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Scherzi da Ercolino

Ercolino è scomparso di nuovo. Ho cominciato a preoccuparmi subito dopo cena, quando ho realizzato che non era in casa come al solito e dopo aver saputo che in tutto il giorno aveva disertato la sua poltrona preferita.
Agatha c’è ed è tranquilla sul letto. Ercolino no. E non è come la sera prima quando, dopo averlo chiamato e richiamato, mi sono accorta per caso che lo stronzetto si era accucciolato nel cestino delle calze. Dove se ne stava pure zitto nonostante i richiami.
No, stavolta non c’è davvero. Ho guardato in ogni cestino, in ogni pertugio, in ogni anfratto, anche nell’armadio. Niente.
Quando Ercolino non c’è si sente il vuoto della sua assenza. E’ qualcosa di diverso nell’aria.
Non mi do pace. Esco sotto la pioggia, nel buio, armata di ombrello e torcia, e lo chiamo. Faccio il giro della casa, passo di sopra, di sotto, di dietro.
“Ercolino! Ercolino!”. Niente.
Per un casalingo come lui non è un buon segno. Con questa pioggia, poi.
Tento di scacciare le immagini di bestie feroci e satanisti che si affacciano alla mente.
Ripenso al giorno prima, a come si era nascosto nel cestino in basso snobbando la sua cuccetta prediletta sul davanzale della finestra, sopra il radiatore. Forse ho sottovalutato qualche segnale. Forse c’era qualcosa che non andava, un malessere che avrei dovuto cogliere.
Nella mente si srotola il rullo della paranoia: dalla leucemia felina all’incontro con la processionaria passando per una lista immaginaria di malattie sconosciute.
Oltre alle bestie feroci e ai satanisti, ovvio.
Torno in casa. Agatha dorme tranquilla sul letto ignara della mia angoscia.
Nel silenzio sento un flebile miagolio fuori dalla finestra. Esco, tendo l’orecchio. Niente.
Rientro. Di nuovo il miagolio. Un po’ più forte, stavolta.
Mi precipito fuori. Ombrello e lampadina. Sul cipresso c’è un gatto che miagola.
È Ettore che non riesce a scendere. Uff. Allungandomi verso di lui e tirando giù il ramo sul quale si è appollaiato riesco a “salvarlo”. Salta a terra e si allontana con uno dei suoi grugniti.
Ma il problema Ercolino è sempre aperto.
Ormai è passata la mezzanotte e di lui non c’è traccia. Provo a pensare a una vita senza.
Oh, dico. Ma scherziamo? Stiamo parlando di Ercolino, l’anello di congiunzione fra me e il mondo felino, colui che mi ha spalancato il mondo gattesco, quello grazie al quale tutto è cominciato. Eh no. Ercolino non può andarsene così. E poi così come.
Stremata e in preda a un raffreddore fortissimo che mi assilla da tutto il giorno crollo a letto cullando la speranza di svegliarmi in un giorno in cui ci sia il mio Ercolino.
Sono ormai nel mondo dei sogni quando un miagolio insistente proveniente da fuori mi sveglia. Non ci penso un attimo. Corro alla porta, apro e… eccolo là il nostro eroe, bagnato fradicio, zuppo di pioggia. Entra in casa come se niente fosse ma stavolta si lascia asciugare stendendosi a terra e offrendo il pancino alle carezze.
Subito dopo si lancia alla ricerca del croccantino. Ha appetito, bene.
Dopo aver sgranocchiato entra in camera, dalla scrivania salta sulla finestra. La sua cuccetta è là che lo aspetta. Tutto come al solito.
Agatha continua a ronfare ignara.
Sono le due di notte. Ora si può dormire davvero.

