Tutti i libri che non ho letto

Ogni tanto mi torna in mente la tipa che mi ha tolto l’amicizia da Facebook dopo aver fatto (lei) una sparata su quelli che si vantano di aver letto libri che in realtà non hanno mai letto (probabilmente e oscuramente io).

Mi viene in mente per contrappasso, credo, nello stesso momento in cui mi assale l’ansia per tutti i libri che veramente non ho letto.

Roba che chiederei una dispensa fino a 200 anni solo per mettermi in pari anche se poi non basterebbero perché con tutti quelli che continuano a uscire, e che ce n’è sempre di buoni, non sarebbe mai finita.

Cioè in pratica io divoro libri fin da piccola però succede che se penso a quelli che mi mancano mi pare di aver perso solo tempo. Ma che cosa ho letto in quasi mezzo secolo di letture se mi manca praticamente tutto?

Ecco, per dire, lasciamo stare i russi che lì son dolori proprio e uno mi dovrebbe bannare semmai perché non ho letto Anna Karenina se proprio deve. E poi non ho letto I Fratelli Karamazov, L’idiota e chissà quanti altri. Tanti, lo so.

A mia discolpa, vostro onore, posso dire che sto leggendo, ora, Il Maestro e Margherita, che a suo tempo ho letto Guerra e pace, con infinita soddisfazione pure, e che per Delitto e castigo sono ferma a metà. Dal 1998 (son cose che lasciano il segno).  E ho iniziato anche Cuore di cane (ricorda di finirlo).

E dei francesi, che dire? Tolti Maupassant (Bel Ami, Una vita, Racconti), Stendhal con Il Rosso e il Nero e La Certosa di Parma, Flaubert con Madame Bovary, mancano: Victor Hugo, Honoré de Balzac e tutto il resto.

Non ho letto nemmeno Il Conte di Montecristo e, seppure un tempo me li portassi appresso con la speranza di farcela, non posso vantare la lettura dei Buddenbrock e della Montagna Incantata di Thomas Mann. 

Non ho letto Pastorale americana né Lamento di Portnoy di Philip Roth. Non ho letto Infinite jest né nessun altro libro di David Forster Wallace. Non ho letto nemmeno quello della vita di quel tipo che tutti dicono che è un capolavoro (appena me lo ricordo lo scrivo) e di Jonathan Safran Foer ho letto solo Ogni cosa è illuminata. Pynchon e McCartney,  niente da fare. E Saul Bellow, Singer. Né Kurt Vonnegut, Lovecraft, McCann.

Ho già deciso che il prossimo libro sarà Il mondo secondo Garp di John Irving che non ho letto niente nemmeno di lui.

Poi non ho letto il Signore degli anelli né la saga di Harry Poter. 

Fra gli autori che hanno vinto il Nobel ne avrò letti un terzo per non parlare di quelli del Pulitzer. 

Zero anche su Dick, fantascientifici, ucronici e distopici. Sono terribilmente indietro anche con Stephen King del quale ho letto solo La lunga marcia e On writing.

Mi manca l’aria, davvero, devo smettere di pensarci. Non so come è potuto succedere tutto ciò.  Mi sento come se dovessi ancora cominciare da capo. Qualsiasi cosa abbia fatto fino a ora mi pare che da vantarsi ci sia proprio poco. 

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Vita da gatti – Se Agatha chiama

Ercolino da qualche giorno ha un brutto ponfo gonfio sotto il musetto. Penso che sia un ascesso dovuto a una battaglia con un altro gatto. Per lui che si è assunto la responsabilità di difendere la casa e proteggerla dai gatti selvatici penso sia una medaglia d’onore. Ma a me non piace per niente e quindi gliela medico e penso di portarlo dal veterinario.

Lui odia essere medicato per cui ogni volta che mi vede scappa. Stamattina l’ho notato un po’ debole, faceva fatica a salire sul mobile dove viene a chiedere i premi. Gli ho guardato il collo: con la zampa si era graffiato il ponfo che era scoppiato. Doveva essere successo da poco perché subito dopo aver sentito un forte odore di marcio ho notato che perdeva delle gocce di sangue e pus.

