Archivi categoria: non classificati

Chi è Charlie? Obiettivo raggiunto

Sì,  direi proprio che l’obiettivo del concorso per blogger e giornalisti “Chi è Charlie?” è stato raggiunto

Quello che mi interessava era consegnare i miei quattro Charliehebdo comprati a Parigi a chi interessassero veramente
Per questo mi è venuta l’idea di stanare i possibili vincitori con un concorso di scrittura

È stato un contest un po’ così,  lanciato fra pochi intimi, con inviti un po’ pasticciati,  indirizzati anche a chi non interessava affatto (come sempre capita, peraltro)
Probabilmente sono rimasti fuori altri che avrebbero partecipato volentieri

Fatto sta che avrei potuto fare di meglio

La cosa però è stata interessante e sicuramente rappresenta un’occasione per un buon esercizio di scrittura e di riflessione

Allora ho pensato di trasformare un concorso occasionale in un appuntamento più o meno fisso

Troveremo altri argomenti e chiederemo interventi a chi ha voglia di scrivere e di mettersi in gioco

Al “Chi è Charlie?” sono arrivati in tutto sette articoli, uno anche fuori tempo massimo

Per me, anche se l’adesione è stata bassa, è stata però una bella soddisfazione

Per tanti motivi

Perché sono state scritte delle cose belle e interessanti

Perché hanno partecipato anche persone che scrivono raramente “in pubblico”

Perché chi ha scritto mi ha fatto una bella sorpresa in ogni caso

Perché si sono messe in contatto persone che prima non si conoscevano

Alla fine è stato un po’ come essersi trovati a cena a un grande tavolo, in undici, i sette concorrenti e i quattro della giuria, a parlare di un argomento che interessava tutti

E chissà che una volta o l’altra non ci troviamo davvero tutti intorno a un tavolo a bere, mangiare e discutere

La mia disorganizzazione oltre che negli inviti si è vista anche nella pubblicazione

Anche lì un bel caos fra i miei blog e la bacheca facebook

Prometto che cercherò di fare di meglio

Aprirò un blog apposito in cui inserirò i post di Charlie, anche i due finora non pubblicati se gli autori mi daranno l’ok,  e dove troveranno il loro spazio tutti i contributi del futuro

Sarà un blog, me lo auguro, in cui si leggeranno opinioni originali e qualificate sui fatti che accadono, sugli argomenti più interessanti e spinosi dell’attualità

