L’inesplicabile fattore M

Sono alla Posta, in coda con il mio numerino. Da uno sportello chiamano un numero a voce alta, che appare ovviamente ripetuto anche sul pannello luminoso. Niente, nessuno. Chiamano il successivo, il mio. Appoggio le mie buste sul banco e spiego all’impiegata il tipo di spedizione che mi serve. Manca un modulo da riempire, me lo porge. In quel mentre arriva un baldanzoso giovane, quello con il numero precedente. Ben svegliato, gli avrei detto io. Ora resti in attesa che finisco con la signora e poi sono da lei.
Ovviamente no.
L’impiegata comincia ad agitarsi, lascia sedia e postazione e si avvicina al baldo. “Mentre la signora riempie il modulo faccio con lei”.
Non ci posso credere. Io un modulo lo riempio in due secondi netti, che si crede?
Ovviamente non avevo fatto i conti con il fattore M, l’inesplicabile fattore M.
Lei come si chiama? Cinguetta l’impiegata. F… S… risponde il baldanzoso. Che inizia a spiegare quale problema lo ha portato fin lì. Ovviamente un caso complicato, di lunga trattazione e di difficile soluzione.
Osservo incredula l’impiegata che, niente affatto abbattuta da tanta complessità, corre avanti e indietro, scodinzolando, mentre consulta colleghi e direttore per giungere alla risoluzione del caso.
Io, che ormai ho riempito il mio modulo da cinque minuti buoni, osservo la scena sperando che qualcuno si ricordi di me. Povera illusa. Il fattore M non scatta con le signore di mezza età.
Lascio che l’impiegata scodinzoli un altro minuto e poi intervengo, ormai visibilmente alterata. Scusi, potrebbe finire la mia pratica, intanto? Almeno se ne chiude una. Poi può tornare a seguire l’altro caso.
Occorre grande fermezza per sventare il fattore M, e non è detto che funzioni.
Con me ha funzionato a metà. L’impiegata ha fatto la faccia scocciata di quando la mamma la chiamava per la merenda mentre lei era impegnata a giocare con gli amichetti.
Ha detto, scusa F., torno subito.
F., capito? Lo ha chiamato per nome, passando perfino al tu. Da non credere.
Poi, con fare ostentatamente diligente, ha effettuato le mie spedizioni, tre in tutto, sottolineandole ogni volta con la frase “e questa è spedita”, che ha pronunciato sotto il mio sguardo impassibile per ben tre volte. Ogni volta ha precisato anche il costo della singola spedizione, aspettando la mia approvazione. Il teatrino è proseguito fino in fondo, con il pagamento e l’ostentata conta del resto. Controlli. Mi fido, grazie. Poi finalmente, una volta che ho sgombrato il campo, ha potuto dedicarsi al suo F., un baldanzoso 25enne tanto bisognoso di cure e attenzioni.
Io sono uscita sicuramente molto più incazzata di quanto non lo fossi (non lo ero) quando sono entrata e con un senso di assoluta impotenza di fronte al fattore M.
Ma che dire, infine?
Boh, forse Towanda?

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2 commenti

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2 risposte a “L’inesplicabile fattore M

  1. Paola

    Sarò ripetitiva, ma ribadisco che riesci a rendere spassoso anche il fatto più ordinario, con la tua narrazione. Sono contenta che tu riprenda scrivere sul tuo blog, mi mancava. Ben riletta:)

  2. Grazie Paola. In realtà l’ho trasferito da Facebook perché, appunto, anche io lo trovavo divertente. Di là invece ho trovato tanti maestri di vita, pensa te, che mi hanno fatto la morale esortandomi a non prendermela per fatti del genere. Ma io dico…

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