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matto come un gatto. anzi due

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l’altra sera torno a casa, apro la porta e mi accoglie solo Agatha
strano
e dov’è Ercolino
lui che è sempre il primo ad arrivare
mi si gela il sangue nelle vene
in questi giorni sono un po’ preoccupata, ha un occhio un po’ lacrimoso, ho chiamato il veterinario, ma ci sono i giorni di festa
e se gli fosse successo…
mieeeee
oh eccolo, per fortuna
seguo il miagolio e lo trovo
sono felice di vederlo vivo e vegeto ma in realtà la situazione è più agghiacciante di quello che potessi immaginare
Ercolino cammina tranquillo, miagolando, davanti alla finestra spalancata della Mia Vicina
e la rete della gabbia che tiene i gatti lontani dall’Altra Parte del lungo davanzale condiviso è APERTA
incredibilmente Ercolino, appena mi vede, rientra nel recinto e mi viene incontro
sudo freddo, mi tremano le gambe
(chi pensa che stia esagerando non conosce la Mia Vicina)
faccio scendere Ercolino dalla finestra, mi assicuro che i due siano nell’altra stanza, li circuisco con tre croccantini premio e torno nella stanzetta dei gatti armata di un rotolo di spago e un paio di forbici
mi arrampico sul davanzale, mi siedo nella gabbia e comincio l’opera di ricucitura

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mentre lavoro con pazienza certosina, sospesa al quarto piano, realizzo che tutto ciò non servirà a niente
sì perché Agatha, la piccola e dolce Agatha, che non ha compiuto nemmeno quattro mesi, l’animaletto morbido e super coccolo che con i suoi dentini affilati ha disintegrato un carica batteria in tre secondi, lei, sì proprio lei, quando sta sulla finestra non guarda semplicemente il panorama là fuori, come fa Ercolino
non si stende al sole godendo dell’aria tiepida delle ore del giorno
non osserva le mosche volare tentando di afferrarle
o meglio, non solo
lei studia costantemente e strategicamente il modo di trovare una via di fuga
perlustra i bordi della gabbia, ne allenta la rete, mangiucchia il filo di ferro che la tiene fissata all’impalcatura di legno
e alla fine ce l’ha fatta
infatti a pensarci bene, la cosa strana è che Ercolino, al contrario del suo solito, non si sia fiondato nell’appartamento accanto, quello della Mia Vicina, che pure aveva la finestra aperta
in passato gli piaceva tantissimo
io ho capito
quel mieeeeee detto con quel tono, mentre perlustrava i danni provocati dalla sorellina, voleva dire;
“guarda che cosa ha combinato Agatha”

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nel frattempo Agatha, un chilo e due etti di gatto, fa tutto quello che Ercolino non si è mai nemmeno sognato
salta sulla finestra di camera, quella a tre uscite con i vasi delle piante aromatiche sospese nel vuoto del quarto piano
ci si fionda sopra, ci cammina in bilico e so, lo so, che studia il modo di saltare da un vaso all’altro passando dall’esterno, dal vuoto, non dal davanzale interno
stamani l’ho recuperata mentre prendeva le misure ma non so se mi sarà sempre possibile farlo
ora è là che mordicchia l’erba cipollina, per dire
e io sto in ansia ma, penso, non posso mica toglierle tutto ciò che la natura stessa predispone per lei

stamani per fortuna è entrata una vespa in casa
per un bel po’ entrambi sono stati impegnati prima nella dichiarazione di guerra e poi nello svolgimento della battaglia
che si è conclusa a favore dell’esercito gattesco
anzi, ora devo ricordarmi di scovare il cadavere del nemico e offrirgli degna sepoltura
loro lasciano sempre le cose a metà

vado a dare una controllatina e Agatha non è più sulla finestra
nemmeno Ercolino è più sul letto, da dove la osservava mollemente sdraiato
oddio, vuoi vedere che è salito anche lui…
Agatha non è nemmeno nelle altre parti del davanzale, né sui vasi, nessuno dei tre
e nemmeno lui
guardo in basso, giù sulla strada, con il fiato sospeso ma non vedo niente
per fortuna
penso, se fosse caduta avrebbe almeno emesso uno sgraziato miagolio come richiesta di aiuto
e io non ho sentito niente

subito dopo sento invece i soliti rumori della lotta
i due amici si rincorrono, si mordono, si abbracciano
per fortuna, va tutto bene
ma intanto per oggi è meglio se chiudo le finestre

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il mio gatto è diverso

E’ successo molto prima di quanto mi fossi aspettata. Ercolino e Agatha erano insieme da due giorni e già si davano i bacini. Ora, nemmeno una settimana dopo, corrono, saltano, giocano e mangiano insieme.

Il mio Ercolino, il gattino timido e pauroso, quello che si nasconde nell’angolo basso fra due armadi nello sgabuzzino, dietro una coperta, è diventato un signor gatto.

