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cercando Charlie

charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi… tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu ti senti come se avessi azzeccato la parola d’ordine per entrare nel loro mondo
in questi giorni chiedere charlie in edicola, se non sei francese, è un po’ come dire: siamo con voi
È come tirare un filo invisibile che ci unisce tutti quanti e ci fa sentire tutti ugualmente feriti e colpiti dallo stesso attentato
è un modo di dire: io non ho dubbi, scelgo la libertà. Di stampa, di espressione, di essere ciò che noi siamo
Come le folle del Jesuischarlie nelle piazze
ecco

Domenica, secondo e ultimo giorno a Parigi, ci riprovo

Metto la sveglia alle 7.30 contando di essere all edicola di Place d’Italie, la più vicina all’albergo, per le 8, pronta a fare la fila con i parigini

Ma alle 6 sono già sveglia e alle 6.30, nel buio pesto, sono in strada

Parigi è deserta
vicino all edicola, chiusa anche se illuminata, qualche tassista semi addormentato

Aspetto in piedi stringendomi nel piumino

Dopo qualche minuto non sono più sola
basta un gesto del tipo anche tu qui per charlie e l’uomo si avvicina
Sulla quarantina o più, indossa un basco alla francese
Viene da bordeaux, dice
E ha già girato un bel po’ di edicole in cerca di charlie
Visto che la nostra non accenna ad aprire mi guida in un tour improvvisato del XIII arrondissement

Non siamo fortunati
Tutte le edicole nell’arco di un chilometro in tre o quattro direzioni diverse sono chiuse
Ci chiediamo a che ora apriranno, se apriranno
Devono aprire, dice il francese, altrimenti dove si comprano i quotidiani

Nemmeno i ragazzi della nettezza urbana ci sanno indicare un orario preciso
In genere aprono presto
a quest’ora, sono le sette, dovrebbero già essere aperte
niente da fare
anche i bar della zona tardano a tirar su le saracinesche
Mentre le vie pian piano si animano al passaggio di qualche lavoratore mattiniero
il cielo è sempre nero, fa un po’ freddo
Il francese mi mostra il meteo sul cellulare: 1 grado

camminiamo di edicola in edicola, da un boulevard all’altro fino alle 8
In Place d’Italie il chiosco è sempre chiuso

Direi che può bastare, per stamani
intanto il cielo si è schiarito e fa anche un po’ più freddo
Torno in albergo mi faccio una doccia bollente e mi rimetto sotto le coperte
ma è già tempo di preparare i bagagli, far colazione e uscire di nuovo

Sul boulevard Gobelins anziché girare a sinistra per Place d’Italie decido di fare una deviazione a destra, verso una delle edicole visitate poco prima, così, per avere una chance in più
È aperta, c’è una piccola fila
ma solo uno degli uomini che mi precede compra Charlie
Quando è il mio turno ne chiedo venti copie
Ce ne sono dieci, dice l’edicolante
Va bene lo stesso, merci
Scusi ma a che ore aprite la domenica?
Alle otto
Ah, perfetto

Sono le 10.22, cammino su un boulevard di Parigi trascinando il mio trolley e con in mano una busta piena di Charlie

non stiamo troppo a sottilizzare
Direi che l’obiettivo è stato raggiunto

Avatar di simonapaciniJe suis une journaliste

charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi. .. tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu…

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la vetrina di Gallimard

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti
Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via della non violenza di Gandhi e, a introdurre il tutto, una pila di copie a due euro del trattato sulla tolleranza di Voltaire

E un messaggio chiaro e coraggioso quello di Gallimard e colpisce dritto al cuore
ricorda la strage e onora i morti, perpetuandone l’opera
(Sì lo so che fra le vittime non c’erano solo i vignettisti. Ma loro ne erano l’obiettivo, e anche gli altri che sono stati uccisi rimarranno legati per sempre ai loro nomi)
Allo stesso tempo richiama le radici della cultura francese, il secolo dei lumi, la rivoluzione per la liberte’, legalite’, la fraternite’, alla luce delle quali invita a considerare e conoscere il mondo islamico
E’ un messaggio raffinato, evoluto, che non indulge alla vendetta né cade nella facile trappola della contrapposizione fra i due mondi attualmente contrapposti. L’occidente e l’islam.
invita a conoscere, approfondire
e a tollerare
nel modo più intelligente, aprendo le finestre della conoscenza, della cultura e del dialogo
La memoria si srotola veloce accompagnata da quel nome, Gallimard, abbinato alla grande cultura francese.
Proust, Gide, Yourcenar, Ionesco, Simenon, Sartre, Artaud, Celine, Duras e l’ultimo nobel Modiano.
E anche a quella italiana. Ungaretti, Pirandello, Svevo, Levi, Pavese, Bassani, Malaparte, Buzzati, Fenoglio, Moravia, Calvino, fino a Tabucchi, Baricco, De Luca, Crepax e Pratt.

