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elastici

sì lo so. è un sacco di tempo che non passo di qui
e mi stupisce anche che ci passi qualcun altro e che si stupisca per la mia assenza
ma in fondo qualche obbligo ce l’ho anch’io
è un po’ come dire agli amici, passate quando volete, la mia casa è sempre aperta
ma poi io non ci sono mai
qualcosa del genere, ecco

solo che stasera non ho granché voglia di pensare o scrivere di chissacché
e allora, come dire, che ci sto a fare qui?
prima mi giravano dei pensieri nella mente, delle idee
non erano nemmeno male, ma erano allo stato grezzo e lì son rimasti
è un periodo che non ho granché voglia di elaborare
se potessi aprire il mio cervello o magari solo guardarci dentro potrei vedere lo specchio di casa mia
un gran casino, cioè
con la roba affastellata dove capita che se anche metti a posto le cose che usi il substrato rimane sempre un caos
e la promessa eterna, domani sono a casa e faccio ordine
poi lo so che domani sono stanca, o vado a fare una passeggiata, o mi metto a cucinare i biscotti, o esco con qualche amico, o vado a fare la spesa
ecco così poi c’è da mettere a posto anche quel che compro che non c’è più nemmeno lo spazio per mettercelo
io non lo so ma pare che ultimamente la roba mi lieviti in casa
da un anno ormai non compro vestiti né scarpe né borse
e c’ho gli armadi che scoppiano
sulla dispensa stendiamo il velo che è solo verdure verdure e verdure
eppure ci son tutti quei cereali farine risi quinoe e legumi di tutti i colori che par che si riproducano in assenza di luce e spesso anche sottovuoto
i barattoli vuoti, che non butto per dar seguito alla mia passione di imbarattolare salse varie e marmellate, hanno creato una comunità autonoma e indipendente

se ci conto anche le erbe secche, le tinture madri e gli oleoliti frutto di una passione un po’ sopita per l’erboristeria e i sassi zen in equilibrio, aiuto
qui non se ne esce più

ah, però ieri ho fatto l’orto da balcone
che non significa mettere a posto
significa soltanto che ho recuperato le cassette delle arance dalla cantina, le ho rivestite di telo da pacciamatura, ci ho messo il terriccio e il compost e le ho appoggiate fuori dalla finestra
ora dovrò aggiungerci l’argilla espansa, che fino a ieri non ero riuscita a trovare, e i semi ordinati on line
non vedo l’ora che cominci il ciclo produttivo
è una sensazione bella e diversa da tutte le altre quella di coltivare l’orticello e avere i prodotti da mangiare che crescono direttamente in casa tua
ma non è solo per fini alimentari
è proprio tutto il processo che mi dà un senso di freschezza e novità
è il ciclo della natura che si ripete e la vita che si rigenera
c’è tanto da pensare per un semino che in quadratino di terra diventa cibo, bello da vedere e buono da mangiare

questo post però ha un titolo, elastici, che pare non c’entri nulla con quel che vo blaterando
il fatto è che mentre tornavo a casa riflettevo sull’atmosfera che percepisco in questo periodo
un periodo che non è una stagione, non è un mese
quanto sarà? boh
un bel po’ di sicuro
un bel po’ di tempo in cui percepisco l’aria in generale farsi sempre più tesa e tirata, come un elastico appunto
chissà che non si schianti prima o poi
ma non vorrei che finissimo a gambe all’aria come quelli che tirano tirano e non se l’aspettano che si rompa da un momento all’altro
c’è come un’elettricità crescente, una definizione un po’ esasperata delle cose e delle situazioni in cui tanti sembrano girare agitati dal vento come le girandole

va bene, per stasera può bastare
fra riflessioni ed elucubrazioni ho finito anche il gas
magari domani, che è il primo maggio, perdo meno tempo a cucinare e riesco davvero a mettere a posto un po’ di cose
tanto non ci sarà mica il sole…

