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Il Miao, una nuova testata nel panorama dell’editoria

La comunità felina di Vallecapocchi avrà presto il proprio giornale. Si tratta del quotidiano “Il Miao”, che verrà stampato a colori su carta oleata e avrà anche un proprio sito internet.
Direttore responsabile della testata sarà Ercolino, giornalista professionista di comprovata esperienza. Ercolino ha dato prova più volte di avere anche una eccellente capacità di gestire il gruppo dei propri collaboratori, tutti professionisti raccolti dalle redazioni più titolate. Il suo carattere forte e deciso lo porta ad affrontare con la giusta dose di energia anche le interferenze esterne, pur senza dimenticare l’importanza della mediazione e della diplomazia, qualità importantissime per ottenere gli auspicati risultati.

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Inviata speciale: Agatha, professionista giovane ma intraprendente con una spiccata predisposizione a lavorare anche nelle ore notturne, così da poter cogliere le notizie di sorpresa e farle sue. La disponibilità a muoversi e a percorrere lunghe distanze senza curarsi delle condizioni della trasferta ne fa una perfetta inviata di guerra, all’occorrenza.

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Segretaria di redazione: Di carattere schivo ma non per questo meno capace Miciona è stata scelta dall’editore per ricoprire il delicato ruolo. Sarà il frontcat dell’ufficio, quello addetto ai rapporti con il pubblico, pronta all’occorrenza a coordinare i giornalisti, naturalmente su input del direttore responsabile.

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Sport: Agile e scattante, sempre pronto a seguire squadre e atleti ovunque li portino le trasferte di campionato, Ettore, ne siamo convinti, saprà redigere affascinanti reportage sportivi senza dimenticare di aggiungere quelle note di colore che li renderanno fruibili da qualsiasi tipo di lettore. La sua spiccata tendenza al brontolio rappresenta quel valore aggiunto che lo farà sicuramente entrare più facilmente in sintonia con allenatori, giocatori e presidenti di squadra.

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Cronaca: al centro della redazione ci sarà Musetta che, con il suo fondamentale apporto, coordinerà le notizie provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni. Il suo carattere calmo e riflessivo la rendono la perfetta testa di punta per le interviste ai grandi personaggi del nostro tempo.

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Cronaca nera e giudiziaria: Entrambi gli importanti settori saranno curati da Gattaccina, l’ultima arrivata ma non per questo meno intraprendente e capace degli altri colleghi. La sua capacità di essere sempre presente senza dare troppo nell’occhio la rendono la professionista ideale per battere questure, caserme dei carabinieri e tribunali ottenendo informazioni riservate e irraggiungibili ai più.

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Il Miao non sarà l’unica testata ad affrontare la piazza cittadina. Si troverà infatti a combattere con l’accanita concorrenza di un altro quotidiano, “L’unghiata”, scritto e diretto integralmente da Gattaccio, giornalista poliedrico conosciuto per la sua tempestività e aggressività. Recenti notizie che lo davano debilitato da una misteriosa malattia sembrerebbero smentite dalle sue ultime apparizioni in pubblico. Gattaccio, professionista dal carattere solitario, si è mostrato ultimamente con una forma che, per quanto lontana da quella in cui eravamo abituati a vederlo, appariva quantunque migliorata. Gattaccio, da inguaribile guascone, non accenna nemmeno a nascondere le ferite che ancora devastano il suo corpo e che avevano fatto temere per il suo stato di salute se non addirittura per la sua stessa vita.

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Salutiamo le due nuove testate con grande gioia confidando che l’entusiasmo e le capacità di tutti i giornalisti, nessuno escluso, portino notevoli contributi alla diffusione delle notizie e alla pluralità di opinioni, aspetti di cui la nostra società ha sempre un gran bisogno.
Concludendo auguriamo buon lavoro ai redattori del Miao e dell’Unghiata aspettando di leggerli presto in edicola e on line.

