matto come un gatto. anzi due

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l’altra sera torno a casa, apro la porta e mi accoglie solo Agatha
strano
e dov’è Ercolino
lui che è sempre il primo ad arrivare
mi si gela il sangue nelle vene
in questi giorni sono un po’ preoccupata, ha un occhio un po’ lacrimoso, ho chiamato il veterinario, ma ci sono i giorni di festa
e se gli fosse successo…
mieeeee
oh eccolo, per fortuna
seguo il miagolio e lo trovo
sono felice di vederlo vivo e vegeto ma in realtà la situazione è più agghiacciante di quello che potessi immaginare
Ercolino cammina tranquillo, miagolando, davanti alla finestra spalancata della Mia Vicina
e la rete della gabbia che tiene i gatti lontani dall’Altra Parte del lungo davanzale condiviso è APERTA
incredibilmente Ercolino, appena mi vede, rientra nel recinto e mi viene incontro
sudo freddo, mi tremano le gambe
(chi pensa che stia esagerando non conosce la Mia Vicina)
faccio scendere Ercolino dalla finestra, mi assicuro che i due siano nell’altra stanza, li circuisco con tre croccantini premio e torno nella stanzetta dei gatti armata di un rotolo di spago e un paio di forbici
mi arrampico sul davanzale, mi siedo nella gabbia e comincio l’opera di ricucitura

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mentre lavoro con pazienza certosina, sospesa al quarto piano, realizzo che tutto ciò non servirà a niente
sì perché Agatha, la piccola e dolce Agatha, che non ha compiuto nemmeno quattro mesi, l’animaletto morbido e super coccolo che con i suoi dentini affilati ha disintegrato un carica batteria in tre secondi, lei, sì proprio lei, quando sta sulla finestra non guarda semplicemente il panorama là fuori, come fa Ercolino
non si stende al sole godendo dell’aria tiepida delle ore del giorno
non osserva le mosche volare tentando di afferrarle
o meglio, non solo
lei studia costantemente e strategicamente il modo di trovare una via di fuga
perlustra i bordi della gabbia, ne allenta la rete, mangiucchia il filo di ferro che la tiene fissata all’impalcatura di legno
e alla fine ce l’ha fatta
infatti a pensarci bene, la cosa strana è che Ercolino, al contrario del suo solito, non si sia fiondato nell’appartamento accanto, quello della Mia Vicina, che pure aveva la finestra aperta
in passato gli piaceva tantissimo
io ho capito
quel mieeeeee detto con quel tono, mentre perlustrava i danni provocati dalla sorellina, voleva dire;
“guarda che cosa ha combinato Agatha”

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nel frattempo Agatha, un chilo e due etti di gatto, fa tutto quello che Ercolino non si è mai nemmeno sognato
salta sulla finestra di camera, quella a tre uscite con i vasi delle piante aromatiche sospese nel vuoto del quarto piano
ci si fionda sopra, ci cammina in bilico e so, lo so, che studia il modo di saltare da un vaso all’altro passando dall’esterno, dal vuoto, non dal davanzale interno
stamani l’ho recuperata mentre prendeva le misure ma non so se mi sarà sempre possibile farlo
ora è là che mordicchia l’erba cipollina, per dire
e io sto in ansia ma, penso, non posso mica toglierle tutto ciò che la natura stessa predispone per lei

stamani per fortuna è entrata una vespa in casa
per un bel po’ entrambi sono stati impegnati prima nella dichiarazione di guerra e poi nello svolgimento della battaglia
che si è conclusa a favore dell’esercito gattesco
anzi, ora devo ricordarmi di scovare il cadavere del nemico e offrirgli degna sepoltura
loro lasciano sempre le cose a metà

vado a dare una controllatina e Agatha non è più sulla finestra
nemmeno Ercolino è più sul letto, da dove la osservava mollemente sdraiato
oddio, vuoi vedere che è salito anche lui…
Agatha non è nemmeno nelle altre parti del davanzale, né sui vasi, nessuno dei tre
e nemmeno lui
guardo in basso, giù sulla strada, con il fiato sospeso ma non vedo niente
per fortuna
penso, se fosse caduta avrebbe almeno emesso uno sgraziato miagolio come richiesta di aiuto
e io non ho sentito niente

subito dopo sento invece i soliti rumori della lotta
i due amici si rincorrono, si mordono, si abbracciano
per fortuna, va tutto bene
ma intanto per oggi è meglio se chiudo le finestre

