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i libri ritrovati

In questi giorni sto leggendo un libro che mi era stato regalato otto anni fa

È bello. Scritto bene, costruito in modo molto originale, parla di mondi che non conosco  e gira intorno a un mistero che mi pare di aver intuito non si chiarirà mai

Ho confessato alla donatrice che lo stavo leggendo ora spiegandole che, quando me lo regalo’, non era riuscito a prendermi

Lei è una persona intelligente oltre che generosa. Non credo abbia avuto niente di che restare male

In questi otto sono maturata, le ho detto, e mi piacciono anche i libri un po’ piu difficili

Quello che più mi piace però a ben pensare è ritrovare i libri perduti

Non parlo di quelli prestati e mai più tornati

Il giovane Holden, La collina dei conigli

Speranze perdute generatrici di forte fastidio

(E non è un titolo)

No, quelli ormai me li sono ricomprati ogni volta che ho capito che non sarebbero più stati restituiti

Parlo di libri bellissimi che per anni non sono riuscita a leggere

Anzi, di cui non riuscivo proprio a cogliere la bellezza

Li iniziavo e poi li lasciavo li, insensibile all’entusiasmo che li circondava

È successo con il Giardino dei Finzi Contini

giardino

Chissà perché la partita a tennis di Micol, la prima volta che ne ho tentato la lettura, mi apparve come un mero e vuoto esercizio stilistico

Ovviamente non lo era. Me ne sono accorta per fortuna anni dopo quando finalmente sono riuscita ad aprirmi ad uno dei libri più struggenti mai letti di cui ancora conservo la fragile e malinconica bellezza

E Cent’anni di solitudine? Sembra una bestemmia, lo so, o forse un vezzo un po’ snob, ma ricordo che per anni è rimasto intonso nella libreria senza che vi trovassi un solo motivo per avvicinarmi

Babbo mi consigliava di leggerlo e così molti altri

E io no, chiusa in chissà quali ritrosie dell’epoca

Poi l’ho letto, e riletto

E non importa dire altro

100anni

Poi ci furono la Versione di Barney e Una banda di idioti

Li metto insieme perché fu durante un’estate di qualche anno fa che due amiche, in occasioni diverse, mi parlarono di quei libri come di letture irrinunciabili

Li avevo entrambi a casa in Toscana e alla prima occasione li recuperai

La Versione di Barney di Mordecai Richler avevo provato a leggerla nel 2001 nel pieno dell’acclamazione italiana

Mi fa girare la testa, pensai, e lo misi via

Poi per fortuna l’ho ritrovato

In quel periodo, diversi anni dopo, vivevo una situazione simile a quella del povero Barney, accusato ingiustamente, e  la sua cinica ironia è stata per me una medicina fantastica

Infatti l’ho anche riletto (e visto il film al cinema)

barney

Una banda di idioti, di John Kennedy Toole, lo avevo comprato nel 1998 in due copie, una per me e una per un’amica, sulla scia della ristampa di Marcos y Marcos e di una recensione accattivante

Lo avevamo accantonato tutt’e due

In effetti l’inizio è un po’ pesante

Lo avevo scelto perché mi era piaciuta la storia che c’era dietro

Un ragazzo si era suicidato a 30 anni e la mamma, rimettendo a posto le sue cose aveva trovato un manoscritto. Lo aveva sottoposto a un editore e avevano scoperto un genio

Sarebbe stata già una storia bella di per sé  per un libro

E in effetti mi pare anche di aver letto qualcosa di simile, di cui però non ho che un vago ricordo

Incuriosita lo comprai. Aveva anche una bellissima copertina

Quando, anni e anni dopo, sulla scia dell’entusiasmo dell’altra amica, l’ho finalmente letto, ho scoperto un libro intelligente appassionante e super divertente

Peccato per il suo autore

idioti

Quello che sto leggendo ora invece non ricordavo nemmeno che esistesse

Ancora una volta vittima della mia chiusura mentale, lo avevo riposto fra gli altri libri bollandolo come illeggibile dopo un superficiale tentativo di qualche anno fa

