il disastro dei biscotti come metafora della vita (ah beh!)

Non pensavo che potessero tornare sere così. eppure eccone una. Proprio così.
una sera da mangiare cioccolata anche se non ti va
una sera in cui i pensieri son più dolorosi perché si attaccano alla pancia
senti mancanze, vuoti
una sera in cui rifletti sull’incomunicabilità fra le persone
in cui ti chiedi perché ognuno sta al sicuro nel suo guscino
non parlo di saluti baci e abbracci e vieni a prendere un caffè
no, parlo della comunicazione del cuore, dell’anima

in realtà troppi pensieri si affollano nella mente e le cose che sembrano chiare e lampanti finché stanno dentro, poi non riescono ad uscire in forma minimamente logica e intelligibile
è una serata uggiosa, ecco
che non sai se sei allegra, se sei triste e non sai nemmeno che cosa vuoi

allora quasi quasi parlerei del casino dei biscotti, che è da qualche giorno che mi frulla in testa
magari la risposta a tutto è proprio lì

premetto che non ho bevuto e non ho assunto sostanze psicotrope
è solo una serata di spleen, sentimento malinconico

allora è successo che qualche giorno fa, presa da entusiasmo culinario, mi metto a fare dei fantastici (almeno così credevo) biscottini indiani alle mandorle
a dirla tutta Lula aveva commentato la ricetta dicendo qualcosa del tipo: “con tutto quel burro”, ma non le avevo prestato troppa attenzione
quindi, in barba ad ogni legge fisica e gastronomica, mi metto a impastare gli ingredienti come da istruzioni
una tazza di burro, una tazza di farina, mezza tazza di zucchero
viene effettivamente una bella pasta morbida ed elastica che trasformo in tante palline (la mia forma preferita in cucina ma su questo non indagherei oltre al momento) e sulle quali appoggio una mandorletta
via in forno, temperatura, boh? 200 gradi probabilmente
cuocio 10 minuti e….
DISASTRO!!!
Altro che palline… sulla teglia c’era una distesa eterogenea di burro su cui la farina e lo zucchero avevano formato dei grumi dalle forme geometriche più varie e dove ogni tanto galleggiava una mandorla

Vabbè, non sarà la fine del mondo.
Magari son buoni e la sostanza è assai meglio dell’apparenza

Ovvio che no
Uno schifo
Burro allo stato puro….
Bleah!

Un peccato buttarlo, però…
Per cui la mia anima economica raccoglie pazientemente le sfogliette burrose, le pone su un vassoietto e le archivia temporaneamente in frigorifero, in attesa di ispirazione
Il secondo tentativo di assaggio, obbligatorio considerando che il primo poteva essere stato falsato da fattori ambientali o da chissà che altro, dà lo stesso risultato
Una roba orribile, senza alcuna ombra di dubbio

In un eccesso di economia salvo anche il sughetto burroso che era rimasto attaccato alla carta da forno e lo conservo in un barattolino di plastica, sempre in frigo

Dopo qualche giorno di pensiero costante o quasi sul pasticcino fallito mi decido a cercare di salvare il salvabile con un’opera di riciclaggio spinto

Fogliette e sughetto burroso finiscono in un pentolino che riscaldo a bagnomaria (ci son cresciuta, io, col bagnomaria)
Un po’ fondono, un po’ le aiuto schiacciandole con un pestello di alabastro, comprese le mandorle, finché ottengo una cremetta morbida
Quindi aggiungo un po’ di farina, a occhio, finché l’impasto riprende consistenza
Qualche spezia dolce, cannella, cardamomo, coriandolo

Rifaccio le palline e, stavolta, nel dubbio che non tengano, le metto su dei coloratissimi pirottini che scovo nella dispensa della pasticcera perfetta
E passo in forno (200 gradi e 10 minuti? Credo di sì, cottura standard direi…)
Le palline non si sciolgono, anzi, si dorano leggermente e fanno anche un buon profumo
Quando son cotte non resisto e ne assaggio subito una per capire se dovrò inventarmi un terzo tentativo o no
Passabili
Niente di che, ma decisamente passabili
E poi son così carine nelle loro cartine colorate

