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Vita da gatti – Se Agatha chiama

Ercolino da qualche giorno ha un brutto ponfo gonfio sotto il musetto. Penso che sia un ascesso dovuto a una battaglia con un altro gatto. Per lui che si è assunto la responsabilità di difendere la casa e proteggerla dai gatti selvatici penso sia una medaglia d’onore. Ma a me non piace per niente e quindi gliela medico e penso di portarlo dal veterinario.

Lui odia essere medicato per cui ogni volta che mi vede scappa. Stamattina l’ho notato un po’ debole, faceva fatica a salire sul mobile dove viene a chiedere i premi. Gli ho guardato il collo: con la zampa si era graffiato il ponfo che era scoppiato. Doveva essere successo da poco perché subito dopo aver sentito un forte odore di marcio ho notato che perdeva delle gocce di sangue e pus.

Oh no, e ora che faccio, lascio che si spargano per tutta la casa o lo blocco? Impossibile. Appena mi sono avvicinata è fuggito salendo le scale e uscendo dalla porta di su.

Ho ripulito alla meglio quella roba puzzolente e poi mi sono messa a cercare un veterinario nel dì di festa. Fra l’altro apprezzando moltissimo il mio Ercolino che sta sempre bene ma si ammala puntualmente a Pasqua e Natale così almeno si paga anche la maggiorazione festiva.

La nostra veterinaria ha risposto e mi ha consigliato di aspettare domani per portarlo da lei, tanto se ha perso sangue e pus sta già guarendo. Al limite ci sarà da ripulire bene la ferita e da prendere qualche antibiotico. Meglio, magari domani si è dimenticato di essere ricercato e si fa anche acchiappare.

Tranquillizzata, mi sono messa al computer che avevo delle cose da sistemare. Arriva Agatha e miagola. Eccoti qua bellezza mia vieni che ti ho preparato la colazioncina. Le sistemo il piattino nel suo vassoietto e lei nemmeno lo musa. Strano. Cammina invece a naso basso ripercorrendo tutto il sentiero delle gocce lasciate da Ercolino che annusa nemmeno fosse un cane molecolare.

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Mi rimetto al computer. Agatha mi viene intorno e miagola. Ma insomma, non hai visto che hai la pappina nuova, vieni che te la mostro. Vedendo che mi muovo Agatha si incammina veloce verso la porta. La seguo. Mi viene un pensiero in testa ma non ci credo nemmeno io. Lei continua a miagolare e cammina spedita risalendo il piccolo tratto di strada verso il tenditoio. Si gira, mi vede, continua a camminare. La seguo, mi addentro nel sentiero lungo tutto il tenditoio. Si ferma, mi guarda, miagola. Tranquilla Agatha, sto arrivando. Ho già capito e comincio anche a crederci.

Sale il piccolo poggio e si infila su un pianoro erboso dove, sotto un cespuglio, si è rifugiato Ercolino. Arrivo, fermo lì. Ovviamente sono in ciabatte che non è il massimo per arrampicarsi per una scarpatina anche se solo di un metro o due. Affondo i piedi nella terra di tufo e mi afferro a qualche ramo di cespugli sperando che non mi tradiscano. Salgo, terrosa, e mi ritrovo nell’erba alta. Agatha si dilegua contenta del risultato. Ercolino scappa. Continuo a inseguirlo cominciando a pensare che è anche la stagione delle vipere e quella proda erbosa non è proprio il massimo da percorrere con le ciabattine. Ercolino continua a scappare. Ok, va bene, mi hai convinto. Rispetterò la tua privacy. Tanto quando ti viene fame torni a casa, lo so.

E così è successo. Dopo qualche ora è tornato. E’ entrato in casa, è andato al suo vassoietto dove ha trovato la pappa pronta e l’ha mangiata. Buon segno baby.

Dopo è iniziato l’inseguimento fra scale e stanze aperte e tutte collegate fra loro che sono l’ideale per i fuggitivi specialmente se gatti. A un certo punto con mossa strategica sono riuscita a chiuderlo nell’ingressino. Dopo varie finte e inseguimenti falliti nello spazio di dieci metri quadri sono riuscita a prenderlo. Tenendolo forte per la collottola, mentre manifestava tutto il suo disappunto rugliando, intirizzendosi e tirando fuori le unghie, sono riuscita a portarlo in bagno e a strofinare la ferita con del cotone imbevuto di amuchina. Mi pare bene. Domani sentiremo che ci dice la dottoressa, ma mi pare già meglio.