Fatemi proposte, intervenite,  partecipate

Facciamone un laboratorio, un’officina del pensiero

Son sicura che ci divertiremo e ne verrà fuori anche qualcosa di buono

1 Commento

Archiviato in non classificati

il punto di rottura

per andare a Parigi prendiamo il treno. ho già fatto lo stesso viaggio nemmeno due anni fa, Venezia-Parigi, Parigi-Venezia in cuccetta, e l’ho trovato molto comodo. anche perché scendi in centro, alla Gare de Lyon, senza doverti preoccupare di check in, navette e tutto quanto
all’andata la cabina da sei è piena. Ci siamo noi due, una giovane senegalese in carne, una donna africana di non so dove ma più scura e con la testa avvolta in una fascia nera, e due francesi poco cordiali
poco male. Loro salgono tutte a Milano e noi ci siamo già sistemate in cuccetta dopo aver cenato. Avevamo fantasticato su chi avrebbero potuto essere le nostre quattro compagne di viaggio “milanesi” e non ci avevamo azzeccato per niente. Non erano le quattro amiche che andavano a far shopping a parigi nel week end che pronosticavo io né le quattro teenager casiniste munite di cuffiette e iPhone immaginate dalla mia amica.
Quella notte non abbiamo dormito molto bene, faceva caldissimo e noi eravamo un po’ nervose. Ma quando siamo scese alla gare de Lyon ha prevalso l’effetto parigi. E la notte un po’ così è stata subito dimenticata. Specie dopo che ci siamo bevute due spremute di arancia e un caffè per 12 euro
al ritorno non ci abbiamo provato nemmeno ad immaginare chi potevano essere le nostre compagne di viaggio
Anche perché le avremmo viste subito, visto che sarebbero sicuramente salite a parigi
la prima ad entrare nella cabina è stata una signora africana, scura di carnagione, di una certa età con le gambe lunghissime e la testa avvolta in un turbante di maglia
Poi arriva una ragazza marocchina, fatima, con due valige enormi e pesanti come il piombo. Mi offro di sistemarle sulla rastrelliera, così per non incasinarci lo spazio esiguo, e manca poco ci perdo il braccio sinistro
poi arriva una ragazza più giovane, scura di pelle ma dalla tonalità ambrata, capelli crespi tirati lisci
non ha nemmeno una valigia. 1000 punti
non vuole stare nella cuccetta bassa e scambia quella in alto con me. 2000 punti
Ha un problema. Trovare una presa per ricaricare il telefonino
i vagoni sono preistorici e non c’è nessuna presa
forse in bagno ma devi stare li, non puoi abbandonare l’iphone
“Ci passo anche tutta la notte se devo ricaricare”
Ecco, brava
Nessuno è perfetto
(più tardi comunque li perderà tutti di un botto quei punti)
l’aria è tranquilla, amichevole. Si preparano le cuccette, si distribuiscono lenzuolini e piumini per la notte
insomma, quel clima un po’ da gita scolastica è salvo
teniamo la cuccetta di mezzo ancora abbassata per il tempo di cenare
ed è allora che accade tutto e tutto cambia
Le tre parlano fra sé un po’ in italiano un po’ in francese
io non faccio caso a quello che dicono quando a un tratto la mia amica, girata verso di me, fa: “Ecco, io non intervengo. Faccio finta di niente. Non ho voglia di discutere”
“Quello che mi dispiace è che ci sono andati di mezzo degli innocenti – sta dicendo capelli crespi stirati – e questo non è giusto”
trattengo il fiato mentre la ascolto
“loro dovevano aspettarselo – continua – hanno provocato profeta Maometto. Ma gli altri non c’entravano nulla”
gelo
Continua a spiegare la sua teoria ammettendo che magari non era proprio necessario ammazzarli, prima si poteva provare a dialogare
però avevano provocato profeta Maometto e quindi dovevano aspettarselo
“Il fatto è che sono stati uccisi due arabi – interviene fatima – e alla fine ad ucciderli è stato un francese. Eh si è andata proprio cosi”
dice qualcosa anche la signora anziana, con voce concitata
Ma non capiamo quale sia la sua posizione
Io mi ero illusa che rimettesse al loro posto le due tipe
Ma è più probabile il contrario
Quello è stato il punto di rottura
da allora è cambiata l’atmosfera nella cabina
in quei quattro metri cubi dove ci dividevamo il posto e l’aria in cinque
ma è cambiato anche qualcosa dentro di me
la consapevolezza di una divisione culturale profonda e insanabile fra due mondi che guardano orizzonti diversi
una frattura che non avevo percepito così diffusa e radicata nemmeno dopo l’undici settembre o con gli attentati di Londra e Madrid
quelle tre donne non apparivano a un occhio eaterno come musulmane
vestivano all’occidentale, jeans e maglietta, e non portavano alcun velo
(A parte l’anziana africana con turbante in maglia, ma quello è un altro discorso)
eppure non riuscivano a condannare l’attentato a charlie hebdo
a condannare semplicemente il sangue inutile, la violenza gratuita
un attentato immenso per quanto è stata spropositata la “punizione ” rispetto alla “colpa”
io e la mia amica continuammo a sgranocchiare alghe essiccate acuendo ancor più le differenze culturali in quella cabina
Fatima mangiava un panino quasi da “infedele”
alla stazione di Parigi non c’era cibo che rispettava le regole halal
capelli crespi stirati invece si era procurata un vassoietto di gnocchi al ragù dall’aspetto niente affatto invitante
Ma tant’è
l’anziana col turbante sbocconcellava qualcosa di invisibile che prendeva da un sacchetto di carta nella borsa
Ma non era quello il problema
Se non ci fosse stata la sferzata di gelo di quei discorsi sarebbe potuto continuare il clima da gita scolastica
ma ormai era tutto cambiato
quando piu tardi scesi dalla cuccetta indossando le ciabattine di plastica per andare in bagno fatima provò a scherzarci su
Ma l’effetto che ottenne con il tono che virava sull’acido fu solo quello di farmi sentire come mi vedeva realmente
Una privilegiata dalla vita dannatamente comoda
Che si mette addirittura le ciabattine in treno
Mica come lei, badante a un anziano e cameriera in pizzeria per tirare su da sola tre figli
Ed era una frase detta probabilmente per ricucire
ma ormai era impossibile
Quella notte dormimmo meglio rispetto all’andata
capelli crespi stirati non passò tutto il tempo in bagno a ricaricare il cellulare, anche se lo uso’ abbondantemente
Fatima prima di addormentarsi ascoltò per un bel po’ musica araba al telefonino
(“Dormi? Scusa, volevo verificare che non ti fossi addormentata con la luce accesa”)
l’anziana non disse più una sola parola
Pian piano le compagne di viaggio scesero dal treno. fatima a Milano, l’anziana a Brescia
Capelli crespi stirati purtroppo solo a Padova, così dovemmo stare nello scompartimento con lei, che era sempre più nervosetta nonostante la batteria ricaricata, quasi per tutto il viaggio
Dopo mi è venuto anche il dubbio sulle valige
Fatima era stata a parigi da dei parenti per dieci giorni e aveva due bagagli pesantissimi (ho avuto il muscolo del braccio sinistro stirato e indolenzito per quasi dieci giorni)
ho pensato che chiunque può portare quello che vuole dall’Italia al cuore di Parigi senza alcun controllo
mi dicono che questi sono gli accordi di schengen
ok, ma se vai in aereo ti controllano col metal detector anche sui voli nazionali
Un po’ di uniformità non guasterebbe
al mattino un uomo di colore grande e grosso nella cabina accanto alla nostra ha ascoltato per ore, anche lui, musica araba ad alto volume
poi finalmente è sceso
io fino ad oggi, ad ogni viaggio, mi cantavo quella canzone di de Gregori interpretata dalla Mannoia
“Perché viaggiare non è solamente partire, partire e tornare
Ma è ascoltare la lingua degli altri, è imparare ad amare”
Ripensando a questo viaggio in treno invece mi è venuta piu in mente Titanic
Anche se è sempre di de gregori
“La prima classe costa mille lire. la seconda cento. la terza dolore e spavento”.
Pensare che due anni fa le nostre compagne erano parigine che andavano a Venezia a vedere la biennale
Forse abbiamo solo sbagliato il periodo
Ma piu probabilmente sono solo cambiati i tempi
inevitabilmente
(Soldato scelto di una guerra perdente, dice ancora la Mannoia. Ma spero solo che il mio pessimismo sia un po’ esagerato)