Oh no, e ora che faccio, lascio che si spargano per tutta la casa o lo blocco? Impossibile. Appena mi sono avvicinata è fuggito salendo le scale e uscendo dalla porta di su.

Ho ripulito alla meglio quella roba puzzolente e poi mi sono messa a cercare un veterinario nel dì di festa. Fra l’altro apprezzando moltissimo il mio Ercolino che sta sempre bene ma si ammala puntualmente a Pasqua e Natale così almeno si paga anche la maggiorazione festiva.

La nostra veterinaria ha risposto e mi ha consigliato di aspettare domani per portarlo da lei, tanto se ha perso sangue e pus sta già guarendo. Al limite ci sarà da ripulire bene la ferita e da prendere qualche antibiotico. Meglio, magari domani si è dimenticato di essere ricercato e si fa anche acchiappare.

Tranquillizzata, mi sono messa al computer che avevo delle cose da sistemare. Arriva Agatha e miagola. Eccoti qua bellezza mia vieni che ti ho preparato la colazioncina. Le sistemo il piattino nel suo vassoietto e lei nemmeno lo musa. Strano. Cammina invece a naso basso ripercorrendo tutto il sentiero delle gocce lasciate da Ercolino che annusa nemmeno fosse un cane molecolare.

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Mi rimetto al computer. Agatha mi viene intorno e miagola. Ma insomma, non hai visto che hai la pappina nuova, vieni che te la mostro. Vedendo che mi muovo Agatha si incammina veloce verso la porta. La seguo. Mi viene un pensiero in testa ma non ci credo nemmeno io. Lei continua a miagolare e cammina spedita risalendo il piccolo tratto di strada verso il tenditoio. Si gira, mi vede, continua a camminare. La seguo, mi addentro nel sentiero lungo tutto il tenditoio. Si ferma, mi guarda, miagola. Tranquilla Agatha, sto arrivando. Ho già capito e comincio anche a crederci.

Sale il piccolo poggio e si infila su un pianoro erboso dove, sotto un cespuglio, si è rifugiato Ercolino. Arrivo, fermo lì. Ovviamente sono in ciabatte che non è il massimo per arrampicarsi per una scarpatina anche se solo di un metro o due. Affondo i piedi nella terra di tufo e mi afferro a qualche ramo di cespugli sperando che non mi tradiscano. Salgo, terrosa, e mi ritrovo nell’erba alta. Agatha si dilegua contenta del risultato. Ercolino scappa. Continuo a inseguirlo cominciando a pensare che è anche la stagione delle vipere e quella proda erbosa non è proprio il massimo da percorrere con le ciabattine. Ercolino continua a scappare. Ok, va bene, mi hai convinto. Rispetterò la tua privacy. Tanto quando ti viene fame torni a casa, lo so.

E così è successo. Dopo qualche ora è tornato. E’ entrato in casa, è andato al suo vassoietto dove ha trovato la pappa pronta e l’ha mangiata. Buon segno baby.

Dopo è iniziato l’inseguimento fra scale e stanze aperte e tutte collegate fra loro che sono l’ideale per i fuggitivi specialmente se gatti. A un certo punto con mossa strategica sono riuscita a chiuderlo nell’ingressino. Dopo varie finte e inseguimenti falliti nello spazio di dieci metri quadri sono riuscita a prenderlo. Tenendolo forte per la collottola, mentre manifestava tutto il suo disappunto rugliando, intirizzendosi e tirando fuori le unghie, sono riuscita a portarlo in bagno e a strofinare la ferita con del cotone imbevuto di amuchina. Mi pare bene. Domani sentiremo che ci dice la dottoressa, ma mi pare già meglio.

Domani mattina ricominceremo da capo con l’inseguimento, ma staremo a vedere chi la spunta. Io sono ottimista, Ercolino.

