morte di un musicista

Nel reportage del concerto di Bob Dylan a Padova leggo il nome di Toffoletti.
E’ un flash. Mi ritorna in mente un giorno di tanti anni fa.

Lavoravo a Rovigo e seguivo la nera.

La mattina nel consueto giro telefonico mi informano che durante la notte c’è stato un investimento mortale. Avevano preso sotto un barbone. Guido Toffoletti, 48 anni. Non faccio in tempo a finire di scrivere che mi piomba addosso un collega che comincia a urlare e a sbracciarsi. Io non capisco che cosa vuole, finisco di parlare con la polizia e riattacco.

Il collega, concitato, mi spiega che se è veramente morto Toffoletti in realtà non si tratta di un barbone, ma di un musicista di livello internazionale.

Bastano un paio di telefonate per capire che era proprio lui.

Ricordo ancora quando sono andata a parlare con la polizia stradale in caserma. C’era un poliziotto che insisteva. “Era un barbone, niente più. Un ubriaco”.
E io, ancora ingenua e fiduciosa nell’umanità (era tanto tempo fa) cercavo inutilmente di convincerlo che non era così.

Oggi leggendo l’articolo di Giò Alajmo sul concerto di Bob Dylan ho trovato questa frase: “Grazie a Toffoletti, bluesman veneziano amico di Mick Taylor, finimmo nel suo (di Bob) camerino”.

E mi si è aperto uno squarcio nella memoria. Rivedo il collega disperato che mi piomba addosso, rivedo il sorrisetto ottuso del poliziotto che insiste a denigrare quell’uomo morto che, artista o non artista, era pur sempre un uomo.
E a distanza di tanti anni questa cosa mi crea ancora un senso di pena infinita.

Non avevo mai conosciuto Guido Toffoletti, né avevo mai ascoltato la sua musica, ma rimasi colpita dalle parole cattive e ingiuste su di lui, oltre che dal giudizio superficiale e sprezzante, tanto che ancora oggi le ricordo.

Era il 22 agosto 1999.
Al tempo scrissi questa cronaca sul Gazzettino.

“Era uscito per prendere una boccata d’aria. Non ha più fatto ritorno. La morte assurda di Guido Toffoletti, 48 anni, bluesman veneziano di livello internazionale, si è consumata alle prime ore della mattina di ieri sulla Monselice mare, a una manciata di chilometri dalla casa dell’amico Lino Lionello, a Conche di Codevigo, nel Padovano, da dove aveva avuto inizio la serata. Erano da poco passate le 4 del mattino quando Toffoletti, che viaggiava su una bicicletta da donna di vecchio tipo con i freni a bacchetta in direzione nord verso Santa Margherita, tornando verso la casa dell’amico, è stato tamponato violentemente da un’auto, una Renault Twingo condotta da un giovane di Cavarzere, E.C., di 33 anni. L’uomo ha fatto un volo di quasi cinquanta metri, ed è morto per le lesioni riportate nell’impatto con l’asfalto. Immediatamente sono giunti i soccorsi. Purtroppo, per Toffoletti non c’era più niente da fare. La salma è stata portata alla camera mortuaria dell’ospedale di Cavarzere. La dinamica ricostruita dalla Polstrada di Rovigo, la cui pattuglia era in servizio sulla Romea, appare abbastanza chiara. Toffoletti pedalava stando sul limite del lato destro della carreggiata, senza però approfittare della corsia di emergenza che gli avrebbe garantito una maggiore sicurezza. È passata una prima auto, che l’ha schivato per miracolo. Al primo incrocio l’automobilista ha fatto dietrofront, probabilmente per avvertire il ciclista di tenersi più vicino al margine della strada. Non ha fatto in tempo. In quell’attimo è sopraggiunta la Twingo, che ha tamponato Toffoletti. È stato il primo autista, testimone involontario del terribile incidente, a dare l’allarme. Guido Toffoletti sabato era uscito con Lionello ed un altro amico per trascorrere la serata al Piper di Mezzogoro, il night di Lionello, nel Ferrarese. A mezzanotte Toffoletti si era allontanato per prendere una boccata d’aria, senza avvertire gli amici. Questi non vedendolo rientrare, ad una certa ora sono tornati a casa, a Codevigo. Sulla Monselice mare, a 700 metri dal punto dell’incidente, alle 4, l’hanno visto a cavallo della bici e l’hanno affiancato offrendogli un passaggio. «Lasciatemi stare – ha risposto – che ormai sono arrivato». I due si sono allontanati sicuri che l’amico dopo pochi minuti di marcia avrebbe raggiunto l’abitazione di Lionello dove avrebbe recuperato la Golf Cabrio che vi aveva parcheggiato davanti. Ma Guido Toffoletti, non è mai arrivato: è stato travolto 15 minuti dopo aver salutato gli amici. Lionello, che ieri mattina dopo aver visto l’auto ancora parcheggiata davanti a casa sua preoccupato l’ha cercato ovunque, non si spiega come l’amico abbia potuto pedalare per 60 km, né dove abbia recuperato il mezzo. «Di una cosa sono sicuro però – afferma con la voce incrinata dal dolore – e voglio che si dica. Guido non era ubriaco, perché è sempre stato astemio».

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6 commenti

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6 risposte a “morte di un musicista

  1. Paola_surfy

    Estremamente ‘stupide’ e tristi le morti per investimento, mi creano sgomento, soprattutto quando coinvolgono ragazzi che vanno a scuola o anziani sulle strisce. Non ci sono morti accettabili, ma queste mi turbano oltremodo. Ciao

  2. Piergiorgio Dell'Agostin

    “….rivedo il sorrisetto ottuso del poliziotto che insiste a denigrare quell’uomo morto, che artista o non artista era pur sempre un uomo.
    E a distanza di tanti anni questa cosa mi crea ancora un senso di pena infinita….”
    Allargo il tiro; In certi ambienti l’ottusità può uccidere le persone, ricordiamocelo.
    Grazie per il raccondo, stupendo.

  3. scrivere quello che mi passa per la mente, risalendo la china a volte casuale dei ricordi, e scoprire che non solo può interessare ma anche piacere a qualcuno, mi stupisce ogni volta
    grazie Piergiorgio

  4. eh sì
    è proprio così
    😦

  5. Giò alajmo

    Ricordo quando mi hai telefonato nel primo pomeriggio di domenica, e io e lui ci eravamo lasciati al telefono la sera prima con la sua promessa di mandarmi un fax con le date del tour con Guido finalmente soddisfatto perchè il nuovo spettacolo stava cominciando a ingranare. Capisco ora perchè la polizia non volle approfondire l’accaduto che suona ancora troppo strano per essere del tutto vero.

  6. ho ricordi molto precisi, direi quasi indelebili, di alcuni momenti di quel giorno. è vero, ricordo anche la telefonata con te e con Bonzio che mi ripeteva ossessivamente “hai visto che è vero? hai visto che è vero?”. intendendo che non era un barbone ma un musicista.
    certo che dal punto di vista investigativo non sarebbe stato facile individuare l’investitore notturno di una bici. fra l’altro probabilmente non c’erano testimoni. però può aver contribuito anche l’idea sbagliata che si erano fatti del caso.
    in ogni modo, veramente un peccato che sia andata così…

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