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coincidenze/2

lettera

A proposito di coincidenze me ne viene in mente una veramente particolare

accadde qualche tempo fa, quando mi ritrovai a casa di una mia anziana vicina, seduta nella sua sala da pranzo per scambiare due parole

mi chiese di dov’ero e mi rivelò che anche lei è originaria di Colle Val d’Elsa, la mia città in Toscana, dove aveva una nonna che portava il mio stesso cognome

mi confidò di aver fatto delle ricerche in proposito, senza esito
poi un giorno, sfogliando una rivista, aveva trovato il nome di un colligiano con lo stesso cognome come firma di un racconto vincitore di un concorso letterario
mi chiese se lo conoscessi
“E’ il mio babbo” risposi, stupita ed emozionata

lei mi raccontò allora di avergli scritto una lettera, al tempo, facendogli i complimenti per il racconto e chiedendogli notizie della sua ava omonima
lui le rispose ringraziando per le belle parole
purtroppo della sua ava, nonostante portassero lo stesso cognome, non sapeva nulla
poi si scrissero ancora qualche volta

rimasi molto colpita dalla coincidenza
ero finita a vivere, a centinaia di chilometri da casa, proprio nel condominio dove abitava una donna che aveva scambiato una corrispondenza con il mio babbo

qualche anno prima di questo episodio babbo mi era venuto a trovare in occasione del raduno dei paracadutisti che si teneva a Belluno e dormì una notte a casa mia
mi pare anche che nell’occasione mi avesse accennato a una signora che gli aveva scritto da Belluno
“Ma chissà che fine avrà fatto dopo tutti questi anni”
cavolo, invece era solo due piani piu sotto

Sono dispiaciuta per il fatto che fossero stati a così breve distanza l’uno dall’altra senza saperlo e senza potersi nemmeno salutare

in effetti, anche volendola cercare, la donna non abitava più all’indirizzo che conosceva lui, quello a cui aveva spedito le lettere di risposta
si era trasferita in un’altra zona, nel mio stesso condominio

“lo avessi scoperto prima” dissi alla vicina, intendendo quando lui era ancora in vita

la mattina dopo, quando aprii la porta di casa, trovai appoggiata sullo zerbino una busta di carta dorata. dentro c’erano le lettere che il mio babbo aveva scritto alla mia vicina tanti anni fa

Le ho lette con immensa gratitudine per il regalo inaspettato
Poi, dopo averle fotocopiate, gliele ho restituite

Da allora mi sento un po’ più ricca

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coincidenze

paola

la mattina del concerto di Paola Turci a Belluno ricevo un sms da un numero non conosciuto che diceva pressappoco: “Stasera offriamo la cena a Paola Turci?”

Seguiva come firma il nome di un amico che sapevo interessato al concerto, per cui lì per lì non ci ho fatto troppo caso e ho archiviato l’sms come una battuta.

Però dell’amico omonimo, ripensandoci, io ho il numero di telefono, quindi non sarebbe dovuto risultare sconosciuto.

Rileggendo il messaggio con più attenzione capisco di chi si tratta. E’ un altro amico, un ristoratore da cui sarei dovuta passare, per puro caso, proprio quella mattina stessa. Non rispondo all’sms, lo farò a voce.

Ovviamente sul Gazzettino di quel giorno c’è l’intervista, con la mia firma, che ho fatto il giorno prima a Paola. Per cui immagino che il messaggio sia stato ispirato da quella

In realtà, quando passo dal mio amico, del quale nel frattempo ho memorizzato il numero in rubrica con nome e cognome, lui cade dalle nuvole.

“Ma dai, veramente c’è l’articolo oggi sul Gazzettino? Come, l’hai scritto proprio tu?”

Lui aveva letto del concerto sui manifesti che in quei giorni tappezzavano Belluno.

