cronache da una città anestetizzata

“Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”
Lev Tolstoj

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torno da Parigi un lunedì mattina e dopo una doccia e un pranzo veloce vado al lavoro
passando da piazza Duomo vedo che finalmente è stata chiusa la pista di pattinaggio
finalmente la smobiliteranno
siamo in pieno centro storico, la piazza è centrale, antica, ricoperta di porfido
mi sembra superfluo spiegare il perché, finalmente
è il 19 gennaio

finito il breve viaggio, la routine riprende il sopravvento
casa, lavoro, casa
attraverso piazza Duomo due volte al giorno e la pista da pattinaggio è sempre là
una volta di notte sento un gran rullare di motori
forse la stanno smontando
il mattino dopo ci sono dei camion, operai che lavorano
finalmente

dopo alcuni giorni qualcosa è cambiato
sono spariti i capannini di legno, è stato tolto lo strato di ghiaccio ma rimane la pista di sabbia, con intorno i mucchi di neve e alcuni sacchi di plastica nera

il 6 febbraio pubblico la foto su facebook con un commento ironico
“Mica male… una discarica in piazza Duomo! Quantomeno è un’idea originale. Innovativa, direi”

Qualcuno commenta anche
allora la cosa interessa…

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il 9 febbraio torno alla carica
ormai è una questione di principio
“No, non è sempre la stessa foto. È sempre la stessa piazza. Una discarica cioè”

“taggo” anche il sindaco e l’assessore tabacchi

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Il giorno dopo, 10 febbraio, cambia ancora qualcosa

“Dopo 23 giorni qualcuno si è accorto della discarica e ha fatto togliere i sacchi neri e l’immondizia. .. certo rimane la sabbia ma non si può pretendere tutto e subito. Intanto anche il PD si è svegliato e ha indetto una conferenza stampa proprio per oggi e proprio lì davanti… ah per chi non lo sapesse il luogo si chiama piazza duomo e si trova a Belluno, la città della qualità della vita”

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l’11 febbraio esce l’articolo sulla stampa
soprattutto sul Gazzettino, il giornale per cui lavoro, mentre nei giorni precedenti il caso aveva avuto risonanza sulle tv locali

ricapitolando
la pista di sabbia è sempre lì
il sindaco ha spiegato che è ghiacciata e che toglierla ora causerebbe la distruzione del porfido
Restiamo in attesa del disgelo
magari il prossimo anno pensiamoci un pochino visto che quassù il gelo d’inverno è abbastanza normale

Però rifletto
È stato necessario pubblicare una foto su facebook perché il sindaco facesse togliere i sacchi neri di plastica (precisando che non era immondizia, ma la guaina)
È stato necessario anche perché l’opposizione notasse ciò che aveva davanti agli occhi ormai da giorni e convocasse una conferenza stampa per denunciare la situazione

“E’ tutto normale” avevano risposto in Comune a una giornalista del Gazzettino la settimana prima

per chi non lo sapesse
piazza Duomo a Belluno è il cuore della città
Vi si arriva con le scale mobili del posteggio di Lambioi
ci sono il Comune, la Prefettura, la Provincia
poco più avanti le Poste

Possibile che si siano già tutti abituati?
E intanto i giorni sono 24…

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Oggi è festa Ercolino: razione doppia!

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Me lo ricordo ancora il giorno che arrivò a casa mia. Era il primo febbraio 2014 e faceva freddo. Ero al lavoro,  in pausa pranzo passai a casa della collega che se lo era portato su da Padova fino a Belluno.

Era un pezzettino piccino piccio’ col pelo nero e miagolava in continuazione.

Mi fu consegnato con un trasportino color cremino (beige e marrone), adagiato su tranci di plaid a quadri, con una copertina bianca in pile come dono, un vassoietto di croccantini e una medicina contro i vermi.

A casa avevo già preparato tutto. La cuccetta con il cuscino,  le pappe acquistate qualche giorno prima insieme alle coppette col fondo antiscivolo decorate con le impronte delle zampine e la lettiera coperta

Mentre attraversavo la piazza con il trasportino, era sabato, giorno di mercato, miagolava come se stesse andando al patibolo.

Sì chiamava già Ercolino.  Lo avevo battezzato così vedendolo in foto,  piccino come uno scricciolo, in segno di augurio.  A riguardarla oggi, quella foto, ci vedo tutto ciò che poi è stato.

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Il muso serio di un gattino che conosce le brutture della vita e che le affronta con delicatezza e senza troppe pretese. E tanto altro

Ma allora non lo sapevo. Non sapevo che cosa c’era in quel trasportino,  chi fosse quel gattino sconosciuto e come avrebbe modificato la mia beata e indipendente solitudine.

Non so quanto dipenda dal carattere di Ercolino e quanto dal mio.

In un anno abbiamo costruito un ménage fatto di piccole abitudini, tutte nostre. E ora Ercolino è un gattino quasi modello. Non mi sveglia la mattina presto, anzi continua a dormire finché non mi alzo io. A volte anche tardi. mangia tutto quello che gli preparo, compresa la meravigliosa pappa fatta in casa con riso (e ora anche miglio) carote e merluzzo, permettendomi oltre che di tirarlo su sano, anche di risparmiare un bel po’ sulla spesa. che poi si fa il pari con i croccantini di diamanti per gatti sterilizzati

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Ma per qualche settimana Ercolino è rimasto un estraneo per me.

Lo vivevo con dubbi e sospetti, quasi

Mi farà dormire? Sarà agitato? Sporcherà?