“Il valore primario dell’occidente è la libertà – ricorda Eugenio Scalfari in un editoriale su Repubblica – libertà di espressione, di religione, di movimento migratorio e di comportamenti”
l’attentato a Charlie Hebdo ha colpito il cuore di questo sistema
il sarcasmo, l’ironia, lo sberleffo
la libertà massima, quella del giullare, del comico, del vignettista
la voce del bambino che dice “Il re è nudo” mentre gli ipocriti ne osannano le vesti facendo finta di non vedere
“L’ora è tragica, – scrive le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino, – ridiamo”
chi pensa che Charlie se l’è meritato, che i giornalisti non avrebbero dovuto più disegnare le loro vignette intimoriti dalle minacce, ha già rinunciato a questi valori
L’attentato a Charlie, al di là del numero dei morti, ha colpito proprio questo
la libertà d’espressione, la tolleranza, la capacità di ridere anche sulle cose più serie
un bene impalpabile, ma reale, frutto di secoli e secoli di evoluzione sociale
Liberté assassinée era il titolo del Figaro, il giorno dopo
Il potere del simbolo è maggiore di quella delle singole vite umane
non è un mio pensiero, è un dato di fatto
Il 28 giugno 1914, nell’attentato di Sarajevo, morirono “soltanto” l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie
ma come conseguenza scoppiò la prima guerra mondiale
Per tutti questi motivi, ma anche per altri, davanti alla vetrina di Gallimard non sono riuscita a trattenere due lacrime
Le Canard enchainé scrive: Message de Cabu: “Allez les gars, ne vous laissez pas abattre” (Cabu, uno dei disegnatori uccisi: “Andiamo ragazzi, non lasciatevi abbattere”)

Avatar di simonapaciniJe suis une journaliste

galli

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

galli2

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

galli4

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti

Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via…

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Non è facile essere charlie

Avatar di simonapaciniJe suis une journaliste

Ho aperto questo blog, jesuisunejournaliste, un po’ di tempo fa. Intento autoironico (New York Times compreso che era la foto in alto dove ora però ho messo i tasti della macchina da scrivere). Qualcuno nel mio mestiere si prende fin troppo sul serio. Secondo obiettivo: collezione. Un comodo faldone volante dove conservare alcuni articoli scritti nel tempo che volevo tenere da parte. Una sorta di cartella dei ritagli. Nemmeno troppo pubblico ne’ pubblicizzato perché non credo proprio che quegli scritti, apparsi su stampa iper locale, tanto tempo fa, possano essere d’interesse per i più.

Per me una piccole raccolta colorata fra tanti articoli di cronaca nera che, al contrario, non amo conservare.

Stamani, mentre dividevo i vestiti bianchi da quelli colorati per il bucato e la mente vagava sugli avvenimenti di questi giorni, mi sono venuta in mente.

Jesuischarlie jesuisunejournaliste Jesuischarlie journaliste charlie

Quando scelsi il nome del blog, a…

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cronache da una città anestetizzata

“Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”
Lev Tolstoj

piazza2

torno da Parigi un lunedì mattina e dopo una doccia e un pranzo veloce vado al lavoro
passando da piazza Duomo vedo che finalmente è stata chiusa la pista di pattinaggio
finalmente la smobiliteranno
siamo in pieno centro storico, la piazza è centrale, antica, ricoperta di porfido
mi sembra superfluo spiegare il perché, finalmente
è il 19 gennaio

finito il breve viaggio, la routine riprende il sopravvento
casa, lavoro, casa
attraverso piazza Duomo due volte al giorno e la pista da pattinaggio è sempre là
una volta di notte sento un gran rullare di motori
forse la stanno smontando
il mattino dopo ci sono dei camion, operai che lavorano
finalmente

dopo alcuni giorni qualcosa è cambiato
sono spariti i capannini di legno, è stato tolto lo strato di ghiaccio ma rimane la pista di sabbia, con intorno i mucchi di neve e alcuni sacchi di plastica nera

il 6 febbraio pubblico la foto su facebook con un commento ironico
“Mica male… una discarica in piazza Duomo! Quantomeno è un’idea originale. Innovativa, direi”

Qualcuno commenta anche
allora la cosa interessa…

piazza1

il 9 febbraio torno alla carica
ormai è una questione di principio
“No, non è sempre la stessa foto. È sempre la stessa piazza. Una discarica cioè”

