le cose cambiano

Direi che ormai e’ deciso e non si torna indietro
D’altra parte non e’ da poco tempo che ci penso
Presto qui saremo in due

Non sara’ facile, almeno all’inizio
Dovro’ fare dei cambiamenti alla casa, dedicare spazi al nuovo arrivo e gestire al meglio il poco tempo a disposizione
Mamma e’ gia’ stata incaricata di procurare gli accessori
Saranno il prossimo regalo di pasqua
Finalmente, una volta che ho le idee chiare su quel che voglio, e anche con un certo anticipo
Alcune amiche, messe a conoscenza della novita’, si sono gia’ offerte di aiutarmi, di insegnarmi e trasmettermi la loro esperienza
Non che sia proprio a zero, intendiamoci
E’ l’ambiente che e’ diverso stavolta pero’

Vuoi mettere la differenza fra la campagna e l’appartamento in citta’ in pieno centro senza nemmeno un terrazzino?
Son particolari questi di cui, se decidi di prendere un animale da compagnia, devi tener conto

Ecco. La notizia e’ questa
Che dopo tutto questo tempo in casa da sola prendero’ un gatto
Un gatto si’
La bestiolina non e’ ancora stata individuata, anzi, direi che forse non e’ nemmeno nata
Perche’ dovra’ arrivare dopo pasqua
Quando la casa sara’ pronta e avra’ i suoi spazi
E poi anche perche’ sara’ primavera e la vita che si risveglia nella natura segnera’ anche l’arrivo di una nuova vita

Allora, vediamo un po’
Devo pensare a dove mettere la cassettina con la sabbia
In bagno non c’e’ tanto spazio
La metterei nella stanzetta guardaroba sotto la finestra accanto all’armadio rosso
Posizione raccolta, privacy garantita ma facile da pulire
Chissa’ se ci sono delle cassettine con le sponde alte
Se penso al micio di casa in toscana e a quanto raspa su quella sabbietta un po’ mi viene male…
Acqua e cibo in cucina fra il frigo e il forno, sperando di non inciamparci
Oppure sotto il tavolincino sotto alla finestrella separe’
Si’ mi pare meglio
Staremo a vedere
La cuccetta stara’ in salotto
Cosi’ quando mi stendo sul divano a leggere potra’ rilassarsi accanto a me
Si’ lo so che poi andra’ dove gli pare, non e’ mica la prima volta che prendo un gatto
E’ che fino ad ora li ho sempre avuti nella casa in campagna
Anzi, il primo, Freeday, lo presi a San Gimignano alla Rocca, che ancora si stava in Campolungo
Ma il trasloco era ormai imminente
E quando uno si trasferisce in campagna minimo minimo prende degli animali
Lo scoglio del cane fu un po’ più difficile da superare, poi arrivarono anche quelli
Ma intanto mi aprii la strada con il gattino grigio portato a casa nella borsa di vimini tornando in motorino
Era sicuramente la primavera del 1982, o forse l’anno prima
Gia’, chissa’

Ora il problema e’ che il gattino dovra’ adattarsi a stare in casa e questo e’ il motivo per cui fino ad oggi ho sempre esitato a prendere un animale
Un cane e’ impossibile, tenuto conto degli orari di lavoro
Con un gatto la vedo gia’ più facile

Poi c’e’ da dire che ho appena finito di leggere Se una notte d’inverno un gatto… Di Denis O’Commor, prestatomi da un’amica, e probabilmente quello e’ stato il colpo finale
Anche se il fantastico Toby Jug del libro in realta’ scorrazza fra alberi giardini e campi sconfinati in piena liberta’
Il mio gattino invece dovra’ accontentarsi di stare fra le quattro mura di casa

Non so nemmeno se le visite in toscana che fara’ inevitabilmente con me gli faranno bene
Vivere in cattivita’ forse non e’ impossibile ma dopo aver assaggiato la liberta’ diventa sicuramente più difficile
Magari pensera’ ai viaggi in toscana come alle sue vacanze

Comunque, io ho gia’ espresso la mia preghiera
Che arrivi un gattino, non importa il sesso (tanto verra’ sterilizzato) ne’ il colore
L’importante sara’ il temperamento, che dovra’ essere pacifico e con spiccata attitudine casalinga
Un gatto che si sappia accontentare di quel che trova
E che non soffra troppo per la mancanza di verde di uccelli e di topi
Che mi accolga quando rientro la sera dal lavoro e mi faccia compagnia quando sono a casa da sola
E che mi porti quel contatto con la natura, con il mondo animale che tanto bene fa a tutti gli umani

Da parte mia avrà tutto quello che gli serve per esser felice, cibo, casa affetto e coccole

Di tutto il resto ne parliamo poi

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… e tutti gli altri libri del 2013

eh no, non è ancora finita
d’altronde se l’anno scorso ne ho letti 135 mica posso cavarmela con una classifichetta, per quanto multipla, che ne contiene sì e no una sessantina scarsa….
anche perché il principio, per me, è sempre quello
se leggo un libro significa che mi piace altrimenti non ho problemi, nel caso la lettura non scorra, a fermarmi e ad abbandonarlo
diversi hanno fatto proprio quella fine lì

tutti quelli che ho letto fino in fondo significano qualcosa per me
anche solo il fatto di aver assorbito qualcosa di chi l’ha scritto

adesso farò un rapido excursus dei libri rimasti fuori dalla prima classifica di quelli che ho letto nel 2013
qualcuno potrebbe pensare che stia gonfiando le piume facendo sfoggio di una presunta cultura da club degli editori
faccia pure
nessuno è obbligato a leggermi
se qualcuno ha voglia di scambiare esperienze ed opinioni ben venga, quello dei libri è sempre un ottimo argomento di conversazione
il blog però serve prima di tutto a me, ad aiutarmi con la mia memoria ballerina e a fare il punto delle mie cose
stop
tutto il resto è qualcosa in più

ciò detto passo all’elenco disordinato degli altri libri (ma non tutti) letti nel 2013

