insonorizzato (a spese del comune e quindi dei cittadini) così gli avventori del bar potranno continuare a urlare in santa pace senza essere disturbati dagli spettatori
anzi, potrebbero farlo anche i cittadini, insonorizzare le proprie case, (a spese loro, ovvio) invece di rompere

gli altri vicini, nel mio condominio sono quasi tutti anziani, dicono le stesse cose.
la musica è troppo alta, i ragazzi urlano, sono maleducati e sporcano dappertutto
“guardi qua, queste scritte” dice una di loro mostrandomi le colonne in pietra rossa di Castellavazzo fuori dal portone tutte scarabocchiate col pennarello indelebile
“ho chiesto al comune che facesse qualcosa ma mi è stato risposto che è un problema nostro. Sì però da qui ci passano tutti” replica lei battagliera

la parete bianca della piccola galleria a fianco è tutta imbrattata. graffiti fatti freschi freschi non appena un volontario aveva finito di ridipingerla dopo averci passato sopra la calce
“scrivetelo sui giornali, che qui son tutti maleducati. perché non lo dite?”
eh, come se bastasse dirlo
col rumore sarebbe lo stesso allora
e invece no, anzi. pare che le cose più le dici e più si accende in qualcuno il dispetto di farle apposta

per strada incontro un esponente delle forze dell’ordine
scambiamo due battute, anche sui rumori notturni della piazza
“ma che palle che fate, sempre gli stessi discorsi”
già, è vero, che monotona anch’io
la prossima volta parlerò delle erbe selvatiche, magari

“ma sai che mi hanno detto? – mi fa – che sabato scorso al Mazzini c’era una che sapeva cantare”
minchia (eh beh, ci sta), questa sì che è una notizia
con buona pace degli altri dieci pianobaristi strappati evidentemente ad altre tipologie di lavoro più consone

intanto ho scoperto che buona parte dei miei vicini appena possono fuggono dai rumori del centro per rifugiarsi in campagna
anche quelli che hanno affittato i locali a un certo bar
“ma sa – bisbiglia una vicina – quando hanno firmato il contratto avevano promesso che non avrebbero aperto la sera e invece…”
e invece è un disastro

mi scrive un’amica appena tornata da Londra
“musei affollatissimi e ti puoi concentrare. Perché? Perché c’è silenzio. Bus, metro… idem. Ci ho fatto caso subito, forse grazie a mia figlia che mi parlava sussurrando in una carrozza della metropolitana strapiena ed al contempo estremamente silenziosa”

anch’io mi ricordo di Parigi, della camera in albergo alla Bastille, il quartiere giovane della città, pieno di locali e vita notturna
un silenzio assoluto

che noia, vero?
sì, chiedo scusa
sono noiosa monotona e ripetitiva
e poi… a ben guardare, che cos’è tutto questo silenzio?

ERCOLINOOOOOO…. DOVE SEI???? FATTI SENTIRE, NON STAR MUTO CHE DISTURBI!!!!

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