E rimane un mistero perché abbia deciso di mandare quel messaggio proprio a me

“Non so, mi è venuto così”

Però ha da raccontare una storia legata a Paola Turci che risale al tempo in cui faceva il corso per sottufficiali al sud, una ventina di anni fa

In genere quando c’erano da fare servizi serali o notturni i superiori non raccoglievano mai grandi disponibilità da parte dei soldati

Una sera però girò la voce che c’era da fare il servizio d’ordine al concerto di Paola Turci

I militari quella volta si offrirono in massa, compreso il mio amico

Solo che, una volta fuori, dopo esser stati portati a fare un giro di pattuglia di qua e un altro di là, si resero conto ben presto che non c’era nessun concerto di Paola Turci

Erauna bufala, uno stratagemma inventato dai superiori

Truffaldino anche ma, si sa… in guerra e in amore

“Dopo quell’episodio ci hanno preso per il culo per anni – dice il mio amico, divertito – e sulla storia del concerto di Paola Turci ridiamo ancora oggi”

ah ecco, per questo i manifesti lo  avevano colpito tanto

“Chissà se riuscirò a incontrarla prima o poi”

“Beh, vieni stasera in piazza Duomo no?”

Non so se poi ci è andato

forse ha preferito mantenere intatto il ricordo di quello scherzo di tanti anni fa

o forse, avrebbe preferito semplicemente averla a cena nel suo locale

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i libri ritrovati/2

oggi ho rimesso a posto la mia misera biblioteca bellunese

16 riquadri expedit (ikea) ingombrati, oltre che da libri di narrativa, di testi e agende giornalistiche, vocabolari, codici penali, cataloghi d’arte e pile di giornali

una scaffalatura veramente miserrima (compensata però dai quasi 4mila titoli nell’e-reader)

nonostante ciò, ho scovato altri libri ricevuti in dono e mai letti

Uno, nonostante covi molti pregiudizi nei suoi confronti, dovrò decidermi a leggerlo perché lo trovo citato sempre più spesso e da più parti

I pilastri della terra di Ken Follett mi appare infatti come il classico polpettone americano sul quale non vorrei perdere troppo del mio tempo

ken

lo dissi subito all’amico che me lo donò per il compleanno del 2007

“Noooooo non lo leggerò mai”

Ecco, ora pare che sia venuto il tempo del mai, con questa storia dei libri ritrovati

Lo avviserò, magari ne sarà gratificato. Un minimo

Sul comodino, con un segnalibro a pagina 258 (ma credo che ci sia finito a caso, mi pare un po’ troppo avanti) c’è Le correzioni di Jonathan Franzen

franz

mi fu regalato in occasione di una cena a casa mia

il buffo è che è stato donato anche alla mia mamma, proprio lo stesso identico libro

prometto: leggerò anche questo

infine, laggiù in fondo, dove nessuno poteva vederlo né trovarlo, cercarlo mai perché dal momento che l’ho ricevuto in regalo, capita la grande sòla, me lo sono subito dimenticato, c’era un grande mattone azzurro

La setta dei libri blu di tale Gordon Dahlquist

blu

e qui siamo al compleanno del 2008 quando, con un’amica la cui data di nascita è poco distante dalla mia, come giorno e mese, decidemmo di regalarci lo stesso libro, io a lei e lei a me

passammo un sacco di tempo in libreria, ricordo, a entusiasmarci fra gli scaffali per quel titolo e per quell’altro

alla fine, stanche e confuse, chissà perché, scegliemmo il polpettone fantasy

che poi forse, rileggendo meglio la costola, proprio fantasy non è

c’è pure una dedica speciale. a giudicare da quella sul mio libro qualche anno fa la mia amica ed io eravamo praticamente adolescenti

chissà che cosa avrò scritto io, sull’altra copia, a eterna testimonianza di chissà ché?

insomma, il fatto è che dopo tanto tempo, forse anche solo per il fatto di averlo ritrovato, mi è proprio venuta voglia di leggerlo

anche se sono quasi mille pagine e di un formato più grande del normale

staremo a vedere

il sottotitolo è promettente

un ritorno ai tempi in cui un libro a ogni pagina ti catturava in un vortice di avventure

dice

chissà perché fino ad oggi non ci abbiamo mai creduto

è arrivato anche per questo il tempo di rendergli giustizia

ecco

avrete capito che per i prossimi mesi avrò il mio bel daffare

non vi preoccupate se non mi vedrete troppo in giro

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collage

orchidea

vorrei conoscere il segreto delle orchidee
Che cos’è che le fa vivere e fiorire
O morire
O perché stanno così e così

