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in viaggio con Ercolino

Ercolino domani io e te si fa un viaggio lungo ma non ti devi preoccupare. Andiamo in un posto bello ma staremo sempre insieme. Non ti abbandono mica.
E poi torniamo a casa, io e te. In macchina starai comodo, vedrai, nella tua gabbietta. Ti ho messo anche la copertina nuova, morbida morbida.

Ci portiamo dietro i croccantini da cuccioletto e a meta’ strada ci fermiamo a far merenda.
Dall’altra parte, ai piedi dell’altro passeggero, ci metto una bacinella con i sassolini, cosi’ se hai bisogno di andare al bagno ce l’hai a portata di mano.
Poi una ciotolina per l’acqua e siamo a posto.

Certo che 4 ore (se va bene) sono un po’ lunghe. Speriamo che tu regga e che tu non ti metta in testa strane idee.

Nel posto dove andiamo c’e’ una casa grande grande dove vive un altro gattino.
Stellina e’ vecchiotta ma e’ più piccola di te
Spero che andrete d’accordo cosi’ potrai giocare anche con un altro animale, come e’ giusto

Poi potrai uscire di casa e andare fuori senza che nessuno si preoccupi di riportarti dentro
Se vedi qualche topino puoi fare il gatto, il gatto vero
Son sicura che sai benissimo come si fa

Potrai passare tutto il giorno a nasconderti fra i vasi di fiori e le siepi di bosso (anzi, e’ un’altra pianta di cui ora non ricordo il nome ma tanto a te che t’importa)

Potrai rincorrere dei veri insetti e seguire incuriosito il volo degli uccellini
Potrai arrotarti le unghie su un albero e smangiucchiare fili d’erba

Potrai scoprire un sacco di odori sconosciuti
Potrai correre e saltare in uno spazio sterminato rispetto ai 75 metri quadrati al chiuso dei nostri giorni bellunesi

Potrai conoscere le mie amiche
E forse le loro figlie

Potrai bere l’acqua del pozzo
E respirare l’aria di una buona terra

Poi, potresti anche scegliere di rimanere li’
Il paradiso e’ duro a lasciarsi
Ma questo lo vedremo quando sara’ il momento
E’ un rischio, lo so, ma lo devo correre

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vita da gatti

da tre settimane vivo con Ercole, un gattino nero, e già mi sto avviando verso la mutazione antropologica della gattara
oddio, le gattare non si offendano
non c’è niente di male. ognuno fa ciò che vuole e ciò che sente
solo che, permettetemi, sono io che mi stupisco prima di tutti
visto che il gatto di casa, in toscana, che pure è arrivato grazie a me (che portai la sua mamma) quando mi vede scappa
e visto che notoriamente non sono mai stata tanto sensibile ai gatti, avendo sempre preferito la compagnia dei cani

già qualche amico mi fa notare che sono monotematica, che parlo di gatti e posto foto di gatti
questo ovviamente avviene solo perché sono su facebook, altrimenti nessuno ne avrebbe saputo nulla
al massimo avrei tediato qualche amico incontrandolo al supermercato, intenta a scegliere fra gli scaffali i bocconcini al pesce azzurro più nutrienti e la lettiera economica e funzionale al tempo stesso
ecco, in quell’occasione avrei potuto fare come una mia vicina che, mentre cercavo un colorante per tessuti, lei dallo scaffale accanto, quello del cibo per animali, mi attaccò un lunghissimo bottone sulle abitudini alimentari del suo gatto mentre io cercavo disperatamente una scusa per raggiungere il reparto detersivi per lavastoviglie
alla fine ce la feci, forse nemmeno troppo educatamente visto che di recente il saluto della signora si è un po’ raffreddato
comunque, quando arrivai alla cassa, la trovai che raccontava da capo le stesse cose ad una annoiata e sbuffante cassiera
allora la compatii, la vicina, oggi mi concentro per non sorprendermi a fare lo stesso

ma, badate bene, non ho solo amici che mi giudicano ormai perduta dietro alle prevedibili quanto ripetitive mosse di un felino
c’è anche chi mi esorta a raccontare come va avanti la convivenza e come cresce il gattino
ed è per loro che mi sono messa a scrivere questo post

devo dire che negli ultimi giorni ho iniziato più volte a buttar giù parole raccontando di come, alzandomi la mattina, ormai miagolo in risposta alle richieste di Ercole, fregandomene di ciò che possono pensare o dire i vicini
ma poi, temendo di apparire monotematica e anche un po’ patetica ho rinunciato

ora posso farlo, anche perché da una settimana buona ho smesso di miagolare e questo mi sembra già un buon risultato

ho smesso io perché ha smesso Ercole, ovviamente
credo che si sia finalmente abituato alla sua quotidianità acquisendo al contempo la matematica certezza che nessuno lo butterà fuori di casa né gli farà patire la fame

ercoledorme

da una settimana infatti non mi sveglio più al suono di lamentosi miagolii
(Ercole, dopo alcuni tentativi mal riusciti di farlo dormire in camera, trascorre la notte nella sua cuccetta in salotto)
mi alzo nel silenzio della casa addormentata e la prima cosa che vedo, non appena apro la porta della stanza, è un fagottino nero che fluttua a terra contorcendosi come un lombrico che mi invita a dargli il buongiorno accarezzandolo
è così morbido e tenero che la giornata parte già con un altro piede

dopo le coccole preparo la colazione. per Ercolino naturalmente
ritiro il vassoio, lo pulisco, cambio l’acqua, aggiungo i croccantini alla vaschetta di alluminio, lavo la ciotolina della pappa

ogni due giorni faccio bollire tre cucchiai di riso (prima il basmati ora ho preso l’originario) con della verdura. carote al momento. poi lo frullo e lo metto in frigo. ad ogni pappa (al momento mangia tre volte al giorno, ho provato a passare a due ma è ancora presto) aggiungo due cucchiaini di questa crema ad un cucchiaino di cibo per gatti (quei prelibati bocconcini ai gusti più improbabili, tipo trota e gamberetti) e lo mescolo con un goccio di acqua calda
la pappetta ha avuto subito successo tanto che all’inizio Ercolino scansava la carne per leccare la crema
ora mangia tutto
poi passo alla lettiera e alla fine penso anche alla mia colazione

ercolemangia

Ercole mangia tutto e cresce. parecchio anche
quando è arrivato, il primo febbraio, in un giorno scuro di pioggia, pesava due etti
dopo due settimane sette etti
oggi l’ho pesato e la bilancia dice 3,3 kg
ho rifatto più volte i conti (la differenza fra il mio peso da sola e quello con lui in braccio) e il risultato dice proprio quella cifra là
sono quasi incredula
pensare che l’avevo chiamato Ercole per contrappasso, perché era il gracilino della cucciolata
qui mi diventa una pantera prima ancora che me ne accorga

