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Ercolino, io e te dobbiamo parlare

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Ercolino caro

credo che sia giunto il momento di parlare seriamente, noi due

è da qualche tempo che non ti riconosco e non vedo più in te il gattino dolce e tenero che mi si accoccolava sulle ginocchia quando lavoravo al computer o mi si appoggiava sul petto se mi sdraiavo a leggere sul divano

okay, io posso anche capirlo, ormai hai sette mesi e ti stai avviando a diventare un gatto adulto, nonostante tutto (questo sarebbe un riferimento alla castrazione ma non volevo tirare in ballo l’argomento proprio ora)

quindi certi comportamenti mi sembrano esagerati e fuori luogo

non puoi certo negare che da quando sei entrato a far parte della mia vita mi sono sempre presa cura di te, mettendo al primo posto la tua saluta e il tuo benessere

vivi nella mia casa dove detti i ritmi della sveglia e dei pasti, graffi divano e poltrona, arrotoli il tappeto, ti arrampichi sull’arazzo e sul paravento in giunco e disperdi i tuoi giochini in ogni angolo senza che io ti dica mai nulla

ma certe cose sono troppo anche per me, ecco

l’altra sera, per esempio

sono andata a cena fuori, non lo faccio (quasi) mai

appena ho aperto la porta ho sentito subito un odore strano, pungente

mi è bastato entrare nella stanzetta dei tuoi gabinetti (sì perché dall’ultimo viaggio in toscana tu hai due bagni, caro Ercolino, uno più di me) per scoprire con orrore una serie di impronte appiccicose di natura misteriosa (ma non troppo) sul parquet

che potevo fare? inginocchiata a terra come Cenerentola, ho ripulito e disinfettato tutto
abbi il coraggio di dirlo, era un dispetto?
o forse una recriminazione o un atto dimostrativo di protesta?
dillo, su

non ho capito invece che cosa è successo l’altra mattina, quando hai sporcato ancora un po’ fuori dai tuoi due bagni

ma questo ancora sono disposta a perdonartelo

poi te la sei presa con una candelina accesa che hai rovesciato a terra insieme al piattino
l’incendio si è sventato da solo perché, fortunatamente, cadendo la fiammella si è spenta, ma la cera è schizzata ovunque, dal muro al parquet alla poltrona in pelle

ma se c’è una cosa che mi ferisce profondamente è quando tu disdegni la pappa che ti preparo con tanto amore
Ercolino, merluzzo fresco riso e carote, eh, mica gli avanzi del macellaio
eppure sei capace di lasciarla tutto il giorno nella ciotolina, salvo finirla quando finalmente ti assale la fame notturna

Ercolino, Ercolino
non posso nasconderti che sono un po’ delusa

nei primi tempi del nostro amore mi ero illusa che avremmo vissuto un rapporto serio e costruttivo, noi due, e che, se io capivo le tue esigenze e le tue difficoltà rispettando i tuoi spazi, tu avresti fatto lo stesso con me

invece, dopo essermi ridotta a schiava per te, mi ritrovo in casa un essere egoista e dispettoso, che pretende cibo a tutte le ore e le pulizie gratis oltre a mettere tutto a soqquadro salvo elargire due fusa due giusto al momento di andare a dormire

praticamente un fidanzato, se non peggio un marito, più che un gatto, se non fosse che non andiamo a mangiare la pizza né al cinema e non mi accompagni nemmeno a fare shopping

E’ inutile che mi guardi con quei fanali gialli da gatto spiritato, non ritiro niente di quello che ho detto
oh

è che qui bisogna cambiare, non si può mica più andare avanti così
altrimenti, altrimenti…

sì sì, ho capito
dai, andiamo a preparare questa pappa
almeno la smetti di miagolare
per un po’

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in viaggio con Ercolino – una notte da paura

L’altra notte Ercolino ha dormito fuori
Ora non voglio fare come se fossi la madre di un adolescente, anche se ho provato un po’ a pensarci e a mettermi nei suoi panni
Pero’ son stata in pensiero, ecco
Questo si’

Certo, lo so che e’ un gatto e che in quanto animale figurarsi se per lui e’ un problema e via dicendo
Il fatto e’ che Ercolino, me ne rendo conto ogni giorno che passa, e’ un gattino terrorizzato
Roba da dargli le goccioline anche tutti i giorni, volendo

Ha paura delle persone, soprattutto
A Belluno per farlo uscire dal nascondiglio occorrono almeno tre visite della stessa persona cosi’ che lui possa realizzare che non sono venuti a prenderlo per portarlo via
In Toscana deve ancora capire che la mia mamma e la mia sorella, vivendo qui, potrebbero rientrare nella sfera “persone amiche”

