lo swap party

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mi arriva una mail da A.
sabato sera vieni a casa mia che facciamo uno swap party?
ma sì che vengo
con quante volte avrei voluto organizzarne uno io

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uno swap party, per chi non lo sapesse, è un ritrovo fra amiche che si riuniscono in una casa, mangiano e bevono qualcosa insieme, e poi si scambiano vestiti e accessori che non usano più

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sabato sera finisco tardi di lavorare ma arrivo in tempo per il secondo giro di pizza con pasta madre
sono già tutte sedute al tavolo. anzi, tutti, perché c’è anche un maschio che, precisa subito, “non c’entra niente”.
lui e la moglie non vivono più qua, ed essendo in visita alla famiglia di lei, lui sarebbe dovuto rimanere solo a casa. l’eccezione è accettata globalmente.
ovviamente dopo cena, mentre noi ci accalchiamo intorno a borse, vestiti, gonne e magliette, lui si ritira vicino alla stufa a leggere il libro di Agassi
(“Ah, non l’avevi portato per A.?”)

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l’atmosfera, anche a cena, è proprio carina
io non conosco nessuno, se non la mia amica, e come età siamo decisamente su fasce diverse, ma non ci vuole nemmeno troppo a rompere il ghiaccio e a ritrovarsi a parlare tranquillamente del più e del meno

mentre A. sale e scende le scale per portare le teglie di pizza cucinate nel forno al piano superiore (siamo in taverna), giù ci si presenta

P., laureata in lettere, lavora nel settore commerciale di una ditta cinese di abbigliamento; A. (un’altra), vive a londra e lavorerà nel campo dell’arte; L., l’unico maschio, designer, vive in una grande città con S. e con il loro bambino. Poi c’è C., di cui in realtà non so niente, e E., che ha un compagno che fa anche lui la pasta madre e cuoce il pane nella stube.
e poi ci sono io, che avrei potuto quasi essere la mamma di tutte, ma loro sono carine e nessuno sembra notarlo
o almeno hanno il buon gusto di tenerselo per sé

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allo swap party ognuna porta qualcosa da scambiare con le altre
abiti e accessori, tutto va bene
basta che sia in buone condizioni e che ci se ne voglia disfare per un qualche motivo, noia o chili in più (o in meno) che sia

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ognuno espone nell’angolino boutique, creato da A. per l’occasione sul divano con il tappeto multicolor, e poi, finita la cena (che comprendeva anche un fantastico panettone artigianale al cioccolato portato da S. e L. (a proposito di chili in più), ci riuniamo tutte là e cominciamo a guardare, toccare, provare

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prima di organizzarlo ci eravamo chieste quali regole seguire. su internet ci sono molti post che parlano delle regole di uno swap party
alla fine è stato tutto molto naturale
ognuna ha preso le cose che più le piacevano e che le stavano meglio
nessuno ha litigato né è rimasto scontento

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io avevo portato delle borse e un paio di sandali col tacco alto e ho ceduto solo una borsa Zippo gialla
fatalità ho preso un maglione viola proprio dalla stessa persona che ha scelto la mia borsa, ma questo non è importante e gli scambi sono stati incrociati del tutto a caso

ho preso anche una collana fatta con un cordino di cuoio e con un seme africano
A., l’altra, la più fortunata, ha trovato una gonna, un vestito e qualche altro capo
A., la padrona di casa, un vestitino a fiori e un paio di scarpe
P. non trova niente, dice, perché ha una pancia che sembra incinta e in effetti i vestiti sul divano sono per taglie piccole
son tutte magre qui, pancia o non pancia
S. e L. se ne vanno senza swappare, magari la prossima volta

a sorpresa c’è anche una borsa di vestiti nuovi che P. ha comprato nella ditta in cui lavora per A., la padrona di casa

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provarsi i vestiti fra donne dà una bella sensazione di complicità
prova questo dai che sembra fatto apposta per te
questa gonna è troppo lunga. ma portala dalla sarta cinese che te la rimette a posto con pochi euro
questo colore mi sbatte
ah, la camicetta… fosse di una taglia in più
queste scarpe son troppo grandi

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alla fine, quando, passata l’una, decidiamo che per questa sera può bastare, ognuna raccoglie le proprie cose, quelle “nuove” e quelle vecchie, e se le riporta a casa

un’altra regola dello swap party sarebbe che gli avanzi si mettono tutti insieme e si regalano alla caritas o a un mercatino
ma ormai sarà per la prossima volta

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coppie aromatiche/ i signori rosmarino e melissa

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“Mo’ vien qua bel Rosmarino mio che oggi ti ho fatto dei tortellini buoni buoni proprio come piacciono a te”
Melissa era così. Avvolgente profumata e piena del calore della sua terra di origine

Rosmarino non poteva chiedere di meglio
ormai era una vita che stavano insieme quei due e niente e nessuno avrebbe potuto separarli

Rosmarino, scuro, piccoletto e una grande nobiltà d’animo, faceva la sua parte nella vita
Melissa, che lo sovrastava di una spanna e più, lo inondava del colore e del profumo delle sue foglie che crescevano forti e prosperose
lui accanto a lei si sentiva accudito e amato
non avevano avuto figli, chissà perché
Rosmarino adesso nemmeno se lo ricordava
Forse non erano venuti o forse non li avevano cercati
lui non se ne faceva un cruccio, anzi
per tutta la vita, per tutto il tempo che avevano trascorso insieme e che ancora ci sarebbe stato, aveva avuto le attenzioni di Melissa tutte per sé
che donna quella Melissa là
e che profumo ragazzi