Il corpo umano di Paolo Giordano, è stato il primo letto sul reader nei giorni di Natale
bello, mi è sembrato il segno della maturazìone dello scrittore dopo il sopravvalutato La solitudine dei numeri primi che secondo me aveva gli ingranaggi ancora un po’ da oliare
Paolo Giordano lo avevo incontrato poche settimane prima in un bar di Belluno
Gli dissi che la mia mamma aveva molto apprezzato il suo libro
“ma tu non l’hai letto?”
“non ancora”
dopo, avrei avuto un bel po’ di domande da fargli

poi c’è stata la scoperta di Non tutti i bastardi sono di Vienna opera al momento unica di Andrea Molesini, molto molto interessante a livello storico e anche geografico visto che si svolge fra il basso Bellunese e l’alto Trevigiano

potevo non leggere qualcosa del premio Nobel Alice Munro? l’ho fatto con i racconti Il percorso dell’amore

poi c’è stato La cerimonia del massaggio di Alan Bennet, quello di Nudi e Crudi, un libriccino pungente e sarcastico

mi sono divertita con la saga dell’aspirante anatomo patologa Alice Allevi di Alessia Gazzola con Sindrome da cuore in sospeso, l’Allieva e Un segreto non è per sempre

ho salutato il gradito ritorno dell’ispettrice Pedra Delicado di Alicia Gimenéz Bartlett con Gli Onori di casa

l’ultimo immancabile commissario Montalbano, Un covo di vipere, dopo Una voce di notte, di Andrea Camilleri

una simpatica scoperta, Più o meno alle tre di Andrej Longo, che raccoglie tante piccole storie napoletane che si verificano contemporanea alla tragedia dell’11 settembre 2001 di New York

di Turista per caso, di Anne Tyler, tanti e tanti anni fa avevo visto il film con William Hurt e Geena Rowlands, quello in cui lui scriveva guide turistiche e lei addestrava cani. il libro è molto meno glamour e molto più triste ma molto bello

La donna che collezionava farfalle di Bernie McGill una saga familiare dell’Irlanda del Nord recitata a più voci

Lezioni di tenebra di Enrico Pandiani, quello di Les italiens, sempre velocissimo e sempre più “cattivo”

Il romanzo irresistibile della mia vita vera di Gaetano Cappelli. Era da un po’ che avrei voluto leggerlo e son contenta di averlo fatto

Il suicidio perfetto di Franco Matteucci, è una storia che colpisce e che si fa leggere tutta d’un fiato. E si fa ricordare

Biscotti e sospetti di Stefania Bertola, è un giallo “leggero”
Niente vacanze per l’ispettore Morse di Colin Dexter leggero lo è un po’ meno ma si fa leggere molto volentieri

Il giovane sbirro di Gianni Biondillo è veloce e sincopato. In un solo romanzo forse ce ne stanno almeno quattro o cinque

La casa di ringhiera di Francesco Recami, simpatico e divertente, per quanto molto ma molto caustico

poi c’è stato ancora qualche Scerbanenco, Dove il sole non sorge mai e Annalisa e il passaggio a livello con la sua prosa essenziale e il racconto tagliente e affilato come una lama

Camilla nella nebbia e Camilla e i vizi apparenti (decisamente meglio questo dell’altro) di Giuseppe Pederiali, storie gialle della bassa padana

e poi il mio amato Jonathan Coe, con La casa del sonno e i Terribili segreti di Maxwell Sim, che ancora mi mancavano

Loriano Macchiavelli, con l’Ironia della scimmia per farsi un giro nei sotterranei di Bologna

il sempre più cupo Marco Vichi con la Forza del destino

L’ira funesta di Paolo Roversi
Mendel dei libri di Stefan Zweig

In carta, prestato, ho letto il libro di Matteo Corona Nelle mani dell’uomo corvo, una storia bellissima e super terribile che fa stringere il cuore e tutto il resto ma che è frutto sicuramente di una bella penna e di un grande cervello

dopo tanti omicidi, morti strane, indagini e tragedie, ci voleva qualcosa per stemperare un po’….

Piccole confusioni di letto di Emily Giffin, Le ricette segrete della cucina dell’amore di Melissa Senate e Sognando Park Avenue di Tinsley Mortimer
nessuno di questi concorrerà al Premio Pulitzer però è stato piacevole sciogliersi con letture un po’ frivole
è come per uno a dieta rigida entrare in una pasticceria
ogni tanto uno strappo si può

ah, a proposito di Pulitzer
il libro di Agassi in realtà lo ha scritto J.R. Moehringer, premiato per Il bar delle grandi speranze
Agassi si è rivolto a lui proprio perché era rimasto colpito dal suo libro e voleva qualcuno che ricreasse la stessa atmosfera per il suo
poi Moehringer non ha voluto esser citato perché la storia era troppo quella di Agassi e la spiegazione viene data solo alla fine dallo stesso Andre
io ho provato a leggere il libro ispiratore ma non ne son stata presa fin da subito come per Open
non posso dire che sia fra quelli senza chance
no, di sicuro nel corso dell’anno ci riproverò

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2013, un anno pieno di libri

Di rado è solo chi ama leggere.
Giovanni Soriano, Maldetti. Pensieri in soluzione acida, 2007

un anno fa, per il Natale 2012, nonostante la mia strenua opposizione, mi è stato regalato un lettore ebook
da allora ho letto 135 libri (esclusi quelli in carta, ma saranno stati sicuramente meno di dieci)

due i titoli che mi sono rimasti nel cuore e che consiglierei a chiunque volesse un bel libro da leggere

1 – Rosa Candida, un piccolo delicato gioiello di una scrittrice islandese, Audur Ava Olafsdottir, è forse il mio preferito
dico forse perché tanti sono stati gli autori che ho scoperto, che mi hanno fatto ridere, piangere o che mi hanno semplicemente divertito o commosso (hai detto niente…)
ma questo piccolo libro mi ha anche stupito, per lo stile di scrittura, per la semplicità della narrazione e la profondità dei temi trattati

2 – Open. La mia storia, di Andre Agassi. Non amo le autobiografia ma di questo libro ho sentito parlare con entusiasmo da chiunque lo avesse letto. Così l’ho fatto anche io e mi sono lasciata appassionare tanto che mentre si avvicinava la fine pensavo con tristezza alle mie giornate senza la compagnia di Andre e della sua storia.

Poi ci sono state le scoperte di autori dei quali mi sono innamorata a tal punto da leggere tutta la loro produzione.