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Quasi un requiem per Gattaccio

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Ogni volta che mi appresto a scrivere un requiem per lui, ricompare puntuale in cerca di cibo. Come se non fosse mai scomparso, si siede compito sul tavolo di pietra fuori dalla porta, a volte miagola debolmente, a volte osserva paziente la finestra sicuro che prima o poi uscirò con un piattino di delizie per felini.
Gattaccio è irriconoscibile. Da gatto grosso e forte, il terrore di tutti gli altri gatti di casa, si è trasformato in un gattuccio smagrito e spelacchiato. Come se non bastasse, esibisce delle ferite di guerra su collo, collottola e torace, là dove, fino a qualche giorno fa, c’erano dei ponfi pieni di pus.
Gattaccio è probabilmente il padre dei nostri gattini. Lo crediamo perché ha cominciato a girare intorno a casa nostra più o meno nello stesso periodo in cui è arrivata Miciona incinta. Gattaccio poi, bianco con mantello tigrato marrone, ha vaghe somiglianze con ognuno dei suoi figli, o presunti tali: Ettore ha il mantello marrone tigrato, Musetta ha lo stesso disegno del padre (putativo) ma in grigio, Agatha chiude gli occhi in segno di gratitudine proprio come fa lui.
Insomma, che sia il padre o no, alla fine a noi importa poco. Lo abbiamo adottato fin da subito, dandogli da mangiare ogni volta che lo vedevamo girellare intorno casa. In questo modo credevamo di tenerlo buono e di evitare che ingaggiasse lotte per il cibo con tutti gli altri. Forse qualche volta abbiamo provato a scacciarlo e in un’occasione io ho drasticamente eliminato ogni consegna di cibo, ma alla fine ci siamo ricascate.
Io avrei voluto sterilizzarlo, vaccinarlo, farlo visitare. Ma lui non si è mai lasciato avvicinare. Rare volte, mentre era davanti al suo bel ciottolino stracolmo di cibo, sono riuscita a sfiorare la sua fronte con un dito. Ma immediatamente lui si è ritratto per avvicinarsi di nuovo alla ciotola solo dopo che io mi fossi allontanata.
Speravo che lo avrei addomesticato prima o poi. Quando gli parlavo e lui stringeva gli occhi sembrava che ci capissimo, in fondo.

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Vita da gatti – Se Agatha chiama

Ercolino da qualche giorno ha un brutto ponfo gonfio sotto il musetto. Penso che sia un ascesso dovuto a una battaglia con un altro gatto. Per lui che si è assunto la responsabilità di difendere la casa e proteggerla dai gatti selvatici penso sia una medaglia d’onore. Ma a me non piace per niente e quindi gliela medico e penso di portarlo dal veterinario.

Lui odia essere medicato per cui ogni volta che mi vede scappa. Stamattina l’ho notato un po’ debole, faceva fatica a salire sul mobile dove viene a chiedere i premi. Gli ho guardato il collo: con la zampa si era graffiato il ponfo che era scoppiato. Doveva essere successo da poco perché subito dopo aver sentito un forte odore di marcio ho notato che perdeva delle gocce di sangue e pus.

Oh no, e ora che faccio, lascio che si spargano per tutta la casa o lo blocco? Impossibile. Appena mi sono avvicinata è fuggito salendo le scale e uscendo dalla porta di su.

Ho ripulito alla meglio quella roba puzzolente e poi mi sono messa a cercare un veterinario nel dì di festa. Fra l’altro apprezzando moltissimo il mio Ercolino che sta sempre bene ma si ammala puntualmente a Pasqua e Natale così almeno si paga anche la maggiorazione festiva.

La nostra veterinaria ha risposto e mi ha consigliato di aspettare domani per portarlo da lei, tanto se ha perso sangue e pus sta già guarendo. Al limite ci sarà da ripulire bene la ferita e da prendere qualche antibiotico. Meglio, magari domani si è dimenticato di essere ricercato e si fa anche acchiappare.

Tranquillizzata, mi sono messa al computer che avevo delle cose da sistemare. Arriva Agatha e miagola. Eccoti qua bellezza mia vieni che ti ho preparato la colazioncina. Le sistemo il piattino nel suo vassoietto e lei nemmeno lo musa. Strano. Cammina invece a naso basso ripercorrendo tutto il sentiero delle gocce lasciate da Ercolino che annusa nemmeno fosse un cane molecolare.