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Orgoglioso e fiero del suo territorio, ma anche ospitale e generoso.

Agatha è uno spettacolo. Più la guardo e più mi pare piccola, con quegli ossicini fini, quella buzzetta a pois. La prendi in una mano e pesa meno di una mela.

Quando siamo tornati tutti e tre dalla Toscana, conclusa l’operazione “Salvate il soldato Ercolino” disperso nel cespuglio, dopo un viaggio allucinante, a temperature da forno crematorio, con traffico e code a Firenze e poco tempo a disposizione prima di rientrare al lavoro, non nego che ero molto preoccupata.

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Da qualche tempo leggevo su internet tutta la letteratura su come introdurre un nuovo gatto in casa, specialmente se più piccolo. Tutti i gattologi prospettavano settimane, se non addirittura mesi, di appartamento diviso in due, zona gatto grande e zona gatto piccolo, coccole da raddoppiare, sforzi sovrumani per non far sentire l’uno rifiutato e l’altro non accolto.

Nella mia mente era già pronto un piano strategico di prime linee armate di pappe umide e secche, e una complessa logistica di cuccette e lettiere.

La prima notte ho cercato di mettere in pratica quanto studiato. Dopo aver lasciato i due gatti separati mentre ero al lavoro, ho mantenuto la divisione dell’appartamento anche per la notte. Il problema era che il gatto residente non doveva percepire la perdita dei suoi avamposti in favore dell’invasore e mantenere precedenti abitudini e privilegi.

L’altro, per contro, inizialmente avrebbe dovuto occupare un’area neutra, non percepita dal gatto di casa come propria. Esclusi per ovvie ragioni cantina e garage si è posto un serio problema, dal momento che nel vasto appartamento di 70 metri quadri  mi risultava difficile pensare a un posto che Ercolino potesse considerare zona neutra.

Ho optato comunque per il bagno, dove ho sistemato cuccetta, pappe e lettiera di Agatha. Durante il giorno la nuova arrivata ha passato il tempo fra la toilette e la mia camera, potendo godere addirittura del disimpegno  di mezzo metro quadrato che collega le due stanze.

Ercolino è rimasto fra salotto-tinello e guardaroba, altresì detta la stanza di Ercole.

Durante la notte però Ercolino non poteva venir estromesso dalla mia camera, nella quale ha sempre deciso autonomamente se dormire o meno.

Non ho avuto scelta. Agatha è rimasta chiusa in bagno.

Dopo il primo quarto d’ora, giudicando intollerabili i suoi lamenti, ho cambiato strategia. Agatha ha avuto accesso alla camera e Ercolino è rimasto confinato, per non dire escluso, nella zona giorno.

Un altro quarto d’ora in cui ho tentato di riprendermi dal doppio viaggio di un giorno e mezzo sotto la canicola con conseguenti stress gatteschi per rialzarmi, convinta dai mieeeee di Ercolino, e ho cambiato di nuovo.

Agatha in bagno, Ercolino libero di girare. Io distesa morta sul letto.

La mattina dopo ho liberato la piccola che miagolava come un’orchestra romagnola di liscio sforzandomi di continuare ad applicare le regole per la corretta introduzione.

Pappa di Agatha servita dietro la porta vicino alla quale mangia Ercolino così che il gatto residente possa percepire la nuova presenza associandola al momento piacevole del cibo.

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Il secondo giorno di permanenza in casa non ha dato particolari problemi perché la piccoletta, su insistenza dei colleghi, è venuta in ufficio con me dove si è addormentata su una scrivania.

La seconda sera però non avevo affatto voglia di continuare con la pantomima della corretta introduzione. Strappati i piani strategici ho urlato ai soldati un energico “rompete le righe” e me ne sono andata a dormire, lasciando la truppa al proprio destino.

Mi è andata bene, pare.

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Missione Ercolino – Il blitz è riuscito

Ercolino è tornato a casa. Dimagrito, impaurito e con un miagolio tutto diverso.

Ora “parla” come E.T.

Spero che gli passi, con il tempo.

Ma prima di tutto spero che si riprenda dallo shock di questa settimana vissuta all’addiaccio, nascosto fra le siepi del giardino o nel sottobosco. E senza mangiare.

Io credevo che si fosse arrangiato in qualche modo, in realtà, il mio piccolo eroe.