poi c’è il problema della lettiera
in tre settimane ne ho provate e finite almeno 4, nonostante qualcuna garantisse ben venti giorni di profumata pulizia
ne ho comprate di tipi e costi diversi, nella speranza di trovare quella ideale, che sarebbe pulita e profumata, semplice da svuotare, e che costa poco
al momento sembra un desiderio impossibile
nel senso che quelle che funzionano bene costano un bel po’
ma dopo aver fatto un sondaggio su facebook proverò quelle che mi sono state consigliate e alla fine stilerò la mia classifica personale

l’ultima che avevo tenuto da provare era una di quelle a sassolini sabbiosi da poco prezzo
dopo che Ercole l’ha usata è venuto da me che puzzava di cacca in modo assurdo
non solo, andando a vedere che cosa fosse successo in quella lettiera ho trovato innumerevoli impronte di gatto color beige, per terra, fra salotto e stanzino, dove lui era passato
anche quelle non avevano proprio un buon odore
svuotato tutto, lavato, disinfettato (ripulito anche il micetto con uno scottex inumidito) e cambiato granelli
ma la ricerca è ancora in corso

ercolecoperta

lo confesso, nelle ultime tre settimane ho provato una sensazione nuova tornando a casa sapendo che c’era un esserino bisognoso delle mie cure ad aspettarmi
ma devo ammetterlo, seppur breve, c’è stato anche un momento in cui avrei voluto disfarmene
fra miagolii, leccate di mano e altre attenzioni appiccicose, pensavo proprio di non farcela
non potevo più scrivere un sms o un’email al telefono che lui spingeva con il capino finché non me lo aveva fatto cadere di mano
non potevo sedermi al computer che mi si metteva al fianco e miagolava
e cominciavo anche a rimpiangere i tempi, nemmeno troppo lontani, in cui potevo camminare per casa senza timore di inciampare nella palla nera ad ogni passo
mamma che stress
adesso si agita solo quando faccio yoga, perché non riesce ad attirare la mia attenzione
allora si lancia di corsa per la stanza rincorrendo i suoi giochi e affilandosi le unghie, ma alla fine si calma

ercolenascosto

Ercole si fa di giorno in giorno più coraggioso
ha cominciato anche ad uscire dal suo nascondiglio in presenza di estranei, mentre prima non si faceva vedere affatto
qualche amica è riuscita anche a fargli mangiare due caramelline croccanti da gatti e a partecipare ai suoi giochi

beh, direi che andando avanti così ce la possiamo fare

(dedicato alle zie)

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volevo un gatto nero

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ecco, ora c’è calma e silenzio. Ercole dorme nella sua cuccetta
il pranzo (il mio) è quasi pronto e posso ritagliarmi una pausa per scrivere
avrei voluto anche leggere un po’ ma ormai lo farò più tardi

Ercole, un gattino nero di tre mesi o giù di lì
è arrivato ieri in una caotica giornata di lavoro, sotto la pioggia, con il maltempo che imperversava ovunque (nel senso di metri di neve con black out) e e tre, dico tre, passanti (pagina doppia) da organizzare con i collaboratori scrivere e titolare (e metterci le foto e fare i titoletti e le didascalie, eccetera eccetera)

dopo i primi dieci minuti di agitazione in cui Ercole ha girellato per casa nascondendosi dietro ai mobili e guardandomi ogni volta come se fossi il mostro di lochness, si è calmato
senza che me ne accorgessi ha smangiucchiato il riso e sbevucchiato il latte che gli avevo messo in due ciotoline

poi, quando si è sentito abbastanza sicuro è venuto ad accarezzarmi i piedi mentre in cucina stavo preparando il mio pranzo per attirare la mia attenzione

Ercole è sveglio e molto dolce
con quell’aspetto da gatto nero d’inferno con gli occhi gialli e la sua aria sinuosa sembra non poter vivere senza coccole

in mezz’ora si era già abituato e, mentre cercavo di leggere un po’, stesa sul divano, lui è venuto a reclamare carezze e attenzioni
non solo ti si stende sopra appiccicandosi a pelle d’orso ma ha quel capino che infila sotto a qualsiasi cosa, alla mano, all’ascella, al collo, come se volesse sempre essere coperto, letteralmente, di carezze

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quando sono uscita per tornare al lavoro ha sgranato due occhioni gialli stupiti ma quando son tornata a casa, una volta nel pomeriggio per controllare, la seconda alla fine della giornata di lavoro ben oltre le 22, era nascosto in mezzo ai panni stesi sull’appendino
già non mi riconosceva più
ci ha messo un po’ prima di fidarsi ad uscire
“Ercole, tranquillo, son quella di prima”
dopo però sembrava che fosse sempre stato lì

fallito ogni tentativo di leggere un libro o di spedire sms o email con il telefonino (i piccolo si è rivelato molto bravo nel gioco “fai cadere il telefono con una testata” e anche in quello “copri il lettore con il tuo corpicino e gira la pagina con la coda”), si va a nanna

non sapevo se lasciarlo dormire nella sua cuccetta, dove peraltro ha preso posto come se l’avesse sempre avuta, o portarlo in camera con me
all’inizio ho deciso di lasciarlo da solo poi, mossa dai suoi miagolii, ho portato la cuccetta in camera

i miagolii non son cessati
non capivo proprio che cosa volesse
l’ho messo sul letto ma, non appena mi muovevo sotto le coperte, si intirizziva tutto e scappava come se avesse visto il mostro dei mostri
questa scenetta si è ripetuta tre o quattro volte
finché ho spento la luce, mi son girata dall’altra parte e ho lasciato che facesse come meglio credeva
ha scelto di dormire sul letto ai miei piedi

stanotte ancora miagolii
alle 4, sì sì proprio alle 4 ho controllato, il piccolo Ercole è stato preso da una botta di appetito
dopo il riso mischiato con la pappa da gatti piccoli, il latte concentrato annacquato (domani compro quello vero, lo giuro), e le crocchette di manzo che aveva avuto per cena, questo fenomeno della natura ha avuto il coraggio di miagolare per fame
a quell’ora ha avuto le sue crocchette e si è accontentato

stamani ci alziamo con calma, è domenica e l’orario di inizio del lavoro ancora lontano
l’alzata notturna mi spezza l’ora del risveglio ma non importa
saranno le 9 e Ercole miagola
sicuramente avrà fame
guardo i suoi ciottolini e qualcosa da mangiare ci sarebbe ancora ma se ben ricordo i gatti vogliono sempre qualcosa di nuovo sul piatto

beh intanto mi lavo e comincio a prepararmi
il piccoletto nero, era il macilento della cucciolata, il terzo quello vessato dai fratellini più grandi e più forti, miagola come una sirena
arrivo!

