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io canto da sola

stamani nevica. ma nevica sul serio.
i fiocchi cadono e attecchiscono a terra, sulla strada.
vado in piscina a piedi, in tenuta da montagna. come sempre, ma stavolta anche le scarpe

mentre cammino sulla neve cercando di non scivolare mi torna in mente una nevicata di tanti anni fa
ero ragazzina e la neve per me, in toscana, era sempre una sorpresa

ricordo che quel giorno stavo tornando a casa a piedi e dovevo attraversare un piccolo campo
era tutto bianco e silenzioso, ovattato

il mondo sembrava essersi fermato
mi venne voglia di cantare, come se fossi veramente sola
e, ricordo, saltellando sulla neve fresca del campetto prima di arrivare a casa, cantai a squarciagola
non ricordo che cosa cantai ma ricordo che provai una sensazione di libertà e felicità tanto che tornata a casa lo raccontai a mamma
e lei mi disse, pur attenta a non farmi rimanere male, che dovevo fare attenzione a quello che facevo fuori, che qualcuno avrebbe potuto non capire e pensare chissà che
non capii bene ciò che voleva dire
pensai a che cosa avrei pensato io se avessi visto qualcuno cantare nella neve

e che cosa avrei dovuto pensare?
boh?

però la frase mi è rimasta impressa dentro

poi c’è stato un periodo in cui gli amici mi chiedevano di cantare
mi ero imparata la carmen a memoria e alle feste c’era sempre qualcuno che la reclamava
l’habanera, ovviamente
ma anche près de remparts de seville o quella bellissima del ballo delle nacchere quando carmen seduce don josè che però deve rientrare al battaglione perché suona la ritirata e lei si incazza di brutto
vabbè, la so tutta a memoria praticamente

allora dicevo che c’erano delle feste, era il periodo dell’università, in cui cantavo come una star con i miei amici che mi chiedevano la carmen
cavolo, a ripensarci ora non mi pare nemmeno sia mai successo

comunque, abitavamo già in campagna, e quindi non era un problema
si cantava, si ascoltava la musica, si faceva ciò che ci pareva (con la paziente tolleranza dei miei)

qualche volta tornavo a casa in motorino
sulla strada in salita e a curve che il mio garelli (ecco, quando tutti avevano il ciao il sì o il bravo io avevo un orribile modello con il serbatoio sotto al sellino) affrontava di petto ogni tanto mi ritornava la voglia di cantare a squarciagola, come se fossi sola
intorno a me avevo solo la campagna, gli alberi, la strada in salita sotto alle ruote del motorino
e io cantavo
la carmen, per lo più
a volte anche qualche altra canzone

un giorno babbo mi disse che desiderio, il contadino che viveva nella casa prima della nostra, al curvone sulla salita dei pini, gli aveva detto: “sento la tu’ figliola che canta quando passa in motorino… bene, ci mette allegria in mezzo a tutti questi musoni”
meno male

anni dopo, a new york, tornavo a casa dalla discoteca sotto una nevicata
era mattino presto, tipo le 5
la discoteca era in centro, midtown, la casa downtown, zona torri gemelle, sei anni prima dell’11 settembre
per un tratto mi accompagnò un amico turco, poi proseguii da sola
era tutto così bello
la neve che cadeva sulle strade e sui tetti delle case di manhattan
ero così felice che non avevo nemmeno paura
mi sentivo intoccabile
però quella volta non cantai
non ad alta voce almeno

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paralume

paralume1

di notte sembra tutto diverso
il buio tinge le cose
e la solitudine si fa sentire
con la mancanza

i ragazzi in strada urlano ubriachi
suoni gutturali e improvvisi
sotto la finestra
ma ormai ci hai fatto l’abitudine
sai che anche questo passa

ogni tanto passano con l’auto
e sparano la musica a tutto volume
ma passa anche quello
e non viene più nemmeno il batticuore

anche i pensieri passano
con le paure
e la luce sotto al paralume
fa compagnia con il suo calore

paralume4

di giorno tutto torna al suo posto
i colori sono bianchi
e la luce fissa i contorni