Je suis une journaliste

per andare a Parigi prendiamo il treno. ho già fatto lo stesso viaggio nemmeno due anni fa, Venezia-Parigi, Parigi-Venezia in cuccetta, e l’ho trovato molto comodo. anche perché scendi in centro, alla Gare de Lyon, senza doverti preoccupare di check in, navette e tutto quanto

all’andata la cabina da sei è piena. Ci siamo noi due, una giovane senegalese in carne, una donna africana di non so dove ma più scura e con la testa avvolta in una fascia nera, e due francesi poco cordiali

poco male. Loro salgono tutte a Milano e noi ci siamo già sistemate in cuccetta dopo aver cenato. Avevamo fantasticato su chi avrebbero potuto essere le nostre quattro compagne di viaggio “milanesi” e non ci avevamo azzeccato per niente. Non erano le quattro amiche che andavano a far shopping a parigi nel week end che pronosticavo io né le quattro teenager casiniste munite di cuffiette…

View original post 1.154 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in non classificati

cercando Charlie

charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi… tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu ti senti come se avessi azzeccato la parola d’ordine per entrare nel loro mondo
in questi giorni chiedere charlie in edicola, se non sei francese, è un po’ come dire: siamo con voi
È come tirare un filo invisibile che ci unisce tutti quanti e ci fa sentire tutti ugualmente feriti e colpiti dallo stesso attentato
è un modo di dire: io non ho dubbi, scelgo la libertà. Di stampa, di espressione, di essere ciò che noi siamo
Come le folle del Jesuischarlie nelle piazze
ecco

Domenica, secondo e ultimo giorno a Parigi, ci riprovo

Metto la sveglia alle 7.30 contando di essere all edicola di Place d’Italie, la più vicina all’albergo, per le 8, pronta a fare la fila con i parigini

Ma alle 6 sono già sveglia e alle 6.30, nel buio pesto, sono in strada

Parigi è deserta
vicino all edicola, chiusa anche se illuminata, qualche tassista semi addormentato

Aspetto in piedi stringendomi nel piumino

Dopo qualche minuto non sono più sola
basta un gesto del tipo anche tu qui per charlie e l’uomo si avvicina
Sulla quarantina o più, indossa un basco alla francese
Viene da bordeaux, dice
E ha già girato un bel po’ di edicole in cerca di charlie
Visto che la nostra non accenna ad aprire mi guida in un tour improvvisato del XIII arrondissement

Non siamo fortunati
Tutte le edicole nell’arco di un chilometro in tre o quattro direzioni diverse sono chiuse
Ci chiediamo a che ora apriranno, se apriranno
Devono aprire, dice il francese, altrimenti dove si comprano i quotidiani

Nemmeno i ragazzi della nettezza urbana ci sanno indicare un orario preciso
In genere aprono presto
a quest’ora, sono le sette, dovrebbero già essere aperte
niente da fare
anche i bar della zona tardano a tirar su le saracinesche
Mentre le vie pian piano si animano al passaggio di qualche lavoratore mattiniero
il cielo è sempre nero, fa un po’ freddo
Il francese mi mostra il meteo sul cellulare: 1 grado

camminiamo di edicola in edicola, da un boulevard all’altro fino alle 8
In Place d’Italie il chiosco è sempre chiuso

Direi che può bastare, per stamani
intanto il cielo si è schiarito e fa anche un po’ più freddo
Torno in albergo mi faccio una doccia bollente e mi rimetto sotto le coperte
ma è già tempo di preparare i bagagli, far colazione e uscire di nuovo

Sul boulevard Gobelins anziché girare a sinistra per Place d’Italie decido di fare una deviazione a destra, verso una delle edicole visitate poco prima, così, per avere una chance in più
È aperta, c’è una piccola fila
ma solo uno degli uomini che mi precede compra Charlie
Quando è il mio turno ne chiedo venti copie
Ce ne sono dieci, dice l’edicolante
Va bene lo stesso, merci
Scusi ma a che ore aprite la domenica?
Alle otto
Ah, perfetto

Sono le 10.22, cammino su un boulevard di Parigi trascinando il mio trolley e con in mano una busta piena di Charlie

non stiamo troppo a sottilizzare
Direi che l’obiettivo è stato raggiunto

Je suis une journaliste

charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi. .. tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu…

View original post 509 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in non classificati

la vetrina di Gallimard

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti
Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via della non violenza di Gandhi e, a introdurre il tutto, una pila di copie a due euro del trattato sulla tolleranza di Voltaire