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allora, facciamo così, mettiamo qualche regola
la mattina lavo i ciottolini dove ha mangiato per tutto il giorno, per cui mi invento un complicato sistema di recupero degli avanzi, lavo e asciugo, rimetto gli avanzini nelle ciottoline e aggiungo cibo fresco
intanto croccantini e latte, mentre metto a cuocere il riso (basmati, in casa c’è solo quello) e tolgo la scatoletta di carne per gattini baby dal frigo
la tovaglietta su cui ieri avevo appoggiato i piattini è un po’ sporca allora la tolgo e la sostituisco con un vassoietto in plastica con i bordi rialzati (made in castiglioni, grazie sandra) visto che il piccoletto ha il vizio di spingere i ciottolini spostandoli per tutta la casa mentre cerca di raggiungere anche il cibo in fondo
mentre cuoce il riso e poi raffredda, finisco di lavarmi

è il momento della lettiera
vado a dare un’occhiata, tolgo il coperchio
accipicchia!
va bene che mangia tanto ma è anche piccoletto
comunque mi armo di paletta (quella da giardinaggio va benissimo) e pulisco
finita la divertente occupazione posso comporre il piatto clou della colazione del piccoletto, riso basmati con un goccio di olio di semi biologico (credo che gli manterrà il pelo lucidissimo) e pappetta di carne
Ercole ci si fionda come se non avesse mai mangiato prima e spazzola tutto

dopo, a pancia piena, arriva il momento del gioco
un semplice filo di rafia azzurra da ieri sembra essere il giocattolo dell’anno
ma ha anche un pupazzetto di stoffa nella cuccetta che fa saltare per aria e nel quale infila le unghiette per poi ritirarle con l’aria concentrata mentre il bambolotto vola e lui lo rincorre di qua e di là

è uno spettacolo e sembra essere proprio il gattino che mi aspettavo, anche se è arrivato con anticipo sui miei programmi e in tutta fretta

più tardi tiro fuori una pallina di gomma da un cassetto
così ora c’è un nuovo gioco

magari anche meglio del pelo dei miei stivali da neve che spuntava dalla scarpiera e che si è smangiucchiato per metà mattina finché non ho chiuso meglio lo sportello

la prima giornata con Ercole è passata
la convivenza è iniziata a tutti gli effetti
direi che ci si può fare

magari ricordandomi di alzarmi un’ora prima la mattina
🙂

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le cose cambiano

Direi che ormai e’ deciso e non si torna indietro
D’altra parte non e’ da poco tempo che ci penso
Presto qui saremo in due

Non sara’ facile, almeno all’inizio
Dovro’ fare dei cambiamenti alla casa, dedicare spazi al nuovo arrivo e gestire al meglio il poco tempo a disposizione
Mamma e’ gia’ stata incaricata di procurare gli accessori
Saranno il prossimo regalo di pasqua
Finalmente, una volta che ho le idee chiare su quel che voglio, e anche con un certo anticipo
Alcune amiche, messe a conoscenza della novita’, si sono gia’ offerte di aiutarmi, di insegnarmi e trasmettermi la loro esperienza
Non che sia proprio a zero, intendiamoci
E’ l’ambiente che e’ diverso stavolta pero’

Vuoi mettere la differenza fra la campagna e l’appartamento in citta’ in pieno centro senza nemmeno un terrazzino?
Son particolari questi di cui, se decidi di prendere un animale da compagnia, devi tener conto

Ecco. La notizia e’ questa
Che dopo tutto questo tempo in casa da sola prendero’ un gatto
Un gatto si’
La bestiolina non e’ ancora stata individuata, anzi, direi che forse non e’ nemmeno nata
Perche’ dovra’ arrivare dopo pasqua
Quando la casa sara’ pronta e avra’ i suoi spazi
E poi anche perche’ sara’ primavera e la vita che si risveglia nella natura segnera’ anche l’arrivo di una nuova vita

Allora, vediamo un po’
Devo pensare a dove mettere la cassettina con la sabbia
In bagno non c’e’ tanto spazio
La metterei nella stanzetta guardaroba sotto la finestra accanto all’armadio rosso
Posizione raccolta, privacy garantita ma facile da pulire
Chissa’ se ci sono delle cassettine con le sponde alte
Se penso al micio di casa in toscana e a quanto raspa su quella sabbietta un po’ mi viene male…
Acqua e cibo in cucina fra il frigo e il forno, sperando di non inciamparci
Oppure sotto il tavolincino sotto alla finestrella separe’
Si’ mi pare meglio
Staremo a vedere
La cuccetta stara’ in salotto
Cosi’ quando mi stendo sul divano a leggere potra’ rilassarsi accanto a me
Si’ lo so che poi andra’ dove gli pare, non e’ mica la prima volta che prendo un gatto
E’ che fino ad ora li ho sempre avuti nella casa in campagna
Anzi, il primo, Freeday, lo presi a San Gimignano alla Rocca, che ancora si stava in Campolungo
Ma il trasloco era ormai imminente
E quando uno si trasferisce in campagna minimo minimo prende degli animali
Lo scoglio del cane fu un po’ più difficile da superare, poi arrivarono anche quelli
Ma intanto mi aprii la strada con il gattino grigio portato a casa nella borsa di vimini tornando in motorino
Era sicuramente la primavera del 1982, o forse l’anno prima
Gia’, chissa’

Ora il problema e’ che il gattino dovra’ adattarsi a stare in casa e questo e’ il motivo per cui fino ad oggi ho sempre esitato a prendere un animale
Un cane e’ impossibile, tenuto conto degli orari di lavoro
Con un gatto la vedo gia’ più facile

Poi c’e’ da dire che ho appena finito di leggere Se una notte d’inverno un gatto… Di Denis O’Commor, prestatomi da un’amica, e probabilmente quello e’ stato il colpo finale
Anche se il fantastico Toby Jug del libro in realta’ scorrazza fra alberi giardini e campi sconfinati in piena liberta’
Il mio gattino invece dovra’ accontentarsi di stare fra le quattro mura di casa

Non so nemmeno se le visite in toscana che fara’ inevitabilmente con me gli faranno bene
Vivere in cattivita’ forse non e’ impossibile ma dopo aver assaggiato la liberta’ diventa sicuramente più difficile
Magari pensera’ ai viaggi in toscana come alle sue vacanze

Comunque, io ho gia’ espresso la mia preghiera
Che arrivi un gattino, non importa il sesso (tanto verra’ sterilizzato) ne’ il colore
L’importante sara’ il temperamento, che dovra’ essere pacifico e con spiccata attitudine casalinga
Un gatto che si sappia accontentare di quel che trova
E che non soffra troppo per la mancanza di verde di uccelli e di topi
Che mi accolga quando rientro la sera dal lavoro e mi faccia compagnia quando sono a casa da sola
E che mi porti quel contatto con la natura, con il mondo animale che tanto bene fa a tutti gli umani