Curiosando fra gli scaffali di casa l’ho rivisto e stavolta mi ha colpito

Ho pensato alla persona che me lo aveva donato

Intelligente sensibile spiritosa

Ci doveva essere per forza qualcosa che non ero riuscita a cogliere

Un giro su internet mi ha confermato che esiste addirittura una schiera di fan dell’autore,  morto prima della pubblicazione del volume, tanto che il seguito è rimasto incompiuto

Peccato, chissà se avrebbe mai svelato il mistero dello scrittore fantasma, Benno von Arcimboldi

Per il momento direi che la soluzione non importa. È il mistero ad alimentare la storia. Ovvio

In ogni caso mi godo la lettura di un altro libro ritrovato

Il titolo è 2666 di Roberto Bolano (con la virgoletta spagnola sulla enne)

2666

Spero sia l’ultimo scherzo del genere che mi faccio

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Chi è Charlie? Obiettivo raggiunto

Sì,  direi proprio che l’obiettivo del concorso per blogger e giornalisti “Chi è Charlie?” è stato raggiunto

Quello che mi interessava era consegnare i miei quattro Charliehebdo comprati a Parigi a chi interessassero veramente
Per questo mi è venuta l’idea di stanare i possibili vincitori con un concorso di scrittura

È stato un contest un po’ così,  lanciato fra pochi intimi, con inviti un po’ pasticciati,  indirizzati anche a chi non interessava affatto (come sempre capita, peraltro)
Probabilmente sono rimasti fuori altri che avrebbero partecipato volentieri

Fatto sta che avrei potuto fare di meglio

La cosa però è stata interessante e sicuramente rappresenta un’occasione per un buon esercizio di scrittura e di riflessione

Allora ho pensato di trasformare un concorso occasionale in un appuntamento più o meno fisso

Troveremo altri argomenti e chiederemo interventi a chi ha voglia di scrivere e di mettersi in gioco

Al “Chi è Charlie?” sono arrivati in tutto sette articoli, uno anche fuori tempo massimo

Per me, anche se l’adesione è stata bassa, è stata però una bella soddisfazione

Per tanti motivi

Perché sono state scritte delle cose belle e interessanti

Perché hanno partecipato anche persone che scrivono raramente “in pubblico”

Perché chi ha scritto mi ha fatto una bella sorpresa in ogni caso

Perché si sono messe in contatto persone che prima non si conoscevano

Alla fine è stato un po’ come essersi trovati a cena a un grande tavolo, in undici, i sette concorrenti e i quattro della giuria, a parlare di un argomento che interessava tutti

E chissà che una volta o l’altra non ci troviamo davvero tutti intorno a un tavolo a bere, mangiare e discutere

La mia disorganizzazione oltre che negli inviti si è vista anche nella pubblicazione

Anche lì un bel caos fra i miei blog e la bacheca facebook

Prometto che cercherò di fare di meglio

Aprirò un blog apposito in cui inserirò i post di Charlie, anche i due finora non pubblicati se gli autori mi daranno l’ok,  e dove troveranno il loro spazio tutti i contributi del futuro

Sarà un blog, me lo auguro, in cui si leggeranno opinioni originali e qualificate sui fatti che accadono, sugli argomenti più interessanti e spinosi dell’attualità