3 – Delitto a Stoccolma è soltanto il primo dei libri di Liza Marklund con protagonista la giornalista Annika Bengzton che ho letto. Mamma me lo aveva consigliato una decina di anni fa ma non mi era mai capitato di leggerlo. Dopo Delitto a Stoccolma mi sono lanciata in una impegnativa full immersion da Studio Sex a I Dodici sospetti, al Testamento di Nobel, Il Lupo rosso, Freddo sud, Linea di confine e Finché morte non ci separi. Ne manca solo uno, Paradiset, non tradotto (chissà perché) in italiano. Le storie sono appassionanti e spesso mozzafiato, specialmente se ci si affeziona ad Annika, che si infila in certi casini che te la raccomando. Inoltre rappresentano un mondo giornalistico, raccontando la vita della redazione di un grosso quotidiano di Stoccolma, che non si discosta molto da quello italiano.

4 – Tempesta solare di Asa Larsson, tanto per rimanere in Svezia. In realtà questo libro lo avevo già letto anni fa ma senza ricordarlo tanto drammatico. Mi sono fatta convincere da un’amica a rileggerlo per affrontare la successione delle altre puntate: Il sangue versato, Sentiero nero, Finché sarà passata la tua ira e (questo devo ancora leggerlo) Sacrificio a Moloch. La protagonista è un avvocato, Rebecka Martinsson. Anche lei come la giornalista Annika di Liza Marklund, con la quale ha molti punti di contatto, si trova sempre invischiata in casi limite. Anche in questa serie la fantasia criminale svedese non delude.

5 – Una bella scoperta, quella del Commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni. Il poliziotto, le cui storie sono ambientate a Napoli in piena epoca fascista, e’ caratterizzato dal Fatto. Il Fatto e’ che lui vede i morti di morte violenta cristallizzati nell’ultimo istante della loro vita. Il giorno dei morti, Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, suddivisi in autunno, inverno, primavera e estate del commissario Ricciardi, sono il primo imperdibile quartetto di libri, cui seguono Per mano mia e Vipera.
Dello stesso autore sono appassionanti anche i libri con protagonista un altro investigatore, l’ispettore Lojacono, stavolta ambientato ai giorni nostri, Il metodo del Coccodrillo e i Bastardi di Pizzofalcone.

6 – Sane e toscanissime risate, dopo tanta tristezza, quelle fatte grazie a Marco Malvaldi. Il primo libro che ho letto è stato Odore di chiuso. Poi ho conosciuto i vecchietti del BarLume (Il gioco delle tre carte, Il re dei giochi, La carta più alta, Briscola in cinque) e qui il divertimento è assicurato.

7 . Fra pioggia, nebbia e anolini in brodo il commissario Soneri si muove fra Parma e l’Appennino emiliano, risolvendo misteri attuali ma legati al passato. I libri di Valerio Varesi (Bersaglio, l’oblio, E’ solo l’inizio commissario Soneri, Il cineclub del mistero, Il fiume delle nebbie, La casa del comandante, A mani vuote, L’affittacamere, Le ombre di Montelupo, Il commissario Soneri e la mano di Dio) densi di malinconia, raccontano storie legate al Po, alla Resistenza, al terrorismo.

8 – Altro scrittore divertente, ma che non manca nemmeno di note profondamente malinconiche, è Gianni Farinetti. I suoi personaggi, fotografati da dialoghi irresistibili, si muovono nel mondo dell’alta borghesia piemontese fra vacanze in Costa Azzurra e alle Eolie. Un delitto fatto in casa, Lampi nella nebbia, L’isola che brucia, Rebus di mezza estate e La verità del serpente, i titoli.

9 – Agatha Raisin è un’ex pr di Londra di mezza età che va in pensione con grande anticipo scegliendo di ritirarsi in un cottage nei Cotswolds. Qui, novella Miss Marple, impicciona e dal carattere brusco, si ritrova a risolvere una serie di omicidi rischiando lei stessa di rimetterci le penne. La serie di libri scritti da Marion Chesney con lo pseudonimo di M. C. Beaton, e tradotta in Italia comprende Agatha Raisin e la quiche letale, … e il veterinario crudele, … e la giardiniera invasata, … e i camminatori di Dembley, … e il matrimonio assassino, … e la turista terribile, … e la sorgente della morte, … e il mago di Evesham.

10 – Nell’attesa che Gianni Carofiglio riprenda a raccontare le gesta dell’avvocato Guerrieri, ci si può intrattenere con i libri di un altro magistrato: Gianni Simoni. Due i filoni. Quello dell’ispettore Lucchesi ambientato a Milano e quello del tandem formato dal commissario Miceli con l’ex giudice Petri che operano a Brescia. Chiuso per lutto, Sezione omicidi, Il filosofo di via del Bollo, Piazza San Sepolcro, Il ferro da stiro, Pecsa con la mosca, Un mattino d’ottobre, La morte al cancello, Lo specchio del barbiere, Commissario domani ucciderò Labruna i titoli del prolifico giallista.

Il 2013, grazie ad una gentile vicina, ha comportato anche la conoscenza di un altro scrittore di gialli, un ex giornalista del Tirreno originario di Montalcino, Maurizio Centini, (che ho letto su carta). Il pozzo e Scacco di donna, i due libri che ho letto, entrambi dedicati a delitti efferatissimi compiuti da un serial killer molto vicino agli inquirenti, il magistrato fiorentino Augusto Coltelli e l’amico criminologo Brunello Dotti, di Montalcino, appassionato di scacchi, enigmistica, cibo e buon vino.

Una piccola citazione per un altro thriller, Pista Nera di Antonio Manzini, le cui immagini rimangono impresse nella memoria anche dopo tanto tempo.

Ora siamo nel 2014. L’anno passato è stato ricco di piacevoli scoperte e altrettanto piacevole è stato leggerle in digitale. Il lettore è diventato ormai un accessorio irrinunciabile da portare sempre con me. Grande come un’agenda contiene ormai più di tremila titoli e posso pescarlo dalla borsa in ogni momento. Quando sono in attesa di una sentenza in tribunale, in coda al pronto soccorso o quando mi siedo su una panchina al parco.
Per l’ultimo Natale ne ho regalato uno anche alla mia mamma che, mentre si prende in giro definendosi una nonna tecnologica, ha già iniziato ad usarlo con Rosa Candida.

I prossimi libri che leggerò sono: il quinto della serie di Asa Larsson, Sacrificio a Moloch, tanto per completare il giro, e Colori proibiti di Yukio Mishima.