Poi c’è stato un momento in cui la marcia si è ingranata. e abbiamo cominciato ad andare a ritmo

Io mi sono innamorata sempre più. E così ha fatto anche lui. Che, povero piccolo, ne aveva da superarne di barriere

(E’ ancora uno dei gatti più paurosi che abbia mai conosciuto. anche se non quando è con me)

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Se non si conosce (e lui non si fa conoscere molto) è difficile raccontare Ercolino.

Un amico, uno dei rari che ne ha avuto la fortuna, una volta ha detto, paragonandolo al suo gatto.

“Ercolino è diverso. Lui è un essere umano che ha scelto di rinascere gatto. si vede dagli occhi”

Lo avevo pensato anche io, pur non trovando il coraggio di esprimerlo

In questo anno, da quando è arrivato, siamo stati sempre insieme, eccetto pochi giorni miei di vacanza

Oggi non saprei immaginare la mia vita senza di lui. E mi accorgo ogni giorno di quanto la sua presenza influenzi la mia vita e modelli il mio carattere.

In un anno, ma anche meno, mi sono trasformata in una donna single con gatto.

Anche questo è uno status.

Guardato con sospetto (da qualcuno), lo so, ma che posso farci

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Qualche tempo fa un conoscente che non vedevo da un po’, salutandomi per strada, mi ha chiesto se mi fossi sposata e avessi avuto figli.

“Ma perché? ” si è chiesto guardandomi con aria dispiaciuta e con gli occhi pieni di compassione

per tirarlo un po’ su gli ho detto ridendo

“Comunque una novità c’è: ho preso un gatto”

Non credo abbia colto la battuta

Anzi, mi ha guardato anche peggio

con ancor più commiserazione

Ercolino Ercolino, anima mia tesoro di mamma

Non ci preoccupiamo

noi stiamo bene cosi

E siccome oggi è la tua festa ti do una bella notizia

Croccantini premio!

Razione doppia, of course

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Le avventure di Ercolino – un misterioso shock

Ogni volta che si torna da un viaggio, Ercolino, il mio gatto, manifesta un cambiamento

Quest’estate fu un atteggiamento più dipendente e affettuoso nei miei confronti, oserei dire quasi grato

Stavolta ha ricominciato a stendersi sopra di me quando sono sul divano, cosa che non faceva da quando era un cuccioletto grande come un soldo di cacio

Non so da che cosa dipendano queste novità. Le registro e le apprezzo

Ogni variazione ha le sue piccole conseguenze nella convivenza quotidiana

Ora, pensando che a lui faccia piacere, e fa piacere anche a me ovvio, stendersi sulla mia pancia o sul mio petto, cerco di leggere più sul divano che seduta al tavolo

Recentemente è stata introdotta anche un’altra novità, quella del cibo premio

Avevo già comprato da alcuni mesi delle “caramelle” per gatti, ma le avevo lasciate nella loro scatola non sapendo in quali occasioni premiare Ercolino che, francamente, a parte alcuni rari episodi, si comporta sempre in modo ineccepibile

Ho riflettuto proprio su questo aspetto

Quando torno a casa dal lavoro lui mi fa le feste ed è contento di vedermi, la casa è tutta a posto, a parte il tappeto sul quale si arrotola, non combina mai disastri pur stando tutto il giorno da solo

Allora ho cominciato a premiarlo per tutto questo

Lo accarezzo sul pancino, che lui mi offre stendendosi a terra a pancia all’aria, e gli dico “bravo, bravo Ercolino che sei stato tutto il giorno a casa da solo ad aspettarmi”

“Bravo Ercolino”

Poi vado in cucina, prendo la scatolina degli snack e la agito

Lui, attratto dal rumore, salta come un lampo sul tavolinetto di legno sotto al quale c’è la sua pappa e mi guarda speranzoso aspettando il premio che poi divora in un  baleno

Questa consuetudine in breve tempo ha però perso lo spirito per il quale era stata instaurata

Adesso, basta che apra la porta per mettere fuori le immondizie, che scenda un attimo in cantina o a fare la spesa, Ercolino, non appena rientro in casa, salta sul tavolinetto e pensa di meritarsi il  premio

Che arriva subito, ovvio. Ci mancherebbe

La stessa cosa succede anche al risveglio

Mi alzo, vado in cucina, e lui zac balza sul tavolino a pretendere il super croccantino

I premi sono di diverso tipo

Ci sono degli stick morbidi che spezzetto in bocconcini a più riprese che gli piacciono tantissimo

Dei croccantini super saporiti venduti in una confezione di plastica dalla forma del muso di un gatto che lo fanno impazzire

Ultimamente alterno anche con una marca da supermercato di croccantini da gatto castrato che lui mostra di apprezzare tantissimo

Sicuramente molto di più di quelli, costosissimi, che gli compro nei negozi specializzati

Chissà però se il suo comportamento più affettuoso e coccolone dipende da quanto successo in Toscana per le vacanze di Natale

Come al solito, appena arrivati, Ercolino è uscito dalla sua gabbietta per andare a esplorare la campagna intorno casa

La prima sera il giro è stato breve

Il secondo giorno è sgattaiolato di corsa fuori dall’uscio alle prime luci dell’alba per rientrare con il sole ormai tramontato

Il terzo è uscito sempre presto al mattino ma ha fatto rientro un po’ prima del solito nel pomeriggio

Intorno alle 5, 5.30 era già fuori dalla porta che aspettava di entrare in casa

Una volta dentro, poi, ha iniziato a guardarsi intorno con circospezione, impaurito, con le orecchie ritte e la coda tesa

