Il Miao, una nuova testata nel panorama dell’editoria

La comunità felina di Vallecapocchi avrà presto il proprio giornale. Si tratta del quotidiano “Il Miao”, che verrà stampato a colori su carta oleata e avrà anche un proprio sito internet.
Direttore responsabile della testata sarà Ercolino, giornalista professionista di comprovata esperienza. Ercolino ha dato prova più volte di avere anche una eccellente capacità di gestire il gruppo dei propri collaboratori, tutti professionisti raccolti dalle redazioni più titolate. Il suo carattere forte e deciso lo porta ad affrontare con la giusta dose di energia anche le interferenze esterne, pur senza dimenticare l’importanza della mediazione e della diplomazia, qualità importantissime per ottenere gli auspicati risultati.

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Inviata speciale: Agatha, professionista giovane ma intraprendente con una spiccata predisposizione a lavorare anche nelle ore notturne, così da poter cogliere le notizie di sorpresa e farle sue. La disponibilità a muoversi e a percorrere lunghe distanze senza curarsi delle condizioni della trasferta ne fa una perfetta inviata di guerra, all’occorrenza.

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Segretaria di redazione: Di carattere schivo ma non per questo meno capace Miciona è stata scelta dall’editore per ricoprire il delicato ruolo. Sarà il frontcat dell’ufficio, quello addetto ai rapporti con il pubblico, pronta all’occorrenza a coordinare i giornalisti, naturalmente su input del direttore responsabile.

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Sport: Agile e scattante, sempre pronto a seguire squadre e atleti ovunque li portino le trasferte di campionato, Ettore, ne siamo convinti, saprà redigere affascinanti reportage sportivi senza dimenticare di aggiungere quelle note di colore che li renderanno fruibili da qualsiasi tipo di lettore. La sua spiccata tendenza al brontolio rappresenta quel valore aggiunto che lo farà sicuramente entrare più facilmente in sintonia con allenatori, giocatori e presidenti di squadra.

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Cronaca: al centro della redazione ci sarà Musetta che, con il suo fondamentale apporto, coordinerà le notizie provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni. Il suo carattere calmo e riflessivo la rendono la perfetta testa di punta per le interviste ai grandi personaggi del nostro tempo.

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Cronaca nera e giudiziaria: Entrambi gli importanti settori saranno curati da Gattaccina, l’ultima arrivata ma non per questo meno intraprendente e capace degli altri colleghi. La sua capacità di essere sempre presente senza dare troppo nell’occhio la rendono la professionista ideale per battere questure, caserme dei carabinieri e tribunali ottenendo informazioni riservate e irraggiungibili ai più.

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Il Miao non sarà l’unica testata ad affrontare la piazza cittadina. Si troverà infatti a combattere con l’accanita concorrenza di un altro quotidiano, “L’unghiata”, scritto e diretto integralmente da Gattaccio, giornalista poliedrico conosciuto per la sua tempestività e aggressività. Recenti notizie che lo davano debilitato da una misteriosa malattia sembrerebbero smentite dalle sue ultime apparizioni in pubblico. Gattaccio, professionista dal carattere solitario, si è mostrato ultimamente con una forma che, per quanto lontana da quella in cui eravamo abituati a vederlo, appariva quantunque migliorata. Gattaccio, da inguaribile guascone, non accenna nemmeno a nascondere le ferite che ancora devastano il suo corpo e che avevano fatto temere per il suo stato di salute se non addirittura per la sua stessa vita.

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Salutiamo le due nuove testate con grande gioia confidando che l’entusiasmo e le capacità di tutti i giornalisti, nessuno escluso, portino notevoli contributi alla diffusione delle notizie e alla pluralità di opinioni, aspetti di cui la nostra società ha sempre un gran bisogno.
Concludendo auguriamo buon lavoro ai redattori del Miao e dell’Unghiata aspettando di leggerli presto in edicola e on line.

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Quasi un requiem per Gattaccio

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Ogni volta che mi appresto a scrivere un requiem per lui, ricompare puntuale in cerca di cibo. Come se non fosse mai scomparso, si siede compito sul tavolo di pietra fuori dalla porta, a volte miagola debolmente, a volte osserva paziente la finestra sicuro che prima o poi uscirò con un piattino di delizie per felini.
Gattaccio è irriconoscibile. Da gatto grosso e forte, il terrore di tutti gli altri gatti di casa, si è trasformato in un gattuccio smagrito e spelacchiato. Come se non bastasse, esibisce delle ferite di guerra su collo, collottola e torace, là dove, fino a qualche giorno fa, c’erano dei ponfi pieni di pus.
Gattaccio è probabilmente il padre dei nostri gattini. Lo crediamo perché ha cominciato a girare intorno a casa nostra più o meno nello stesso periodo in cui è arrivata Miciona incinta. Gattaccio poi, bianco con mantello tigrato marrone, ha vaghe somiglianze con ognuno dei suoi figli, o presunti tali: Ettore ha il mantello marrone tigrato, Musetta ha lo stesso disegno del padre (putativo) ma in grigio, Agatha chiude gli occhi in segno di gratitudine proprio come fa lui.
Insomma, che sia il padre o no, alla fine a noi importa poco. Lo abbiamo adottato fin da subito, dandogli da mangiare ogni volta che lo vedevamo girellare intorno casa. In questo modo credevamo di tenerlo buono e di evitare che ingaggiasse lotte per il cibo con tutti gli altri. Forse qualche volta abbiamo provato a scacciarlo e in un’occasione io ho drasticamente eliminato ogni consegna di cibo, ma alla fine ci siamo ricascate.
Io avrei voluto sterilizzarlo, vaccinarlo, farlo visitare. Ma lui non si è mai lasciato avvicinare. Rare volte, mentre era davanti al suo bel ciottolino stracolmo di cibo, sono riuscita a sfiorare la sua fronte con un dito. Ma immediatamente lui si è ritratto per avvicinarsi di nuovo alla ciotola solo dopo che io mi fossi allontanata.
Speravo che lo avrei addomesticato prima o poi. Quando gli parlavo e lui stringeva gli occhi sembrava che ci capissimo, in fondo.