“taggo” anche il sindaco e l’assessore tabacchi

piazza

Il giorno dopo, 10 febbraio, cambia ancora qualcosa

“Dopo 23 giorni qualcuno si è accorto della discarica e ha fatto togliere i sacchi neri e l’immondizia. .. certo rimane la sabbia ma non si può pretendere tutto e subito. Intanto anche il PD si è svegliato e ha indetto una conferenza stampa proprio per oggi e proprio lì davanti… ah per chi non lo sapesse il luogo si chiama piazza duomo e si trova a Belluno, la città della qualità della vita”

piazza4

l’11 febbraio esce l’articolo sulla stampa
soprattutto sul Gazzettino, il giornale per cui lavoro, mentre nei giorni precedenti il caso aveva avuto risonanza sulle tv locali

ricapitolando
la pista di sabbia è sempre lì
il sindaco ha spiegato che è ghiacciata e che toglierla ora causerebbe la distruzione del porfido
Restiamo in attesa del disgelo
magari il prossimo anno pensiamoci un pochino visto che quassù il gelo d’inverno è abbastanza normale

Però rifletto
È stato necessario pubblicare una foto su facebook perché il sindaco facesse togliere i sacchi neri di plastica (precisando che non era immondizia, ma la guaina)
È stato necessario anche perché l’opposizione notasse ciò che aveva davanti agli occhi ormai da giorni e convocasse una conferenza stampa per denunciare la situazione

“E’ tutto normale” avevano risposto in Comune a una giornalista del Gazzettino la settimana prima

per chi non lo sapesse
piazza Duomo a Belluno è il cuore della città
Vi si arriva con le scale mobili del posteggio di Lambioi
ci sono il Comune, la Prefettura, la Provincia
poco più avanti le Poste

Possibile che si siano già tutti abituati?
E intanto i giorni sono 24…

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elemosine

Sono a firenze con mamma, camminiamo verso il centro

dalla stazione santa maria novella in un tratto di via nazionale, prima di entrare in via Faenza, c’è una donna stesa a terra tutta rannicchiata

È anziana e magra come uno stecco, infagottata fino alla testa in abiti cenciosi

Il corpo è incuneato nel piccolo spazio fra due auto in sosta

La testa è appoggiata sul marciapiede, come Le braccia tese in avanti a proteggere un bicchierino di plastica dove qualcuno ha pietosamente gettato delle monete
poche

La gente le passa accanto come se non la vedesse
ma è difficile non farlo

Qualche ora dopo, ripercorrendo la strada a ritroso, via Faenza, via nazionale, stazione santa maria novella, la donna è sempre lì, nella stessa posizione

La visione, nella sua drammatica immobilità, colpisce ancora più forte

Mamma dice quasi spazientita: “ora io le do qualcosa. Come diceva il tuo babbo “fosse solo per il fatto che sta cosi”

Il sottinteso, il non detto è: Sì okay, sappiamo che i soldi che dai ai mendicanti vanno al racket alla mafia ai papponi a chi manda avanti i disgraziati a chiedere e poi pretende che versino i soldi nello loro tasche, ma solo per il fatto che questa donna è costretta a stare così io le do qualcosa. Altro non posso fare.

Non so dire se quando mamma ha messo la sua moneta nel bicchierino la donna si è girata o è rimasta immobile

Se si è mossa, ha piegato la testa, ha avuto una reazione qualsiasi

Non lo so perché appena ci siamo fermate, mentre mamma si dirigeva verso l’anziana io sono stata avvicinata da un uomo di colore che voleva vendermi una cintura di pelle

Guarda che belle, sono di Armani, Armani originali. Le vendo a 30 euro ma te la do a 10 perché ho fame, devo mangiare

No grazie, guarda non mi serve e poi non ho soldi

Ma io ho fame per favore, devo mangiare. 8 euro, guarda, le vendo a 30 ma te ne chiedo 8

Ma no davvero lascia stare non mi serve

Cercavo di guardare che cosa succedeva con la donna a terra ma il tipo di colore non mi mollava

5 euro, ho fame
e mi porge la cintura appoggiandola sulla mia mano

Ne ha due, una nera e una marrone

Quale ti piace? Guarda belle, sono Armani originali, c’è il marchio vedi?

Ma sono da uomo non mi servono

No non da uomo, sono unisex

Sfiancata da tanta insistenza prendo il borsello e lui ne approfitta per gettare la cintura in borsa, per prevenire miei ripensamenti

Gli do 5 euro e se ne scappa via

È durato tutto una manciata di secondi

L’uomo della cintura si è allontanato e io ho ritrovato mamma

Per un bel po’, dopo, mi sono dimenticata di avere la cintura in borsa

Poi l’ho guardata e in effetti era una bella cintura

Marrone, di pelle, ben rifinita e lavorata

Originale o no, vale di sicuro molto più della misera cifra che lho pagata

Ma in certe situazioni i parametri tendono a cambiare

“Non potevo non darle qualcosa – dice mamma ritornando a parlare della vecchia stesa a terra -. Il tuo babbo me lo ricordo lo diceva sempre. Solo per il fatto che sta così, non fosse per altro”

Lo ha già detto ma capisco che le fa piacere ripeterlo.
E a me babbo piace ricordarlo anche per questo.