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Mi rimetto al computer. Agatha mi viene intorno e miagola. Ma insomma, non hai visto che hai la pappina nuova, vieni che te la mostro. Vedendo che mi muovo Agatha si incammina veloce verso la porta. La seguo. Mi viene un pensiero in testa ma non ci credo nemmeno io. Lei continua a miagolare e cammina spedita risalendo il piccolo tratto di strada verso il tenditoio. Si gira, mi vede, continua a camminare. La seguo, mi addentro nel sentiero lungo tutto il tenditoio. Si ferma, mi guarda, miagola. Tranquilla Agatha, sto arrivando. Ho già capito e comincio anche a crederci.

Sale il piccolo poggio e si infila su un pianoro erboso dove, sotto un cespuglio, si è rifugiato Ercolino. Arrivo, fermo lì. Ovviamente sono in ciabatte che non è il massimo per arrampicarsi per una scarpatina anche se solo di un metro o due. Affondo i piedi nella terra di tufo e mi afferro a qualche ramo di cespugli sperando che non mi tradiscano. Salgo, terrosa, e mi ritrovo nell’erba alta. Agatha si dilegua contenta del risultato. Ercolino scappa. Continuo a inseguirlo cominciando a pensare che è anche la stagione delle vipere e quella proda erbosa non è proprio il massimo da percorrere con le ciabattine. Ercolino continua a scappare. Ok, va bene, mi hai convinto. Rispetterò la tua privacy. Tanto quando ti viene fame torni a casa, lo so.

E così è successo. Dopo qualche ora è tornato. E’ entrato in casa, è andato al suo vassoietto dove ha trovato la pappa pronta e l’ha mangiata. Buon segno baby.

Dopo è iniziato l’inseguimento fra scale e stanze aperte e tutte collegate fra loro che sono l’ideale per i fuggitivi specialmente se gatti. A un certo punto con mossa strategica sono riuscita a chiuderlo nell’ingressino. Dopo varie finte e inseguimenti falliti nello spazio di dieci metri quadri sono riuscita a prenderlo. Tenendolo forte per la collottola, mentre manifestava tutto il suo disappunto rugliando, intirizzendosi e tirando fuori le unghie, sono riuscita a portarlo in bagno e a strofinare la ferita con del cotone imbevuto di amuchina. Mi pare bene. Domani sentiremo che ci dice la dottoressa, ma mi pare già meglio.

Domani mattina ricominceremo da capo con l’inseguimento, ma staremo a vedere chi la spunta. Io sono ottimista, Ercolino.

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Caprioli in amore

Oggi ho assistito a una lotta fra caprioli. Non li ho visti, li ho sentiti.

Per la prima volta però sono stata in grado di associare quel ringhio all’apparenza feroce, con il verso del capriolo. Fino ad oggi avevo sempre pensato che fossero cani in lontananza o forse non ci avevo fatto caso.

Ora invece lo so. È incredibile che delle creature così lievi ed eleganti facciano un verso tanto brutto. Lo chiamano abbaiare, ma tecnicamente si dice scrocchio.

Me ne stavo fuori a rinvasare le piante e intanto seguivo i rumori in lontananza. Erano forti e sembravano non finire più.

A un certo punto li ho sentiti molto vicini alla casa e, non lo nego, ho avuto anche un po’ paura. Ho temuto che anziché caprioli si trattasse di cani arrabbiati che lottavano fra sé. Ho avuto anche il timore che ci fosse del pericolo per i miei gatti. Poi ho riflettuto e ho pensato che un ringhio così prolungato nel caso di un cane sarebbe stato interrotto da un vero abbaiare, almeno ogni tanto.

Mentre passavo il terriccio nuovo nei vasi ascoltando i rumori della natura e perdendomi in chissà quali pensieri ho sentito un fruscio fra le piante. Ho alzato gli occhi. Su in alto, nella parte di collina sopra alla casa un capriolo correva fuggendo da chissà chi.

Forse dal rivale che aveva vinto la lotta per il territorio costringendolo così a cercare altri costoni con piante diverse a cui rubare i germogli e contro i cui tronchi sfregare le corna.

Forse era una femmina sfuggita alla violenza, per quanto secondo natura, di due maschi della sua stessa specie, quelli che se la contendevano a suon di urla grevi e sgraziate.