Leggere fa bene, ma può fare anche male, diciamo la verità. I libri sono come le medicine o come qualunque altro medium: vanno presi con cautela.
Corrado Augias, Leggere, 2007

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un anno controvento

Una parola sola per questi 365 giorni racchiusi nella scatola numero 2013
Pesanti

Che fatica
Il ricordo cerca di sezionare i dodici mesi, scandagliandoli uno ad uno
E il bilancio finale e’ questo
Un anno peso come un’incudine su un piede
Ci saranno stati anche momenti piacevoli, certo, anche se adesso non me li ricordo
Ecco, la sensazione semmai e’ stata quella di camminare controvento
Un vento forte e costante, lungo un anno
Che speriamo nel 2014 si sia stufato di soffiare
E ci lasci librare liberi nell’aria senza resistenze o spinte contrarie
Questo e’ il mio augurio, per tutti quelli a cui voglio bene e per i quali conto qualcosa
Che il prossimo anno si possa navigare a favore e con le vele spiegate
In fondo, ce lo meritiamo

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Saturno contro

Questo non è proprio un gran periodo. Ecco
È da settembre che aspetto un armadio dall’Ikea e la consegna pare un sogno impossibile. Ho un herpes sulla bocca da due mesi che non vuol saperne di andarsene. Il lavoro, lasciamo stare…
Insomma, è un po’ come agitarsi dentro un grande pallone bloccato. Tu ti muovi ma tutto il resto rimane fermo, oppure è il contrario, chissà
Una cosa del tipo la realtà non collabora con me

L’herpes, per esempio
Dopo due mesi non so mica più che fare. Dopo visite mediche, specialisti, analisi del sangue e tutto il resto ho preso un antivirale che ha fatto il suo lavoro, facendo regredire l’infezione. Poi, dopo una o due settimane, la fastidiosa bollicina sulla bocca è tornata a far capolino. E come la volta precedente, anziché tirare e gonfiarsi per tre o quattro giorni, scomparendo dignitosamente al quinto pur lasciando il segno del suo passaggio, ha voluto strafare. Anche stavolta.
Cosī mi ritrovo ancora con la bocca piena di bolle e un grosso baffo di pelle rossa e scrostata su cui ogni crema lemitiva calmante e disinfiammante sembra avere l’effetto del peperoncino.
Aiuto
Fa anche male e il dolore, con un fastidioso prurito, si propaga al naso e un po’ a tutta la testa svegliandomi di notte e impedendomi poi di riaddormentarmi

Sabato mattina dopo l’ennesima notte insonne, con la pelle che brucia e tira mi decido
vado al pronto soccorso
Metto un libro in borsa per affrontare la lunga attesa e prendo l’auto
Arrivo in accettazione e non c’è nessuno
Mmmh, penso: stai a vedere che sto cominciando a uscire dal pallone
In cinque minuti la sala d’aspetto si riempie di gente, tutti con un codice più grave, e il mio tempo d’attesa si allunga tutto all’improvviso
Non importa, ho un giallo a tenermi compagnia
Mentre son lì che non fo nulla, visto che il tempo passa e dovrei anche andare a lavorare, mi ci scappa un’intervistina al volo al comandante della finanza
E le telefonate del giro di nera

Arriva il mio turno, metto il libro nella borsa afferro il piumino e mi lancio verso la porta aperta del pronto soccorso
Nel corridoio un’infermiera mi fa cenno di entrare in un ambulatorio sulla destra
Entro
Seduta a una scrivania c’è una dottoressa dal musetto puntuto e senza sorriso che mi guarda con aria scocciata aspettando che le racconti perché sono lì a darle fastidio

Buongiorno, le spiego (senza sorridere altrimenti mi si strappa la bocca), è da due mesi che ho un herpes labiale, eccetera eccetera
Analisi?
Le ho in borsa, ora le prendo
Aspetti un attimo
Il fatto è che la tipa se ne sta seduta alla sua scrivania ma io sono in piedi, impalata, davanti a lei
Non c’è una sedia nel raggio di qualche metro né un posto dove appoggiare la borsa
tutto, lì dentro, ti dice sbrigati e levati di qui prima che puoi

Appoggio la borsa a terra e, tenendo il piumino sotto un braccio, mi piego e prendo i documenti
Mi rialzo e glieli porgo
Ma non le bastano, vuole gli esiti delle visite
Li ho dimenticati, comunque guardi, dicevano che avevo un herpes, niente di più
Che medicina ho preso?
Mi riabbasso e frugo nella borsa poggiata a terra ma l’ho dimenticata a casa
Mi rialzo accaldata
Butto anche il piumino, a terra, sulla borsa

La dottoressa mi guarda con i suoi piccoli occhi rotondi e una piega amara sulla bocca continuando a far domande con tono stizzito come se parlasse ad una studentessa impreparata
Io, là in piedi con tutte le mie cose buttate per terra, mi sento irrimediabilmente scema e rimpiango amaramente di esser venuta fin qui

Ma non ne posso più di questo herpes e di questa pelle che tira e brucia
La medicina? Avevo messo la scatola sul tavolo ma l’ho dimenticata, mi spiace, posso sentire il mio farmacista se ricorda quale era

Si figuri se un farmacista si ricorda un farmaco dato a un paziente un mese fa con tutti i clienti che ha… Non penserà mica di esserci soltanto lei? commenta la tipa con aria sprezzante

La ignoro
Mi piego a terra ancora una volta, accucciata sposto il piumino e frugo dentro la borsa, prendo il telefono e mi rialzo, trovo il numero del farmacista e inizio a scrivere un messaggio

La dottoressa si alza come una furia e mi si mette alle spalle
Lei, metta via immediatamente quel telefono, le sembra il momento di giocare con il cellulare?