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la mia spoon river

la sofferenza deve scivolare
passare dentro invaderti avvolgerti
fino a farti contorcere dal dolore
stritolandoti le budella
e facendoti urlare dal male
ma poi deve andarsene
se la ingabbi dopo diventa rancore livore
e malattia

non è mancanza di rispetto
ma necessità
di continuare a vivere
e far propria la lezione
di chi non c’è più
per questo devi risollevare la testa
richiamare la lucidità nella tua mente
e la serenità nel cuore

chi soffre veramente non ha niente da dimostrare
l’amicizia
l’amore
la considerazione
non hanno bisogno di urla sguaiate
né di pianti isterici
semplicemente ci sono
e nessuno potrà negarle

da mesi ormai la mia vita, e di conseguenza il mio blog, sono diventati quasi un’antologia di spoon river
quanti amici se ne sono andati
quanto dolore hanno lasciato
e che traccia profonda di amore
allo stesso tempo

da tempo ormai ho cominciato a prendere quello che la vita mi offre con un senso di umiltà, di accettazione
se così è così dovrà essere
non con passività, questo proprio no
ma con la comprensione e la consapevolezza che qualcosa di grande, di tanto grande da essere incommensurabile e incomprensibile, governa le nostre piccole vite
noi come tante piccole formiche, ma credendoci leoni, conduciamo le nostre esistenze credendoci più importanti di quello che siamo, in confronto al tutto
e allo stesso tempo il tutto ci insegna che siamo importantissimi
che possiamo decidere come incanalare le nostre vite attingendo alle fontane che la vita ci offre
gioia odio amore
una gamma infinita di sentimenti e possibilità

mentre scrivo Siena saluta per l’ultima volta David Rossi
sono lontana, nello spazio, ma non nel sentimento
sento il dolore, la sofferenza dei suoi familiari, dei suoi amici, di tutti coloro che lo stimavano, anche fra i nemici
e la tensione
spero che non accada niente di ancora più brutto

non rammaricarti David (Taddei) per le parole cattive che tanti hanno sentito il dovere di vomitare in questo momento così difficile nei confronti del nostro amico
vivo in un paesotto di montagna ma il ca mpionario umano è lo stesso ovunque e in qualsiasi tempo, a manhattan come a belluno, nel duemila come ai tempi di dante o di shakespeare
e l’intelligenza, si sa, offende gli stupidi
la fortuna altrui fa scattare l’invidia nei meschini e negli incapaci
l’onestà rende insicuri i disonesti
le qualità di cui era dotato David, il posto che aveva raggiunto grazie alle proprie capacità, tutto ciò che era e che aveva non poteva che generare una forza uguale e contraria di invidia cattiveria meschinità
tanto più grande lui, tanto peggiori i suoi detrattori
non è solo una banalità fascista, il molti nemici molto onore, se lo guardi con gli occhi di chi sa riconoscere la verità nelle persone
anziché con la vuota retorica del tempo

la cosa tremenda è che si sia rotto qualcosa di grosso e che lui sia finito così
lo abbiamo detto, non avrebbe dovuto farlo
tutto si sarebbe sistemato, tutto sarebbe tornato a posto
che cosa poteva aver fatto lui di così grave da giustificare il prezzo della sua vita?
nemmeno lo sterminio di un popolo porta gli uomini cattivi a desiderare la propria morte
ma lui, con la sua anima onesta, la sua intelligenza, non avrà potuto tollerare nemmeno una piccola macchia
quella che tanti magari fanno finta anche di non vedersi addosso
che spreco, che enorme spreco andarsene così
lasciarci soli muti e attoniti

ogni volta che una persona che amo, che fa parte del mio mondo, se ne va è come se se ne andasse un pezzo di me
il 10 agosto 2012, Maudi
il 4 novembre 2012, Luca Funes,
conosciuto da poco ma persona grandissima
il 15 gennaio 2013, Maurizio
e prima ancora le tragedie del soccorso alpino, fra cui proprio quella di Maudi
il 6 aprile 1993, Rosario
e ancor prima Sandra
e poi Alessandra, Pizia
e tutti gli altri
Lello, Gina, il Meca…
Beppe, Doriano, Ilaria
E zia Carla, i nonni

dormono dormono sulla collina, dormono dormono sulla collina…

e il 6 dicembre 2008, babbo

continuo a soffrire, a lasciarmi trapassare dalla sofferenza
a farla scivolare via
ma qualcosa rimane
un cambiamento che è come una reazione chimica
entra sofferenza, resta una consapevolezza maggiore
di ciò che è la vita, di ciò che sono certe persone
e del posto che hanno dentro di me
tutte quelle cose che quando siamo tutti vivi non si pensano