Finche’ stiamo soli io e lui non affiora questo suo terrore profondo
Ma basta che arrivi qualcuno, per lui son tutti estranei, e si trasforma nel Gatto
Terrorizzato
Sgrana gli occhioni gialli
Si acquatta per rendersi invisibile e guadagnare il prima possibile un posto al sicuro
Poi, quando si vede perduto, scappa a tutta velocita’ verso una qualsiasi porta

Ieri sera sono venuti degli amici a cena, una famigliola tranquilla con figlia adolescente desiderosa soltanto di conoscere Ercolino e leggere le avventure di Harry Potter

Ercolino si e’ dato alla macchia prima ancora che entrassero in casa
Fallito un tentativo di farlo rientrare, finito con una seconda fuga, dopo che tutti se ne sono andati ci ho riprovato
Ha annusato dappertutto guardingo e con le orecchie tese e poi ha infilato a tutta velocita’ la porta quando l’ho aperta per gettare le immondizie
L’ho anche bloccato ad uno stipite con la gamba ma ce l’ha fatta a fuggire lo stesso

Poi basta
Mai più visto
Stanotte sono uscita più volte, l’ultima alle 6 del mattino, chiamando Ercolino Ercolino
Niente
Ho provato anche dalla porta dell’altro appartamento, e ancora niente

Più tardi e’ arrivata mamma, preceduta da un miaooo sgangherato
Eccololla’
Tornato miagolante dopo la notte all’addiaccio
Come se niente fosse si e’ steso a terra con il pancino all’insu’
Gli ho tolto stecchi e ragnatele dal musino, chissa’ dove si era rincantucciato pauroso com’e’, e gli ho fatto due coccole

Poi si e’ fiondato sulla pappa, dopo il lungo digiuno
Quindi e’ tornato tutto come prima

Solo che qui ci sono dei traumi da superare
Mi sa che sarebbe meglio farlo entrare in analisi

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in viaggio con Ercolino – la vendetta

ecco, se c’è una cosa che ho imparato da quest’ultima esperienza è proprio che l’esperienza non conta
quello che è successo prima non è detto che si debba ripetere e non è affatto una garanzia

vigilia di Pasqua, partiamo per la Toscana
io ed Ercolino, intendo
la mattinata scorre tranquilla (si fa per dire) fra i preparativi per la piccola vacanza e il tentativo di lasciare la casa abbastanza in ordine
dopo la lavastoviglie è il turno della lavatrice, mi lavo i capelli, tendo i panni, preparo le valigie e gli accessori per Ercolino
che dorme tranquillo nella sua cuccetta
bene, penso, meglio che non sappia che cosa lo attende
all’ultimo minuto lo prenderò in braccio, lo infilerò delicatamente nel suo trasportino e poi fileremo in macchina, pronti a partire
questa volta nemmeno lo drogo con le goccioline magiche
l’ultimo viaggio, il ritorno dalla Toscana qualche settimana fa, lo ha fatto dormendo tranquillo senza nessun aiuto
ho deciso, mi fido di te Ercolino
il gabinettino non glielo porto perché l’altra volta l’ha sempre disdegnato, all’andata e al ritorno
e per quattro ore che vuoi sia, la regge la regge
dedico un pensiero alle mamme che si muovono con i bambini piccoli, anche loro devono pensare a pappe e deiezioni

quando tutto è pronto vado in garage, prendo la macchina e la porto sotto casa, trovando miracolosamente un posto libero
piove
porto giù cesti e sacchetti, carico tutto riparandomi sotto l’ombrello
quindi è il turno di Ercolino, che si è lasciato infilare nel trasportino, ma ora si agita e non sembra affatto d’accordo
per ogni caso porto anche il Killitam, non si sa mai

partiamo

non siamo ancora entrati in autostrada che Ercolino miagola con forza inaudita, morde con foga la copertina e cerca di aprire la gabbietta
in corrispondenza dell’ultimo MIAO, il più perentorio, l’abitacolo si riempie di un odore tremendo
ahia

accosto lungo la strada senza piazzole, apro la gabbietta e faccio uscire Ercolino che si rifugia sotto i miei piedi
guardo nel trasportino: in fondo, fra le copertine e la parete in plastica, c’è una cosa gialla e dalla consistenza abbastanza morbida
accidenti, e ora?
non ho nemmeno il tempo di meditare su un possibile rientro a casa per fare pulizia che la stessa cosa gialla dalla consistenza abbastanza morbida appare sul tappetino ai miei piedi e nel cassettino laterale dove stanno i cd
ah, e ce n’è pure una striscia sui miei pantaloni