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Caprioli in amore

Oggi ho assistito a una lotta fra caprioli. Non li ho visti, li ho sentiti. 

Per la prima volta però sono stata in grado di associare quel ringhio all’apparenza feroce, con il verso del capriolo. Fino ad oggi avevo sempre pensato che fossero cani in lontananza o forse non ci avevo fatto caso.

Ora invece lo so. È incredibile che delle creature così lievi ed eleganti facciano un verso tanto brutto. Lo chiamano abbaiare, ma tecnicamente si dice scrocchio.

Me ne stavo fuori a rinvasare le piante e intanto seguivo i rumori in lontananza. Erano forti e sembravano non finire più. 

A un certo punto li ho sentiti molto vicini alla casa e, non lo nego, ho avuto anche un po’ paura. Ho temuto che anziché caprioli si trattasse di cani arrabbiati che lottavano fra sé. Ho avuto anche il timore che ci fosse del pericolo per i miei gatti. Poi ho riflettuto e ho pensato che un ringhio così prolungato nel caso di un cane sarebbe stato interrotto da un vero abbaiare, almeno ogni tanto.

Mentre passavo il terriccio nuovo nei vasi ascoltando i rumori della natura e perdendomi in chissà quali pensieri ho sentito un fruscio fra le piante. Ho alzato gli occhi. Su in alto, nella parte di collina sopra alla casa un capriolo correva fuggendo da chissà chi.

Forse dal rivale che aveva vinto la lotta per il territorio costringendolo così a cercare altri costoni con piante diverse a cui rubare i germogli e contro i cui tronchi sfregare le corna.

Forse era una femmina sfuggita alla violenza, per quanto secondo natura, di due maschi della sua stessa specie, quelli che se la contendevano a suon di urla grevi e sgraziate.    

Io me la sono immaginata così, questa storia. Con la capriola che corre via leggera, lontana dai due caprotti che si prendono a cornate per lei.

Anche se non è così, mi ci è scappato un sorriso.

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Due parole due sul mio 2016

GENNAIO

  1. CANZONE – Vendo casa di Lucio Battisti
  2. QUADRO – La casa di Paul Cezanne
  3. LIBRO – Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli
  4. PROFESSIONE – Traslocatrice
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Vendere mobili alla velocità della luce

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FEBBRAIO

  1. CANZONE – Ritorno a casa degli Afterhours
  2. QUADRO – La Goulou che arriva al Moulin Rouge di Henry de Toulouse Lautrec
  3. LIBRO – Casa dolce casa di Mary Higgins Clark
  4. PROFESSIONE – Svuota soffitte
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Alleggerire

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MARZO

  1. CANZONE – Piove piove la gatta non si muove (filastrocca)
  2. QUADRO – Ragazza che legge di Pablo Picasso
  3. LIBRO – 1Q84 di Haruki Murakami
  4. PROFESSIONE – Home organizer
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Diventare una youtuber

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APRILE

  1. CANZONE – Tibet di Franco Battiato
  2. QUADRO – Drowning girl di Roy Lichtenstein
  3. LIBRO – Maus di Art Spiegelman
  4. PROFESSIONE – Restauratrice di mobili
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Disegnare

MAGGIO

  1. CANZONE – La canzone dei mesi di Francesco Guccini
  2. QUADRO – L’avvocato di Pino Procopio
  3. LIBRO – Shantaram di Gregory David Roberts
  4. PROFESSIONE – Arredatrice di interni
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Migliorare la presentazione della casa su Airbnb

avvocato

GIUGNO

  1. CANZONE – Innocenti evasioni di Lucio Battisti
  2. QUADRO – Gli amanti di mia moglie di Carl Kahler
  3. LIBRO – Il processo di Franz Kafka
  4. PROFESSIONE – Donna delle pulizie
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Vaccinare i gatti

