L’infinita storia dei cavi telefonici

Cronache amene di vita campagnola. O cronache campagnole di vita amena. Fate voi.
Dunque, fra febbraio e marzo festeggeremo un anno dai Cavi del Telefono a Terra Senza che Nessuno sia Venuto a Sistemarli Nonostante le Mille Chiamate.
A dire il vero il titolo della festa non è del tutto corretto perché una volta sono intervenuti senza trovarci, un’altra volta ci hanno trovato ma i pali erano marci ed era pericoloso salirci sopra, un’altra volta sono venuti a ricollegare un cavo che un uccellino ci aveva tagliato con il becco. E poi ci hanno telefonato un sacco di volte, dalla compagnia telefonica, per avvertirci che quel giorno sarebbero venuti a terminare l’intervento. E anche se alla fine non si è visto nessuno, almeno un po’ ci siamo sentiti considerati, ecco.
Qualche giorno fa, tornando dalla visita in ospedale per il piede, ho visto che i cavi erano di nuovo abbastanza giù. Non proprio a terra come questa estate ma abbastanza in basso perché un uccellino potesse tagliarli di nuovo con il becco. Ah ah ah, il becco. Ecco, lo so che non è da me ma stavolta la battuta triviale mi pare che ci stia bene.
Dunque, ho pazientato un po’, ho reimparato a poggiare il piede a terra, ho fatto due esercizi di fisio e poi ho passato tutta la notte, questa, a pensare come risolvere il problema. Stamani ho detto a mamma, vienimi a tenere la scala, che andiamo.
E sì, lo sappiamo che i pali sono marci e non ci dovremmo salire, per la nostra incolumità ovvio, ma se nessuno viene, nessuno risponde, insomma qualcuno ci dovrà pur pensare a ritirare un po’ in su quei benedetti fili.
Ora non la sto a fare lunga, s’è preso la scala, delle corde, le forbici, i guanti, dei bastoni lunghi con il gancio e siamo andate. S’è fatto proprio un bel lavoro, son contenta. Mi spiace un po’ per l’uccellino ma insomma, se proprio vuol tagliare troverà qualche altra cosa per il suo becco.
Poi proverò anche a chiedere il milleunesimo intervento, ma mi stressa meno fare da sola.
A un certo punto son tornata a casa di corsa perché mi ero dimenticata una cosa. Ho visto che c’era una confezione di acqua lasciata in strada, ho pensato la porto dentro, anzi no, lo fo dopo.
Poi finito tutto, siamo tornate su. Mamma con la macchina piena di legna e io a piedi con la scala. Davanti casa ho sentito mamma che diceva, accidenti c’era l’acqua, non l’avevo vista.
La confezione era orrendamente sfigurata, essendo rimasta incastrata sotto una ruota dell’auto. Ci sono volute più manovre per disincastrarla e poi subito dopo la corsa a cercare di salvare quello che si poteva.
E insomma, io mi cruccio sempre perché vorrei fare la scrittrice ma non ho mai un cavolo di fantasia. Però alla fine mi dico, con tutto quello che ci succede ci mancherebbe solo la fantasia. Anche.
E comunque ormai posso dichiarare guarito il piede.

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