Il mistero dell’amico geniale

Allora succede questo. Che a fine luglio ho partecipato alla prova preselettiva del concorsone del Mibact, quello dei 19mila per 500 posti ai beni culturali. E ovvio son rimasta fuori. Ovvio un cavolo! No no, davvero, è che io a studiare in quel modo tutto nozioni non ci riesco proprio e poi eravamo in tanti e l’aria condizionata mi ha fatto venire il mal di testa. Tutte scuse, ovvio.

Ma non è questo il punto. In pratica fra questa banda di sfigati che ha passato tutto il mese di luglio sui libri e a far test qualcuno ha aperto un gruppo su Facebook del tipo “concorso 500 posti del Mibact”. Ed era anche divertente perché ognuno ci scriveva su i dubbi e le risposte sbagliate che trovava e io a dire il vero qualche risposta l’ho imparata anche lì, tipo quella del cardinale che sequestrava gli artisti, che poi si ricorda meglio se una cosa la senti dire anziché leggerla su libri interessanti quanto l’esca vegetariana per topi che ho appena messo in garage.

Poi c’è stata la prova. E tutti a dire com’è andata, io sono idoneo, io no. E il meccanismo non era trasparente, facciamo ricorso. C’è stata anche quella io sono idonea ma per senso di giustizia fate ricorso voi che a me non importa mica. Insomma, cose così.

Poi un giorno arriva uno, col profilo fake con la foto di Shane McGowan dei Pogues e il nome di un attore famoso, che poi sarebbe Chuck Bronson, e scrive una roba lunga, ma lunga. La intitola qualcosa tipo pensierino notturno dopo l’esame del Mibact. E racconta, senza dire, di quello che fa e di quello che pensa ma scrivendo così un po’ alla flusso di coscienza che nemmeno l’Ulisse di Joyce. E scrive bene, cazzo se scrive bene. Staresti sempre lì a leggerlo.

E infatti tutti glielo dicono, nei commenti. Ma che ti importa del concorso. Perché questo è pure idoneo,  fra l’altro. Sei sicuro che vuoi fare il ministeriale? ma scrivi un libro. Eh, ma la situazione editoriale in Italia. E via discorrendo.

Ormai sul sito nessuno parla più dell’esame o dei ricorsi. Stanno tutti lì, in attesa del pensierino della notte numero x. E intanto siamo già a sei.

E lui è bravo, perché non solo scrive bene, con l’aria del tipo lo faccio perché mi viene ma non me ne frega poi granché, ma sa anche calibrare le notizie col contagocce. Il numero uno finiva con la raccomandazione della mamma a non mettersi il maglione per l’esame,  per dire. E tutti a ripetere la battuta. Nell’ultimo c’è andato giù pesante quando ha raccontato che da un giornalino paesano gli hanno chiesto un contributo culturale su un mulino ristrutturato. E ha dato anche un po’ di indizi, vaghi però.

Comunque, se qualcuno ci vuole provare ad avvicinarsi al mistero, è un mulino del 500, è stato dipinto a spugnatura rosa, al piano terra ci sono un’estetica e un negozio cinese, sopra appartamenti che nessuno compra, a parte uno, che c’ha un fiocco azzurro alle finestre (benvenuto Thomas). E poi ci hanno messo su una meridiana finta. Qualcuno gli ha scritto tutto trionfante lo sapevo che eri veneto, ma da che cosa l’abbia capito sinceramente non lo so. Forse perché cita la sagra della Putrella di Grisignano del Zocco, che sarebbe Vicenza. Non lo so. Sì, lo stile parrebbe consono,  a ben pensarci. E poi anche la spugnatura rosa e benvenuto Thomas. Sta a vedere che ci hanno azzeccato.

Ora che succede. Succede che intanto abbiamo già uno spin off. Una tipa si è ispirata e i commenti li fa direttamente con degli scritti simili, raccontando le sue giornate in quello stile lì, sempre sul flusso di coscienza, che a me mi pare tanto una dichiarazione d’amore papale papale. Ehi tu, guardami, sono qua e sono come te. Ci intendiamo noi. E poi ci sono quelle che gliele fanno direttamente le proposte di matrimonio. Giuro. Sempre a livelli alti, culturalmente parlando. Ovvio. Una dice: “Se non fosse che non va di moda ti sposerei. Per la cronaca ho un mulino”.

Passata la fase dello scrivi un libro che sei bravo ora se lo vogliono tutte sposare e a scatola chiusa. Di sicuro non per la foto del profilo che pare il cugino povero di Sid Vicious col raffreddore. Forse più per il nome che si è scelto, quello di un attore che picchiava duro che basta la parola.

E poi è scattata la caccia per capire chi è, da dove viene, che cosa fa. Che poi magari si scopre che è archivista al museo di Grisignano o che la sagra della Putrella la organizza lui. E quella che dice l’iniziale del nome dovrebbe essere una effe e ti vedo bene con la finale in -zio (per cui adesso gioca anche a  chiamarsi Fabrizio).

Insomma un po’ come per Elena Ferrante solo che qui abbiamo la fortuna che almeno questo, anche se non dice niente, in qualche modo risponde.

Per quelli del Mibact è diventato il gioco dell’estate e devo dire che è una bella soddisfazione ricavare un po’ di divertimento dopo tutte quelle ore studiate a quaranta gradi. Che poi dalla noia mi sono mangiata un sacco di gelati e sono pure ingrassata.

Chissà se alla fine si scoprirà chi è il tipo. E se qualcuna, alla fine, ce la farà a sposarselo. Io intanto mi metto da parte i suoi pensierini della notte. Se proprio proprio il libro non lo dovesse pubblicare lui potrei sempre dire di avere il nuovo mistero letterario per le mani.

chuck1

 

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