fuori c’è silenzio
ogni tanto qualcuno fischietta
o passano i camion della nettezza

i pensieri vanno veloci
non hanno tempo di fermarsi
e il fornello sfrigola

sul paralume rotto da Stella
ora si appoggia un toulle rosa
agghindato da fiori e pendagli
persi da qualcuno
che non si sarà nemmeno accorto

e il fiocco di un matrimonio
sembra un nastro
sopra un cappello

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bicchieri da strada

bicchieri

La prima volta li ho visti una domenica mattina, qualche mese fa, uscendo di casa per andare al lavoro.
La sera prima c’era stata una qualche festa in centro con bar aperti concerti e qualche deroga all’orario del silenzio.
Quella volta se ne stavano sul tettuccio della mia auto posteggiata a bordo strada. Due calici, ormai vuoti, testimonianza della festa della sera precedente.

Li ho tolti da lì e li ho appoggiati sullo scalino del bar, che era chiuso.
Ma che stupida mi son detta dopo, dopo un bel po’.

Vabbe’. Dalla volta successiva quando trovo i bicchieri in strada, sotto casa, li prendo. E vanno a finire in una piccola collezione di vetri e cristalli ognuno diverso dall’altro
Perfetti come porta candele

Un giorno ho trovato un calice bellissimo, dalla geometria strana
con la coppa più larga in fondo che si restringe per riallargarsi oltre il bordo come la corolla di un fiore

un’altra volta c’era una coppia di bicchieri da bibita, piccoli e ovali, con la fettina di arancio dentro

l’ultimo, un bicchiere da aperitivo, era stato appoggiato proprio davanti al mio portone
è successo l’altro sabato

stanotte c’è stato un gran casino di ragazzi ubriachi che hanno festeggiato e urlato fino a tardi
ma quando sono uscita stamani in strada non c’era nessun bicchiere

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luca

Ho conosciuto luca funes meno di un anno fa
Quel giorno ero con michela in piazza alla bancarella del mercatino dei giornalisti che avevamo organizzato per raccogliere fondi per il soccorso alpino
Era il week end del 10 e 11 dicembre, quello lungo dell’immacolata
Un sole che non sembrava nemmeno inverno
Poco più avanti al nostro gazebo giallo nei casottini sotto porta dante vendevano pastin, patatine fritte e vin brule’
Era l’ora di pranzo o appena dopo
Io e michela sistemavamo le nostre carabattole sul banco smangiucchiando patatine con la senape
Tiziana aveva fatto un salto a casa

Fra i tanti oggetti esposti, oltre a quelli ricevuti in dono da ditte e negozianti, c’era un quadro dipinto per l’occasione da franco murer
Avevamo deciso di metterlo all’asta, lo avremmo dato al miglior offerente
La causa era buona
Il fondo di solidarieta’ per le famiglie che avevano perso i loro cari nelle tragedie di falco e del pelmo
Il 22 agosto 2009, quando precipito’ l’elicottero del suem e morirono in 4
E il 31 agosto 2011 quando due soccorritori furono travolti dalla frana del pelmo

Era un momento tranquillo
In giro a quell’ora c’era poca gente
Quando arrivarono due persone, un uomo giovane e corpulento dai lineamenti decisi sul volto sorridente e una donna alta e magra
Lei se ne stette sempre zitta e un po’ in disparte
Lui chiese se il quadro di murer fosse gia’ stato aggiudicato
Non ancora, dicemmo noi
Vorrei fare un’offerta, disse lui
Okay, ci dica la cifra, la scriviamo sul quaderno, ci lascia il numero di telefono e quando chiudiamo l’asta la chiamiamo per farle sapere se il quadro e’ suo o no
Quanto pensava di offrire
Mille euro, rispose come se non potesse essere altrimenti
Noi rimanemmo di sasso, ma probabilmente riuscimmo a non darlo troppo a vedere
Avevamo gia’ capito che il quadro sarebbe stato suo, ma diligentemente scrivemmo la cifra sul quaderno, e gli chiedemmo nome e telefono
Ci dette un bigliettino da visita
I numeri sono tutti qui, disse, mi chiamo luca funes
Ah, il veterinario?
Piacere!
Non l’avevo mai conosciuto di persona ma avevo sentito parlare mille volte di lui al giornale e mille saranno stati gli articoli in cui era stato citato per un motivo o per l’altro