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cena di compleanno 2014

I primi ad arrivare sono A. e L. con due bottiglie di vino. Ci scambiamo due baci e mi danno subito il loro regalo, un foulard di Desigual, mentre io scappo giù per la strada per fissare l’apertura del cancello
E’ enorme, sembra un pareo e i colori sono bellissimi
A. dice ridendo:
“Ormai li fanno grandissimi i foulard, non è più come un tempo quando erano piccoli e si stringevano appena intorno alla gola”

L’atmosfera è già allegra e distesa
Mentre preparo l’angolo per i fumatori, fuori, con lanterna, candeline, posacenere e copertine per i freddolosi, R. mi manda su whatsapp le foto del maglione che mi vuole regalare
Posso scegliere fra una maglia smanicata con motivi floreali bianco e nero o un collo alto grigio aperto davanti. Va bene il secondo
L. arriva più tardi. Aveva detto che sarebbe venuta in anticipo per aiutarmi a preparare
Ma la tavola e già apparecchiata per dieci, con tovaglia a quadri di tutti i colori, piatti spaiati, bicchieri spaiati, posate spaiate. Solo i tovaglioli son tutti uguali
ho già messo anche l’acqua, naturale e gassata

wpid-p9280274.jpg
L. non sarà arrivata in anticipo ma porta con sé due borse piene di cibo già pronto
“Ecco il catering!” annuncia con la sua voce allegra
Da un cesto in paglia escono come per incanto padelle piene di verdura cotta, fagioli all’uccelletto (o all’uccelletta?), contenitori di plastica con pesto al cavolo nero, hummus (salsa di ceci), babaganush (crema di melanzane)
Mentre gli altri fumano una sigaretta fuori, noi finiamo di preparare
Tagliamo il pane e lo passiamo in forno
regoliamo le salse allungandole, dove serve, con l’acqua di cottura di fagioli e cavolo nero
le disponiamo in vassoietti e vaschette
C. e N. fanno un po’ più tardi perché sbagliano strada
C. porta una vellutata di zucca gialla con chiodi di garofano noce moscata e latte di nocciole
la riscaldiamo e la serviamo con qualche pezzetto di pane tostato e un giro d’olio
C. la versa nelle scodelle mentre io metto il pane e L. aggiunge il goccio d’olio

E così siamo di nuovo qui, intorno a questo tavolo un po’ traballante

Stavolta in dieci, stretti come sardine, fra piatti bicchieri e bottiglie a passarci i vassoi e a chiacchierare e ridere come sempre.
Un nucleo di irriducibili, come sempre, e qualche amico meno assiduo, ma della cerchia

Arrivano anche R., con il maglione grigio in dono, e S.
L’atmosfera si scalda. apriamo le bottiglie di vino
Con S. e M. siamo tutti: dieci appunto
S. aveva preparato dei biscottini all’amaranto, dice, ma non ha fatto in tempo a cuocerli tutti
dopo la vellutata di zucca si ritirano i piatti e si parte con la seconda portata
Crema di cavolo nero con bruschetta e fagioli cannellini
Quella l’ho preparata io ma non è venuta proprio al meglio
Condizionata dalle mie limitazioni alimentari ho preparato tutto con poco sale e senza sapore
Comunque alla fine è stata apprezzata anche questa

La ricetta l’ho assaggiata l’altro giorno al ristorante senza glutine a Firenze e l’ho proposta anche la sera prima, alla cena con i parenti

intanto in padella sfrigolano con il vino rosso le salsicce, concessione per i carnivori
Al primo giro rimangono crude e dobbiamo farle risaltare di nuovo
Ormai abbiamo perso dimestichezza con il prodotto

l’atmosfera è calda
Stretti stretti ci si passano vassoi e scodelle
Sì assaggiano i cibi speziati e colorati
Sì parla e si ride
io e L. siamo quasi sempre in cucina, davanti al mobiletto che la divide dalla zona pranzo e sul quale appoggiamo i piatti e le portate che poi dovranno passare di là fino in tavola

“Comunque te e L. siete una forza della natura” scrive R. il giorno dopo, “mi piacete un sacco, dovreste pensare a costruire qualcosa insieme: il successo sarebbe assicurato”

Eh sì,  non male come idea

Intanto, dopo che tutti se ne sono andati, si fa tardi, sempre io e L., a rimettere a posto

il giorno dopo, i commenti
“Cavolo L.  che lavorone che abbiamo fatto ieri – scrivo – pensa quante energie in campo, ma si muovono tutte in modo armonico e quindi senza fatica … forse gli amici apprezzano proprio questa atmosfera a prescindere dal tipo di cucina che può piacere o meno”