Ma l’ultima volta che lo avevo pesato era più di 7 chili e stamani invece era solo 5,7.

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In effetti si era visto anche dal musetto fattosi appuntito e non più tondo che aveva sofferto un bel po’. Ma io non ci volevo proprio credere e già me lo immaginavo intento a cacciare i piccoli animaletti del bosco mentre, allo stesso tempo, si guardava le spalle da volpi e faine.

Ecco diciamo che io da questa esperienza speravo che prendesse il meglio, come da una settimana con gli scout. Non dico che lo avrei voluto in grado di accendere un fuoco o di montarsi la tenda da solo. Pensavo più a un’occasione di crescita, a una maturazione, alla vittoria sulle tante paure che costellano il piccolo mondo di Ercolino.

E invece mi torna che miagola come una capretta.

“Mieeeee”.

Un mieeee tremolante, fra l’altro.

Chissà che vorrà dire…

la prima volta che l’ho sentito però mi è sembrato il miagolio più bello del mondo.

Mi sono avvicinata al lungo cespuglio prima del tenditoio, quello fitto fitto, e ho cominciato a chiamarlo.

“Ercolino…. Ercolino, tesoro”.

Quando ho sentito “Mieeee” mi è saltato il cuore in gola.

Lui si è affacciato, nero come la pece, avanzando guardingo, una zampetta dietro l’altra e gli occhioni gialli sgranati come due astronavi.

“Mieeee”.

“Ercolino tesoro… vieni piccino”.

Non osavo allungare la mano nel timore che facesse come le volte precedenti e si rifugiasse ancora in mezzo alla vegetazione. Doveva venire lui almeno fino alla mia mano, poi avrei cercato di prenderlo. Non avrei potuto fare altrimenti.

La serata che si era preannunciata pacifica in realtà tempo un’ora non lo sarebbe stata più, a causa dell’arrivo improvviso di altri ospiti. E io rischiavo per una stupidaggine di vanificare un viaggio lungo, faticoso e intrapreso apposta per lui.

Ercolino ha continuato ad avvicinarsi guardingo e quando è stato a portata di mano l’ho afferrato per la collottola. Lui si è arreso, lasciandosi cadere a terra, forse stremato, dalla solitudine, dalla paura, dalla fame.

Si è lasciato accarezzare e prendere in collo.

Prima di mangiare pareva aver bisogno di essere toccato, accarezzato, rassicurato.

La preoccupazione di questi giorni si è sciolta in lacrime. Di gioia. Di pericolo scampato.

Ora il piccoletto ha un’altra prova da superare. La convivenza con Agathina.

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Ho pensato di pretendere troppo da lui che, si sa, è un gattino pauroso, traumatizzato.

Ma magari la dolce Agatha, solare e intraprendente, potrà aiutarlo.

Magari per una volta anche Ercolino potrà avvicinarsi a un gatto anziché scappare, potrà giocare anziché rifugiarsi nel nascondiglio segreto, potrà…

Io ci spero, che gli faccia bene.

All’inizio non sembrava molto, a dire il vero.

Lui con quei miagolii da belato, intirizzito a guardare quell’altra che andava incosciente in tutti i suoi posti preferiti.

Il tavolinetto dei croccantini premio, il divano, il mio letto.

Ovunque, alla fine, perché ogni angolo della mia casa è di Ercolino, da un anno e mezzo.

Miagola  e ruglia…. e soffia.

E anche lei risponde soffiando.

Stamani li ho lasciati a casa da soli e senza barriere, dopo appena un giorno, e quando sono tornata ho visto che si erano avvicinati un po’, pur continuando la stessa pantomima da gatti.

Io ci credo, sono fiduciosa. Ci spero.

Forza Ercolino. Siamo tutti con te.