Ci racconto’ di come sentisse vicini in modo particolare quelli del soccorso alpino perche’ anche lui faceva volontariato, come veterinario, con la protezione civile
E che era stato all’aquila dopo il terremoto e tutto il resto
Poi c’era la storia delle testuggini marine e un sacco di altre cose

Me le sono fatte rispiegare in seguito, perche’ li’ per li’ ero rimasta un po’ confusa per l’emozione di aver venduto il quadro cosi’ bene

Finche’ non chiudemmo il mercatino, che duro’ due giorni, lui continuo’ a fremere per sapere se si fosse aggiudicato il quadro o no
Fu felicissimo di sapere che era suo
L’avrebbe messo nella sala d’aspetto del suo ambulatorio, disse
Che tutti lo vedessero
Il disegno di franco murer raffigura le due grandi tragedie del soccorso alpino, falco e pelmo (la terza, quella del cridola, non era ancora successa) e questo per lui aveva un grande significato

Ci spiego’ che ogni anno faceva una donazione di mille euro a un’associazione
E quell’anno, anche grazie al nostro mercatino e al quadro, aveva scelto di farla al soccorso alpino

Poi cominciarono gli scambi di sms ed email, per chiedere gli estremi del conto corrente per la donazione, per sapere se il soccorso l’aveva vista, se avremmo fatto la conferenza stampa e come e quando sarebbe finalmente entrato in possesso del quadro

La fissammo una mattina qualche giorno prima di natale
Io sarei partita lo stesso pomeriggio per la toscana
Lui arrivo’ puntuale ed emozionato
Ci fu la consegna, i discorsi, le strette di mano, la cerimonia

Arrivata a casa in toscana capito’ che un cagnetto mi dette un morso alla mano. Niente di grave. Ma c’era bisogno di un consiglio comportamentale
Scrissi una mail a luca mentre avevo ancora il cagnetto tra i piedi
Tempo pochi minuti e mi rispose, fra la sorpresa dei presenti che mi chiesero se avessi un veterinario personale, spiegandomi la psicologia dei cani di quella razza (schnautzer) e l’atteggiamento che i padroni dovrebbero tenere in casi simili

Non era solo un amante degli animali. Le attenzioni che dedicava alle bestiole Luca Funes le aveva anche per gli esseri umani

Proprio in quei giorni scrissi sul blog il mio addio a vanessa, il setter irlandese che avevamo dovuto sopprimere più di un anno prima quando i reni l’avevano abbandonata
Non ero mai riuscita a liberarmi di un dolore sordo che mi era rimasto bloccato dentro, nella pancia
Ripensandoci ora, capisco che il fatto di aver conosciuto luca, pur senza aver mai parlato con lui di quell’episodio, mi ha aiutato a elaborare il lutto, scrivendo e pubblicando il racconto di quel momento tristissimo e doloroso (che lui fu il primo a commentare), e liberando il dolore che mi era rimasto bloccato dentro

Questo e’ il mio ricordo di Luca Funes, veterinario, ma soprattutto persona di un valore immenso

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quello che mi piace dell’autunno

sono nata in un giorno di ottobre e l’autunno è la mia stagione

oggi è proprio una giornata d’aututnno
piove, le strade sono tappezzate di foglie cadute dagli alberi
i colori del bosco virano dal verde all’arancio al giallo
e io scendo in macchina da valmorel