mi armo di pazienza e di fazzolettini umidificati e profumati
pulisco all’interno dell’auto recuperando dal bagagliaio, sotto la pioggia, una busta di plastica dove gettare i rifiuti
aspetto che passino le auto ed esco con la gabbietta che cerco di pulire alla bell’e meglio con un po’ di foglie, fazzolettini e aiutandomi con il rivolo di acqua a bordo strada
penso alle mamme con i bambini piccoli e alla benedizione dei pannolini

il lavoro sul ciglio della strada sotto la pioggia con le auto che sfrecciano non è il massimo
ma che altro posso fare?
alla fine devo buttare due copertine, la terza la salvo grazie al fazzolettino umidificato
la busta di plastica, bagnata e piena di m…, vola di là dal guard rail
alla prossima giornata ecologica qualcuno si scandalizzerà ma non avrei saputo proprio dove metterla in attesa di trovare un cestino dell’immondizia
Ercolino è all’asciutto e mi guarda preoccupato dal finestrino
ma quando rientro con la gabbietta quasi pulita e fradicia si è già mimetizzato con il nero del tappetino sotto al sedile del passeggero. il suo
altro tempo e pazienza per stanarlo
sempre sotto la pioggia applico lo stratagemma di entrare prima dall’una poi dall’altra portiera
alla fine esce da sotto e si arrampica con la forza della disperazione sul retro del sedile dove resta fermamente aggrappato con le unghie
dal posto di guida, con l’auto piena di bagagli, devo fare tre torsioni del busto per recuperarlo e staccarlo a forza dalla tappezzeria
bene, alla fine ci siamo
ora però, Ercolino caro, ti drogo eh
non è d’accordo neanche su questo ma non si discute
gli infilo a forza qualche gocciolina di liquido giallo (il colore del giorno)
rientra malvolentieri e sbavando lunghe colate di saliva, gialla anch’essa, nel trasportino
rimetto in modo sostenendo il suo sguardo pieno d’odio

dieci chilometri dopo, in autostrada, c’è il sole
ecco
ci fermiamo al primo autogrill
sudata e fradicia di pioggia faccio un salto in bagno a darmi una sistemata
compro una scorta familiare di fazzoletti umidi e profumati e quelli di carta e torno a completare le pulizie
Ercolino sta libero in auto mentre io fuori continuo l’opera togliendo altri schizzetti gialli dal trasportino
almeno non piove più
alla fine la gabbietta è pulita e profumata come non mai
scuoto la copertina e la giro dalla parte pulita e asciutta
si ricompone la cuccia, dentro Ercolino e via
ormai è pomeriggio inoltrato però io mi mangerei anche un panino

dopo un veggie saporito con pomodori salsa di qualcosa e melanzane ripartiamo in direzione sud
passano pochi minuti e la creatura riattacca a miagolare
eh no, che c’è ora? non l’hai fatta tutta?
accosto a bordo autostrada sulla corsia di emergenza in un tratto dove c’è il ciglio erboso
metto le doppie frecce, scendo
prendo il trasportino e lo appoggio sull’erba
esci Ercolino, dai, qui pian piano puoi fare tutto
ti tengo per la collottola
il posto nuovo e lo sfrecciare delle auto lo terrorizzano
sta attaccato a terra come un tappetino

sai che si fa? ti metto un collarino così stiamo più tranquilli eh?
l’unica cordicella che mi viene in mente è la ricarica del telefonino
gliela avvolgo intorno al collo con lo spinotto come fiocchetto e lo porto nell’erba alta pregando insieme il dio dell’autostrada e quello dei gattini che non succeda niente di grave
qualcuno mi ascolta perché alla fine Ercolino rientra sano e salvo nella gabbietta dopo aver cercato di acquattarsi sotto la macchina e senza aver fatto niente
però qualche altra goccia di Killitam ci sta tutta
gli spruzzi gialli di saliva stavolta almeno planano sull’erba anziché su di me
speriamo bene e ripartiamo
ormai non dedico più alcun pensiero alle mamme con i figli piccoli
questa è tutta un’altra storia

le gocce fanno effetto
Ercolino si addormenta
possiamo viaggiare tranquilli fino a casa
sembra impossibile ma alla fine siamo arrivati
è stata lunga ma siamo entrambi sani e salvi
e grazie ai fazzolettini profumati non rimane traccia alcuna anche se un po’ di disinfettante lo passiamo lo stesso

Buona Pasqua a tutti!

