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Diario della quarantena #5

La sentite anche voi questa sensazione di sgonfiamento? Vado fuori raramente ma mi pare che la gente sia più tranquilla. Non si litiga nemmeno più per la fila. (A parte io, ovviamente, che trovo sempre la solita furbetta o il solito furbetto che si mette di lato e poi, dopo aver aspettato che mi avvicini all’agognato sportello, dice: veramente c’ero prima io. Ma ormai lo faccio senza energia, quasi per abitudine). Non è che alla fine abbiamo capito che ci dovremmo comportare così tutti i giorni, al di là del virus e delle mascherine, credo sia più una sorta di rassegnazione. L’accettazione di ciò che non si può controllare.  

Le brutte notizie, la paura e i divieti ci hanno esauriti. 

Ora che il lockdown sta per finire, mi chiedo, che succederà dopo? Torneremo ad urlarci contro da una macchina all’altra per una manovra qualsiasi e a saltare la fila sgomitando e spintonando?

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Nei primi giorni della quarantena avevo pensato di organizzare un blog, una pagina web, un qualcosa, chiedendo a chi volesse scrivere il proprio diario, di mandarmelo che l’avrei pubblicato. Il progetto si sarebbe chiamato Le nostre quarantene e avrebbe raccolto pensieri dei miei amici sparsi qua e là e di chiunque avesse voluto partecipare.

Ho lasciato passare qualche giorno, per pensare a come organizzarlo. Giusto il tempo per vedere spuntare ovunque, come margheritine nel campo a primavera, diari della quarantena, raccolte di racconti della quarantena, pensieri e disegni della quarantena. Insomma, alla fine non ne ho fatto più di niente.

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Poi volevo chiedere al presidente del consiglio se per favore, in uno dei prossimi decreti può inserire, anche piccolo piccolo e in fondo, un punto in cui dichiara annullate le collezioni autunno inverno 19-20 (e ormai buttiamoci anche la primavera-estate 2020). Lo so che il settore della moda, come tutti gli altri, è in crisi, ma noi che cosa ne facciamo di tutte queste mise inutilizzate? Facciamo che le rinviamo pari pari alla prossima stagione e nessuno si farà del male.

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Parlavo dell’autunno inverno non per esagerare, ma perché per quanto mi riguarda io la quarantena l’ho iniziata ancor prima di Natale, quando mi sono rotta l’ossicino di un piede tornando una sera dal cinema. Poi, quando son guarita, hanno cominciato a cadere i pini per la strada di casa e non potevo più uscire. Insomma, fra il gesso e gli alberi, sono arrivata a rimanere chiusa in casa quasi fino all’inizio del lockdown. 

Più di quattro mesi, mica scherzi.

Sarebbe anche l’ora di darci un taglio.

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