una vacanza speciale – lasciatemi qui, per favore (4)

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Il traghetto Aquavision parte alle 8.30 dal porto di San Vincenzo
Mi metto in fila per fare il biglietto (34 euro piu 8 di ingresso al parco) mentre Lula fa un salto alla Coop a comprare un po’ di frutta fresca
Sono attrezzata contro il sole, ohibò, come una turista tedesca
cappello di paglia, spolverino di lino bianco, ombrellino e crema solare 50 schermo totale
a Pianosa non ci sono molti alberi
è un’isola brulla e assolata
e come se non bastasse, ci spiegherà la guida durante la passeggiata, non ci piove mai, proprio a causa della morfologia piatta (pochi metri sul livello del mare) che non offre appiglio alle correnti

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La prenotazione per la visita a Pianosa è stata fatta diverse settimane prima. Abbiamo scelto sabato 18 luglio (2014) così ci saremmo arrivate nel primo giorno di vacanza e poi saremmo state libere di andare a Capraia dove saremmo rimaste per qualche giorno in pace
le due isole non sono collegate

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sul traghetto ci presentiamo alle guide. nessuno può entrare nell’isola dell’ex carcere senza la loro mediazione.

Il viaggio dura due ore e mezzo
un po’ guardiamo dal finestrino, un po’ saliamo sul ponte
anche se il sole comincia a farsi sentire

 

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la barca è pienissima
c’è gente di tutti i tipi

nella fermata a Marina di Campo, isola d’Elba, salgono altri visitatori
ormai ci siamo quasi
sulla linea dell’orizzonte si vede già la striscia scura di Pianosa
sono le 11 passate quando attracchiamo nel porto

scendiamo e cerchiamo il nostro gruppo, quello della passeggiata per l’isola
poi ci sono quelli del giro in bici, in carrozza, con la canoa
il sole batte forte
facciamo un salto al bar ristorante per lasciare lo zaino e rinfrescarci in bagno prima dell’escursione

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a Pianosa ci saranno 40 gradi. deve essere veramente l’unica località italiana battuta dal sole in un’estate piovosa e freddina come quella del 2014
io sembro la protagonista di un giallo di Agatha Christie, quello della tipa grassa e imbacuccata che assisteva agli scavi archeologici nel deserto
non bastassero il cappello di paglia a larghe tese, gli occhiali da sole e lo spolverino bianco, apro anche l’ombrellino per parare il sole
una bambina mi indica al padre che la porta a cavalcioni sulle spalle
lo avrei fatto anche io, nei suoi panni

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la calura è insopportabile
la testa mi scoppia
ogni tanto ci fermiamo in cerca di un po’ d’ombra
ma incrociamo degli alberi alti solo in due punti del nostro cammino
per il resto è tutta terra, macchia mediterranea, e stradine polverose

la guida ci parla anche degli animali e delle piante (qui, per esempio, non esistono le vipere) che vivono a Pianosa, oltre che della storia dell’isola e del carcere per la quale è famosa

vietato allontanarsi da soli oltre il muro del carcere, in pratica su tutta l’isola, eccetto il paesino e l’area del ristorante bar negozio di souvenir che ora è anche albergo

le camere sono dieci e tutte di colore diverso
dicono che la sera qui, senza visitatori e senza luce, esclusa quella di luna e stelle, sia un’esperienza unica
(chi vuol fermarsi a dormire prenoti chiamando Filippo al 366 4863363)

i detenuti di Porto Azzurro, dall’isola d’Elba, vengono mandati qui a lavorare
li vediamo passare sulle biciclette o a piedi con gli attrezzi in mano
vanghe rastrelli
continuano a coltivare questa terra che un tempo, nemmeno troppi anni fa, fu un esempio eccezionale di produttività

 

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poi, dopo le stragi di Falcone e Borsellino, quando i normali detenuti furono sostituiti dai mafiosi in regime di 41 bis, cambiò tutto

la passeggiata finisce che son già passate le due
ma non ci pensiamo nemmeno a mangiare e ci tuffiamo in acqua
nella spiaggetta di cala Giovanna, l’unica aperta al pubblico

l’acqua è fantastica
inforchiamo le maschere e cominciamo a osservare i fondali salutando i pesci trasparenti e colorati che nuotano insieme a noi

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alle 17 ripartiremo con il traghetto per cui dopo il bagno arriva anche l’ora del pranzo
ci sistemiamo sulle panchine di legno con i tavoli da pic nic nell’area a pineta e apriamo i nostri zaini
per tirar fuori il pranzo al sacco
compriamo mezzo litro di acqua a testa per riempire il thermos
al bar è quasi finita ed è solo sabato
la tipa è disperata
i pancali non arriveranno prima di lunedì e domani, domenica, si prevede l’assalto di altri 300 turisti