Da parte mia avrà tutto quello che gli serve per esser felice, cibo, casa affetto e coccole

Di tutto il resto ne parliamo poi

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… e tutti gli altri libri del 2013

eh no, non è ancora finita
d’altronde se l’anno scorso ne ho letti 135 mica posso cavarmela con una classifichetta, per quanto multipla, che ne contiene sì e no una sessantina scarsa….
anche perché il principio, per me, è sempre quello
se leggo un libro significa che mi piace altrimenti non ho problemi, nel caso la lettura non scorra, a fermarmi e ad abbandonarlo
diversi hanno fatto proprio quella fine lì

tutti quelli che ho letto fino in fondo significano qualcosa per me
anche solo il fatto di aver assorbito qualcosa di chi l’ha scritto

adesso farò un rapido excursus dei libri rimasti fuori dalla prima classifica di quelli che ho letto nel 2013
qualcuno potrebbe pensare che stia gonfiando le piume facendo sfoggio di una presunta cultura da club degli editori
faccia pure
nessuno è obbligato a leggermi
se qualcuno ha voglia di scambiare esperienze ed opinioni ben venga, quello dei libri è sempre un ottimo argomento di conversazione
il blog però serve prima di tutto a me, ad aiutarmi con la mia memoria ballerina e a fare il punto delle mie cose
stop
tutto il resto è qualcosa in più

ciò detto passo all’elenco disordinato degli altri libri (ma non tutti) letti nel 2013

Il corpo umano di Paolo Giordano, è stato il primo letto sul reader nei giorni di Natale
bello, mi è sembrato il segno della maturazìone dello scrittore dopo il sopravvalutato La solitudine dei numeri primi che secondo me aveva gli ingranaggi ancora un po’ da oliare
Paolo Giordano lo avevo incontrato poche settimane prima in un bar di Belluno
Gli dissi che la mia mamma aveva molto apprezzato il suo libro
“ma tu non l’hai letto?”
“non ancora”
dopo, avrei avuto un bel po’ di domande da fargli

poi c’è stata la scoperta di Non tutti i bastardi sono di Vienna opera al momento unica di Andrea Molesini, molto molto interessante a livello storico e anche geografico visto che si svolge fra il basso Bellunese e l’alto Trevigiano

potevo non leggere qualcosa del premio Nobel Alice Munro? l’ho fatto con i racconti Il percorso dell’amore

poi c’è stato La cerimonia del massaggio di Alan Bennet, quello di Nudi e Crudi, un libriccino pungente e sarcastico

mi sono divertita con la saga dell’aspirante anatomo patologa Alice Allevi di Alessia Gazzola con Sindrome da cuore in sospeso, l’Allieva e Un segreto non è per sempre

ho salutato il gradito ritorno dell’ispettrice Pedra Delicado di Alicia Gimenéz Bartlett con Gli Onori di casa

l’ultimo immancabile commissario Montalbano, Un covo di vipere, dopo Una voce di notte, di Andrea Camilleri

una simpatica scoperta, Più o meno alle tre di Andrej Longo, che raccoglie tante piccole storie napoletane che si verificano contemporanea alla tragedia dell’11 settembre 2001 di New York

di Turista per caso, di Anne Tyler, tanti e tanti anni fa avevo visto il film con William Hurt e Geena Rowlands, quello in cui lui scriveva guide turistiche e lei addestrava cani. il libro è molto meno glamour e molto più triste ma molto bello

La donna che collezionava farfalle di Bernie McGill una saga familiare dell’Irlanda del Nord recitata a più voci

Lezioni di tenebra di Enrico Pandiani, quello di Les italiens, sempre velocissimo e sempre più “cattivo”

Il romanzo irresistibile della mia vita vera di Gaetano Cappelli. Era da un po’ che avrei voluto leggerlo e son contenta di averlo fatto

Il suicidio perfetto di Franco Matteucci, è una storia che colpisce e che si fa leggere tutta d’un fiato. E si fa ricordare

Biscotti e sospetti di Stefania Bertola, è un giallo “leggero”
Niente vacanze per l’ispettore Morse di Colin Dexter leggero lo è un po’ meno ma si fa leggere molto volentieri

Il giovane sbirro di Gianni Biondillo è veloce e sincopato. In un solo romanzo forse ce ne stanno almeno quattro o cinque

La casa di ringhiera di Francesco Recami, simpatico e divertente, per quanto molto ma molto caustico

poi c’è stato ancora qualche Scerbanenco, Dove il sole non sorge mai e Annalisa e il passaggio a livello con la sua prosa essenziale e il racconto tagliente e affilato come una lama

Camilla nella nebbia e Camilla e i vizi apparenti (decisamente meglio questo dell’altro) di Giuseppe Pederiali, storie gialle della bassa padana

e poi il mio amato Jonathan Coe, con La casa del sonno e i Terribili segreti di Maxwell Sim, che ancora mi mancavano

Loriano Macchiavelli, con l’Ironia della scimmia per farsi un giro nei sotterranei di Bologna

il sempre più cupo Marco Vichi con la Forza del destino

L’ira funesta di Paolo Roversi
Mendel dei libri di Stefan Zweig

In carta, prestato, ho letto il libro di Matteo Corona Nelle mani dell’uomo corvo, una storia bellissima e super terribile che fa stringere il cuore e tutto il resto ma che è frutto sicuramente di una bella penna e di un grande cervello

dopo tanti omicidi, morti strane, indagini e tragedie, ci voleva qualcosa per stemperare un po’….