“E’ sempre la magia delle sere a casa tua – scrive L. – … io mi diverto sempre un monte e godo di quell’atmosfera allegra ed è un vero piacere preparare il cibo”

alla fine abbiamo spazzolato tutto ed è avanzata ben poca roba
Soprattutto i miei cannellini e la crema di cavolo nero che nessuno vuole portarsi a casa

fra i regali ho ricevuto una Smart box con eventi da studiare e poi da scegliere (con la partecipazione di F. che non è potuta venire)
una trousse da viaggio adatta allo zaino con i contenitori piccoli per i cosmetici
N. mi ha fatto un braccialetto bellissimo con le sue mani

mi piace indossare le cose che mi regalano gli amici
E un’occasione per ripensarli ogni volta

Abbiamo avuto anche il dolce, il budino vegano ai datteri e al latte di cocco e il creme caramel di mia sorella

Dopo ho ripensato anche al fatto che si stava talmente bene che nessuno ha avuto il tempo di fare foto da postare su Facebook o altrove
non avevamo nemmeno la torta con le candeline….
insomma è stata proprio una festa di compleanno particolare

Fuori dagli schemi, senza passi obbligati

Come piacciono a me
Da ricordare di sicuro

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telefoni e profumi

Se avessi avuto il telefonino almeno avrei potuto fotografare. Sai che effetto rivederli tutti insieme. Da una parte il vigile a piedi che parla al telefono, sotto il suo naso una automobilista ferma al semaforo con il cellulare attaccato all’orecchio e due metri più in là una passante anche lei tutta presa da una conversazione telefonica.
La mia passeggiata stamani invece era senza accessori elettronici. Ogni tanto ci vuole. Quindi non ho potuto immortalare la scena.
Camminavo sotto un sole, alto e raro di questi tempi, riflettendo su una cosa che ho letto da qualche parte in questi giorni. Che fare la doccia calda ogni giorno, cioè, è una di quelle abitudini che ci porteranno alla rovina. In questo caso della pelle.
In effetti, riflettevo, quando ero una ragazzina non c’era proprio questa febbre della doccia tutti i giorni. Dicono che ci è venuta insieme al modello di vita americano, forse con i film, chissà.
Ricordo che da bambine mamma ci costringeva a fare il bagno, a me e alla mia sorella. Ogni quanto di preciso non saprei dire. Una o due volte a settimana, forse, sicuramente non di più.
Quando si andava ospiti rimanendo a dormire a casa di qualcuno, dei nonni, di amici, di parenti, col cavolo che la mattina ci si faceva la doccia nel loro bagno. Si ringraziava e si tornava a casa.
E la doccia, o il bagno, semmai si facevano qui.
Avrò avuto vent’anni quando ospitai giù nel seminterrato, io vivevo ancora ai piani superiori, un musicista jazz. La mattina insieme al caffè mi chiese di poter fare una doccia. Io e la mia famiglia eravamo completamente disorganizzati in tal senso. In fretta e furia recuperammo un accappatoio e mandammo l’ospite in uno degli appartamentini di là dove c’era la benedetta doccia. Ora per fortuna è anche nel seminterrato. Ci siamo evoluti.
Si ma a parte tutto, il discorso dell’usura della pelle con l’acqua calda quotidiana un po’ mi dà pensiero. E che cavolo
Un’amica un giorno ha detto che la pelle delle donne va sempre lavata con acqua fredda.
Io la doccia fredda me la sono fatta abbastanza a lungo, non quella di moda su You tube, quella vera, ma ora son tornata al tepore di quella calda e, pur non rinnegando i benefici effetti dell’acqua fredda sulla pelle mi fa fatica pensare di tornare a farla di nuovo gelata al mattino
Mentre passeggio incrocio tre turisti tedeschi, due ragazze e un ragazzo
Dall’odore che diffondono nell’aria non pare che la doccia sia uno dei loro pensieri più assillanti
Vabbè, magari sono in giro da stamattina all’alba. Ci sta
Risalgo verso casa lasciandomi alle spalle il vigile a piedi che parla al cellulare Scende una coppia un po’ bizzarra, altissimo e magro lui, tonda tra e piccola lei
Lui parla fitto fitto al cellulare e le va addosso ogni tanto mentre lei scocciata lo respinge
Buffi
La donna lascia una scia di un profumo che non esiste in natura
Io dico, ma certo profumieri a cosa pensano quando lavorano?
Incrocio un altro ragazzo
Il sole picchia forte e lui si è tolto la camicia
Anche lui a quel che sento non è un estimatore della doccia al mattino
Ma almeno avrà una bella pelle
Consolante