(ecco qui apro una piccola parentesi. racconto a Lula che la signora dice “pancali” ah ah… ma lei non ride. si dice proprio così. e io che mi ero fatta convincere dai veneti che sostengono che si dica bancali, incredibile! in realtà, ho controllato, vanno bene entrambe le versioni)

tornando all’acqua

ci penseranno loro
noi domani saremo già a Capraia

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torniamo a San Vincenzo giocando a burraco in traghetto
io sono cotta e strabollita dal sole
stavolta vince Lula
e siamo pari

(4 – continua)

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una vacanza speciale – finalmente si parte (3)

camping

Lula passa a prendermi a casa venerdì subito dopo pranzo
I bagagli sono pronti
Zaino, zainetto, materassino, bottiglie d’acqua e borsa con il cibo stanno sull’aia davanti all’ingresso di casa, pronti per essere caricati sulla Vitara
Il sole splende alto, l’aria è pulita
E proprio una bellissima giornata per partire

saluto gatto e famiglia e via… si parte
verso l’avventura

la giornata è iniziata un po’ presto, alle 5.30, con un salto dal medico di guardia per chiedere la ricetta delle medicine per il mal di testa che ovviamente avevo dimenticato a Belluno
Un passaggio attraverso la grata della farmacia di turno e ho il mio prezioso cachet
tempo un’ora e il mal di testa è passato
E in più ho la medicina a disposizione per il viaggio, che non si sa mai

Per il resto, usiamo soltanto prodotti naturali, anche preparati da noi stesse, come l’antizanzare
Lula ha con sé la preparazione sinergica, con un misto di oli essenziali
io un estratto di chiodi di garofano

Facciamo il pieno di gasolio e via!
la meta è San Vincenzo, in provincia di Livorno, da dove domani mattina prenderemo un traghetto alla volta di Pianosa
stasera non si sa dove andremo a dormire
ma in qualche modo ci arrangiamo di sicuro

prendiamo la strada per Volterra, la statale 68, oggi regionale
Guccini non potrebbe più farci una canzone, si è persa la metrica

la vacanza è cominciata e possiamo goderci il paesaggio delle colline toscane fra la provincia di Siena e quella di Pisa

Intorno a Volterra scopro delle installazioni mai viste prima
sono dei grandi cerchi attraverso i quali si vede il paesaggio dei campi sulle colline
una prospettiva nuova, che aggiunge un tocco artistico al nostro paesaggio toscano

A Saline la prima sosta
Beviamo dell’acqua, mangiamo degli snack di semi
la dieta è ferrea e non si sgarra
Thelma & Louise gluten free

ripartiamo

il paesaggio è dolce e si respira già l’aria di mare

Arriviamo a San Vincenzo che è sempre giorno
posteggiamo l’auto vicino al centro, dopo aver evitato il costosissimo park del porto cui eravamo giunte su mia indicazione

Nella piazzetta c’è un mercatino di oggetti etnici.
Lula si sofferma a guardare i tamburi
chiede il prezzo e vorrebbe anche comprarne uno
Bellissimo, dice
La mia preghiera silenziosa è stata esaudita
ci allontaniamo senza tamburo
Pericolo scampato. Per ora

di San Vincenzo avevo un ricordo di chissà quando
sicuramente di una visita fatta con babbo e mamma da bambina
Ricordavo un paesetto senza particolari attrattive
trovo una cittadina di mare dal centro curato, pieno di bei negozi, con le case ristrutturate e un bel porto turistico

è proprio da qui che domani mattina alle 8 partiremo in traghetto alla volta di Pianosa

ma ora c’è da pensare a dove andremo a dormire
chiamo al telefono i numeri di cellulare appesi ai cancelli delle case
ma è tutto pieno
E poi per una notte non vale la pena

Chiediamo un’indicazione alla ragazza che vende i biglietti per Pianosa
ci segnala un campeggio poco fuori San Vincenzo, sulla collina di San Carlo
Anzi, un agricampeggio, come si dice oggi

Le piazzole, molte vuote, sono su un piazzale sotto a dei pini
Ci sono anche delle camere
ma costano più di 100 euro a notte e ci sballano il budget

montiamo la tenda
passando lungo la strada panoramica abbiamo chiesto ad altri bed and breakfast e affittacamere
ma non c’era un solo posto libero

il campeggio è pulito, la struttura è nuova. Ancora in costruzione

dalla collina si vede il mare luccicare in lontananza

Per la cena facciamo da sole, grazie
C’era anche un bel ristorantino (agriturismo Le Rondini di San Bartolo, San Vincenzo, Livorno, telefono 328 5663141)
Ma ormai siamo decise a non sgarrare la (mia) dieta e perché no, a risparmiare il più possibile