Respiro profondamente mentre qualcosa dentro si agita per uscire
Non sto giocando, dico seccamente, sto scrivendo al farmacista

La tipa non sente ragioni
Alza la voce
Ma insomma, vuol finirla con quel cellulare? Lo metta via. Io non visito chi perde tempo con il cellulare

Finisco di scrivere il messaggio e premo invio
Non credo veramente di star vivendo la situazione che sto vivendo
Ah sì?, dico con uno scatto di improvvisa decisione
Allora diciamo anche che il cappotto deve stare sull’attaccapanni
e mentre parlo prendo il piumino da terra e lo appendo senza possibilità di appello ad un pomello sulla parete

E magari anche la borsa non deve stare per terra, continuo
La prendo e l’appoggio su una sedia nell’angolo
tanto per far vedere semmai chi è il maleducato, lì dentro

Dalla borsa spunta la lucina rossa del telefono
È la chiamata del farmacista, persa
Senza considerare la possibile reazione della dottoressa isterica prendo il cellulare e richiamo immediatamente

Anzi, mi giro verso di lei e le dico con aria che non ammette repliche, è il farmacista
In un attimo la teoria medica secondo la quale non si sarebbe mai ricordato il mio farmaco crolla definitivamente e così abbiamo il nome e il dosaggio della medicina

Si stenda
Mi adagio sul lettino e la dott mi punta un lampadone accecante in faccia
Chiudo gli occhi
Puö chiudere gli occhi se le dà fastidio
Appunto
Il fatto è che a me fa proprio innervosire chi si mette a giocare con il telefono in ogni occasione, si giustifica

Lasciamo perdere e pensiamo a questo herpes va’
sto zitta

Dopo aver guardato chissaché (nel frattempo è anche comparso magicamente un infermiere che dopo qualche secondo scompare di nuovo) mi dice
Si rivesta
Anzi no, si alzi

mi pare il minimo che si senta un po’ confusa, almeno questo

Sono di nuovo in piedi davanti alla scrivania
La tipa appuntita scrive la sua ricetta
Guardi che il farmaco dovrà pagarlo perché non ė mutuabile
Va bene, che posso dire?
il giuramento di Ippocrate l’ha fatto lei, mica io

Ne prenda due al giorno mattina e sera e prenda anche delle vitamine

Intanto prendo la ricetta, saluto e me ne vado
Imbocco veloce l’uscita del pronto soccorso con questo senso di disagio che mi si ė appiccicato addosso

Una volta fuori respiro l’aria fresca e ringrazio di non esser più lī
salgo in macchina e vado verso il lavoro

Ora cercherö di farla breve
Porto la ricetta in farmacia e quella medicina non c’è
Ripassa nel pomeriggio

Dopo la riunione di redazione torno in farmacia
La medicina c’è ma si scopre che la dottoressa incazzata non ha “messo la nota” sulla ricetta, non ha scritto cioè il semplice numerino che avrebbe reso mutuabile il farmaco
Vabbè lo pago, dico io, la dottoressa mi aveva avvertito
Ma sei pazza, fa il farmacista, ti costa 60 euro
Beh allora…
e poi basta mettere il numerino e il farmaco è mutuabile

Ce la fai a farti fare un’altra ricetta, magari dal tuo medico?
Beh. Come no? In fondo è soltanto sabato pomeriggio, io dovrei essere al lavoro e il mio medico ė nel suo giorno di riposo

Lo chiamo al cellulare e spiego la situazione
Mi spiega che non ci sono santi, la medicina mi spetta mutuabile perché ho una malattia recidivante
Decidiamo che mi rivolgerò alla guardia medica e che se non risolvo, mi farà lui la ricetta in tarda serata

Riprendo la ricetta al farmacista e vado fuori a telefonare alla guardia medica allontanandomi dalla banda di Natale che sembra seguirmi passo dopo passo assordandomi e impedendomi di parlare al telefono

Penso per l’ottantesima volta da stamani che da qualche parte deve esserci un’opposizione astrale
E anche fortina
Non può andare tutto così male solo per un banale caso

Ho detto che la farò breve anche perché se mi sono stufata io figuriamoci chi legge

Alla fine, dopo due ore e mezzo e una decina di telefonate riesco a incrociarmi con la guarda medica
Sono in centro, mi dice verso le 6 e mezzo, vado in ospedale e l’aspetto là
Noooo, fermo. Dov’è esattamente?
In piazza Duomo
Sono in piazza dei Martiri, fra due minuti sono lì. Non si muova per favore
Scappo dal lavoro, gridando emergenza medica. Arrivo di corsa e lui mi accoglie sorridendo con la sigaretta accesa
Compila la ricetta, con la nota, appoggiandosi sul cofano della macchina mentre io gli faccio luce con una pila tascabile
È allegro, gentile e ha anche voglia di scherzare
Mi sento catapultata di nuovo in un altro mondo
Con la differenza che almeno questo è decisamente meglio dell’altro

Prendo la ricetta e scappo in farmacia
Dopo dieci ore dalla mia visita in pronto soccorso la questione è risolta
Ci ho dovuto perdere quasi tutto il giorno ma alla fine ho ottenuto (quasi) quello che volevo

Anche se dovrò tornare in ospedale per pagare la visita con la dottoressa pasticciona (eh sì, pure quello) per un attimo ho pensato che, forse, il pallone ha ricominciato a muoversi di nuovo

e magari anche Saturno si sposterà da lì una buona volta

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lo swap party

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mi arriva una mail da A.
sabato sera vieni a casa mia che facciamo uno swap party?
ma sì che vengo
con quante volte avrei voluto organizzarne uno io

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uno swap party, per chi non lo sapesse, è un ritrovo fra amiche che si riuniscono in una casa, mangiano e bevono qualcosa insieme, e poi si scambiano vestiti e accessori che non usano più

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sabato sera finisco tardi di lavorare ma arrivo in tempo per il secondo giro di pizza con pasta madre
sono già tutte sedute al tavolo. anzi, tutti, perché c’è anche un maschio che, precisa subito, “non c’entra niente”.
lui e la moglie non vivono più qua, ed essendo in visita alla famiglia di lei, lui sarebbe dovuto rimanere solo a casa. l’eccezione è accettata globalmente.
ovviamente dopo cena, mentre noi ci accalchiamo intorno a borse, vestiti, gonne e magliette, lui si ritira vicino alla stufa a leggere il libro di Agassi
(“Ah, non l’avevi portato per A.?”)