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coincidenze/2

lettera

A proposito di coincidenze me ne viene in mente una veramente particolare

accadde qualche tempo fa, quando mi ritrovai a casa di una mia anziana vicina, seduta nella sua sala da pranzo per scambiare due parole

mi chiese di dov’ero e mi rivelò che anche lei è originaria di Colle Val d’Elsa, la mia città in Toscana, dove aveva una nonna che portava il mio stesso cognome

mi confidò di aver fatto delle ricerche in proposito, senza esito
poi un giorno, sfogliando una rivista, aveva trovato il nome di un colligiano con lo stesso cognome come firma di un racconto vincitore di un concorso letterario
mi chiese se lo conoscessi
“E’ il mio babbo” risposi, stupita ed emozionata

lei mi raccontò allora di avergli scritto una lettera, al tempo, facendogli i complimenti per il racconto e chiedendogli notizie della sua ava omonima
lui le rispose ringraziando per le belle parole
purtroppo della sua ava, nonostante portassero lo stesso cognome, non sapeva nulla
poi si scrissero ancora qualche volta

rimasi molto colpita dalla coincidenza
ero finita a vivere, a centinaia di chilometri da casa, proprio nel condominio dove abitava una donna che aveva scambiato una corrispondenza con il mio babbo

qualche anno prima di questo episodio babbo mi era venuto a trovare in occasione del raduno dei paracadutisti che si teneva a Belluno e dormì una notte a casa mia
mi pare anche che nell’occasione mi avesse accennato a una signora che gli aveva scritto da Belluno
“Ma chissà che fine avrà fatto dopo tutti questi anni”
cavolo, invece era solo due piani piu sotto

Sono dispiaciuta per il fatto che fossero stati a così breve distanza l’uno dall’altra senza saperlo e senza potersi nemmeno salutare

in effetti, anche volendola cercare, la donna non abitava più all’indirizzo che conosceva lui, quello a cui aveva spedito le lettere di risposta
si era trasferita in un’altra zona, nel mio stesso condominio

“lo avessi scoperto prima” dissi alla vicina, intendendo quando lui era ancora in vita

la mattina dopo, quando aprii la porta di casa, trovai appoggiata sullo zerbino una busta di carta dorata. dentro c’erano le lettere che il mio babbo aveva scritto alla mia vicina tanti anni fa

Le ho lette con immensa gratitudine per il regalo inaspettato
Poi, dopo averle fotocopiate, gliele ho restituite

Da allora mi sento un po’ più ricca

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coincidenze

paola

la mattina del concerto di Paola Turci a Belluno ricevo un sms da un numero non conosciuto che diceva pressappoco: “Stasera offriamo la cena a Paola Turci?”

Seguiva come firma il nome di un amico che sapevo interessato al concerto, per cui lì per lì non ci ho fatto troppo caso e ho archiviato l’sms come una battuta.

Però dell’amico omonimo, ripensandoci, io ho il numero di telefono, quindi non sarebbe dovuto risultare sconosciuto.

Rileggendo il messaggio con più attenzione capisco di chi si tratta. E’ un altro amico, un ristoratore da cui sarei dovuta passare, per puro caso, proprio quella mattina stessa. Non rispondo all’sms, lo farò a voce.

Ovviamente sul Gazzettino di quel giorno c’è l’intervista, con la mia firma, che ho fatto il giorno prima a Paola. Per cui immagino che il messaggio sia stato ispirato da quella

In realtà, quando passo dal mio amico, del quale nel frattempo ho memorizzato il numero in rubrica con nome e cognome, lui cade dalle nuvole.

“Ma dai, veramente c’è l’articolo oggi sul Gazzettino? Come, l’hai scritto proprio tu?”

Lui aveva letto del concerto sui manifesti che in quei giorni tappezzavano Belluno.