E un messaggio chiaro e coraggioso quello di Gallimard e colpisce dritto al cuore
ricorda la strage e onora i morti, perpetuandone l’opera
(Sì lo so che fra le vittime non c’erano solo i vignettisti. Ma loro ne erano l’obiettivo, e anche gli altri che sono stati uccisi rimarranno legati per sempre ai loro nomi)
Allo stesso tempo richiama le radici della cultura francese, il secolo dei lumi, la rivoluzione per la liberte’, legalite’, la fraternite’, alla luce delle quali invita a considerare e conoscere il mondo islamico
E’ un messaggio raffinato, evoluto, che non indulge alla vendetta né cade nella facile trappola della contrapposizione fra i due mondi attualmente contrapposti. L’occidente e l’islam.
invita a conoscere, approfondire
e a tollerare
nel modo più intelligente, aprendo le finestre della conoscenza, della cultura e del dialogo
La memoria si srotola veloce accompagnata da quel nome, Gallimard, abbinato alla grande cultura francese.
Proust, Gide, Yourcenar, Ionesco, Simenon, Sartre, Artaud, Celine, Duras e l’ultimo nobel Modiano.
E anche a quella italiana. Ungaretti, Pirandello, Svevo, Levi, Pavese, Bassani, Malaparte, Buzzati, Fenoglio, Moravia, Calvino, fino a Tabucchi, Baricco, De Luca, Crepax e Pratt.

“Il valore primario dell’occidente è la libertà – ricorda Eugenio Scalfari in un editoriale su Repubblica – libertà di espressione, di religione, di movimento migratorio e di comportamenti”
l’attentato a Charlie Hebdo ha colpito il cuore di questo sistema
il sarcasmo, l’ironia, lo sberleffo
la libertà massima, quella del giullare, del comico, del vignettista
la voce del bambino che dice “Il re è nudo” mentre gli ipocriti ne osannano le vesti facendo finta di non vedere
“L’ora è tragica, – scrive le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino, – ridiamo”
chi pensa che Charlie se l’è meritato, che i giornalisti non avrebbero dovuto più disegnare le loro vignette intimoriti dalle minacce, ha già rinunciato a questi valori
L’attentato a Charlie, al di là del numero dei morti, ha colpito proprio questo
la libertà d’espressione, la tolleranza, la capacità di ridere anche sulle cose più serie
un bene impalpabile, ma reale, frutto di secoli e secoli di evoluzione sociale
Liberté assassinée era il titolo del Figaro, il giorno dopo
Il potere del simbolo è maggiore di quella delle singole vite umane
non è un mio pensiero, è un dato di fatto
Il 28 giugno 1914, nell’attentato di Sarajevo, morirono “soltanto” l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie
ma come conseguenza scoppiò la prima guerra mondiale
Per tutti questi motivi, ma anche per altri, davanti alla vetrina di Gallimard non sono riuscita a trattenere due lacrime
Le Canard enchainé scrive: Message de Cabu: “Allez les gars, ne vous laissez pas abattre” (Cabu, uno dei disegnatori uccisi: “Andiamo ragazzi, non lasciatevi abbattere”)

Je suis une journaliste

galli

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

galli2

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

galli4

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti

Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via…

View original post 470 altre parole

1 Commento

Archiviato in non classificati

Non è facile essere charlie

Je suis une journaliste

Ho aperto questo blog, jesuisunejournaliste, un po’ di tempo fa. Intento autoironico (New York Times compreso che era la foto in alto dove ora però ho messo i tasti della macchina da scrivere). Qualcuno nel mio mestiere si prende fin troppo sul serio. Secondo obiettivo: collezione. Un comodo faldone volante dove conservare alcuni articoli scritti nel tempo che volevo tenere da parte. Una sorta di cartella dei ritagli. Nemmeno troppo pubblico ne’ pubblicizzato perché non credo proprio che quegli scritti, apparsi su stampa iper locale, tanto tempo fa, possano essere d’interesse per i più.

Per me una piccole raccolta colorata fra tanti articoli di cronaca nera che, al contrario, non amo conservare.

Stamani, mentre dividevo i vestiti bianchi da quelli colorati per il bucato e la mente vagava sugli avvenimenti di questi giorni, mi sono venuta in mente.

Jesuischarlie jesuisunejournaliste Jesuischarlie journaliste charlie

Quando scelsi il nome del blog, a…

View original post 342 altre parole

Lascia un commento

Archiviato in non classificati

cronache da una città anestetizzata

“Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”
Lev Tolstoj

piazza2

torno da Parigi un lunedì mattina e dopo una doccia e un pranzo veloce vado al lavoro
passando da piazza Duomo vedo che finalmente è stata chiusa la pista di pattinaggio
finalmente la smobiliteranno
siamo in pieno centro storico, la piazza è centrale, antica, ricoperta di porfido
mi sembra superfluo spiegare il perché, finalmente
è il 19 gennaio

finito il breve viaggio, la routine riprende il sopravvento
casa, lavoro, casa
attraverso piazza Duomo due volte al giorno e la pista da pattinaggio è sempre là
una volta di notte sento un gran rullare di motori
forse la stanno smontando
il mattino dopo ci sono dei camion, operai che lavorano
finalmente

dopo alcuni giorni qualcosa è cambiato
sono spariti i capannini di legno, è stato tolto lo strato di ghiaccio ma rimane la pista di sabbia, con intorno i mucchi di neve e alcuni sacchi di plastica nera

il 6 febbraio pubblico la foto su facebook con un commento ironico
“Mica male… una discarica in piazza Duomo! Quantomeno è un’idea originale. Innovativa, direi”

