una vita da privilegiata

Si’ lo so, sono una privilegiata. Faccio la giornalista.
Qualcuno dice che e’ il lavoro più bello del mondo. Ma mi fa venire il dubbio che non l’abbia mai fatto veramente. O forse l’ha fatto al corriere della sera, magari come inviato, o al new york times.

Noi, i giornalisti vecchia maniera della carta stampata, siamo quelli che si alzano tardi al mattino e prima delle 11 (ma ce ne sono anche che iniziano molto dopo) non carburano.
Bella vita, commenta il popolo delle 8.
E noi zitti, che vuoi dire, con tutti i nostri privilegi? Ma quando quelli delle 8 ci invitano a prendere un aperitivo o a cena, noi diciamo no grazie a quell’ora lavoro.
Ma tanto facciamo sul tardi cosi’ ce la fai anche tu.
Ah grazie. Quindi, a che ora?
Sette e mezzo-otto.
Ecco, qui il mondo si divide in due. Da una parte la gente normale che dice ok a dopo. Dall’altra i giornalisti che si mettono a ridere. Per non piangere, ovvio.
Vabbe’ inutile spiegare che in una redazione uno che abbandona la scrivania alle 19.30 deve avere almeno una ragione di vita o di morte perche’ altrimenti, minimo non ha capito bene ne’ chi e’ ne’ che cosa sta facendo. E poi chi li sostiene gli sguardi dei colleghi che rimangono muti e seduti al loro posto?
Quella e’ l’ora in cui convergono tutte le energie mosse durante il giorno. Arrivano gli ultimi pezzi dei collaboratori, in genere tutti insieme, e si titolano le pagine rimaste bianche.
Si mettono le ultime foto, si fanno i richiami in prima, le locandine. Si riguardano le pagine correggendo errori, grafici o refusi.
Si ascoltano i tg locali per una verifica delle notizie. Si pensa al giornale del giorno dopo, a buttare giu’ idee da sviluppare, a come sviluppare e riprendere le notizie gia’ scritte. Si chiamano i collaboratori, i fotografi per assegnare i servizi. Si controllano i lanci ansa. Si aspetta quello che ancora manca per chiudere il giornale.
Si fa il giro di nera, non l’ultimo, ma quello dove se succede qualcosa cominciano a girarti… Magari arriva una notizia improvvisa e si rifa’ da capo una pagina intera, buttando all’aria il lavoro della giornata. Si cambia la prima, nuove locandine.
Vabbe’ ormai sono le 21, le 21.30, le 22. Dove vuoi andare?
Finendo presto, alle 21.45 c’e’ il cinema in centro. Salti la cena e vai. Ogni tanto si puo’ anche fare…

Sul blog del corriere della sera qualche giorno fa c’era la storia di una loro giornalista che si e’ licenziata perche’ non riusciva più ad andare a cena. A vivere la vita negli orari degli altri.
Vabbe’, anche quelle sono scelte…

Ah, e poi ci sono quelli che il venerdì’ ti dicono buon week end.
Ma che fai, prendi in giro? Secondo te chi li fa i giornali che leggi la domenica e il lunedì’?
E i ponti? I festivi? Sconosciuti. Il giornale sta chiuso solo per san silvestro, vigilia di natale e natale, pasqua, primo maggio e ferragosto. Stop.
Tutti gli altri giorni si lavora: pasquetta, santo stefano, capodanno, 8 dicembre. Tutti quelli in cui la gente normale, quasi tutta, fa festa. Una botta di fortuna, eh?

E allora scusa, ma te quando stai a casa? Un giorno a settimana.
La domenica? Dipende. Uno, ma non sempre lo stesso. Dipende dalle esigenze della redazione, a volte anche dalle tue (nel senso di mie).

In quel giorno, in quell’unico giorno libero, cerchi di concentrare tutto quello che non puoi fare quando lavori. La spesa, il medico, il meccanico, metti le gomme da neve, togli le gomme da neve, tagliando, revisione, la palestra, la passeggiata con l’amica, il cinema con l’amica per una volta senza correre magari si mangia anche la pizza o si beve qualcosa. Le telefonate agli amici, le email agli amici, l’estetista, il parrucchiere, lo shopping, il mare, il lago, il fiume. Riordinare la casa, portare i fogli per la dichiarazione dei redditi al commercialista. Preparare lo yogurt, lo zenzero candito, fare il ghee (vedi la cucina di simona).
Riposare, guardare la televisione, farsi fare un massaggio, ascoltare la radio, farsi un automassaggio, ascoltare un cd, leggere un libro, scrivere un libro, invitare un’amica a pranzo, cucinare, mettere a posto, controllare l’agenda, pagare l’affitto, pagare la luce, l’acqua, i rifiuti. Guardare il panorama dalla finestra, pagare il bollo auto, spaparanzarsi sul divano, leggere il giornale, leggere l’inserto del giornale, leggere il libro distribuito col giornale, accendere un incenso, rimettere a posto i vestiti nel caos di camera tua, rimettere a posto le scarpe nel caos del guardaroba, sistemare i documenti dividendoli nelle cartelline casa, auto, spese sanitarie, bollette. Cartellina dichiarazione dei redditti, cartellina richiesta rimborsi, cartellina da pagare, cartellina varie.
Farsi piedi e mani, lavarsi i capelli, asciugare i capelli, ricci o lisci, sistemare la dispensa, capire da dove vengono le farfalline e buttare via i cibi sospetti. Portare giu’ la spazzatura, portare i vestiti vecchi alla caritas, portare le buste che non uso al negozino sotto casa. Guardare gli orari del cinema, aprire facebook, cazzeggiare, scrivere sul blog, bersi un te’ allo zenzero, farsi una tazza di latte caldo, andare in farmacia, organizzare la festa dei toscani, controllare la batteria dei telefoni, ripulire il computer, cambiare la lampadina…
Uff! Finito.
Tornare al lavoro.