E rimane un mistero perché abbia deciso di mandare quel messaggio proprio a me

“Non so, mi è venuto così”

Però ha da raccontare una storia legata a Paola Turci che risale al tempo in cui faceva il corso per sottufficiali al sud, una ventina di anni fa

In genere quando c’erano da fare servizi serali o notturni i superiori non raccoglievano mai grandi disponibilità da parte dei soldati

Una sera però girò la voce che c’era da fare il servizio d’ordine al concerto di Paola Turci

I militari quella volta si offrirono in massa, compreso il mio amico

Solo che, una volta fuori, dopo esser stati portati a fare un giro di pattuglia di qua e un altro di là, si resero conto ben presto che non c’era nessun concerto di Paola Turci

Erauna bufala, uno stratagemma inventato dai superiori

Truffaldino anche ma, si sa… in guerra e in amore

“Dopo quell’episodio ci hanno preso per il culo per anni – dice il mio amico, divertito – e sulla storia del concerto di Paola Turci ridiamo ancora oggi”

ah ecco, per questo i manifesti lo  avevano colpito tanto

“Chissà se riuscirò a incontrarla prima o poi”

“Beh, vieni stasera in piazza Duomo no?”

Non so se poi ci è andato

forse ha preferito mantenere intatto il ricordo di quello scherzo di tanti anni fa

o forse, avrebbe preferito semplicemente averla a cena nel suo locale

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i libri ritrovati/2

oggi ho rimesso a posto la mia misera biblioteca bellunese

16 riquadri expedit (ikea) ingombrati, oltre che da libri di narrativa, di testi e agende giornalistiche, vocabolari, codici penali, cataloghi d’arte e pile di giornali

una scaffalatura veramente miserrima (compensata però dai quasi 4mila titoli nell’e-reader)

nonostante ciò, ho scovato altri libri ricevuti in dono e mai letti

Uno, nonostante covi molti pregiudizi nei suoi confronti, dovrò decidermi a leggerlo perché lo trovo citato sempre più spesso e da più parti

I pilastri della terra di Ken Follett mi appare infatti come il classico polpettone americano sul quale non vorrei perdere troppo del mio tempo

ken

lo dissi subito all’amico che me lo donò per il compleanno del 2007

“Noooooo non lo leggerò mai”

Ecco, ora pare che sia venuto il tempo del mai, con questa storia dei libri ritrovati

Lo avviserò, magari ne sarà gratificato. Un minimo

Sul comodino, con un segnalibro a pagina 258 (ma credo che ci sia finito a caso, mi pare un po’ troppo avanti) c’è Le correzioni di Jonathan Franzen

franz

mi fu regalato in occasione di una cena a casa mia

il buffo è che è stato donato anche alla mia mamma, proprio lo stesso identico libro

prometto: leggerò anche questo

infine, laggiù in fondo, dove nessuno poteva vederlo né trovarlo, cercarlo mai perché dal momento che l’ho ricevuto in regalo, capita la grande sòla, me lo sono subito dimenticato, c’era un grande mattone azzurro

La setta dei libri blu di tale Gordon Dahlquist

blu

e qui siamo al compleanno del 2008 quando, con un’amica la cui data di nascita è poco distante dalla mia, come giorno e mese, decidemmo di regalarci lo stesso libro, io a lei e lei a me

passammo un sacco di tempo in libreria, ricordo, a entusiasmarci fra gli scaffali per quel titolo e per quell’altro

alla fine, stanche e confuse, chissà perché, scegliemmo il polpettone fantasy

che poi forse, rileggendo meglio la costola, proprio fantasy non è

c’è pure una dedica speciale. a giudicare da quella sul mio libro qualche anno fa la mia amica ed io eravamo praticamente adolescenti

chissà che cosa avrò scritto io, sull’altra copia, a eterna testimonianza di chissà ché?

insomma, il fatto è che dopo tanto tempo, forse anche solo per il fatto di averlo ritrovato, mi è proprio venuta voglia di leggerlo

anche se sono quasi mille pagine e di un formato più grande del normale

staremo a vedere

il sottotitolo è promettente

un ritorno ai tempi in cui un libro a ogni pagina ti catturava in un vortice di avventure

dice

chissà perché fino ad oggi non ci abbiamo mai creduto

è arrivato anche per questo il tempo di rendergli giustizia

ecco

avrete capito che per i prossimi mesi avrò il mio bel daffare

non vi preoccupate se non mi vedrete troppo in giro

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i libri ritrovati

In questi giorni sto leggendo un libro che mi era stato regalato otto anni fa

È bello. Scritto bene, costruito in modo molto originale, parla di mondi che non conosco  e gira intorno a un mistero che mi pare di aver intuito non si chiarirà mai

Ho confessato alla donatrice che lo stavo leggendo ora spiegandole che, quando me lo regalo’, non era riuscito a prendermi

Lei è una persona intelligente oltre che generosa. Non credo abbia avuto niente di che restare male