Piccole confusioni di letto di Emily Giffin, Le ricette segrete della cucina dell’amore di Melissa Senate e Sognando Park Avenue di Tinsley Mortimer
nessuno di questi concorrerà al Premio Pulitzer però è stato piacevole sciogliersi con letture un po’ frivole
è come per uno a dieta rigida entrare in una pasticceria
ogni tanto uno strappo si può

ah, a proposito di Pulitzer
il libro di Agassi in realtà lo ha scritto J.R. Moehringer, premiato per Il bar delle grandi speranze
Agassi si è rivolto a lui proprio perché era rimasto colpito dal suo libro e voleva qualcuno che ricreasse la stessa atmosfera per il suo
poi Moehringer non ha voluto esser citato perché la storia era troppo quella di Agassi e la spiegazione viene data solo alla fine dallo stesso Andre
io ho provato a leggere il libro ispiratore ma non ne son stata presa fin da subito come per Open
non posso dire che sia fra quelli senza chance
no, di sicuro nel corso dell’anno ci riproverò

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2013, un anno pieno di libri

Di rado è solo chi ama leggere.
Giovanni Soriano, Maldetti. Pensieri in soluzione acida, 2007

un anno fa, per il Natale 2012, nonostante la mia strenua opposizione, mi è stato regalato un lettore ebook
da allora ho letto 135 libri (esclusi quelli in carta, ma saranno stati sicuramente meno di dieci)

due i titoli che mi sono rimasti nel cuore e che consiglierei a chiunque volesse un bel libro da leggere

1 – Rosa Candida, un piccolo delicato gioiello di una scrittrice islandese, Audur Ava Olafsdottir, è forse il mio preferito
dico forse perché tanti sono stati gli autori che ho scoperto, che mi hanno fatto ridere, piangere o che mi hanno semplicemente divertito o commosso (hai detto niente…)
ma questo piccolo libro mi ha anche stupito, per lo stile di scrittura, per la semplicità della narrazione e la profondità dei temi trattati

2 – Open. La mia storia, di Andre Agassi. Non amo le autobiografia ma di questo libro ho sentito parlare con entusiasmo da chiunque lo avesse letto. Così l’ho fatto anche io e mi sono lasciata appassionare tanto che mentre si avvicinava la fine pensavo con tristezza alle mie giornate senza la compagnia di Andre e della sua storia.

Poi ci sono state le scoperte di autori dei quali mi sono innamorata a tal punto da leggere tutta la loro produzione.

3 – Delitto a Stoccolma è soltanto il primo dei libri di Liza Marklund con protagonista la giornalista Annika Bengzton che ho letto. Mamma me lo aveva consigliato una decina di anni fa ma non mi era mai capitato di leggerlo. Dopo Delitto a Stoccolma mi sono lanciata in una impegnativa full immersion da Studio Sex a I Dodici sospetti, al Testamento di Nobel, Il Lupo rosso, Freddo sud, Linea di confine e Finché morte non ci separi. Ne manca solo uno, Paradiset, non tradotto (chissà perché) in italiano. Le storie sono appassionanti e spesso mozzafiato, specialmente se ci si affeziona ad Annika, che si infila in certi casini che te la raccomando. Inoltre rappresentano un mondo giornalistico, raccontando la vita della redazione di un grosso quotidiano di Stoccolma, che non si discosta molto da quello italiano.

4 – Tempesta solare di Asa Larsson, tanto per rimanere in Svezia. In realtà questo libro lo avevo già letto anni fa ma senza ricordarlo tanto drammatico. Mi sono fatta convincere da un’amica a rileggerlo per affrontare la successione delle altre puntate: Il sangue versato, Sentiero nero, Finché sarà passata la tua ira e (questo devo ancora leggerlo) Sacrificio a Moloch. La protagonista è un avvocato, Rebecka Martinsson. Anche lei come la giornalista Annika di Liza Marklund, con la quale ha molti punti di contatto, si trova sempre invischiata in casi limite. Anche in questa serie la fantasia criminale svedese non delude.

5 – Una bella scoperta, quella del Commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni. Il poliziotto, le cui storie sono ambientate a Napoli in piena epoca fascista, e’ caratterizzato dal Fatto. Il Fatto e’ che lui vede i morti di morte violenta cristallizzati nell’ultimo istante della loro vita. Il giorno dei morti, Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, suddivisi in autunno, inverno, primavera e estate del commissario Ricciardi, sono il primo imperdibile quartetto di libri, cui seguono Per mano mia e Vipera.
Dello stesso autore sono appassionanti anche i libri con protagonista un altro investigatore, l’ispettore Lojacono, stavolta ambientato ai giorni nostri, Il metodo del Coccodrillo e i Bastardi di Pizzofalcone.

6 – Sane e toscanissime risate, dopo tanta tristezza, quelle fatte grazie a Marco Malvaldi. Il primo libro che ho letto è stato Odore di chiuso. Poi ho conosciuto i vecchietti del BarLume (Il gioco delle tre carte, Il re dei giochi, La carta più alta, Briscola in cinque) e qui il divertimento è assicurato.

7 . Fra pioggia, nebbia e anolini in brodo il commissario Soneri si muove fra Parma e l’Appennino emiliano, risolvendo misteri attuali ma legati al passato. I libri di Valerio Varesi (Bersaglio, l’oblio, E’ solo l’inizio commissario Soneri, Il cineclub del mistero, Il fiume delle nebbie, La casa del comandante, A mani vuote, L’affittacamere, Le ombre di Montelupo, Il commissario Soneri e la mano di Dio) densi di malinconia, raccontano storie legate al Po, alla Resistenza, al terrorismo.

8 – Altro scrittore divertente, ma che non manca nemmeno di note profondamente malinconiche, è Gianni Farinetti. I suoi personaggi, fotografati da dialoghi irresistibili, si muovono nel mondo dell’alta borghesia piemontese fra vacanze in Costa Azzurra e alle Eolie. Un delitto fatto in casa, Lampi nella nebbia, L’isola che brucia, Rebus di mezza estate e La verità del serpente, i titoli.

9 – Agatha Raisin è un’ex pr di Londra di mezza età che va in pensione con grande anticipo scegliendo di ritirarsi in un cottage nei Cotswolds. Qui, novella Miss Marple, impicciona e dal carattere brusco, si ritrova a risolvere una serie di omicidi rischiando lei stessa di rimetterci le penne. La serie di libri scritti da Marion Chesney con lo pseudonimo di M. C. Beaton, e tradotta in Italia comprende Agatha Raisin e la quiche letale, … e il veterinario crudele, … e la giardiniera invasata, … e i camminatori di Dembley, … e il matrimonio assassino, … e la turista terribile, … e la sorgente della morte, … e il mago di Evesham.

10 – Nell’attesa che Gianni Carofiglio riprenda a raccontare le gesta dell’avvocato Guerrieri, ci si può intrattenere con i libri di un altro magistrato: Gianni Simoni. Due i filoni. Quello dell’ispettore Lucchesi ambientato a Milano e quello del tandem formato dal commissario Miceli con l’ex giudice Petri che operano a Brescia. Chiuso per lutto, Sezione omicidi, Il filosofo di via del Bollo, Piazza San Sepolcro, Il ferro da stiro, Pecsa con la mosca, Un mattino d’ottobre, La morte al cancello, Lo specchio del barbiere, Commissario domani ucciderò Labruna i titoli del prolifico giallista.

Il 2013, grazie ad una gentile vicina, ha comportato anche la conoscenza di un altro scrittore di gialli, un ex giornalista del Tirreno originario di Montalcino, Maurizio Centini, (che ho letto su carta). Il pozzo e Scacco di donna, i due libri che ho letto, entrambi dedicati a delitti efferatissimi compiuti da un serial killer molto vicino agli inquirenti, il magistrato fiorentino Augusto Coltelli e l’amico criminologo Brunello Dotti, di Montalcino, appassionato di scacchi, enigmistica, cibo e buon vino.

