L’Orage sur Paris

September 11th… Seven-Seven… Due date, due giorni bui. Le Torri Gemelle. Le bombe di Londra. E alla lista purtroppo da quest’anno si aggiunge Sept Janvier, la tempesta su Charlie Hebdo, con il suo carico di terrore, contraddizioni, domande.
L’11 settembre e il 7 luglio ero a Londra. Vivendo lì per 14 anni, tra pezzi per Io Donna Corriere della Sera e D, La Repubblica delle donne, la mia nuova famiglia, la formazione per l’insegnamento, l’uscita del mio terzo libro , ho incontrato amici afghani e pakistani, un mondo di diversità e domande. E strade invase di polizia, tra noi consapevoli di essere ogni giorno nel mirino, in un luogo cruciale. Dall’IRA ai jihadisti, Londra conosce bene la violenza.
Ma Parigi non ce l’aspettavamo. Forse è la sintesi di tutto, della non-libertà di stampa, di contrasti sociali e culturali mai risolti, che, in Europa come altrove, possono essere portatori di guerra. Di violenza. Di intolleranza. Nodi che esistono ovunque, in Italia come in Germania, nel Regno Unito come in Francia, appunto. Nodi venuti al pettine il 7 gennaio. Drammaticamente. L’orage sur Paris. Una vignetta di troppo e qualcosa è scattato, cupo e ostile. A toglierci l’illusione che l’integrazione esista, che il dialogo stia portando a qualcosa. Così paghiamo l’ ottimismo prematuro, che ci faceva credere che le distanze potessero colmarsi da un giorno all’altro, che le differenze svanissero in un grande abbraccio fraterno. Che purtroppo ancora non c’è. Resta tanta, tanta strada da fare e la violenza non è mai, mai una risposta. Disoccupazione, diseguaglianze sociali, inquietudini, domande, intolleranza, contrasti, nervosismo. Charlie Hebdo ha pagato per tutti, provando che non siamo ancora pronti per un’ Europa davvero multiculturale. E’ un innegabile dato di fatto.
Annalisa Coppolaro
Murlo (Siena)

(secondo posto ex aequo con 17/20 voti al concorso “Chi è Charlie?”)