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vita da gatti, stereotipi e pregiudizi

Confesso che quando ho pensato di adottare un gatto l’ho fatto con un certo rammarico compatendomi anche un po’ per non poter prendere un cane

Dopo due mesi e mezzo di convivenza devo ammettere pero’ che Ercolino mi ha insegnato un sacco di cose nuove permettendomi di guarire da un bel po’ di pregiudizi

1 – Il primo, e più radicato, era pensare che un cane ti da’ affetto mentre il gatto si fa i cavoli suoi. A meno che non mi sia capitato un esemplare mutante, Ercolino e’ più appiccicoso di un Big Bubble
2 – pensavo anche che i gatti fossero campioni di pulizia. Invece qui ormai aleggia un vago odorino di cacca di gatto, per non parlare della scia di sassolini della lettiera sparsi un po’ ovunque e senza tralasciare tutte le improntine sul tavolo e sul bracciolo in legno della poltrona
3 – poi ho imparato che e’ molto meglio che in casa non ci sia niente in equilibrio instabile altrimenti, sicuro come la morte, quel qualcosa cadra’. E cadendo portera’ con se’ quella cosa e quell’altra generando un effetto a catena che si interrompera’ solo con la chiusura della porta… e il gatto in prigione. Vero Ercolino?
4 – la scoperta più sensazionale pero’ e’ questa. Cioe’ che esiste un posto misterioso dove vanno a finire tutte le palline con cui gioca Ercolino. Un grande buco nero col cartello “lasciate ogni speranza o voi che entrate”. Perche’ di una cosa si puo’ essere certi. Nessuna tornera’ mai più fra noi
5 – ma ho imparato anche che la felicita’ e’ aprire la porta, tornando a casa, e trovare un animalino nero che si rotola per terra stiracchiandosi nell’attesa delle carezze sul pancino
6 – in casa non ci devono essere fili che penzolano, specie se elettrici
7 – preparando la pappa il ciottolino con l’acqua deve essere messo per ultimo sul vassoietto altrimenti Ercolino potrebbe arrampicarsi sulla scaletta, ribaltare tutto e schizzare via a mille per la paura, inciampando nel filo del telefono in ricarica facendo cadere tutto a terra prima di nascondersi terrorizzato sotto il divano, lasciandomi bagnata e in una pozza d’acqua. Ecco, potrebbe proprio succedere, si’
8 – le cose alte, tipo scaffali e librerie, devono essere stabili, meglio non appendere arazzi e nemmeno quadri facilmente raggiungibili da un ripiano qualunque
9 – pulire la lettiera solo quando il gatto e’ impegnato in un compito importante, tipo mangiare, altrimenti gli scattera’ il bisogno immediato, a scatolina aperta, con conseguente spargimento di sassolini per ogni dove
10 – il telelavoro non e’ compatibile con la convivenza con un gatto che odia perdere la tua attenzione se scrivi sul telefono o al computer, attivita’ alle quali si oppone strenuamente

Pero’ ringrazio Ercolino per aver trasformato il mio appartamento in una piccola jungla piena di pericoli e agguati nella quale si deve stare sempre all’erta ma dove si inventano un sacco di giochi nuovi e dove si scoprono continuamente cose diverse
O diversi punti di vista, il che e’ lo stesso

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due o tre cose che ho imparato sull’Ayurveda

era da un po’ che volevo scrivere qualcosa del genere
ma l’impresa non è facile
primo perché l’Ayurveda è una scienza millenaria ricchissima e piena di implicazioni legate alla conoscenza del corpo umano inserito nel contesto delle differenti stagioni (ma anche delle ore della giornata e dei giorni della settimana) e nell’universo, con i suoi movimenti
lo stato di salute dunque si ottiene, o si mantiene, dalla conoscenza e dal rispetto delle regole universali sintetizzate migliaia di anni fa dai saggi indiani
una robina da poco, ecco

il secondo motivo è che ho pensato, fino ad ora, che questo percorso di scoperta graduale dell’ayurveda (che ho seguito abbastanza a singhiozzo) fosse essenzialmente una cosa mia di difficile condivisione, anche perché si tratta di affrontare pratiche “strane”, cucinando con ingredienti fuori dal nostro quotidiano e a volte anche difficili da trovare

terzo motivo, la difficoltà di spiegare quello che sento io in merito all’ayurveda, o meglio in merito ai miei goffi tentativi di seguire in minima parte questa filosofia alimentare
ma visto ciò che ho accennato nel mio ultimo post credo che una pur minima spiegazione sia necessaria

comunque alla fine una cosa è certa. che questo modo di mangiare fa stare bene, fa stare meglio