Terrorizzato da chissà quale esperienza vissuta là fuori

Nei giorni successivi non si è quasi mosso da camera mia, anzi dalla finestra di camera mia, rimanendo a dormire sul davanzale interno, fra il vetro e la tenda, calata, con qualche rara eccezione giusto per raggiungere il vassoio della pappa in cucina o il mio letto durante la notte

Per il resto, fermo, immobile, impaurito chissà da quale orrendo incontro avvenuto, a mia insaputa, nella vasta campagna toscana

Solo il giorno prima della partenza, quello di Natale, è voluto uscire di nuovo

Quando io mi ero ormai già illusa che il mattino successivo non avrei avuto nessun problema a rintracciarlo per prepararlo per il viaggio
Poi in qualche modo ho fatto
L’ho gabbato appena sveglio, impedendogli di andare fuori, nonostante i suoi insistenti miagolii, e dandogli subito un po’ di sonnifero

Dopo il viaggio è tornato tutto come prima

Ma con qualche richiesta di coccole in più
Che male non fanno

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la mia lista di Natale

Se avessi dei bambini per questo Natale regalerei loro un libro di Nathaniel Hawthorne, l’autore della “Lettera scarlatta”, che peraltro non ho letto

non ho letto nemmeno “Il libro delle meraviglie”, che sarebbe appunto quello che regalerei, ma ultimamente me lo ritrovo spesso sul cammino così ad ogni buon conto l’ho inserito nella mia lista di regali
Intanto

I motivi per cui questo libro mi incuriosisce sono due, essenzialmente
perché è scritto da un autore americano di due secoli fa del quale non ho letto ancora niente e che mi piace dunque poter scoprire
E poi perché l’argomento di cui tratta è la mitologia greca
la madre di tutte le storie

Mi piace anche pensare che un bambino, o un ragazzino, possa trovare nella lettura di queste fiabe ispirate ai grandi miti e alle leggende classiche un forte appiglio per salvarsi dall’eccesso di tecnologica contemporaneità

un adulto nella rilettura dei miti può invece trovare la chiave per comprendere meglio caratteri e situazioni della commedia umana

nella mia lista ho inserito anche un libro uscito da poco
Las Vegans di Paola Maugeri
la cui autrice è una persona del mondo dello spettacolo che mi è sempre piaciuta e che da poco, grazie alla pagina Facebook La mia vita a impatto zero (che è anche un libro e un blog), ho riscoperto per un aspetto finora sconosciuto, il suo essere vegana, che in questo periodo mi interessa particolarmente

poi avrei da regolare un conto in sospeso con i Baustelle
ma anche stavolta ho rinviato la lettura (e l’arrivo) dei Mistici dell’Occidente di Elemire Zolla, due impegnativi volumi che amerei studiare in un monastero isolato dal mondo

Tranquilli
Negli ultimi giorni ho letto anche un po’ di libri ben più facili e terreni che potrebbero rivelarsi dei simpatici regali per chi non sa che cosa donare a Natale

L’avaro di Mayfair di M.C. Beaton (la creatrice di Agatha Raisin)
spassosissimo viaggio nel mondo dell’aristocrazia inglese del milleottocento

Il telefono senza fili di Marco Malvaldi
per chi ancora non conoscesse i simpatici vecchietti detective del BarLume
e avesse voglia di farsi qualche sana risata in toscano

Morte in mare aperto di Andrea Camilleri
per chi vive in perenne crisi di astinenza dal commissario Montalbano

Il guardiano del faro: la settima indagine di Erica Falck di Camilla Lackberg
per chi voglia immergersi nei brumosi misteri scandinavi e nelle cupe atmosfere svedesi

Gelo per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni (quello del commissario Ricciardi)
Ecco qua un bel poliziesco di casa nostra ambientato a Napoli
continuo a leggere questo autore perché merita veramente ma coltivo sempre la speranza che prima o poi abbandoni quella verve mandolinesca di cui infarcisce per fortuna solo poche pagine ogni tanto

Killer presunto: i casi del capitano Flores di Laura Mancinelli
Un poliziesco leggero scritto con grazia e ambientato in Sardegna fra nuraghi e bouganvillee

Un nido di vipere per il commissario Cataldo di Luigi Guicciardi
una bella storia di morti misteriose e intrecci da brivido ambientata a Modena

Gatti molto speciali del premio Nobel Doris Lessing
per gli amanti dei felini

Ai quali consiglio anche
Io sono un gatto di Soseki Natsume (a scatola chiusa, ma mi fido)

nella biblioteca animalista non possono mancare però nemmeno i due libri di Denis O’Connor
Se una notte di inverno un gatto
e
Ritorno a Owl Cottage

né la singolare storia del piccola Atticus, il simpatico schnauzer nano di Con te in cima al mondo di Tom Ryan

in questo momento sto leggendo
L’assassino non sa scrivere di Stefano Piedimonte
La storia è ambientata nel paese di Fancuno, dove è facile andare, spiega l’autore
E fin qui mi ha fatto già morire dal ridere
risate facili, eh!?
Se poi qualcuno avesse un amico giornalista un po’ troppo compreso nel proprio ruolo
ecco, questo potrebbe rivelarsi il regalo perfetto
riserva infatti delle discrete perle all’indirizzo della categoria della quale, peraltro, più o meno orgogliosamente faccio parte
Male che vada vi inviterà ad andarci voi a Fancuno
poco mal

già che ci sono annuncio anche il libro che leggerò non appena avrò finito quello di Fancuno
Hanno ammazzato la Marinin di Nadia Morbelli
me l’ha appena consigliato un’amica e so che di lei mi posso fidare

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L’attimo fuggente

Ovvero cogli l’attimo.
Carpe diem, insomma.
In certi mestieri l’attimo è tutto.
Penso ai fotografi e alla loro capacità di fermare un attimo, fra i tanti.
Quello che diventerà eterno, in certi casi.