Qualcuno commenta anche
allora la cosa interessa…

piazza1

il 9 febbraio torno alla carica
ormai è una questione di principio
“No, non è sempre la stessa foto. È sempre la stessa piazza. Una discarica cioè”

“taggo” anche il sindaco e l’assessore tabacchi

piazza

Il giorno dopo, 10 febbraio, cambia ancora qualcosa

“Dopo 23 giorni qualcuno si è accorto della discarica e ha fatto togliere i sacchi neri e l’immondizia. .. certo rimane la sabbia ma non si può pretendere tutto e subito. Intanto anche il PD si è svegliato e ha indetto una conferenza stampa proprio per oggi e proprio lì davanti… ah per chi non lo sapesse il luogo si chiama piazza duomo e si trova a Belluno, la città della qualità della vita”

piazza4

l’11 febbraio esce l’articolo sulla stampa
soprattutto sul Gazzettino, il giornale per cui lavoro, mentre nei giorni precedenti il caso aveva avuto risonanza sulle tv locali

ricapitolando
la pista di sabbia è sempre lì
il sindaco ha spiegato che è ghiacciata e che toglierla ora causerebbe la distruzione del porfido
Restiamo in attesa del disgelo
magari il prossimo anno pensiamoci un pochino visto che quassù il gelo d’inverno è abbastanza normale

Però rifletto
È stato necessario pubblicare una foto su facebook perché il sindaco facesse togliere i sacchi neri di plastica (precisando che non era immondizia, ma la guaina)
È stato necessario anche perché l’opposizione notasse ciò che aveva davanti agli occhi ormai da giorni e convocasse una conferenza stampa per denunciare la situazione

“E’ tutto normale” avevano risposto in Comune a una giornalista del Gazzettino la settimana prima

per chi non lo sapesse
piazza Duomo a Belluno è il cuore della città
Vi si arriva con le scale mobili del posteggio di Lambioi
ci sono il Comune, la Prefettura, la Provincia
poco più avanti le Poste

Possibile che si siano già tutti abituati?
E intanto i giorni sono 24…

2 commenti

Archiviato in non classificati

elemosine

Sono a firenze con mamma, camminiamo verso il centro

dalla stazione santa maria novella in un tratto di via nazionale, prima di entrare in via Faenza, c’è una donna stesa a terra tutta rannicchiata

È anziana e magra come uno stecco, infagottata fino alla testa in abiti cenciosi

Il corpo è incuneato nel piccolo spazio fra due auto in sosta

La testa è appoggiata sul marciapiede, come Le braccia tese in avanti a proteggere un bicchierino di plastica dove qualcuno ha pietosamente gettato delle monete
poche

La gente le passa accanto come se non la vedesse
ma è difficile non farlo

Qualche ora dopo, ripercorrendo la strada a ritroso, via Faenza, via nazionale, stazione santa maria novella, la donna è sempre lì, nella stessa posizione

La visione, nella sua drammatica immobilità, colpisce ancora più forte

Mamma dice quasi spazientita: “ora io le do qualcosa. Come diceva il tuo babbo “fosse solo per il fatto che sta cosi”

Il sottinteso, il non detto è: Sì okay, sappiamo che i soldi che dai ai mendicanti vanno al racket alla mafia ai papponi a chi manda avanti i disgraziati a chiedere e poi pretende che versino i soldi nello loro tasche, ma solo per il fatto che questa donna è costretta a stare così io le do qualcosa. Altro non posso fare.

Non so dire se quando mamma ha messo la sua moneta nel bicchierino la donna si è girata o è rimasta immobile

Se si è mossa, ha piegato la testa, ha avuto una reazione qualsiasi

Non lo so perché appena ci siamo fermate, mentre mamma si dirigeva verso l’anziana io sono stata avvicinata da un uomo di colore che voleva vendermi una cintura di pelle

Guarda che belle, sono di Armani, Armani originali. Le vendo a 30 euro ma te la do a 10 perché ho fame, devo mangiare

No grazie, guarda non mi serve e poi non ho soldi

Ma io ho fame per favore, devo mangiare. 8 euro, guarda, le vendo a 30 ma te ne chiedo 8

Ma no davvero lascia stare non mi serve

Cercavo di guardare che cosa succedeva con la donna a terra ma il tipo di colore non mi mollava

5 euro, ho fame
e mi porge la cintura appoggiandola sulla mia mano

Ne ha due, una nera e una marrone

Quale ti piace? Guarda belle, sono Armani originali, c’è il marchio vedi?