Sera d’Autunno

Ascolta….
Con un fruscio secco e lieve,
simile a scalpiccio di fantasmi che passano,
le foglie accartocciate dal gelo si staccano dagli alberi
e cadono.
(Adelaide Crapsey)

ecco, io credo anche che ogni stagione ha il suo posto
l’autunno per me è in valmorel e sul monte amiata
in questi soprattutto

a me dell’autunno piace tutto
il passaggio dal caldo dell’estate al freddo, l’arrivo della pioggia
tornare a casa e trovarla gelata perché ancora è troppo presto per accendere il riscaldamento e avvolgersi in scialli maglioni e calzettoni
mi piace anche il contrasto fra il caldo, di notte, sotto il piumone, e l’aria fredda al risveglio quando corri per infilarti sotto la doccia e corri per metterti l’accappatoio e fai presto ad asciugarti i capelli col phon per non raffreddarti troppo

ma mi piace anche dopo, quando torno a casa e trovo il calduccio e posso camminare scalza sul legno tiepido

e poi mi piace guidare in macchina senza fretta mentre fuori piove con il riscaldamento a palla e i cd di canzoni francesi nello stereo

ah ecco, dimenticavo, un altro posto da autunno è central park, a new york

oggi, 28 ottobre, è anche san simone e capita che io oltre ad essere nata in ottobre mi chiami simona

in autunno sono nate diverse fra le persone a cui voglio più bene
non tutte, certo
cioé, mi spiego, non tutte le persone a cui voglio più bene sono nate in autunno

poi c’è la frutta d’autunno, quella più particolare
colorata e saporita
melagrane, castagne, uva e pomi
e la zucca….

in autunno torna l’ora solare, le giornate sono più corte e l’aria si fa malinconica

Ottobre

Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria;
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.
(Vincenzo Cardarelli)

in autunno si sta volentieri in casa a leggere un bel libro specialmente quando fuori piove

Mattino d’autunno

Che dolcezza infantile
nella mattinata tranquilla!
C’è il sole tra le foglie gialle
e i ragni tendono fra i rami
le loro strade di seta.
(Federico Garcia Lorca)

però a pensarci bene ci metterei anche parigi fra i posti dove l’autunno è più bello

l’autunno ti insegna il passo delle stagioni
il ritmo che rallenta dopo l’estate

la vendemmia
schiccolare la lavanda essiccata
mettere nei vasi le erbe essiccate

la terra che inizia a riposare ma dà ancora i suoi frutti
gli animali che si preparano al letargo

penso che l’autunno fra tutte è la stagione dell’anima
colori caldi, tepore
e voglia di casa

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il prima e il dopo

era il 9 agosto e ricordo bene che aspettavo il 10 con trepidazione.
il 10 di ogni mese è il giorno in cui ricevo lo stipendio e, al contrario di quanto avveniva di solito, quel mese lì trepidavo per vedere il mio conto in banca riempito di nuovo dopo che era stato svuotato inesorabilmente da alcuni importanti investimenti
il 10 agosto arrivò e tenni d’occhio per un po’ via internet il conto che languiva
poi me ne dimenticai e fui assorbita dai normali problemi della giornata di lavoro
fra l’altro fu anche una giornata all’insegna del nervosismo e delle incomprensioni

fu verso le 8 di sera che tutto cambiò quando, dopo aver saputo che tre ragazzi erano morti in montagna, uscirono i nomi
e fra quei nomi c’era anche quello di maudi

da allora sono passati due mesi
i miei problemi economici non sono affatto risolti, e non lo saranno per un bel po’, e all’inizio di ogni mese penso con trepidazione a quando scatterà il 10

ma poi mi viene subito in mente quel 10 lì e conto, è passato un mese, son passati due mesi
e poi ne passeranno tre e quattro e ancora tanti altri
ma quel 10 agosto rimarrà lì a segnare la data che divide il prima dal dopo

un dopo che è fatto di pensieri quotidiani e di ricordi

gli amici mi chiedono perché non scrivo più sul blog
non è facile
gli ultimi post sono quelli scritti per maudi
ho pubblicato un racconto, una cosa che avevo scritto tempo fa, per cercare di separare gli spazi fra il prima e il dopo
perché dopo quello che era successo ho pensato che non sarei più riuscita ad essere ironica spiritosa o anche solo un po’ poetica

e poi non avevo nemmeno più tanta voglia di scrivere
poi magari la voglia tornerà
magari scriverò in modo diverso, così come accade dopo ogni cosa importante
dopo le cose che ti lavorano dentro e ti cambiano
magari, chissà

intanto anche stasera ho pensato
domani è il 10, arriva lo stipendio
domani è il 10 ottobre, sono passati due mesi