Domani mattina ricominceremo da capo con l’inseguimento, ma staremo a vedere chi la spunta. Io sono ottimista, Ercolino.

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Caprioli in amore

Oggi ho assistito a una lotta fra caprioli. Non li ho visti, li ho sentiti.

Per la prima volta però sono stata in grado di associare quel ringhio all’apparenza feroce, con il verso del capriolo. Fino ad oggi avevo sempre pensato che fossero cani in lontananza o forse non ci avevo fatto caso.

Ora invece lo so. È incredibile che delle creature così lievi ed eleganti facciano un verso tanto brutto. Lo chiamano abbaiare, ma tecnicamente si dice scrocchio.

Me ne stavo fuori a rinvasare le piante e intanto seguivo i rumori in lontananza. Erano forti e sembravano non finire più.

A un certo punto li ho sentiti molto vicini alla casa e, non lo nego, ho avuto anche un po’ paura. Ho temuto che anziché caprioli si trattasse di cani arrabbiati che lottavano fra sé. Ho avuto anche il timore che ci fosse del pericolo per i miei gatti. Poi ho riflettuto e ho pensato che un ringhio così prolungato nel caso di un cane sarebbe stato interrotto da un vero abbaiare, almeno ogni tanto.

Mentre passavo il terriccio nuovo nei vasi ascoltando i rumori della natura e perdendomi in chissà quali pensieri ho sentito un fruscio fra le piante. Ho alzato gli occhi. Su in alto, nella parte di collina sopra alla casa un capriolo correva fuggendo da chissà chi.

Forse dal rivale che aveva vinto la lotta per il territorio costringendolo così a cercare altri costoni con piante diverse a cui rubare i germogli e contro i cui tronchi sfregare le corna.

Forse era una femmina sfuggita alla violenza, per quanto secondo natura, di due maschi della sua stessa specie, quelli che se la contendevano a suon di urla grevi e sgraziate.

Io me la sono immaginata così, questa storia. Con la capriola che corre via leggera, lontana dai due caprotti che si prendono a cornate per lei.

Anche se non è così, mi ci è scappato un sorriso.

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Scherzi da Ercolino

Ercolino è scomparso di nuovo. Ho cominciato a preoccuparmi subito dopo cena, quando ho realizzato che non era in casa come al solito e dopo aver saputo che in tutto il giorno aveva disertato la sua poltrona preferita.
Agatha c’è ed è tranquilla sul letto. Ercolino no. E non è come la sera prima quando, dopo averlo chiamato e richiamato, mi sono accorta per caso che lo stronzetto si era accucciolato nel cestino delle calze. Dove se ne stava pure zitto nonostante i richiami.
No, stavolta non c’è davvero. Ho guardato in ogni cestino, in ogni pertugio, in ogni anfratto, anche nell’armadio. Niente.
Quando Ercolino non c’è si sente il vuoto della sua assenza. E’ qualcosa di diverso nell’aria.
Non mi do pace. Esco sotto la pioggia, nel buio, armata di ombrello e torcia, e lo chiamo. Faccio il giro della casa, passo di sopra, di sotto, di dietro.
“Ercolino! Ercolino!”. Niente.
Per un casalingo come lui non è un buon segno. Con questa pioggia, poi.
Tento di scacciare le immagini di bestie feroci e satanisti che si affacciano alla mente.
Ripenso al giorno prima, a come si era nascosto nel cestino in basso snobbando la sua cuccetta prediletta sul davanzale della finestra, sopra il radiatore. Forse ho sottovalutato qualche segnale. Forse c’era qualcosa che non andava, un malessere che avrei dovuto cogliere.
Nella mente si srotola il rullo della paranoia: dalla leucemia felina all’incontro con la processionaria passando per una lista immaginaria di malattie sconosciute.
Oltre alle bestie feroci e ai satanisti, ovvio.
Torno in casa. Agatha dorme tranquilla sul letto ignara della mia angoscia.
Nel silenzio sento un flebile miagolio fuori dalla finestra. Esco, tendo l’orecchio. Niente.
Rientro. Di nuovo il miagolio. Un po’ più forte, stavolta.
Mi precipito fuori. Ombrello e lampadina. Sul cipresso c’è un gatto che miagola.
È Ettore che non riesce a scendere. Uff. Allungandomi verso di lui e tirando giù il ramo sul quale si è appollaiato riesco a “salvarlo”. Salta a terra e si allontana con uno dei suoi grugniti.
Ma il problema Ercolino è sempre aperto.
Ormai è passata la mezzanotte e di lui non c’è traccia. Provo a pensare a una vita senza.
Oh, dico. Ma scherziamo? Stiamo parlando di Ercolino, l’anello di congiunzione fra me e il mondo felino, colui che mi ha spalancato il mondo gattesco, quello grazie al quale tutto è cominciato. Eh no. Ercolino non può andarsene così. E poi così come.
Stremata e in preda a un raffreddore fortissimo che mi assilla da tutto il giorno crollo a letto cullando la speranza di svegliarmi in un giorno in cui ci sia il mio Ercolino.
Sono ormai nel mondo dei sogni quando un miagolio insistente proveniente da fuori mi sveglia. Non ci penso un attimo. Corro alla porta, apro e… eccolo là il nostro eroe, bagnato fradicio, zuppo di pioggia. Entra in casa come se niente fosse ma stavolta si lascia asciugare stendendosi a terra e offrendo il pancino alle carezze.
Subito dopo si lancia alla ricerca del croccantino. Ha appetito, bene.
Dopo aver sgranocchiato entra in camera, dalla scrivania salta sulla finestra. La sua cuccetta è là che lo aspetta. Tutto come al solito.
Agatha continua a ronfare ignara.
Sono le due di notte. Ora si può dormire davvero.

