Allarme inutile

Quando stavo a Belluno accadde che mi preoccupassi molto per la sorte della mia amica, l’anziana scrittrice di gialli per ragazzi. In genere la incontravo in ascensore, oppure sentivo il giornale radio la mattina dalla finestra della sua cucina. Qualche volta la vedevo seduta con le amiche in uno dei bar del centro o ci sentivamo al telefono.

A un certo punto invece mi resi conto che non avevo segnali della sua presenza già da un po’. Al cellulare non rispondeva, ma non era un problema. Avrebbe richiamato lei quando le fosse tornato meglio, una volta vista la chiamata. Però erano anche diversi giorni che non la incontravo in ascensore. Provai a suonare il suo campanello. Niente. Intanto passavano i giorni e la cassetta della posta si riempiva di buste che nessuno ritirava. 

Il sabato mattina pensai che dovevo fare qualcosa, sperando che non fosse troppo tardi.

Provai a fare un’ultima chiamata. Niente. Il telefono suonava, e questo mi sembrava positivo, ma non lo era il fatto che la signora non rispondesse.

Alla fine mi decisi e chiamai il 118. 

Scattò l’allarme che fece partire la procedura prevista in questi casi.

In pochi minuti arrivarono i sanitari con l’ambulanza, i vigili del fuoco e i carabinieri.

Spiegai loro qual era la situazione. Tentai un’ultima chiamata, che non ottenne risposta.

Quando i vigili del fuoco, che nel frattempo si erano posizionati sotto alla finestra della sua camera, terzo piano fronte Duomo, mi chiesero se potevano procedere, a malincuore risposi di sì.

Nel momento in cui il pompiere frantumava il vetro della finestra, mi squillò il telefono.

Era l’anziana scrittrice.

Le spiegai la situazione. 

Lei, mi disse, era nella casa di montagna dove era andata da qualche giorno senza dire nulla a nessuno. Tornava tutto, la posta che si accumulava, il campanello che suonava a vuoto. 

Ma il telefono?

Aveva visto le chiamate, ma una volta riposava, una volta parlava con qualcuno e si era dimenticata di richiamarmi.

Però mi ringraziò moltissimo per essermi preoccupata per lei.

La mattina dopo, domenica, aspettavo delle persone alle 10 per parlare di scrittura e letteratura intorno al tavolo del mio tinello.

Scesi in cantina a recuperare qualche sedia e quando risalii trovai due di loro che mi aspettavano davanti alla porta. 

In quel momento si fermò l’ascensore e ne uscì la vecchia vicina, l’amica di Ercolino. 

La salutai. 

  • Proprio, lei. Ma non si vergogna per quello che ha fatto?
  • Per cosa, scusi?
  • Me lo chiede anche? Ha messo la nostra casa al centro dell’attenzione per niente. Lo sa che ieri mi hanno chiamato tutto il giorno per chiedermi che cosa era successo?

Il problema, mi spiegò con insolito (perfino per lei) livore, era che il giorno prima era sabato, giorno di mercato. Per cui lo schieramento di ambulanza, carabinieri e vigili del fuoco era stato notato da centinaia di persone. E questo era un motivo di grande vergogna per lei, che si era dovuta scusare con l’intera città per il disturbo (peraltro inutile) da me causato.

L’anziana scrittrice invece si fece una gran risata e mi volle perfino fare un regalo. Disse che non si sarebbe mai aspettata che qualcuno si interessasse tanto a lei. 

Qualche giorno dopo mi consegnò un pacco infiocchettato. Dentro c’era una scatola decorata con i papaveri di Monet che conteneva tazza, piattino e teiera con lo stesso motivo.

Ho mandato un regalo anche ai vigili del fuoco – mi disse -. Erano tanto dispiaciuti per il vetro rotto. Ma che problema c’è, gli ho detto. Con il caldo che fa la notte, almeno avrò la camera ventilata.   

Lascia un commento

Archiviato in diario minimo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...