Il giro della Vernaccia

Una volta, tanti anni fa, il capo mi comunicò che il lunedì seguente, visto che ero di corta, sarei andata a San Gimignano ospite del sindaco. Lo disse come se non ci fosse niente da discutere. 

C’è anche da bere e da mangiare, aggiunse.

Incontrai il sindaco di prima mattina. Mi fece salire sull’auto blu e mi portò in giro spiegandomi San Gimignano. Per pranzo andammo in una grande azienda vinicola, una di quelle più all’avanguardia, con visita alla cantina.

Non ho mai saputo il motivo di questo tour, ma di sicuro c’era qualcosa da rimediare. Qualcuno, in alto, forse, aveva scritto qualcosa di non gradito. Della città? Della sua vocazione turistica? Dell’amministrazione comunale? Chissà. E allora, per placare una telefonata un po’ troppo accesa, era scattata la proposta. Raccontateci chi siete e che fate e noi lo scriveremo.

L’invito del sindaco, naturalmente, era diretto al capo. Solo se fosse arrivato uno importante, da Siena, si sarebbe potuto sanare l’offesa.

La sua presenza avrebbe testimoniato l’effettivo interesse del giornale e avrebbe trasformato un incidente diplomatico in un motivo di vanto per la città.

Invece mandarono me, l’ultima arrivata. Di Colle Val d’Elsa.

Riuscii a mantenere un’aria di impeccabile professionalità per tutta la durata della visita. Prendevo appunti mentre il sindaco mi mostrava le bellezze medievali, mi raccontava la storia delle torri e tutto il resto. Facevo finta di non conoscere quello che già conoscevo, e lui faceva finta di crederci.

Quando arrivammo all’azienda agricola, trovammo i proprietari fuori ad aspettarci con alcuni collaboratori. 

La segretaria era l’amica di un’amica che avevo conosciuto in una qualche occasione.

  • Ma ci hanno mandato la Pacini? Allora i fiori li posso togliere, tanto non servono. Ci avevano detto che arrivava un pezzo grosso del giornale disse.

Il pranzo fu ottimo ma non finiva più. Piatti toscani, pappardelle con un qualche sugo di anatra e via andare, dall’antipasto al dolce. E i vini, naturalmente.

In cantina mi fu illustrato ogni minimo passaggio della produzione della Vernaccia. L’azienda, per i tempi, era già molto tecnologica. Tini di acciaio con misurazione automatica della temperatura. Sistemi precisissimi per calcolare l’aggiunta degli elementi necessari alle varie fasi della vinificazione. Prendevo appunti su appunti.

La giornata poi fu veramente assurda. Una specie di recita inutile solo per ottenere un po’ di soddisfazione dalla stampa locale. Senza l’ospite d’onore. 

Quando finalmente potei liberarmi filai a casa, a godermi quel poco che restava del mio giorno libero.

Ero molto stanca e tutte quelle informazioni, quel parlare continuo con cui mi avevano bombardato fin dalla mattina, mi giravano a vuoto nella testa.  

In più non stavo affatto bene. Mi girava la testa, ero piena per il pranzo e per le chiacchiere. 

Mi stesi sul letto ma dopo poco dovetti alzarmi e correre in bagno, dove rividi, boccone dopo boccone, tutto quello che mi era stato servito. 

Non restava che andarsene a dormire e sperare che il giorno dopo andasse meglio.

Quando arrivai al lavoro il capo mi dette i parametri per l’articolo. Aveva tenuto in pagina un colonnino lungo. Niente di troppo visibile specialmente per il titolo, di un corpo piccolo e largo una sola colonna.

A quel punto fui io a rimanerci male. 

  • Almeno ti sei divertita? Mi chiese.
  • Per niente, gli dissi. E siccome sono stata male e alla fine era lavoro anche quello, segnami presente, così la corta la recupero un altro giorno, sennò non ce la faccio mica a riprendermi.

E così fu.

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