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LUGLIO

  1. CANZONE – Torino di Antonello Venditti
  2.  QUADRO – Bacchino malato di Caravaggio
  3. LIBRO – Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf
  4. PROFESSIONE – Accoglienza turisti
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Ci sono ancora un sacco di storie da scrivere

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AGOSTO

  1. CANZONE – Lady Marmalade delle Labelle
  2. QUADRO – I girasoli di Vincent van Gogh
  3. LIBRO – Quella calda estate di Nora Roberts
  4. PROFESSIONE – Trasportatrice di taniche di acqua
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Lo scambio casa a Berlino

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SETTEMBRE

  1. CANZONE – L’estate sta finendo dei Righeira
  2. QUADRO – La Gioconda di Leonardo da Vinci
  3. LIBRO – Le cose cambiano di Cathleen Schine
  4. PROFESSIONE – Taxista
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Arriverà un’altra estate

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OTTOBRE

  1. CANZONE – Happy Birthday to You (Marilyn Monroe)
  2. QUADRO – L’albero della vita di Gustav Klimt
  3. LIBRO – L’amante di Abraham B. Yehoshua
  4. PROFESSIONE – Pensatrice
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Organizzare il prossimo compleanno

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NOVEMBRE

  1. CANZONE – San Francisco di Scott Mc Kenzie
  2. QUADRO – Dito medio di Ai Weiwei (foto)
  3. LIBRO – Lila di Marilynne Robinson
  4. PROFESSIONE – Cat Sitter
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Riflessioni libere sulla libertà

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DICEMBRE

  1. CANZONE – Come una favola di Raf
  2. QUADRO – Il Pinocchio di Leo Mattioli
  3. LIBRO – Orfani bianchi di Antonio Manzini
  4. PROFESSIONE – Artigiana
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Le Agende del Cuore di fromSimonawithLove

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Che cosa c’è di sbagliato nel silenzio, di grazia?

Mi piace e mi diverte leggere quello che giornalisti e scrittori stranieri scrivono di noi italiani e dei nostri comportamenti. Rimettendo a posto alcuni fogli è tornato alla luce questo articolo apparso sul Times di Londra il 31 luglio 1995, a firma Libby Purves. Credo che la traduzione non sia troppo fluida ma non ho il testo originale per cui, oltre a limare un po’ il senso in italiano, non so che cos’altro fare. Ma il messaggio appare chiaro.

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Che cosa c’è di sbagliato nel silenzio, di grazia?

Da Venezia, come un gran suono di campana, arriva un messaggio che ispira ogni parroco, capitolo, vescovo e cardinale, su come essere cristiani. I responsabili della chiesa hanno ridotto, nella Basilica di San Marco, il numero di visitatori permessi contemporaneamente. Di più, hanno impedito di scattare foto e imposto a tutti la regola del silenzio.

Bene, non esattamente imposto, ma più precisamente reintrodotto. Da sempre è stabilito in tutta l’Europa cattolica che non si possa parlare ad alta voce in chiesa se non per le risposte liturgiche.. I cattolici fin da piccoli, come me che venni via da un convento francese a 10 anni, sono profondamente scioccati dal modo anglicano di chiacchierare e socializzare nelle loro chiese, mai a bassa voce, cosicché si potrebbe pregare meglio ad un cocktail party. Il modo dei cattolici europei era quello di stare in silenzio, di sentire il calpestio dei passi e lo strisciare del vestito nella genuflessione. Il sommesso schiarirsi della gola, il mormorio del confessionale nell’angolo. Tutte queste cose erano parte dell’edificio, come le vetrate istoriate.

Ma nelle chiese che sono “stelle del turismo” come San Marco, le autorità lasciano correre. Notre Dame e il Sacro Cuore, Chartres a Rouen, non hanno mai troppo rumore perché i francesi sono duri e non si preoccupano di essere rudi con gli stranieri. (Ho visto un vescovo in piena porpora fermare un bambino che correva in Notre Dame, sgridarlo e benedirlo per poi restituirlo ai suoi attoniti genitori americani). Gli italiani invece sono più malleabili e disposti ad accettare fatalisticamente le intemperanze degli stranieri senza Dio; così ci sono stati anni in cui sono stati molto gentili e tolleranti, “molto inglesi” su queste cose.