Fra telefoni e odori arrivo sotto casa dove mi attende la ciliegina sulla torta
Una ragazza straniera con le gambe arcuate come un centravanti della nazionale arranca con i piedi infilati in un paio di scarpe rosse zeppa e tacco 12 ma forse anche di più
Molto fini sì
Sopra alle gambe, in zona pubica, sventola una galetta nera
Magari gliela avranno spacciata per una gonna
Saltella goffa sul porfido, non so se più in difficoltà per la forma delle gambe o per quella del tacco, appesa al braccio dell’orgoglioso compagno
Gli impiegati dell’assicurazione, fuori dall’ufficio in gessato nero e sigaretta d’ordinanza, la guardano divertiti
E in effetti sì cavolo
Stavolta avessi avuto il telefonino una foto l’avrei scattata proprio volentieri

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Le avventure di Ercolino – Una tranquilla sera d’estate

Oggi è un giorno importante per Ercolino
Ieri sera ha subito la sua prima aggressione
Sicuramente da ora in poi vedrà il mondo con occhi diversi

Dunque, che cosa è successo?
Me ne stavo comodamente seduta in veranda a leggere, unica preoccupazione le zanzare, quando ho sentito dei miagolii agghiaccianti a pochi metri da me
Nel buio non ho visto niente ma era facile capire che Ercolino, il gattino timido castrato e casalingo, era stato assalito da un gattaccio, probabilmente uno dei gatti poveri cui mia madre offre generosamente gli avanzi di casa
ingrato
Urlo per farlo scappare, recupero in tutta fretta una torcia e mi preparo al recupero di un Ercolino sanguinante e impaurito

accendo la pila e, per fortuna, niente di tutto questo
il piccoletto era salito sul grande pioppo per sfuggire all’aggressore rifugiandosi su una forcellina fra due grossi rami

i suoi fanali gialli riflettono la luce della torcia
pare tranquillo e niente affatto intenzionato a scendere
ovvio, non sa scendere
da lassù, sarà alto 5 metri almeno, si sentirà anche al sicuro
ma mica posso lasciarcelo
e ora che fo?

partono i messaggi agli amici
i consigli sono: chiama i pompieri o aspetta, quando avrà fame scenderà da solo
non mi convincono
io lo voglio portare giù
chiamo mamma ma in questa casa non risponde nessuno
corro come impazzita a cercare scale su scale
ma nessuna è alta abbastanza
mi frana un pezzo di muro di pietra sotto i piedi, ma per fortuna mi riprendo
ho ancora un bel senso dell’equilibrio via

arriva mamma, finalmente. una scala lunghissima ci sarebbe ma è infilata dietro la casa, fra un muro e la collina
aspettiamo domani quando arrivano dei ragazzi a lavorare
ma nemmeno per sogno!
accendiamo tutte le luci possibili
la scala è appoggiata al centro di una lunga fossa piena di erba e arbusti tagliati
ma non mi ferma nessuno
con i rovi che mi rigano le gambe mi avventuro nella fossa con mamma che mi fa luce
afferro la scala in metallo e la porto su
non è mica tanto leggera
la portiamo fino al pioppo dove Ercolino è sempre attaccato sulla sua forcellina
l’appoggiamo e mi preparo a salire con mamma che la tiene ferma
la strada su cui appoggia è anche in salita e la superficie dell’albero, un bestione dalla circonferenza di 4 metri, è sconnessa
per fortuna la corteccia, ruvida, è un buon appoggio
salgo
mamma tienimi forte
cheddì, ti terrò
la scala arriva alla prima forcella, dove il tronco fa una piccola conca dalla quale si generano altri quattro grossi rami
è qua che mi appoggio mentre mi sembra impossibile arrivare a vedere e a prendere Ercolino che mi rimane dietro un tronco enorme
e invece no, una volta sistemata sull’incavatura del legno lo vedo
e ci arrivo anche con la mano
cerco di fare gesti lenti per non fargli paura
gli faccio annusare il dito e giocherello con il suo musino
poi qualche carezzina in testa
sento che si rilassa
e… zac! lo afferro per la collottola
lui si irrigidisce e pianta ancor più le unghie nel legno
sono quasi sospesa a cinque metri di altezza e senza protezioni ma non torno indietro
con il braccio sinistro mi tengo al tronco, mentre la mano destra è serrata sulla collottola di Ercolino
gli stacco una zampina dalla corteccia e approfittando di un secondo di squilibrio lo trascino verso me
non è la cosa più facile al mondo ma continuo a tenerlo mentre lui si agita e tira fuori le unghie per rimanere aggrappato alla sua sicurezza
me lo appoggio sulla spalla destra recalcitrante e impaurito e, arrivati alla prima forcellina, ci prepariamo alla discesa
mamma dice ti porto un cesto per mettercelo
no no, ormai siamo qua, è quasi fatta
scendo la scala a ritroso con il gatto graffiante
ma la mia presa è ferma e il mio tono non ammette repliche
arriviamo a terra
sospiro di sollievo
graffiata dai rovi e dal gatto porto Ercolino in casa come un trofeo
ora basta uscire di notte, però
la campagna può essere pericolosa per i gattini di città

ercolino

***

Ercolino, la quiete dopo la tempesta

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Clandestino a bordo

Prima di un viaggio ringrazio sempre il cielo di non aver avuto figli
Non che non mi piacciano i bambini, anzi
È che se penso all organizzazione che ci vuole per muovere una single di mezza età, che sarei io, ed un gatto, Ercolino, immagino che con un bambino sarebbe impossibile