Ci penso ancora turbata dalla morte del fotoreporter americano Luke Somers, rapito dagli yemeniti di Al Qaeda più di un anno fa. Proprio quando stava per riacquistare la libertà, insieme a un altro ostaggio, è stato ucciso
Aveva scelto di fermare gli attimi di quello che accadeva nelle parti più calde del mondo.
E gli è costato 14 mesi di prigionia e la morte.
Ma questo è un pensiero dell’ultima ora.

In realtà volevo raccontare un’altra storia.
Durante una breve trasferta di lavoro ho incontrato alcuni colleghi che vedo di rado.
Nello stesso giorno, in tre mi hanno raccontato storie simili su attimi perduti nel mondo del giornalismo.
Una bella coincidenza.

Con Stefano abbiamo ricordato i tempi passati, di quando si lavorava nella stessa redazione.
Era l’estate di Atlanta, le Olimpiadi del ’96.
Fra gli atleti c’era Daniele Scarpa, veneziano, che gareggiava con Antonio Rossi nella canoa. Era il momento clou dell’Olimpiade, ricordava Stefano, e stava aspettando insieme a Giovanni davanti alla tv la gara più importante.
C’era tensione anche in redazione. Il Gazzettino è il giornale di Venezia, la vittoria di Scarpa sarebbe stata un evento davvero speciale.
La gara ritarda, lo speaker parla e parla per riempire il vuoto e tenere il pubblico agganciato alla tv.
Giovanni ha voglia di un caffè. Le macchinette sono in fondo al corridoio.
Pensa che in due minuti arriva mette i soldi schiaccia il pulsante e prende il bicchierino caldo.
Ci pensa un po’, intanto ad Atlanta nessuno si muove. Si decide e va.
Dopo un attimo che è usvito dalla stanza parte la gara. Stefano non sa cosa fare. Se si allontana dalla TV per chiamare il collega rischia di perderla anche lui. Non gli resta che confidare nella velocità di Giovanni.
Scarpa e Rossi pagaiano come matti e vincono la medaglia d’oro. La medaglia d’oro nella canoa alle Olimpiadi di Atlanta, 1996.
Giovanni rientra che la gara è finita da un soffio, dopo aver bevuto il suo caffè.
Probabilmente il più amaro.

M. ricorda i primi tempi dell’edizione web quando ci lavoravano in tre, lui, A. e B.
sono i giorni di Eluana Englaro. Il padre desidera staccare la spina dei macchinari che tengono artificialmente in vita la figlia, in coma irreversibile da anni.
Infuria il dibattito sull’eutanasia. Il Paese è diviso. Si attende la decisione del giudice.
È il 9 febbraio 2009. Le macchine potrebbero essere spente da un momento all’altro. Dipende soltanto da quando arriverà il nulla osta.
per i giornalisti della carta stampata basta cogliere la notizia prima di andare in stampa. Il web invece mira a battere la concorrenza sul tempo, dandola il prima possibile, non appena verrà diffusa la decisione.

I redattori stanno incollati al video, tengono d’occhio agenzie e siti informazione. Passano le ore e ancora non succede niente.
B. copre l’ultimo turno serale. È rimasta sola in redazione. Continua a tenere la situazione sotto controllo ma ancora nulla.
ha un buco nello stomaco. La fame si fa sentire e la distrae.
un salto al bar per un toast non dovrebbe costituire un problema. Basta uscire dall’ufficio e percorrere pochi metri. Il tempo di farlo scaldare e torna al suo posto.
ma non fa in tempo a rientrare che già le squilla il telefono.
E il capo. Hanno spento la macchina, Eluana è morta. Tutti i siti hanno battuto la notizia manca solo il nostro.
Maledetto quel toast.

Prendo un tè al bar con Anna e Carlo. Il discorso cade sul nipote di Anna che ha scelto di vivere in Polonia, patria di origine della famiglia, lasciando gli Stati Uniti, il padre che vive a New York e l’ultimo prestigioso incarico a Los Angeles.
Lui è direttore delle redazioni on line di una delle più importanti televisioni di Varsavia.
Sono i giorni in cui papa Wojtyla sta per morire e il mondo intero pende dai notiziari radio e tv.
La tv polacca si prepara ad annunciarne la morte. Quando questa avverrà sarà trasmesso l’intervento di un illustre personaggio religioso che darà personalmente la notizia agli spettatori.
Gli organizzatori della trasmissione non avvisano però i giornalisti della redazione web. Che fanno il loro lavoro. E, non appena il Vaticano diffonde la notizia della morte di papa Giovanni Paolo II, battono una striscia che passa in sovrimpressione durante la normale programmazione.
Bruciando l’intervento dell’alto prelato e l’effetto sorpresa a lui riservato.
Pare che i giornalisti siano stati pure cazziati per questo.
Non se ne fa mai una giusta

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caro Papa Francesco ti scrivo…

Questa lettera non è mia. È stata scritta da Cristina Muratore e pubblicata dal Gazzettino di Belluno
L’ho trovata intelligente, coraggiosa, piena di tatto, di amore e di rispetto per l’umanità, intesa come caratteristica propria degli esseri umani.
Mi sono riconosciuta nelle sue parole, per questo ho deciso, con il suo assenso, di condividerla sul mio blog.
Penso che offra tanti spunti di riflessione

