caro Papa Francesco ti scrivo…

Questa lettera non è mia. È stata scritta da Cristina Muratore e pubblicata dal Gazzettino di Belluno
L’ho trovata intelligente, coraggiosa, piena di tatto, di amore e di rispetto per l’umanità, intesa come caratteristica propria degli esseri umani.
Mi sono riconosciuta nelle sue parole, per questo ho deciso, con il suo assenso, di condividerla sul mio blog.
Penso che offra tanti spunti di riflessione

Santo Padre, o Caro Francesco,
se posso adeguarmi al Suo stile umile e irrituale, mi permetto di scriverLe confidando nella Sua capacità di ascolto e di vicinanza ai più deboli.
Non ho richieste per me stessa, ma per la realtà che mi circonda e il nonsenso che fatico a tollerare. Non credo che un Papa debba intervenire nei temi politici del mondo, nè dello stato all’interno del quale si trova geograficamente il Vaticano, né tantomeno nei temi etici che non appartengono al solo mondo cattolico, bensì a tutti gli esseri umani. Ritengo invece che possa e debba mettere in pratica con azioni concrete il proprio insegnamento per renderlo più credibile ed efficace attraverso il miglior metodo che esista: l’esempio!
Quest’anno mio figlio farà la prima comunione e io dovrei seguirlo, ma non pratico più da molti anni perciò non ricordo quasi nulla del catechismo e la mia distanza da questa Chiesa è ormai abissale, perciò mi limito a trasmettergli i miei valori.
L’unico motivo per cui gli faccio seguire la preparazione a questo sacramento è per dargli la possibilità di scelta, che sarebbe impossibile senza la conoscenza.
Ma tutto ciò ha fatto riaffiorare in me un senso cristiano, o potrei dire “umano”, che nulla ha a che vedere con l’ostinazione di chi pretende l’affissione di un crocifisso nei luoghi pubblici, ma calpesta i valori che tale simbolo sottende!
In un mondo disseminato da guerre ed ingiustizie, cambiamo le nostre opinioni in base a quanto i problemi restano distanti da noi, inaccettabile ipocrisia!
E in Italia assistiamo ad una crescente intolleranza nei confronti dell’altro, sempre più lontani dal teorico “amore per il prossimo”, mentre gli sciacalli dei consensi emotivi fomentano odio in cambio di voti.
Dal lusso dei salotti invece ci si indigna poiché la guerra tra poveri tocca altri, che devono essere comprensivi ed accettare il disagio al quale tanto ormai devono essere abituati: ma non è razzismo, la gente accetterebbe razze diverse se arrivassero con una valigia piena di denari e spendessero nei nostri negozi anziché voler vendere ovunque oggettistica inutile. Non è colpa loro, è ciò che è stato insegnato dalla logica dell’egoismo nella società dei consumi.
Oggi non c’è soluzione semplice all’esodo biblico che ha superato ogni emergenza per trasformarsi in un dato di fatto costante con cui ognuno dovrà in qualche modo fare i conti.
Ecco perché auspico che anche la Chiesa, oltre a predicare, faccia la sua parte e Le chiedo: perché non mette a disposizione dei migranti i suoi numerosi immobili, molti dei quali inutilizzati? Ma anche le proprie risorse umane ed economiche, compiendo un’opera di bene di alto valore educativo? Lo stato italiano non ha ancora trovato il coraggio di tassare i Vostri edifici e difficilmente lo farà, e allora potrebbe partire da Voi una sorta di autotassazione volontaristica, per aiutarci a risolvere un problema gravissimo, che porta con sé a cascata un’infinita sequela di altri problemi correlati, come appunto il rifiuto di accettare altri fratelli da parte di chi si trova già a lottare con le difficoltà delle periferie.
E a poco serve spiegare loro la complessità del fenomeno, le responsabilità dell’occidente, le guerre e le carestie da cui molti fuggono, o ricordare che siamo anche noi stati migranti e ancora lo siamo oggi con sempre più giovani in fuga, con tutte le differenze di un punto di partenza diverso.
Temo che molti italiani abbiano perso non solo la fede, ma soprattutto il senso dell’umanità, la comprensione, la compassione, l’amore e la verità. Chi può e non aiuta commette colpa!
Certamente pecco di grande arroganza, ma Gesù insegnava che siamo tutti uguali e tutti “perdonabili”, perciò esprimo la mia semplice richiesta che potrebbe evitare il peggio, insegnando a tutto il mondo che cos’è la fratellanza cristiana.
Fiduciosa di una Sua cortese risposta,
La saluto cordialmente,
Cristina Muratore

(dal Gazzettino di Belluno del 20 novembre 2014)

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2 commenti

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2 risposte a “caro Papa Francesco ti scrivo…

  1. Cristina Muratore

    grazie, mi fa molto piacere che tu diffonda il mio pensiero, lo considero un inaspettato e gradito regalo di compleanno!

  2. Il piacere è mio Cristina

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