Comunque alla fine partiamo anche noi
La macchina piena di bagagli, è una settimana che li carico
Potrei stare fuori cinque mesi forse anche più
Ercolino opportunamente e doppiamente drogato
E via
Ci si è fatta anche stavolta

La macchina scivola sull’asfalto che è un piacere, il sole e alto nel cielo
Velocità di crociera, radio accesa e mente libera
Ormai so che Ercolino sta bene e non mi preoccupo

Passata la barriera autostradale sento un rumorino strano
Cioe’, strano…
E il classico rumore di un topo rimasto imprigionato chissà come nello sportello di un’auto e che lotta per uscirne
Oddio, e ora?
a un’amica è successo qualche tempo fa
Sì accorse di avere un topo nello sportello della macchina che era già morto, dal cattivo odore

Il rumore aumenta è insistente
Immagino il povero animaletto entrato chissà da dove e rimasto imprigionato
Mi si stringe il cuore ma che ci posso Fare?  Accelero, al primo autogrill mi fermo e vedo che succede
Intanto Ercolino se la dorme
Eh ci credo, con quelle due pompette di medicina gialla che gli ho fatto ingurgitare

Oddio, a dire il vero sono un po’ preoccupata
E se il ratto a forza di grattare sfonda lo sportello e mi piomba nell’abitacolo? 
Mi preparo mentalmente all’eventualità
Calma e sangue freddo
E poi Ercolino e sedato,  poverino
Doesse accadere non riuscirà a contrastare l’aggressione del topo
Mi sale il panico ma lo tengo a bada
Calma e sangue freddo
Dopo 69 km c’è il primo autogrill
Esco dall’autostrada e cerco un posto all’ombra
Il sole è alto nel cielo e batte forte
Nel piazzale ci sono solo posti al sole
Quasi tutti occupati
Nel centro una pattuglia della stradale
Due posti liberi all’ombra ci sono, destinati agli handicappati
Vabbe mi fermo giusto un attimo per controllare, nel caso se arriva qualcuno mi sposto subito
Fra la costruzione dell’autogrill e i due posti per invalidi c’è un’auto piena di persone che masticano panini a quattro palmenti
Sì sono guadagnati l’unico angolo all ombra e son  visibilmente soddisfatti

Posteggio nello stallo per disabili più a destra e scendo per controllare il topo dopo aver verificato che Ercolino stesse bene
Dorme
Anche il topo si è calmato
Picchietto sullo sportello da fuori, sotto l’occhio vigile dei poliziotti, ma non sento alcun rumore
Rientro in auto, sveglio Ercolino,  vedo se vuole bere
Toc toc
Mi giro, un poliziotto mi sta bussando al finestrino
Scendo
“Questo è un posto per disabili”
“Sì lo so ma è anche l’unico all’ombra e io ho il gatto in macchina, guardi” rispondo indicando il trasportino
“Sì ma è un posto per disabili, le altre auto non possono starci”
“Guardi, mi son fermata solo un secondo per controllare una cosa e non volevo far arrostire il gatto. Ora me ne vado”
“Ma ha capito che non può stare qui?”
“Sì ho capito e le ho detto che me ne vado…. ”
Che fo glielo dico? ma sì dai tanto ormai….
“Il fatto è che sentivo un rumore nello sportello, penso sia un topo imprigionato, e volevo verificare. Sa, son partita da belluno poco fa, che bisogno avrei avuto di fermarmi dopo così poco tempo”
“Sì ma lei non può stare qui”
Tosto il tipo
“Mi sposto subito, poi guardi se fosse arrivato un disabile sarei andata subito via. Tanto mica lasciavo la macchina. Sono qua”
“Sì ma non può posteggiare qua. Altrimenti se vuole le faccio il verbale e dopo può andare dove le pare”
“ma no via, non ce n’è mica bisogno…”
“Se poi vuole stare all ombra (guarda intorno) può andare… beh può andare…. più avanti da qui sulla destra qualcosa trova”
Certo, l autostrada
“Va bene grazie”
Prendo atto del fatto che la legge è legge
E che la logica e il buon senso a volte stanno altrove

Faccio manovra sotto lo sguardo severo degli altri avventori con addosso l’etichetta indelebile da furbetta del parcheggino
Se ne vanno anche i poliziotti
Evidentemente il loro compito è terminato
I tizi in macchina all’ombra masticano ancora a quattro palmenti