Santo Padre, o Caro Francesco,
se posso adeguarmi al Suo stile umile e irrituale, mi permetto di scriverLe confidando nella Sua capacità di ascolto e di vicinanza ai più deboli.
Non ho richieste per me stessa, ma per la realtà che mi circonda e il nonsenso che fatico a tollerare. Non credo che un Papa debba intervenire nei temi politici del mondo, nè dello stato all’interno del quale si trova geograficamente il Vaticano, né tantomeno nei temi etici che non appartengono al solo mondo cattolico, bensì a tutti gli esseri umani. Ritengo invece che possa e debba mettere in pratica con azioni concrete il proprio insegnamento per renderlo più credibile ed efficace attraverso il miglior metodo che esista: l’esempio!
Quest’anno mio figlio farà la prima comunione e io dovrei seguirlo, ma non pratico più da molti anni perciò non ricordo quasi nulla del catechismo e la mia distanza da questa Chiesa è ormai abissale, perciò mi limito a trasmettergli i miei valori.
L’unico motivo per cui gli faccio seguire la preparazione a questo sacramento è per dargli la possibilità di scelta, che sarebbe impossibile senza la conoscenza.
Ma tutto ciò ha fatto riaffiorare in me un senso cristiano, o potrei dire “umano”, che nulla ha a che vedere con l’ostinazione di chi pretende l’affissione di un crocifisso nei luoghi pubblici, ma calpesta i valori che tale simbolo sottende!
In un mondo disseminato da guerre ed ingiustizie, cambiamo le nostre opinioni in base a quanto i problemi restano distanti da noi, inaccettabile ipocrisia!
E in Italia assistiamo ad una crescente intolleranza nei confronti dell’altro, sempre più lontani dal teorico “amore per il prossimo”, mentre gli sciacalli dei consensi emotivi fomentano odio in cambio di voti.
Dal lusso dei salotti invece ci si indigna poiché la guerra tra poveri tocca altri, che devono essere comprensivi ed accettare il disagio al quale tanto ormai devono essere abituati: ma non è razzismo, la gente accetterebbe razze diverse se arrivassero con una valigia piena di denari e spendessero nei nostri negozi anziché voler vendere ovunque oggettistica inutile. Non è colpa loro, è ciò che è stato insegnato dalla logica dell’egoismo nella società dei consumi.
Oggi non c’è soluzione semplice all’esodo biblico che ha superato ogni emergenza per trasformarsi in un dato di fatto costante con cui ognuno dovrà in qualche modo fare i conti.
Ecco perché auspico che anche la Chiesa, oltre a predicare, faccia la sua parte e Le chiedo: perché non mette a disposizione dei migranti i suoi numerosi immobili, molti dei quali inutilizzati? Ma anche le proprie risorse umane ed economiche, compiendo un’opera di bene di alto valore educativo? Lo stato italiano non ha ancora trovato il coraggio di tassare i Vostri edifici e difficilmente lo farà, e allora potrebbe partire da Voi una sorta di autotassazione volontaristica, per aiutarci a risolvere un problema gravissimo, che porta con sé a cascata un’infinita sequela di altri problemi correlati, come appunto il rifiuto di accettare altri fratelli da parte di chi si trova già a lottare con le difficoltà delle periferie.
E a poco serve spiegare loro la complessità del fenomeno, le responsabilità dell’occidente, le guerre e le carestie da cui molti fuggono, o ricordare che siamo anche noi stati migranti e ancora lo siamo oggi con sempre più giovani in fuga, con tutte le differenze di un punto di partenza diverso.
Temo che molti italiani abbiano perso non solo la fede, ma soprattutto il senso dell’umanità, la comprensione, la compassione, l’amore e la verità. Chi può e non aiuta commette colpa!
Certamente pecco di grande arroganza, ma Gesù insegnava che siamo tutti uguali e tutti “perdonabili”, perciò esprimo la mia semplice richiesta che potrebbe evitare il peggio, insegnando a tutto il mondo che cos’è la fratellanza cristiana.
Fiduciosa di una Sua cortese risposta,
La saluto cordialmente,
Cristina Muratore

(dal Gazzettino di Belluno del 20 novembre 2014)

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elemosine

Sono a firenze con mamma, camminiamo verso il centro

dalla stazione santa maria novella in un tratto di via nazionale, prima di entrare in via Faenza, c’è una donna stesa a terra tutta rannicchiata

È anziana e magra come uno stecco, infagottata fino alla testa in abiti cenciosi

Il corpo è incuneato nel piccolo spazio fra due auto in sosta

La testa è appoggiata sul marciapiede, come Le braccia tese in avanti a proteggere un bicchierino di plastica dove qualcuno ha pietosamente gettato delle monete
poche

La gente le passa accanto come se non la vedesse
ma è difficile non farlo

Qualche ora dopo, ripercorrendo la strada a ritroso, via Faenza, via nazionale, stazione santa maria novella, la donna è sempre lì, nella stessa posizione

La visione, nella sua drammatica immobilità, colpisce ancora più forte

Mamma dice quasi spazientita: “ora io le do qualcosa. Come diceva il tuo babbo “fosse solo per il fatto che sta cosi”

Il sottinteso, il non detto è: Sì okay, sappiamo che i soldi che dai ai mendicanti vanno al racket alla mafia ai papponi a chi manda avanti i disgraziati a chiedere e poi pretende che versino i soldi nello loro tasche, ma solo per il fatto che questa donna è costretta a stare così io le do qualcosa. Altro non posso fare.