Una piccola citazione per un altro thriller, Pista Nera di Antonio Manzini, le cui immagini rimangono impresse nella memoria anche dopo tanto tempo.

Ora siamo nel 2014. L’anno passato è stato ricco di piacevoli scoperte e altrettanto piacevole è stato leggerle in digitale. Il lettore è diventato ormai un accessorio irrinunciabile da portare sempre con me. Grande come un’agenda contiene ormai più di tremila titoli e posso pescarlo dalla borsa in ogni momento. Quando sono in attesa di una sentenza in tribunale, in coda al pronto soccorso o quando mi siedo su una panchina al parco.
Per l’ultimo Natale ne ho regalato uno anche alla mia mamma che, mentre si prende in giro definendosi una nonna tecnologica, ha già iniziato ad usarlo con Rosa Candida.

I prossimi libri che leggerò sono: il quinto della serie di Asa Larsson, Sacrificio a Moloch, tanto per completare il giro, e Colori proibiti di Yukio Mishima.

Leggere fa bene, ma può fare anche male, diciamo la verità. I libri sono come le medicine o come qualunque altro medium: vanno presi con cautela.
Corrado Augias, Leggere, 2007

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un anno controvento

Una parola sola per questi 365 giorni racchiusi nella scatola numero 2013
Pesanti

Che fatica
Il ricordo cerca di sezionare i dodici mesi, scandagliandoli uno ad uno
E il bilancio finale e’ questo
Un anno peso come un’incudine su un piede
Ci saranno stati anche momenti piacevoli, certo, anche se adesso non me li ricordo
Ecco, la sensazione semmai e’ stata quella di camminare controvento
Un vento forte e costante, lungo un anno
Che speriamo nel 2014 si sia stufato di soffiare
E ci lasci librare liberi nell’aria senza resistenze o spinte contrarie
Questo e’ il mio augurio, per tutti quelli a cui voglio bene e per i quali conto qualcosa
Che il prossimo anno si possa navigare a favore e con le vele spiegate
In fondo, ce lo meritiamo

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Saturno contro

Questo non è proprio un gran periodo. Ecco
È da settembre che aspetto un armadio dall’Ikea e la consegna pare un sogno impossibile. Ho un herpes sulla bocca da due mesi che non vuol saperne di andarsene. Il lavoro, lasciamo stare…
Insomma, è un po’ come agitarsi dentro un grande pallone bloccato. Tu ti muovi ma tutto il resto rimane fermo, oppure è il contrario, chissà
Una cosa del tipo la realtà non collabora con me

L’herpes, per esempio
Dopo due mesi non so mica più che fare. Dopo visite mediche, specialisti, analisi del sangue e tutto il resto ho preso un antivirale che ha fatto il suo lavoro, facendo regredire l’infezione. Poi, dopo una o due settimane, la fastidiosa bollicina sulla bocca è tornata a far capolino. E come la volta precedente, anziché tirare e gonfiarsi per tre o quattro giorni, scomparendo dignitosamente al quinto pur lasciando il segno del suo passaggio, ha voluto strafare. Anche stavolta.
Cosī mi ritrovo ancora con la bocca piena di bolle e un grosso baffo di pelle rossa e scrostata su cui ogni crema lemitiva calmante e disinfiammante sembra avere l’effetto del peperoncino.
Aiuto
Fa anche male e il dolore, con un fastidioso prurito, si propaga al naso e un po’ a tutta la testa svegliandomi di notte e impedendomi poi di riaddormentarmi

Sabato mattina dopo l’ennesima notte insonne, con la pelle che brucia e tira mi decido
vado al pronto soccorso
Metto un libro in borsa per affrontare la lunga attesa e prendo l’auto
Arrivo in accettazione e non c’è nessuno
Mmmh, penso: stai a vedere che sto cominciando a uscire dal pallone
In cinque minuti la sala d’aspetto si riempie di gente, tutti con un codice più grave, e il mio tempo d’attesa si allunga tutto all’improvviso
Non importa, ho un giallo a tenermi compagnia
Mentre son lì che non fo nulla, visto che il tempo passa e dovrei anche andare a lavorare, mi ci scappa un’intervistina al volo al comandante della finanza
E le telefonate del giro di nera

Arriva il mio turno, metto il libro nella borsa afferro il piumino e mi lancio verso la porta aperta del pronto soccorso
Nel corridoio un’infermiera mi fa cenno di entrare in un ambulatorio sulla destra
Entro
Seduta a una scrivania c’è una dottoressa dal musetto puntuto e senza sorriso che mi guarda con aria scocciata aspettando che le racconti perché sono lì a darle fastidio

Buongiorno, le spiego (senza sorridere altrimenti mi si strappa la bocca), è da due mesi che ho un herpes labiale, eccetera eccetera
Analisi?
Le ho in borsa, ora le prendo
Aspetti un attimo
Il fatto è che la tipa se ne sta seduta alla sua scrivania ma io sono in piedi, impalata, davanti a lei
Non c’è una sedia nel raggio di qualche metro né un posto dove appoggiare la borsa
tutto, lì dentro, ti dice sbrigati e levati di qui prima che puoi

Appoggio la borsa a terra e, tenendo il piumino sotto un braccio, mi piego e prendo i documenti
Mi rialzo e glieli porgo
Ma non le bastano, vuole gli esiti delle visite
Li ho dimenticati, comunque guardi, dicevano che avevo un herpes, niente di più
Che medicina ho preso?
Mi riabbasso e frugo nella borsa poggiata a terra ma l’ho dimenticata a casa
Mi rialzo accaldata
Butto anche il piumino, a terra, sulla borsa

La dottoressa mi guarda con i suoi piccoli occhi rotondi e una piega amara sulla bocca continuando a far domande con tono stizzito come se parlasse ad una studentessa impreparata
Io, là in piedi con tutte le mie cose buttate per terra, mi sento irrimediabilmente scema e rimpiango amaramente di esser venuta fin qui

Ma non ne posso più di questo herpes e di questa pelle che tira e brucia
La medicina? Avevo messo la scatola sul tavolo ma l’ho dimenticata, mi spiace, posso sentire il mio farmacista se ricorda quale era

Si figuri se un farmacista si ricorda un farmaco dato a un paziente un mese fa con tutti i clienti che ha… Non penserà mica di esserci soltanto lei? commenta la tipa con aria sprezzante

La ignoro
Mi piego a terra ancora una volta, accucciata sposto il piumino e frugo dentro la borsa, prendo il telefono e mi rialzo, trovo il numero del farmacista e inizio a scrivere un messaggio

La dottoressa si alza come una furia e mi si mette alle spalle
Lei, metta via immediatamente quel telefono, le sembra il momento di giocare con il cellulare?