Ma sono da uomo non mi servono

No non da uomo, sono unisex

Sfiancata da tanta insistenza prendo il borsello e lui ne approfitta per gettare la cintura in borsa, per prevenire miei ripensamenti

Gli do 5 euro e se ne scappa via

È durato tutto una manciata di secondi

L’uomo della cintura si è allontanato e io ho ritrovato mamma

Per un bel po’, dopo, mi sono dimenticata di avere la cintura in borsa

Poi l’ho guardata e in effetti era una bella cintura

Marrone, di pelle, ben rifinita e lavorata

Originale o no, vale di sicuro molto più della misera cifra che lho pagata

Ma in certe situazioni i parametri tendono a cambiare

“Non potevo non darle qualcosa – dice mamma ritornando a parlare della vecchia stesa a terra -. Il tuo babbo me lo ricordo lo diceva sempre. Solo per il fatto che sta così, non fosse per altro”

Lo ha già detto ma capisco che le fa piacere ripeterlo.
E a me babbo piace ricordarlo anche per questo.

2 commenti

Archiviato in non classificati

cena di compleanno 2014

I primi ad arrivare sono A. e L. con due bottiglie di vino. Ci scambiamo due baci e mi danno subito il loro regalo, un foulard di Desigual, mentre io scappo giù per la strada per fissare l’apertura del cancello
E’ enorme, sembra un pareo e i colori sono bellissimi
A. dice ridendo:
“Ormai li fanno grandissimi i foulard, non è più come un tempo quando erano piccoli e si stringevano appena intorno alla gola”

L’atmosfera è già allegra e distesa
Mentre preparo l’angolo per i fumatori, fuori, con lanterna, candeline, posacenere e copertine per i freddolosi, R. mi manda su whatsapp le foto del maglione che mi vuole regalare
Posso scegliere fra una maglia smanicata con motivi floreali bianco e nero o un collo alto grigio aperto davanti. Va bene il secondo
L. arriva più tardi. Aveva detto che sarebbe venuta in anticipo per aiutarmi a preparare
Ma la tavola e già apparecchiata per dieci, con tovaglia a quadri di tutti i colori, piatti spaiati, bicchieri spaiati, posate spaiate. Solo i tovaglioli son tutti uguali
ho già messo anche l’acqua, naturale e gassata

wpid-p9280274.jpg
L. non sarà arrivata in anticipo ma porta con sé due borse piene di cibo già pronto
“Ecco il catering!” annuncia con la sua voce allegra
Da un cesto in paglia escono come per incanto padelle piene di verdura cotta, fagioli all’uccelletto (o all’uccelletta?), contenitori di plastica con pesto al cavolo nero, hummus (salsa di ceci), babaganush (crema di melanzane)
Mentre gli altri fumano una sigaretta fuori, noi finiamo di preparare
Tagliamo il pane e lo passiamo in forno
regoliamo le salse allungandole, dove serve, con l’acqua di cottura di fagioli e cavolo nero
le disponiamo in vassoietti e vaschette
C. e N. fanno un po’ più tardi perché sbagliano strada
C. porta una vellutata di zucca gialla con chiodi di garofano noce moscata e latte di nocciole
la riscaldiamo e la serviamo con qualche pezzetto di pane tostato e un giro d’olio
C. la versa nelle scodelle mentre io metto il pane e L. aggiunge il goccio d’olio

E così siamo di nuovo qui, intorno a questo tavolo un po’ traballante

Stavolta in dieci, stretti come sardine, fra piatti bicchieri e bottiglie a passarci i vassoi e a chiacchierare e ridere come sempre.
Un nucleo di irriducibili, come sempre, e qualche amico meno assiduo, ma della cerchia

Arrivano anche R., con il maglione grigio in dono, e S.
L’atmosfera si scalda. apriamo le bottiglie di vino
Con S. e M. siamo tutti: dieci appunto
S. aveva preparato dei biscottini all’amaranto, dice, ma non ha fatto in tempo a cuocerli tutti
dopo la vellutata di zucca si ritirano i piatti e si parte con la seconda portata
Crema di cavolo nero con bruschetta e fagioli cannellini
Quella l’ho preparata io ma non è venuta proprio al meglio
Condizionata dalle mie limitazioni alimentari ho preparato tutto con poco sale e senza sapore
Comunque alla fine è stata apprezzata anche questa

La ricetta l’ho assaggiata l’altro giorno al ristorante senza glutine a Firenze e l’ho proposta anche la sera prima, alla cena con i parenti

intanto in padella sfrigolano con il vino rosso le salsicce, concessione per i carnivori
Al primo giro rimangono crude e dobbiamo farle risaltare di nuovo
Ormai abbiamo perso dimestichezza con il prodotto

l’atmosfera è calda
Stretti stretti ci si passano vassoi e scodelle
Sì assaggiano i cibi speziati e colorati
Sì parla e si ride
io e L. siamo quasi sempre in cucina, davanti al mobiletto che la divide dalla zona pranzo e sul quale appoggiamo i piatti e le portate che poi dovranno passare di là fino in tavola

“Comunque te e L. siete una forza della natura” scrive R. il giorno dopo, “mi piacete un sacco, dovreste pensare a costruire qualcosa insieme: il successo sarebbe assicurato”