Non so dire se quando mamma ha messo la sua moneta nel bicchierino la donna si è girata o è rimasta immobile

Se si è mossa, ha piegato la testa, ha avuto una reazione qualsiasi

Non lo so perché appena ci siamo fermate, mentre mamma si dirigeva verso l’anziana io sono stata avvicinata da un uomo di colore che voleva vendermi una cintura di pelle

Guarda che belle, sono di Armani, Armani originali. Le vendo a 30 euro ma te la do a 10 perché ho fame, devo mangiare

No grazie, guarda non mi serve e poi non ho soldi

Ma io ho fame per favore, devo mangiare. 8 euro, guarda, le vendo a 30 ma te ne chiedo 8

Ma no davvero lascia stare non mi serve

Cercavo di guardare che cosa succedeva con la donna a terra ma il tipo di colore non mi mollava

5 euro, ho fame
e mi porge la cintura appoggiandola sulla mia mano

Ne ha due, una nera e una marrone

Quale ti piace? Guarda belle, sono Armani originali, c’è il marchio vedi?

Ma sono da uomo non mi servono

No non da uomo, sono unisex

Sfiancata da tanta insistenza prendo il borsello e lui ne approfitta per gettare la cintura in borsa, per prevenire miei ripensamenti

Gli do 5 euro e se ne scappa via

È durato tutto una manciata di secondi

L’uomo della cintura si è allontanato e io ho ritrovato mamma

Per un bel po’, dopo, mi sono dimenticata di avere la cintura in borsa

Poi l’ho guardata e in effetti era una bella cintura

Marrone, di pelle, ben rifinita e lavorata

Originale o no, vale di sicuro molto più della misera cifra che lho pagata

Ma in certe situazioni i parametri tendono a cambiare

“Non potevo non darle qualcosa – dice mamma ritornando a parlare della vecchia stesa a terra -. Il tuo babbo me lo ricordo lo diceva sempre. Solo per il fatto che sta così, non fosse per altro”

Lo ha già detto ma capisco che le fa piacere ripeterlo.
E a me babbo piace ricordarlo anche per questo.

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cena di compleanno 2014

I primi ad arrivare sono A. e L. con due bottiglie di vino. Ci scambiamo due baci e mi danno subito il loro regalo, un foulard di Desigual, mentre io scappo giù per la strada per fissare l’apertura del cancello
E’ enorme, sembra un pareo e i colori sono bellissimi
A. dice ridendo:
“Ormai li fanno grandissimi i foulard, non è più come un tempo quando erano piccoli e si stringevano appena intorno alla gola”

L’atmosfera è già allegra e distesa
Mentre preparo l’angolo per i fumatori, fuori, con lanterna, candeline, posacenere e copertine per i freddolosi, R. mi manda su whatsapp le foto del maglione che mi vuole regalare
Posso scegliere fra una maglia smanicata con motivi floreali bianco e nero o un collo alto grigio aperto davanti. Va bene il secondo
L. arriva più tardi. Aveva detto che sarebbe venuta in anticipo per aiutarmi a preparare
Ma la tavola e già apparecchiata per dieci, con tovaglia a quadri di tutti i colori, piatti spaiati, bicchieri spaiati, posate spaiate. Solo i tovaglioli son tutti uguali
ho già messo anche l’acqua, naturale e gassata

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L. non sarà arrivata in anticipo ma porta con sé due borse piene di cibo già pronto
“Ecco il catering!” annuncia con la sua voce allegra
Da un cesto in paglia escono come per incanto padelle piene di verdura cotta, fagioli all’uccelletto (o all’uccelletta?), contenitori di plastica con pesto al cavolo nero, hummus (salsa di ceci), babaganush (crema di melanzane)
Mentre gli altri fumano una sigaretta fuori, noi finiamo di preparare
Tagliamo il pane e lo passiamo in forno
regoliamo le salse allungandole, dove serve, con l’acqua di cottura di fagioli e cavolo nero
le disponiamo in vassoietti e vaschette
C. e N. fanno un po’ più tardi perché sbagliano strada
C. porta una vellutata di zucca gialla con chiodi di garofano noce moscata e latte di nocciole
la riscaldiamo e la serviamo con qualche pezzetto di pane tostato e un giro d’olio
C. la versa nelle scodelle mentre io metto il pane e L. aggiunge il goccio d’olio

E così siamo di nuovo qui, intorno a questo tavolo un po’ traballante

Stavolta in dieci, stretti come sardine, fra piatti bicchieri e bottiglie a passarci i vassoi e a chiacchierare e ridere come sempre.
Un nucleo di irriducibili, come sempre, e qualche amico meno assiduo, ma della cerchia

Arrivano anche R., con il maglione grigio in dono, e S.
L’atmosfera si scalda. apriamo le bottiglie di vino
Con S. e M. siamo tutti: dieci appunto
S. aveva preparato dei biscottini all’amaranto, dice, ma non ha fatto in tempo a cuocerli tutti
dopo la vellutata di zucca si ritirano i piatti e si parte con la seconda portata
Crema di cavolo nero con bruschetta e fagioli cannellini
Quella l’ho preparata io ma non è venuta proprio al meglio
Condizionata dalle mie limitazioni alimentari ho preparato tutto con poco sale e senza sapore
Comunque alla fine è stata apprezzata anche questa

La ricetta l’ho assaggiata l’altro giorno al ristorante senza glutine a Firenze e l’ho proposta anche la sera prima, alla cena con i parenti

intanto in padella sfrigolano con il vino rosso le salsicce, concessione per i carnivori
Al primo giro rimangono crude e dobbiamo farle risaltare di nuovo
Ormai abbiamo perso dimestichezza con il prodotto

l’atmosfera è calda
Stretti stretti ci si passano vassoi e scodelle
Sì assaggiano i cibi speziati e colorati
Sì parla e si ride
io e L. siamo quasi sempre in cucina, davanti al mobiletto che la divide dalla zona pranzo e sul quale appoggiamo i piatti e le portate che poi dovranno passare di là fino in tavola