Fatemi proposte, intervenite,  partecipate

Facciamone un laboratorio, un’officina del pensiero

Son sicura che ci divertiremo e ne verrà fuori anche qualcosa di buono

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il punto di rottura

per andare a Parigi prendiamo il treno. ho già fatto lo stesso viaggio nemmeno due anni fa, Venezia-Parigi, Parigi-Venezia in cuccetta, e l’ho trovato molto comodo. anche perché scendi in centro, alla Gare de Lyon, senza doverti preoccupare di check in, navette e tutto quanto
all’andata la cabina da sei è piena. Ci siamo noi due, una giovane senegalese in carne, una donna africana di non so dove ma più scura e con la testa avvolta in una fascia nera, e due francesi poco cordiali
poco male. Loro salgono tutte a Milano e noi ci siamo già sistemate in cuccetta dopo aver cenato. Avevamo fantasticato su chi avrebbero potuto essere le nostre quattro compagne di viaggio “milanesi” e non ci avevamo azzeccato per niente. Non erano le quattro amiche che andavano a far shopping a parigi nel week end che pronosticavo io né le quattro teenager casiniste munite di cuffiette e iPhone immaginate dalla mia amica.
Quella notte non abbiamo dormito molto bene, faceva caldissimo e noi eravamo un po’ nervose. Ma quando siamo scese alla gare de Lyon ha prevalso l’effetto parigi. E la notte un po’ così è stata subito dimenticata. Specie dopo che ci siamo bevute due spremute di arancia e un caffè per 12 euro
al ritorno non ci abbiamo provato nemmeno ad immaginare chi potevano essere le nostre compagne di viaggio
Anche perché le avremmo viste subito, visto che sarebbero sicuramente salite a parigi
la prima ad entrare nella cabina è stata una signora africana, scura di carnagione, di una certa età con le gambe lunghissime e la testa avvolta in un turbante di maglia
Poi arriva una ragazza marocchina, fatima, con due valige enormi e pesanti come il piombo. Mi offro di sistemarle sulla rastrelliera, così per non incasinarci lo spazio esiguo, e manca poco ci perdo il braccio sinistro
poi arriva una ragazza più giovane, scura di pelle ma dalla tonalità ambrata, capelli crespi tirati lisci
non ha nemmeno una valigia. 1000 punti
non vuole stare nella cuccetta bassa e scambia quella in alto con me. 2000 punti
Ha un problema. Trovare una presa per ricaricare il telefonino
i vagoni sono preistorici e non c’è nessuna presa
forse in bagno ma devi stare li, non puoi abbandonare l’iphone
“Ci passo anche tutta la notte se devo ricaricare”
Ecco, brava
Nessuno è perfetto
(più tardi comunque li perderà tutti di un botto quei punti)
l’aria è tranquilla, amichevole. Si preparano le cuccette, si distribuiscono lenzuolini e piumini per la notte
insomma, quel clima un po’ da gita scolastica è salvo
teniamo la cuccetta di mezzo ancora abbassata per il tempo di cenare
ed è allora che accade tutto e tutto cambia
Le tre parlano fra sé un po’ in italiano un po’ in francese
io non faccio caso a quello che dicono quando a un tratto la mia amica, girata verso di me, fa: “Ecco, io non intervengo. Faccio finta di niente. Non ho voglia di discutere”
“Quello che mi dispiace è che ci sono andati di mezzo degli innocenti – sta dicendo capelli crespi stirati – e questo non è giusto”
trattengo il fiato mentre la ascolto
“loro dovevano aspettarselo – continua – hanno provocato profeta Maometto. Ma gli altri non c’entravano nulla”
gelo
Continua a spiegare la sua teoria ammettendo che magari non era proprio necessario ammazzarli, prima si poteva provare a dialogare
però avevano provocato profeta Maometto e quindi dovevano aspettarselo
“Il fatto è che sono stati uccisi due arabi – interviene fatima – e alla fine ad ucciderli è stato un francese. Eh si è andata proprio cosi”
dice qualcosa anche la signora anziana, con voce concitata
Ma non capiamo quale sia la sua posizione
Io mi ero illusa che rimettesse al loro posto le due tipe
Ma è più probabile il contrario
Quello è stato il punto di rottura
da allora è cambiata l’atmosfera nella cabina