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matto come un gatto. anzi due

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l’altra sera torno a casa, apro la porta e mi accoglie solo Agatha
strano
e dov’è Ercolino
lui che è sempre il primo ad arrivare
mi si gela il sangue nelle vene
in questi giorni sono un po’ preoccupata, ha un occhio un po’ lacrimoso, ho chiamato il veterinario, ma ci sono i giorni di festa
e se gli fosse successo…
mieeeee
oh eccolo, per fortuna
seguo il miagolio e lo trovo
sono felice di vederlo vivo e vegeto ma in realtà la situazione è più agghiacciante di quello che potessi immaginare
Ercolino cammina tranquillo, miagolando, davanti alla finestra spalancata della Mia Vicina
e la rete della gabbia che tiene i gatti lontani dall’Altra Parte del lungo davanzale condiviso è APERTA
incredibilmente Ercolino, appena mi vede, rientra nel recinto e mi viene incontro
sudo freddo, mi tremano le gambe
(chi pensa che stia esagerando non conosce la Mia Vicina)
faccio scendere Ercolino dalla finestra, mi assicuro che i due siano nell’altra stanza, li circuisco con tre croccantini premio e torno nella stanzetta dei gatti armata di un rotolo di spago e un paio di forbici
mi arrampico sul davanzale, mi siedo nella gabbia e comincio l’opera di ricucitura

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mentre lavoro con pazienza certosina, sospesa al quarto piano, realizzo che tutto ciò non servirà a niente
sì perché Agatha, la piccola e dolce Agatha, che non ha compiuto nemmeno quattro mesi, l’animaletto morbido e super coccolo che con i suoi dentini affilati ha disintegrato un carica batteria in tre secondi, lei, sì proprio lei, quando sta sulla finestra non guarda semplicemente il panorama là fuori, come fa Ercolino
non si stende al sole godendo dell’aria tiepida delle ore del giorno
non osserva le mosche volare tentando di afferrarle
o meglio, non solo
lei studia costantemente e strategicamente il modo di trovare una via di fuga
perlustra i bordi della gabbia, ne allenta la rete, mangiucchia il filo di ferro che la tiene fissata all’impalcatura di legno
e alla fine ce l’ha fatta
infatti a pensarci bene, la cosa strana è che Ercolino, al contrario del suo solito, non si sia fiondato nell’appartamento accanto, quello della Mia Vicina, che pure aveva la finestra aperta
in passato gli piaceva tantissimo
io ho capito
quel mieeeeee detto con quel tono, mentre perlustrava i danni provocati dalla sorellina, voleva dire;
“guarda che cosa ha combinato Agatha”