In questi otto sono maturata, le ho detto, e mi piacciono anche i libri un po’ piu difficili

Quello che più mi piace però a ben pensare è ritrovare i libri perduti

Non parlo di quelli prestati e mai più tornati

Il giovane Holden, La collina dei conigli

Speranze perdute generatrici di forte fastidio

(E non è un titolo)

No, quelli ormai me li sono ricomprati ogni volta che ho capito che non sarebbero più stati restituiti

Parlo di libri bellissimi che per anni non sono riuscita a leggere

Anzi, di cui non riuscivo proprio a cogliere la bellezza

Li iniziavo e poi li lasciavo li, insensibile all’entusiasmo che li circondava

È successo con il Giardino dei Finzi Contini

giardino

Chissà perché la partita a tennis di Micol, la prima volta che ne ho tentato la lettura, mi apparve come un mero e vuoto esercizio stilistico

Ovviamente non lo era. Me ne sono accorta per fortuna anni dopo quando finalmente sono riuscita ad aprirmi ad uno dei libri più struggenti mai letti di cui ancora conservo la fragile e malinconica bellezza

E Cent’anni di solitudine? Sembra una bestemmia, lo so, o forse un vezzo un po’ snob, ma ricordo che per anni è rimasto intonso nella libreria senza che vi trovassi un solo motivo per avvicinarmi

Babbo mi consigliava di leggerlo e così molti altri

E io no, chiusa in chissà quali ritrosie dell’epoca

Poi l’ho letto, e riletto

E non importa dire altro

100anni

Poi ci furono la Versione di Barney e Una banda di idioti

Li metto insieme perché fu durante un’estate di qualche anno fa che due amiche, in occasioni diverse, mi parlarono di quei libri come di letture irrinunciabili

Li avevo entrambi a casa in Toscana e alla prima occasione li recuperai

La Versione di Barney di Mordecai Richler avevo provato a leggerla nel 2001 nel pieno dell’acclamazione italiana

Mi fa girare la testa, pensai, e lo misi via

Poi per fortuna l’ho ritrovato

In quel periodo, diversi anni dopo, vivevo una situazione simile a quella del povero Barney, accusato ingiustamente, e  la sua cinica ironia è stata per me una medicina fantastica

Infatti l’ho anche riletto (e visto il film al cinema)

barney

Una banda di idioti, di John Kennedy Toole, lo avevo comprato nel 1998 in due copie, una per me e una per un’amica, sulla scia della ristampa di Marcos y Marcos e di una recensione accattivante

Lo avevamo accantonato tutt’e due

In effetti l’inizio è un po’ pesante

Lo avevo scelto perché mi era piaciuta la storia che c’era dietro

Un ragazzo si era suicidato a 30 anni e la mamma, rimettendo a posto le sue cose aveva trovato un manoscritto. Lo aveva sottoposto a un editore e avevano scoperto un genio

Sarebbe stata già una storia bella di per sé  per un libro

E in effetti mi pare anche di aver letto qualcosa di simile, di cui però non ho che un vago ricordo

Incuriosita lo comprai. Aveva anche una bellissima copertina

Quando, anni e anni dopo, sulla scia dell’entusiasmo dell’altra amica, l’ho finalmente letto, ho scoperto un libro intelligente appassionante e super divertente

Peccato per il suo autore

idioti

Quello che sto leggendo ora invece non ricordavo nemmeno che esistesse

Ancora una volta vittima della mia chiusura mentale, lo avevo riposto fra gli altri libri bollandolo come illeggibile dopo un superficiale tentativo di qualche anno fa

Curiosando fra gli scaffali di casa l’ho rivisto e stavolta mi ha colpito

Ho pensato alla persona che me lo aveva donato

Intelligente sensibile spiritosa

Ci doveva essere per forza qualcosa che non ero riuscita a cogliere

Un giro su internet mi ha confermato che esiste addirittura una schiera di fan dell’autore,  morto prima della pubblicazione del volume, tanto che il seguito è rimasto incompiuto

Peccato, chissà se avrebbe mai svelato il mistero dello scrittore fantasma, Benno von Arcimboldi

Per il momento direi che la soluzione non importa. È il mistero ad alimentare la storia. Ovvio

In ogni caso mi godo la lettura di un altro libro ritrovato

Il titolo è 2666 di Roberto Bolano (con la virgoletta spagnola sulla enne)

2666

Spero sia l’ultimo scherzo del genere che mi faccio

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il mio gatto è diverso

E’ successo molto prima di quanto mi fossi aspettata. Ercolino e Agatha erano insieme da due giorni e già si davano i bacini. Ora, nemmeno una settimana dopo, corrono, saltano, giocano e mangiano insieme.

