niente ergastolo, e’ un assassino

La mancata conferma dell’ergastolo all’assassino di Iole Tassitani mi ha scatenato emozioni diverse. Il dolore e lo sdegno per la vicenda in se’, lo strazio al pensiero di quello che ancora devono soffrire i genitori.
Sembrano essere giorni fortunati questi per chi delinque pesantemente. Non avevamo ancora finito di digerire (e probabilmente mai lo faremo) l’espressione arrogante del terrorista accolto a braccia aperte dal Brasile che gia’ ci tocca a pensare a quest’altro. Non ‘semplicemente’ un omicida, ma uno che dopo averla uccisa ha sezionato il cadavere della donna, disperdendone i pezzi in sacchi della spazzatura nell’illusione di potersene disfare meglio.
Ma non voglio pensare a loro, ai delinquenti.
Il mio pensiero va invece ai genitori di Iole, al padre, un notaio di Castelfranco molto conosciuto, come si legge nei giornali, e alla madre. Non credo di poter nemmeno immaginare il loro dolore, la sofferenza incastonata ormai come un cancro in tutto il loro essere al pensiero delle ultime ore di vita della figlia, allo scempio che, come se la morte non fosse gia’ abbastanza, e’ stato fatto delle sue carni, delle sue ossa.
E ora quest’altra botta, pesantissima dalla Cassazione. Niente ergastolo, la condanna e’ a 30 anni di carcere.

Iole era una donna adulta ma non era sposata, non aveva figli. Come molte donne della sua eta’. Come me.
Aveva i genitori, una sorella.
Sara’ questo che mi rende più sensibile verso la sua morte, chissa’…
Magari e’ questo che mi fa uscire, spero solo per oggi, dalla sfera un po’ privata e intima del mio blog-diario, per affrontare un caso di cronaca.

Non sono giustizialista e non ho motivi per non fidarmi della giustizia.
Certo so bene che abbiamo a che fare con una giustizia non assoluta, non perfetta, fatta da leggi studiate dagli uomini e per questo passibili di tutti i limiti umani. Leggi pero’ che lasciano aperto uno spiraglio a chi, come l’assassino di Iole, si e’ preso un buon avvocato, uno che nella sua vita, scrive il giornale, non ha fatto mai finire nessuno all’ergastolo. E se questo diventa un vanto, mi viene da pensare che più d’uno dei suoi clienti in realta’ lo meritasse…

Il fatto e’ questo, credo. Che una condanna con una data di fine pena, per un omicidio tanto assurdo e efferato (non avrei voluto usare questa parola ma al momento non me ne viene in mente un’altra di pari significato), crea una convinzione. Magari latente, inconscia, inespressa. Ma lascia pensare che l’omicidio, la soppressione volontaria di una vita umana, non sia poi una cosa cosi’ grave. Non e’ irreparabile. Almeno per chi lo compie.
Lo e’ per chi lo subisce e per chi voleva bene alla vittima. Ma pare che questo conti meno.
Forse non tutti sanno che con la buona condotta in carcere ogni sei mesi si scontano 15 giorni. Più anni, più sconto.
E il conteggio inizia dal primo giorno in cui l’omicida e’ finito in carcere, non dopo il processo, dopo la sentenza. Poi ci sono le uscite premio e tutto quello che va, giustamente, verso la rieducazione del criminale.
Ma facendo qualche conto veloce si capisce che questi 30 anni dureranno molto poco, in confronto al crimine compiuto. Fra 10 anni, dicono gli avvocati della famiglia, l’omicida sara’ libero.

Non entrero’ nella discussione sulla giustizia, i reati, le pene, le leggi ad personam. Non mi importa del teatrino che gira intorno.
Mi piacerebbe pero’ che la giustizia italiana, anche se non diventera’ mai una Giustizia con la G maiuscola, potesse dare risposte più certe e definite su certi reati, quale l’omicidio volontario. E non lasciasse aperto alcuno spiraglio a chi, per qualsiasi motivo, ne abbia compiuto uno.

Intanto penso ai genitori di Iole e continuo a pregare, come faccio fin da quando ero piccola, che ai miei non capiti mai di dover soffrire per la morte di un figlio. E se qualcuno pensa che sia egoismo non ci ha capito proprio nulla…

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