oggi è il giorno di David
non lo posso salutare nella sua Siena
gli mando un saluto forte da Belluno
dal profondo del mio cuore che non ha una città ma che è ovunque ci sia una persona che sento meriti il mio amore e la mia considerazione

addio amico
che la terra ti sia più lieve
di quanto non è stata l’ultima parte della tua vita
e a tutti coloro che ti amano
auguro di poter vivere solo la gioia e l’onore di averti conosciuto
dopo che il tempo avrà riempito l’immenso vuoto della tua assenza

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david

Certe persone non lo sapranno mai che cosa significano per gli altri
Lui non lo sapeva di sicuro che io lo pensavo sempre
Non era un pensiero voluto
semplicemente lui era lì, e per tante cose mi veniva da pensare a lui
lo vedevo con gli occhi della mente
ma come fai a dire a un amico che vive lontano che la sua faccia ti passa davanti agli occhi un mucchio di volte
per esempio, quando vorrei dire una cosa intelligente e ironica per commentare una situazione ma senza farmi prendere troppo sul serio
lo so non ci riuscirò mai
lui in questo era speciale

e il pensiero è sempre andato lì
A david

David rossi, si doveva sempre specificare per non scambiarlo con david taddei, amici, colleghi, stesso ambiente, stessi anni

quando penso al modo giusto per sdrammatizzare una situazione mi viene in mente lui, david, e cerco di immaginarmi che cosa direbbe
E se non fosse successa questa cosa terribile probabilmente non avrei nemmeno realizzato che senza saperlo mi faceva compagnia e mi ispirava quando ce n’era bisogno

Fai come faresti, mi diceva quando gli chiedevo un consiglio
e giù, la bocca gli si apriva appena in quel sorrisino furbo

Per avvisarmi si e’ scomodato il mio direttore in persona
Si ricordava di quella volta che gli avevi mandato i saluti per me
anche allora mi chiamò e mi disse che gli avevi parlato molto bene di me
“E che dovevo dire, che avevo lavorato con una incapace? Ci avrei fatto una brutta figura anche io”

Mi sono seduta sul divano cercando di focalizzare il pensiero che non riusciva a prendere forma nel mio cervello
Si e’ suicidato david rossi
Lo so che son frasi che si dicono sempre e fa tanto oddio io non ci credo
Ma e’ veramente difficile crederci

Devo parlare con qualcuno
Non puoi stare da sola quando ti dicono una cosa così
Chiamo david, l’altro
Telefono staccato
Chiamo raffa, al telefono, niente messaggi anche se è tardi
ho visto dopo che mi aveva già scritto che c’era una notizia terribile

Quando alla fine rimango da sola dopo le parole inutili ma necessarie il dolore si espande

L’idea che quella cosa orribile è veramente successa si fa concreta
Tutti i giornali on line la danno come prima notizia con tanto di foto

La sofferenza è come un’onda che entra nel cuore nei polmoni si diffonde nei muscoli esce dagli occhi e dalla gola
Perché ti sei fatto così male?
Perché hai valicato quel confine
Perché tu

Tanti anni fa comprai la Mazdina cabrio dopo averla vista a lui
Avevo paura di non farcela a mantenerla, eran tempi un po’ incerti
E lui, con quel modo di fare tutto suo, la bocca quasi chiusa a metà fece la sua battuta
“No, l’unica sarebbe che compri la macchina sportiva e ci metti la bombola a gas”
Quanto mi faceva ridere
Apriva bocca, diceva le sue glacialità, frasi fendenti e mai fuori luogo di un’intelligenza lucida e lungimirante
Poi apriva le labbra in un sorriso bellissimo e muoveva le mani per accompagnare il discorso
E se la battuta gli veniva bene ne faceva un”altra e un’altra ancora, divertendosi un sacco

Qualche tempo fa passai a salutarlo al monte, all’ufficio di rocca salimbeni
no, mi viene mal di pancia ora non posso pensare a questo