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Tutti i libri che non ho letto

Ogni tanto mi torna in mente la tipa che mi ha tolto l’amicizia da Facebook dopo aver fatto (lei) una sparata su quelli che si vantano di aver letto libri che in realtà non hanno mai letto (probabilmente e oscuramente io).

Mi viene in mente per contrappasso, credo, nello stesso momento in cui mi assale l’ansia per tutti i libri che veramente non ho letto.

Roba che chiederei una dispensa fino a 200 anni solo per mettermi in pari anche se poi non basterebbero perché con tutti quelli che continuano a uscire, e che ce n’è sempre di buoni, non sarebbe mai finita.

Cioè in pratica io divoro libri fin da piccola però succede che se penso a quelli che mi mancano mi pare di aver perso solo tempo. Ma che cosa ho letto in quasi mezzo secolo di letture se mi manca praticamente tutto?

Ecco, per dire, lasciamo stare i russi che lì son dolori proprio e uno mi dovrebbe bannare semmai perché non ho letto Anna Karenina se proprio deve. E poi non ho letto I Fratelli Karamazov, L’idiota e chissà quanti altri. Tanti, lo so.

A mia discolpa, vostro onore, posso dire che sto leggendo, ora, Il Maestro e Margherita, che a suo tempo ho letto Guerra e pace, con infinita soddisfazione pure, e che per Delitto e castigo sono ferma a metà. Dal 1998 (son cose che lasciano il segno).  E ho iniziato anche Cuore di cane (ricorda di finirlo).

E dei francesi, che dire? Tolti Maupassant (Bel Ami, Una vita, Racconti), Stendhal con Il Rosso e il Nero e La Certosa di Parma, Flaubert con Madame Bovary, mancano: Victor Hugo, Honoré de Balzac e tutto il resto.

Non ho letto nemmeno Il Conte di Montecristo e, seppure un tempo me li portassi appresso con la speranza di farcela, non posso vantare la lettura dei Buddenbrock e della Montagna Incantata di Thomas Mann. 

Non ho letto Pastorale americana né Lamento di Portnoy di Philip Roth. Non ho letto Infinite jest né nessun altro libro di David Forster Wallace. Non ho letto nemmeno quello della vita di quel tipo che tutti dicono che è un capolavoro (appena me lo ricordo lo scrivo) e di Jonathan Safran Foer ho letto solo Ogni cosa è illuminata. Pynchon e McCartney,  niente da fare. E Saul Bellow, Singer. Né Kurt Vonnegut, Lovecraft, McCann.

Ho già deciso che il prossimo libro sarà Il mondo secondo Garp di John Irving che non ho letto niente nemmeno di lui.

Poi non ho letto il Signore degli anelli né la saga di Harry Poter. 

Fra gli autori che hanno vinto il Nobel ne avrò letti un terzo per non parlare di quelli del Pulitzer. 

Zero anche su Dick, fantascientifici, ucronici e distopici. Sono terribilmente indietro anche con Stephen King del quale ho letto solo La lunga marcia e On writing.

Mi manca l’aria, davvero, devo smettere di pensarci. Non so come è potuto succedere tutto ciò.  Mi sento come se dovessi ancora cominciare da capo. Qualsiasi cosa abbia fatto fino a ora mi pare che da vantarsi ci sia proprio poco. 

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Vita da gatti – Se Agatha chiama

Ercolino da qualche giorno ha un brutto ponfo gonfio sotto il musetto. Penso che sia un ascesso dovuto a una battaglia con un altro gatto. Per lui che si è assunto la responsabilità di difendere la casa e proteggerla dai gatti selvatici penso sia una medaglia d’onore. Ma a me non piace per niente e quindi gliela medico e penso di portarlo dal veterinario.

Lui odia essere medicato per cui ogni volta che mi vede scappa. Stamattina l’ho notato un po’ debole, faceva fatica a salire sul mobile dove viene a chiedere i premi. Gli ho guardato il collo: con la zampa si era graffiato il ponfo che era scoppiato. Doveva essere successo da poco perché subito dopo aver sentito un forte odore di marcio ho notato che perdeva delle gocce di sangue e pus.