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nel frattempo Agatha, un chilo e due etti di gatto, fa tutto quello che Ercolino non si è mai nemmeno sognato
salta sulla finestra di camera, quella a tre uscite con i vasi delle piante aromatiche sospese nel vuoto del quarto piano
ci si fionda sopra, ci cammina in bilico e so, lo so, che studia il modo di saltare da un vaso all’altro passando dall’esterno, dal vuoto, non dal davanzale interno
stamani l’ho recuperata mentre prendeva le misure ma non so se mi sarà sempre possibile farlo
ora è là che mordicchia l’erba cipollina, per dire
e io sto in ansia ma, penso, non posso mica toglierle tutto ciò che la natura stessa predispone per lei

stamani per fortuna è entrata una vespa in casa
per un bel po’ entrambi sono stati impegnati prima nella dichiarazione di guerra e poi nello svolgimento della battaglia
che si è conclusa a favore dell’esercito gattesco
anzi, ora devo ricordarmi di scovare il cadavere del nemico e offrirgli degna sepoltura
loro lasciano sempre le cose a metà

vado a dare una controllatina e Agatha non è più sulla finestra
nemmeno Ercolino è più sul letto, da dove la osservava mollemente sdraiato
oddio, vuoi vedere che è salito anche lui…
Agatha non è nemmeno nelle altre parti del davanzale, né sui vasi, nessuno dei tre
e nemmeno lui
guardo in basso, giù sulla strada, con il fiato sospeso ma non vedo niente
per fortuna
penso, se fosse caduta avrebbe almeno emesso uno sgraziato miagolio come richiesta di aiuto
e io non ho sentito niente

subito dopo sento invece i soliti rumori della lotta
i due amici si rincorrono, si mordono, si abbracciano
per fortuna, va tutto bene
ma intanto per oggi è meglio se chiudo le finestre

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il mio gatto è diverso

E’ successo molto prima di quanto mi fossi aspettata. Ercolino e Agatha erano insieme da due giorni e già si davano i bacini. Ora, nemmeno una settimana dopo, corrono, saltano, giocano e mangiano insieme.

Il mio Ercolino, il gattino timido e pauroso, quello che si nasconde nell’angolo basso fra due armadi nello sgabuzzino, dietro una coperta, è diventato un signor gatto.

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Orgoglioso e fiero del suo territorio, ma anche ospitale e generoso.

Agatha è uno spettacolo. Più la guardo e più mi pare piccola, con quegli ossicini fini, quella buzzetta a pois. La prendi in una mano e pesa meno di una mela.

Quando siamo tornati tutti e tre dalla Toscana, conclusa l’operazione “Salvate il soldato Ercolino” disperso nel cespuglio, dopo un viaggio allucinante, a temperature da forno crematorio, con traffico e code a Firenze e poco tempo a disposizione prima di rientrare al lavoro, non nego che ero molto preoccupata.

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Da qualche tempo leggevo su internet tutta la letteratura su come introdurre un nuovo gatto in casa, specialmente se più piccolo. Tutti i gattologi prospettavano settimane, se non addirittura mesi, di appartamento diviso in due, zona gatto grande e zona gatto piccolo, coccole da raddoppiare, sforzi sovrumani per non far sentire l’uno rifiutato e l’altro non accolto.

Nella mia mente era già pronto un piano strategico di prime linee armate di pappe umide e secche, e una complessa logistica di cuccette e lettiere.

La prima notte ho cercato di mettere in pratica quanto studiato. Dopo aver lasciato i due gatti separati mentre ero al lavoro, ho mantenuto la divisione dell’appartamento anche per la notte. Il problema era che il gatto residente non doveva percepire la perdita dei suoi avamposti in favore dell’invasore e mantenere precedenti abitudini e privilegi.

L’altro, per contro, inizialmente avrebbe dovuto occupare un’area neutra, non percepita dal gatto di casa come propria. Esclusi per ovvie ragioni cantina e garage si è posto un serio problema, dal momento che nel vasto appartamento di 70 metri quadri  mi risultava difficile pensare a un posto che Ercolino potesse considerare zona neutra.

