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Di quando sono nata e di altre omonimie

Quando sono nata nonno Corrado voleva mettermi il nome di una santa. Rita era il suo preferito. Erano gli anni in cui imperversava Rita Pavone e io ero nata pel di carota. Mi mancava solo che mi chiamassero Rita.

Mamma era indecisa fra Monica e Simona. Monica fu scartato perché, essendo toscani, avrei patito per sempre un nome con la c aspirata. Simona invece non poneva di questi problemi. Poi, sempre secondo mamma, l’abbinamento con il cognome era armonioso. Stesso numero di sillabe. Simona Pacini aveva la musicalità di un Simone Martini. E, volendo cercare nell’archivio dei santi potevamo citare Simone detto Pietro, su questa pietra fonderò la mia chiesa e via dicendo. Così anche nonno era accontentato. 

A me piace chiamarmi Simona Pacini. Sono molto affezionata al mio nome. Peccato solo che non sia unico. Infatti ho un sacco di omonime. Una, che non conosco, proprio a Colle Val d’Elsa. Così ogni volta che ho a che fare con un ufficio pubblico devo snocciolare la data di nascita per distinguermi dall’altra. Mi piace molto anche la mia data di nascita, ma questa è un’altra storia.

Il fatto è che ci sono diverse Simona Pacini sparse in varie province della Toscana e in qualche modo la loro esistenza riesce a influenzare, seppur minimamente, anche la mia.

Dopo aver pubblicato il mio libro ho scoperto che un’altra Simona Pacini ha pubblicato una raccolta di poesie.

Un giorno ho ricevuto un’email da uno studio legale del nord della Toscana che mi aggiornava su una successione ereditaria. Non riguardava me.

Un’altra volta mi sono trovata in casella elettronica la cartella clinica di un’omonima che fra l’altro aveva un bel po’ di problemi di salute.

Stamani l’email di un altro avvocato, probabilmente lo stesso della volta precedente, che mi invia la perizia calligrafica sul testamento contestato.Il perito certifica che all’originale, in cui la de cuius lasciava casa e orto a due eredi, è stato aggiunto in seguito un terzo nome, scritto sempre con penna blu ma dall’inchiostro più pastoso e brillante, oltrettutto calcando sul foglio con forza maggiore rispetto al resto della scrittura. E insomma, non lo so, comincio ad appassionarmi alle vite delle mie omonime. La prossima volta magari nemmeno avviso dell’errore.

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