Ora a San Marco padre Antonio Meneguolo, il delegato del Patriarca, è ritornato a essere un cattolico italiano quasi sputafuoco.

Prevedibilmente egli tiene questa linea solo perché rifiuta di accettare il suggerimento delle autorità cittadine di far pagare l’entrata – sacrilegio: trattare la casa di Dio come un museo o un night club – ma ora sta andando oltre. “Non è possibile più a lungo – dice padre Meneguolo – che la chiesa sia così maltrattata e offesa. Non può più essere dilazionata una più severa regolamentazione dei turisti. “Le compagnie turistiche si sentono oltraggiate. Come possono fare i loro commenti registrati? Come possono dare la loro valutazione? La risposta, naturalmente, è che potrebbero suggerire ai loro turisti se vogliono avvicinarsi con amore a San Marco di andare alla Messa o alla Benedizione e cercare di pregare. La partecipazione alla messa della mattina presto è aumentata anche in estate (e in ogni caso la gente sensibile va a Venezia d’inverno).

Poiché i visitatori non in gruppo non sono più di venti per ogni minuto, questi devono fare la coda. Bene. Se tu vuoi trattare una chiesa come un’attrazione turistica la coda è una cosa dovuta e se protesti che vuoi entrare per pregare vi sono dozzine di altre chiese aperte a Venezia, la maggior parte delle quali gradevolmente vuote e fresche.

Io spero, spero ardentemente che padre Meneguolo non ceda e non sia obbligato a cedere da questa sua nuova rigida posizione. Spero inoltre che egli ispiri i manager – uno può difficilmente trovare altri nomi in questi giorni – di alcune delle nostre cattedrali. Al momento, in certi giorni della piena estate, si potrebbe pregare in un supermarket bene come nella cattedrale di Canterbury, York Minster o St. Paul. Questi vogliono dirmi che hanno bisogno di soldi; ma riducono a poco e in rovina l’unica cosa che offrono, la meraviglia e il senso della fede e di un mondo superiore, le cattedrali presto non prenderanno neppure più i soldi del biglietto di ingresso.

Dateci silenzio, dignità, libertà dalle macchine fotografiche e dalle videocamere specialmente, rendete a Dio ciò che è di Dio e vendete i gioielli di Cesare (e biglietti di ingresso, se volete), fuori. Chissà, potrebbe anche aumentare il vantaggio. Dopotutto le moschee e i templi dell’Est sopravvivono senza il consenso secolare. Se puoi toglierti le scarpe in Thailandia puoi smettere di chiacchierare in basilica di San Marco. O no?

Libby Purves

Times (Londra) – 31 luglio 1995

(L’immagine è stata tratta da http://www.flickr.com. Se soggetta a copyright mi scuso con l’autore e sono pronta a cancellarla, basta che mi si faccia sapere. E’ una precisazione che faccio giusto per correttezza, considerata la limitata diffusione di questo blog)

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Due o tre cose che ho imparato sull’Accademia della Crusca

Sapevate che l’italiano avrebbe potuto essere una delle lingue scelte dalla Comunità Europea fra quelle ufficiali dell’Unione e questo invece non è avvenuto nonostante sia la quarta studiata al mondo?

Sapevate che l’Accademia della Crusca (la più antica del mondo) non legifera sulle parole ma dà solo pareri e non fa più un vocabolario dal 1923? Sapevate che in altre nazioni europee questo non accade, cioè le rispettive accademie legiferano, perché la lingua nazionale è stabilita addirittura dalla loro Costituzione?

Non credo che questa sia una storia conosciuta da molti. Io sono rimasta stupita e anche addolorata a dire il vero nell’apprendere un altro dei tanti tristi pasticci all’italiana.