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maudi

è inutile
tutta la cioccolata del mondo non basterà ad addolcire questo dolore che sento qui nella pancia
l’unico risultato sarà che mi verrà la pancia come un pallone e ci sarà ancora più spazio per contenere tutta questa sofferenza
che poi non è nemmeno buona, la cioccolata intendo
cioè non dà soddisfazione, con tutto l’amaro che c’è intorno
e allora smettiamola con queste tavolette
tu non lo leggerai però lo so che ascolterai il senso di questa cosa perché tu sapevi e quindi sai
è inutile anche darsi tanto da fare soffrire piangere e fare chissà che
tu sapevi che tanto questo è solo un film e che le cose vere sono altrove
come avresti fatto altrimenti a camminare sulla vita così leggero e allo stesso tempo con tanta intensità ed energia da imprimerti così forte in tutti noi
io scrivo perché ho scoperto che scrivere mi salva la vita
scrivere di me, intendo
che tu legga o no, non ha importanza
sai già tutto tu
ora che i ricordi continuano ad accavallarsi e che penso che dovrò continuare a vivere solo della memoria delle tue parole e dei tuoi scherzi mi chiedo come sarà stato quell’ultimo volo che cosa avrai pensato quali immagini pensieri situazioni avranno attraversato la tua mente quali parole avrai urlato se sarà stato doloroso e lungo abbastanza per capire
questo non mi passerà mai
non l’averti visto dopo immobile e pallido e senza più un movimento
tu che non ti fermavi mai
e che non stavi mai zitto
sai a pensarci bene una cosa potevo fare
potevo alzare la testa verso l’alto anziché star lì a capo basso a vergognarmi delle mie lacrime
magari anche se io non ti avrei visto l’avresti fatto tu se è vero quel che raccontano su questi momenti
ma tu sai tutto e vedi tutto, su questo non ho dubbi
e allora addio amico mio
te lo dico con il cuore leggero
nonostante il pianto
perché lo so anche io che ovunque e in qualunque momento sarà
al momento giusto ti riconoscerò

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io ti ricordo…

ecco vedi, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la tua festa di laurea. io lì ho sofferto un sacco e anche te mi pare proprio che non ti divertissi un granché costretto a interpretare un rituale goliardico che non c’entrava niente con il tuo modo di essere.
dal lavoro sono venuta a casa, che avevo bisogno di stare anche un po’ sola, e ho cercato la foto di quel giorno, quella con te in mezzo, con la corona d’alloro al collo, fra maurizio, andrea e me.
chissà perché certi particolari restano fissi per sempre nella memoria. io quella mattina, con quanto ci tenevo a venire a sentire la tua discussione, mi son svegliata tardi e ho fatto perdere il momento a tutta la banda.
siamo arrivati giusto in tempo per farci la foto…