“Comunque te e L. siete una forza della natura” scrive R. il giorno dopo, “mi piacete un sacco, dovreste pensare a costruire qualcosa insieme: il successo sarebbe assicurato”

Eh sì,  non male come idea

Intanto, dopo che tutti se ne sono andati, si fa tardi, sempre io e L., a rimettere a posto

il giorno dopo, i commenti
“Cavolo L.  che lavorone che abbiamo fatto ieri – scrivo – pensa quante energie in campo, ma si muovono tutte in modo armonico e quindi senza fatica … forse gli amici apprezzano proprio questa atmosfera a prescindere dal tipo di cucina che può piacere o meno”

“E’ sempre la magia delle sere a casa tua – scrive L. – … io mi diverto sempre un monte e godo di quell’atmosfera allegra ed è un vero piacere preparare il cibo”

alla fine abbiamo spazzolato tutto ed è avanzata ben poca roba
Soprattutto i miei cannellini e la crema di cavolo nero che nessuno vuole portarsi a casa

fra i regali ho ricevuto una Smart box con eventi da studiare e poi da scegliere (con la partecipazione di F. che non è potuta venire)
una trousse da viaggio adatta allo zaino con i contenitori piccoli per i cosmetici
N. mi ha fatto un braccialetto bellissimo con le sue mani

mi piace indossare le cose che mi regalano gli amici
E un’occasione per ripensarli ogni volta

Abbiamo avuto anche il dolce, il budino vegano ai datteri e al latte di cocco e il creme caramel di mia sorella

Dopo ho ripensato anche al fatto che si stava talmente bene che nessuno ha avuto il tempo di fare foto da postare su Facebook o altrove
non avevamo nemmeno la torta con le candeline….
insomma è stata proprio una festa di compleanno particolare

Fuori dagli schemi, senza passi obbligati

Come piacciono a me
Da ricordare di sicuro

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amati libri, addio?

Mi chiedo, come si fa a separarci dai libri che abbiamo amato o che ci ricordano momenti importanti della nostra vita
Qualcuno lo sa per favore?
Me lo domando oggi perché sto provando a fare un po’ di pulito. A far respirare la casa
Non che i libri soffochino, ci mancherebbe
Ma ogni tanto rimestare un po’ nel passato e fare una cernita risistemando buttando scegliendo recuperando, male non fa
A me questo gioco apre degli sprazzi infiniti di memorie
Apro cassetti inapribili per il casino indiscriminato che contengono
ed escono volti serate sensazioni che non avrei ricordato altrimenti
Per questo gettare via spesso diventa così faticoso per me
Ma ogni tanto mi armo di coraggio e lo faccio
Oggi ho provato con i libri
Un mese fa avevo deciso di regalare la mia collezione di Julia, dal numero 1 ad oggi, almanacchi compresi, alla biblioteca della mia città
Per fortuna la maleducazione delle addette a suo tempo mi ha scoraggiato
Oggi la preziosa collezione sta esposta su uno scaffale della camera toscana senza prendere nemmeno troppo posto a dire il vero
In quel caso sarebbe stata maggiore la perdita, dei fumetti, rispetto al guadagno, di posto
Ora provo a decidere di liberare la libreria bellunese per fare ordine, far prendere aria, dare un senso ai libri accatastati negli scaffali in doppia fila
Il problema non è regalare o gettare, ma semplicemente trasferire
Eppure quando vedo certi titoli che non ricordavo nemmeno di avere mi viene immediatamente voglia di leggerli. O di tenerli li a portata di mano, per ogni evenienza
“Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla con “le leggi fondamentali della stupidità umana”
Mi ricordo subito dell’amica che me lo ha regalato in un impeto di generosità un giorno che sono passata a trovarla al negozio
E un librino piccolissimo si può tenere
“Dolomiti naturalmente” di Paolo Salvini
In toscana non me ne faccio di niente
ma soprattutto mi fa ricordare un divertentissimo viaggio in macchina con un’altra amica a indovinare i nomi in latino degli animali selvatici
Bubo Bubo, il gufo
Athene noctua, la civetta
Capreolus capreolus. .. che cosa?
Vediamo chi indovina
No troppo facile
Facciamo… rupicapra rupicapra
O meglio ancora dendrocopus major
vediamo chi lo sa
Comunque sì, si tiene anche questo
“Il metodo antistronzi: come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è” lo ho comprato anni fa durante una trasferta in un periodo pesante e doloroso, una delle tante. Magari ha funzionato anche solo stando lì nello scaffale
Non l’ho letto
Ma lo salvo, per pura scaramanzia
“La pioggia prima che cada” di Jonathan Coe non si butta e basta
Due libretti su Sarajevo, forse li ho anche già letti
Teniamoli
Curzio Malaparte, “Maledetti toscani”, “La pelle”, “Benedetti italiani”
Benedette letture da ripetere al più presto
“Fuggi Charlie Brown”, “Ho un’idea Charlie Brown”, “Ho un problema Charlie Brown”
Non sono nemmeno in discussione
basta guardare la copertina che ti mette già allegria
“L’incanto del lotto 49” di Thomas Pynchon da più parti decantato come un quasi capolavoro si meriterà la chance di una lettura, prima o poi
“La vita oggi” di Anthony Trollope fu magnificato ai tempi da D’Orrico sul Corriere della Sera
Ne fece un quasi cult
Vedremo
Intanto sta lì
Anna Negri, “Con un piede impigliato nella storia” è un regalo
“L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon, pure, e ha anche la dedica di un amico
“Settantacinque poesie” di Constantinos Kavafis, lo stesso
Francesco Piccolo, “Scrivere è un tic”, mi serve
devo averlo sempre a portata d’occhio
“L’inganno” di Philip Roth mi riporta a un’altra vita
fu un regalo mio ma chi lo ricevette non lo volle tenere
lo lesse e me lo restituì
da rileggere
vediamo se con gli anni si è imparato qualcosa
ogni libro è un ricordo
di una persona, un momento della mia vita, una situazione