in quei quattro metri cubi dove ci dividevamo il posto e l’aria in cinque
ma è cambiato anche qualcosa dentro di me
la consapevolezza di una divisione culturale profonda e insanabile fra due mondi che guardano orizzonti diversi
una frattura che non avevo percepito così diffusa e radicata nemmeno dopo l’undici settembre o con gli attentati di Londra e Madrid
quelle tre donne non apparivano a un occhio eaterno come musulmane
vestivano all’occidentale, jeans e maglietta, e non portavano alcun velo
(A parte l’anziana africana con turbante in maglia, ma quello è un altro discorso)
eppure non riuscivano a condannare l’attentato a charlie hebdo
a condannare semplicemente il sangue inutile, la violenza gratuita
un attentato immenso per quanto è stata spropositata la “punizione ” rispetto alla “colpa”
io e la mia amica continuammo a sgranocchiare alghe essiccate acuendo ancor più le differenze culturali in quella cabina
Fatima mangiava un panino quasi da “infedele”
alla stazione di Parigi non c’era cibo che rispettava le regole halal
capelli crespi stirati invece si era procurata un vassoietto di gnocchi al ragù dall’aspetto niente affatto invitante
Ma tant’è
l’anziana col turbante sbocconcellava qualcosa di invisibile che prendeva da un sacchetto di carta nella borsa
Ma non era quello il problema
Se non ci fosse stata la sferzata di gelo di quei discorsi sarebbe potuto continuare il clima da gita scolastica
ma ormai era tutto cambiato
quando piu tardi scesi dalla cuccetta indossando le ciabattine di plastica per andare in bagno fatima provò a scherzarci su
Ma l’effetto che ottenne con il tono che virava sull’acido fu solo quello di farmi sentire come mi vedeva realmente
Una privilegiata dalla vita dannatamente comoda
Che si mette addirittura le ciabattine in treno
Mica come lei, badante a un anziano e cameriera in pizzeria per tirare su da sola tre figli
Ed era una frase detta probabilmente per ricucire
ma ormai era impossibile
Quella notte dormimmo meglio rispetto all’andata
capelli crespi stirati non passò tutto il tempo in bagno a ricaricare il cellulare, anche se lo uso’ abbondantemente
Fatima prima di addormentarsi ascoltò per un bel po’ musica araba al telefonino
(“Dormi? Scusa, volevo verificare che non ti fossi addormentata con la luce accesa”)
l’anziana non disse più una sola parola
Pian piano le compagne di viaggio scesero dal treno. fatima a Milano, l’anziana a Brescia
Capelli crespi stirati purtroppo solo a Padova, così dovemmo stare nello scompartimento con lei, che era sempre più nervosetta nonostante la batteria ricaricata, quasi per tutto il viaggio
Dopo mi è venuto anche il dubbio sulle valige
Fatima era stata a parigi da dei parenti per dieci giorni e aveva due bagagli pesantissimi (ho avuto il muscolo del braccio sinistro stirato e indolenzito per quasi dieci giorni)
ho pensato che chiunque può portare quello che vuole dall’Italia al cuore di Parigi senza alcun controllo
mi dicono che questi sono gli accordi di schengen
ok, ma se vai in aereo ti controllano col metal detector anche sui voli nazionali
Un po’ di uniformità non guasterebbe
al mattino un uomo di colore grande e grosso nella cabina accanto alla nostra ha ascoltato per ore, anche lui, musica araba ad alto volume
poi finalmente è sceso
io fino ad oggi, ad ogni viaggio, mi cantavo quella canzone di de Gregori interpretata dalla Mannoia
“Perché viaggiare non è solamente partire, partire e tornare
Ma è ascoltare la lingua degli altri, è imparare ad amare”
Ripensando a questo viaggio in treno invece mi è venuta piu in mente Titanic
Anche se è sempre di de gregori
“La prima classe costa mille lire. la seconda cento. la terza dolore e spavento”.
Pensare che due anni fa le nostre compagne erano parigine che andavano a Venezia a vedere la biennale
Forse abbiamo solo sbagliato il periodo
Ma piu probabilmente sono solo cambiati i tempi
inevitabilmente
(Soldato scelto di una guerra perdente, dice ancora la Mannoia. Ma spero solo che il mio pessimismo sia un po’ esagerato)

