Per un pugno di spiccioli

Quando ero piccola fui invitata da un’amichetta in gita con i suoi genitori. Partimmo con l’auto del suo babbo, lui al volante, la mamma a fianco. Noi dietro, sui sedili foderati di plastica rigida e fredda.

Io indossavo calzettoni bianchi traforati e le scarpette blu con gli occhi. La mia amica aveva una passata con un fiocco sui capelli. 

Io avevo anche un borsellino, nel quale mamma aveva messo due spiccioletti per ogni evenienza. Una o due monete da cento e cinquanta lire, niente più.

La mia amica invece aveva una borsetta bellissima, di plastica bianca simil coccodrillo, tutta luccicante con la chiusura a scatto e la tracolla a catena. Quando fummo partiti mi mostrò anche che cosa c’era dentro. Un fazzolettino profumato e dei soldi, tanti soldi tutti in monete da cento e da cinquanta lire. 

Tutto quel bendidio mi lasciò da principio un po’ sbigottita. Però poi elaborai un piano, che misi in atto durante il viaggio.

La mia amica aveva un anno o due meno di me, era più robusta ma anche meno sveglia.

Cominciai ad indicarle delle cose che sfilavano fuori dal finestrino.

  • Guarda quella casa…
  • Dove?
  • Laggiù…

Mentre lei si girava a guardare la casa, o un albero o un tizio che andava in bicicletta, io lesta lesta aprivo la sua borsetta, le prendevo una o due monete e le mettevo nel mio borsellino.

Era divertente. Non avrei mai creduto che fosse così facile. 

All’inizio pensai di prenderle solo qualche monetina, tanto per rimettere le cose in pari, e finirla lì. Poi il gioco mi prese la mano. A un certo punto pensai che avrei dovuto smettere e rifare lo stesso gioco ma al contrario, rimettendo i soldi nella sua borsetta prima che se ne accorgesse. 

A un certo punto però la mamma si girò e le chiese la borsetta. Quando la aprì, la trovò vuota.

  • Ma tutti quei soldi che fine hanno fatto? 

La mia amica cadde dalle nuvole. Io diventai paonazza.

  • Fammi vedere.

La mamma allungò la mano, afferrò il mio borsellino e lo aprì. 

  • Ah, ecco dove erano andati a finire…

Fu così che rovesciò dentro la borsetta della figlia tutto il contenuto del mio borsellino.

Tentai di dire che trecento lire erano mie. Ma mi zittì subito.

Ho dimenticato tutto il resto di quella giornata. Dove eravamo diretti e a fare che cosa.

Se la mia amica disse qualcosa e se questo episodio cambiò qualcosa fra di noi. 

So solo che tornai a casa alleggerita dei miei pochi spiccioli ma con il cuore pesante per qualcosa che non ero ancora in grado di comprendere.

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