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era il primo segno della sua presenza, quando apriva gli occhi al mattino
di notte il suo profumo lo confortava perché gli rammentava che lei era sempre lì, accanto a lui

Rosmarino non era uno che prendeva le cose così come venivano
no, lui ci ragionava su, ci rifletteva
ogni tanto si chiedeva perché mai avesse avuto la fortuna di ritrovarsi accanto una come la sua Melissa
perché proprio lui
questo pensiero lo faceva gioire ma allo stesso tempo gli dava una sorta di preoccupazione, una specie di insicurezza, un sentimento che faceva un rumore come di cigolio nel suo stomaco
insomma, aveva paura di perderla
tanta paura

ma non si pensi che Rosmarino non si godesse la sua Melissa
lui ringraziava ogni giorno il cielo per avergli concesso la fortuna di averla accanto a sé
c’era però un tarlo che gli rodeva dentro e che si affacciava quando meno se lo aspettava facendogli temere tutto all’improvviso e senza alcun motivo preciso di perderla

ogni tanto pensava al suo amico, il signor Salvia, che gli era toccata quella palla al piede della signora Origano
all’inizio non sembrava tanto male, ma poi quella era diventata sempre più pesante
qualche giorno fa l’aveva vista però e gli aveva fatto un’impressione migliore con la rasata che si era fatta dare ai vecchi rami e le foglioline nuove che le spuntavano dappertutto
(forse anche al Signor Salvia una bella tagliata non gli avrebbe mica fatto poi tanto male…)

oppure pensava allo scampato pericolo della Santoreggia
superba quella lì, altezzosa e saccente
da scansare e ringraziare sì, ma di non averla fra i piedi
vabbè, ogni tanto veniva a prendere il tè a casa, con Melissa che preparava i pasticcini colorati e profumati che erano una gioia per il palato e per lo spirito
ma allora lui passava giusto per un rapido saluto, così come si conviene, e si ritirava nelle sue stanze, mentre le amiche di là bevevano tè caldo e chiacchieravano

lui, in quei lunghi pomeriggi, rimaneva da solo ma si consolava con un piattino dei dolcetti di Melissa che gli facevano compagnia mentre leggeva un libro in attesa di riavere la sua compagna tutta per sé

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Un giorno Rosmarino si prese un bello spavento
successe tanto tempo prima, quando erano entrambi giovani e spensierati
lui era già innamorato della sua Melissa e sapeva che quel sentimento non sarebbe mai cambiato
lei era una pianta dolce e teneramente profumata, ma niente a che vedere con la Melissa forte e sicura di sé che era diventata oggi
delicata e timorosa si appoggiava a lui per qualunque decisione dovesse prendere o per qualsiasi dubbio l’assillasse

una notte si alzò un forte vento
le raffiche arrivavano sibilando, sembrava che prendessero la rincorsa e spazzavano via tutto quello che trovavano
tutt’intorno foglie e rami volavano e mulinavano
a un certo punto si scatenò anche la grandine
chicchi grossi come uova di gallina cadevano tutti intorno come le bombe durante un attacco dei nemici

Rosmarino era abituato a tutto
anche se non era mai cresciuto tanto in altezza, il suo tronco era forte e stabile e niente, né pioggia né vento, avrebbe potuto fargli del male
Melissa no, Melissa non era così
Lei era bella e delicata, ma le sue foglie e il suo stelo erano molto più deboli
nonostante lui cercasse di proteggerla come poteva non potè impedire che venisse colpita da qualche chicco

quella notte Melissa perse molte foglie
altre rimasero danneggiate e il suo stelo si piegò, anche se di poco
il giorno dopo, quando la tempesta si calmò, Rosmarino chiamò aiuto ma tutti erano occupati a curare le proprie ferite
allora si prese cura lui di Melissa
accarezzò ogni sua fogliolina, ne baciò tutta la superficie martoriata dalla furia del maltempo, le offrì il suo sostegno perché potesse raddrizzarsi
fu dura e all’inizio Rosmarino si sentì prendere dallo sconforto più di una volta
ma alla fine i suoi sforzi cominciarono a dare frutti
Melissa tornò a rialzarsi, pian piano
le sue foglie si cicatrizzarono, ne spuntarono di nuove
con il tempo diventò la pianta forte e prosperosa che è oggi
Rosmarino, che non stava in sé dalla gioia, le fece spazio perché potesse crescere anche più di lui che così poteva godere dell’ombra delle sue foglie

non ci furono più tempeste come quella notte
ma Rosmarino e Melissa furono segnati per sempre da quell’esperienza
e in nome di tutto quello che era avvenuto decisero che niente e nessuno li avrebbe mai divisi
per tutto il tempo che avrebbero avuto in dono su questa terra

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coppie aromatiche/la signora origano e il signor salvia

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Ormai c’era ben poco da fare, la Signora Origano diventava ogni giorno più pesante e il Signor Salvia era sempre più tentato dal guardare fuori dai suoi consueti orizzonti
Non sapeva dire con precisione quando fosse iniziato il lento ma inesorabile declino di sua moglie
Non ricorda se c’era stata qualche avvisaglia
Tutto d’un tratto le erano crollati i rami e il nucleo della pianta si era inaridito trasformandosi in un piccolo cespuglio nodoso e rinsecchito
“Mi sarei dovuto accorgere subito di quanto era selvatica”

