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Addio, Virginia

Stanotte le voci mi hanno lasciato un po’ di tregua. Ne ho approfittato per scrivere le lettere. Negli ultimi giorni sono venuta più di una volta lungo queste rive. Il fiume Ouse è vicino alla nostra casa nel Sussex. Le sue acque scorrono in mezzo a una vegetazione ricca e frondosa. Mi piaceva sedermi da sola su una sponda a osservare la corrente. Chiudendo gli occhi potevo sentire solo il rumore dell’acqua, il canto degli uccelli e il battito delle loro ali. Poi li riaprivo e rincorrevo con lo sguardo un’ape che volteggiava a poca distanza dal mio naso, del tutto indifferente ai miei pensieri. La sua natura la spingeva verso il fiore più odoroso su cui si posava suggendo il nettare che questo, generoso, le offriva.

Queste mattine trascorse seduta lungo la riva del fiume mi riempivano di vita, di pensieri, di idee. E non mi importava che la mia veste si sporcasse di terra, fango o erba. Mi pareva che la ricchezza che ne traevo fosse di gran lunga più importante di una misera stoffa, di un abito. Poi una volta a casa ridevo fra me e me immaginando il naso storto della governante, che al vedermi così conciata pensava solo al lavoro in più da fare. Che vita meschina quella condotta passando da un mestiere manuale all’altro senza sperimentare alcun bisogno di un’elevazione spirituale, per quanto minima. 

Leonard a queste cose non guarda. Lui è felice per quello che facciamo, per i nostri amici, i nostri libri. Se non avessi lui, se non avessi avuto lui, anzi, non so come avrei potuto superare certi momenti. Ma adesso, lui lo capirà, non posso fare altrimenti. 

Vita, amore mio dolcissimo, sorella, moglie e madre. Tu che mi hai donato la tua forza e il tuo coraggio perché anche io potessi diventare forte e coraggiosa come te. Ti porto nel cuore e ti chiedo perdono.   

È una mattina di fine marzo e io cammino nell’aria frizzante. Indosso una pelliccia per proteggermi ancora un po’ dal freddo. La mia strada è ormai segnata.

Chi mi vedesse penserebbe che passeggio mentre raccolgo sassi di fiume, tondi, levigati dallo scorrere dell’acqua, per farne ornamenti nel mio giardino. 

Ma qui non mi vede nessuno e nemmeno i corvi, che planano sugli alberi per risollevarsi tutti insieme verso il cielo, avrebbero niente da dire.

Le mie tasche sono piene di sassi. Ormai devo chiedere aiuto a chiunque, perfino a una pietra. La mia mente vola più in alto dei corvi e compie ellissi, parabole e repentine virate. Non la seguo più, che faccia come meglio vuole.

Io mi stringo il cappotto addosso che l’acqua del fiume corre impetuosa e fredda.

E io con lei.   

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