Alla fine sono state la mia merenda per due pomeriggi al lavoro (anche se non ho avuto il coraggio di offrirle al resto della truppa)
Due amici le hanno assaggiate e, anche se non hanno fatto salti in aria dall’entusiasmo in qualche modo le hanno apprezzate

Ora che il salvataggio è stato operato penso: uff, però! avrei potuto anche passarle nella farina di mandorle, o spolverarle di zucchero a velo, o magari metterci sopra una mandorlina o una nocciola
Insomma, avrei potuto trasformarle in biscottini veri, carini e presentabili anche se la loro genesi era stata un po’ disgraziata
Non ci ho creduto fino in fondo, devo ammetterlo

È sempre lo stesso problema, vendere, vendersi
Porsi meglio di come si è in realtà o sminuirsi come una pallina dolce ma dall’aspetto insignificante?
Essere o non essere, pallina mia, questo è il dilemma

Son sempre più convinta che questa distesa di palline irregolari sulle loro belle cartine colorate nasconda una filosofia essenziale
Ci ho pensato tanto

Temi da sviluppare: il significato recondito del riciclo, il coraggio di rimediare ai propri errori, mai buttare via un disastro alimentare se l’ingrediente è ancora valido.
E ancora, rompere i propri limiti tentando nuove sperimentazioni, affrontare l’ignoto sotto forma di una pallina alle mandorle.

Forse avrei potuto fare qualcosa di meglio e di più costruttivo e perdere meno tempo fra pasticci culinari e narrazioni inutilmente pretenziose

Però mi sono fatta ridere
E per stasera questo non è poco…

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15 commenti

Archiviato in Uncategorized

15 risposte a “il disastro dei biscotti come metafora della vita (ah beh!)

  1. paola_Surfy

    Penso tu abbia riciclato bene anche dei sentimenti impopolari come la malinconia. Anzi, più che di riciclo parlerei di catarsi. Sempre grande te. Notte

  2. Grazie Simo,il tuo post mi ha dato la spintarella giusta per farmi uscire dalla spirale di pensieri negativi di stamattina e farmi ritrovare il sorriso.
    Un abbraccio.

  3. Beh, che dire… Mi fa piacere! Uno non pensa mai che i pensieri reflui possano servire a qualcosa o a qualcuno. 😉

  4. Ecco, tento una risposta ma non mi viene, perche’ vedere che un pensiero tuo, un gioco di parole assume un qualche significato per un’altra persona e’ una cosa che mi emoziona sempre… Grazie Paola!

  5. paola_Surfy

    Ah ecco, avevo letto solo un ‘oh cavolo’…qualcosa mancava :o)

  6. Quello l’ho tolto e ho elaborato una risposta pi complessa.. 😉

  7. Piergiorgio Dell'Agostin

    Questa è filosofia “spinta” 😉 … in senso burroso!

  8. paola_Surfy

    Ciao Simona. Grazie per aver chiamato. Buona domenica

  9. Ciao … Simona.
    Ogni tanto ritrovo qualcuno dei tuoi post e mi ci ritrovo cosí a mio agio che in genrale mi rallegra ĺ’ animo sapere di non essere l’unico strano sul pianeta…grazie

  10. Ah ah, hai rallegrato anche me

  11. Io ho recuperato una crema al mascarpone impazzita facendo un CreamCaramel a bagnomaria e buttando bicchieri e bicchieri di grasso .. ma risultato ottimo.
    Se ci fosse occasione mi piacerebbe conoscerti di persona …

  12. Cavoli, complimenti! Di dove sei?

  13. di Bussero, piccolo paese ad Est di Milano …ma ho una sorella che viva a Laterina (Arezzo). Se ti va di scrivermi la mia mail è alfredo_dilello@yahoo.it
    Un abbraccio e grazie dei tuoi post!

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