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Missione Ercolino – la speranza

Se non fosse per le cicale qui sarebbe silenzio assoluto.
Fuori il caldo immobilizza l’aria e  i campi.
Io spero che silenzio e immobilità convincano Ercolino a tornare a casa.
Lo ha già fatto ieri sera, d’altra parte, prima che io arrivassi qua
Lo spero così tanto da aver buttato  due stracci  in valigia con lo spazzolino da denti e qualche libro ed esser partita verso la Toscana nel mio unico giorno di riposo
Il giorno più caldo di questa estate bollente, fra l’altro, dicono i meteorologi

Il viaggio è stato uno stress, al solito
La temperatura saliva a vista d’occhio,  alle 9.30 erano già 31 gradi, e avevo una paura  folle di bollire le mie cucciolette
Nel trasportino Agatha dormicchiava,  ma Musetta ha miagolato per tutto il viaggio
400 chilometri di miaoooo sparati al massimo  con vari tentativi di effrazione  della serratura della gabbia

Ci siamo fermate anche quattro o cinque volte in cerca di un po’ d’ombra per due coccole e un po’ d’acqua fresca
Ma alla fine, anche se sembrava impossibile, siamo arrivate
Sane e salve,  e accaldate
La temperatura ormai sfiorava  i 40, come da previsioni
Anche il mio mal di testa era salito, parallelamente al livello dell’aria condizionata

Ma qua c’è calma, ci possiamo riposare e assaporare il canto delle cicale

Agatha e Musetta  appena arrivate sono state assalite dal fratellino Ettore che non vedeva l’ora di giocare con qualcuno della sua età

Agatha è  quella grigia tigrata,  la più tranquilla e la più piccolina
Musetta è bianca con un mantellino grigio a strisce ed è più in forze
L’espressione del musino è uno spettacolo, va da sé
Poi c’è Ettore lo scuro, tigrato marrone e nero. Una vera teppa

Ora però è iniziata la missione per salvare Ercolino e  riportarlo a casa strappandolo al bosco dove vaga ormai da più di una settimana

In casa ci sono i croccantini e l’acqua fresca al solito posto
Così come la lettiera
Tutto tace, non ci sono estranei che possano spaventarlo e farlo allontanare

Non resta che aspettare

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maledetto di un gatto

stupido stupido stupido stupido stupido e ancora stupido gatto

è la prima volta, da quando sei con me, che torno a casa senza di te e non ti troverò nemmeno ad attendermi

in macchina, che miagolano nella cestina con apertura anche sul lato superiore, quella che avevo comprato apposta per te solo pochi giorni fa, ci sono Agatha e Musetta

per Agatha la trasferta era prevista da tempo, da quando avevo deciso che non saresti più rimasto solo nei lunghi pomeriggi in casa ad aspettarmi dal lavoro e poi era nata lei, quasi per miracolo, nella legnaia di casa

Musetta, la sua sorellina, l’ho portata nella speranza di riempire il vuoto, incolmabile sappilo, lasciato da te

avrei voluto prendere Ettore ma lui, da quello spericolato esploratore che è, al momento di partire, era andato chissà dove

lo so, è un compito arduo per due pezzettini così piccoli riempire tanto vuoto, ma ci proveranno di sicuro

cioè ci proverò io

sono bastate poche ore ad aprirmi un buco di dolore nella pancia che tu, nella tua incoscienza di gatto, nemmeno immagini

è stata l’ultima sera della nostra “lunga”  (più del solito, almeno) vacanza a casa

impaurito, ma che dico, terrorizzato, dalle novità (ospiti, bambini, trasferimento, eccetera) ti sei rifiutato di entrare in casa, sfuggendo perfino quando io, la tua “mamma”, ho cercato di avvicinarti porgendoti il cibo che non toccavi ormai da chissà quanto

niente da fare

tu hai rinculato e sei scappato nel bosco

che poi a pensare a un gattino come te, timido e pieno di paure, nel bosco è già una cosa che mi fa attorcigliare le budella

chissà che ti era successo su quel bel musino nero dove qualcuno, ho notato pochi giorni fa, ti ha strappato un baffo e fatto un altro buchino vicino alla bocca

ma tu niente, imperterrito via, scappi, incapace di distinguere di che cosa avere paura e di cosa non averne

meno male le tue sorelline, Agatha e Musetta, mi hanno dato il loro bel daffare durante il viaggio di ritorno, con il loro miagolio costante (specie Musetta, Agatha meno, molto meno) e i loro tentativi di fuga (idem come prima)

altrimenti il pensiero di te, di quello che avrebbe potuto esserti successo, mi avrebbe dilaniato

la notte prima, quando hai fatto il cenno di entrare in casa per poi fuggire non appena mi hai visto, ti ho cercato più volte, alzandomi alle due e mezzo prima e alle 5 e mezzo poi per chiamarti

e te niente

ho lasciato anche la porta aperta, nel caso avessi deciso, nel silenzio del nostro sonno, di entrare

ancora niente

per tutto il giorno ti abbiamo chiamato scandagliando cespugli, vasi di fiori, qualunque posto in cui avresti potuto esserti nascosto

e tu niente

alla fine sono partita convinta che avessi avuto tu la peggio nell’incontro con una volpe

un pensiero insostenibile, credimi

poi durante il viaggio quel messaggio

“Simona, ho visto Ercolino. E’ vivo, anche se non sono riuscita a farlo entrare in casa”