Ho optato comunque per il bagno, dove ho sistemato cuccetta, pappe e lettiera di Agatha. Durante il giorno la nuova arrivata ha passato il tempo fra la toilette e la mia camera, potendo godere addirittura del disimpegno  di mezzo metro quadrato che collega le due stanze.

Ercolino è rimasto fra salotto-tinello e guardaroba, altresì detta la stanza di Ercole.

Durante la notte però Ercolino non poteva venir estromesso dalla mia camera, nella quale ha sempre deciso autonomamente se dormire o meno.

Non ho avuto scelta. Agatha è rimasta chiusa in bagno.

Dopo il primo quarto d’ora, giudicando intollerabili i suoi lamenti, ho cambiato strategia. Agatha ha avuto accesso alla camera e Ercolino è rimasto confinato, per non dire escluso, nella zona giorno.

Un altro quarto d’ora in cui ho tentato di riprendermi dal doppio viaggio di un giorno e mezzo sotto la canicola con conseguenti stress gatteschi per rialzarmi, convinta dai mieeeee di Ercolino, e ho cambiato di nuovo.

Agatha in bagno, Ercolino libero di girare. Io distesa morta sul letto.

La mattina dopo ho liberato la piccola che miagolava come un’orchestra romagnola di liscio sforzandomi di continuare ad applicare le regole per la corretta introduzione.

Pappa di Agatha servita dietro la porta vicino alla quale mangia Ercolino così che il gatto residente possa percepire la nuova presenza associandola al momento piacevole del cibo.

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Il secondo giorno di permanenza in casa non ha dato particolari problemi perché la piccoletta, su insistenza dei colleghi, è venuta in ufficio con me dove si è addormentata su una scrivania.

La seconda sera però non avevo affatto voglia di continuare con la pantomima della corretta introduzione. Strappati i piani strategici ho urlato ai soldati un energico “rompete le righe” e me ne sono andata a dormire, lasciando la truppa al proprio destino.

Mi è andata bene, pare.

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Missione Ercolino – Il blitz è riuscito

Ercolino è tornato a casa. Dimagrito, impaurito e con un miagolio tutto diverso.

Ora “parla” come E.T.

Spero che gli passi, con il tempo.

Ma prima di tutto spero che si riprenda dallo shock di questa settimana vissuta all’addiaccio, nascosto fra le siepi del giardino o nel sottobosco. E senza mangiare.

Io credevo che si fosse arrangiato in qualche modo, in realtà, il mio piccolo eroe.

Ma l’ultima volta che lo avevo pesato era più di 7 chili e stamani invece era solo 5,7.

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In effetti si era visto anche dal musetto fattosi appuntito e non più tondo che aveva sofferto un bel po’. Ma io non ci volevo proprio credere e già me lo immaginavo intento a cacciare i piccoli animaletti del bosco mentre, allo stesso tempo, si guardava le spalle da volpi e faine.

Ecco diciamo che io da questa esperienza speravo che prendesse il meglio, come da una settimana con gli scout. Non dico che lo avrei voluto in grado di accendere un fuoco o di montarsi la tenda da solo. Pensavo più a un’occasione di crescita, a una maturazione, alla vittoria sulle tante paure che costellano il piccolo mondo di Ercolino.

E invece mi torna che miagola come una capretta.

“Mieeeee”.

Un mieeee tremolante, fra l’altro.

Chissà che vorrà dire…

la prima volta che l’ho sentito però mi è sembrato il miagolio più bello del mondo.

Mi sono avvicinata al lungo cespuglio prima del tenditoio, quello fitto fitto, e ho cominciato a chiamarlo.

“Ercolino…. Ercolino, tesoro”.

Quando ho sentito “Mieeee” mi è saltato il cuore in gola.

Lui si è affacciato, nero come la pece, avanzando guardingo, una zampetta dietro l’altra e gli occhioni gialli sgranati come due astronavi.

“Mieeee”.

“Ercolino tesoro… vieni piccino”.

Non osavo allungare la mano nel timore che facesse come le volte precedenti e si rifugiasse ancora in mezzo alla vegetazione. Doveva venire lui almeno fino alla mia mano, poi avrei cercato di prenderlo. Non avrei potuto fare altrimenti.