Je suis une journaliste

per andare a Parigi prendiamo il treno. ho già fatto lo stesso viaggio nemmeno due anni fa, Venezia-Parigi, Parigi-Venezia in cuccetta, e l’ho trovato molto comodo. anche perché scendi in centro, alla Gare de Lyon, senza doverti preoccupare di check in, navette e tutto quanto

all’andata la cabina da sei è piena. Ci siamo noi due, una giovane senegalese in carne, una donna africana di non so dove ma più scura e con la testa avvolta in una fascia nera, e due francesi poco cordiali

poco male. Loro salgono tutte a Milano e noi ci siamo già sistemate in cuccetta dopo aver cenato. Avevamo fantasticato su chi avrebbero potuto essere le nostre quattro compagne di viaggio “milanesi” e non ci avevamo azzeccato per niente. Non erano le quattro amiche che andavano a far shopping a parigi nel week end che pronosticavo io né le quattro teenager casiniste munite di cuffiette…

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cercando Charlie

charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi… tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu ti senti come se avessi azzeccato la parola d’ordine per entrare nel loro mondo
in questi giorni chiedere charlie in edicola, se non sei francese, è un po’ come dire: siamo con voi
È come tirare un filo invisibile che ci unisce tutti quanti e ci fa sentire tutti ugualmente feriti e colpiti dallo stesso attentato
è un modo di dire: io non ho dubbi, scelgo la libertà. Di stampa, di espressione, di essere ciò che noi siamo
Come le folle del Jesuischarlie nelle piazze
ecco

Domenica, secondo e ultimo giorno a Parigi, ci riprovo

Metto la sveglia alle 7.30 contando di essere all edicola di Place d’Italie, la più vicina all’albergo, per le 8, pronta a fare la fila con i parigini

Ma alle 6 sono già sveglia e alle 6.30, nel buio pesto, sono in strada

Parigi è deserta
vicino all edicola, chiusa anche se illuminata, qualche tassista semi addormentato

Aspetto in piedi stringendomi nel piumino

Dopo qualche minuto non sono più sola
basta un gesto del tipo anche tu qui per charlie e l’uomo si avvicina
Sulla quarantina o più, indossa un basco alla francese
Viene da bordeaux, dice
E ha già girato un bel po’ di edicole in cerca di charlie
Visto che la nostra non accenna ad aprire mi guida in un tour improvvisato del XIII arrondissement

Non siamo fortunati
Tutte le edicole nell’arco di un chilometro in tre o quattro direzioni diverse sono chiuse
Ci chiediamo a che ora apriranno, se apriranno
Devono aprire, dice il francese, altrimenti dove si comprano i quotidiani

Nemmeno i ragazzi della nettezza urbana ci sanno indicare un orario preciso
In genere aprono presto
a quest’ora, sono le sette, dovrebbero già essere aperte
niente da fare
anche i bar della zona tardano a tirar su le saracinesche
Mentre le vie pian piano si animano al passaggio di qualche lavoratore mattiniero
il cielo è sempre nero, fa un po’ freddo
Il francese mi mostra il meteo sul cellulare: 1 grado

camminiamo di edicola in edicola, da un boulevard all’altro fino alle 8
In Place d’Italie il chiosco è sempre chiuso

Direi che può bastare, per stamani
intanto il cielo si è schiarito e fa anche un po’ più freddo
Torno in albergo mi faccio una doccia bollente e mi rimetto sotto le coperte
ma è già tempo di preparare i bagagli, far colazione e uscire di nuovo

Sul boulevard Gobelins anziché girare a sinistra per Place d’Italie decido di fare una deviazione a destra, verso una delle edicole visitate poco prima, così, per avere una chance in più
È aperta, c’è una piccola fila
ma solo uno degli uomini che mi precede compra Charlie
Quando è il mio turno ne chiedo venti copie
Ce ne sono dieci, dice l’edicolante
Va bene lo stesso, merci
Scusi ma a che ore aprite la domenica?
Alle otto
Ah, perfetto