Lula accende il fornellino a gas e riscalda le lenticchie biologiche in scatola nel pentolino.
dalla borsa esce un barattolo di verdure speziate fatte da lei
abbiamo anche un piatto in plastica dura e un set di posate a serramanico da escursione
bicchieri in plastica e condimenti: olio bono, sale berbero e pepe nero

dopo c’è anche il dolce
Un barattolino di frutta cotta da me

Zio Paperone ai tempi della caccia all’oro nel Klondike sarebbe schiattato per l’invidia

Sedute su due panchetti pieghevoli, sotto ai pini, davanti al tramonto sul mare
quella sera abbiamo mangiato il cibo più buono del mondo

dopo aver ripulito le stoviglie e risistemato le nostre cose in auto abbiamo tirato tardi, per modo di dire, giocando a burraco ai tavolini dell’agriturismo
ho vinto sempre io (questa volta)

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A letto presto
L’indomani sveglia all’alba
e via verso l’isola di Pianosa

(3 – continua)

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una vacanza speciale – i preparativi (2)

cappello

 

A volte la preparazione è divertente quasi quanto la vacanza
Le settimane precedenti alla nostra partenza per le isole di Pianosa e Capraia sono già una piccola festa
ho trovato la mia amica pronta all’avventura, non che mi aspettassi il contrario eh
andremo in posti magnifici e allo steso tempo vicini
Potrò mangiare tranquilla i miei cibi vegani e senza glutine  senza timore di stare male a causa della dieta sbagliata

Bagagli
per trascorrere pochi giorni in campeggio è necessario ridurre al minimo l’equipaggiamento, anche se certe cose devi portarle sia se stai fuori tre giorni che un mese
Tenda, sacchi a pelo, fornellino a gas, lampada da esterno
Poi bisogna sperare che le previsioni meteo siano il più azzeccate possibile per ridurre i capi di abbigliamento allo stretto essenziale
un impermeabile e un maglione però ci vogliono anche in pieno luglio per non rischiare di soffrire in caso di abbassamento improvviso della temperatura

Anche se viviamo a 400 km di distanza, con Lula ci sentiamo quasi ogni giorno via email o su Whatsapp per confrontarci su quello che può servire o no
le mini confezioni per i cosmetici, stile viaggio in aereo
L’abbigliamento tecnico, o etnico, come piace a Lula
si contano i giorni effettivi di vacanza per decidere il numero dei capi di biancheria, maglie, pantaloni

Io intanto penso alla cambusa
Per 4 colazioni bastano altrettante confezioni da mezzo litro di latte di capra a lunga conservazione e lo steso numero di pacchi di biscotti senza glutine
8 pranzi e cene si risolvono con i barattoli di ceci, fagioli, lenticchie biologici, da scaldare in un pentolino di metallo sul fornellino a gas
qualche spezia per insaporire, sale e pepe e una boccettina di olio buono
Lula porta anche una maxi scatola di semi misti tostati e salati, preparati con le sue mani, che serviranno per insaporire pranzi e cene ma anche da portare in spiaggia per quando viene un po’ di fame
aggiungiamo due barattoli di verdure cotte al tegame con le spezie, fatte da lei, e altri due barattolini di frutta cotta con uvetta e pinoli che ho preparato io
Tutti sigillati e sotto vuoto
Un po’ di frutta secca, qualche barretta energetica, una confezione da 6 bottiglie di acqua

Per la frutta e la verdura fresca, nel caso, ci arrangiamo sul posto
ma non avendo frigorifero né spazi chiusi dove conservare i cibi dobbiamo eliminare tutto ciò che è deperibile e che può attirare formiche e altri animaletti

qualche giorno prima della partenza, finalmente in Toscana, vado a casa di Lula per fare il punto sui bagagli
il suo garage è come il magazzino di Decathlon

escono accessori da campeggio da ogni scaffale

la tenda è a posto, se l’elastico dei tubi regge…
Il vecchio igloo della Ferrino ne ha fatta di strada da quando lo inaugurammo nel 1990 all’Elba per un concerto di Gianna Nannini
Eravamo in quattro quella volta
Lula non c’era ma ci offrì la tendina appena acquistata
Ancora oggi ci chiediamo come abbiamo fatto a starci comodi tutti e quattro senza problemi
ce lo chiediamo io e lei
Raffa non lo so se ci pensa ancora, Rosario e Alessandra purtroppo non ci sono più