poi non so come mi avevi chiesto la mia tesi di laurea e ce le scambiammo. con il risultato che ancora oggi ho il tuo lavoro su Trenker e tu hai il mio su Pasolini. e tutte le volte che ti ho chiesto di riscambiarcele e hai fatto finta di niente… dicevi che non me l’avresti mai ridata così avremmo avuto sempre una scusa per incontrarci di nuovo.
l’ultima volta che sei venuto qua era un anno fa. eri un po’ triste e pensieroso. e avevi i tuoi motivi per esserlo, ma come al solito due parole in croce e basta. parliamo di te… dicevi
quanto mi divertivo quando mi descrivevi prendendomi in giro
a pensarci ora mi pare di non conoscere nessuno che mi conoscesse come te
sapevi tutto, anche senza saperlo
perché tu eri così
solo quello che contava veramente passava per la tua testa, attraverso i tuoi occhi e nelle tue parole
e nel tuo cuore
sei stato grande fin da piccolo, ne sono sicura
un giorno la tua mamma mi raccontò di te, del tuo babbo, mentre passeggiavamo in alpago insieme a gastone
e poi pranzammo tutti insieme a casa tua, con il sugo al pastin in mio onore e io proprio in quel momento ricevetti una telefonata che mi annunciava che avrei avuto dei soldi da una vecchia causa
eri figlio di Maurizio e di Dina, per questo ti chiamavi Maudi, un nome che non sarebbe esistito senza quell’amore stroncato, anche quello, troppo presto
mi pare di vederti, serio come sempre, guidare la mia macchina alle 6 del mattino sulla strada del ritorno da mogliano, dove ti avevo portato alla cena spagnola di giovanni
dio che risate!
e io che avevo bevuto troppo e ti raccontavo le mie disavventure in montagna con le amiche
poi c’era la tua fagiolata, una fissa quella
ma te l’ho fatta fare una volta e basta
e quella sera al mazzini fermi al tavolino a fare il sudoku?
e i miei tentativi di scattarti delle foto, con te che scappavi, e a me sono rimaste solo inquadrature della tua testa da dietro, di sbieco, che guardi verso il basso…
son sempre stata troppo per te, vero?
troppo espansiva troppo affettuosa
troppo di tutto
e quella volta che venni da te a mettere a posto la legna e passammo tutto il pomeriggio a lanciare cirmoli nella legnaia mentre mi insegnavi i nomi alpagoti di tutte le specie di alberi così che il giorno dopo potessi vantarmene con bortoluzzi?
era un secolo fa ma se ti ricordi ero vestita così: pantaloni a quadri scozzesi rosso arancio e maglione blu
me lo ricordo come fosse ieri
e non mi sono mai divertita così tanto anche se la sera avevo dolori dappertutto
dovevi rendermi anche la cartellina rossa con gli appunti della poetessa, così che potessi restituirglieli
anche quella stava nel caos della tua camera e non c’è mai stato verso di riaverla
quante volte ti ho pregato, per favore prima che sia troppo tardi
Maudi Maudi Maudi
eri così immenso
lo sapevo anche prima
non mi hai nemmeno mai voluto portare in montagna con te
però ho sempre gli appunti di quella sera, di quando ti chiesi i nomi delle vie della falesia del fadalto dove avevo avuto il battesimo della roccia, per scriverlo sul blog
non svegliare il can che che dorme, il bolero di ravel, il fantasma di brocken, maestro schuman, ho mal ae scarpe
guarda sul sito internet del cai di vittorio veneto, palestra fadalto basso a nove, settore 10-12, mi avevi detto
più fatto
oggi ho vissuto tutto il giorno con un senso di tragedia, un dolore dentro che non avrei saputo descrivere né motivare
nervosa e scostante come da tempo non mi capitava di essere
e non sapevo il perché
magari è stato solo un caso
magari è stato un altro dei tuoi abbracci impossibili
solo che tu eri già lontano
e ora lo sarai per sempre

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mi chiedo

Mi chiedo se quest’anno fiorira’ la lavanda
Se riusciro’ a perdere la pancia
Se mi verranno più le mestruazioni
Se diventero’ una contadina
Se avro’ mai un figlio
Se potro’ continuare ad amarti
Se conoscero’ ancora qualcun altro dopo di te
E come sara’
Se continuero’ a crescere
Nello spirito
Se riusciro’ a dormire la notte
Se potro’ ricominciare a correre
Se smettero’ di scrivere o cambiero’ semplicemente il modo di farlo
Se conoscero’ nuova gente
E se mi piacera’
Se imparero’ a fare dolci meravigliosi
E a cucinare qualcosa che ti piaccia
Se avro’ sempre fiducia nella vita
E un po’ di più negli uomini
Se ce la faro’ a pagare il mio debito
Di soldi e del destino
Se incontrero’ di nuovo tutti quelli che ho perduto
E come accadra’
Se smettero’ di piangere quando qualcosa mi emoziona
Se riusciro’ a non annoiarmi
Uff
Se i miei sogni si avvereranno
Se riusciremo a mettere quelle mensole
Prima o poi
E se i sassi staranno ancora in equilibrio
Se riusciro’ a risparmiare
E a vivere nella natura come vorrei
Se riprendero’ un cane
E magari anche altri animali
Se imparero’ a danzare
Per volare leggera fra le stelle
Se potro’ aiutare a guarire chi soffre dei mali che conosco
Se riusciro’ a sostenere certi sguardi
E certi sorrisi
Se ricomincero’ a cucire a fare la calza e il bricolage
Come facevo da piccola
Se i miei oleoliti reggeranno l’impatto con il tempo
Se il latte smettera’ di impazzire
Se mi piacera’ ancora la cioccolata
E restero’ vegetariana
E astemia
Se realizzero’ i miei sogni di quando avevo 16 anni e che ancora ricordo
Se mi decidero’ ad andare a letto presto
Prima o poi