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il punto di rottura

per andare a Parigi prendiamo il treno. ho già fatto lo stesso viaggio nemmeno due anni fa, Venezia-Parigi, Parigi-Venezia in cuccetta, e l’ho trovato molto comodo. anche perché scendi in centro, alla Gare de Lyon, senza doverti preoccupare di check in, navette e tutto quanto
all’andata la cabina da sei è piena. Ci siamo noi due, una giovane senegalese in carne, una donna africana di non so dove ma più scura e con la testa avvolta in una fascia nera, e due francesi poco cordiali
poco male. Loro salgono tutte a Milano e noi ci siamo già sistemate in cuccetta dopo aver cenato. Avevamo fantasticato su chi avrebbero potuto essere le nostre quattro compagne di viaggio “milanesi” e non ci avevamo azzeccato per niente. Non erano le quattro amiche che andavano a far shopping a parigi nel week end che pronosticavo io né le quattro teenager casiniste munite di cuffiette e iPhone immaginate dalla mia amica.
Quella notte non abbiamo dormito molto bene, faceva caldissimo e noi eravamo un po’ nervose. Ma quando siamo scese alla gare de Lyon ha prevalso l’effetto parigi. E la notte un po’ così è stata subito dimenticata. Specie dopo che ci siamo bevute due spremute di arancia e un caffè per 12 euro
al ritorno non ci abbiamo provato nemmeno ad immaginare chi potevano essere le nostre compagne di viaggio
Anche perché le avremmo viste subito, visto che sarebbero sicuramente salite a parigi
la prima ad entrare nella cabina è stata una signora africana, scura di carnagione, di una certa età con le gambe lunghissime e la testa avvolta in un turbante di maglia
Poi arriva una ragazza marocchina, fatima, con due valige enormi e pesanti come il piombo. Mi offro di sistemarle sulla rastrelliera, così per non incasinarci lo spazio esiguo, e manca poco ci perdo il braccio sinistro
poi arriva una ragazza più giovane, scura di pelle ma dalla tonalità ambrata, capelli crespi tirati lisci
non ha nemmeno una valigia. 1000 punti
non vuole stare nella cuccetta bassa e scambia quella in alto con me. 2000 punti
Ha un problema. Trovare una presa per ricaricare il telefonino
i vagoni sono preistorici e non c’è nessuna presa
forse in bagno ma devi stare li, non puoi abbandonare l’iphone
“Ci passo anche tutta la notte se devo ricaricare”
Ecco, brava
Nessuno è perfetto
(più tardi comunque li perderà tutti di un botto quei punti)
l’aria è tranquilla, amichevole. Si preparano le cuccette, si distribuiscono lenzuolini e piumini per la notte
insomma, quel clima un po’ da gita scolastica è salvo
teniamo la cuccetta di mezzo ancora abbassata per il tempo di cenare
ed è allora che accade tutto e tutto cambia
Le tre parlano fra sé un po’ in italiano un po’ in francese
io non faccio caso a quello che dicono quando a un tratto la mia amica, girata verso di me, fa: “Ecco, io non intervengo. Faccio finta di niente. Non ho voglia di discutere”
“Quello che mi dispiace è che ci sono andati di mezzo degli innocenti – sta dicendo capelli crespi stirati – e questo non è giusto”
trattengo il fiato mentre la ascolto
“loro dovevano aspettarselo – continua – hanno provocato profeta Maometto. Ma gli altri non c’entravano nulla”
gelo
Continua a spiegare la sua teoria ammettendo che magari non era proprio necessario ammazzarli, prima si poteva provare a dialogare
però avevano provocato profeta Maometto e quindi dovevano aspettarselo
“Il fatto è che sono stati uccisi due arabi – interviene fatima – e alla fine ad ucciderli è stato un francese. Eh si è andata proprio cosi”
dice qualcosa anche la signora anziana, con voce concitata
Ma non capiamo quale sia la sua posizione
Io mi ero illusa che rimettesse al loro posto le due tipe
Ma è più probabile il contrario
Quello è stato il punto di rottura
da allora è cambiata l’atmosfera nella cabina
in quei quattro metri cubi dove ci dividevamo il posto e l’aria in cinque
ma è cambiato anche qualcosa dentro di me
la consapevolezza di una divisione culturale profonda e insanabile fra due mondi che guardano orizzonti diversi
una frattura che non avevo percepito così diffusa e radicata nemmeno dopo l’undici settembre o con gli attentati di Londra e Madrid
quelle tre donne non apparivano a un occhio eaterno come musulmane
vestivano all’occidentale, jeans e maglietta, e non portavano alcun velo
(A parte l’anziana africana con turbante in maglia, ma quello è un altro discorso)
eppure non riuscivano a condannare l’attentato a charlie hebdo
a condannare semplicemente il sangue inutile, la violenza gratuita
un attentato immenso per quanto è stata spropositata la “punizione ” rispetto alla “colpa”
io e la mia amica continuammo a sgranocchiare alghe essiccate acuendo ancor più le differenze culturali in quella cabina
Fatima mangiava un panino quasi da “infedele”
alla stazione di Parigi non c’era cibo che rispettava le regole halal
capelli crespi stirati invece si era procurata un vassoietto di gnocchi al ragù dall’aspetto niente affatto invitante
Ma tant’è
l’anziana col turbante sbocconcellava qualcosa di invisibile che prendeva da un sacchetto di carta nella borsa
Ma non era quello il problema
Se non ci fosse stata la sferzata di gelo di quei discorsi sarebbe potuto continuare il clima da gita scolastica
ma ormai era tutto cambiato
quando piu tardi scesi dalla cuccetta indossando le ciabattine di plastica per andare in bagno fatima provò a scherzarci su
Ma l’effetto che ottenne con il tono che virava sull’acido fu solo quello di farmi sentire come mi vedeva realmente
Una privilegiata dalla vita dannatamente comoda
Che si mette addirittura le ciabattine in treno
Mica come lei, badante a un anziano e cameriera in pizzeria per tirare su da sola tre figli
Ed era una frase detta probabilmente per ricucire
ma ormai era impossibile
Quella notte dormimmo meglio rispetto all’andata
capelli crespi stirati non passò tutto il tempo in bagno a ricaricare il cellulare, anche se lo uso’ abbondantemente
Fatima prima di addormentarsi ascoltò per un bel po’ musica araba al telefonino
(“Dormi? Scusa, volevo verificare che non ti fossi addormentata con la luce accesa”)
l’anziana non disse più una sola parola
Pian piano le compagne di viaggio scesero dal treno. fatima a Milano, l’anziana a Brescia
Capelli crespi stirati purtroppo solo a Padova, così dovemmo stare nello scompartimento con lei, che era sempre più nervosetta nonostante la batteria ricaricata, quasi per tutto il viaggio
Dopo mi è venuto anche il dubbio sulle valige
Fatima era stata a parigi da dei parenti per dieci giorni e aveva due bagagli pesantissimi (ho avuto il muscolo del braccio sinistro stirato e indolenzito per quasi dieci giorni)
ho pensato che chiunque può portare quello che vuole dall’Italia al cuore di Parigi senza alcun controllo
mi dicono che questi sono gli accordi di schengen
ok, ma se vai in aereo ti controllano col metal detector anche sui voli nazionali
Un po’ di uniformità non guasterebbe
al mattino un uomo di colore grande e grosso nella cabina accanto alla nostra ha ascoltato per ore, anche lui, musica araba ad alto volume
poi finalmente è sceso
io fino ad oggi, ad ogni viaggio, mi cantavo quella canzone di de Gregori interpretata dalla Mannoia
“Perché viaggiare non è solamente partire, partire e tornare
Ma è ascoltare la lingua degli altri, è imparare ad amare”
Ripensando a questo viaggio in treno invece mi è venuta piu in mente Titanic
Anche se è sempre di de gregori
“La prima classe costa mille lire. la seconda cento. la terza dolore e spavento”.
Pensare che due anni fa le nostre compagne erano parigine che andavano a Venezia a vedere la biennale
Forse abbiamo solo sbagliato il periodo
Ma piu probabilmente sono solo cambiati i tempi
inevitabilmente
(Soldato scelto di una guerra perdente, dice ancora la Mannoia. Ma spero solo che il mio pessimismo sia un po’ esagerato)

