perché l’ho fatto

Ricordo perfettamente il momento in cui decisi di lanciarmi nel vuoto. E il motivo.
Era l’estate del ’92, agosto forse, ed ero a casa di un amico a Firenze. In quel periodo andavo spesso da lui, fermandomi a dormire sul divano in salotto.
Rosario era ricoverato all’ospedale di Careggi, così approfittavo dell’ospitalità del Rouge per andarlo a trovare.
In quella grande casa vicina alla stazione c’era sempre un viavai di gente, che si fermava a pranzo e a cena. Si organizzava sempre qualcosa, con la Cinese, Rossella, Rosanna e suo marito. E altri. Con Rosario, quando stava bene. C’era il cinema all’anfiteatro delle cascine, qualche concerto. O si rimaneva in casa a chiacchierare.

Era iniziato tutto con un piccolo intervento per un edema non ricordo dove. Operazione riuscita. Sapevo che la salute di Rosario era a rischio ma non avrei mai pensato che potesse andarsene così. E invece al primo intervento, dopo un periodo trascorso a casa, seguì un altro ricovero e poi un altro ancora. E non era mai del tutto chiaro quando sarebbe stato dimesso.
Il giorno che capii che non ci sarebbe stato più nulla da fare, ricordo, ero seduta sul divano del Rouge, in quella casa di Firenze. C’erano anche altre persone, gli amici di sempre, e si parlava di Rosario. Non ricordo la frase, la situazione, che cosa fu detto e da chi e perché tutto insieme capii.
So solo che quella consapevolezza che fino ad allora non avevo voluto nemmeno immaginare mi attraversò come una scarica elettrica. Mi sentii perduta, terrorizzata. Avrei voluto morire prima di affrontare quel dolore immenso che si annunciava in un giorno qualsiasi della calda estate fiorentina.
Non so spiegare perché mi venne questa idea di lanciarmi col paracadute. Cioè lo so, ma non può essere considerata una spiegazione logica. Il fatto è che di logico lì non c’era niente. Rosario stava per morire, se ne sarebbe andato, e io, che da 10 anni vivevo la sua amicizia come il dono più bello della mia vita, ero disperata. Tutto qui. Pensai che una paura più grande avrebbe in qualche modo esorcizzato quella già enorme per la sua scomparsa. Probabilmente fu solo per il fatto di aver sentito sempre parlare di paracadutismo in casa che la prima cosa che mi venne fu quella di lanciarmi.
Fatto sta che, non appena tornai a casa presi contatto con la sezione paracadutisti di Siena, quella fondata da babbo, e mi iscrissi al corso.
Fu un modo per pensare anche ad altro, per non essere inghiottita completamente da quel dolore continuo che portavo dentro vedendolo sempre più deperito, sempre più magro e sofferente.
Non furono solo i lanci poi a distrarmi, c’era anche la palestra, il duro allenamento fisico. Sembra una pazzia e sicuramente lo era ma per me fu la ricerca della salvezza. Oggi, ne sono sicura, avrei altri strumenti per affrontare una cosa del genere. Non che soffrirei meno. Anzi.
Ma allora ero così.

Rosario morì il 6 aprile del 1993, meno di un anno dopo da quel giorno a casa del Rouge.
Chi lo ha conosciuto sa che parlo di una persona immensa. Ancora oggi, dopo tutti questi anni, i suoi amici lo ricordano con l’amore di allora.
Sono convinta che quando in ospedale gli dissi che mi sarei lanciata col paracadute, lui capì benissimo il perché. Al tempo mi conosceva sicuramente meglio di quanto mi conoscessi io.
Ancora oggi ogni tanto, come ora, mi torna in mente un numero di telefono, 959238, il suo.
Rosario assomigliava un po’ a Linus di radio Deejay ma ancora non lo sapevo. Dopo, sentendolo ridere, avrei ritrovato Rosario in quella risata. Proprio uguale alla sua, da non credere.

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5 commenti

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5 risposte a “perché l’ho fatto

  1. Gesti estremi spesso scaturiscono da situazioni di dolore altrettanto estremo. Quelle situazioni che ti fanno rompere gli indugi e ti fanno buttare, con o senza paracadute. Io di solito decidevo di tagliarmi i capelli corti. Questo era quanto di più estremo mi decidevo a fare. No comment…..

  2. Mi sa che dovrò fare un qualcosa di estremo. Ottimo consiglio. Grazie

  3. Beh, paola. A ognuno il suo… 🙂

  4. What’s happen? Tesoro non voglio averti sulla coscienza… Detto cosi’ suona male pero’. Non voglio che ti fai accadere nulla, pero’

  5. loriana

    sono rimasta sconvolta dal senso del dolore che ho sentito nelle tue parole

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