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Il Signor Salvia era convinto di appartenere ad una specie superiore
La rassicurante famiglia dalla quale proveniva, con la costante presenza nei migliori orti e giardini, gli appariva come una nobile stirpe al confronto degli avi della Signora Origano, più adusi a frequentare selvaggi territori, come quelle distese sterminate sabbiose e aspre delle terre del sud
Il Signor Salvia si sentiva al di sopra senza alcun dubbio, tanto più da quando la Signora Origano aveva avuto quel crollo improvviso
Lui ormai desiderava soltanto allontanarsi da lei
Gli sarebbe tanto piaciuta quell’Erba cipollina del vaso accanto e ogni tanto protendeva i suoi rami in quella direzione provando ad attaccar discorso ma lei nemmeno lo vedeva tutta presa com’era da Timo, quello bassetto e con le foglie fini fini
Mah? Chissà che ci trovava mai una come lei in uno come quel tipo là

E invece a lui era toccata la Signora Origano
Insomma qui c’era da prendere una decisione
Separarsi. Ormai non c’era più niente da fare
Ognuno dei due guardava in direzioni opposte e sembravano non aver più niente in comune
Insistere a stare insieme non faceva nemmeno tanto bene alla loro salute
Se alla Signora Origano era successo quello che era successo il Signor Salvia non è che se la passasse meglio
Con quell’aspetto nodoso, i rami spogli, le foglie ormai limitate alla parte superiore, tutto proteso verso l’esterno, il più lontano possibile dalla Signora Origano

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Che senso aveva continuare a stare insieme?
Tanto valeva stare con un qualsiasi Basilico o magari anche con un Prezzemolo se proprio non era possibile ritrovare il suo amico Rosmarino
Eh sì, con lui sì che avrebbe saputo come trascorrere il tempo
Avevano sempre qualcosa da dirsi quei due
Parlavano la stessa lingua, non come questa palla al piede che era diventata la Signora Origano che ormai era così pesante ma così pesante
Se apriva bocca lo faceva solo per far uscire battute taglienti o per recriminare con il Signor Salvia, immaginando che le avesse detto cose che in realtà a lui non erano nemmeno mai passate per la testa
Ormai la convivenza nella vaschetta matrimoniale era diventata impossibile
Forse era giunto il momento di trovarsi un bel vaso singolo e provare a stare da solo per un po’
Non gli avrebbe fatto male, no
E lei, che lei si arrangiasse una buona volta perdio
Magari non se la sarebbe nemmeno presa troppo
avrebbe invitato la sua amica Santoreggia e così avrebbero potuto passare il tempo sparlando di lui
ma cosa importa poi
tanto un pezzo di terra, un posto al sole e un po’ d’acqua lui, il Signor Salvia, li avrebbe trovati sempre

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coppie aromatiche/timo e cipollina

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Erba cipollina scosse la testa mentre si guardava allo specchio
“Uff sono sempre spettinata, tanto vale arruffarmi questi stecchi che stanno dritti come spinaci”
Timo la guardava poco distante e rìdeva di cuore.
Da quando stavano insieme, praticamente da sempre o almeno così gli sembrava, non riusciva a trovare nemmeno un difetto alla sua compagna.
E sì che Erba cipollina, profumata di quel profumo un po’ selvatico che hanno i cavalli di razza e le verdure con una certa personalità, qualche difettuccio lo aveva. Impossibile negarlo.
Aveva una sua, come dire, rigidità che con il passare del tempo si accentuava.

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E il sapore. Sarà perché veniva da quella famiglia lì, con tutte quelle cipolle e quegli agli…
Lei era più delicata, brillante e versatile, non si poteva proprio paragonare a quei parenti, diciamolo anche un po’ rozzetti, dozzinali dai, diciamo anche questo. Però alla fine il dna era quello.

Timo solo a sentire il profumo di Erba cipollina impazziva. Letteralmente.
E lui, che discendeva da una vasta famiglia di piante odorose, di profumi se ne intendeva.

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“Cipollina sei pronta? Ti vuoi sbrigare…”
“Timo non mettermi fretta, ti prego. Lo sai che poi mi confondo ed è anche peggio”
“Macché fretta e fretta dai… Sono ore che stai lì davanti a quello specchio a toglierti i fili secchi dai capelli. Avrai finito ora? E poi lo sai che per me sei sempre bellissima”
Quando timo faceva così a erba cipollina il cuore faceva un balzo nel petto. Era come se se lo sentisse dire per la prima volta. Anche se non era affatto così
Cipollina era stata fortunata a incontrare Timo

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Era accaduto tanti, ma tanti anni prima.
I due si erano subito piaciuti, a pelle, ma ci avevano messo un po’ a decidere di stare insieme
Poi lo avevano fatto e da allora non si erano più lasciati
Timo adorava la sua Erba cipollina
Per lui nessuna poteva competere con lei.
Nemmeno l’altezzosa Santoreggia o la spocchiosa Melissa
Erba cipollina era diversa
Lei era così, adatta a tutte le occasioni. Interessante, piena di verve e sempre con nuove idee che le giravano per quella testolina spettinata