David
Intelligente pungente ironico misurato
Equilibrato, sempre perfetto, preciso, puntuale
L’altro david lo prendeva in giro, con quanto affetto, per quel modo di essere sempre perfettino e posato e lui faceva anche finta di incazzarsi con sdegno e altezzosità, rilanciando senza pietà

Ora i pensieri si accavallano senza logica rimestando nei ricordi
Non credevo nemmeno, tu così lontano, di poter soffrire tanto per te
ma abbiamo condiviso giorni mesi e anni
e un mondo
In questo periodo di crisi della banca ti ho pensato spesso, mi sono chiesta come la vivevi
Il tuo profilo facebook era vuoto da mesi

La mente mi porta in via Montanini
Nella redazione del Cittadino
Dove fumavate tutti e alla fine io per protesta lavoravo con la mascherina antigas
Quante polpette del vitti si saranno mangiate insieme al tavolo bianco

Mi ricordo il giorno del suicidio di kurt cobain
Io ero nell’altra stanza quando arrivò la notizia
Non ricordo che cosa dicesti, una frase mi frulla in testa ma non prende forma

Mi viene in mente il tuo cane, quello di allora
E i tuoi quadri, belli, forti
la passione per l’arte, che prima o poi entrava sempre nei tuoi discorsi

Ti vedo davanti ai miei occhi risento la tua voce ma non riesco a trovare le parole per descrivere la persona che eri i tuoi atteggiamenti le sensazioni che trasmettevi
eri tanto, David
tanto

Penso solo al peso enorme che avrai avuto dentro e non so spiegarmi perché in tutto quel disastro proprio tu

No, lui no
Lui no
Perché lui
Perché tu

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giorno di riposo

se facessi la cuoca, probabilmente, nel mio giorno libero avrei voglia di scrivere un po’ ma siccome faccio la giornalista quando non lavoro in genere cucino.
a parte le fantasie su progetti di ristoranti più o meno toscani e più o meno vegetariani ogni tanto mi piace sperimentare
e oggi si prova a fare la marmellata di porri così capirò anche il motivo, forse, per cui sul web non ne esiste nemmeno una ricetta a differenza di quelle di cipolla
per farla ho dato un’occhiata a qualche ricetta e ho scelto quella della marmellata di carote con la bollitura della verdura e l’aggiunta successiva dello sciroppo di zucchero con conseguente lunga ribollitura
vedremo
se dovesse venire male avrò buttato via due porri e un etto di zucchero
amen

invece alla fine mi son dovuta decidere e sono finiti nel sacchetto dell’umido dopo settimane di attesa e di vana speranza cinque, dico cinque, coppette di dolce vegan alle bucce di arancia
sob
mi aveva dato la ricetta mamma dicendo che a lei era venuto buonissimo ma qualcosa a me non deve esser girato proprio bene perché è venuta una palla di amido immangiabile nonostante gli sforzi e la buona volontà
quindi oggi, giù nel bidone
a far loro compagnia anche un altro esperimento di qualche tempo fa
mi sa della fine di gennaio quando sono stata malata
biscotti, vegani anche quelli, al malto di orzo
a parte che quando uno è malato dovrebbe pensare solo a riposarsi e curarsi (ma forse li avevo fatti qualche giorno prima) se qualcuno mi spiegasse il significato che ha sulla terra la presenza del malto di orzo, del quale a suo tempo acquistai un barattolo da mezzo chilo, gliene sarei molto grata

il giorno di riposo serve anche a riposarsi, ovviamente, e a fare un po’ di pulizia
e non solo in frigo
quindi dopo il giro di lavastoviglie e lavatrice potrei pensare a sistemare la distesa di documenti, fogli, foglietti e ricevute varie che si ammassano nei mesi sul tavolino e nei cassetti senza imboccare mai il posto giusto alla prima
oggi è stata anche una bella giornata di sole, che io ho visto dalla finestra, dedita com’ero alla pigrizia
però ho steso fuori le lenzuola, una cosa che a Belluno puoi fare a ogni morte di papa
forse contano anche le dimissioni