Io me la sono immaginata così, questa storia. Con la capriola che corre via leggera, lontana dai due caprotti che si prendono a cornate per lei.

Anche se non è così, mi ci è scappato un sorriso.

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Scherzi da Ercolino

Ercolino è scomparso di nuovo. Ho cominciato a preoccuparmi subito dopo cena, quando ho realizzato che non era in casa come al solito e dopo aver saputo che in tutto il giorno aveva disertato la sua poltrona preferita.
Agatha c’è ed è tranquilla sul letto. Ercolino no. E non è come la sera prima quando, dopo averlo chiamato e richiamato, mi sono accorta per caso che lo stronzetto si era accucciolato nel cestino delle calze. Dove se ne stava pure zitto nonostante i richiami.
No, stavolta non c’è davvero. Ho guardato in ogni cestino, in ogni pertugio, in ogni anfratto, anche nell’armadio. Niente.
Quando Ercolino non c’è si sente il vuoto della sua assenza. E’ qualcosa di diverso nell’aria.
Non mi do pace. Esco sotto la pioggia, nel buio, armata di ombrello e torcia, e lo chiamo. Faccio il giro della casa, passo di sopra, di sotto, di dietro.
“Ercolino! Ercolino!”. Niente.
Per un casalingo come lui non è un buon segno. Con questa pioggia, poi.
Tento di scacciare le immagini di bestie feroci e satanisti che si affacciano alla mente.
Ripenso al giorno prima, a come si era nascosto nel cestino in basso snobbando la sua cuccetta prediletta sul davanzale della finestra, sopra il radiatore. Forse ho sottovalutato qualche segnale. Forse c’era qualcosa che non andava, un malessere che avrei dovuto cogliere.
Nella mente si srotola il rullo della paranoia: dalla leucemia felina all’incontro con la processionaria passando per una lista immaginaria di malattie sconosciute.
Oltre alle bestie feroci e ai satanisti, ovvio.
Torno in casa. Agatha dorme tranquilla sul letto ignara della mia angoscia.
Nel silenzio sento un flebile miagolio fuori dalla finestra. Esco, tendo l’orecchio. Niente.
Rientro. Di nuovo il miagolio. Un po’ più forte, stavolta.
Mi precipito fuori. Ombrello e lampadina. Sul cipresso c’è un gatto che miagola.
È Ettore che non riesce a scendere. Uff. Allungandomi verso di lui e tirando giù il ramo sul quale si è appollaiato riesco a “salvarlo”. Salta a terra e si allontana con uno dei suoi grugniti.
Ma il problema Ercolino è sempre aperto.
Ormai è passata la mezzanotte e di lui non c’è traccia. Provo a pensare a una vita senza.
Oh, dico. Ma scherziamo? Stiamo parlando di Ercolino, l’anello di congiunzione fra me e il mondo felino, colui che mi ha spalancato il mondo gattesco, quello grazie al quale tutto è cominciato. Eh no. Ercolino non può andarsene così. E poi così come.
Stremata e in preda a un raffreddore fortissimo che mi assilla da tutto il giorno crollo a letto cullando la speranza di svegliarmi in un giorno in cui ci sia il mio Ercolino.
Sono ormai nel mondo dei sogni quando un miagolio insistente proveniente da fuori mi sveglia. Non ci penso un attimo. Corro alla porta, apro e… eccolo là il nostro eroe, bagnato fradicio, zuppo di pioggia. Entra in casa come se niente fosse ma stavolta si lascia asciugare stendendosi a terra e offrendo il pancino alle carezze.
Subito dopo si lancia alla ricerca del croccantino. Ha appetito, bene.
Dopo aver sgranocchiato entra in camera, dalla scrivania salta sulla finestra. La sua cuccetta è là che lo aspetta. Tutto come al solito.
Agatha continua a ronfare ignara.
Sono le due di notte. Ora si può dormire davvero.