Il mio Ercolino, il gattino timido e pauroso, quello che si nasconde nell’angolo basso fra due armadi nello sgabuzzino, dietro una coperta, è diventato un signor gatto.

loro

Orgoglioso e fiero del suo territorio, ma anche ospitale e generoso.

Agatha è uno spettacolo. Più la guardo e più mi pare piccola, con quegli ossicini fini, quella buzzetta a pois. La prendi in una mano e pesa meno di una mela.

Quando siamo tornati tutti e tre dalla Toscana, conclusa l’operazione “Salvate il soldato Ercolino” disperso nel cespuglio, dopo un viaggio allucinante, a temperature da forno crematorio, con traffico e code a Firenze e poco tempo a disposizione prima di rientrare al lavoro, non nego che ero molto preoccupata.

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Da qualche tempo leggevo su internet tutta la letteratura su come introdurre un nuovo gatto in casa, specialmente se più piccolo. Tutti i gattologi prospettavano settimane, se non addirittura mesi, di appartamento diviso in due, zona gatto grande e zona gatto piccolo, coccole da raddoppiare, sforzi sovrumani per non far sentire l’uno rifiutato e l’altro non accolto.

Nella mia mente era già pronto un piano strategico di prime linee armate di pappe umide e secche, e una complessa logistica di cuccette e lettiere.

La prima notte ho cercato di mettere in pratica quanto studiato. Dopo aver lasciato i due gatti separati mentre ero al lavoro, ho mantenuto la divisione dell’appartamento anche per la notte. Il problema era che il gatto residente non doveva percepire la perdita dei suoi avamposti in favore dell’invasore e mantenere precedenti abitudini e privilegi.

L’altro, per contro, inizialmente avrebbe dovuto occupare un’area neutra, non percepita dal gatto di casa come propria. Esclusi per ovvie ragioni cantina e garage si è posto un serio problema, dal momento che nel vasto appartamento di 70 metri quadri  mi risultava difficile pensare a un posto che Ercolino potesse considerare zona neutra.

Ho optato comunque per il bagno, dove ho sistemato cuccetta, pappe e lettiera di Agatha. Durante il giorno la nuova arrivata ha passato il tempo fra la toilette e la mia camera, potendo godere addirittura del disimpegno  di mezzo metro quadrato che collega le due stanze.

Ercolino è rimasto fra salotto-tinello e guardaroba, altresì detta la stanza di Ercole.

Durante la notte però Ercolino non poteva venir estromesso dalla mia camera, nella quale ha sempre deciso autonomamente se dormire o meno.

Non ho avuto scelta. Agatha è rimasta chiusa in bagno.

Dopo il primo quarto d’ora, giudicando intollerabili i suoi lamenti, ho cambiato strategia. Agatha ha avuto accesso alla camera e Ercolino è rimasto confinato, per non dire escluso, nella zona giorno.

Un altro quarto d’ora in cui ho tentato di riprendermi dal doppio viaggio di un giorno e mezzo sotto la canicola con conseguenti stress gatteschi per rialzarmi, convinta dai mieeeee di Ercolino, e ho cambiato di nuovo.

Agatha in bagno, Ercolino libero di girare. Io distesa morta sul letto.

La mattina dopo ho liberato la piccola che miagolava come un’orchestra romagnola di liscio sforzandomi di continuare ad applicare le regole per la corretta introduzione.

Pappa di Agatha servita dietro la porta vicino alla quale mangia Ercolino così che il gatto residente possa percepire la nuova presenza associandola al momento piacevole del cibo.

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Il secondo giorno di permanenza in casa non ha dato particolari problemi perché la piccoletta, su insistenza dei colleghi, è venuta in ufficio con me dove si è addormentata su una scrivania.

La seconda sera però non avevo affatto voglia di continuare con la pantomima della corretta introduzione. Strappati i piani strategici ho urlato ai soldati un energico “rompete le righe” e me ne sono andata a dormire, lasciando la truppa al proprio destino.

Mi è andata bene, pare.

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Missione Ercolino – Il blitz è riuscito

Ercolino è tornato a casa. Dimagrito, impaurito e con un miagolio tutto diverso.