Eh sì,  non male come idea

Intanto, dopo che tutti se ne sono andati, si fa tardi, sempre io e L., a rimettere a posto

il giorno dopo, i commenti
“Cavolo L.  che lavorone che abbiamo fatto ieri – scrivo – pensa quante energie in campo, ma si muovono tutte in modo armonico e quindi senza fatica … forse gli amici apprezzano proprio questa atmosfera a prescindere dal tipo di cucina che può piacere o meno”

“E’ sempre la magia delle sere a casa tua – scrive L. – … io mi diverto sempre un monte e godo di quell’atmosfera allegra ed è un vero piacere preparare il cibo”

alla fine abbiamo spazzolato tutto ed è avanzata ben poca roba
Soprattutto i miei cannellini e la crema di cavolo nero che nessuno vuole portarsi a casa

fra i regali ho ricevuto una Smart box con eventi da studiare e poi da scegliere (con la partecipazione di F. che non è potuta venire)
una trousse da viaggio adatta allo zaino con i contenitori piccoli per i cosmetici
N. mi ha fatto un braccialetto bellissimo con le sue mani

mi piace indossare le cose che mi regalano gli amici
E un’occasione per ripensarli ogni volta

Abbiamo avuto anche il dolce, il budino vegano ai datteri e al latte di cocco e il creme caramel di mia sorella

Dopo ho ripensato anche al fatto che si stava talmente bene che nessuno ha avuto il tempo di fare foto da postare su Facebook o altrove
non avevamo nemmeno la torta con le candeline….
insomma è stata proprio una festa di compleanno particolare

Fuori dagli schemi, senza passi obbligati

Come piacciono a me
Da ricordare di sicuro

2 commenti

Archiviato in non classificati

telefoni e profumi

Se avessi avuto il telefonino almeno avrei potuto fotografare. Sai che effetto rivederli tutti insieme. Da una parte il vigile a piedi che parla al telefono, sotto il suo naso una automobilista ferma al semaforo con il cellulare attaccato all’orecchio e due metri più in là una passante anche lei tutta presa da una conversazione telefonica.
La mia passeggiata stamani invece era senza accessori elettronici. Ogni tanto ci vuole. Quindi non ho potuto immortalare la scena.
Camminavo sotto un sole, alto e raro di questi tempi, riflettendo su una cosa che ho letto da qualche parte in questi giorni. Che fare la doccia calda ogni giorno, cioè, è una di quelle abitudini che ci porteranno alla rovina. In questo caso della pelle.
In effetti, riflettevo, quando ero una ragazzina non c’era proprio questa febbre della doccia tutti i giorni. Dicono che ci è venuta insieme al modello di vita americano, forse con i film, chissà.
Ricordo che da bambine mamma ci costringeva a fare il bagno, a me e alla mia sorella. Ogni quanto di preciso non saprei dire. Una o due volte a settimana, forse, sicuramente non di più.
Quando si andava ospiti rimanendo a dormire a casa di qualcuno, dei nonni, di amici, di parenti, col cavolo che la mattina ci si faceva la doccia nel loro bagno. Si ringraziava e si tornava a casa.
E la doccia, o il bagno, semmai si facevano qui.
Avrò avuto vent’anni quando ospitai giù nel seminterrato, io vivevo ancora ai piani superiori, un musicista jazz. La mattina insieme al caffè mi chiese di poter fare una doccia. Io e la mia famiglia eravamo completamente disorganizzati in tal senso. In fretta e furia recuperammo un accappatoio e mandammo l’ospite in uno degli appartamentini di là dove c’era la benedetta doccia. Ora per fortuna è anche nel seminterrato. Ci siamo evoluti.
Si ma a parte tutto, il discorso dell’usura della pelle con l’acqua calda quotidiana un po’ mi dà pensiero. E che cavolo
Un’amica un giorno ha detto che la pelle delle donne va sempre lavata con acqua fredda.
Io la doccia fredda me la sono fatta abbastanza a lungo, non quella di moda su You tube, quella vera, ma ora son tornata al tepore di quella calda e, pur non rinnegando i benefici effetti dell’acqua fredda sulla pelle mi fa fatica pensare di tornare a farla di nuovo gelata al mattino
Mentre passeggio incrocio tre turisti tedeschi, due ragazze e un ragazzo
Dall’odore che diffondono nell’aria non pare che la doccia sia uno dei loro pensieri più assillanti
Vabbè, magari sono in giro da stamattina all’alba. Ci sta
Risalgo verso casa lasciandomi alle spalle il vigile a piedi che parla al cellulare Scende una coppia un po’ bizzarra, altissimo e magro lui, tonda tra e piccola lei
Lui parla fitto fitto al cellulare e le va addosso ogni tanto mentre lei scocciata lo respinge
Buffi
La donna lascia una scia di un profumo che non esiste in natura
Io dico, ma certo profumieri a cosa pensano quando lavorano?
Incrocio un altro ragazzo
Il sole picchia forte e lui si è tolto la camicia
Anche lui a quel che sento non è un estimatore della doccia al mattino
Ma almeno avrà una bella pelle
Consolante

