“Processo per stupro” è un film del 1979 realizzato da sei giovani programmiste, filmaker e registe: Loredana Rotondo, Rony Daopulo, Paola De Martis, Annabella Miscuglio, Maria Grazia Belmonti, Anna Carini. Fu il primo documentario su un processo per stupro mandato in onda dalla RAI, si trattava del processo per gli stupri di Nettuno. Ebbe una vastissima eco nell’opinione pubblica relativamente al dibattito sulla legge contro la violenza sessuale.
È stato Domenico Ponticelli, capogruppo di Colle per Vannetti Sindaco e avvocato, a ricordare l’arringa di Tina Lagostena Bassi, avvocata e politica scomparsa nel 2008, nel corso del processo per uno stupro di gruppo avvenuto a Latina nel 1978, lo stesso su cui fu girato il documentario poi trasmesso dalla Rai.
Nell’ultimo consiglio comunale si discuteva sull’Ordine del Giorno presentato dal centrosinistra con la consigliera Pd Agnese Vannetti. Il consiglio era chiamato a esprimersi in merito alla legge sulla violenza sessuale attualmente in discussione al Senato e in particolare sulla proposta di Giulia Bongiorno di sostituire il concetto di “consenso libero e attuale” (che ha ottenuto la votazione unanime alla Camera) e che recepisce in pieno il principio già espresso nella convenzione di Istanbul, con quello di “contro la volontà”, spostando l’attenzione dal consenso al dissenso.
Si sono ascoltati molti interventi di varia rilevanza, durante il Consiglio comunale, su cui si può tranquillamente soprassedere, anche per una forma di rispetto nei confronti di chi li ha pronunciati (tra cui alcune amministratrici).
Un intervento invece che ha colpito molte e molti tra chi ha seguito la discussione è stato quello di Pietro Nencini, anch’egli avvocato, come Ponticelli, e consigliere comunale della lista Su per Colle, che siede però tra i banchi della maggioranza.
Nencini ha ringraziato il collega per avergli ricordato il famoso processo del 1978 dimostrando di conoscerne sia le fasi processuali sia il modo in cui si svolsero i fatti. E questo gli ha permesso di fare un intervento chiaro e ben argomentato che ha ricevuto molti apprezzamenti per la chiarezza e per la serietà con cui è stato esposto, segno di un sentire sincero, anziché di una posizione ideologizzata e superficiale come purtroppo si è sentito esprimere in altri casi.
Alla fine Nencini è stato tra i pochissimi esponenti della maggioranza che ha votato a favore dell’ordine del giorno (insieme al sindaco e al collega di lista Alberto Galgani) permettendo che venisse approvato.
Vorrei sottolineare questo momento importante della discussione pubblica, che potrebbe essere rimasto nascosto ai più, data la lunghezza del consiglio in questione.
Ringrazio anche io Domenico Ponticelli per aver ricordato a tutti il famoso processo del 1978 a cui ha fatto seguito il documentario oggi visibile liberamente da chiunque lo desideri su RaiPlay.
Ritengo fondamentale vederlo (e lo farò anche io che, sinceramente, non lo conoscevo) per apprezzare il lungo cammino fatto in Italia su questo tema.
Evidenzio la posizione cronologica del caso in questione: il 1978, ricordando che fino al 1981 in Italia è rimasto in vigore il reato di “delitto d’onore” e che la prima legge seria sulla violenza sessuale, nella quale il reato da offesa contro la morale pubblica è stato riconosciuto come delitto contro la persona, è del 1996.
La strada è ancora lunga. Apprezziamo chi contribuisce con la propria mattonella a rafforzare il percorso e a indirizzarlo nel modo più corretto.