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matto come un gatto. anzi due

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l’altra sera torno a casa, apro la porta e mi accoglie solo Agatha
strano
e dov’è Ercolino
lui che è sempre il primo ad arrivare
mi si gela il sangue nelle vene
in questi giorni sono un po’ preoccupata, ha un occhio un po’ lacrimoso, ho chiamato il veterinario, ma ci sono i giorni di festa
e se gli fosse successo…
mieeeee
oh eccolo, per fortuna
seguo il miagolio e lo trovo
sono felice di vederlo vivo e vegeto ma in realtà la situazione è più agghiacciante di quello che potessi immaginare
Ercolino cammina tranquillo, miagolando, davanti alla finestra spalancata della Mia Vicina
e la rete della gabbia che tiene i gatti lontani dall’Altra Parte del lungo davanzale condiviso è APERTA
incredibilmente Ercolino, appena mi vede, rientra nel recinto e mi viene incontro
sudo freddo, mi tremano le gambe
(chi pensa che stia esagerando non conosce la Mia Vicina)
faccio scendere Ercolino dalla finestra, mi assicuro che i due siano nell’altra stanza, li circuisco con tre croccantini premio e torno nella stanzetta dei gatti armata di un rotolo di spago e un paio di forbici
mi arrampico sul davanzale, mi siedo nella gabbia e comincio l’opera di ricucitura

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mentre lavoro con pazienza certosina, sospesa al quarto piano, realizzo che tutto ciò non servirà a niente
sì perché Agatha, la piccola e dolce Agatha, che non ha compiuto nemmeno quattro mesi, l’animaletto morbido e super coccolo che con i suoi dentini affilati ha disintegrato un carica batteria in tre secondi, lei, sì proprio lei, quando sta sulla finestra non guarda semplicemente il panorama là fuori, come fa Ercolino
non si stende al sole godendo dell’aria tiepida delle ore del giorno
non osserva le mosche volare tentando di afferrarle
o meglio, non solo
lei studia costantemente e strategicamente il modo di trovare una via di fuga
perlustra i bordi della gabbia, ne allenta la rete, mangiucchia il filo di ferro che la tiene fissata all’impalcatura di legno
e alla fine ce l’ha fatta
infatti a pensarci bene, la cosa strana è che Ercolino, al contrario del suo solito, non si sia fiondato nell’appartamento accanto, quello della Mia Vicina, che pure aveva la finestra aperta
in passato gli piaceva tantissimo
io ho capito
quel mieeeeee detto con quel tono, mentre perlustrava i danni provocati dalla sorellina, voleva dire;
“guarda che cosa ha combinato Agatha”

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nel frattempo Agatha, un chilo e due etti di gatto, fa tutto quello che Ercolino non si è mai nemmeno sognato
salta sulla finestra di camera, quella a tre uscite con i vasi delle piante aromatiche sospese nel vuoto del quarto piano
ci si fionda sopra, ci cammina in bilico e so, lo so, che studia il modo di saltare da un vaso all’altro passando dall’esterno, dal vuoto, non dal davanzale interno
stamani l’ho recuperata mentre prendeva le misure ma non so se mi sarà sempre possibile farlo
ora è là che mordicchia l’erba cipollina, per dire
e io sto in ansia ma, penso, non posso mica toglierle tutto ciò che la natura stessa predispone per lei

stamani per fortuna è entrata una vespa in casa
per un bel po’ entrambi sono stati impegnati prima nella dichiarazione di guerra e poi nello svolgimento della battaglia
che si è conclusa a favore dell’esercito gattesco
anzi, ora devo ricordarmi di scovare il cadavere del nemico e offrirgli degna sepoltura
loro lasciano sempre le cose a metà

vado a dare una controllatina e Agatha non è più sulla finestra
nemmeno Ercolino è più sul letto, da dove la osservava mollemente sdraiato
oddio, vuoi vedere che è salito anche lui…
Agatha non è nemmeno nelle altre parti del davanzale, né sui vasi, nessuno dei tre
e nemmeno lui
guardo in basso, giù sulla strada, con il fiato sospeso ma non vedo niente
per fortuna
penso, se fosse caduta avrebbe almeno emesso uno sgraziato miagolio come richiesta di aiuto
e io non ho sentito niente

subito dopo sento invece i soliti rumori della lotta
i due amici si rincorrono, si mordono, si abbracciano
per fortuna, va tutto bene
ma intanto per oggi è meglio se chiudo le finestre

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il mio gatto è diverso

E’ successo molto prima di quanto mi fossi aspettata. Ercolino e Agatha erano insieme da due giorni e già si davano i bacini. Ora, nemmeno una settimana dopo, corrono, saltano, giocano e mangiano insieme.