Mi rimetto in strada
Inclino la testa sulla destra e guardo lo specchietto del passeggero
In effetti quel lembo di copertina che ho incastrano nel finestrino per fare ombra a Ercolino fa un rumore proprio strano
Anzi non è strano
È il rumore di un topo rimasto imprigionato nello sportello che lotta per uscire
Ah ben
Allora è tutto a posto
Potevo risparmiarmi la figuraccia col poliziotto
Immaginarsi che cosa avrà pensato
Una donna sola con un gatto
che sostiene di avere un topo nello sportello
Chissà che verbale ne sarebbe uscito fuori
Da morire dalle risate

Intanto Ercolino dorme
Stavolta la medicina funziona proprio bene
Io sono tranquilla, la macchina scivola liscia sull’autostrada

Non è sempre così,  lo giuro
ho fatto anche dei viaggi normali
Un tempo

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non è un paese per vecchi/2

dice la mia vicina
“la prossima stagione non credo che rinnoverò l’abbonamento a teatro, sa. ormai ho paura a tornare a casa sola la notte”
Sentirlo dire da lei, spettatrice indefessa delle rappresentazioni cittadine fa un certo effetto.
la sento spesso tornare tardi, molto più tardi di me, e ammiro la sua costanza culturale
il fatto è che la sera è difficile passare per un certo posto, vicino al teatro
la strada lì, dove c’è un arco, in genere è piena di gente che beve e parla ad alta voce fino a tardi e lei, ultraottantacinquenne, non si sente al sicuro
per dire

la situazione del teatro è stata denunciata già da diversi artisti
Maddalena Crippa, Marco Paolini, Riccardo Muti
hanno promesso tutti che non sarebbero mai più tornati ad esibirsi qua per il caos che arriva da dietro le quinte, dove staziona la gente di quel bar
ma nella città del rumore pare che sia già pronta una soluzione
il teatro verrà insonorizzato (a spese del comune e quindi dei cittadini) così gli avventori del bar potranno continuare a urlare in santa pace senza essere disturbati dagli spettatori
anzi, potrebbero farlo anche i cittadini, insonorizzare le proprie case, (a spese loro, ovvio) invece di rompere

gli altri vicini, nel mio condominio sono quasi tutti anziani, dicono le stesse cose.
la musica è troppo alta, i ragazzi urlano, sono maleducati e sporcano dappertutto
“guardi qua, queste scritte” dice una di loro mostrandomi le colonne in pietra rossa di Castellavazzo fuori dal portone tutte scarabocchiate col pennarello indelebile
“ho chiesto al comune che facesse qualcosa ma mi è stato risposto che è un problema nostro. Sì però da qui ci passano tutti” replica lei battagliera

la parete bianca della piccola galleria a fianco è tutta imbrattata. graffiti fatti freschi freschi non appena un volontario aveva finito di ridipingerla dopo averci passato sopra la calce
“scrivetelo sui giornali, che qui son tutti maleducati. perché non lo dite?”
eh, come se bastasse dirlo
col rumore sarebbe lo stesso allora
e invece no, anzi. pare che le cose più le dici e più si accende in qualcuno il dispetto di farle apposta

per strada incontro un esponente delle forze dell’ordine
scambiamo due battute, anche sui rumori notturni della piazza
“ma che palle che fate, sempre gli stessi discorsi”
già, è vero, che monotona anch’io
la prossima volta parlerò delle erbe selvatiche, magari

“ma sai che mi hanno detto? – mi fa – che sabato scorso al Mazzini c’era una che sapeva cantare”
minchia (eh beh, ci sta), questa sì che è una notizia
con buona pace degli altri dieci pianobaristi strappati evidentemente ad altre tipologie di lavoro più consone

intanto ho scoperto che buona parte dei miei vicini appena possono fuggono dai rumori del centro per rifugiarsi in campagna
anche quelli che hanno affittato i locali a un certo bar
“ma sa – bisbiglia una vicina – quando hanno firmato il contratto avevano promesso che non avrebbero aperto la sera e invece…”
e invece è un disastro

mi scrive un’amica appena tornata da Londra
“musei affollatissimi e ti puoi concentrare. Perché? Perché c’è silenzio. Bus, metro… idem. Ci ho fatto caso subito, forse grazie a mia figlia che mi parlava sussurrando in una carrozza della metropolitana strapiena ed al contempo estremamente silenziosa”

anch’io mi ricordo di Parigi, della camera in albergo alla Bastille, il quartiere giovane della città, pieno di locali e vita notturna
un silenzio assoluto

che noia, vero?
sì, chiedo scusa
sono noiosa monotona e ripetitiva
e poi… a ben guardare, che cos’è tutto questo silenzio?

ERCOLINOOOOOO…. DOVE SEI???? FATTI SENTIRE, NON STAR MUTO CHE DISTURBI!!!!

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