la vetrina di Gallimard

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti
Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via della non violenza di Gandhi e, a introdurre il tutto, una pila di copie a due euro del trattato sulla tolleranza di Voltaire

E un messaggio chiaro e coraggioso quello di Gallimard e colpisce dritto al cuore
ricorda la strage e onora i morti, perpetuandone l’opera
(Sì lo so che fra le vittime non c’erano solo i vignettisti. Ma loro ne erano l’obiettivo, e anche gli altri che sono stati uccisi rimarranno legati per sempre ai loro nomi)
Allo stesso tempo richiama le radici della cultura francese, il secolo dei lumi, la rivoluzione per la liberte’, legalite’, la fraternite’, alla luce delle quali invita a considerare e conoscere il mondo islamico
E’ un messaggio raffinato, evoluto, che non indulge alla vendetta né cade nella facile trappola della contrapposizione fra i due mondi attualmente contrapposti. L’occidente e l’islam.
invita a conoscere, approfondire
e a tollerare
nel modo più intelligente, aprendo le finestre della conoscenza, della cultura e del dialogo
La memoria si srotola veloce accompagnata da quel nome, Gallimard, abbinato alla grande cultura francese.
Proust, Gide, Yourcenar, Ionesco, Simenon, Sartre, Artaud, Celine, Duras e l’ultimo nobel Modiano.
E anche a quella italiana. Ungaretti, Pirandello, Svevo, Levi, Pavese, Bassani, Malaparte, Buzzati, Fenoglio, Moravia, Calvino, fino a Tabucchi, Baricco, De Luca, Crepax e Pratt.

“Il valore primario dell’occidente è la libertà – ricorda Eugenio Scalfari in un editoriale su Repubblica – libertà di espressione, di religione, di movimento migratorio e di comportamenti”
l’attentato a Charlie Hebdo ha colpito il cuore di questo sistema
il sarcasmo, l’ironia, lo sberleffo
la libertà massima, quella del giullare, del comico, del vignettista
la voce del bambino che dice “Il re è nudo” mentre gli ipocriti ne osannano le vesti facendo finta di non vedere
“L’ora è tragica, – scrive le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino, – ridiamo”
chi pensa che Charlie se l’è meritato, che i giornalisti non avrebbero dovuto più disegnare le loro vignette intimoriti dalle minacce, ha già rinunciato a questi valori
L’attentato a Charlie, al di là del numero dei morti, ha colpito proprio questo
la libertà d’espressione, la tolleranza, la capacità di ridere anche sulle cose più serie
un bene impalpabile, ma reale, frutto di secoli e secoli di evoluzione sociale
Liberté assassinée era il titolo del Figaro, il giorno dopo
Il potere del simbolo è maggiore di quella delle singole vite umane
non è un mio pensiero, è un dato di fatto
Il 28 giugno 1914, nell’attentato di Sarajevo, morirono “soltanto” l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie
ma come conseguenza scoppiò la prima guerra mondiale
Per tutti questi motivi, ma anche per altri, davanti alla vetrina di Gallimard non sono riuscita a trattenere due lacrime
Le Canard enchainé scrive: Message de Cabu: “Allez les gars, ne vous laissez pas abattre” (Cabu, uno dei disegnatori uccisi: “Andiamo ragazzi, non lasciatevi abbattere”)

Je suis une journaliste

galli

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

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La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

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Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti

Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via…

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