La cernita degli zaini e dei bagagli si conclude con una decisione definitiva
porteremo uno zaino capiente a testa con dentro uno più piccolo da usare giornalmente
zero borse chic
per trasportare la tenda i sacchi a pelo l’acqua e qualche altra cosa più pesante come le scatolette di legumi useremo un vecchio trolley di grandezza media
Una valigetta morbida conterrà il resto del cibo: latte, biscotti, cracker, gallette

ah, non dimenticare le carte, mi raccomando
e un libro da leggere, forse due

Partono ufficialmente le prove valigia con gli asciugamani in microfibra schiacciati in fondo allo zaino, e uno piccolo a portato di mano per le emergenze
ciabattine e scarpe da ginnastica
Sandali ai piedi
Tre vestiti, due magliette, un maglioncino leggero e uno più pesante
un pigiama estivo
Calzini mutande reggiseni
costumi
crema solare, protezione 50
Anti zanzare, fatto da noi, cioè da Lula, con gli oli essenziali

Ah un materassino per dormire
Un telo per ogni evenienza
il Batik che mi ha portato Milena da Bali è perfetto
La macchina fotografica non serve
E’ ingombrante, ci arrangiamo con i telefonini
I cavetti per la ricarica, mi raccomando
Una presa universale
un cuscino gonfiabile
un rotolo di carta igienica che non si sa mai, uno di scottex, una spugnetta e un po’ di sapone liquido per piatti
la vaschetta per lavarli ce l’ha Lula nell’attrezzatura da campeggio
sembra una bustina di plastica, poi si apre e diventa una bacinella
Miracoli en plein air

Ah un ombrellino per proteggermi dal sole di Pianosa, come una damina dell’Ottocento
E già che ci siamo anche un ombrello da spiaggia che infileremo lungo il trolley

Campeggio è avventura, sì
Ma non ci facciamo mancare nulla

dopo giorni di prove, aggiunte e ripensamenti, il bagaglio perfetto è pronto e possiamo partire
Pianosa, Capraia, aspettateci, stiamo arrivando!!!!

(2 – continua)

 

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una vacanza speciale – un’idea nata per caso (1)

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Parlo con una collega e il discorso cade sulle isole di Pianosa e di Capraia

Chissà perché non le avevo mai pensate come meta di una vacanza

Di Pianosa a dire il vero avevo letto un bel servizio diversi anni fa: un paradiso incontaminato aperto, pur con limitazioni, ai turisti dopo la chiusura del carcere

Mi ero presa un appunto mentale nell’occasione, ma poi chissà

Quando la collega le ha nominate mi si è riaccesa la lampadina

Visitarle era una cosa assolutamente fattibile

Prima di tutto perché sono in Toscana, quindi avrei potuto abbinare il viaggio nelle isole ad un periodo di ferie che solitamente trascorro a casa

Questo avrebbe voluto dire anche avere qualcuno a cui lasciare il gatto, Ercolino, per alcuni giorni senza problemi

Pensato tutto ciò si trattava solo di trovare la persona giusta per intraprendere il viaggio, individuare il periodo e iniziare a organizzare la vacanza

“Lula, ti va di venire con me qualche giorno a Pianosa e a Capraia? ”

“Certo che si. Sono libera dal 18 al 22 luglio”

“Bene, allora organizzo”

I primi giorni sono stati quasi da panico. Le isole dell’arcipelago toscano non sono esattamente delle mete turistiche popolari. Difficile trovare i collegamenti e le sistemazioni. Per Pianosa si doveva solo individuare il giorno e prenotare la visita con le guide autorizzate, visto che non ci sono altri modi di entrare nell’isola.

Ma prima di decidere il giorno preciso occorreva organizzare la permanenza a Capraia, visto che a Pianosa si va dalla mattina alla sera (in realtà, una volta sull’isola,  abbiamo scoperto che si può anche rimanere a dormire. Ma sarà per un’altra volta)

Appurato che di traghetti da Capraia a Pianosa non ce n’era nemmeno l’ombra abbiamo cominciato a pensare a varie alternative.

Studiando le varie possibilità e incastri fra partenze arrivi e pernotti stilo un programma all’apparenza un po’ complicato ma possibile per due amiche lanciate verso l’avventura come noi

Partenza il venerdì pomeriggio, pernotto a San Vincenzo, da dove il mattino successivo, sabato, parte il traghetto per Pianosa.