Sono le 10.22, cammino su un boulevard di Parigi trascinando il mio trolley e con in mano una busta piena di Charlie

non stiamo troppo a sottilizzare
Direi che l’obiettivo è stato raggiunto

Je suis une journaliste

charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi. .. tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu…

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la vetrina di Gallimard

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti
Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via della non violenza di Gandhi e, a introdurre il tutto, una pila di copie a due euro del trattato sulla tolleranza di Voltaire

E un messaggio chiaro e coraggioso quello di Gallimard e colpisce dritto al cuore
ricorda la strage e onora i morti, perpetuandone l’opera
(Sì lo so che fra le vittime non c’erano solo i vignettisti. Ma loro ne erano l’obiettivo, e anche gli altri che sono stati uccisi rimarranno legati per sempre ai loro nomi)
Allo stesso tempo richiama le radici della cultura francese, il secolo dei lumi, la rivoluzione per la liberte’, legalite’, la fraternite’, alla luce delle quali invita a considerare e conoscere il mondo islamico
E’ un messaggio raffinato, evoluto, che non indulge alla vendetta né cade nella facile trappola della contrapposizione fra i due mondi attualmente contrapposti. L’occidente e l’islam.
invita a conoscere, approfondire
e a tollerare
nel modo più intelligente, aprendo le finestre della conoscenza, della cultura e del dialogo
La memoria si srotola veloce accompagnata da quel nome, Gallimard, abbinato alla grande cultura francese.
Proust, Gide, Yourcenar, Ionesco, Simenon, Sartre, Artaud, Celine, Duras e l’ultimo nobel Modiano.
E anche a quella italiana. Ungaretti, Pirandello, Svevo, Levi, Pavese, Bassani, Malaparte, Buzzati, Fenoglio, Moravia, Calvino, fino a Tabucchi, Baricco, De Luca, Crepax e Pratt.

“Il valore primario dell’occidente è la libertà – ricorda Eugenio Scalfari in un editoriale su Repubblica – libertà di espressione, di religione, di movimento migratorio e di comportamenti”
l’attentato a Charlie Hebdo ha colpito il cuore di questo sistema
il sarcasmo, l’ironia, lo sberleffo
la libertà massima, quella del giullare, del comico, del vignettista
la voce del bambino che dice “Il re è nudo” mentre gli ipocriti ne osannano le vesti facendo finta di non vedere
“L’ora è tragica, – scrive le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino, – ridiamo”
chi pensa che Charlie se l’è meritato, che i giornalisti non avrebbero dovuto più disegnare le loro vignette intimoriti dalle minacce, ha già rinunciato a questi valori
L’attentato a Charlie, al di là del numero dei morti, ha colpito proprio questo
la libertà d’espressione, la tolleranza, la capacità di ridere anche sulle cose più serie
un bene impalpabile, ma reale, frutto di secoli e secoli di evoluzione sociale
Liberté assassinée era il titolo del Figaro, il giorno dopo
Il potere del simbolo è maggiore di quella delle singole vite umane
non è un mio pensiero, è un dato di fatto
Il 28 giugno 1914, nell’attentato di Sarajevo, morirono “soltanto” l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie
ma come conseguenza scoppiò la prima guerra mondiale
Per tutti questi motivi, ma anche per altri, davanti alla vetrina di Gallimard non sono riuscita a trattenere due lacrime
Le Canard enchainé scrive: Message de Cabu: “Allez les gars, ne vous laissez pas abattre” (Cabu, uno dei disegnatori uccisi: “Andiamo ragazzi, non lasciatevi abbattere”)

Je suis une journaliste

galli

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

galli2

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

galli4

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti

Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via…

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Non è facile essere charlie

Je suis une journaliste

Ho aperto questo blog, jesuisunejournaliste, un po’ di tempo fa. Intento autoironico (New York Times compreso che era la foto in alto dove ora però ho messo i tasti della macchina da scrivere). Qualcuno nel mio mestiere si prende fin troppo sul serio. Secondo obiettivo: collezione. Un comodo faldone volante dove conservare alcuni articoli scritti nel tempo che volevo tenere da parte. Una sorta di cartella dei ritagli. Nemmeno troppo pubblico ne’ pubblicizzato perché non credo proprio che quegli scritti, apparsi su stampa iper locale, tanto tempo fa, possano essere d’interesse per i più.