Oggi ho fatto un corso di formazione per giornalisti all’Accademia della Crusca. A parte le quattro ore volate senza che nessuno si sognasse di fare altro che non fosse ascoltare o far domande, alla fine ci hanno proposto anche una visita guidata.

Ed è in quest’occasione che ci sono state raccontate delle storie bellissime. Questa, proprio bellissima non lo è, però secondo me merita conoscerla.

In pratica a un certo punto, questi della Crusca che stanno sempre lì a studiare il significato delle parole, a salvare la lingua del passato e a vedere come cambia con il tempo, ci hanno provato a far inserire nella Costituzione il punto sulla lingua italiana. Non è stata una cosa facilissima, pare, perché i vari governi di vari colori sembra che siano più propensi a chiudere l’Accademia che ad ampliarne l’attività (anche se Franceschini di recente ha mandato un bel po’ di soldi). Però loro ci provano sempre, quando possono.

Dal Duemila, per due volte, la cosa è stata discussa in Parlamento. La prima è stata la Lega Nord a mettersi di traverso sostenendo che se si inseriva nella Costituzione la lingua italiana come lingua dello Stato allora bisognava mettere anche il padano. Il padano. Non i dialetti dell’arco padano. No, proprio il padano. Che non esiste, ovvio.

Quindi, affogato tutto.

La seconda volta è toccato a Rifondazione Comunista, da non credere. Questi hanno detto. Eh no, se si fa con l’italiano allora bisogna mettere anche le lingue delle minoranze.

Au Revoir. Auf Wiedersehen. Goodbye.

Ecco, sono queste le lingue dell’Europa. Inglese, francese e tedesco. Tedesco. Mentre l’italiano, che risulta essere la quarta lingua studiata al mondo, non esiste a livello ufficiale in Europa. Per dire, se fosse stata scelta tutti i documenti e gli interventi europei sarebbero stati tradotti anche in italiano

Occasione persa. Qualcuno dirà, ecchissenefrega (che fra l’altro pare fosse l’espressione più in voga nella Roma di fine ‘800 prima dell’avvento di sticazzi). Sì ma sarebbe stato qualcosa di importante, penso io. Anche per i posti di lavoro che sarebbero stati creati.

Poi c’è il discorso Accademia. Questi dopo il casino di petaloso hanno dovuto addirittura oscurare il sito perché venivano attaccati e insultati di continuo per aver inserito quella (peraltro orribile) parola nel vocabolario della Crusca.

Sbagliato. Primo perché l’ultimo vocabolario della suddetta Accademia, che aveva iniziato a farlo fin dal 1590, risale al 1923 quando il governo fascista li ha gentilmente pregati di smettere che tanto all’italiano ci pensava da sé.

Secondo perché, proprio perché la lingua italiana non è nella Costituzione, l’Accademia non ha potere di legiferare sulle parole. Nelle altre nazioni lo fanno. Lo fa l’Académie Francaise. Lo fa la Real Academia Espanola (ispirandosi, fra l’altro, proprio alla Crusca). Quindi non decide questa parola sì e quella no. Dà pareri.

Peccato. Un’occasione persa tutta all’italiana.

Poi, dicevo, ci sono delle storie belle. Una è anche quella che in genere si pensa agli Accademici come a degli studiosi imbalsamati chini sui libri e con le ragnatele alle orecchie. E invece non è così. Fosse solo per il fatto che devono rispondere quotidianamente a una media di 250 email su questioni linguistiche. Ma anche perché la lingua è in movimento. Sempre.

Da qualche tempo la Crusca si è aperta anche alle donne. Nel 2008 è diventata presidente Nicoletta Maraschio (già vice di Giovanni Nencioni che nel 1997 costituì un consiglio direttivo di sole donne) che ha lavorato molto sul femminile professionale. Quello della ministra, della consigliera e dell’avvocata, per intenderci. Piaccia o no, anche questa è un’evoluzione della lingua legata alla crescita del ruolo delle donne.