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per andare a Parigi prendiamo il treno. ho già fatto lo stesso viaggio nemmeno due anni fa, Venezia-Parigi, Parigi-Venezia in cuccetta, e l’ho trovato molto comodo. anche perché scendi in centro, alla Gare de Lyon, senza doverti preoccupare di check in, navette e tutto quanto

all’andata la cabina da sei è piena. Ci siamo noi due, una giovane senegalese in carne, una donna africana di non so dove ma più scura e con la testa avvolta in una fascia nera, e due francesi poco cordiali

poco male. Loro salgono tutte a Milano e noi ci siamo già sistemate in cuccetta dopo aver cenato. Avevamo fantasticato su chi avrebbero potuto essere le nostre quattro compagne di viaggio “milanesi” e non ci avevamo azzeccato per niente. Non erano le quattro amiche che andavano a far shopping a parigi nel week end che pronosticavo io né le quattro teenager casiniste munite di cuffiette…

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cercando Charlie

charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi… tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu ti senti come se avessi azzeccato la parola d’ordine per entrare nel loro mondo
in questi giorni chiedere charlie in edicola, se non sei francese, è un po’ come dire: siamo con voi
È come tirare un filo invisibile che ci unisce tutti quanti e ci fa sentire tutti ugualmente feriti e colpiti dallo stesso attentato
è un modo di dire: io non ho dubbi, scelgo la libertà. Di stampa, di espressione, di essere ciò che noi siamo
Come le folle del Jesuischarlie nelle piazze
ecco

Domenica, secondo e ultimo giorno a Parigi, ci riprovo

Metto la sveglia alle 7.30 contando di essere all edicola di Place d’Italie, la più vicina all’albergo, per le 8, pronta a fare la fila con i parigini

Ma alle 6 sono già sveglia e alle 6.30, nel buio pesto, sono in strada

Parigi è deserta
vicino all edicola, chiusa anche se illuminata, qualche tassista semi addormentato

Aspetto in piedi stringendomi nel piumino

Dopo qualche minuto non sono più sola
basta un gesto del tipo anche tu qui per charlie e l’uomo si avvicina
Sulla quarantina o più, indossa un basco alla francese
Viene da bordeaux, dice
E ha già girato un bel po’ di edicole in cerca di charlie
Visto che la nostra non accenna ad aprire mi guida in un tour improvvisato del XIII arrondissement

Non siamo fortunati
Tutte le edicole nell’arco di un chilometro in tre o quattro direzioni diverse sono chiuse
Ci chiediamo a che ora apriranno, se apriranno
Devono aprire, dice il francese, altrimenti dove si comprano i quotidiani

Nemmeno i ragazzi della nettezza urbana ci sanno indicare un orario preciso
In genere aprono presto
a quest’ora, sono le sette, dovrebbero già essere aperte
niente da fare
anche i bar della zona tardano a tirar su le saracinesche
Mentre le vie pian piano si animano al passaggio di qualche lavoratore mattiniero
il cielo è sempre nero, fa un po’ freddo
Il francese mi mostra il meteo sul cellulare: 1 grado

camminiamo di edicola in edicola, da un boulevard all’altro fino alle 8
In Place d’Italie il chiosco è sempre chiuso

Direi che può bastare, per stamani
intanto il cielo si è schiarito e fa anche un po’ più freddo
Torno in albergo mi faccio una doccia bollente e mi rimetto sotto le coperte
ma è già tempo di preparare i bagagli, far colazione e uscire di nuovo

Sul boulevard Gobelins anziché girare a sinistra per Place d’Italie decido di fare una deviazione a destra, verso una delle edicole visitate poco prima, così, per avere una chance in più
È aperta, c’è una piccola fila
ma solo uno degli uomini che mi precede compra Charlie
Quando è il mio turno ne chiedo venti copie
Ce ne sono dieci, dice l’edicolante
Va bene lo stesso, merci
Scusi ma a che ore aprite la domenica?
Alle otto
Ah, perfetto

Sono le 10.22, cammino su un boulevard di Parigi trascinando il mio trolley e con in mano una busta piena di Charlie

non stiamo troppo a sottilizzare
Direi che l’obiettivo è stato raggiunto

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charlie1

Torno a Parigi dopo un anno e poco più
Ho due obiettivi: visitare il cimitero di Père Lachaise e comprare qualche copia di Charlie hebdo

Troppo poco il tempo a disposizione per il cimitero e le previsioni danno continuamente pioggia anche se non è mai caduta nemmeno una goccia

Insomma, visita rinviata

E’ subito chiaro che trovare Charlie non è facile nonostante sia passata più di una settimana dall’attentato e le copie vengano distribuite ogni giorno
ma si sapeva anche questo

Sabato, al nostro arrivo, erano tutte esaurite

Non si trovava Charlie ne’ le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino

Qualcuno ha messo anche il cartello

charlie

Io pero’ insisto lo stesso

Ma domani lo distribuiscono ancora?