Ora “parla” come E.T.

Spero che gli passi, con il tempo.

Ma prima di tutto spero che si riprenda dallo shock di questa settimana vissuta all’addiaccio, nascosto fra le siepi del giardino o nel sottobosco. E senza mangiare.

Io credevo che si fosse arrangiato in qualche modo, in realtà, il mio piccolo eroe.

Ma l’ultima volta che lo avevo pesato era più di 7 chili e stamani invece era solo 5,7.

ercolino

In effetti si era visto anche dal musetto fattosi appuntito e non più tondo che aveva sofferto un bel po’. Ma io non ci volevo proprio credere e già me lo immaginavo intento a cacciare i piccoli animaletti del bosco mentre, allo stesso tempo, si guardava le spalle da volpi e faine.

Ecco diciamo che io da questa esperienza speravo che prendesse il meglio, come da una settimana con gli scout. Non dico che lo avrei voluto in grado di accendere un fuoco o di montarsi la tenda da solo. Pensavo più a un’occasione di crescita, a una maturazione, alla vittoria sulle tante paure che costellano il piccolo mondo di Ercolino.

E invece mi torna che miagola come una capretta.

“Mieeeee”.

Un mieeee tremolante, fra l’altro.

Chissà che vorrà dire…

la prima volta che l’ho sentito però mi è sembrato il miagolio più bello del mondo.

Mi sono avvicinata al lungo cespuglio prima del tenditoio, quello fitto fitto, e ho cominciato a chiamarlo.

“Ercolino…. Ercolino, tesoro”.

Quando ho sentito “Mieeee” mi è saltato il cuore in gola.

Lui si è affacciato, nero come la pece, avanzando guardingo, una zampetta dietro l’altra e gli occhioni gialli sgranati come due astronavi.

“Mieeee”.

“Ercolino tesoro… vieni piccino”.

Non osavo allungare la mano nel timore che facesse come le volte precedenti e si rifugiasse ancora in mezzo alla vegetazione. Doveva venire lui almeno fino alla mia mano, poi avrei cercato di prenderlo. Non avrei potuto fare altrimenti.

La serata che si era preannunciata pacifica in realtà tempo un’ora non lo sarebbe stata più, a causa dell’arrivo improvviso di altri ospiti. E io rischiavo per una stupidaggine di vanificare un viaggio lungo, faticoso e intrapreso apposta per lui.

Ercolino ha continuato ad avvicinarsi guardingo e quando è stato a portata di mano l’ho afferrato per la collottola. Lui si è arreso, lasciandosi cadere a terra, forse stremato, dalla solitudine, dalla paura, dalla fame.

Si è lasciato accarezzare e prendere in collo.

Prima di mangiare pareva aver bisogno di essere toccato, accarezzato, rassicurato.

La preoccupazione di questi giorni si è sciolta in lacrime. Di gioia. Di pericolo scampato.

Ora il piccoletto ha un’altra prova da superare. La convivenza con Agathina.

agatha

Ho pensato di pretendere troppo da lui che, si sa, è un gattino pauroso, traumatizzato.

Ma magari la dolce Agatha, solare e intraprendente, potrà aiutarlo.

Magari per una volta anche Ercolino potrà avvicinarsi a un gatto anziché scappare, potrà giocare anziché rifugiarsi nel nascondiglio segreto, potrà…

Io ci spero, che gli faccia bene.

All’inizio non sembrava molto, a dire il vero.

Lui con quei miagolii da belato, intirizzito a guardare quell’altra che andava incosciente in tutti i suoi posti preferiti.

Il tavolinetto dei croccantini premio, il divano, il mio letto.

Ovunque, alla fine, perché ogni angolo della mia casa è di Ercolino, da un anno e mezzo.

Miagola  e ruglia…. e soffia.

E anche lei risponde soffiando.

Stamani li ho lasciati a casa da soli e senza barriere, dopo appena un giorno, e quando sono tornata ho visto che si erano avvicinati un po’, pur continuando la stessa pantomima da gatti.

Io ci credo, sono fiduciosa. Ci spero.

Forza Ercolino. Siamo tutti con te.