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Con lei era impossibile annoiarsi ma non era nemmeno una di quelle compagne stressanti che ti costringono a estenuanti tour de force. Lei era semplicemente se stessa e questo le bastava
E poi non si curava del giudizio degli altri e questo la rendeva ancor più libera e bella, di una bellezza naturale e spontanea come quella delle sue amiche Erbette di campo
“Eccomi qua. Sono pronta”
“Finalmente” esclamò Timo e sorridendo le sfiorò i capelli con un bacio leggero.
“Andiamo”

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“A proposito amore mio, ma dov’è che si va?”
“Non te l’ho detto tesoro bello? è una sorpresa”
“Fai tu, io con te verrei in capo al mondo. Lo sai. Per me l’importante è stare con te, non mi importa dove”
Anche per Timo le parole di Erba cipollina erano come una doccia di acqua fresca. Stimolanti, purificanti e rinfrescanti. Non importa quante volte le aveva sentite.
Anche per lui ogni volta era come la prima.
In un attimo Timo fu circondato da una nuvoletta odorosa, che emanava dalle sue stesse foglie.
“Vieni amore mio – gli disse Erba cipollina – che è ora”
E così dicendo lo prese a braccetto e insieme si incamminarono verso la loro meta.
Ovunque avesse intenzione di portarla.

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la vita oltre la vita

Mi perdo a osservare le piantine di zucca spuntate dai semi
Crescono a vista d’occhio
A volte ci mettono un po’ di più ad uscire dal seme e il guscino rimane attaccato in cima alle foglioline verdi
Poi, crescendo ancora, cade anche quello

E’ un po’ come la farfalla che esce dal bozzolo o il pulcino dall’uovo
La vita che si ricrea, che si rigenera, da se’ stessa, in un ciclo infinito che segue le sue regole
Al di la’ di tutto

Non tutti i semi diventeranno una nuova zucca, ma da ogni zucca, rimettendo in circolo i semi nella terra, ne cresceranno tante altre

Se avessi avuto della terra pronta per accogliere queste piantine avrei potuto coltivare il campo di zucche dei peanuts e aspettare il grande cocomero di linus nella notte di halloween

Forse le zucche non hanno un ego
Per cui se una muore e l’altra cresce bella e rigogliosa non c’e’ problema alcuno
E’ solo una legge di natura

Gli umani l’ego ce l’hanno pero’ e parecchio sviluppato
A volte anche troppo

Riflettendo sul senso della vita, affacciata alla finestra con le mie piantine di zucca penso a tutti coloro che vogliono lasciare un segno, più o meno indelebile, in questo mondo

Davanti agli occhi mi scorrono immagini, esempi, persone, tutte negative, sempre pronte ad affermare se’ stesse denigrando gli altri, escogitando cattiverie ed umiliazioni per il prossimo, credendo cosi’ di imporre la loro personalita’, il loro modo di essere, le loro convinzioni
A parte che ho visto tanti crescere magnificamente in mezzo alle difficolta’ imposte dalle cattiverie altrui e camminare nella vita a testa alta avvolti nella luce della propria coscienza pulita e del proprio buon cuore, ma mi chiedo
Che fine fara’ prima o poi tutto questo

Penso ai maneggi, all’ansia di sopraffazione, alla denigrazione altrui, allo svilimento dell’essere umano
E che cosa resta se passa un’onda gigantesca e ripulisce tutto?
Uno tsunami immenso, un oceano che avvolge il mondo degli uomini e lo sommerge come una nuova atlantide?
Dove andranno a finire allora tutte queste emozioni, tutto e tutti
E a chi sara’ valsa la pena vivere
Chi sparira’ in un gorgo mondiale
Che cosa restera’ di tutto cio’
Pensieri parole azioni
Case vestiti fabbriche automobili
Telefonini computer televisori
Tasse da pagare lotte politiche
Leggi da applicare prigioni condanne
Trasmissioni tv e tutte le cazzate che ci circondano

E quando il mondo sara’ tornato un immenso globo di acqua e fango, da quella terra, nagari spuntera’ proprio una piantina di zucca affacciandosi timidamente alla vita in un mondo sconosciuto con l’unica corazza del suo guscio che poi crescendo cadra’
E rimarra’ la foglia verde
E poi il gambo, la pianta, le foglie diventeranno sempre più larghe e spuntera’ il fiore e poi il frutto che nutrito dalla terra annaffiato dalle piogge e riscaldato dal sole crescera’ e maturera’
Cosi’ come tante altre forme di vita
Che nascono e crescono perche’ cosi’ funziona
Che lo vogliano o no

E chissa’ se il genere umano rinascera’ come le zucche
E se soprattutto imparera’ mai una cavolo di lezione