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l’atmosfera, anche a cena, è proprio carina
io non conosco nessuno, se non la mia amica, e come età siamo decisamente su fasce diverse, ma non ci vuole nemmeno troppo a rompere il ghiaccio e a ritrovarsi a parlare tranquillamente del più e del meno

mentre A. sale e scende le scale per portare le teglie di pizza cucinate nel forno al piano superiore (siamo in taverna), giù ci si presenta

P., laureata in lettere, lavora nel settore commerciale di una ditta cinese di abbigliamento; A. (un’altra), vive a londra e lavorerà nel campo dell’arte; L., l’unico maschio, designer, vive in una grande città con S. e con il loro bambino. Poi c’è C., di cui in realtà non so niente, e E., che ha un compagno che fa anche lui la pasta madre e cuoce il pane nella stube.
e poi ci sono io, che avrei potuto quasi essere la mamma di tutte, ma loro sono carine e nessuno sembra notarlo
o almeno hanno il buon gusto di tenerselo per sé

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allo swap party ognuna porta qualcosa da scambiare con le altre
abiti e accessori, tutto va bene
basta che sia in buone condizioni e che ci se ne voglia disfare per un qualche motivo, noia o chili in più (o in meno) che sia

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ognuno espone nell’angolino boutique, creato da A. per l’occasione sul divano con il tappeto multicolor, e poi, finita la cena (che comprendeva anche un fantastico panettone artigianale al cioccolato portato da S. e L. (a proposito di chili in più), ci riuniamo tutte là e cominciamo a guardare, toccare, provare

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prima di organizzarlo ci eravamo chieste quali regole seguire. su internet ci sono molti post che parlano delle regole di uno swap party
alla fine è stato tutto molto naturale
ognuna ha preso le cose che più le piacevano e che le stavano meglio
nessuno ha litigato né è rimasto scontento

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io avevo portato delle borse e un paio di sandali col tacco alto e ho ceduto solo una borsa Zippo gialla
fatalità ho preso un maglione viola proprio dalla stessa persona che ha scelto la mia borsa, ma questo non è importante e gli scambi sono stati incrociati del tutto a caso

ho preso anche una collana fatta con un cordino di cuoio e con un seme africano
A., l’altra, la più fortunata, ha trovato una gonna, un vestito e qualche altro capo
A., la padrona di casa, un vestitino a fiori e un paio di scarpe
P. non trova niente, dice, perché ha una pancia che sembra incinta e in effetti i vestiti sul divano sono per taglie piccole
son tutte magre qui, pancia o non pancia
S. e L. se ne vanno senza swappare, magari la prossima volta

a sorpresa c’è anche una borsa di vestiti nuovi che P. ha comprato nella ditta in cui lavora per A., la padrona di casa

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provarsi i vestiti fra donne dà una bella sensazione di complicità
prova questo dai che sembra fatto apposta per te
questa gonna è troppo lunga. ma portala dalla sarta cinese che te la rimette a posto con pochi euro
questo colore mi sbatte
ah, la camicetta… fosse di una taglia in più
queste scarpe son troppo grandi

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alla fine, quando, passata l’una, decidiamo che per questa sera può bastare, ognuna raccoglie le proprie cose, quelle “nuove” e quelle vecchie, e se le riporta a casa

un’altra regola dello swap party sarebbe che gli avanzi si mettono tutti insieme e si regalano alla caritas o a un mercatino
ma ormai sarà per la prossima volta

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coppie aromatiche/ i signori rosmarino e melissa

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“Mo’ vien qua bel Rosmarino mio che oggi ti ho fatto dei tortellini buoni buoni proprio come piacciono a te”
Melissa era così. Avvolgente profumata e piena del calore della sua terra di origine

Rosmarino non poteva chiedere di meglio
ormai era una vita che stavano insieme quei due e niente e nessuno avrebbe potuto separarli

Rosmarino, scuro, piccoletto e una grande nobiltà d’animo, faceva la sua parte nella vita
Melissa, che lo sovrastava di una spanna e più, lo inondava del colore e del profumo delle sue foglie che crescevano forti e prosperose
lui accanto a lei si sentiva accudito e amato
non avevano avuto figli, chissà perché
Rosmarino adesso nemmeno se lo ricordava
Forse non erano venuti o forse non li avevano cercati
lui non se ne faceva un cruccio, anzi
per tutta la vita, per tutto il tempo che avevano trascorso insieme e che ancora ci sarebbe stato, aveva avuto le attenzioni di Melissa tutte per sé
che donna quella Melissa là
e che profumo ragazzi

rosmarino

era il primo segno della sua presenza, quando apriva gli occhi al mattino
di notte il suo profumo lo confortava perché gli rammentava che lei era sempre lì, accanto a lui

Rosmarino non era uno che prendeva le cose così come venivano
no, lui ci ragionava su, ci rifletteva
ogni tanto si chiedeva perché mai avesse avuto la fortuna di ritrovarsi accanto una come la sua Melissa
perché proprio lui
questo pensiero lo faceva gioire ma allo stesso tempo gli dava una sorta di preoccupazione, una specie di insicurezza, un sentimento che faceva un rumore come di cigolio nel suo stomaco
insomma, aveva paura di perderla
tanta paura

ma non si pensi che Rosmarino non si godesse la sua Melissa
lui ringraziava ogni giorno il cielo per avergli concesso la fortuna di averla accanto a sé
c’era però un tarlo che gli rodeva dentro e che si affacciava quando meno se lo aspettava facendogli temere tutto all’improvviso e senza alcun motivo preciso di perderla

ogni tanto pensava al suo amico, il signor Salvia, che gli era toccata quella palla al piede della signora Origano
all’inizio non sembrava tanto male, ma poi quella era diventata sempre più pesante
qualche giorno fa l’aveva vista però e gli aveva fatto un’impressione migliore con la rasata che si era fatta dare ai vecchi rami e le foglioline nuove che le spuntavano dappertutto
(forse anche al Signor Salvia una bella tagliata non gli avrebbe mica fatto poi tanto male…)

oppure pensava allo scampato pericolo della Santoreggia
superba quella lì, altezzosa e saccente
da scansare e ringraziare sì, ma di non averla fra i piedi
vabbè, ogni tanto veniva a prendere il tè a casa, con Melissa che preparava i pasticcini colorati e profumati che erano una gioia per il palato e per lo spirito
ma allora lui passava giusto per un rapido saluto, così come si conviene, e si ritirava nelle sue stanze, mentre le amiche di là bevevano tè caldo e chiacchieravano

lui, in quei lunghi pomeriggi, rimaneva da solo ma si consolava con un piattino dei dolcetti di Melissa che gli facevano compagnia mentre leggeva un libro in attesa di riavere la sua compagna tutta per sé

melissa

Un giorno Rosmarino si prese un bello spavento
successe tanto tempo prima, quando erano entrambi giovani e spensierati
lui era già innamorato della sua Melissa e sapeva che quel sentimento non sarebbe mai cambiato
lei era una pianta dolce e teneramente profumata, ma niente a che vedere con la Melissa forte e sicura di sé che era diventata oggi
delicata e timorosa si appoggiava a lui per qualunque decisione dovesse prendere o per qualsiasi dubbio l’assillasse

una notte si alzò un forte vento
le raffiche arrivavano sibilando, sembrava che prendessero la rincorsa e spazzavano via tutto quello che trovavano
tutt’intorno foglie e rami volavano e mulinavano
a un certo punto si scatenò anche la grandine
chicchi grossi come uova di gallina cadevano tutti intorno come le bombe durante un attacco dei nemici