L’edicolante col gesto largo della mano

“Demain, et lundi, mardi et mercredi. .. tous le jours”

Ogni volta che vediamo un’edicola chiediamo
charlie non c’è, ma l’edicolante sorride fra il complice e il gratificato e tu…

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la vetrina di Gallimard

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti
Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via della non violenza di Gandhi e, a introdurre il tutto, una pila di copie a due euro del trattato sulla tolleranza di Voltaire

E un messaggio chiaro e coraggioso quello di Gallimard e colpisce dritto al cuore
ricorda la strage e onora i morti, perpetuandone l’opera
(Sì lo so che fra le vittime non c’erano solo i vignettisti. Ma loro ne erano l’obiettivo, e anche gli altri che sono stati uccisi rimarranno legati per sempre ai loro nomi)
Allo stesso tempo richiama le radici della cultura francese, il secolo dei lumi, la rivoluzione per la liberte’, legalite’, la fraternite’, alla luce delle quali invita a considerare e conoscere il mondo islamico
E’ un messaggio raffinato, evoluto, che non indulge alla vendetta né cade nella facile trappola della contrapposizione fra i due mondi attualmente contrapposti. L’occidente e l’islam.
invita a conoscere, approfondire
e a tollerare
nel modo più intelligente, aprendo le finestre della conoscenza, della cultura e del dialogo
La memoria si srotola veloce accompagnata da quel nome, Gallimard, abbinato alla grande cultura francese.
Proust, Gide, Yourcenar, Ionesco, Simenon, Sartre, Artaud, Celine, Duras e l’ultimo nobel Modiano.
E anche a quella italiana. Ungaretti, Pirandello, Svevo, Levi, Pavese, Bassani, Malaparte, Buzzati, Fenoglio, Moravia, Calvino, fino a Tabucchi, Baricco, De Luca, Crepax e Pratt.

“Il valore primario dell’occidente è la libertà – ricorda Eugenio Scalfari in un editoriale su Repubblica – libertà di espressione, di religione, di movimento migratorio e di comportamenti”
l’attentato a Charlie Hebdo ha colpito il cuore di questo sistema
il sarcasmo, l’ironia, lo sberleffo
la libertà massima, quella del giullare, del comico, del vignettista
la voce del bambino che dice “Il re è nudo” mentre gli ipocriti ne osannano le vesti facendo finta di non vedere
“L’ora è tragica, – scrive le Canard enchainé, l’altro settimanale satirico parigino, – ridiamo”
chi pensa che Charlie se l’è meritato, che i giornalisti non avrebbero dovuto più disegnare le loro vignette intimoriti dalle minacce, ha già rinunciato a questi valori
L’attentato a Charlie, al di là del numero dei morti, ha colpito proprio questo
la libertà d’espressione, la tolleranza, la capacità di ridere anche sulle cose più serie
un bene impalpabile, ma reale, frutto di secoli e secoli di evoluzione sociale
Liberté assassinée era il titolo del Figaro, il giorno dopo
Il potere del simbolo è maggiore di quella delle singole vite umane
non è un mio pensiero, è un dato di fatto
Il 28 giugno 1914, nell’attentato di Sarajevo, morirono “soltanto” l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie
ma come conseguenza scoppiò la prima guerra mondiale
Per tutti questi motivi, ma anche per altri, davanti alla vetrina di Gallimard non sono riuscita a trattenere due lacrime
Le Canard enchainé scrive: Message de Cabu: “Allez les gars, ne vous laissez pas abattre” (Cabu, uno dei disegnatori uccisi: “Andiamo ragazzi, non lasciatevi abbattere”)

Avatar di simonapaciniJe suis une journaliste

galli

Impossibile non notarla, incorniciata di legno rosso, durante una tranquilla passeggiata domenicale a Parigi. Attraversiamo la strada, il Boulevard Raspail, per dare un’occhiata da vicino.
Di là dal vetro le immagini del settimanale colpito, con le prime pagine dei giornali francesi uscite subito dopo l’attentato e alcuni articoli di repertorio sui vignettisti uccisi.
Un colpo allo stomaco.

galli2

La vetrina di Gallimard a Saint Germain de Près è dedicata a Charlie Hebdo

galli4

Nello spazio principale vedo la reazione più intelligente e raffinata alla barbarie della strage di Charlie, ormai assurta a simbolo di una lotta fra mondi contrapposti

Qui sono esposte le opere di Cabu, Charb, Tignous e Wolinski, i quattro disegnatori uccisi
e intorno, disposte a ventaglio, opere sul mondo arabo, (Nella pelle di un jihadista, La primavera araba, La quinta repubblica e il mondo arabo, Lo stato islamico, Passione araba, Il califfato del sangue)
Ma c’è anche la via…

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Non è facile essere charlie

Avatar di simonapaciniJe suis une journaliste

Ho aperto questo blog, jesuisunejournaliste, un po’ di tempo fa. Intento autoironico (New York Times compreso che era la foto in alto dove ora però ho messo i tasti della macchina da scrivere). Qualcuno nel mio mestiere si prende fin troppo sul serio. Secondo obiettivo: collezione. Un comodo faldone volante dove conservare alcuni articoli scritti nel tempo che volevo tenere da parte. Una sorta di cartella dei ritagli. Nemmeno troppo pubblico ne’ pubblicizzato perché non credo proprio che quegli scritti, apparsi su stampa iper locale, tanto tempo fa, possano essere d’interesse per i più.

Per me una piccole raccolta colorata fra tanti articoli di cronaca nera che, al contrario, non amo conservare.

Stamani, mentre dividevo i vestiti bianchi da quelli colorati per il bucato e la mente vagava sugli avvenimenti di questi giorni, mi sono venuta in mente.

