un salto in paradiso e torno giù

Quando siamo andati a dormire, ieri notte, la riva del lago era tutta una fila di luci. il cielo brillava di stelle che si riflettevano nell’acqua nera, dopo che la cappa di aria umida del giorno si era ormai dissolta. stamani al risveglio c’era già un velo di foschia, ma il sole splendeva nel cielo.
l’acqua della doccia era freddissima, lo scaldabagno non aveva voluto accendersi, ma non ci importava un granché.
abbiamo indossato i parei e siamo andate, un po’ per volta, a farci il bagno nel ruscello che scorre sotto casa, dove una cascatina riempie un invaso naturale della roccia come una piccola piscina.
corroborante. quella sì che dà la sveglia.

poi c’è stata la colazione, davanti alle acque tranquille del lago, mentre marco tagliava il prosciutto per i panini del pranzo al sacco.
il giorno prima avevamo avuto anche una piccola (dis)avventura.
tornando dalla piazza del paese avevamo preso il sentierino che taglia i tornanti per tornare alla casa, appesa a metà collina
lo stesso che avevamo fatto per scendere
in sei avevamo scelto di risalire a piedi mentre le altre erano andate in macchina con aurora
non abbiamo capito bene dove è successo ma ad un certo punto abbiamo perso il sentiero. sarà stato quando dovevamo girare a sinistra e invece siamo andati a destra. senza nemmeno accorgercene siamo finiti in mezzo al bosco, abbiamo cominciato a salire senza arrivare da messuna parte e il sentiero non finiva più
poi abbiamo trovato una specie di frana, sembrava come se ci fosse stata una valanga. gli alberi erano precipitati giù ed erano accumulati in basso in un intrico di rami spezzati
abbiamo dovuto superarli per non rimanere bloccati nel sentiero interrotto sul nulla
ma ancora non la finivamo più di salire. e cominciavamo anche ad essere un po’ preoccupati
erano ormai passate le 8, fra un po’ sarebbe sceso il buio, e non avevamo la minima idea di dove stavamo andando
il nostro sentiero di partenza era il 37, ma mentre andiamo avanti, sempre in salita, senza mai tagliare nemmeno un tornante, ne abbiamo incrociati altri: il 30, il 34, il 19. alla fine siamo rientrati di nuovo sul 37, che ci ha portati a casa, dopo essere scesi, stavolta, per una ventina di minuti buoni.

vabbè, è stata un’avventura tutto sommato. se consideriamo il fatto che anziché una camminata di mezz’ora ci siamo imbarcati in un percorso sconosciuto per due ore e mezzo, che non avevamo un goccio d’acqua, era sera tardi e solo per caso avevamo tutti almeno delle scarpe da ginnastica, alla fine non è andata nemmeno troppo male

la cena è stata come un sogno. arrivati nella verandina apparecchiata dove gli altri ci aspettavano preoccupati per il nostro ritardo abbiamo trovato un pentolone di pasta e ceci dal profumo di rosmarino, una teglia di verdure al forno con capperi e origano, un prosciutto da tagliare e una torta al cioccolato da urlo

il posto, una casetta in pietra in mezzo agli ulivi, aveva un che di magico.
e così anche le persone che ci stavano
non li avevo mai visti prima, eccetto lula, la mia amica, ma mi sono sentita subito a casa con tutti gli altri
un paradiso non si può dir tale se non è abitato dalle persone giuste

appena arrivata si erano presentati tutti ma io non sono riuscita a ricordare nemmeno un nome lì per lì
poi, dopo poche ore, sembrava di conoscersi da sempre
ci è voluto poco perché ogni volto avesse il suo nome. a parte marco e flavio, che erano gli unici uomini, e quindi era più facile ricordare, c’erano: nadia, chiara, maria elena, alessandra, monica, grazia, milena, rosella, lula ed io. poi è arrivata aurora, e il mattino dopo raffa

un gruppetto preparava il prossimo viaggio in dancalia. altri parlavano della casa appena acquistata in maremma
qualcun altro parlava di cibo, si assaggiavano piatti, si scambiavano ricette
il cinghiale al tegame, le verdure al forno, lo zenzero candito, il ghee

c’era nell’aria quella consuetudine rilassata propria dei gruppi bene affiatati e che si frequentano da tanto tempo
io ero appena arrivata ma già mi sentivo nel cerchio
e quello che colpiva di tutte queste donne, di tutto il gruppo, era l’estrema rilassatezza e l’assoluta mancanza di competizione l’una con l’altra, così come l’assenza di pettegolezzi e cattiverie

caspita, dopo tanto tempo mi sembrava quasi di vivere in un sogno
quasi

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4 commenti

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4 risposte a “un salto in paradiso e torno giù

  1. …un paradiso non si può dir tale se non è abitato dalle persone giuste…

    ….. l’hai copiato da un romanzo, dì la verità…
    Mi hai reso malinconica, ma ti perdono.

    “No, I can’t!” (Obama rivisto, da me)

  2. intendi dire che sembra una situazione inventata? no no, ti assicuro, è vera, reale. segno che we can… al momento probabilmente è un they can. ma il fatto che qualcuno possa, magari significa che anche altri e in altre situazioni… credo che stia tutto nel modello da seguire, e quello si può scegliere.

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