c’è un ostacolo grosso però, alla sistemazione dei documenti
a parte una resistenza durissima che mi coglie al solo pensiero
ieri ho finalmente imbroccato il libro giusto, dopo averne iniziati e scartati una marea (nemmeno roba dozzinale, ma proprio non mi ha preso)
il pensiero di abbandonare il mio gialletto adrenalinico per fare l’archivista non mi prende proprio bene
e visto che ormai sono a metà potrei anche fare un dritto e finirlo tutto in una botta, tanto non mi sono presa nemmeno un impegno con il mondo là fuori

per i soliti curiosi i libri abbandonati sono Il tuttomio di Andrea Camilleri che, mi dispiace per il dignitosissimo anzi geniale creatore di Salvo Montalbano ma se l’avessero dato da leggere al ragionier Fantozzi ne avrebbe fatto sicuramente la recensione appropriata
di Mancarsi di Diego de Silva mi è bastato leggere la presentazione per decidere di non provare nemmeno ad aprirlo, specialmente dopo aver letto, fino in fondo, Sono contrario alle emozioni
da L’amore graffia il mondo di Ugo Riccarelli, dopo Il dolore perfetto, mi aspettavo grandi cose
e non è detto che non arriveranno, magari in un altro momento
che cosa mi aspettassi da Via Chanel n.5 di Daniela Farnese invece è chiaro
distrazione, pura e semplice distrazione
una lettura che, paragonata al cibo, potrebbe essere come andare a mangiare al fast food
sai che ti fa male è inutile e nocivo ai fini nutritivi e alla fine non ti piace nemmeno ma ogni tanto ti prende l’impulso irrefrenabile e non puoi farci niente
ma dopo il primo capitolo in cui la protagonista, parlando in prima persona, si lamenta perché il suo fidanzato l’ha tradita con una taglia 48 con tutte le considerazioni del caso, ho pensato che perfino per una vegetariana sarebbe stato meglio un kingburger di fronte a quella lettura

facciamo così, mentre i porri saltellano nella pentolona di ghisa con lo zucchero di canna, mi rannicchio sul divano, accendo il mio reader e finisco di leggermi adrenalinicamente Lezioni di tenebra, di Enrico Pandiani, quello de Les Italiens

dopo penserò a stendere le lenzuola anche se forse, con un cielo così, una notte fuori magari non fa nemmeno poi tanto male…

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il gusto amaro della vita

sarà colpa di questa influenza che riduce a uno straccio, sarà che stanotte non ho chiuso occhio fra tosse mal di testa e tutto il resto, sarà che da due giorni non riesco a mangiare e quel poco che entra naviga nello stomaco come una zattera in un mare in tempesta…
sarà un po’ tutto questo ma non solo
è già da un po’ di tempo che penso a come, crescendo, cambia il modo di vedere la vita
e non è solo in peggio, ovviamente, a parte ciò che potrebbe sembrare
poi figuriamoci, se lo dico io, che sono sempre stata un’inguaribile ottimista (esclusi i momenti di sconforto, va da sè)
più che un punto di vista pensavo è proprio il sapore
sarà che stanotte (ancora questo e poi basta, lo prometto) mi sono alzata dieci volte a lavarmi i denti perché anche se non avevo mangiato anche se tutto il resto avevo un amaro, ma un amaro
allora è venuto da sé pensare che quando ero giovane (forse è meglio dire più giovane, visto che sono ottimista) c’era quel fondo di sapore più dolce, o meno amaro, che avvolgeva tutto
anche quando stavo male
il mal di testa, per esempio, era un mal di testa
faceva male il capo, un cerchio, un’emicrania, delle martellate, delle fitte, ma poi prendevi un moment e passava
da qualche anno i mal di testa son diventati affari di stato. fa male talmente dappertutto che la testa alla fine è quasi quella meno colpita
ma la cosa che è veramente cambiata è il sapore, amaro, che resta in bocca e accompagna le crisi

ma amaro è anche tanto altro
le ingiustizie, sia le mie sia quelle degli altri, non faccio differenze, son donna e bilancia

le disgrazie, le perdite di persone care
cinque mesi fa ho perso Maudi e ora è scomparso Maurizio
se per Maudi, dopo aver tanto pianto e pensato, adesso riesco a ricordarlo con tenerezza amore e sempre un po’ di rimpianto, il vuoto lasciato da Maurizio è ancora pieno di amaro
amaro per non aver capito quanto fosse ammalato
amaro per non essermi fatta sentire pensando ora non disturbo lo farò dopo
amaro, amaro e basta