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elastici

sì lo so. è un sacco di tempo che non passo di qui
e mi stupisce anche che ci passi qualcun altro e che si stupisca per la mia assenza
ma in fondo qualche obbligo ce l’ho anch’io
è un po’ come dire agli amici, passate quando volete, la mia casa è sempre aperta
ma poi io non ci sono mai
qualcosa del genere, ecco

solo che stasera non ho granché voglia di pensare o scrivere di chissacché
e allora, come dire, che ci sto a fare qui?
prima mi giravano dei pensieri nella mente, delle idee
non erano nemmeno male, ma erano allo stato grezzo e lì son rimasti
è un periodo che non ho granché voglia di elaborare
se potessi aprire il mio cervello o magari solo guardarci dentro potrei vedere lo specchio di casa mia
un gran casino, cioè
con la roba affastellata dove capita che se anche metti a posto le cose che usi il substrato rimane sempre un caos
e la promessa eterna, domani sono a casa e faccio ordine
poi lo so che domani sono stanca, o vado a fare una passeggiata, o mi metto a cucinare i biscotti, o esco con qualche amico, o vado a fare la spesa
ecco così poi c’è da mettere a posto anche quel che compro che non c’è più nemmeno lo spazio per mettercelo
io non lo so ma pare che ultimamente la roba mi lieviti in casa
da un anno ormai non compro vestiti né scarpe né borse
e c’ho gli armadi che scoppiano
sulla dispensa stendiamo il velo che è solo verdure verdure e verdure
eppure ci son tutti quei cereali farine risi quinoe e legumi di tutti i colori che par che si riproducano in assenza di luce e spesso anche sottovuoto
i barattoli vuoti, che non butto per dar seguito alla mia passione di imbarattolare salse varie e marmellate, hanno creato una comunità autonoma e indipendente

se ci conto anche le erbe secche, le tinture madri e gli oleoliti frutto di una passione un po’ sopita per l’erboristeria e i sassi zen in equilibrio, aiuto
qui non se ne esce più

ah, però ieri ho fatto l’orto da balcone
che non significa mettere a posto
significa soltanto che ho recuperato le cassette delle arance dalla cantina, le ho rivestite di telo da pacciamatura, ci ho messo il terriccio e il compost e le ho appoggiate fuori dalla finestra
ora dovrò aggiungerci l’argilla espansa, che fino a ieri non ero riuscita a trovare, e i semi ordinati on line
non vedo l’ora che cominci il ciclo produttivo
è una sensazione bella e diversa da tutte le altre quella di coltivare l’orticello e avere i prodotti da mangiare che crescono direttamente in casa tua
ma non è solo per fini alimentari
è proprio tutto il processo che mi dà un senso di freschezza e novità
è il ciclo della natura che si ripete e la vita che si rigenera
c’è tanto da pensare per un semino che in quadratino di terra diventa cibo, bello da vedere e buono da mangiare

questo post però ha un titolo, elastici, che pare non c’entri nulla con quel che vo blaterando
il fatto è che mentre tornavo a casa riflettevo sull’atmosfera che percepisco in questo periodo
un periodo che non è una stagione, non è un mese
quanto sarà? boh
un bel po’ di sicuro
un bel po’ di tempo in cui percepisco l’aria in generale farsi sempre più tesa e tirata, come un elastico appunto
chissà che non si schianti prima o poi
ma non vorrei che finissimo a gambe all’aria come quelli che tirano tirano e non se l’aspettano che si rompa da un momento all’altro
c’è come un’elettricità crescente, una definizione un po’ esasperata delle cose e delle situazioni in cui tanti sembrano girare agitati dal vento come le girandole

va bene, per stasera può bastare
fra riflessioni ed elucubrazioni ho finito anche il gas
magari domani, che è il primo maggio, perdo meno tempo a cucinare e riesco davvero a mettere a posto un po’ di cose
tanto non ci sarà mica il sole…

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la mia spoon river

la sofferenza deve scivolare
passare dentro invaderti avvolgerti
fino a farti contorcere dal dolore
stritolandoti le budella
e facendoti urlare dal male
ma poi deve andarsene
se la ingabbi dopo diventa rancore livore
e malattia

non è mancanza di rispetto
ma necessità
di continuare a vivere
e far propria la lezione
di chi non c’è più
per questo devi risollevare la testa
richiamare la lucidità nella tua mente
e la serenità nel cuore

chi soffre veramente non ha niente da dimostrare
l’amicizia
l’amore
la considerazione
non hanno bisogno di urla sguaiate
né di pianti isterici
semplicemente ci sono
e nessuno potrà negarle

da mesi ormai la mia vita, e di conseguenza il mio blog, sono diventati quasi un’antologia di spoon river
quanti amici se ne sono andati
quanto dolore hanno lasciato
e che traccia profonda di amore
allo stesso tempo

da tempo ormai ho cominciato a prendere quello che la vita mi offre con un senso di umiltà, di accettazione
se così è così dovrà essere
non con passività, questo proprio no
ma con la comprensione e la consapevolezza che qualcosa di grande, di tanto grande da essere incommensurabile e incomprensibile, governa le nostre piccole vite
noi come tante piccole formiche, ma credendoci leoni, conduciamo le nostre esistenze credendoci più importanti di quello che siamo, in confronto al tutto
e allo stesso tempo il tutto ci insegna che siamo importantissimi
che possiamo decidere come incanalare le nostre vite attingendo alle fontane che la vita ci offre
gioia odio amore
una gamma infinita di sentimenti e possibilità

mentre scrivo Siena saluta per l’ultima volta David Rossi
sono lontana, nello spazio, ma non nel sentimento
sento il dolore, la sofferenza dei suoi familiari, dei suoi amici, di tutti coloro che lo stimavano, anche fra i nemici
e la tensione
spero che non accada niente di ancora più brutto