Jesuischarlie jesuisunejournaliste Jesuischarlie journaliste charlie

Quando scelsi il nome del blog, a…

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cronache da una città anestetizzata

“Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”
Lev Tolstoj

piazza2

torno da Parigi un lunedì mattina e dopo una doccia e un pranzo veloce vado al lavoro
passando da piazza Duomo vedo che finalmente è stata chiusa la pista di pattinaggio
finalmente la smobiliteranno
siamo in pieno centro storico, la piazza è centrale, antica, ricoperta di porfido
mi sembra superfluo spiegare il perché, finalmente
è il 19 gennaio

finito il breve viaggio, la routine riprende il sopravvento
casa, lavoro, casa
attraverso piazza Duomo due volte al giorno e la pista da pattinaggio è sempre là
una volta di notte sento un gran rullare di motori
forse la stanno smontando
il mattino dopo ci sono dei camion, operai che lavorano
finalmente

dopo alcuni giorni qualcosa è cambiato
sono spariti i capannini di legno, è stato tolto lo strato di ghiaccio ma rimane la pista di sabbia, con intorno i mucchi di neve e alcuni sacchi di plastica nera

il 6 febbraio pubblico la foto su facebook con un commento ironico
“Mica male… una discarica in piazza Duomo! Quantomeno è un’idea originale. Innovativa, direi”

Qualcuno commenta anche
allora la cosa interessa…

piazza1

il 9 febbraio torno alla carica
ormai è una questione di principio
“No, non è sempre la stessa foto. È sempre la stessa piazza. Una discarica cioè”

“taggo” anche il sindaco e l’assessore tabacchi

piazza

Il giorno dopo, 10 febbraio, cambia ancora qualcosa

“Dopo 23 giorni qualcuno si è accorto della discarica e ha fatto togliere i sacchi neri e l’immondizia. .. certo rimane la sabbia ma non si può pretendere tutto e subito. Intanto anche il PD si è svegliato e ha indetto una conferenza stampa proprio per oggi e proprio lì davanti… ah per chi non lo sapesse il luogo si chiama piazza duomo e si trova a Belluno, la città della qualità della vita”

piazza4

l’11 febbraio esce l’articolo sulla stampa
soprattutto sul Gazzettino, il giornale per cui lavoro, mentre nei giorni precedenti il caso aveva avuto risonanza sulle tv locali

ricapitolando
la pista di sabbia è sempre lì
il sindaco ha spiegato che è ghiacciata e che toglierla ora causerebbe la distruzione del porfido
Restiamo in attesa del disgelo
magari il prossimo anno pensiamoci un pochino visto che quassù il gelo d’inverno è abbastanza normale

Però rifletto
È stato necessario pubblicare una foto su facebook perché il sindaco facesse togliere i sacchi neri di plastica (precisando che non era immondizia, ma la guaina)
È stato necessario anche perché l’opposizione notasse ciò che aveva davanti agli occhi ormai da giorni e convocasse una conferenza stampa per denunciare la situazione

“E’ tutto normale” avevano risposto in Comune a una giornalista del Gazzettino la settimana prima

per chi non lo sapesse
piazza Duomo a Belluno è il cuore della città
Vi si arriva con le scale mobili del posteggio di Lambioi
ci sono il Comune, la Prefettura, la Provincia
poco più avanti le Poste

Possibile che si siano già tutti abituati?
E intanto i giorni sono 24…

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Oggi è festa Ercolino: razione doppia!

ercolino1

Me lo ricordo ancora il giorno che arrivò a casa mia. Era il primo febbraio 2014 e faceva freddo. Ero al lavoro,  in pausa pranzo passai a casa della collega che se lo era portato su da Padova fino a Belluno.

Era un pezzettino piccino piccio’ col pelo nero e miagolava in continuazione.

Mi fu consegnato con un trasportino color cremino (beige e marrone), adagiato su tranci di plaid a quadri, con una copertina bianca in pile come dono, un vassoietto di croccantini e una medicina contro i vermi.

A casa avevo già preparato tutto. La cuccetta con il cuscino,  le pappe acquistate qualche giorno prima insieme alle coppette col fondo antiscivolo decorate con le impronte delle zampine e la lettiera coperta

Mentre attraversavo la piazza con il trasportino, era sabato, giorno di mercato, miagolava come se stesse andando al patibolo.

Sì chiamava già Ercolino.  Lo avevo battezzato così vedendolo in foto,  piccino come uno scricciolo, in segno di augurio.  A riguardarla oggi, quella foto, ci vedo tutto ciò che poi è stato.

ercolino0

Il muso serio di un gattino che conosce le brutture della vita e che le affronta con delicatezza e senza troppe pretese. E tanto altro

Ma allora non lo sapevo. Non sapevo che cosa c’era in quel trasportino,  chi fosse quel gattino sconosciuto e come avrebbe modificato la mia beata e indipendente solitudine.

Non so quanto dipenda dal carattere di Ercolino e quanto dal mio.

In un anno abbiamo costruito un ménage fatto di piccole abitudini, tutte nostre. E ora Ercolino è un gattino quasi modello. Non mi sveglia la mattina presto, anzi continua a dormire finché non mi alzo io. A volte anche tardi. mangia tutto quello che gli preparo, compresa la meravigliosa pappa fatta in casa con riso (e ora anche miglio) carote e merluzzo, permettendomi oltre che di tirarlo su sano, anche di risparmiare un bel po’ sulla spesa. che poi si fa il pari con i croccantini di diamanti per gatti sterilizzati

ercolino

Ma per qualche settimana Ercolino è rimasto un estraneo per me.

Lo vivevo con dubbi e sospetti, quasi

Mi farà dormire? Sarà agitato? Sporcherà?