La serata che si era preannunciata pacifica in realtà tempo un’ora non lo sarebbe stata più, a causa dell’arrivo improvviso di altri ospiti. E io rischiavo per una stupidaggine di vanificare un viaggio lungo, faticoso e intrapreso apposta per lui.

Ercolino ha continuato ad avvicinarsi guardingo e quando è stato a portata di mano l’ho afferrato per la collottola. Lui si è arreso, lasciandosi cadere a terra, forse stremato, dalla solitudine, dalla paura, dalla fame.

Si è lasciato accarezzare e prendere in collo.

Prima di mangiare pareva aver bisogno di essere toccato, accarezzato, rassicurato.

La preoccupazione di questi giorni si è sciolta in lacrime. Di gioia. Di pericolo scampato.

Ora il piccoletto ha un’altra prova da superare. La convivenza con Agathina.

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Ho pensato di pretendere troppo da lui che, si sa, è un gattino pauroso, traumatizzato.

Ma magari la dolce Agatha, solare e intraprendente, potrà aiutarlo.

Magari per una volta anche Ercolino potrà avvicinarsi a un gatto anziché scappare, potrà giocare anziché rifugiarsi nel nascondiglio segreto, potrà…

Io ci spero, che gli faccia bene.

All’inizio non sembrava molto, a dire il vero.

Lui con quei miagolii da belato, intirizzito a guardare quell’altra che andava incosciente in tutti i suoi posti preferiti.

Il tavolinetto dei croccantini premio, il divano, il mio letto.

Ovunque, alla fine, perché ogni angolo della mia casa è di Ercolino, da un anno e mezzo.

Miagola  e ruglia…. e soffia.

E anche lei risponde soffiando.

Stamani li ho lasciati a casa da soli e senza barriere, dopo appena un giorno, e quando sono tornata ho visto che si erano avvicinati un po’, pur continuando la stessa pantomima da gatti.

Io ci credo, sono fiduciosa. Ci spero.

Forza Ercolino. Siamo tutti con te.

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Missione Ercolino – la speranza

Se non fosse per le cicale qui sarebbe silenzio assoluto.
Fuori il caldo immobilizza l’aria e  i campi.
Io spero che silenzio e immobilità convincano Ercolino a tornare a casa.
Lo ha già fatto ieri sera, d’altra parte, prima che io arrivassi qua
Lo spero così tanto da aver buttato  due stracci  in valigia con lo spazzolino da denti e qualche libro ed esser partita verso la Toscana nel mio unico giorno di riposo
Il giorno più caldo di questa estate bollente, fra l’altro, dicono i meteorologi

Il viaggio è stato uno stress, al solito
La temperatura saliva a vista d’occhio,  alle 9.30 erano già 31 gradi, e avevo una paura  folle di bollire le mie cucciolette
Nel trasportino Agatha dormicchiava,  ma Musetta ha miagolato per tutto il viaggio
400 chilometri di miaoooo sparati al massimo  con vari tentativi di effrazione  della serratura della gabbia

Ci siamo fermate anche quattro o cinque volte in cerca di un po’ d’ombra per due coccole e un po’ d’acqua fresca
Ma alla fine, anche se sembrava impossibile, siamo arrivate
Sane e salve,  e accaldate
La temperatura ormai sfiorava  i 40, come da previsioni
Anche il mio mal di testa era salito, parallelamente al livello dell’aria condizionata

Ma qua c’è calma, ci possiamo riposare e assaporare il canto delle cicale

Agatha e Musetta  appena arrivate sono state assalite dal fratellino Ettore che non vedeva l’ora di giocare con qualcuno della sua età

Agatha è  quella grigia tigrata,  la più tranquilla e la più piccolina
Musetta è bianca con un mantellino grigio a strisce ed è più in forze
L’espressione del musino è uno spettacolo, va da sé
Poi c’è Ettore lo scuro, tigrato marrone e nero. Una vera teppa

Ora però è iniziata la missione per salvare Ercolino e  riportarlo a casa strappandolo al bosco dove vaga ormai da più di una settimana

In casa ci sono i croccantini e l’acqua fresca al solito posto
Così come la lettiera
Tutto tace, non ci sono estranei che possano spaventarlo e farlo allontanare

Non resta che aspettare

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