Visita all’isola rientro nel pomeriggio, pernotto da qualche parte (ancora San Vincenzo?) E ripartenza, domenica di buon’ora, alla volta di Livorno, da dove sarebbe partito la mattina alle 8.30 il traghetto per Capraia

Una volta arrivate nell’isola delle capre poi ci saremmo potute rilassare per due giorni e mezzo fino al momento di ripartire e tornare a casa

Cerco un albergo a Capraia: è rimasta una camera doppia in un hotel a un sacco di stelle. Intanto per sicurezza prenoto. 650 euro, con lo sconto

Lula dice che è un po’ troppo

È vero ma di prendere un appartamento non se ne parla per tre giorni e basta

Le settimane si vendono da sabato a sabato anche a Capraia

Allora come si fa?

“Lula, o se s’andasse in tenda? ”

“Perché no?”

Ripenso tutta l’organizzazione degli spostamenti nell’ottica di trovare un campeggio

Sì prova anche a considerare di andare all’Elba e poi muoversi da li ma alla fine si ritorna al mio apparentemente complicato piano iniziale

Quindi, cose da fare:

Prenotare la visita a Pianosa per due per sabato 18 luglio

Cerco su internet e trovo il sito di Visit Pianosa

Contatto le guide e fisso la passeggiata mattutina lungo l’isola con pranzo al sacco

“Cavolo Lula,  il pranzo… con sta storia del glutine e di tutte le mie intolleranze sarà un casino mangiare fuori. E poi su un’isola…”

“Che problema c’è?  Ci si porta dietro quello che ci serve… e non preoccuparti.  Anche io mangerò come te in quei giorni, avevo proprio voglia di disintossicarmi un po’. Non potrà che farmi bene….”

È ancora maggio ma io non voglio rischiare di rimanere senza posto. Chiamo l’unico campeggio di Capraia, Le Sughere.

Risponde Marco, il titolare, accento fiorentino o pratese, non so

“O che vuole prenotare già ora? mi richiami più avanti…”

“Tipo quando?”

“Ai primi di luglio… così si vede come va la stagione. Ci sta che ‘un ci sia nemmeno bisogno ddi prenotare”

Lo ammetto, sono un po’ agitata.

Mi sento anche ridicola nel mio perfezionismo organizzativo ma è così tanto tempo che non faccio una vacanza come si deve che non voglio rischiare di sciupare l’occasione

Studio le tratte dei traghetti on line ma anche da lì non se ne esce

Per Pianosa si parte da San Vincenzo, per Capraia da Livorno

Le due isole divise dall’Elba per cui nemmeno per questa fanno riferimento agli stessi porti

Per Pianosa si passa da Marina di Campo, per dire

Capraia fa il viaggio diretto da Livorno ma guarda il versante opposto dell’Elba

Ah ecco, perché un’altra cosa che aveva chiesto Lula era di lasciare l’auto in terraferma

Così si sarebbe anche risparmiato il costo del traghetto

Ora, a Capraia con la macchina non si fa nulla, visto che c’è un’unica strada di 800 metri ma se si fosse andate all’Elba sarebbe stato un po’ più complicato in effetti

Comunque alla fine i tasselli cominciano a combaciare

Quello che a prima vista sembrava un viaggio impossibile inizia a prendere forma, grazie alla mia caparbietà, ma soprattutto anche allo spirito di adattamento e all’entusiasmo della mia amica, compagna di viaggio preziosa e incomparabile

Dopo mesi lunghi e bui comincio a vedere delle giornate piene di azzurro nel mio futuro

La natura delle isole toscane, le due quasi più sconosciute, meno frequentate e incontaminate, mi aspettava

La vita di campeggio mi avrebbe permesso di vivere ancor più a contatto con quella natura

E la vacanza fuori dagli schemi mi avrebbe sicuramente aiutato a riprendermi da un brutto periodo ridandomi la forza di prendere in mano la mia vita e di andare avanti ritrovando la gioia e l’entusiasmo perduti

Questi almeno erano i miei sogni, le mie aspettative da una vacanza in quasi solitudine, immersa nel verde degli alberi e nell’azzurro del mare e del cielo.

(1 – continua)

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collage

orchidea

vorrei conoscere il segreto delle orchidee
Che cos’è che le fa vivere e fiorire
O morire
O perché stanno così e così

alba

All’alba dormo sempre

Una sveglia casuale, un appuntamento mancato

Sono un regalo in un giorno di sonno da recuperare

Fosse solo per la luna e l’aria pulita della notte appena finita

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È l’amore il problema del nostro tempo