E magari rispondere a telefonate di gente nervosa perche’ non gli piace quello che hai scritto o come l’hai scritto, ricevere email di protesta per quello che hai scritto, leggere su facebook quello che avresti dovuto scrivere e come avresti dovuto scriverlo, eccetera eccetera…

Eh si’ non c’e’ che dire… E’ proprio una vita da privilegiata…

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12 commenti

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12 risposte a “una vita da privilegiata

  1. Però! dev’essere bella lunga la tua giornata libera! Io nemmeno in sei mesi faccio tutte quelle cose. Almeno una cosa di buono la vedo: ottimizzare il tempo. Io ne spreco tanto. p.s. no, io non ti invidio. Che giorno è oggi, quello libero? ^__^

  2. no no, non è bella lunga… è una giornata come le altre. un po’ si ottimizza… un po’ fai quel che puoi. era solo per rendere l’idea del poco tempo a disposizione e le mille cose da fare…
    no, oggi non è un giorno libero, solo a metà… nel senso che sono entrata alle 16.30, dopo aver guidato per 400 chilometri….

  3. Beh, Simona, non so se ti serve di consolazione, ma io che non sono giornalista, giro la fascia oraria, ma dalle 6 di mattino alle 21 più o meno i ritmi sono quelli, del fai e disfa e non tutti apprezzano quel che fai, spesso disprezzano e ti fanno rifare e corri dietro alla burocrazia, gira gli uffici, non esci comunque la sera per via del troglodita che hai sposato che trova inconcepibile che tu possa avere certe velleità… 😀
    Credo che non esista una vita privilegiata, penso che le persone oneste debbano obbligatoriamente farsi in 4 per vivere… sopravvivere a sè stesse ed al mondo che le circonda.
    Ma tu sei speciale, hai la forza di fare fronte a tutto ciò !!!
    Un’abbraccio forte forte ! 😀

  4. simona

    eh si, sono d’accordo con Laura, dobbiamo tutti farci in 4, anche 6, anche 8 x vivere.
    E poi e poi… il popolo delle 8 ( anzi, delle 7.30 perchè il cartellino si timbra alle 7.30 e alle 7.31 l’entrata è già rossa, 3 rossi= un richiamo) si fa una mazza tanta.
    Assicurato. Ci ho provato e non è che hai tanta voglia di uscire a cena poi, perchè alla fine sei tanto ma tanto stanca, e devi dormire perchè devi alzarti alle 6, andare a lavorare, poi correre fino a sera. Per fare, anche tu nei ritagli di tempo, tutte le cose che hai elencato, esclusa qualcuna (tipo massaggi, estetista, cine-pizza), perchè i soldi a fine mese non bastano…
    Una che fa una vita con tutto il tempo che vuole è una mia conoscente.
    Sposata. Non lavora. Buon tenore di vita perchè il marito guadagna bene. Figlio, ma con nonni disponibili. A casa l’aiutano per le pulizie.
    Bella dose di corna.
    Che invidia.
    Ma anche no.

  5. piergiorgio

    Ma anche no, appunto. 😉 Di te rimmarrà ciò che hai scritto, per sempre.

  6. quelli come me, si svegliano alle tre e pensano che il mondo sia un bel posto…
    dai Simo, siamo come le rockstar…civette sbagliate comprese (in fiamme il lago di chiusi)

  7. grazie Laura… infatti volevo riflettere, un po’ ironicamente, sulle frasi banali che mi sento ripetere da anni e anni sui nostri presunti privilegi. visto che spesso le persone parlano senza conoscere quello che c’è dietro… che c’è dietro al lavoro di tutti, ovvio, ma appunto io non mi permetterei mai di andare a dire a una che fa il tuo lavoro (i tuoi lavori), a un’infermiera a una prof a un’operaio a un medico: bella vita la tua… poi magari c’è anche chi fa la bella vita perché riesce ad imboscarsi o qualcosa del genere, e riesce a farla in qualunque lavoro… a me non riesce, sarà il carattere, sarà il mio destino… ricambio l’abbraccio!

  8. corna di lei a lui, ovviamente… visto il tempo libero…

  9. per sempre? ottimista il mio amico…

  10. ligabue a occhio… anche se non conosco molto bene…
    ah ah, le civette sbagliate saranno come le note stonate per le rockstar!
    in fiamme il lago di chiusi è mitica e me l’ero dimenticata
    però ricordo “muore dopo l’autopsia”
    e un altro pezzo fortissimo
    “muore/ forse uccisa/ da clistere/ la magistratura/ indaga”
    non male, no?

  11. lberteve

    Cmq nn è così sistematico che un giornalista inizi a carburare dopo le 11… Io ad esempio, mi sveglio alle 7 mi faccio una bella colazione, leggo i rapporti dei vigili del fuoco e dei cc e mi faccio un’idea, poi x metabolizzarli come si deve torno a letto fino alle 11 ma questo è un semplice dettaglio. In realtà ci sto già lavorando sopra 😉

  12. ah ecco, questo è un interessante esempio di produttività passiva… per la serie, il genio non dorme mai e se dorme… in realtà lavora!

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