alba

All’alba dormo sempre

Una sveglia casuale, un appuntamento mancato

Sono un regalo in un giorno di sonno da recuperare

Fosse solo per la luna e l’aria pulita della notte appena finita

alba1

È l’amore il problema del nostro tempo

Combattiamo i matrimoni che non ci piacciono

Gay stranieri coppie miste musulmani ebrei

Diversi che dividono gli uguali, gli omologati

Strangola la moglie con un cavo d’acciaio

Non c’è stupore ormai

Sul giornale, poco più di una breve

Per il cavo d’acciaio

Non per strangola la moglie

La morte violenta è banale

Fra moglie e marito

Non fa più cronaca

Ormai

julia

Sono due le cose da ricordare a ogni inizio del mese

Pagare l’affitto

Comprare Julia

I fumetti poi li leggo tutti insieme

Quando ne ho accumulati quattro o cinque

Ormai diventano sempre più belli

E mi dispiace lasciarli

pioppo

Il grande pioppo ha perso le ali

Disturbavano i cavi elettrici

Potevano cadere sul tetto

Io aspetto che ricrescano i grandi rami pieni di foglie

Che tremavano al vento e sporcavano l’aia

Non c’è albero più albero di questo

Per me

quadro

L’arte è sintesi

A volte anche la parola

Con il tempo ho imparato

Il ritmo del tempo

Qualche volta Accelero

Ma poi ricordo

E torno ad aspettare

Che tutto si compia

charlie

A parigi piangono charlie

Ora anche i campioni del reality

Non c’è limite all’assurdo di certe morti

natale

A casa è sempre Natale

Qui si respira il silenzio

Lontano dalle urla di chi si parla senza sentirsi

Di chi non sa ascoltare e ti passa sopra

Dal rumore che riempie il vuoto di altro

sbarre

Quando le sbarre ci chiudono

Cerchiamo di uscire

O meglio

Se la vita diventa una gabbia

Troviamo una via di fuga

cactus

Il fiore di cactus non punge

Il fiore

candela

Una luce sempre accesa

Ogni tanto ci vuole

Per non perdersi nel buio

Anche di giorno

cappello

Ho dovuto difendermi dal sole

Non è più il tempo del mare e della salsedine

Ora sono come la vecchia signora di Agatha Christie

Coperta e immobile nel deserto assolato

cerbiatto

A volte il passaggio di un capriolo la mattina presto

può cambiare il senso alla giornata

Lo vedi? È là in fondo sulla destra

Preso prima che volasse via

Con la sua corsa  più veloce

dello scatto fotografico

gatto

Il gatto nero si nasconde

Timido e pauroso

Ma esce dal suo sicuro nascondiglio

Abbindolato

Da un croccantino premio

gattorosa

Nel metro di Parigi c’è un gattino rosa

Pubblicizza gioielli davanti alle porte dei treni

Poi qualcuno si inventa la bufala del gattino

Dipinto di rosa

Che lecca la vernice e muore

Ma non è successo niente

ritorno

Il tramonto al ritorno dal mare

Il tramonto al ritorno

Questo post non è una mia idea

Mi sono ispirata ad uno molto bello che ho scoperto per caso

Ilcasononesiste

Sì chiama

Appunto

L’autrice ha un suo stile

La mia è solo un’imitazione a modo mio

E le foto non sono nemmeno tanto belle

Ma mi sono divertita

Andatelo a vedere

http://www.ilcasononesiste.wordpress.com

 

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amati libri, addio?