non rammaricarti David (Taddei) per le parole cattive che tanti hanno sentito il dovere di vomitare in questo momento così difficile nei confronti del nostro amico
vivo in un paesotto di montagna ma il ca mpionario umano è lo stesso ovunque e in qualsiasi tempo, a manhattan come a belluno, nel duemila come ai tempi di dante o di shakespeare
e l’intelligenza, si sa, offende gli stupidi
la fortuna altrui fa scattare l’invidia nei meschini e negli incapaci
l’onestà rende insicuri i disonesti
le qualità di cui era dotato David, il posto che aveva raggiunto grazie alle proprie capacità, tutto ciò che era e che aveva non poteva che generare una forza uguale e contraria di invidia cattiveria meschinità
tanto più grande lui, tanto peggiori i suoi detrattori
non è solo una banalità fascista, il molti nemici molto onore, se lo guardi con gli occhi di chi sa riconoscere la verità nelle persone
anziché con la vuota retorica del tempo

la cosa tremenda è che si sia rotto qualcosa di grosso e che lui sia finito così
lo abbiamo detto, non avrebbe dovuto farlo
tutto si sarebbe sistemato, tutto sarebbe tornato a posto
che cosa poteva aver fatto lui di così grave da giustificare il prezzo della sua vita?
nemmeno lo sterminio di un popolo porta gli uomini cattivi a desiderare la propria morte
ma lui, con la sua anima onesta, la sua intelligenza, non avrà potuto tollerare nemmeno una piccola macchia
quella che tanti magari fanno finta anche di non vedersi addosso
che spreco, che enorme spreco andarsene così
lasciarci soli muti e attoniti

ogni volta che una persona che amo, che fa parte del mio mondo, se ne va è come se se ne andasse un pezzo di me
il 10 agosto 2012, Maudi
il 4 novembre 2012, Luca Funes,
conosciuto da poco ma persona grandissima
il 15 gennaio 2013, Maurizio
e prima ancora le tragedie del soccorso alpino, fra cui proprio quella di Maudi
il 6 aprile 1993, Rosario
e ancor prima Sandra
e poi Alessandra, Pizia
e tutti gli altri
Lello, Gina, il Meca…
Beppe, Doriano, Ilaria
E zia Carla, i nonni

dormono dormono sulla collina, dormono dormono sulla collina…

e il 6 dicembre 2008, babbo

continuo a soffrire, a lasciarmi trapassare dalla sofferenza
a farla scivolare via
ma qualcosa rimane
un cambiamento che è come una reazione chimica
entra sofferenza, resta una consapevolezza maggiore
di ciò che è la vita, di ciò che sono certe persone
e del posto che hanno dentro di me
tutte quelle cose che quando siamo tutti vivi non si pensano

oggi è il giorno di David
non lo posso salutare nella sua Siena
gli mando un saluto forte da Belluno
dal profondo del mio cuore che non ha una città ma che è ovunque ci sia una persona che sento meriti il mio amore e la mia considerazione

addio amico
che la terra ti sia più lieve
di quanto non è stata l’ultima parte della tua vita
e a tutti coloro che ti amano
auguro di poter vivere solo la gioia e l’onore di averti conosciuto
dopo che il tempo avrà riempito l’immenso vuoto della tua assenza

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david

Certe persone non lo sapranno mai che cosa significano per gli altri
Lui non lo sapeva di sicuro che io lo pensavo sempre
Non era un pensiero voluto
semplicemente lui era lì, e per tante cose mi veniva da pensare a lui
lo vedevo con gli occhi della mente
ma come fai a dire a un amico che vive lontano che la sua faccia ti passa davanti agli occhi un mucchio di volte
per esempio, quando vorrei dire una cosa intelligente e ironica per commentare una situazione ma senza farmi prendere troppo sul serio
lo so non ci riuscirò mai
lui in questo era speciale

e il pensiero è sempre andato lì
A david

David rossi, si doveva sempre specificare per non scambiarlo con david taddei, amici, colleghi, stesso ambiente, stessi anni

quando penso al modo giusto per sdrammatizzare una situazione mi viene in mente lui, david, e cerco di immaginarmi che cosa direbbe
E se non fosse successa questa cosa terribile probabilmente non avrei nemmeno realizzato che senza saperlo mi faceva compagnia e mi ispirava quando ce n’era bisogno

Fai come faresti, mi diceva quando gli chiedevo un consiglio
e giù, la bocca gli si apriva appena in quel sorrisino furbo

Per avvisarmi si e’ scomodato il mio direttore in persona
Si ricordava di quella volta che gli avevi mandato i saluti per me
anche allora mi chiamò e mi disse che gli avevi parlato molto bene di me
“E che dovevo dire, che avevo lavorato con una incapace? Ci avrei fatto una brutta figura anche io”

Mi sono seduta sul divano cercando di focalizzare il pensiero che non riusciva a prendere forma nel mio cervello
Si e’ suicidato david rossi
Lo so che son frasi che si dicono sempre e fa tanto oddio io non ci credo
Ma e’ veramente difficile crederci

Devo parlare con qualcuno
Non puoi stare da sola quando ti dicono una cosa così
Chiamo david, l’altro
Telefono staccato
Chiamo raffa, al telefono, niente messaggi anche se è tardi
ho visto dopo che mi aveva già scritto che c’era una notizia terribile

Quando alla fine rimango da sola dopo le parole inutili ma necessarie il dolore si espande

L’idea che quella cosa orribile è veramente successa si fa concreta
Tutti i giornali on line la danno come prima notizia con tanto di foto