(Pensieri del 9 agosto 2012)

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sassi zen

la prima cosa che faccio quando torno a casa la sera, da qualche tempo, è controllare che i miei sassetti siano ancora in piedi

sono piccole costruzioni di pietre appoggiate l’una sull’altra in uno stupefacente stato di equilibrio
le ho fatte con alcuni sassi che avevo in casa, raccolti in qualche puntata al mare o in montagna, e con alcune delle pietre che colleziono

la scorsa primavera ne avevo visti di bellissimi nel parco di un agriturismo in piemonte
qualcuno mi disse che era il barista inglese a farli

cercai il momento giusto per chiedergli quale fosse il segreto per far stare i sassi in equilibrio

lui sembrò un po’ stupito e al tempo stesso intimidito dalla mia domanda
mi disse di passare più tardi, poi mi portò davanti a una sua creazione e mi disse
“non c’è niente da capire, quando io sono allineato anche i sassi si allineano. basta trovare il punto di equilibrio”
facile a dirsi, pensai
poi lui prese il sassetto che stava in cima alla scultura e lo appoggiò per terra
“ecco, puoi provare a rimetterlo tu” mi disse
“divertiti”
e si allontanò
una volta sola con il sassetto da risistemare fui colta da una sorta di agitazione
provai a rimetterlo al suo posto, ma senza crederci affatto
e il risultato fu che non solo non ci stette e cadde giù
ma caddero anche quelli più in basso
in pratica, distrussi tutto

mi sentii morire dalla vergogna
andai dal barista e mi scusai
lui aveva sempre la stessa espressione sul volto
come un sorriso timido, ma non sembrava dare troppa importanza al danno che avevo provocato

poi vidi che anche un’altra scultura era venuta giù (oddio no!) e mi affrettai a precisare che non ero stata io
lui ridendo disse che lo sapeva, era stata una ragazza molto alta

passano le settimane, i mesi e non penso quasi più ai sassi zen

poi tutto d’un tratto mi tornano in mente
forse dopo essere stata alla spiaggia del cinghiale a punta ala dove c’è sempre qualche composizione di sassi
per scherzo, quando torno a casa (in toscana), impilo due o tre sassetti piatti e costruisco le mie prime sculture zen
le avrebbe potuto fare anche un bambino
erano semplicemente dei sassi appoggiati l’uno sull’altro

però dopo è cambiato qualcosa
e quando ho messo insieme altri sassi, molto meno piatti, sono rimasti in piedi
contro ogni apparente legge fisica

far stare insieme i sassi mi dà una sensazione nuova di equilibrio, armonia e completezza
per questo ogni sera quando torno a casa controllo che siano ancora in piedi
se qualcuno cade durante il giorno, lo riappoggio e tutto torna come prima

i sassi a casa mia per il momento stanno su due cassettiere
una è subito dietro l’ingresso per cui anche il semplice movimento di apertura della porta può far cadere qualche pezzo
meglio non aprire i cassetti, però, anche se riesco a farlo applicandomi con pazienza e concentrazione
comunque presto ci saranno delle nuove mensole su cui far stare i sassi senza pericolo di farli cadere muovendo i piani di appoggio

ho impilato anche delle grosse pietre che si trovano sulla strada fra casa e il lavoro, vicino a un castelletto diroccato
per tre o quattro volte qualcuno, durante la notte, le ha buttate giù
e io le ho rimesse in piedi
una, due, tre, quattro volte

adesso sono ancora lì, una sull’altra
e quando ci passo davanti penso che è quasi un piccolo miracolo

(chi è interessato all’argomento si faccia un giro qua: http://www.devamanfredo-stoneart.com/selva_di_sogno.htm)

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