Comunque, non conservo soltanto
Ho già riempito due trolley, le uniche “scatole” resistenti al peso dei libri, anche se non ricordo bene chi c’è finito dentro
Mi pare Ugo Riccarelli, “Il dolore perfetto”
Qualcosa di Ignazio Paco Taibo II e di Marcela Serrano
Qualcuno dei tanti libri già letti che non se ne andranno ma rimarranno con me, almeno finché ci sarò, solo in un’altra casa

Poi ci sono i libroni
cataloghi di mostre e di rassegne culturali
montagne, le Dolomiti, Van Gogh, gli impressionisti
Tutti i luoghi dell’Unesco
Le piante medicinali
anche quelli stanno lì belli impilati in orizzontale l’uno sopra all’altro dove una volta c’era la televisione
Finché serviranno ad Ercolino, il mio gatto, per salire sulla parte più alta della libreria e dominare da lì il suo piccolo mondo, non si spostano

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telefoni e profumi

Se avessi avuto il telefonino almeno avrei potuto fotografare. Sai che effetto rivederli tutti insieme. Da una parte il vigile a piedi che parla al telefono, sotto il suo naso una automobilista ferma al semaforo con il cellulare attaccato all’orecchio e due metri più in là una passante anche lei tutta presa da una conversazione telefonica.
La mia passeggiata stamani invece era senza accessori elettronici. Ogni tanto ci vuole. Quindi non ho potuto immortalare la scena.
Camminavo sotto un sole, alto e raro di questi tempi, riflettendo su una cosa che ho letto da qualche parte in questi giorni. Che fare la doccia calda ogni giorno, cioè, è una di quelle abitudini che ci porteranno alla rovina. In questo caso della pelle.
In effetti, riflettevo, quando ero una ragazzina non c’era proprio questa febbre della doccia tutti i giorni. Dicono che ci è venuta insieme al modello di vita americano, forse con i film, chissà.
Ricordo che da bambine mamma ci costringeva a fare il bagno, a me e alla mia sorella. Ogni quanto di preciso non saprei dire. Una o due volte a settimana, forse, sicuramente non di più.
Quando si andava ospiti rimanendo a dormire a casa di qualcuno, dei nonni, di amici, di parenti, col cavolo che la mattina ci si faceva la doccia nel loro bagno. Si ringraziava e si tornava a casa.
E la doccia, o il bagno, semmai si facevano qui.
Avrò avuto vent’anni quando ospitai giù nel seminterrato, io vivevo ancora ai piani superiori, un musicista jazz. La mattina insieme al caffè mi chiese di poter fare una doccia. Io e la mia famiglia eravamo completamente disorganizzati in tal senso. In fretta e furia recuperammo un accappatoio e mandammo l’ospite in uno degli appartamentini di là dove c’era la benedetta doccia. Ora per fortuna è anche nel seminterrato. Ci siamo evoluti.
Si ma a parte tutto, il discorso dell’usura della pelle con l’acqua calda quotidiana un po’ mi dà pensiero. E che cavolo
Un’amica un giorno ha detto che la pelle delle donne va sempre lavata con acqua fredda.
Io la doccia fredda me la sono fatta abbastanza a lungo, non quella di moda su You tube, quella vera, ma ora son tornata al tepore di quella calda e, pur non rinnegando i benefici effetti dell’acqua fredda sulla pelle mi fa fatica pensare di tornare a farla di nuovo gelata al mattino
Mentre passeggio incrocio tre turisti tedeschi, due ragazze e un ragazzo
Dall’odore che diffondono nell’aria non pare che la doccia sia uno dei loro pensieri più assillanti
Vabbè, magari sono in giro da stamattina all’alba. Ci sta
Risalgo verso casa lasciandomi alle spalle il vigile a piedi che parla al cellulare Scende una coppia un po’ bizzarra, altissimo e magro lui, tonda tra e piccola lei
Lui parla fitto fitto al cellulare e le va addosso ogni tanto mentre lei scocciata lo respinge
Buffi
La donna lascia una scia di un profumo che non esiste in natura
Io dico, ma certo profumieri a cosa pensano quando lavorano?
Incrocio un altro ragazzo
Il sole picchia forte e lui si è tolto la camicia
Anche lui a quel che sento non è un estimatore della doccia al mattino
Ma almeno avrà una bella pelle
Consolante

Fra telefoni e odori arrivo sotto casa dove mi attende la ciliegina sulla torta
Una ragazza straniera con le gambe arcuate come un centravanti della nazionale arranca con i piedi infilati in un paio di scarpe rosse zeppa e tacco 12 ma forse anche di più
Molto fini sì
Sopra alle gambe, in zona pubica, sventola una galetta nera
Magari gliela avranno spacciata per una gonna
Saltella goffa sul porfido, non so se più in difficoltà per la forma delle gambe o per quella del tacco, appesa al braccio dell’orgoglioso compagno
Gli impiegati dell’assicurazione, fuori dall’ufficio in gessato nero e sigaretta d’ordinanza, la guardano divertiti
E in effetti sì cavolo
Stavolta avessi avuto il telefonino una foto l’avrei scattata proprio volentieri

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