Un giro di breakdance

ln un certo periodo della mia vita, tanti anni fa, ho fatto cose del tipo buttarmi da un aereo con un paracadute sulle spalle. L’ho fatto solo dodici volte, però. In quello stesso periodo mi capitò anche di comprare una moto, un vecchio Canguro Morini 350 cc. enduro. 

Oddio, erano più le volte che non partiva e quando facevo benzina non la potevo spengere per evitare che non si riaccendesse e a parte il fatto che pesava come una balenottera azzurra, era una bella moto e ci feci diversi giri divertenti.

In ogni caso a un certo punto decisi che non mi serviva più.  

Ero già tornata a casa dopo aver lavorato alcuni mesi a Treviso quando mi chiamò un amico di lassù chiedendomi se avessi ancora la moto. Sì, ce l’ho.

Se sei sempre decisa a venderla allora la comprerei io.

Va bene. Come ci si organizza?

Vengo a trovarti con un amico, arriviamo in treno a Firenze, poi ci fermiamo da te per la notte e il giorno dopo torniamo a casa in moto.

Per me è ok, contenti voi.

Il giorno stabilito andai a Firenze a prenderli insieme a un’amica.

Già che eravamo lì andammo a fare un giro della città. Chiamai anche un’altra amica di Firenze, che ci raggiunse in serata. Lei invitò un altro amico e alla fine andammo tutti a cena da qualche parte.

Dopo cena gli amici fiorentini insistettero perché si andasse in discoteca. Ci facemmo convincere, nonostante il viaggio impegnativo che aspettava i due trevigiani la mattina dopo.

Ci portarono in un locale tipo vecchia cantina con gli archi di pietre e mattoni. Ballammo, bevemmo, le solite cose che si fanno in disco.

A un certo punto vidi l’amico della moto che si contorceva a terra a pancia in su come un Gregor Samsa appena svegliato. Gli altri gli si avvicinavano per assistere alla sua performance di breakdance ma io, per non sembrare una provincialotta, una che queste cose non l’ha mai viste, preferii allontanarmi, dopo averlo degnato appena di un’occhiata distratta.

Andai a parlare con gli amici fiorentini, quando arrivò l’amica con cui ero andata a Firenze, tutta trafelata.

L’amico di Treviso sta male, perde sangue, credo che dovremmo portarlo in ospedale.

Ma che dici? Le risposi io. L’ho appena visto che ballava la breakdance.

Non ballava la breakdance, disse lei, era caduto a terra e si contorceva dal dolore.

Ah.

Ma che cosa è successo?

Era successo che il ragazzo, alto com’era, non si era reso conto delle effettive misure degli archi in mattoni e ci aveva battuto una craniata epocale.

Lo portammo al pronto soccorso di un ospedale vicino, dove gli ricucirono la ferita sulla tempia.

A quel punto la giornata poteva considerarsi finita. Tornammo a casa.

La mattina dopo, nonostante tutto, i due amici partirono di buon’ora alla volta di Treviso su quel vecchio catorcio.

E arrivarono pure sani e salvi. 

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