Combattiamo i matrimoni che non ci piacciono

Gay stranieri coppie miste musulmani ebrei

Diversi che dividono gli uguali, gli omologati

Strangola la moglie con un cavo d’acciaio

Non c’è stupore ormai

Sul giornale, poco più di una breve

Per il cavo d’acciaio

Non per strangola la moglie

La morte violenta è banale

Fra moglie e marito

Non fa più cronaca

Ormai

julia

Sono due le cose da ricordare a ogni inizio del mese

Pagare l’affitto

Comprare Julia

I fumetti poi li leggo tutti insieme

Quando ne ho accumulati quattro o cinque

Ormai diventano sempre più belli

E mi dispiace lasciarli

pioppo

Il grande pioppo ha perso le ali

Disturbavano i cavi elettrici

Potevano cadere sul tetto

Io aspetto che ricrescano i grandi rami pieni di foglie

Che tremavano al vento e sporcavano l’aia

Non c’è albero più albero di questo

Per me

quadro

L’arte è sintesi

A volte anche la parola

Con il tempo ho imparato

Il ritmo del tempo

Qualche volta Accelero

Ma poi ricordo

E torno ad aspettare

Che tutto si compia

charlie

A parigi piangono charlie

Ora anche i campioni del reality

Non c’è limite all’assurdo di certe morti

natale

A casa è sempre Natale

Qui si respira il silenzio

Lontano dalle urla di chi si parla senza sentirsi

Di chi non sa ascoltare e ti passa sopra

Dal rumore che riempie il vuoto di altro

sbarre

Quando le sbarre ci chiudono

Cerchiamo di uscire

O meglio

Se la vita diventa una gabbia

Troviamo una via di fuga

cactus

Il fiore di cactus non punge

Il fiore

candela

Una luce sempre accesa

Ogni tanto ci vuole

Per non perdersi nel buio

Anche di giorno

cappello

Ho dovuto difendermi dal sole

Non è più il tempo del mare e della salsedine

Ora sono come la vecchia signora di Agatha Christie

Coperta e immobile nel deserto assolato

cerbiatto

A volte il passaggio di un capriolo la mattina presto

può cambiare il senso alla giornata

Lo vedi? È là in fondo sulla destra

Preso prima che volasse via

Con la sua corsa  più veloce

dello scatto fotografico

gatto

Il gatto nero si nasconde

Timido e pauroso

Ma esce dal suo sicuro nascondiglio

Abbindolato

Da un croccantino premio

gattorosa

Nel metro di Parigi c’è un gattino rosa

Pubblicizza gioielli davanti alle porte dei treni

Poi qualcuno si inventa la bufala del gattino

Dipinto di rosa

Che lecca la vernice e muore

Ma non è successo niente

ritorno

Il tramonto al ritorno dal mare

Il tramonto al ritorno

Questo post non è una mia idea

Mi sono ispirata ad uno molto bello che ho scoperto per caso

Ilcasononesiste

Sì chiama

Appunto

L’autrice ha un suo stile

La mia è solo un’imitazione a modo mio

E le foto non sono nemmeno tanto belle

Ma mi sono divertita

Andatelo a vedere

http://www.ilcasononesiste.wordpress.com

 

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Chi è Charlie? Obiettivo raggiunto

Sì,  direi proprio che l’obiettivo del concorso per blogger e giornalisti “Chi è Charlie?” è stato raggiunto

Quello che mi interessava era consegnare i miei quattro Charliehebdo comprati a Parigi a chi interessassero veramente
Per questo mi è venuta l’idea di stanare i possibili vincitori con un concorso di scrittura

È stato un contest un po’ così,  lanciato fra pochi intimi, con inviti un po’ pasticciati,  indirizzati anche a chi non interessava affatto (come sempre capita, peraltro)
Probabilmente sono rimasti fuori altri che avrebbero partecipato volentieri

Fatto sta che avrei potuto fare di meglio

La cosa però è stata interessante e sicuramente rappresenta un’occasione per un buon esercizio di scrittura e di riflessione

Allora ho pensato di trasformare un concorso occasionale in un appuntamento più o meno fisso

Troveremo altri argomenti e chiederemo interventi a chi ha voglia di scrivere e di mettersi in gioco

Al “Chi è Charlie?” sono arrivati in tutto sette articoli, uno anche fuori tempo massimo

Per me, anche se l’adesione è stata bassa, è stata però una bella soddisfazione

Per tanti motivi

Perché sono state scritte delle cose belle e interessanti

Perché hanno partecipato anche persone che scrivono raramente “in pubblico”

Perché chi ha scritto mi ha fatto una bella sorpresa in ogni caso

Perché si sono messe in contatto persone che prima non si conoscevano

Alla fine è stato un po’ come essersi trovati a cena a un grande tavolo, in undici, i sette concorrenti e i quattro della giuria, a parlare di un argomento che interessava tutti

E chissà che una volta o l’altra non ci troviamo davvero tutti intorno a un tavolo a bere, mangiare e discutere

La mia disorganizzazione oltre che negli inviti si è vista anche nella pubblicazione

Anche lì un bel caos fra i miei blog e la bacheca facebook

Prometto che cercherò di fare di meglio

Aprirò un blog apposito in cui inserirò i post di Charlie, anche i due finora non pubblicati se gli autori mi daranno l’ok,  e dove troveranno il loro spazio tutti i contributi del futuro

Sarà un blog, me lo auguro, in cui si leggeranno opinioni originali e qualificate sui fatti che accadono, sugli argomenti più interessanti e spinosi dell’attualità

Fatemi proposte, intervenite,  partecipate

Facciamone un laboratorio, un’officina del pensiero

Son sicura che ci divertiremo e ne verrà fuori anche qualcosa di buono

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chi è Charlie?