Respiro profondamente mentre qualcosa dentro si agita per uscire
Non sto giocando, dico seccamente, sto scrivendo al farmacista

La tipa non sente ragioni
Alza la voce
Ma insomma, vuol finirla con quel cellulare? Lo metta via. Io non visito chi perde tempo con il cellulare

Finisco di scrivere il messaggio e premo invio
Non credo veramente di star vivendo la situazione che sto vivendo
Ah sì?, dico con uno scatto di improvvisa decisione
Allora diciamo anche che il cappotto deve stare sull’attaccapanni
e mentre parlo prendo il piumino da terra e lo appendo senza possibilità di appello ad un pomello sulla parete

E magari anche la borsa non deve stare per terra, continuo
La prendo e l’appoggio su una sedia nell’angolo
tanto per far vedere semmai chi è il maleducato, lì dentro

Dalla borsa spunta la lucina rossa del telefono
È la chiamata del farmacista, persa
Senza considerare la possibile reazione della dottoressa isterica prendo il cellulare e richiamo immediatamente

Anzi, mi giro verso di lei e le dico con aria che non ammette repliche, è il farmacista
In un attimo la teoria medica secondo la quale non si sarebbe mai ricordato il mio farmaco crolla definitivamente e così abbiamo il nome e il dosaggio della medicina

Si stenda
Mi adagio sul lettino e la dott mi punta un lampadone accecante in faccia
Chiudo gli occhi
Puö chiudere gli occhi se le dà fastidio
Appunto
Il fatto è che a me fa proprio innervosire chi si mette a giocare con il telefono in ogni occasione, si giustifica

Lasciamo perdere e pensiamo a questo herpes va’
sto zitta

Dopo aver guardato chissaché (nel frattempo è anche comparso magicamente un infermiere che dopo qualche secondo scompare di nuovo) mi dice
Si rivesta
Anzi no, si alzi

mi pare il minimo che si senta un po’ confusa, almeno questo

Sono di nuovo in piedi davanti alla scrivania
La tipa appuntita scrive la sua ricetta
Guardi che il farmaco dovrà pagarlo perché non ė mutuabile
Va bene, che posso dire?
il giuramento di Ippocrate l’ha fatto lei, mica io

Ne prenda due al giorno mattina e sera e prenda anche delle vitamine

Intanto prendo la ricetta, saluto e me ne vado
Imbocco veloce l’uscita del pronto soccorso con questo senso di disagio che mi si ė appiccicato addosso

Una volta fuori respiro l’aria fresca e ringrazio di non esser più lī
salgo in macchina e vado verso il lavoro

Ora cercherö di farla breve
Porto la ricetta in farmacia e quella medicina non c’è
Ripassa nel pomeriggio

Dopo la riunione di redazione torno in farmacia
La medicina c’è ma si scopre che la dottoressa incazzata non ha “messo la nota” sulla ricetta, non ha scritto cioè il semplice numerino che avrebbe reso mutuabile il farmaco
Vabbè lo pago, dico io, la dottoressa mi aveva avvertito
Ma sei pazza, fa il farmacista, ti costa 60 euro
Beh allora…
e poi basta mettere il numerino e il farmaco è mutuabile

Ce la fai a farti fare un’altra ricetta, magari dal tuo medico?
Beh. Come no? In fondo è soltanto sabato pomeriggio, io dovrei essere al lavoro e il mio medico ė nel suo giorno di riposo

Lo chiamo al cellulare e spiego la situazione
Mi spiega che non ci sono santi, la medicina mi spetta mutuabile perché ho una malattia recidivante
Decidiamo che mi rivolgerò alla guardia medica e che se non risolvo, mi farà lui la ricetta in tarda serata

Riprendo la ricetta al farmacista e vado fuori a telefonare alla guardia medica allontanandomi dalla banda di Natale che sembra seguirmi passo dopo passo assordandomi e impedendomi di parlare al telefono

Penso per l’ottantesima volta da stamani che da qualche parte deve esserci un’opposizione astrale
E anche fortina
Non può andare tutto così male solo per un banale caso

Ho detto che la farò breve anche perché se mi sono stufata io figuriamoci chi legge

Alla fine, dopo due ore e mezzo e una decina di telefonate riesco a incrociarmi con la guarda medica
Sono in centro, mi dice verso le 6 e mezzo, vado in ospedale e l’aspetto là
Noooo, fermo. Dov’è esattamente?
In piazza Duomo
Sono in piazza dei Martiri, fra due minuti sono lì. Non si muova per favore
Scappo dal lavoro, gridando emergenza medica. Arrivo di corsa e lui mi accoglie sorridendo con la sigaretta accesa
Compila la ricetta, con la nota, appoggiandosi sul cofano della macchina mentre io gli faccio luce con una pila tascabile
È allegro, gentile e ha anche voglia di scherzare
Mi sento catapultata di nuovo in un altro mondo
Con la differenza che almeno questo è decisamente meglio dell’altro

Prendo la ricetta e scappo in farmacia
Dopo dieci ore dalla mia visita in pronto soccorso la questione è risolta
Ci ho dovuto perdere quasi tutto il giorno ma alla fine ho ottenuto (quasi) quello che volevo

Anche se dovrò tornare in ospedale per pagare la visita con la dottoressa pasticciona (eh sì, pure quello) per un attimo ho pensato che, forse, il pallone ha ricominciato a muoversi di nuovo

e magari anche Saturno si sposterà da lì una buona volta

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lo swap party

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mi arriva una mail da A.
sabato sera vieni a casa mia che facciamo uno swap party?
ma sì che vengo
con quante volte avrei voluto organizzarne uno io

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uno swap party, per chi non lo sapesse, è un ritrovo fra amiche che si riuniscono in una casa, mangiano e bevono qualcosa insieme, e poi si scambiano vestiti e accessori che non usano più

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sabato sera finisco tardi di lavorare ma arrivo in tempo per il secondo giro di pizza con pasta madre
sono già tutte sedute al tavolo. anzi, tutti, perché c’è anche un maschio che, precisa subito, “non c’entra niente”.
lui e la moglie non vivono più qua, ed essendo in visita alla famiglia di lei, lui sarebbe dovuto rimanere solo a casa. l’eccezione è accettata globalmente.
ovviamente dopo cena, mentre noi ci accalchiamo intorno a borse, vestiti, gonne e magliette, lui si ritira vicino alla stufa a leggere il libro di Agassi
(“Ah, non l’avevi portato per A.?”)