Mi chiedo, come si fa a separarci dai libri che abbiamo amato o che ci ricordano momenti importanti della nostra vita
Qualcuno lo sa per favore?
Me lo domando oggi perché sto provando a fare un po’ di pulito. A far respirare la casa
Non che i libri soffochino, ci mancherebbe
Ma ogni tanto rimestare un po’ nel passato e fare una cernita risistemando buttando scegliendo recuperando, male non fa
A me questo gioco apre degli sprazzi infiniti di memorie
Apro cassetti inapribili per il casino indiscriminato che contengono
ed escono volti serate sensazioni che non avrei ricordato altrimenti
Per questo gettare via spesso diventa così faticoso per me
Ma ogni tanto mi armo di coraggio e lo faccio
Oggi ho provato con i libri
Un mese fa avevo deciso di regalare la mia collezione di Julia, dal numero 1 ad oggi, almanacchi compresi, alla biblioteca della mia città
Per fortuna la maleducazione delle addette a suo tempo mi ha scoraggiato
Oggi la preziosa collezione sta esposta su uno scaffale della camera toscana senza prendere nemmeno troppo posto a dire il vero
In quel caso sarebbe stata maggiore la perdita, dei fumetti, rispetto al guadagno, di posto
Ora provo a decidere di liberare la libreria bellunese per fare ordine, far prendere aria, dare un senso ai libri accatastati negli scaffali in doppia fila
Il problema non è regalare o gettare, ma semplicemente trasferire
Eppure quando vedo certi titoli che non ricordavo nemmeno di avere mi viene immediatamente voglia di leggerli. O di tenerli li a portata di mano, per ogni evenienza
“Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla con “le leggi fondamentali della stupidità umana”
Mi ricordo subito dell’amica che me lo ha regalato in un impeto di generosità un giorno che sono passata a trovarla al negozio
E un librino piccolissimo si può tenere
“Dolomiti naturalmente” di Paolo Salvini
In toscana non me ne faccio di niente
ma soprattutto mi fa ricordare un divertentissimo viaggio in macchina con un’altra amica a indovinare i nomi in latino degli animali selvatici
Bubo Bubo, il gufo
Athene noctua, la civetta
Capreolus capreolus. .. che cosa?
Vediamo chi indovina
No troppo facile
Facciamo… rupicapra rupicapra
O meglio ancora dendrocopus major
vediamo chi lo sa
Comunque sì, si tiene anche questo
“Il metodo antistronzi: come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è” lo ho comprato anni fa durante una trasferta in un periodo pesante e doloroso, una delle tante. Magari ha funzionato anche solo stando lì nello scaffale
Non l’ho letto
Ma lo salvo, per pura scaramanzia
“La pioggia prima che cada” di Jonathan Coe non si butta e basta
Due libretti su Sarajevo, forse li ho anche già letti
Teniamoli
Curzio Malaparte, “Maledetti toscani”, “La pelle”, “Benedetti italiani”
Benedette letture da ripetere al più presto
“Fuggi Charlie Brown”, “Ho un’idea Charlie Brown”, “Ho un problema Charlie Brown”
Non sono nemmeno in discussione
basta guardare la copertina che ti mette già allegria
“L’incanto del lotto 49” di Thomas Pynchon da più parti decantato come un quasi capolavoro si meriterà la chance di una lettura, prima o poi
“La vita oggi” di Anthony Trollope fu magnificato ai tempi da D’Orrico sul Corriere della Sera
Ne fece un quasi cult
Vedremo
Intanto sta lì
Anna Negri, “Con un piede impigliato nella storia” è un regalo
“L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon, pure, e ha anche la dedica di un amico
“Settantacinque poesie” di Constantinos Kavafis, lo stesso
Francesco Piccolo, “Scrivere è un tic”, mi serve
devo averlo sempre a portata d’occhio
“L’inganno” di Philip Roth mi riporta a un’altra vita
fu un regalo mio ma chi lo ricevette non lo volle tenere
lo lesse e me lo restituì
da rileggere
vediamo se con gli anni si è imparato qualcosa
ogni libro è un ricordo
di una persona, un momento della mia vita, una situazione

Comunque, non conservo soltanto
Ho già riempito due trolley, le uniche “scatole” resistenti al peso dei libri, anche se non ricordo bene chi c’è finito dentro
Mi pare Ugo Riccarelli, “Il dolore perfetto”
Qualcosa di Ignazio Paco Taibo II e di Marcela Serrano
Qualcuno dei tanti libri già letti che non se ne andranno ma rimarranno con me, almeno finché ci sarò, solo in un’altra casa