il primo ostacolo da superare è mentale
il cibo non è più quella cosa che mangi perché hai fame o perché ti piace
è un “farmaco”, quando si hanno dei problemi, delle malattie
e una sorta di “benzina” quando siamo in salute
il cibo non è più la finalità del pasto ma il mezzo per acquistare l’energia occorrente per stare in salute
prodotti sani e naturali legati alla stagione, cucinati sul momento (o in giornata), conditi con spezie legate alle nostra costituzione fisica o del momento (i dosha, che indicano lo squilibrio degli elementi, aria fuoco terra acqua, nel nostro organismo), producono nel corpo una reazione chimica che permette una digestione veloce, con un’alta assimilazione dei nutrienti e una eliminazione delle scorie
questo porta un senso di energia, leggerezza e lucidità mentale non indifferente, andando ad incidere sull’umore e sulla capacità di affrontare le nostre giornate e quindi la nostra vita
e tutto ciò solo imparando a mangiare quello che ci fa stare bene anziché soltanto quello che ci piace

detto così sembra facile. ovvio che non lo è
ma nemmeno Roma fu costruita in un giorno

il secondo ostacolo è culturale
ho potuto constatare personalmente che la maggior parte delle considerazioni attuali sugli alimenti e le diete sono delle vere stupidaggini se paragonate all’Ayurveda
considerato anche che le affermazioni di dietologi ed esperti di cibo variano ad ogni stagione, mentre l’Ayurveda mantiene la propria coerenza da almeno duemila anni
un esempio?
la supposta nocività del pepe nero considerato in Ayurveda un vero e proprio spazzacamino delle tossine del nostro organismo, tanto che la persona che mi ha iniziato a questa cultura una volta mi ha detto: “se ti trovi a mangiar fuori e sei costretta ad ingerire cibi che non ti convincono, cospargili di pepe, così li digerisci prima e spazzi via tutto”
è un po’ quello che fa la Nux Vomica, un rimedio omeopatico, da prendere prima e dopo (4 o 5 globuli 5 CH) aver mangiato o bevuto cose che non ci fanno stare molto bene

il terzo ostacolo è oggettivo
dove mangiare cibi preparati con tutte queste caratteristiche se non a casa propria?
appunto
intanto è un punto di partenza
meglio poco che niente
ovviamente io parlo secondo la mia esperienza che è quella di una persona che vive sola e che quindi ha pieno possesso della propria cucina e può gestire pranzi cene e colazioni come meglio crede
quando si hanno conviventi o ospiti il discorso cambia
ma intanto pensiamo per noi, per gli altri una pasta al pomodoro c’è sempre

il primo passo da fare per una infarinatura ayurvedica è scoprire quale è il nostro dosha, facendo un semplice test che si trova on line. quale è dunque il nostro elemento di squilibrio
Vata, aria, freddoloso e veloce, rischia l’iperattività
Pitta, fuoco, energico, pieno di calore e irruento, rischia le infiammazioni
Kapha, terra e acqua, calmo e forte, rischia il ristagno
questo significa che dobbiamo cercare cibi che non aumentino, ma anzi mantengano stabile o diminuiscano, il nostro dosha preponderante, per cercare di riequilibrarlo con gli altri due

per il resto, se il percorso ci interessa, possiamo fare un giro su internet cercando testi e consigli, comprare un libro di ricette ayurvediche, frequentare un centro (in Toscana ce n’è uno a Principina a Terra, Grosseto) o persone che praticano l’Ayurveda

Molte erbosristerie e anche qualche farmacia oggi propongono visite con medici ayurvedici che stabiliscono il dosha e consigliano la dieta adatta

tutto va bene, per iniziare
poi, pian piano, si sperimenta, si osservano gli effetti su di noi, e si decide se continuare e approfondire, oppure no

male sicuramente non fa

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illogica allegria

Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.

Mezzo cucchiaino di cumino, uno di coriandolo, un cucchiaio di ghee.
Scaldare in un pentolino così da farne sprigionare l’aroma ma senza bruciare e versare come condimento sulle verdure a foglia scura precedentemente pulite, tagliuzzate e bollite per una decina di minuti. E poi scolate

C’è del cibo che ha qualcosa dentro. Non è il sapore né l’elaboratezza della ricetta. Sono gli ingredienti e il loro accostamento, semmai.
Un po’ come se fosse qualcosa di magico, lo mangi e stai bene.

La felicità non è un piatto di bietole ma riacquistare il benessere fisico mangiando sì, è una cosa molto vicina alla felicità.

Non sapevo se scrivere sul blog di cucina o su questo in cui raccolgo i miei pensieri. Ma non volevo dare una ricetta, volevo solo fare qualche considerazione sul cibo e sull’importanza dell’alimentazione per il corpo e per la mente.