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Missione Ercolino – la speranza

Se non fosse per le cicale qui sarebbe silenzio assoluto.
Fuori il caldo immobilizza l’aria e  i campi.
Io spero che silenzio e immobilità convincano Ercolino a tornare a casa.
Lo ha già fatto ieri sera, d’altra parte, prima che io arrivassi qua
Lo spero così tanto da aver buttato  due stracci  in valigia con lo spazzolino da denti e qualche libro ed esser partita verso la Toscana nel mio unico giorno di riposo
Il giorno più caldo di questa estate bollente, fra l’altro, dicono i meteorologi

Il viaggio è stato uno stress, al solito
La temperatura saliva a vista d’occhio,  alle 9.30 erano già 31 gradi, e avevo una paura  folle di bollire le mie cucciolette
Nel trasportino Agatha dormicchiava,  ma Musetta ha miagolato per tutto il viaggio
400 chilometri di miaoooo sparati al massimo  con vari tentativi di effrazione  della serratura della gabbia

Ci siamo fermate anche quattro o cinque volte in cerca di un po’ d’ombra per due coccole e un po’ d’acqua fresca
Ma alla fine, anche se sembrava impossibile, siamo arrivate
Sane e salve,  e accaldate
La temperatura ormai sfiorava  i 40, come da previsioni
Anche il mio mal di testa era salito, parallelamente al livello dell’aria condizionata

Ma qua c’è calma, ci possiamo riposare e assaporare il canto delle cicale

Agatha e Musetta  appena arrivate sono state assalite dal fratellino Ettore che non vedeva l’ora di giocare con qualcuno della sua età

Agatha è  quella grigia tigrata,  la più tranquilla e la più piccolina
Musetta è bianca con un mantellino grigio a strisce ed è più in forze
L’espressione del musino è uno spettacolo, va da sé
Poi c’è Ettore lo scuro, tigrato marrone e nero. Una vera teppa

Ora però è iniziata la missione per salvare Ercolino e  riportarlo a casa strappandolo al bosco dove vaga ormai da più di una settimana

In casa ci sono i croccantini e l’acqua fresca al solito posto
Così come la lettiera
Tutto tace, non ci sono estranei che possano spaventarlo e farlo allontanare

Non resta che aspettare

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maledetto di un gatto

stupido stupido stupido stupido stupido e ancora stupido gatto

è la prima volta, da quando sei con me, che torno a casa senza di te e non ti troverò nemmeno ad attendermi

in macchina, che miagolano nella cestina con apertura anche sul lato superiore, quella che avevo comprato apposta per te solo pochi giorni fa, ci sono Agatha e Musetta

per Agatha la trasferta era prevista da tempo, da quando avevo deciso che non saresti più rimasto solo nei lunghi pomeriggi in casa ad aspettarmi dal lavoro e poi era nata lei, quasi per miracolo, nella legnaia di casa

Musetta, la sua sorellina, l’ho portata nella speranza di riempire il vuoto, incolmabile sappilo, lasciato da te

avrei voluto prendere Ettore ma lui, da quello spericolato esploratore che è, al momento di partire, era andato chissà dove

lo so, è un compito arduo per due pezzettini così piccoli riempire tanto vuoto, ma ci proveranno di sicuro

cioè ci proverò io

sono bastate poche ore ad aprirmi un buco di dolore nella pancia che tu, nella tua incoscienza di gatto, nemmeno immagini

è stata l’ultima sera della nostra “lunga”  (più del solito, almeno) vacanza a casa

impaurito, ma che dico, terrorizzato, dalle novità (ospiti, bambini, trasferimento, eccetera) ti sei rifiutato di entrare in casa, sfuggendo perfino quando io, la tua “mamma”, ho cercato di avvicinarti porgendoti il cibo che non toccavi ormai da chissà quanto

niente da fare

tu hai rinculato e sei scappato nel bosco

che poi a pensare a un gattino come te, timido e pieno di paure, nel bosco è già una cosa che mi fa attorcigliare le budella

chissà che ti era successo su quel bel musino nero dove qualcuno, ho notato pochi giorni fa, ti ha strappato un baffo e fatto un altro buchino vicino alla bocca

ma tu niente, imperterrito via, scappi, incapace di distinguere di che cosa avere paura e di cosa non averne

meno male le tue sorelline, Agatha e Musetta, mi hanno dato il loro bel daffare durante il viaggio di ritorno, con il loro miagolio costante (specie Musetta, Agatha meno, molto meno) e i loro tentativi di fuga (idem come prima)

altrimenti il pensiero di te, di quello che avrebbe potuto esserti successo, mi avrebbe dilaniato