da giovani forse, mi viene da pensare, i colori erano più netti
io poi che ero un bulldozer e sapevo ciò che volevo e lottavo per ottenerlo non mi perdevo certo in sfumature
poi sono arrivate anche quelle
la vita si è approfondita, allargata, i colori si sono sfumati, annacquati, ma non per questo han perso consistenza
solo che adesso c’è questa sensazione di amaro che non mi abbandona

sarà che niente è perfetto e l’amaro viene anche dall’acquisire questa consapevolezza
che non esiste un semicerchio bianco senza il pallino nero, e viceversa
che, come insegna il tao, nel principio positivo c’è quella punta di negativo e questo vale anche al contrario
e quando siamo giovani, o più giovani, è sempre così ma semplicemente non ce ne importa niente di starci a pensare
ci penseremo poi
ci penserà qualcun altro
poi arriva il momento che ci dobbiamo pensare noi e, nel caso non ce ne fossimo accorti, ci pensa quel saporino amaro a emergere da chissà dove e a depositarsi sulla lingua
così che non possiamo fare a meno di pensarci

o forse son solo io che deliro per la febbre e alla fine è soltanto un po’ di mal di fegato…

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la fine

fine

Se oggi finisse il mondo
Guarda almeno di non finire te

Se qui diventasse tutto mare
Noi potremmo essere due pesci
Che scivolano muti nell’acqua

Se la materia si dissolvesse
Potremmo rinascere uccelli
E l’aria sarebbe tutta per noi

Se la terra esplodesse come una palla di fuoco
Torneremmo ad essere stelle
Sospese nel vuoto dell’universo

Potremmo diventare anche polvere
Basta che non te ne andrai mai
Che il mondo finisca o no

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voglio un Natale austero

posso dirlo? io non ne posso più
sono stufa stufa stufa
stufa di tutta questa abbondanza, inutile ed assurda
stufa della corsa allo shopping
del cibo che straripa dalla tavola e dal frigorifero
della moda che cambia ogni due mesi
della tecnologia che si evolve anche quando non serve
uff! basta basta basta
sono piena
anzi, strapiena

faccio ammenda
sono stata consumista anche io
ma che dico?
la regina dei consumisti
ho comprato creme che costavano quanto un anno di mantenimento o due di un bambino povero
e l’ho anche fatto con orgoglio
ho comprato vestiti inutili, griffati, troppo larghi troppo stretti, borse a ripetizione
scarpe mai messe
sono stata a cena, raramente per fortuna, in ristoranti troppo costosi
ho comprato senza pensare, ho lucidato la carta di credito come se fosse un bicchiere di cristallo
ho usato il bancomat a occhi chiusi ogni volta che vedevo qualcosa che mi piaceva
l’ottavo paio di stivali della stagione
eh, ma con il tacco di quell’altezza mi mancavano
quel colore mi serve per l’altro vestito
per una borsa che ho anche dimenticato di avere

ho pagato sempre senza pensare che tanto se questo mese andavo sotto il prossimo sarei risalita di nuovo

oggi per fortuna non è più così
ho comprato la mia terra e devo stare attenta a ciò che spendo
ogni mese conto quanto dovrò pagare per affitto bollette assicurazioni e tutte le altre spese obbligate e calcolo quanto avanza per il resto
quasi niente
ma non importa
va bene così
va proprio bene, anzi

intanto perché ho cominciato a tagliare gli acquisti inutili, scoprendo che lo erano quasi tutti
poi sono stata costretta ad utilizzare ciò che ho già
una marea di roba, praticamente
armadi pieni di vestiti scarpe e borse
il mio shopping da ora in poi sarà quello di guardare sotto ai mucchi di maglie e pantaloni per scoprire il capo dimenticato
sarà un po’ come indossare un vestito nuovo
e le creme? ho una scatola piena di campioncini e avanzi di profumeria
finché non avrò spalmato anche l’ultima ditata non comprerò niente e nel frattempo qualche cosina ho imparato anche a produrla da me
come gli olii per il corpo
ci ho sempre buttato decine e decine (e decine…) di euro
con gli oleoliti di questa estate mi sono fatta una scorta meravigliosa, profumata naturale e a prezzi imbattibili