Poi ci sono i libroni
cataloghi di mostre e di rassegne culturali
montagne, le Dolomiti, Van Gogh, gli impressionisti
Tutti i luoghi dell’Unesco
Le piante medicinali
anche quelli stanno lì belli impilati in orizzontale l’uno sopra all’altro dove una volta c’era la televisione
Finché serviranno ad Ercolino, il mio gatto, per salire sulla parte più alta della libreria e dominare da lì il suo piccolo mondo, non si spostano

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in certi momenti

In certi momenti senti la vita vibrare.
A me capita.
Non è successo niente di speciale, non hai vinto la lotteria, non hai conosciuto l’uomo della tua vita, non hai ricevuto un mega regalo.
Niente di niente.
Però il cuore vibra in un modo diverso e in quel momento il futuro ti appare fresco e palpitante come un ruscello di montagna.
Oggi per esempio è così
Eppure ho lavorato fin troppo, ho perso mezza giornata a discutere di alcuni problemi che sembravano insormontabili, altri fastidi si parano all’orizzonte. Macché fastidi, semmai nuvoloni densi e scuri come quelli che stasera hanno avvolto belluno.
Eppure mi sento leggera. Il cuore vibra
Più del solito, s’intende
Ma non è una tachicardia, che sarebbe come dire che hai avuto una botta d’emozione
No, è un vibrare leggero, delicato come un uccellino che sbatte le ali
Qualcosa di piccolo, ma che c’è, che si sente
Come un brillante nella terra, un gesto gentile in mezzo a tanti sgarbati, un’occhiata complice nell’indifferenza, la luce tremolante di una candela nel buio
C’è, c’è
Penso ad alcune persone
A quelle di cui si sente forte l’assenza perché ti mancano
A quelle di cui si sente altrettanto forte ma perché sei felice che non ci siano
E lo stesso è per le presenze
Presenze forti, meno male
Presenze forti, purtroppo
Ma in certi giorni la vita appare come un balletto della scala o come un film o un’opera teatrale
Ognuno ha la sua parte
Ed è l’insieme che vibra, che ha un significato tutto suo, come se fosse un’unica cosa, come un grande coro in cui si amalgamano voci tanto diverse
Riaffiorano i ricordi belli di quando ero bambina
Non tanto le situazioni, è più il sentire
Quando il cuore era leggero
Proprio così

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quando fuori piove

Mi piace la pioggia. Mi piace stare in casa quando fuori piove.
In mattine come questa, potendo stare a casa, mi metterei rincantucciata sul divano e leggerei un buon libro, avvolta in un maglioncione morbido e caldo.
Il mondo è fuori, non arrivano rumori.
Solo il rassicurante ticchettio della pioggia.

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una vita sportiva

da quando ho aperto questo blog mi trovo a pensare: ecco oggi che cosa scrivo?
non che sia un obbligo, ci mancherebbe
a volte mi vengono dei pensieri in mente insieme alla voglia di scriverli
altre volte no
allora ci penso un po’ su
tipo stamani. sono stata fuori, ho fatto una passeggiata. breve, perché mi sono alzata un po’ tardi. ma insomma, è sempre uno di quei momenti in cui la mente va, senza regole e senza limiti
in genere mi è difficile scrivere i pensieri che passano e volano
al momento in cui affiorano alla mente sono già andati, come il sudore dopo la fatica.
una doccia e via
però mi sono chiesta che cosa penso quando penso così, sciolta, senza regole e senza limiti
a volte penso a delle cose che sono successe. mi rifaccio il film nella mente, ricostruisco la successione degli eventi, cerco di ricordare le parole che sono state dette. E’ allora, quando ci ripenso, che in genere mi si chiarisce il nesso del perché una persona può aver detto o fatto una tal cosa. E’ un po’ come rimettere a posto armadi e cassetti (a proposito…). ci sono più o meno le stesse cose di prima, solo che sono in ordine…
ok, poi penso anche a quello che dovrei fare. cerco di trovare argomenti da proporre al lavoro, idee su altri progetti. a volte guardo semplicemente il panorama, le scrostature delle case, leggo i cartelli per la strada, osservo le piante, i giardini.
qualche volta leggo anche i nomi sui campanelli, chissà perché…
di base però penso alla vita che vorrei, al mondo che vorrei.
in tanti anni trascorsi lontano da casa, in mille traslochi da una città all’altra, ho conosciuto tante persone con cui si è creato un rapporto speciale. ce n’è almeno una, ma anche qualcuna in più, in ogni posto in cui ho vissuto, anche per poco tempo.
ecco, uno dei miei pensieri, diciamo pure una fantasia, sarebbe quella di vivere in una città tanto grande da contenerle tutte. magari vicino a casa mia, in toscana, dove ci sono gli amici di sempre. raffa, lula, walter, luana, cristiano, sonia, fermina, nina. e poi mamma paola e tutti i parenti. mi piacerebbe averli tutti più vicini. la rossi, la cinese, il rouge. stanno in toscana ma son già più lontani. e poi i veneti, luca, enrico, carlo, anna, i vari alessandri, cinzia, michela, milena, ivana, l’altra simona… maudi, maurizio. e cristina e gabriele di pordenone.
non importa a dire il vero fare tutti i nomi perché ora qualcuno lo dimenticherò e qualcuno ci rimarrà male. ah, laura in svizzera…
alessio a milano…
il fatto è, credo, che chi c’è lo sa da sé