Poi c’è stato un momento in cui la marcia si è ingranata. e abbiamo cominciato ad andare a ritmo

Io mi sono innamorata sempre più. E così ha fatto anche lui. Che, povero piccolo, ne aveva da superarne di barriere

(E’ ancora uno dei gatti più paurosi che abbia mai conosciuto. anche se non quando è con me)

ercolino

Se non si conosce (e lui non si fa conoscere molto) è difficile raccontare Ercolino.

Un amico, uno dei rari che ne ha avuto la fortuna, una volta ha detto, paragonandolo al suo gatto.

“Ercolino è diverso. Lui è un essere umano che ha scelto di rinascere gatto. si vede dagli occhi”

Lo avevo pensato anche io, pur non trovando il coraggio di esprimerlo

In questo anno, da quando è arrivato, siamo stati sempre insieme, eccetto pochi giorni miei di vacanza

Oggi non saprei immaginare la mia vita senza di lui. E mi accorgo ogni giorno di quanto la sua presenza influenzi la mia vita e modelli il mio carattere.

In un anno, ma anche meno, mi sono trasformata in una donna single con gatto.

Anche questo è uno status.

Guardato con sospetto (da qualcuno), lo so, ma che posso farci

ercolino

Qualche tempo fa un conoscente che non vedevo da un po’, salutandomi per strada, mi ha chiesto se mi fossi sposata e avessi avuto figli.

“Ma perché? ” si è chiesto guardandomi con aria dispiaciuta e con gli occhi pieni di compassione

per tirarlo un po’ su gli ho detto ridendo

“Comunque una novità c’è: ho preso un gatto”

Non credo abbia colto la battuta

Anzi, mi ha guardato anche peggio

con ancor più commiserazione

Ercolino Ercolino, anima mia tesoro di mamma

Non ci preoccupiamo

noi stiamo bene cosi

E siccome oggi è la tua festa ti do una bella notizia

Croccantini premio!

Razione doppia, of course

20140509_082552

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Archiviato in ercolino, storie di gatti e altri animali

Le avventure di Ercolino – un misterioso shock

Ogni volta che si torna da un viaggio, Ercolino, il mio gatto, manifesta un cambiamento

Quest’estate fu un atteggiamento più dipendente e affettuoso nei miei confronti, oserei dire quasi grato

Stavolta ha ricominciato a stendersi sopra di me quando sono sul divano, cosa che non faceva da quando era un cuccioletto grande come un soldo di cacio

Non so da che cosa dipendano queste novità. Le registro e le apprezzo

Ogni variazione ha le sue piccole conseguenze nella convivenza quotidiana

Ora, pensando che a lui faccia piacere, e fa piacere anche a me ovvio, stendersi sulla mia pancia o sul mio petto, cerco di leggere più sul divano che seduta al tavolo

Recentemente è stata introdotta anche un’altra novità, quella del cibo premio

Avevo già comprato da alcuni mesi delle “caramelle” per gatti, ma le avevo lasciate nella loro scatola non sapendo in quali occasioni premiare Ercolino che, francamente, a parte alcuni rari episodi, si comporta sempre in modo ineccepibile

Ho riflettuto proprio su questo aspetto

Quando torno a casa dal lavoro lui mi fa le feste ed è contento di vedermi, la casa è tutta a posto, a parte il tappeto sul quale si arrotola, non combina mai disastri pur stando tutto il giorno da solo

Allora ho cominciato a premiarlo per tutto questo

Lo accarezzo sul pancino, che lui mi offre stendendosi a terra a pancia all’aria, e gli dico “bravo, bravo Ercolino che sei stato tutto il giorno a casa da solo ad aspettarmi”

“Bravo Ercolino”

Poi vado in cucina, prendo la scatolina degli snack e la agito

Lui, attratto dal rumore, salta come un lampo sul tavolinetto di legno sotto al quale c’è la sua pappa e mi guarda speranzoso aspettando il premio che poi divora in un  baleno

Questa consuetudine in breve tempo ha però perso lo spirito per il quale era stata instaurata

Adesso, basta che apra la porta per mettere fuori le immondizie, che scenda un attimo in cantina o a fare la spesa, Ercolino, non appena rientro in casa, salta sul tavolinetto e pensa di meritarsi il  premio

Che arriva subito, ovvio. Ci mancherebbe

La stessa cosa succede anche al risveglio

Mi alzo, vado in cucina, e lui zac balza sul tavolino a pretendere il super croccantino

I premi sono di diverso tipo

Ci sono degli stick morbidi che spezzetto in bocconcini a più riprese che gli piacciono tantissimo

Dei croccantini super saporiti venduti in una confezione di plastica dalla forma del muso di un gatto che lo fanno impazzire

Ultimamente alterno anche con una marca da supermercato di croccantini da gatto castrato che lui mostra di apprezzare tantissimo

Sicuramente molto di più di quelli, costosissimi, che gli compro nei negozi specializzati

Chissà però se il suo comportamento più affettuoso e coccolone dipende da quanto successo in Toscana per le vacanze di Natale

Come al solito, appena arrivati, Ercolino è uscito dalla sua gabbietta per andare a esplorare la campagna intorno casa

La prima sera il giro è stato breve

Il secondo giorno è sgattaiolato di corsa fuori dall’uscio alle prime luci dell’alba per rientrare con il sole ormai tramontato

Il terzo è uscito sempre presto al mattino ma ha fatto rientro un po’ prima del solito nel pomeriggio

Intorno alle 5, 5.30 era già fuori dalla porta che aspettava di entrare in casa

Una volta dentro, poi, ha iniziato a guardarsi intorno con circospezione, impaurito, con le orecchie ritte e la coda tesa