La sofferenza è come un’onda che entra nel cuore nei polmoni si diffonde nei muscoli esce dagli occhi e dalla gola
Perché ti sei fatto così male?
Perché hai valicato quel confine
Perché tu

Tanti anni fa comprai la Mazdina cabrio dopo averla vista a lui
Avevo paura di non farcela a mantenerla, eran tempi un po’ incerti
E lui, con quel modo di fare tutto suo, la bocca quasi chiusa a metà fece la sua battuta
“No, l’unica sarebbe che compri la macchina sportiva e ci metti la bombola a gas”
Quanto mi faceva ridere
Apriva bocca, diceva le sue glacialità, frasi fendenti e mai fuori luogo di un’intelligenza lucida e lungimirante
Poi apriva le labbra in un sorriso bellissimo e muoveva le mani per accompagnare il discorso
E se la battuta gli veniva bene ne faceva un”altra e un’altra ancora, divertendosi un sacco

Qualche tempo fa passai a salutarlo al monte, all’ufficio di rocca salimbeni
no, mi viene mal di pancia ora non posso pensare a questo

David
Intelligente pungente ironico misurato
Equilibrato, sempre perfetto, preciso, puntuale
L’altro david lo prendeva in giro, con quanto affetto, per quel modo di essere sempre perfettino e posato e lui faceva anche finta di incazzarsi con sdegno e altezzosità, rilanciando senza pietà

Ora i pensieri si accavallano senza logica rimestando nei ricordi
Non credevo nemmeno, tu così lontano, di poter soffrire tanto per te
ma abbiamo condiviso giorni mesi e anni
e un mondo
In questo periodo di crisi della banca ti ho pensato spesso, mi sono chiesta come la vivevi
Il tuo profilo facebook era vuoto da mesi

La mente mi porta in via Montanini
Nella redazione del Cittadino
Dove fumavate tutti e alla fine io per protesta lavoravo con la mascherina antigas
Quante polpette del vitti si saranno mangiate insieme al tavolo bianco

Mi ricordo il giorno del suicidio di kurt cobain
Io ero nell’altra stanza quando arrivò la notizia
Non ricordo che cosa dicesti, una frase mi frulla in testa ma non prende forma

Mi viene in mente il tuo cane, quello di allora
E i tuoi quadri, belli, forti
la passione per l’arte, che prima o poi entrava sempre nei tuoi discorsi

Ti vedo davanti ai miei occhi risento la tua voce ma non riesco a trovare le parole per descrivere la persona che eri i tuoi atteggiamenti le sensazioni che trasmettevi
eri tanto, David
tanto

Penso solo al peso enorme che avrai avuto dentro e non so spiegarmi perché in tutto quel disastro proprio tu

No, lui no
Lui no
Perché lui
Perché tu

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giorno di riposo

se facessi la cuoca, probabilmente, nel mio giorno libero avrei voglia di scrivere un po’ ma siccome faccio la giornalista quando non lavoro in genere cucino.
a parte le fantasie su progetti di ristoranti più o meno toscani e più o meno vegetariani ogni tanto mi piace sperimentare
e oggi si prova a fare la marmellata di porri così capirò anche il motivo, forse, per cui sul web non ne esiste nemmeno una ricetta a differenza di quelle di cipolla
per farla ho dato un’occhiata a qualche ricetta e ho scelto quella della marmellata di carote con la bollitura della verdura e l’aggiunta successiva dello sciroppo di zucchero con conseguente lunga ribollitura
vedremo
se dovesse venire male avrò buttato via due porri e un etto di zucchero
amen

invece alla fine mi son dovuta decidere e sono finiti nel sacchetto dell’umido dopo settimane di attesa e di vana speranza cinque, dico cinque, coppette di dolce vegan alle bucce di arancia
sob
mi aveva dato la ricetta mamma dicendo che a lei era venuto buonissimo ma qualcosa a me non deve esser girato proprio bene perché è venuta una palla di amido immangiabile nonostante gli sforzi e la buona volontà
quindi oggi, giù nel bidone
a far loro compagnia anche un altro esperimento di qualche tempo fa
mi sa della fine di gennaio quando sono stata malata
biscotti, vegani anche quelli, al malto di orzo
a parte che quando uno è malato dovrebbe pensare solo a riposarsi e curarsi (ma forse li avevo fatti qualche giorno prima) se qualcuno mi spiegasse il significato che ha sulla terra la presenza del malto di orzo, del quale a suo tempo acquistai un barattolo da mezzo chilo, gliene sarei molto grata

il giorno di riposo serve anche a riposarsi, ovviamente, e a fare un po’ di pulizia
e non solo in frigo
quindi dopo il giro di lavastoviglie e lavatrice potrei pensare a sistemare la distesa di documenti, fogli, foglietti e ricevute varie che si ammassano nei mesi sul tavolino e nei cassetti senza imboccare mai il posto giusto alla prima
oggi è stata anche una bella giornata di sole, che io ho visto dalla finestra, dedita com’ero alla pigrizia
però ho steso fuori le lenzuola, una cosa che a Belluno puoi fare a ogni morte di papa
forse contano anche le dimissioni

c’è un ostacolo grosso però, alla sistemazione dei documenti
a parte una resistenza durissima che mi coglie al solo pensiero
ieri ho finalmente imbroccato il libro giusto, dopo averne iniziati e scartati una marea (nemmeno roba dozzinale, ma proprio non mi ha preso)
il pensiero di abbandonare il mio gialletto adrenalinico per fare l’archivista non mi prende proprio bene
e visto che ormai sono a metà potrei anche fare un dritto e finirlo tutto in una botta, tanto non mi sono presa nemmeno un impegno con il mondo là fuori