Alleluja

grazie a tutti i santi del paradiso

ci sei, sei vivo

il cielo è tornato azzurro e l’erba verde

mi son vista non sai quante volte il tuo musetto nero affilato con quegli occhioni gialli

quell’atteggiamento timido e ritroso, a parte quando hai fame o quando pretendi coccole

e ora so che anche se per un po’ di settimane non sarai con me, almeno ti rivedrò

qui va tutto bene

Agatha e Musetta si divertono un sacco con i tuoi giochi

anzi, quello che ti aveva regalato Raffaella e che tu non hai mai degnato di uno sguardo se lo sono disintegrato in due ore

apprezzano molto anche le palline e i fili volanti sparsi per casa

ma per loro, che sono due bambine, ogni cosa diventa occasione di gioco

anche la gabbietta dalla quale durante il viaggio volevano fuggire

ora, non solo ci hanno dormito rannicchiate la notte, ma ci inventano anche dei giochi

anche la lettiera, quella coperta, per loro è ancora un gioco

penseranno a un padiglione dell’Expo, magari

si penzolano dalla porticina, vi si rincorrono

tutto fuorché usarla per quello per cui serve

no, per quello hanno la lettierina scoperta del viaggio

ma spero di convincerle a cambiare abitudini al più presto

per il resto, Ercolino, gattino pauroso e coraggiosissimo

sappi che qua ti aspettiamo tutte

e non vediamo l’ora di riaverti con noi

maledetto di un gatto

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La coda dello scorpione

Durante alcuni lavori di restauro in un bagno della casa in Toscana, alcuni anni fa, uno scorpione fu murato per errore nella parete della doccia.
Me ne accorsi solo un bel po’ di tempo dopo che tutto era stato sistemato.
Una piccola protuberanza nera e lucida spuntava, ormai senza vita, dalla cornice di un piccolo sportello in basso, dal quale si accedeva alle tubature dell’acqua.
Non capii subito di cosa si trattasse. All’inizio avevo pensato distrattamente  a un minuscolo tubo di gomma, come quelli che avvolgono  i fili elettrici.
Un giorno capii  che non poteva essere che uno scorpione, rimasto intrappolato durante la posa di malte  e cementi nell’indifferenza del muratore di turno.
Intrappolato vivo, naturalmente.
Per quanto non ami circondarmi  di scorpioni il pensiero non mi riempì  affatto di gioia.
Anche se nella casa in Toscana, essendo in campagna, capita di trovare qualcuno di questi animaletti, li raccolgo con un foglio di carta o con la paletta dell’immondizia e li deposito  nei cespugli all’esterno.
Dedicai un pensiero fugace all’agonia della povera bestiola per poi dimenticarmi di lui.
Ogni tanto, le volte che tornavo a casa, facendo la doccia mi cadeva l’occhio su quella piccola  protuberanza nera e lucida, una zampetta, o forse la coda stessa, che sbucava dalle piastrelle rimesse a nuovo. Un tentativo di fuga, una corsa verso la salvezza, miseramente fallito.
Non so perché  l’ultima volta che ho visto quella zampetta  nera, rimasta immutata nonostante il passare degli anni, ho pensato che fosse giunto il momento di fare qualcosa.
Sono; bastate un paio di forbicine da unghie, un colpo lieve, appena accennato, senza bisogno di forza né di attenzioni particolari.
La protuberanza nera e lucida si è staccata da quel piccolo anfratto nella parete della doccia dove sbandierava ormai da anni ed è caduta a terra.
Il mio gatto, curioso, venuto ad assistere all’operazione, l’ha divorata in un sol boccone.
E in un attimo non è  rimasto più niente.

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