Rosmarino era abituato a tutto
anche se non era mai cresciuto tanto in altezza, il suo tronco era forte e stabile e niente, né pioggia né vento, avrebbe potuto fargli del male
Melissa no, Melissa non era così
Lei era bella e delicata, ma le sue foglie e il suo stelo erano molto più deboli
nonostante lui cercasse di proteggerla come poteva non potè impedire che venisse colpita da qualche chicco

quella notte Melissa perse molte foglie
altre rimasero danneggiate e il suo stelo si piegò, anche se di poco
il giorno dopo, quando la tempesta si calmò, Rosmarino chiamò aiuto ma tutti erano occupati a curare le proprie ferite
allora si prese cura lui di Melissa
accarezzò ogni sua fogliolina, ne baciò tutta la superficie martoriata dalla furia del maltempo, le offrì il suo sostegno perché potesse raddrizzarsi
fu dura e all’inizio Rosmarino si sentì prendere dallo sconforto più di una volta
ma alla fine i suoi sforzi cominciarono a dare frutti
Melissa tornò a rialzarsi, pian piano
le sue foglie si cicatrizzarono, ne spuntarono di nuove
con il tempo diventò la pianta forte e prosperosa che è oggi
Rosmarino, che non stava in sé dalla gioia, le fece spazio perché potesse crescere anche più di lui che così poteva godere dell’ombra delle sue foglie

non ci furono più tempeste come quella notte
ma Rosmarino e Melissa furono segnati per sempre da quell’esperienza
e in nome di tutto quello che era avvenuto decisero che niente e nessuno li avrebbe mai divisi
per tutto il tempo che avrebbero avuto in dono su questa terra

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coppie aromatiche/la signora origano e il signor salvia

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Ormai c’era ben poco da fare, la Signora Origano diventava ogni giorno più pesante e il Signor Salvia era sempre più tentato dal guardare fuori dai suoi consueti orizzonti
Non sapeva dire con precisione quando fosse iniziato il lento ma inesorabile declino di sua moglie
Non ricorda se c’era stata qualche avvisaglia
Tutto d’un tratto le erano crollati i rami e il nucleo della pianta si era inaridito trasformandosi in un piccolo cespuglio nodoso e rinsecchito
“Mi sarei dovuto accorgere subito di quanto era selvatica”

salvia

Il Signor Salvia era convinto di appartenere ad una specie superiore
La rassicurante famiglia dalla quale proveniva, con la costante presenza nei migliori orti e giardini, gli appariva come una nobile stirpe al confronto degli avi della Signora Origano, più adusi a frequentare selvaggi territori, come quelle distese sterminate sabbiose e aspre delle terre del sud
Il Signor Salvia si sentiva al di sopra senza alcun dubbio, tanto più da quando la Signora Origano aveva avuto quel crollo improvviso
Lui ormai desiderava soltanto allontanarsi da lei
Gli sarebbe tanto piaciuta quell’Erba cipollina del vaso accanto e ogni tanto protendeva i suoi rami in quella direzione provando ad attaccar discorso ma lei nemmeno lo vedeva tutta presa com’era da Timo, quello bassetto e con le foglie fini fini
Mah? Chissà che ci trovava mai una come lei in uno come quel tipo là

E invece a lui era toccata la Signora Origano
Insomma qui c’era da prendere una decisione
Separarsi. Ormai non c’era più niente da fare
Ognuno dei due guardava in direzioni opposte e sembravano non aver più niente in comune
Insistere a stare insieme non faceva nemmeno tanto bene alla loro salute
Se alla Signora Origano era successo quello che era successo il Signor Salvia non è che se la passasse meglio
Con quell’aspetto nodoso, i rami spogli, le foglie ormai limitate alla parte superiore, tutto proteso verso l’esterno, il più lontano possibile dalla Signora Origano

origano

Che senso aveva continuare a stare insieme?
Tanto valeva stare con un qualsiasi Basilico o magari anche con un Prezzemolo se proprio non era possibile ritrovare il suo amico Rosmarino
Eh sì, con lui sì che avrebbe saputo come trascorrere il tempo
Avevano sempre qualcosa da dirsi quei due
Parlavano la stessa lingua, non come questa palla al piede che era diventata la Signora Origano che ormai era così pesante ma così pesante
Se apriva bocca lo faceva solo per far uscire battute taglienti o per recriminare con il Signor Salvia, immaginando che le avesse detto cose che in realtà a lui non erano nemmeno mai passate per la testa
Ormai la convivenza nella vaschetta matrimoniale era diventata impossibile
Forse era giunto il momento di trovarsi un bel vaso singolo e provare a stare da solo per un po’
Non gli avrebbe fatto male, no
E lei, che lei si arrangiasse una buona volta perdio
Magari non se la sarebbe nemmeno presa troppo
avrebbe invitato la sua amica Santoreggia e così avrebbero potuto passare il tempo sparlando di lui
ma cosa importa poi
tanto un pezzo di terra, un posto al sole e un po’ d’acqua lui, il Signor Salvia, li avrebbe trovati sempre

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coppie aromatiche/timo e cipollina

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Erba cipollina scosse la testa mentre si guardava allo specchio
“Uff sono sempre spettinata, tanto vale arruffarmi questi stecchi che stanno dritti come spinaci”
Timo la guardava poco distante e rìdeva di cuore.
Da quando stavano insieme, praticamente da sempre o almeno così gli sembrava, non riusciva a trovare nemmeno un difetto alla sua compagna.
E sì che Erba cipollina, profumata di quel profumo un po’ selvatico che hanno i cavalli di razza e le verdure con una certa personalità, qualche difettuccio lo aveva. Impossibile negarlo.
Aveva una sua, come dire, rigidità che con il passare del tempo si accentuava.

