il mosaico della memoria

Okay okay okay. Il ghiaione è stato nel 1990, non nel ’91. ma tanto a parte il fatto dell’anniversario mancato questa è una cosa che non importa proprio a nessuno. La cosa buffa invece è quando ti confronti con le persone che hanno partecipato ad uno stesso evento e vedi che ognuno ha memorizzato una cosa diversa.
Lula per esempio si ricordava che l’estate che andammo in val di zoldo era quella dei mondiali di zenga e tacconi, quindi quella del 1990. dice anche che io non partecipai alla cena prima della partenza proprio per guardare una partita e che, mentre giravamo di rifugio in rifugio, buttavo sempre un occhio alla tv nel caso giocassero.
Ecco, questa sinceramente io non me la ricordavo proprio.
Per la mi’ sorella, che ha la memoria di un computer, era sicuramente il ’90 perché lei si ricorda di un determinato esame che dette all’università. Il ricordo è in relazione alla proiezione delle diapositive della vacanza, in cui, orrore orrore, vide che una di noi, nella solitudine sterminata dei monti, aveva osato addirittura prendere il sole in topless.
Io avevo collegato la vacanza a due ricordi, legati a un cane e a un fidanzato ma sbagliando clamorosamente la data: il fidanzato risale al ’90, perché con l’inizio del ’91 non c’era già più, il cane al ’91. e nessuno faccia battute sul sostituto e cose varie, please.
Il cane era tarino, il meraviglioso siberian husky bianco e rosso che nessuno voleva perché in quegli anni in cui quel tipo di cane andava tanto di moda lui povero aveva due difettucci e quindi non andava bene per le mostre canine. Evitare commenti anche in questo caso, ri-please che tanto li ho già esauriti tutti io, con le parole e con i pensieri.
Lo presi anche se aveva già più di due anni. E’ stato un cane eccezionale, un compagno fedele e affettuoso pur nello spirito d’indipendenza caratteristico della razza. Ah, e poi cantava. Lo sa bene raffaella che quando glielo dissi si mise a cantare o sole mio e lui le andò dietro come fosse stato andrea bocelli.
Quindi, messi i puntini sulle i, nel ’90 ci fu l’avventura del ghiaione che contribuì sensibilmente a ridimensionare la storia del fidanzato portandola verso una fine più o meno naturale dopo il capodanno fra il ’90 e il ’91. nel ’91 invece arrivo’ taro, andammo in montagna ad asiago, ed è li’ che ero preoccupata di lasciarlo a casa da solo subito dopo averlo preso.
Ad asiago andammo però in quattro, col pulmino di lula, con raffaella e patrizia. E successero un sacco di cosa ganze che ancora ci si raccontano. Intanto s’era ospiti a casa di tullio kezich che era vicino di mario rigoni stern e ermanno olmi, oltre a un tal erante che pare si chiamasse proprio così ma noi all’inizio avevamo capito invece che “errava” nel senso di camminare a tutte l’ore.
Questa cosa mi portò bene qualche anno fa quando olmi venne a belluno per l’inaugurazione della mostra di arnaldo pomodoro e io gli raccontai, presentandomi, di quella vacanza. Più tardi, quando gli chiesi se potevo intervistarlo lui mi disse di sì, precisando che lo faceva proprio per me, perché da tre anni, e non so bene per quale motivo, non parlava più con i giornalisti.
Successivamente volle rileggere l’intervista e dare il suo placet, in genere non si fa ma che cavolo io lui lo chiamavo maestro, e mi fece un sacco di complimenti dal telefono della sua casa di asiago dove nel frattempo era rientrato.
Beh, è una cosa che conservo nel cuore come un ricordo del tutto speciale.
Poi, sempre ad asiago, successe quella cosa del billo di legno, un tronchetto che trovammo fra gli altri pezzi di legna da ardere, dalla forma inconfondibile. Lo posizionammo a mo’ di soprammobile a centro tavola ma ogni giorno era una lotta perché patrizia non appena ci giravamo lo buttava nel caminetto.
Poi, mentre prendevamo la legna nella legnaia successe che raffaella perse una lente a contatto. Era già sera ma bastò accendere i fari di un’auto per riconoscerne il brillio sulla catasta e recuperarla.
Un giorno tornò il padrone di casa che ci aveva gentilmente offerto ospitalità durante la sua assenza, giovanni figlio di tullio, insieme ad alcuni amici. prepararono il pranzo, sfidandoci ad assaggiare i canederli, che comunque già conoscevamo, e avvertendoci che loro stessi, sottintendendo cioè dei veri montanari, non riuscivano a mangiarne più di tre o quattro nella stessa cena. Evitiamo di dire quanti ne mangiammo io e lula, che forse è meglio.
Per quanto riguarda l’avventura del ghiaione, c’è solo da sentire i ricordi di giovanna. Prima ne abbiamo parlato un po’ al telefono con lula e son venute fuori un sacco di altre cose. Anche la crisi di panico su uno spicchio di roccia sospeso sul vuoto. Ecco, dopo 21 anni scopro che non l’avevo avuta solo io.
Io l’avevo detto subito però. Mi sa che s’era al città di fiume perché stasera vedendo le foto di un’amica su facebook mi è sembrato di riconoscere il rifugio della panchina affacciata sul vuoto e la roccia sporgente dalla quale si affacciavano lula e giovanna era proprio lì vicina.
Ganzo questo percorso all’indietro, questo ricomporre il mosaico della memoria. Lula ha ritirato fuori un sacco di storie che avevo completamente rimosso, mentre io ne ricordavo altre.
Spero che non debbano passare altri venti anni però per ricordarmi, la prossima volta che vado a far la spesa, che ero uscita apposta per comprare il gel per capelli e invece son tornata con un balsamo. E finché non sono stata fuori dal negozio, ormai sulla strada di casa, ero pure convinta di volere proprio quello…

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