Terrorizzato da chissà quale esperienza vissuta là fuori

Nei giorni successivi non si è quasi mosso da camera mia, anzi dalla finestra di camera mia, rimanendo a dormire sul davanzale interno, fra il vetro e la tenda, calata, con qualche rara eccezione giusto per raggiungere il vassoio della pappa in cucina o il mio letto durante la notte

Per il resto, fermo, immobile, impaurito chissà da quale orrendo incontro avvenuto, a mia insaputa, nella vasta campagna toscana

Solo il giorno prima della partenza, quello di Natale, è voluto uscire di nuovo

Quando io mi ero ormai già illusa che il mattino successivo non avrei avuto nessun problema a rintracciarlo per prepararlo per il viaggio
Poi in qualche modo ho fatto
L’ho gabbato appena sveglio, impedendogli di andare fuori, nonostante i suoi insistenti miagolii, e dandogli subito un po’ di sonnifero

Dopo il viaggio è tornato tutto come prima

Ma con qualche richiesta di coccole in più
Che male non fanno

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la mia lista di Natale

Se avessi dei bambini per questo Natale regalerei loro un libro di Nathaniel Hawthorne, l’autore della “Lettera scarlatta”, che peraltro non ho letto

non ho letto nemmeno “Il libro delle meraviglie”, che sarebbe appunto quello che regalerei, ma ultimamente me lo ritrovo spesso sul cammino così ad ogni buon conto l’ho inserito nella mia lista di regali
Intanto

I motivi per cui questo libro mi incuriosisce sono due, essenzialmente
perché è scritto da un autore americano di due secoli fa del quale non ho letto ancora niente e che mi piace dunque poter scoprire
E poi perché l’argomento di cui tratta è la mitologia greca
la madre di tutte le storie

Mi piace anche pensare che un bambino, o un ragazzino, possa trovare nella lettura di queste fiabe ispirate ai grandi miti e alle leggende classiche un forte appiglio per salvarsi dall’eccesso di tecnologica contemporaneità

un adulto nella rilettura dei miti può invece trovare la chiave per comprendere meglio caratteri e situazioni della commedia umana

nella mia lista ho inserito anche un libro uscito da poco
Las Vegans di Paola Maugeri
la cui autrice è una persona del mondo dello spettacolo che mi è sempre piaciuta e che da poco, grazie alla pagina Facebook La mia vita a impatto zero (che è anche un libro e un blog), ho riscoperto per un aspetto finora sconosciuto, il suo essere vegana, che in questo periodo mi interessa particolarmente

poi avrei da regolare un conto in sospeso con i Baustelle
ma anche stavolta ho rinviato la lettura (e l’arrivo) dei Mistici dell’Occidente di Elemire Zolla, due impegnativi volumi che amerei studiare in un monastero isolato dal mondo

Tranquilli
Negli ultimi giorni ho letto anche un po’ di libri ben più facili e terreni che potrebbero rivelarsi dei simpatici regali per chi non sa che cosa donare a Natale

L’avaro di Mayfair di M.C. Beaton (la creatrice di Agatha Raisin)
spassosissimo viaggio nel mondo dell’aristocrazia inglese del milleottocento

Il telefono senza fili di Marco Malvaldi
per chi ancora non conoscesse i simpatici vecchietti detective del BarLume
e avesse voglia di farsi qualche sana risata in toscano

Morte in mare aperto di Andrea Camilleri
per chi vive in perenne crisi di astinenza dal commissario Montalbano

Il guardiano del faro: la settima indagine di Erica Falck di Camilla Lackberg
per chi voglia immergersi nei brumosi misteri scandinavi e nelle cupe atmosfere svedesi

Gelo per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni (quello del commissario Ricciardi)
Ecco qua un bel poliziesco di casa nostra ambientato a Napoli
continuo a leggere questo autore perché merita veramente ma coltivo sempre la speranza che prima o poi abbandoni quella verve mandolinesca di cui infarcisce per fortuna solo poche pagine ogni tanto

Killer presunto: i casi del capitano Flores di Laura Mancinelli
Un poliziesco leggero scritto con grazia e ambientato in Sardegna fra nuraghi e bouganvillee

Un nido di vipere per il commissario Cataldo di Luigi Guicciardi
una bella storia di morti misteriose e intrecci da brivido ambientata a Modena

Gatti molto speciali del premio Nobel Doris Lessing
per gli amanti dei felini

Ai quali consiglio anche
Io sono un gatto di Soseki Natsume (a scatola chiusa, ma mi fido)

nella biblioteca animalista non possono mancare però nemmeno i due libri di Denis O’Connor
Se una notte di inverno un gatto
e
Ritorno a Owl Cottage

né la singolare storia del piccola Atticus, il simpatico schnauzer nano di Con te in cima al mondo di Tom Ryan

in questo momento sto leggendo
L’assassino non sa scrivere di Stefano Piedimonte
La storia è ambientata nel paese di Fancuno, dove è facile andare, spiega l’autore
E fin qui mi ha fatto già morire dal ridere
risate facili, eh!?
Se poi qualcuno avesse un amico giornalista un po’ troppo compreso nel proprio ruolo
ecco, questo potrebbe rivelarsi il regalo perfetto
riserva infatti delle discrete perle all’indirizzo della categoria della quale, peraltro, più o meno orgogliosamente faccio parte
Male che vada vi inviterà ad andarci voi a Fancuno
poco mal

già che ci sono annuncio anche il libro che leggerò non appena avrò finito quello di Fancuno
Hanno ammazzato la Marinin di Nadia Morbelli
me l’ha appena consigliato un’amica e so che di lei mi posso fidare

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L’attimo fuggente

Ovvero cogli l’attimo.
Carpe diem, insomma.
In certi mestieri l’attimo è tutto.
Penso ai fotografi e alla loro capacità di fermare un attimo, fra i tanti.
Quello che diventerà eterno, in certi casi.