Nel frattempo sono un po’ distratta da Ercolino, il mio gatto, che, non pago di aver quasi dato fuoco alla casa, continua nei suoi giri di esplorazione infilandosi nei posti più pericolosi e impervi.

Il segreto del mio benessere, in questo momento, consiste nel fatto che da qualche giorno sono tornata a preparare piatti ayurvedici. Ricette apparentemente complesse, ma non è detto, basate su una filosofia millenaria che pian piano, passo dopo passo, sperimento e assimilo.

Oggi a pranzo, la zuppa di fagioli mung germogliati per ridurre ama (le tossine)
stasera le verdure condite con ghee cumino e coriandolo
non so quale sia il segreto ma questi cibi portano quasi in una dimensione diversa.
mangi poco e sei sazia
senza pane, né cereali
ma quel che conta è la sensazione fisica
come se il corpo ritrovasse di colpo tutte le sue funzioni
a partire dalla pancia, fresca e leggera
difficile da spiegare, meglio sperimentare

ogni ragionamento sembrerebbe illogico

Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.

Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un’aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.

E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.

Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.

È come un’illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente

Io sto bene…
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.

Da solo
lungo l’autostrada
alle prime luci del mattino.

(Giorgio Gaber)

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un giorno speciale

okay okay, va bene ora racconto come è andata
il fatto è che quando si hanno timori viene facile chiedere aiuto e consigli
poi, quando è andato tutto bene, ci si dimentica di avvisare anche chi ci è stato vicino nel momento del bisogno
almeno a me capita così

la sera prima del giorno dell’intervento Ercolino pareva che avesse capito tutto
non c’era verso di farlo dormire
era nervoso e ha fatto cose mai fatte prima, tipo accanirsi sui miei calzini con foga inaudita o gettare a terra ogni soprammobilino che fino ad allora aveva bellamente ignorato

bene, alla fine anche quella notte è passata e ce l’abbiamo fatta a dormire entrambi
il giorno dopo non lavoravo
per questo l’avevo scelto per l’operazione, così avrei potuto non solo accompagnare Ercolino dal veterinario al mattino ma anche andarlo a riprendere nel tardo pomeriggio in tutta tranquillità

la casa senza Ercolino era vuotissima
il piccoletto ha già riempito un sacco di spazi
comunque la giornata è passata in relax, fra il pranzo da un’amica e una sana lettura sul divano
anche se ad ogni piccolo rumore tendevo le orecchie abituata a stare attenta a quello che combina la piccola peste
ma poi mi ricordavo subito che lui non c’era

dal veterinario l’ho trovato bell’e sveglio nella gabbietta
il dottore mi ha spiegato che oggi tendono a usare farmaci che anestetizzano il corpo ma non deprimono la mente, anzi la tengono vigile, come le droghe che vanno alla grande in discoteca
e infatti Ercolino muoveva il capino su e giù a ritmo come se sentisse della musica house

non c’era solo la castrazione. Ercolino in una zampina dietro aveva anche il quinto artiglio, un’unghietta attaccata alla zampina del tutto staccata dai piedini e assolutamente inutile.
l’operazione in anestesia è servita per togliere anche quello

arrivati a casa era mal fermo sulle zampine posteriori ma non se ne capacitava, per cui ha continuato ad arrampicarsi ovunque facendo delle grandi capriole per aria quando le zampine non lo sostenevano da dietro

poi ha afferrato con i denti la copertina bianca dal trasportino e l’ha trascinata per tutta la casa
con una zampina dietro spingeva e con l’altra ci stava sopra
così si trascinava da solo quasi fosse su un monopattino
che buffo!

se dopo due giorni non avesse ripreso le sue normali funzioni avrei dovuto chiamare il veterinario perché allora significava che c’era qualcosa che non andava
il termine sarebbe domani, ma ormai Ercolino è tornato perfettamente in sé
gioca e corre, fa le fusa, mangia anche più di prima e fa tutto il resto quasi come se non fosse successo niente

scampato pericolo

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il dilemma

Ercolino gioca spensierato e non sa che cosa l’aspetta.
E’ il momento del dopocena, la vitalità è a mille e tutto in casa diventa un gioco nuovo.

Io invece ho il cuore stretto.

Fra tre giorni Ercolino sarà operato.
Diventerà un gattino castrato. Non lo so se è proprio fortunato.

Più ci penso e peggio sto.

Sì Ercolino, è proprio così. Ho preso l’appuntamento dal veterinario per farti praticare una mutilazione sessuale così da poterti tenere in casa come animale da compagnia.