e niente libri. un passo fatto già anni fa quando mi sono imposta di leggere solo quelli presi in prestito in biblioteca, scrivendone poi i titoli su un quadernino per non dimenticarli
ora che ho avuto in regalo una biblioteca on line in cui ci sono tutti i libri che posso desiderare non mi sogno più di spendere per comprarli

inutile continuare l’elenco
questo vale per tutto ciò che non è strettamente necessario

per dire, i buoni pasto
l’anno scorso ho fatto scadere due blocchetti mai più recuperati…
meglio non farli nemmeno i conti che una poi ci rimane male

ora si sta attenti, si conta, si calcola, si prevede
e tutto ha più valore
e il resto diventa meno importante
intendo le cose materiali

e infatti è già da qualche anno che quando mi chiedono che cosa voglio di regalo, per il compleanno o per natale, non so proprio che cosa rispondere

una volta ho fatto una lista di associazioni no profit e ho chiesto di fare offerte a loro anziché doni a me

adesso sarei propensa anche a chiedere di fare offerte a me, ma magari sembra brutto

a casa per non rischiare di cannare il regalo abbiamo preso l’abitudine di fare la lista, come quella del matrimonio
ma io non so mica più che scriverci
nemmeno a sforzarmi mi viene in mente qualcosa che mi possa servire e che non ho già

oddio, ci potevo mettere le gomme da neve ma come si fa?
e, se a qualcuno interessa, fra un anno ci saranno da cambiare anche quelle normali
ecco, ho un parco pigiami che fa orrore, specialmente dopo essere passati sotto le mani di certe stiratrici
poi sto per finire le candeline dell’ikea e ho giurato che per un bel po’ lì non ci avrei messo più piede
ah, potrebbe essere utile anche qualche buono benzina

che altro? ho tutto e anche di più
oddio, volendo (ehm) potrei scrivere il numero del conto corrente
ma lasciamo perdere

l’anno scorso ho sentito persone che si lamentavano che il natale non era natale perché in città non avevano acceso luci né esposto addobbi
a me non dava per niente fastidio rimanere nella normalità di sempre
già allora non ne sentivo alcun bisogno
le luci più belle sono sempre quelle che brillano negli occhi di chi ti vuole bene
quest’anno poi, anche di più

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io canto da sola

stamani nevica. ma nevica sul serio.
i fiocchi cadono e attecchiscono a terra, sulla strada.
vado in piscina a piedi, in tenuta da montagna. come sempre, ma stavolta anche le scarpe

mentre cammino sulla neve cercando di non scivolare mi torna in mente una nevicata di tanti anni fa
ero ragazzina e la neve per me, in toscana, era sempre una sorpresa

ricordo che quel giorno stavo tornando a casa a piedi e dovevo attraversare un piccolo campo
era tutto bianco e silenzioso, ovattato

il mondo sembrava essersi fermato
mi venne voglia di cantare, come se fossi veramente sola
e, ricordo, saltellando sulla neve fresca del campetto prima di arrivare a casa, cantai a squarciagola
non ricordo che cosa cantai ma ricordo che provai una sensazione di libertà e felicità tanto che tornata a casa lo raccontai a mamma
e lei mi disse, pur attenta a non farmi rimanere male, che dovevo fare attenzione a quello che facevo fuori, che qualcuno avrebbe potuto non capire e pensare chissà che
non capii bene ciò che voleva dire
pensai a che cosa avrei pensato io se avessi visto qualcuno cantare nella neve

e che cosa avrei dovuto pensare?
boh?