Fra telefoni e odori arrivo sotto casa dove mi attende la ciliegina sulla torta
Una ragazza straniera con le gambe arcuate come un centravanti della nazionale arranca con i piedi infilati in un paio di scarpe rosse zeppa e tacco 12 ma forse anche di più
Molto fini sì
Sopra alle gambe, in zona pubica, sventola una galetta nera
Magari gliela avranno spacciata per una gonna
Saltella goffa sul porfido, non so se più in difficoltà per la forma delle gambe o per quella del tacco, appesa al braccio dell’orgoglioso compagno
Gli impiegati dell’assicurazione, fuori dall’ufficio in gessato nero e sigaretta d’ordinanza, la guardano divertiti
E in effetti sì cavolo
Stavolta avessi avuto il telefonino una foto l’avrei scattata proprio volentieri

3 commenti

Archiviato in non classificati

Le avventure di Ercolino – Una tranquilla sera d’estate

Oggi è un giorno importante per Ercolino
Ieri sera ha subito la sua prima aggressione
Sicuramente da ora in poi vedrà il mondo con occhi diversi

Dunque, che cosa è successo?
Me ne stavo comodamente seduta in veranda a leggere, unica preoccupazione le zanzare, quando ho sentito dei miagolii agghiaccianti a pochi metri da me
Nel buio non ho visto niente ma era facile capire che Ercolino, il gattino timido castrato e casalingo, era stato assalito da un gattaccio, probabilmente uno dei gatti poveri cui mia madre offre generosamente gli avanzi di casa
ingrato
Urlo per farlo scappare, recupero in tutta fretta una torcia e mi preparo al recupero di un Ercolino sanguinante e impaurito

accendo la pila e, per fortuna, niente di tutto questo
il piccoletto era salito sul grande pioppo per sfuggire all’aggressore rifugiandosi su una forcellina fra due grossi rami

i suoi fanali gialli riflettono la luce della torcia
pare tranquillo e niente affatto intenzionato a scendere
ovvio, non sa scendere
da lassù, sarà alto 5 metri almeno, si sentirà anche al sicuro
ma mica posso lasciarcelo
e ora che fo?

partono i messaggi agli amici
i consigli sono: chiama i pompieri o aspetta, quando avrà fame scenderà da solo
non mi convincono
io lo voglio portare giù
chiamo mamma ma in questa casa non risponde nessuno
corro come impazzita a cercare scale su scale
ma nessuna è alta abbastanza
mi frana un pezzo di muro di pietra sotto i piedi, ma per fortuna mi riprendo
ho ancora un bel senso dell’equilibrio via

arriva mamma, finalmente. una scala lunghissima ci sarebbe ma è infilata dietro la casa, fra un muro e la collina
aspettiamo domani quando arrivano dei ragazzi a lavorare
ma nemmeno per sogno!
accendiamo tutte le luci possibili
la scala è appoggiata al centro di una lunga fossa piena di erba e arbusti tagliati
ma non mi ferma nessuno
con i rovi che mi rigano le gambe mi avventuro nella fossa con mamma che mi fa luce
afferro la scala in metallo e la porto su
non è mica tanto leggera
la portiamo fino al pioppo dove Ercolino è sempre attaccato sulla sua forcellina
l’appoggiamo e mi preparo a salire con mamma che la tiene ferma
la strada su cui appoggia è anche in salita e la superficie dell’albero, un bestione dalla circonferenza di 4 metri, è sconnessa
per fortuna la corteccia, ruvida, è un buon appoggio
salgo
mamma tienimi forte
cheddì, ti terrò
la scala arriva alla prima forcella, dove il tronco fa una piccola conca dalla quale si generano altri quattro grossi rami
è qua che mi appoggio mentre mi sembra impossibile arrivare a vedere e a prendere Ercolino che mi rimane dietro un tronco enorme
e invece no, una volta sistemata sull’incavatura del legno lo vedo
e ci arrivo anche con la mano
cerco di fare gesti lenti per non fargli paura
gli faccio annusare il dito e giocherello con il suo musino
poi qualche carezzina in testa
sento che si rilassa
e… zac! lo afferro per la collottola
lui si irrigidisce e pianta ancor più le unghie nel legno
sono quasi sospesa a cinque metri di altezza e senza protezioni ma non torno indietro
con il braccio sinistro mi tengo al tronco, mentre la mano destra è serrata sulla collottola di Ercolino
gli stacco una zampina dalla corteccia e approfittando di un secondo di squilibrio lo trascino verso me
non è la cosa più facile al mondo ma continuo a tenerlo mentre lui si agita e tira fuori le unghie per rimanere aggrappato alla sua sicurezza
me lo appoggio sulla spalla destra recalcitrante e impaurito e, arrivati alla prima forcellina, ci prepariamo alla discesa
mamma dice ti porto un cesto per mettercelo
no no, ormai siamo qua, è quasi fatta
scendo la scala a ritroso con il gatto graffiante
ma la mia presa è ferma e il mio tono non ammette repliche
arriviamo a terra
sospiro di sollievo
graffiata dai rovi e dal gatto porto Ercolino in casa come un trofeo
ora basta uscire di notte, però
la campagna può essere pericolosa per i gattini di città

ercolino

***

Ercolino, la quiete dopo la tempesta

2 commenti

Archiviato in non classificati