E’ un’assurdità, questa.
Oltre che un gesto arrogantissimo.
L’essere umano che pretende di variare il corso della natura, bloccandola nella sua manifestazione più vitale.

Il fatto è che tu, come gattino maschio, sei portato a spruzzare la tua pipì su tutte le superfici per segnare il territorio. E in casa proprio non si può.

Le possibilità sono queste.
Ti castro e ti tengo con me nell’appartamento.
Ti lascio integro e ti accompagno in Toscana, la prossima volta che ci vado, e poi ti lascio libero.
Cioè, ai tuoi occhi, ti abbandono.

In questo mese e mezzo di convivenza non avevo mai pensato seriamente all’operazione. Cioè si sapeva che l’avresti fatta, era una cosa normale, così fan tutti. Ma non avevo pensato a quello di cui ti priverò.
Non è solo un fatto fisico. Di fatto ti trasformerò in un gatto di serie B, un castrato.
Perderai lo spirito battagliero che la natura ti ha donato, la possibilità di azzuffarti con altri maschi e quella di accoppiarti con le femmine della tua razza.
Non sarai più un maschio alfa.
Beta forse, ad andar bene.

Cambia la prospettiva delle cose.
Se penso che qualche giorno fa ero arrabbiata con te perché hai osato disdegnare la mia pappa pollo riso e carote, peraltro preparata in quantità industriale.
Sì va bene che ora con l’aggiunta della schifezza in bustina la mangi, ma insomma. Ne abbiamo già buttate al vento tre o quattro ciotoline prima di giungere al compromesso.
e sai quanti gattini affamati…

Oggi, presa dal senso di colpa, ti perdono anche di aver trasformato il mio stanzino guardaroba, il vecchio studio, in una shit room (beh, vuoi mettere l’eleganza dell’inglese).

Intanto vedo che hai affinato la tecnica del nascondiglio, anche se solo tu puoi illuderti che io non sappia riconoscere quel rigonfiamento dietro la tenda.
Ma fai bene Ercolino.

Se fossi meno egoista ti direi, nasconditi bene Ercolino.
E poi scappa, al momento giusto.
Scappa!!!
Scappa Ercolino di mamma

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in viaggio con Ercolino 3 – il ritorno

anche questa è fatta
il viaggio è andato bene, nonostante i miei pensieri e le mie proiezioni negative
a ragion veduta forse il calmante l’avrei dovuto prendere io più che darlo a Ercolino
comunque questo gatto è cresciuto, è diventato grande
maturo, direi, se fosse possibile
è proprio cambiato, ma tanto, da quando è arrivato tutto gracile tremante e miagolante
ora è bello grosso, pelo lucido, occhi gialli sfavillanti, atteggiamento composto ed elegante
qualche gioco dopo aver mangiato
per il resto posatissimo

in campagna Ercolino è andato all’avventura
è uscito di casa, ha esplorato fra i cespugli, ha imparato che le piante grasse pungono e chissà quante altre cose a cui non ho assistito
ha difeso con decisione il territorio dall’invasione della gatta di casa, facendole finalmente rispettare il divieto di entrare nel mio appartamento
Stellina si è fatta soffiare e mugolare dal piccoletto per ogni volta che ha cercato di spazzolargli il cibo avanzato
una sera sentivamo strani rumori
Stellina, gattina muta, stava mugolando, appollaiata su una sedia
sotto, perfettamente a suo agio, il piccoletto, con l’aria di dire: “embè? qualcuno ha forse dei problemi qui?”

al ritorno Ercolino si è rifiutato categoricamente di assumere il calmante e ha fatto bene dal momento che è stato perfetto, nonostante tutto, dormendo nel suo trasportino per l’intero viaggio
e poi, dopo quattro giorni di paradiso, ha ripreso la sua vita quotidiana in appartamento come se niente fosse

questo gattino ha qualcosa di prodigioso
fortunato sì
ma di sicuro anche io

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in viaggio con Ercolino 2 – in carrozza si parte

La prima cosa che ho fatto, stamani, è stata telefonare in farmacia
“Avete qualcosa per calmare un gatto in viaggio?”
“Sì, abbiamo le gocce”
“Senza ricetta?”
“Senza ricetta”
“Arrivo”
A tempo di record, vestita e lavata, in mezz’ora ero già in farmacia

Studio il foglietto con le indicazioni: da 5 a 14 gocce per chilo
Ercole pesa 3 chili (e 400 grammi), proviamo con il minimo
Faccio cadere 15 gocce sulla pappa e la servo al micio
Gli basta un attimo per scansarla e decidere che non fa per lui