però la frase mi è rimasta impressa dentro

poi c’è stato un periodo in cui gli amici mi chiedevano di cantare
mi ero imparata la carmen a memoria e alle feste c’era sempre qualcuno che la reclamava
l’habanera, ovviamente
ma anche près de remparts de seville o quella bellissima del ballo delle nacchere quando carmen seduce don josè che però deve rientrare al battaglione perché suona la ritirata e lei si incazza di brutto
vabbè, la so tutta a memoria praticamente

allora dicevo che c’erano delle feste, era il periodo dell’università, in cui cantavo come una star con i miei amici che mi chiedevano la carmen
cavolo, a ripensarci ora non mi pare nemmeno sia mai successo

comunque, abitavamo già in campagna, e quindi non era un problema
si cantava, si ascoltava la musica, si faceva ciò che ci pareva (con la paziente tolleranza dei miei)

qualche volta tornavo a casa in motorino
sulla strada in salita e a curve che il mio garelli (ecco, quando tutti avevano il ciao il sì o il bravo io avevo un orribile modello con il serbatoio sotto al sellino) affrontava di petto ogni tanto mi ritornava la voglia di cantare a squarciagola, come se fossi sola
intorno a me avevo solo la campagna, gli alberi, la strada in salita sotto alle ruote del motorino
e io cantavo
la carmen, per lo più
a volte anche qualche altra canzone

un giorno babbo mi disse che desiderio, il contadino che viveva nella casa prima della nostra, al curvone sulla salita dei pini, gli aveva detto: “sento la tu’ figliola che canta quando passa in motorino… bene, ci mette allegria in mezzo a tutti questi musoni”
meno male

anni dopo, a new york, tornavo a casa dalla discoteca sotto una nevicata
era mattino presto, tipo le 5
la discoteca era in centro, midtown, la casa downtown, zona torri gemelle, sei anni prima dell’11 settembre
per un tratto mi accompagnò un amico turco, poi proseguii da sola
era tutto così bello
la neve che cadeva sulle strade e sui tetti delle case di manhattan
ero così felice che non avevo nemmeno paura
mi sentivo intoccabile
però quella volta non cantai
non ad alta voce almeno

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paralume

paralume1

di notte sembra tutto diverso
il buio tinge le cose
e la solitudine si fa sentire
con la mancanza

i ragazzi in strada urlano ubriachi
suoni gutturali e improvvisi
sotto la finestra
ma ormai ci hai fatto l’abitudine
sai che anche questo passa

ogni tanto passano con l’auto
e sparano la musica a tutto volume
ma passa anche quello
e non viene più nemmeno il batticuore

anche i pensieri passano
con le paure
e la luce sotto al paralume
fa compagnia con il suo calore

paralume4

di giorno tutto torna al suo posto
i colori sono bianchi
e la luce fissa i contorni

fuori c’è silenzio
ogni tanto qualcuno fischietta
o passano i camion della nettezza

i pensieri vanno veloci
non hanno tempo di fermarsi
e il fornello sfrigola

sul paralume rotto da Stella
ora si appoggia un toulle rosa
agghindato da fiori e pendagli
persi da qualcuno
che non si sarà nemmeno accorto

e il fiocco di un matrimonio
sembra un nastro
sopra un cappello

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bicchieri da strada

bicchieri

La prima volta li ho visti una domenica mattina, qualche mese fa, uscendo di casa per andare al lavoro.
La sera prima c’era stata una qualche festa in centro con bar aperti concerti e qualche deroga all’orario del silenzio.
Quella volta se ne stavano sul tettuccio della mia auto posteggiata a bordo strada. Due calici, ormai vuoti, testimonianza della festa della sera precedente.

Li ho tolti da lì e li ho appoggiati sullo scalino del bar, che era chiuso.
Ma che stupida mi son detta dopo, dopo un bel po’.

Vabbe’. Dalla volta successiva quando trovo i bicchieri in strada, sotto casa, li prendo. E vanno a finire in una piccola collezione di vetri e cristalli ognuno diverso dall’altro
Perfetti come porta candele

Un giorno ho trovato un calice bellissimo, dalla geometria strana
con la coppa più larga in fondo che si restringe per riallargarsi oltre il bordo come la corolla di un fiore

un’altra volta c’era una coppia di bicchieri da bibita, piccoli e ovali, con la fettina di arancio dentro

l’ultimo, un bicchiere da aperitivo, era stato appoggiato proprio davanti al mio portone
è successo l’altro sabato

stanotte c’è stato un gran casino di ragazzi ubriachi che hanno festeggiato e urlato fino a tardi
ma quando sono uscita stamani in strada non c’era nessun bicchiere

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