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l’atmosfera, anche a cena, è proprio carina
io non conosco nessuno, se non la mia amica, e come età siamo decisamente su fasce diverse, ma non ci vuole nemmeno troppo a rompere il ghiaccio e a ritrovarsi a parlare tranquillamente del più e del meno

mentre A. sale e scende le scale per portare le teglie di pizza cucinate nel forno al piano superiore (siamo in taverna), giù ci si presenta

P., laureata in lettere, lavora nel settore commerciale di una ditta cinese di abbigliamento; A. (un’altra), vive a londra e lavorerà nel campo dell’arte; L., l’unico maschio, designer, vive in una grande città con S. e con il loro bambino. Poi c’è C., di cui in realtà non so niente, e E., che ha un compagno che fa anche lui la pasta madre e cuoce il pane nella stube.
e poi ci sono io, che avrei potuto quasi essere la mamma di tutte, ma loro sono carine e nessuno sembra notarlo
o almeno hanno il buon gusto di tenerselo per sé

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allo swap party ognuna porta qualcosa da scambiare con le altre
abiti e accessori, tutto va bene
basta che sia in buone condizioni e che ci se ne voglia disfare per un qualche motivo, noia o chili in più (o in meno) che sia

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ognuno espone nell’angolino boutique, creato da A. per l’occasione sul divano con il tappeto multicolor, e poi, finita la cena (che comprendeva anche un fantastico panettone artigianale al cioccolato portato da S. e L. (a proposito di chili in più), ci riuniamo tutte là e cominciamo a guardare, toccare, provare

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prima di organizzarlo ci eravamo chieste quali regole seguire. su internet ci sono molti post che parlano delle regole di uno swap party
alla fine è stato tutto molto naturale
ognuna ha preso le cose che più le piacevano e che le stavano meglio
nessuno ha litigato né è rimasto scontento

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io avevo portato delle borse e un paio di sandali col tacco alto e ho ceduto solo una borsa Zippo gialla
fatalità ho preso un maglione viola proprio dalla stessa persona che ha scelto la mia borsa, ma questo non è importante e gli scambi sono stati incrociati del tutto a caso

ho preso anche una collana fatta con un cordino di cuoio e con un seme africano
A., l’altra, la più fortunata, ha trovato una gonna, un vestito e qualche altro capo
A., la padrona di casa, un vestitino a fiori e un paio di scarpe
P. non trova niente, dice, perché ha una pancia che sembra incinta e in effetti i vestiti sul divano sono per taglie piccole
son tutte magre qui, pancia o non pancia
S. e L. se ne vanno senza swappare, magari la prossima volta

a sorpresa c’è anche una borsa di vestiti nuovi che P. ha comprato nella ditta in cui lavora per A., la padrona di casa

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provarsi i vestiti fra donne dà una bella sensazione di complicità
prova questo dai che sembra fatto apposta per te
questa gonna è troppo lunga. ma portala dalla sarta cinese che te la rimette a posto con pochi euro
questo colore mi sbatte
ah, la camicetta… fosse di una taglia in più
queste scarpe son troppo grandi

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alla fine, quando, passata l’una, decidiamo che per questa sera può bastare, ognuna raccoglie le proprie cose, quelle “nuove” e quelle vecchie, e se le riporta a casa

un’altra regola dello swap party sarebbe che gli avanzi si mettono tutti insieme e si regalano alla caritas o a un mercatino
ma ormai sarà per la prossima volta

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la vita oltre la vita

Mi perdo a osservare le piantine di zucca spuntate dai semi
Crescono a vista d’occhio
A volte ci mettono un po’ di più ad uscire dal seme e il guscino rimane attaccato in cima alle foglioline verdi
Poi, crescendo ancora, cade anche quello

E’ un po’ come la farfalla che esce dal bozzolo o il pulcino dall’uovo
La vita che si ricrea, che si rigenera, da se’ stessa, in un ciclo infinito che segue le sue regole
Al di la’ di tutto

Non tutti i semi diventeranno una nuova zucca, ma da ogni zucca, rimettendo in circolo i semi nella terra, ne cresceranno tante altre

Se avessi avuto della terra pronta per accogliere queste piantine avrei potuto coltivare il campo di zucche dei peanuts e aspettare il grande cocomero di linus nella notte di halloween

Forse le zucche non hanno un ego
Per cui se una muore e l’altra cresce bella e rigogliosa non c’e’ problema alcuno
E’ solo una legge di natura

Gli umani l’ego ce l’hanno pero’ e parecchio sviluppato
A volte anche troppo

Riflettendo sul senso della vita, affacciata alla finestra con le mie piantine di zucca penso a tutti coloro che vogliono lasciare un segno, più o meno indelebile, in questo mondo

Davanti agli occhi mi scorrono immagini, esempi, persone, tutte negative, sempre pronte ad affermare se’ stesse denigrando gli altri, escogitando cattiverie ed umiliazioni per il prossimo, credendo cosi’ di imporre la loro personalita’, il loro modo di essere, le loro convinzioni
A parte che ho visto tanti crescere magnificamente in mezzo alle difficolta’ imposte dalle cattiverie altrui e camminare nella vita a testa alta avvolti nella luce della propria coscienza pulita e del proprio buon cuore, ma mi chiedo
Che fine fara’ prima o poi tutto questo

Penso ai maneggi, all’ansia di sopraffazione, alla denigrazione altrui, allo svilimento dell’essere umano
E che cosa resta se passa un’onda gigantesca e ripulisce tutto?
Uno tsunami immenso, un oceano che avvolge il mondo degli uomini e lo sommerge come una nuova atlantide?
Dove andranno a finire allora tutte queste emozioni, tutto e tutti
E a chi sara’ valsa la pena vivere
Chi sparira’ in un gorgo mondiale
Che cosa restera’ di tutto cio’
Pensieri parole azioni
Case vestiti fabbriche automobili
Telefonini computer televisori
Tasse da pagare lotte politiche
Leggi da applicare prigioni condanne
Trasmissioni tv e tutte le cazzate che ci circondano

E quando il mondo sara’ tornato un immenso globo di acqua e fango, da quella terra, nagari spuntera’ proprio una piantina di zucca affacciandosi timidamente alla vita in un mondo sconosciuto con l’unica corazza del suo guscio che poi crescendo cadra’
E rimarra’ la foglia verde
E poi il gambo, la pianta, le foglie diventeranno sempre più larghe e spuntera’ il fiore e poi il frutto che nutrito dalla terra annaffiato dalle piogge e riscaldato dal sole crescera’ e maturera’
Cosi’ come tante altre forme di vita
Che nascono e crescono perche’ cosi’ funziona
Che lo vogliano o no

E chissa’ se il genere umano rinascera’ come le zucche
E se soprattutto imparera’ mai una cavolo di lezione

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