Per me una piccole raccolta colorata fra tanti articoli di cronaca nera che, al contrario, non amo conservare.

Stamani, mentre dividevo i vestiti bianchi da quelli colorati per il bucato e la mente vagava sugli avvenimenti di questi giorni, mi sono venuta in mente.

Jesuischarlie jesuisunejournaliste Jesuischarlie journaliste charlie

Quando scelsi il nome del blog, a…

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cronache da una città anestetizzata

“Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”
Lev Tolstoj

piazza2

torno da Parigi un lunedì mattina e dopo una doccia e un pranzo veloce vado al lavoro
passando da piazza Duomo vedo che finalmente è stata chiusa la pista di pattinaggio
finalmente la smobiliteranno
siamo in pieno centro storico, la piazza è centrale, antica, ricoperta di porfido
mi sembra superfluo spiegare il perché, finalmente
è il 19 gennaio

finito il breve viaggio, la routine riprende il sopravvento
casa, lavoro, casa
attraverso piazza Duomo due volte al giorno e la pista da pattinaggio è sempre là
una volta di notte sento un gran rullare di motori
forse la stanno smontando
il mattino dopo ci sono dei camion, operai che lavorano
finalmente

dopo alcuni giorni qualcosa è cambiato
sono spariti i capannini di legno, è stato tolto lo strato di ghiaccio ma rimane la pista di sabbia, con intorno i mucchi di neve e alcuni sacchi di plastica nera

il 6 febbraio pubblico la foto su facebook con un commento ironico
“Mica male… una discarica in piazza Duomo! Quantomeno è un’idea originale. Innovativa, direi”

Qualcuno commenta anche
allora la cosa interessa…

piazza1

il 9 febbraio torno alla carica
ormai è una questione di principio
“No, non è sempre la stessa foto. È sempre la stessa piazza. Una discarica cioè”

“taggo” anche il sindaco e l’assessore tabacchi

piazza

Il giorno dopo, 10 febbraio, cambia ancora qualcosa

“Dopo 23 giorni qualcuno si è accorto della discarica e ha fatto togliere i sacchi neri e l’immondizia. .. certo rimane la sabbia ma non si può pretendere tutto e subito. Intanto anche il PD si è svegliato e ha indetto una conferenza stampa proprio per oggi e proprio lì davanti… ah per chi non lo sapesse il luogo si chiama piazza duomo e si trova a Belluno, la città della qualità della vita”

piazza4

l’11 febbraio esce l’articolo sulla stampa
soprattutto sul Gazzettino, il giornale per cui lavoro, mentre nei giorni precedenti il caso aveva avuto risonanza sulle tv locali

ricapitolando
la pista di sabbia è sempre lì
il sindaco ha spiegato che è ghiacciata e che toglierla ora causerebbe la distruzione del porfido
Restiamo in attesa del disgelo
magari il prossimo anno pensiamoci un pochino visto che quassù il gelo d’inverno è abbastanza normale

Però rifletto
È stato necessario pubblicare una foto su facebook perché il sindaco facesse togliere i sacchi neri di plastica (precisando che non era immondizia, ma la guaina)
È stato necessario anche perché l’opposizione notasse ciò che aveva davanti agli occhi ormai da giorni e convocasse una conferenza stampa per denunciare la situazione

“E’ tutto normale” avevano risposto in Comune a una giornalista del Gazzettino la settimana prima

per chi non lo sapesse
piazza Duomo a Belluno è il cuore della città
Vi si arriva con le scale mobili del posteggio di Lambioi
ci sono il Comune, la Prefettura, la Provincia
poco più avanti le Poste

Possibile che si siano già tutti abituati?
E intanto i giorni sono 24…

2 commenti

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