I primi crusconi, una banda di ricchi fiorentini gaudenti, per salvare la lingua italiana si rifecero alle parole scritte da Dante, Petrarca e Boccaccio nelle loro opere. Ad un certo punto però si sentì la necessità di inserire nel vocabolario anche una definizione precisa di parole come stelle, mare, cielo. Cosa difficile da fare con le accezioni squisitamente poetiche dei tre. L’Accademia allora, e ci sono ancora le prove, scrisse a Galileo chiedendogli di preparare la spiegazione scientifica di quei vocaboli.

Poi c’è la storia di Filippo Salviati, presidente della Crusca ai primi del ‘600,  imparentato coi Medici e con papa Leone X, che ospitava spesso proprio Galileo, al quale forniva i mezzi per realizzare i suoi strumenti scientifici, nella sua villa di Lastra a Signa. Le parentele illustri non gli portarono granché bene, a dire il vero, proprio a causa dell’amicizia con lo scienziato. Un giorno fu avvisato che due sicari partiti da Napoli o da Roma, non ricordo, inviati dagli affettuosi congiunti lo avrebbero raggiunto a Lastra a Signa per ucciderlo. Se lo avessero trovato a casa sarebbe stata la fine anche per Galileo che in quel periodo era suo ospite. Filippo non ci pensò due volte, prese il cavallo e fuggì in Spagna. I sicari lo seguirono e fecero in modo che mangiasse cibo avvelenato. Morì a Barcellona a 32 anni. Galileo, nonostante gli scherzetti del Sant’Uffizio, gli sopravvisse una trentina d’anni.

Insomma, ci sarei rimasta tutto il giorno a sentire questi racconti. E’ stato uno di quei momenti in cui mi sale l’orgoglio di essere toscana e italiana (forse un po’ più la prima). Ma non un orgoglio sterile, come se la geografia fosse un merito. E’ quella cosa che senti ogni volta che conosci meglio quello che c’è stato prima di te, nei posti in cui vivi e anche se non hai fatto nulla però ci sei legata, fai parte di quel mondo, ce l’hai vicino, lo respiri e in qualche modo ti influenza, se gli permetti di farlo.

Saranno anche tristi questi accademici, ma anche no.

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Il mistero dell’amico geniale

Allora succede questo. Che a fine luglio ho partecipato alla prova preselettiva del concorsone del Mibact, quello dei 19mila per 500 posti ai beni culturali. E ovvio son rimasta fuori. Ovvio un cavolo! No no, davvero, è che io a studiare in quel modo tutto nozioni non ci riesco proprio e poi eravamo in tanti e l’aria condizionata mi ha fatto venire il mal di testa. Tutte scuse, ovvio.

Ma non è questo il punto. In pratica fra questa banda di sfigati che ha passato tutto il mese di luglio sui libri e a far test qualcuno ha aperto un gruppo su Facebook del tipo “concorso 500 posti del Mibact”. Ed era anche divertente perché ognuno ci scriveva su i dubbi e le risposte sbagliate che trovava e io a dire il vero qualche risposta l’ho imparata anche lì, tipo quella del cardinale che sequestrava gli artisti, che poi si ricorda meglio se una cosa la senti dire anziché leggerla su libri interessanti quanto l’esca vegetariana per topi che ho appena messo in garage.

Poi c’è stata la prova. E tutti a dire com’è andata, io sono idoneo, io no. E il meccanismo non era trasparente, facciamo ricorso. C’è stata anche quella io sono idonea ma per senso di giustizia fate ricorso voi che a me non importa mica. Insomma, cose così.

Poi un giorno arriva uno, col profilo fake con la foto di Shane McGowan dei Pogues e il nome di un attore famoso, che poi sarebbe Chuck Bronson, e scrive una roba lunga, ma lunga. La intitola qualcosa tipo pensierino notturno dopo l’esame del Mibact. E racconta, senza dire, di quello che fa e di quello che pensa ma scrivendo così un po’ alla flusso di coscienza che nemmeno l’Ulisse di Joyce. E scrive bene, cazzo se scrive bene. Staresti sempre lì a leggerlo.