Bene, qui ci vogliono le maniere forti
Ercole lo capisce e non si fa acchiappare
Lo tengo d’occhio facendo finta di fare altro e alla fine ce l’ho
Lo prendo in collo e gli verso a forza una peretta di tranquillanti in bocca
E’ più agitato di prima
Lascio passare i minuti facendo altro, ma non succede niente
Ercole sembra elettrico, saltella e corre per casa come un grillo
Ripeto l’operazione
Ma stavolta è peggio, non posso sfruttare l’effetto sorpresa

La seconda pompetta fa effetto quasi immediato
Ercole comincia a caracollare a terra, finendo lungo disteso sul fianco e non riesce a rialzarsi sulle zampine

“Oddio – penso – l’ho ucciso”

Le scuole di pensiero sull’argomento ovviamente erano due, quella del no e quella del sì
Quella del no aveva già perso quando Ercole era riuscito a sganciarsi da solo la porta della gabbietta per ben due volte (in realtà l’avevo chiusa male ma me ne sono resa conto solo dopo)
Quindi alla fine ha vinto il sì

Con il cuore in gola sono corsa in garage a prendere la macchina sperando al ritorno di trovarlo sempre vivo
L’ho ucciso, l’ho ucciso
Mi sono vista nello specchio dell’ascensore e avevo la faccia grigia

Carico la macchina con le mie cose e lascio per ultima la gabbietta con l’animalino dormiente
E poi finalmente si parte

Ti prego, ti prego, fai che Ercolino stia bene e dopo la dormita si svegli più vispo di prima
Ti prego, ti prego, non farlo morire, non mi perdonerei mai
Fai che torni a correre a giocare a mangiare i croccantini
Oddio, i croccantini….
I croccantini!!!
Ma come ho potuto dimenticarli?
Via, dietrofront
Sono ancora in tempo
Giro la macchina e torno a casa
Lascio le frecce accese e volo su
Ora che abbiamo anche i croccantini possiamo partire davvero

La gabbietta sta dietro, sul sedile
Ercole lancia qualche flebile miagolio
Almeno è vivo
Ma è terrorizzato
E soprattutto gli sono caduti gli occhi all’indietro

Da Belluno a Conegliano mi fermo almeno cinque volte
Controllo
1 – che sia ancora vivo
2 – che non si stia disidratando
3 – se ha fame o sete

Ogni volta apparecchio con acqua e croccantini ma lui non vuole nulla

A Padova la gabbietta passa sul sedile davanti. così mi vede meglio e magari si rassicura un po’

Non sto zitta un attimo
Cerco di fargli compagnia e di tranquillizzarlo con il suono della mia voce

Gli canto le canzoncine che invento lì per lì

Ciao mi presento
sono Ercolino
Sono un gattino fortunato
Perché la mia mamma mi vuole bene
E mi prepara tutti i giorni da mangiare
Ho la pappetta, i croccantini
E la ciotola dell’acqua fresca
Ho la lettiera, e la cuccetta
Dove posso dormire tutto il giorno

Mi fermo ad un autogrill per un panino e libero Ercole in macchina
Apparecchio cucina e bagno
Ma pare che non abbia bisogno di nulla
Fa un giro su zampe malferme, annusa
E rientra nella gabbietta

Non mi pensavo così ansiosa

All’autogrill non c’è nemmeno un panino vegetariano così mi prendo la fetta di pizza margherita più cattiva al mondo, con la pommarola al posto del pomodoro

Da Bologna piove e Ercole dorme pesante
Ogni tanto infilo un dito nella gabbia per verificare che sia vivo
Continuo a cantargli le canzoncine
Non so a lui
A me diverte un sacco

Ciao mi presento
Sono Ercolino
Trallallero trallallà

Ora siamo rilassati e il viaggio fila
Ma ho già allungato un sacco i tempi

Alla fine arriviamo a casa
Apro la gabbietta all’interno
E’ ancora presto per la campagna
Ercole esce e comincia ad esplorare
Va dappertutto
Dentro, fuori
Incontra l’altro gatto
Ma per ora non gli garba granché
E pare che il sentimento sia reciproco
Conosce, ma tenendosi lontano, gli altri abitanti della casa

Non sta fermo n attimo
Mangia beve esplora
Fa crollare una risma di libri che si appoggiano su una fila di vasi di vetro
Miracolosamente non cadono
Insomma tutto nella norma
La Grande Prova è superata
Siamo arrivati sani e salvi
E abbiamo anche imparato un sacco di cose nuove
Ci torneranno comode, ne sono sicura

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