L’airone e il pollaio

Ai tempi del liceo, con la mia amica Sandra un giorno andammo a trovare nonna Armida. Nonna stava a Castiglioni nella casa sopra alla fabbrica di plastica. 

Arrivammo in motorino e suonammo il campanello. Non rispose nessuno. 

Prendemmo il viottolino per salire al campo e la chiamammo da lì, ma niente.

Ci fermammo vicino al pollaio e ci mettemmo ad osservare quel che c’era. Le galline che razzolavano nel loro recinto, un coniglio (conigliolo, in gergo toscano rurale) spellato appeso per le zampe posteriori. Il castro dei maiali, dove si era consumato uno dei grandi shock della mia infanzia. 

Un anno infatti nonna Armida prese un maialino che a me piaceva tantissimo. Lo battezzai Fernando, come il mio fidanzato dell’asilo, ed ero convinta che sarebbe stato con noi per sempre. Invece dopo un anno Fernando, che nel frattempo era diventato un maiale bellissimo, grande e grosso, sparì. Mi vennero date spiegazioni vaghe e imbarazzate, ma alla fine capii che tutte le mie richieste erano state inascoltate e Fernando era stato ammazzato. Soffri tantissimo per la perdita ma anche per il tradimento. E per la caduta di un’illusione.

Da quella volta, capito che i maialini di nonna erano destinati a finire in soffitta sotto forma di prosciutti e salami, badai bene di non affezionarmici più.

Ma il giorno che andai con la mia amica Sandra eravamo ormai grandi e dei maialini ci importava ben poco, anche se io in realtà non ho mai dimenticato la storia di Fernando.

Mentre stavamo lì sulla piaggia ad osservare le testimonianze della vita contadina di nonna, sentimmo un frullare di ali.

Alzammo gli occhi al cielo e vedemmo uno strano uccello, con le piume blu, che si era fermato su uno dei fili dell’elettricità.

  • Quello deve essere un airone cinerino, dissi io.
  • Ma guarda che meraviglia, commentò Sandra.
  • Che sorpresa -, continuai in preda allo stupore -. Non avevo la minima idea che la mi’ nonna tenesse anche gli aironi. Forse è di passaggio.
  • Oh, ce n’è un altro, disse Sandra indicando un secondo uccello che era andato a posarsi sullo stesso filo.
  • Ed è anche di colore diverso… questo è di un blu più scuro.
  • È diverso anche il disegno, guarda. Quell’altro ce l’ha di più sulle ali, questo sul collo…

Continuammo a fantasticare su questi strani uccelli per un po’. Poi, alzando gli occhi di nuovo, ne vedemmo uno con il piumaggio rosso.

  • Che strano… E quello di che specie sarà?

Mentre cercavamo di sciogliere quel mistero, ci raggiunse la voce di nonna.

  • Eh, quelli so’ i mi’ piccioni. M’è toccato a vernicialli sennò quello di sotto me li rubava. E diceva che eran sua. Allora gli ho dovuto passa’ una mano di colore per riconoscelli…

Di sicuro nonna non ha mai capito il perché delle nostre facce stralunate mentre lei parlava né lo scoppio delle nostre risate, subito dopo aver sentito la sua spiegazione. 

Lei era donna concreta e poco le importava delle nostre disquisizioni sugli aironi cinerini. 

C’era da pensare a salvare i piccioni dal vicino furbo, visto che anche quelli sarebbero dovuti finire nel piatto. 

Ma in quello giusto.      

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