Chi è Charlie?
Ve lo siete chiesti quando avete visto il passaggio del corteo commemorativo, mentre a Parigi si cantava tra i lucciconi “Bella Ciao”?
Una strage è un dramma, sempre. E chi uccide è un criminale, sempre. Giusto? Per me sì, ma quando vedo quelle facce contrite che sfilano e che inneggiano al sacrosanto diritto di opinione, quasi all’offesa, e si abbracciano e si stringono l’un l’altro – parlo dei Capi di Stato – contriti ma fieri, commossi ma impassibili, vengo assalito dalle istamine rilasciate dal fegato e divento preda di un’allergia pruriginosa che il medico definisce: overdose di ipocrisia.
Li guardo alla Tv e li immagino, 5 minuti prima della strage. Magari erano al telefono a programmare nuove “missioni di pace”, ad acquistare nuovi droni per le “operazioni chirurgiche” in Paesi altrui. Magari stavano cercando un altro Saddam o un altro Osama da addestrare e da lanciare contro i dittatori di turno in terra islamica, per combattere quell’Isis che contro questi signori avevamo armato fino ai denti. Magari li hanno anche trovati in quei curdi che negli anni Ottanta erano buoni, poi sono diventati cattivi e da qualche tempo, d’improvviso, sono tornati buoni.
C’è strage e strage e poco importa degli atti ignominiosi che si riesce a far commettere in nome dell’equilibrio mondiale. Si può uccidere e morire da eroi o da criminali, confine sottile che abbiamo sempre la pretesa di stabilire noi.
Nel “dopo Charlie” la retorica dell’Occidente inneggia alla libertà di satira.
Avrei voluto vedere cosa avrebbero detto, prima della strage, di quella vignetta di Charlie con la Santissima Trinità che diventa un trenino porno, dove l’uno e trino si riassume in una catena di penetrazioni anali: il Padre è sodomizzato dal figlio che, a sua volta, riceve lo stesso omaggio dallo Spirito Santo. Chissà quanti difensori del diritto d’opinione troverei se domani pubblicassi una vignetta con la Merkel che pratica la fellatio a Hollande mentre si fa sodomizzare da Papa Bergoglio.
Fino alla strage, per noi, Charlie era sempre e solo… Charlie Brown. Presto tornerà ad essere l’unico Charlie del nostro immaginario collettivo.
David Taddei
Poggibonsi (Siena)

(menzione speciale della giuria al concorso “Chi è Charlie?”)

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la matita spezzata

Putin tiene in mano una matita. È spezzata. L’ha rotta durante il vertice dell’11 febbraio, un braccio di ferro estenuante tra le potenze mondiali che determinerà il prossimo futuro. Il primo piano del presidente russo con il volto teso e la matita rotta tra le mani, a mio parere, rappresenta questi primi due mesi difficili del 2015. La matita è tornata subito alla ribalta come simbolo della libertà di espressione.
Una libertà che di colpo abbiamo capito non essere illimitata e priva di conseguenze quando, il 7 gennaio scorso, la redazione dello Charlie Hebdo è stata trasformata in un mattatoio. Ma più passano i giorni, più la matita diventa la raffigurazione del problema di base: l’incapacità di comunicare, la travisazione di parole e intenti più o meno consapevole e voluta. Non comunicano mondo occidentale e islamico, Europa e Russia, America Europa e Russia e non ci si capisce nemmeno tra Stati europei.
Le incomprensioni e le divisioni diventano terreno fertile per chi ha interesse a fomentare guerre per vendere armi e impossessarsi dei beni altrui. La matita spezzata è diventata l’emblema del presente. È stata fatta a pezzi dai kalašnikov dei terroristi che hanno massacrato i vignettisti di Charlie Hebdo per gridare al mondo la divisione tra occidente e mondo islamico, ed è stata fatta a pezzi dalle mani dei uno degli uomini più potenti del pianeta, mentre l’Ucraina sanguina e Obama freme.
Se con gli attentati dell’11 settembre 2001 è stato colpito il cuore dell’economia mondiale, il 7 gennaio 2015 è stato violato il simbolo della libertà d’espressione in quella Francia in cui la parola “libertà” ha storicamente un significato molto profondo. A chi vuole riportare equilibrio e pace resta il duro compito di ricomporre queste matite azzeccando l’adesivo più adatto.
Martina Gris
Feltre (Belluno)

(primo premio ex aequo con 18/20 voti al concorso per blogger “Chi è Charlie?”)