ecco, che bella sarebbe una città grandissima dove, fra tutta l’altra gente ci stessero anche queste persone. con le loro famiglie, i loro amici, la loro vita. ma che si potesse incrociare naturalmente con la mia. vado a comprare il giornale e trovo la rossi con le figlie (ormai son grandissime e io le ricordo da piccole), mangio una sera al ristorante e ci sono, chessò il rouge a un tavolo e enrico a un altro. e per strada incrocio laura che passeggia con il cane.
capito che intendo? anche senza vedersi apposta, farebbero parte del mio mondo.
questo è uno dei miei sogni.
irrealizzabili.
e poi un’altra cosa.
mi piacerebbe che le persone vivessero la loro vita senza guardare morbosamente che cosa fanno gli altri, senza competizione, quella negativa. senza il confronto malato, quello che vuole sminuire l’altro nell’illusione di innalzare se stesso, quello che pensa solo ai beni materiali, che conta quello che spende l’altro e ci rimugina su. ecco. queste cose non vorrei nel mio mondo. no, non parlo di politica. parlo di persone, ne conosco tante che ogni volta che c’è qualcosa di bello, un rapporto, una situazione, la rovinano con invidie, gelosie e cattiverie
vorrei una vita in cui ognuno pensa a migliorare il proprio record, ma senza spezzare le gambe all’avversario, andando avanti secondo le proprie possibilità
ecco, una vita sportiva

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cambio di stagione

allora, facciamo così. io lo scrivo, almeno dopo non ho più scuse.
oggi è domenica, ho quasi tutta la giornata libera, fuori splende il sole e l’aria è frizzantina. ma io starò a casa a fare il cambio di stagione.
uff, mi fa fatica solo a scriverlo…
anche perché son settimane che rimando, ormai. e ho già una sfilza di scuse pronte all’uso.
una, per esempio, è che a Belluno non importa fare il cambio di stagione, l’estate dura meno di un mese. basta tirar fuori qualcosa di leggero al’occorrenza e passato il caldo metterla via.

il problema a dire il vero non è proprio stagionale. è più del tipo che devo togliere un sacco di roba inutile.
quando sarà stato che ho fatto l’ultimo cambio vero, quello che togli le cose da inverno e, deciso che certe non le userai mai più le regali, le butti, le vendi, insomma via, fuori dal mio armadio!
non me lo ricordo mica…
e intanto maglioncini, magliette, pantaloni, vestiti, scarpe, scarponcini, stivali e sandali si accumulano negli scaffali.
poi cambiano le mode, il maglioncino si allunga, si alza la vita dei pantaloni, cambia la taglia. insomma alla fine rimane solo qualche vestito giusto da cercare in una montagna di abiti che per una ragione o per l’altra non usi più. ed è anche un problema trovarlo…
ecco soprattutto per questo non posso più rimandare. e oggi la mia fatica sarà scegliere i capi da mettere in cantina, da regalare, da vendere, da buttare, senza inutili ripensamenti.

vabbè dai, Simo, che sarà mai… ce la puoi fare

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