per i soliti curiosi i libri abbandonati sono Il tuttomio di Andrea Camilleri che, mi dispiace per il dignitosissimo anzi geniale creatore di Salvo Montalbano ma se l’avessero dato da leggere al ragionier Fantozzi ne avrebbe fatto sicuramente la recensione appropriata
di Mancarsi di Diego de Silva mi è bastato leggere la presentazione per decidere di non provare nemmeno ad aprirlo, specialmente dopo aver letto, fino in fondo, Sono contrario alle emozioni
da L’amore graffia il mondo di Ugo Riccarelli, dopo Il dolore perfetto, mi aspettavo grandi cose
e non è detto che non arriveranno, magari in un altro momento
che cosa mi aspettassi da Via Chanel n.5 di Daniela Farnese invece è chiaro
distrazione, pura e semplice distrazione
una lettura che, paragonata al cibo, potrebbe essere come andare a mangiare al fast food
sai che ti fa male è inutile e nocivo ai fini nutritivi e alla fine non ti piace nemmeno ma ogni tanto ti prende l’impulso irrefrenabile e non puoi farci niente
ma dopo il primo capitolo in cui la protagonista, parlando in prima persona, si lamenta perché il suo fidanzato l’ha tradita con una taglia 48 con tutte le considerazioni del caso, ho pensato che perfino per una vegetariana sarebbe stato meglio un kingburger di fronte a quella lettura

facciamo così, mentre i porri saltellano nella pentolona di ghisa con lo zucchero di canna, mi rannicchio sul divano, accendo il mio reader e finisco di leggermi adrenalinicamente Lezioni di tenebra, di Enrico Pandiani, quello de Les Italiens

dopo penserò a stendere le lenzuola anche se forse, con un cielo così, una notte fuori magari non fa nemmeno poi tanto male…

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il gusto amaro della vita

sarà colpa di questa influenza che riduce a uno straccio, sarà che stanotte non ho chiuso occhio fra tosse mal di testa e tutto il resto, sarà che da due giorni non riesco a mangiare e quel poco che entra naviga nello stomaco come una zattera in un mare in tempesta…
sarà un po’ tutto questo ma non solo
è già da un po’ di tempo che penso a come, crescendo, cambia il modo di vedere la vita
e non è solo in peggio, ovviamente, a parte ciò che potrebbe sembrare
poi figuriamoci, se lo dico io, che sono sempre stata un’inguaribile ottimista (esclusi i momenti di sconforto, va da sè)
più che un punto di vista pensavo è proprio il sapore
sarà che stanotte (ancora questo e poi basta, lo prometto) mi sono alzata dieci volte a lavarmi i denti perché anche se non avevo mangiato anche se tutto il resto avevo un amaro, ma un amaro
allora è venuto da sé pensare che quando ero giovane (forse è meglio dire più giovane, visto che sono ottimista) c’era quel fondo di sapore più dolce, o meno amaro, che avvolgeva tutto
anche quando stavo male
il mal di testa, per esempio, era un mal di testa
faceva male il capo, un cerchio, un’emicrania, delle martellate, delle fitte, ma poi prendevi un moment e passava
da qualche anno i mal di testa son diventati affari di stato. fa male talmente dappertutto che la testa alla fine è quasi quella meno colpita
ma la cosa che è veramente cambiata è il sapore, amaro, che resta in bocca e accompagna le crisi

ma amaro è anche tanto altro
le ingiustizie, sia le mie sia quelle degli altri, non faccio differenze, son donna e bilancia

le disgrazie, le perdite di persone care
cinque mesi fa ho perso Maudi e ora è scomparso Maurizio
se per Maudi, dopo aver tanto pianto e pensato, adesso riesco a ricordarlo con tenerezza amore e sempre un po’ di rimpianto, il vuoto lasciato da Maurizio è ancora pieno di amaro
amaro per non aver capito quanto fosse ammalato
amaro per non essermi fatta sentire pensando ora non disturbo lo farò dopo
amaro, amaro e basta

da giovani forse, mi viene da pensare, i colori erano più netti
io poi che ero un bulldozer e sapevo ciò che volevo e lottavo per ottenerlo non mi perdevo certo in sfumature
poi sono arrivate anche quelle
la vita si è approfondita, allargata, i colori si sono sfumati, annacquati, ma non per questo han perso consistenza
solo che adesso c’è questa sensazione di amaro che non mi abbandona

sarà che niente è perfetto e l’amaro viene anche dall’acquisire questa consapevolezza
che non esiste un semicerchio bianco senza il pallino nero, e viceversa
che, come insegna il tao, nel principio positivo c’è quella punta di negativo e questo vale anche al contrario
e quando siamo giovani, o più giovani, è sempre così ma semplicemente non ce ne importa niente di starci a pensare
ci penseremo poi
ci penserà qualcun altro
poi arriva il momento che ci dobbiamo pensare noi e, nel caso non ce ne fossimo accorti, ci pensa quel saporino amaro a emergere da chissà dove e a depositarsi sulla lingua
così che non possiamo fare a meno di pensarci

o forse son solo io che deliro per la febbre e alla fine è soltanto un po’ di mal di fegato…

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