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poniamoci delle domande

Commentando i fatti di Parigi di gennaio Moni Ovadia ha ricordato come il nazismo sia nato puntando il dito contro un popolo intero (Effe, 21 gennaio 2015, pag.14).
Un brivido mi percorre quando leggo queste parole e ripenso all’immagine che gira sui social network di musulmani con un cartello in mano: #not in my name.
Penso al mio amico musulmano: un ragazzo educato, che pratica fedelmente la sua spiritualità e dialoga sulla vita, cercando valori da condividere e non parole che allontanano. Gliel’ho chiesto cosa dice il Corano in merito alla violenza e lui mi ha risposto citandomene un verso: chi uccide un uomo uccide l’intera umanità.
L’ho visto con i miei occhi partecipare a incontro interreligioso, aspettare silenzioso la fine di una preghiera non sua, seguire rispettosamente sul libretto della liturgia che gli ho regalato, parole per lui estranee. Lui me l’ha spiegato: l’Islam non ha a che vedere con l’integralismo e l’omicidio; chi ci scivola è vittima della sua stessa ignoranza, incapace di cogliere il senso profondo del messaggio del profeta.
Ho letto una definizione della differenza tra idelogia e filosofia: la prima, statica, è spesso anticamera di fanatismo; la seconda, invece, comincia quando ci poniamo delle domande (Qualunque fiore tu sia sboccerai, Daisaku Ikeda e Lou Marinoff, Piemme, pag. 17). Infine ripenso a un vecchio film in cui Totò, a capo di un manipolo di soldati, si oppone a un generale nazista che gli ordina un massacro, con queste parole: “Sono un soldato, non un assassino”. Cristiani, musulmani, induisti, ebrei, buddisti… e tutti gli agnostici del mondo… poniamoci delle domande.

Barbara Amoroso
Colle Val d’Elsa (Siena)

(primo posto ex aequo con 18/20 voti al concorso per blogger “Chi è Charlie?”)

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siamo davvero tutti Charlie?

E un giorno ci siamo ritrovati tutti Charlie. Anzi, Sciarlì, alla francese. Anche quelli che l’unico rapporto che hanno avuto con la Francia risale a Berlino 2006, e insultavano Les Bleus, con i loro idoli in Italia, l’algerino Zidane o il senegalese Vieira. Ora tutti schierati, tutti francesi, tutti Charlie; pochi conoscevano Charlie Hebdo fino a quel giorno. Poi è diventato un simbolo. Di libertà. Di ribellione. Di fanatismo.
#jesuischarliehebdo campeggiava su tutti i profili social, pure su quelli di chi “Santoro fa il comunista in Rai con i soldi delle mie tasse” o “devono legnare i leghisti che fanno passeggiare i porci dove devono sorgere le moschee”. Tutti, improvvisamente, paladini della libertà di stampa, di satira.
Perchè non hanno mai visto le vignette, perchè qui per loro si tratta di difendere l’Occidente contro la violenza dei fanatici. Quanti, vedendo le vignette contro il Papa, contro il cristianesimo, avrebbero ancora la forza di dirsi Charlie? La libertà di satira è sacra…fino a quando non tocchi le mie convinzioni. Siamo tutti Charlie, ma noi non siamo i 12 morti. Non abbiamo scelto di mettere nel mirino tutti gli aspetti della vita degli altri: politica, sociale, religiosa. Non siamo neanche Ahmed: poliziotto e musulmano? In tempi di anti-Stato e anti-Islam è la scelta sbagliata. Siamo Charlie per non essere i fratelli Kouachi.
Ma loro hanno già vinto: ci siamo divisi, troppi Charlie non accettano le posizioni di chi, viste le vignette di critica all’occidente, non riesce a sentirsi Monsieur Hebdo. E’ in questo muro contro muro, nell’assenza di dialogo, che si insinua il fanatismo: islamico, cristiano, religioso, politico. Dobbiamo smettere di “essere” Charlie, dobbiamo “fare” Charlie. E’ troppo facile fare Charlie Hebdo con le matite degli altri.
Daniele Dalvit
Belluno

(secondo posto con 17/20 voti al concorso “Chi è Charlie?”)

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