la notte prima, quando hai fatto il cenno di entrare in casa per poi fuggire non appena mi hai visto, ti ho cercato più volte, alzandomi alle due e mezzo prima e alle 5 e mezzo poi per chiamarti

e te niente

ho lasciato anche la porta aperta, nel caso avessi deciso, nel silenzio del nostro sonno, di entrare

ancora niente

per tutto il giorno ti abbiamo chiamato scandagliando cespugli, vasi di fiori, qualunque posto in cui avresti potuto esserti nascosto

e tu niente

alla fine sono partita convinta che avessi avuto tu la peggio nell’incontro con una volpe

un pensiero insostenibile, credimi

poi durante il viaggio quel messaggio

“Simona, ho visto Ercolino. E’ vivo, anche se non sono riuscita a farlo entrare in casa”

Alleluja

grazie a tutti i santi del paradiso

ci sei, sei vivo

il cielo è tornato azzurro e l’erba verde

mi son vista non sai quante volte il tuo musetto nero affilato con quegli occhioni gialli

quell’atteggiamento timido e ritroso, a parte quando hai fame o quando pretendi coccole

e ora so che anche se per un po’ di settimane non sarai con me, almeno ti rivedrò

qui va tutto bene

Agatha e Musetta si divertono un sacco con i tuoi giochi

anzi, quello che ti aveva regalato Raffaella e che tu non hai mai degnato di uno sguardo se lo sono disintegrato in due ore

apprezzano molto anche le palline e i fili volanti sparsi per casa

ma per loro, che sono due bambine, ogni cosa diventa occasione di gioco

anche la gabbietta dalla quale durante il viaggio volevano fuggire

ora, non solo ci hanno dormito rannicchiate la notte, ma ci inventano anche dei giochi

anche la lettiera, quella coperta, per loro è ancora un gioco

penseranno a un padiglione dell’Expo, magari

si penzolano dalla porticina, vi si rincorrono

tutto fuorché usarla per quello per cui serve

no, per quello hanno la lettierina scoperta del viaggio

ma spero di convincerle a cambiare abitudini al più presto

per il resto, Ercolino, gattino pauroso e coraggiosissimo

sappi che qua ti aspettiamo tutte

e non vediamo l’ora di riaverti con noi

maledetto di un gatto

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La coda dello scorpione

Durante alcuni lavori di restauro in un bagno della casa in Toscana, alcuni anni fa, uno scorpione fu murato per errore nella parete della doccia.
Me ne accorsi solo un bel po’ di tempo dopo che tutto era stato sistemato.
Una piccola protuberanza nera e lucida spuntava, ormai senza vita, dalla cornice di un piccolo sportello in basso, dal quale si accedeva alle tubature dell’acqua.
Non capii subito di cosa si trattasse. All’inizio avevo pensato distrattamente  a un minuscolo tubo di gomma, come quelli che avvolgono  i fili elettrici.
Un giorno capii  che non poteva essere che uno scorpione, rimasto intrappolato durante la posa di malte  e cementi nell’indifferenza del muratore di turno.
Intrappolato vivo, naturalmente.
Per quanto non ami circondarmi  di scorpioni il pensiero non mi riempì  affatto di gioia.
Anche se nella casa in Toscana, essendo in campagna, capita di trovare qualcuno di questi animaletti, li raccolgo con un foglio di carta o con la paletta dell’immondizia e li deposito  nei cespugli all’esterno.
Dedicai un pensiero fugace all’agonia della povera bestiola per poi dimenticarmi di lui.
Ogni tanto, le volte che tornavo a casa, facendo la doccia mi cadeva l’occhio su quella piccola  protuberanza nera e lucida, una zampetta, o forse la coda stessa, che sbucava dalle piastrelle rimesse a nuovo. Un tentativo di fuga, una corsa verso la salvezza, miseramente fallito.
Non so perché  l’ultima volta che ho visto quella zampetta  nera, rimasta immutata nonostante il passare degli anni, ho pensato che fosse giunto il momento di fare qualcosa.
Sono; bastate un paio di forbicine da unghie, un colpo lieve, appena accennato, senza bisogno di forza né di attenzioni particolari.
La protuberanza nera e lucida si è staccata da quel piccolo anfratto nella parete della doccia dove sbandierava ormai da anni ed è caduta a terra.
Il mio gatto, curioso, venuto ad assistere all’operazione, l’ha divorata in un sol boccone.
E in un attimo non è  rimasto più niente.

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