io ti ricordo…

ecco vedi, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la tua festa di laurea. io lì ho sofferto un sacco e anche te mi pare proprio che non ti divertissi un granché costretto a interpretare un rituale goliardico che non c’entrava niente con il tuo modo di essere.
dal lavoro sono venuta a casa, che avevo bisogno di stare anche un po’ sola, e ho cercato la foto di quel giorno, quella con te in mezzo, con la corona d’alloro al collo, fra maurizio, andrea e me.
chissà perché certi particolari restano fissi per sempre nella memoria. io quella mattina, con quanto ci tenevo a venire a sentire la tua discussione, mi son svegliata tardi e ho fatto perdere il momento a tutta la banda.
siamo arrivati giusto in tempo per farci la foto…

poi non so come mi avevi chiesto la mia tesi di laurea e ce le scambiammo. con il risultato che ancora oggi ho il tuo lavoro su Trenker e tu hai il mio su Pasolini. e tutte le volte che ti ho chiesto di riscambiarcele e hai fatto finta di niente… dicevi che non me l’avresti mai ridata così avremmo avuto sempre una scusa per incontrarci di nuovo.
l’ultima volta che sei venuto qua era un anno fa. eri un po’ triste e pensieroso. e avevi i tuoi motivi per esserlo, ma come al solito due parole in croce e basta. parliamo di te… dicevi
quanto mi divertivo quando mi descrivevi prendendomi in giro
a pensarci ora mi pare di non conoscere nessuno che mi conoscesse come te
sapevi tutto, anche senza saperlo
perché tu eri così
solo quello che contava veramente passava per la tua testa, attraverso i tuoi occhi e nelle tue parole
e nel tuo cuore
sei stato grande fin da piccolo, ne sono sicura
un giorno la tua mamma mi raccontò di te, del tuo babbo, mentre passeggiavamo in alpago insieme a gastone
e poi pranzammo tutti insieme a casa tua, con il sugo al pastin in mio onore e io proprio in quel momento ricevetti una telefonata che mi annunciava che avrei avuto dei soldi da una vecchia causa
eri figlio di Maurizio e di Dina, per questo ti chiamavi Maudi, un nome che non sarebbe esistito senza quell’amore stroncato, anche quello, troppo presto
mi pare di vederti, serio come sempre, guidare la mia macchina alle 6 del mattino sulla strada del ritorno da mogliano, dove ti avevo portato alla cena spagnola di giovanni
dio che risate!
e io che avevo bevuto troppo e ti raccontavo le mie disavventure in montagna con le amiche
poi c’era la tua fagiolata, una fissa quella
ma te l’ho fatta fare una volta e basta
e quella sera al mazzini fermi al tavolino a fare il sudoku?
e i miei tentativi di scattarti delle foto, con te che scappavi, e a me sono rimaste solo inquadrature della tua testa da dietro, di sbieco, che guardi verso il basso…
son sempre stata troppo per te, vero?
troppo espansiva troppo affettuosa
troppo di tutto
e quella volta che venni da te a mettere a posto la legna e passammo tutto il pomeriggio a lanciare cirmoli nella legnaia mentre mi insegnavi i nomi alpagoti di tutte le specie di alberi così che il giorno dopo potessi vantarmene con bortoluzzi?
era un secolo fa ma se ti ricordi ero vestita così: pantaloni a quadri scozzesi rosso arancio e maglione blu
me lo ricordo come fosse ieri
e non mi sono mai divertita così tanto anche se la sera avevo dolori dappertutto
dovevi rendermi anche la cartellina rossa con gli appunti della poetessa, così che potessi restituirglieli
anche quella stava nel caos della tua camera e non c’è mai stato verso di riaverla
quante volte ti ho pregato, per favore prima che sia troppo tardi
Maudi Maudi Maudi
eri così immenso
lo sapevo anche prima
non mi hai nemmeno mai voluto portare in montagna con te
però ho sempre gli appunti di quella sera, di quando ti chiesi i nomi delle vie della falesia del fadalto dove avevo avuto il battesimo della roccia, per scriverlo sul blog
non svegliare il can che che dorme, il bolero di ravel, il fantasma di brocken, maestro schuman, ho mal ae scarpe
guarda sul sito internet del cai di vittorio veneto, palestra fadalto basso a nove, settore 10-12, mi avevi detto
più fatto
oggi ho vissuto tutto il giorno con un senso di tragedia, un dolore dentro che non avrei saputo descrivere né motivare
nervosa e scostante come da tempo non mi capitava di essere
e non sapevo il perché
magari è stato solo un caso
magari è stato un altro dei tuoi abbracci impossibili
solo che tu eri già lontano
e ora lo sarai per sempre

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8 commenti

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8 risposte a “io ti ricordo…

  1. Sonai

    La vita è un “se”, noi siamo un “se”, domani è un “se”. Appesi in attesa di capire “se”… Ti abbraccio forte

  2. paola

    Addolorata per la tua perdita. non c’è altro da aggiungere

  3. Grazie paola. La perdita non e’ solo mia, credimi
    Lo abbiamo perso tutti.

  4. Stefano

    Un abbraccio Simo!!!

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