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E il sapore. Sarà perché veniva da quella famiglia lì, con tutte quelle cipolle e quegli agli…
Lei era più delicata, brillante e versatile, non si poteva proprio paragonare a quei parenti, diciamolo anche un po’ rozzetti, dozzinali dai, diciamo anche questo. Però alla fine il dna era quello.

Timo solo a sentire il profumo di Erba cipollina impazziva. Letteralmente.
E lui, che discendeva da una vasta famiglia di piante odorose, di profumi se ne intendeva.

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“Cipollina sei pronta? Ti vuoi sbrigare…”
“Timo non mettermi fretta, ti prego. Lo sai che poi mi confondo ed è anche peggio”
“Macché fretta e fretta dai… Sono ore che stai lì davanti a quello specchio a toglierti i fili secchi dai capelli. Avrai finito ora? E poi lo sai che per me sei sempre bellissima”
Quando timo faceva così a erba cipollina il cuore faceva un balzo nel petto. Era come se se lo sentisse dire per la prima volta. Anche se non era affatto così
Cipollina era stata fortunata a incontrare Timo

timo2

Era accaduto tanti, ma tanti anni prima.
I due si erano subito piaciuti, a pelle, ma ci avevano messo un po’ a decidere di stare insieme
Poi lo avevano fatto e da allora non si erano più lasciati
Timo adorava la sua Erba cipollina
Per lui nessuna poteva competere con lei.
Nemmeno l’altezzosa Santoreggia o la spocchiosa Melissa
Erba cipollina era diversa
Lei era così, adatta a tutte le occasioni. Interessante, piena di verve e sempre con nuove idee che le giravano per quella testolina spettinata

cipollina3

Con lei era impossibile annoiarsi ma non era nemmeno una di quelle compagne stressanti che ti costringono a estenuanti tour de force. Lei era semplicemente se stessa e questo le bastava
E poi non si curava del giudizio degli altri e questo la rendeva ancor più libera e bella, di una bellezza naturale e spontanea come quella delle sue amiche Erbette di campo
“Eccomi qua. Sono pronta”
“Finalmente” esclamò Timo e sorridendo le sfiorò i capelli con un bacio leggero.
“Andiamo”

timo

“A proposito amore mio, ma dov’è che si va?”
“Non te l’ho detto tesoro bello? è una sorpresa”
“Fai tu, io con te verrei in capo al mondo. Lo sai. Per me l’importante è stare con te, non mi importa dove”
Anche per Timo le parole di Erba cipollina erano come una doccia di acqua fresca. Stimolanti, purificanti e rinfrescanti. Non importa quante volte le aveva sentite.
Anche per lui ogni volta era come la prima.
In un attimo Timo fu circondato da una nuvoletta odorosa, che emanava dalle sue stesse foglie.
“Vieni amore mio – gli disse Erba cipollina – che è ora”
E così dicendo lo prese a braccetto e insieme si incamminarono verso la loro meta.
Ovunque avesse intenzione di portarla.

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la vita oltre la vita

Mi perdo a osservare le piantine di zucca spuntate dai semi
Crescono a vista d’occhio
A volte ci mettono un po’ di più ad uscire dal seme e il guscino rimane attaccato in cima alle foglioline verdi
Poi, crescendo ancora, cade anche quello

E’ un po’ come la farfalla che esce dal bozzolo o il pulcino dall’uovo
La vita che si ricrea, che si rigenera, da se’ stessa, in un ciclo infinito che segue le sue regole
Al di la’ di tutto

Non tutti i semi diventeranno una nuova zucca, ma da ogni zucca, rimettendo in circolo i semi nella terra, ne cresceranno tante altre

Se avessi avuto della terra pronta per accogliere queste piantine avrei potuto coltivare il campo di zucche dei peanuts e aspettare il grande cocomero di linus nella notte di halloween

Forse le zucche non hanno un ego
Per cui se una muore e l’altra cresce bella e rigogliosa non c’e’ problema alcuno
E’ solo una legge di natura

Gli umani l’ego ce l’hanno pero’ e parecchio sviluppato
A volte anche troppo

Riflettendo sul senso della vita, affacciata alla finestra con le mie piantine di zucca penso a tutti coloro che vogliono lasciare un segno, più o meno indelebile, in questo mondo

Davanti agli occhi mi scorrono immagini, esempi, persone, tutte negative, sempre pronte ad affermare se’ stesse denigrando gli altri, escogitando cattiverie ed umiliazioni per il prossimo, credendo cosi’ di imporre la loro personalita’, il loro modo di essere, le loro convinzioni
A parte che ho visto tanti crescere magnificamente in mezzo alle difficolta’ imposte dalle cattiverie altrui e camminare nella vita a testa alta avvolti nella luce della propria coscienza pulita e del proprio buon cuore, ma mi chiedo
Che fine fara’ prima o poi tutto questo

Penso ai maneggi, all’ansia di sopraffazione, alla denigrazione altrui, allo svilimento dell’essere umano
E che cosa resta se passa un’onda gigantesca e ripulisce tutto?
Uno tsunami immenso, un oceano che avvolge il mondo degli uomini e lo sommerge come una nuova atlantide?
Dove andranno a finire allora tutte queste emozioni, tutto e tutti
E a chi sara’ valsa la pena vivere
Chi sparira’ in un gorgo mondiale
Che cosa restera’ di tutto cio’
Pensieri parole azioni
Case vestiti fabbriche automobili
Telefonini computer televisori
Tasse da pagare lotte politiche
Leggi da applicare prigioni condanne
Trasmissioni tv e tutte le cazzate che ci circondano

E quando il mondo sara’ tornato un immenso globo di acqua e fango, da quella terra, nagari spuntera’ proprio una piantina di zucca affacciandosi timidamente alla vita in un mondo sconosciuto con l’unica corazza del suo guscio che poi crescendo cadra’
E rimarra’ la foglia verde
E poi il gambo, la pianta, le foglie diventeranno sempre più larghe e spuntera’ il fiore e poi il frutto che nutrito dalla terra annaffiato dalle piogge e riscaldato dal sole crescera’ e maturera’
Cosi’ come tante altre forme di vita
Che nascono e crescono perche’ cosi’ funziona
Che lo vogliano o no

E chissa’ se il genere umano rinascera’ come le zucche
E se soprattutto imparera’ mai una cavolo di lezione

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