Ci penso ancora turbata dalla morte del fotoreporter americano Luke Somers, rapito dagli yemeniti di Al Qaeda più di un anno fa. Proprio quando stava per riacquistare la libertà, insieme a un altro ostaggio, è stato ucciso
Aveva scelto di fermare gli attimi di quello che accadeva nelle parti più calde del mondo.
E gli è costato 14 mesi di prigionia e la morte.
Ma questo è un pensiero dell’ultima ora.

In realtà volevo raccontare un’altra storia.
Durante una breve trasferta di lavoro ho incontrato alcuni colleghi che vedo di rado.
Nello stesso giorno, in tre mi hanno raccontato storie simili su attimi perduti nel mondo del giornalismo.
Una bella coincidenza.

Con Stefano abbiamo ricordato i tempi passati, di quando si lavorava nella stessa redazione.
Era l’estate di Atlanta, le Olimpiadi del ’96.
Fra gli atleti c’era Daniele Scarpa, veneziano, che gareggiava con Antonio Rossi nella canoa. Era il momento clou dell’Olimpiade, ricordava Stefano, e stava aspettando insieme a Giovanni davanti alla tv la gara più importante.
C’era tensione anche in redazione. Il Gazzettino è il giornale di Venezia, la vittoria di Scarpa sarebbe stata un evento davvero speciale.
La gara ritarda, lo speaker parla e parla per riempire il vuoto e tenere il pubblico agganciato alla tv.
Giovanni ha voglia di un caffè. Le macchinette sono in fondo al corridoio.
Pensa che in due minuti arriva mette i soldi schiaccia il pulsante e prende il bicchierino caldo.
Ci pensa un po’, intanto ad Atlanta nessuno si muove. Si decide e va.
Dopo un attimo che è usvito dalla stanza parte la gara. Stefano non sa cosa fare. Se si allontana dalla TV per chiamare il collega rischia di perderla anche lui. Non gli resta che confidare nella velocità di Giovanni.
Scarpa e Rossi pagaiano come matti e vincono la medaglia d’oro. La medaglia d’oro nella canoa alle Olimpiadi di Atlanta, 1996.
Giovanni rientra che la gara è finita da un soffio, dopo aver bevuto il suo caffè.
Probabilmente il più amaro.

M. ricorda i primi tempi dell’edizione web quando ci lavoravano in tre, lui, A. e B.
sono i giorni di Eluana Englaro. Il padre desidera staccare la spina dei macchinari che tengono artificialmente in vita la figlia, in coma irreversibile da anni.
Infuria il dibattito sull’eutanasia. Il Paese è diviso. Si attende la decisione del giudice.
È il 9 febbraio 2009. Le macchine potrebbero essere spente da un momento all’altro. Dipende soltanto da quando arriverà il nulla osta.
per i giornalisti della carta stampata basta cogliere la notizia prima di andare in stampa. Il web invece mira a battere la concorrenza sul tempo, dandola il prima possibile, non appena verrà diffusa la decisione.

I redattori stanno incollati al video, tengono d’occhio agenzie e siti informazione. Passano le ore e ancora non succede niente.
B. copre l’ultimo turno serale. È rimasta sola in redazione. Continua a tenere la situazione sotto controllo ma ancora nulla.
ha un buco nello stomaco. La fame si fa sentire e la distrae.
un salto al bar per un toast non dovrebbe costituire un problema. Basta uscire dall’ufficio e percorrere pochi metri. Il tempo di farlo scaldare e torna al suo posto.
ma non fa in tempo a rientrare che già le squilla il telefono.
E il capo. Hanno spento la macchina, Eluana è morta. Tutti i siti hanno battuto la notizia manca solo il nostro.
Maledetto quel toast.

Prendo un tè al bar con Anna e Carlo. Il discorso cade sul nipote di Anna che ha scelto di vivere in Polonia, patria di origine della famiglia, lasciando gli Stati Uniti, il padre che vive a New York e l’ultimo prestigioso incarico a Los Angeles.
Lui è direttore delle redazioni on line di una delle più importanti televisioni di Varsavia.
Sono i giorni in cui papa Wojtyla sta per morire e il mondo intero pende dai notiziari radio e tv.
La tv polacca si prepara ad annunciarne la morte. Quando questa avverrà sarà trasmesso l’intervento di un illustre personaggio religioso che darà personalmente la notizia agli spettatori.
Gli organizzatori della trasmissione non avvisano però i giornalisti della redazione web. Che fanno il loro lavoro. E, non appena il Vaticano diffonde la notizia della morte di papa Giovanni Paolo II, battono una striscia che passa in sovrimpressione durante la normale programmazione.
Bruciando l’intervento dell’alto prelato e l’effetto sorpresa a lui riservato.
Pare che i giornalisti siano stati pure cazziati per questo.
Non se ne fa mai una giusta

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