E infatti tutti glielo dicono, nei commenti. Ma che ti importa del concorso. Perché questo è pure idoneo,  fra l’altro. Sei sicuro che vuoi fare il ministeriale? ma scrivi un libro. Eh, ma la situazione editoriale in Italia. E via discorrendo.

Ormai sul sito nessuno parla più dell’esame o dei ricorsi. Stanno tutti lì, in attesa del pensierino della notte numero x. E intanto siamo già a sei.

E lui è bravo, perché non solo scrive bene, con l’aria del tipo lo faccio perché mi viene ma non me ne frega poi granché, ma sa anche calibrare le notizie col contagocce. Il numero uno finiva con la raccomandazione della mamma a non mettersi il maglione per l’esame,  per dire. E tutti a ripetere la battuta. Nell’ultimo c’è andato giù pesante quando ha raccontato che da un giornalino paesano gli hanno chiesto un contributo culturale su un mulino ristrutturato. E ha dato anche un po’ di indizi, vaghi però.

Comunque, se qualcuno ci vuole provare ad avvicinarsi al mistero, è un mulino del 500, è stato dipinto a spugnatura rosa, al piano terra ci sono un’estetica e un negozio cinese, sopra appartamenti che nessuno compra, a parte uno, che c’ha un fiocco azzurro alle finestre (benvenuto Thomas). E poi ci hanno messo su una meridiana finta. Qualcuno gli ha scritto tutto trionfante lo sapevo che eri veneto, ma da che cosa l’abbia capito sinceramente non lo so. Forse perché cita la sagra della Putrella di Grisignano del Zocco, che sarebbe Vicenza. Non lo so. Sì, lo stile parrebbe consono,  a ben pensarci. E poi anche la spugnatura rosa e benvenuto Thomas. Sta a vedere che ci hanno azzeccato.

Ora che succede. Succede che intanto abbiamo già uno spin off. Una tipa si è ispirata e i commenti li fa direttamente con degli scritti simili, raccontando le sue giornate in quello stile lì, sempre sul flusso di coscienza, che a me mi pare tanto una dichiarazione d’amore papale papale. Ehi tu, guardami, sono qua e sono come te. Ci intendiamo noi. E poi ci sono quelle che gliele fanno direttamente le proposte di matrimonio. Giuro. Sempre a livelli alti, culturalmente parlando. Ovvio. Una dice: “Se non fosse che non va di moda ti sposerei. Per la cronaca ho un mulino”.

Passata la fase dello scrivi un libro che sei bravo ora se lo vogliono tutte sposare e a scatola chiusa. Di sicuro non per la foto del profilo che pare il cugino povero di Sid Vicious col raffreddore. Forse più per il nome che si è scelto, quello di un attore che picchiava duro che basta la parola.

E poi è scattata la caccia per capire chi è, da dove viene, che cosa fa. Che poi magari si scopre che è archivista al museo di Grisignano o che la sagra della Putrella la organizza lui. E quella che dice l’iniziale del nome dovrebbe essere una effe e ti vedo bene con la finale in -zio (per cui adesso gioca anche a  chiamarsi Fabrizio).

Insomma un po’ come per Elena Ferrante solo che qui abbiamo la fortuna che almeno questo, anche se non dice niente, in qualche modo risponde.

Per quelli del Mibact è diventato il gioco dell’estate e devo dire che è una bella soddisfazione ricavare un po’ di divertimento dopo tutte quelle ore studiate a quaranta gradi. Che poi dalla noia mi sono mangiata un sacco di gelati e sono pure ingrassata.

Chissà se alla fine si scoprirà chi è il tipo. E se qualcuna, alla fine, ce la farà a sposarselo. Io intanto mi metto da parte i suoi pensierini della notte. Se proprio proprio il libro non lo dovesse pubblicare lui potrei sempre dire di avere il nuovo mistero letterario per le mani.

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