Il mio Ercolino, il gattino timido e pauroso, quello che si nasconde nell’angolo basso fra due armadi nello sgabuzzino, dietro una coperta, è diventato un signor gatto.

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Orgoglioso e fiero del suo territorio, ma anche ospitale e generoso.

Agatha è uno spettacolo. Più la guardo e più mi pare piccola, con quegli ossicini fini, quella buzzetta a pois. La prendi in una mano e pesa meno di una mela.

Quando siamo tornati tutti e tre dalla Toscana, conclusa l’operazione “Salvate il soldato Ercolino” disperso nel cespuglio, dopo un viaggio allucinante, a temperature da forno crematorio, con traffico e code a Firenze e poco tempo a disposizione prima di rientrare al lavoro, non nego che ero molto preoccupata.

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Da qualche tempo leggevo su internet tutta la letteratura su come introdurre un nuovo gatto in casa, specialmente se più piccolo. Tutti i gattologi prospettavano settimane, se non addirittura mesi, di appartamento diviso in due, zona gatto grande e zona gatto piccolo, coccole da raddoppiare, sforzi sovrumani per non far sentire l’uno rifiutato e l’altro non accolto.

Nella mia mente era già pronto un piano strategico di prime linee armate di pappe umide e secche, e una complessa logistica di cuccette e lettiere.

La prima notte ho cercato di mettere in pratica quanto studiato. Dopo aver lasciato i due gatti separati mentre ero al lavoro, ho mantenuto la divisione dell’appartamento anche per la notte. Il problema era che il gatto residente non doveva percepire la perdita dei suoi avamposti in favore dell’invasore e mantenere precedenti abitudini e privilegi.

L’altro, per contro, inizialmente avrebbe dovuto occupare un’area neutra, non percepita dal gatto di casa come propria. Esclusi per ovvie ragioni cantina e garage si è posto un serio problema, dal momento che nel vasto appartamento di 70 metri quadri  mi risultava difficile pensare a un posto che Ercolino potesse considerare zona neutra.

Ho optato comunque per il bagno, dove ho sistemato cuccetta, pappe e lettiera di Agatha. Durante il giorno la nuova arrivata ha passato il tempo fra la toilette e la mia camera, potendo godere addirittura del disimpegno  di mezzo metro quadrato che collega le due stanze.

Ercolino è rimasto fra salotto-tinello e guardaroba, altresì detta la stanza di Ercole.

Durante la notte però Ercolino non poteva venir estromesso dalla mia camera, nella quale ha sempre deciso autonomamente se dormire o meno.

Non ho avuto scelta. Agatha è rimasta chiusa in bagno.

Dopo il primo quarto d’ora, giudicando intollerabili i suoi lamenti, ho cambiato strategia. Agatha ha avuto accesso alla camera e Ercolino è rimasto confinato, per non dire escluso, nella zona giorno.

Un altro quarto d’ora in cui ho tentato di riprendermi dal doppio viaggio di un giorno e mezzo sotto la canicola con conseguenti stress gatteschi per rialzarmi, convinta dai mieeeee di Ercolino, e ho cambiato di nuovo.

Agatha in bagno, Ercolino libero di girare. Io distesa morta sul letto.

La mattina dopo ho liberato la piccola che miagolava come un’orchestra romagnola di liscio sforzandomi di continuare ad applicare le regole per la corretta introduzione.

Pappa di Agatha servita dietro la porta vicino alla quale mangia Ercolino così che il gatto residente possa percepire la nuova presenza associandola al momento piacevole del cibo.

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Il secondo giorno di permanenza in casa non ha dato particolari problemi perché la piccoletta, su insistenza dei colleghi, è venuta in ufficio con me dove si è addormentata su una scrivania.

La seconda sera però non avevo affatto voglia di continuare con la pantomima della corretta introduzione. Strappati i piani strategici ho urlato ai soldati un energico “rompete le righe” e me ne sono andata a dormire, lasciando la truppa al proprio destino.

Mi è andata bene, pare.

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