Che botta, Gattaccio!

Hey, Gattaccio, sì dico a te. A te con quel musone grosso e quelle zampotte lunghe, i muscoli belli tesi, il manto che pare un tappeto e quella coda mozza.

Che botta!

Eravamo rimasti a quasi due mesi fa che dovevamo andare dal veterinario e tu ti ribellasti e mi conciasti per le feste. E rimanemmo qualche tempo senza “parlarci”, noi due.

Proprio te, che da quando ti abbiamo soccorso sei diventato il gatto adesivo fuori dalla mia porta di casa. Per un po’ ti ho dato il cibo e l’acqua, quello sempre, ma il feeling fra noi era un po’ evaporato. Poi i graffi si sono richiusi e le ferite rimarginate e tutto è tornato come prima, con te che appena mi avvicino al muretto arrivi di corsa per strusciarti contro le mie gambe ma ti ritrai se cerco di toccarti io quando sei sotto al tavolo.

L’altro giorno ce l’abbiamo fatta. Siamo andati dal veterinario. Sono riuscita a distrarti, tu hai avuto fiducia, ti sei fatto prendere in braccio e ti ho infilato nel trasportino. Poi ti ho dovuto dare due perette di sedativo perché stavi abbaiando come un cane e non so come avremmo potuto resistere fino dal veterinario.

Appena saliti in macchina (ti ho messo nel bagagliaio, non fidandomi nemmeno del sedativo) hai scaricato riempiendo l’abitacolo di un odore nauseabondo che mi ha accompagnato per tutto il viaggio. Hai riempito dello stesso odore la sala di attesa finché non ho preso il lungo rotolo di carta e il disinfettante e ho cercato di ripulire tutto quel disastro.

Poi ti hanno visitato. A te che ciondolavi sedato come un carciofone, il vet (la vet in realtà), ha prelevato il sangue e ti ha fatto tutti gli accertamenti che in vita tua, quando eri un gattaccio libero e selvatico, nessuno si è mai sognato di farti. Fai sempre un certo effetto sai, se anche da sedato la vet ti ha coperto il musone con una mascherina che mi parevi Hannibal Lecter.

Però, però… Io credevo che sarebbe stato il giorno del tuo ingresso nella società censita dei gatti, che avresti avuto il tuo libretto, il tuo vaccino. E li hai avuti, certo.

Ma in quel giorno maledetto hai avuto anche qualcosa in più. Hai preso la patente di FIV e FELV e, ora che ti avevamo trovato e ci stavamo attaccando così a te, per tutti noi è stata proprio una bella botta.

Per te che cosa cambia? Saperlo, niente. Tu continuerai a fare la tua vita fino a quando la natura te lo permetterà. Noi potremo alleviarti questi anni che ti rimangono da vivere curandoti nel miglior modo possibile. Che in fondo del doman non v’è certezza per nessuno e la vita randagia alla fine presenta sempre il conto.

A proposito. Quanti anni hai? Secondo la vet fra cinque e dieci (che sarebbe come dire fra trentacinque e settanta), un bel range per un gatto.

Insomma, Gattaccio, è iniziato il riposo del guerriero. Speriamo che sia lungo e il più possibile senza dolore.

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