Oh no, e ora che faccio, lascio che si spargano per tutta la casa o lo blocco? Impossibile. Appena mi sono avvicinata è fuggito salendo le scale e uscendo dalla porta di su.

Ho ripulito alla meglio quella roba puzzolente e poi mi sono messa a cercare un veterinario nel dì di festa. Fra l’altro apprezzando moltissimo il mio Ercolino che sta sempre bene ma si ammala puntualmente a Pasqua e Natale così almeno si paga anche la maggiorazione festiva.

La nostra veterinaria ha risposto e mi ha consigliato di aspettare domani per portarlo da lei, tanto se ha perso sangue e pus sta già guarendo. Al limite ci sarà da ripulire bene la ferita e da prendere qualche antibiotico. Meglio, magari domani si è dimenticato di essere ricercato e si fa anche acchiappare.

Tranquillizzata, mi sono messa al computer che avevo delle cose da sistemare. Arriva Agatha e miagola. Eccoti qua bellezza mia vieni che ti ho preparato la colazioncina. Le sistemo il piattino nel suo vassoietto e lei nemmeno lo musa. Strano. Cammina invece a naso basso ripercorrendo tutto il sentiero delle gocce lasciate da Ercolino che annusa nemmeno fosse un cane molecolare.

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Mi rimetto al computer. Agatha mi viene intorno e miagola. Ma insomma, non hai visto che hai la pappina nuova, vieni che te la mostro. Vedendo che mi muovo Agatha si incammina veloce verso la porta. La seguo. Mi viene un pensiero in testa ma non ci credo nemmeno io. Lei continua a miagolare e cammina spedita risalendo il piccolo tratto di strada verso il tenditoio. Si gira, mi vede, continua a camminare. La seguo, mi addentro nel sentiero lungo tutto il tenditoio. Si ferma, mi guarda, miagola. Tranquilla Agatha, sto arrivando. Ho già capito e comincio anche a crederci.

Sale il piccolo poggio e si infila su un pianoro erboso dove, sotto un cespuglio, si è rifugiato Ercolino. Arrivo, fermo lì. Ovviamente sono in ciabatte che non è il massimo per arrampicarsi per una scarpatina anche se solo di un metro o due. Affondo i piedi nella terra di tufo e mi afferro a qualche ramo di cespugli sperando che non mi tradiscano. Salgo, terrosa, e mi ritrovo nell’erba alta. Agatha si dilegua contenta del risultato. Ercolino scappa. Continuo a inseguirlo cominciando a pensare che è anche la stagione delle vipere e quella proda erbosa non è proprio il massimo da percorrere con le ciabattine. Ercolino continua a scappare. Ok, va bene, mi hai convinto. Rispetterò la tua privacy. Tanto quando ti viene fame torni a casa, lo so.

E così è successo. Dopo qualche ora è tornato. E’ entrato in casa, è andato al suo vassoietto dove ha trovato la pappa pronta e l’ha mangiata. Buon segno baby.

Dopo è iniziato l’inseguimento fra scale e stanze aperte e tutte collegate fra loro che sono l’ideale per i fuggitivi specialmente se gatti. A un certo punto con mossa strategica sono riuscita a chiuderlo nell’ingressino. Dopo varie finte e inseguimenti falliti nello spazio di dieci metri quadri sono riuscita a prenderlo. Tenendolo forte per la collottola, mentre manifestava tutto il suo disappunto rugliando, intirizzendosi e tirando fuori le unghie, sono riuscita a portarlo in bagno e a strofinare la ferita con del cotone imbevuto di amuchina. Mi pare bene. Domani sentiremo che ci dice la dottoressa, ma mi pare già meglio.

Domani mattina ricominceremo da capo con l’inseguimento, ma staremo a vedere chi la spunta. Io sono ottimista, Ercolino.

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Caprioli in amore

Oggi ho assistito a una lotta fra caprioli. Non li ho visti, li ho sentiti. 

Per la prima volta però sono stata in grado di associare quel ringhio all’apparenza feroce, con il verso del capriolo. Fino ad oggi avevo sempre pensato che fossero cani in lontananza o forse non ci avevo fatto caso.

Ora invece lo so. È incredibile che delle creature così lievi ed eleganti facciano un verso tanto brutto. Lo chiamano abbaiare, ma tecnicamente si dice scrocchio.

Me ne stavo fuori a rinvasare le piante e intanto seguivo i rumori in lontananza. Erano forti e sembravano non finire più. 

A un certo punto li ho sentiti molto vicini alla casa e, non lo nego, ho avuto anche un po’ paura. Ho temuto che anziché caprioli si trattasse di cani arrabbiati che lottavano fra sé. Ho avuto anche il timore che ci fosse del pericolo per i miei gatti. Poi ho riflettuto e ho pensato che un ringhio così prolungato nel caso di un cane sarebbe stato interrotto da un vero abbaiare, almeno ogni tanto.

Mentre passavo il terriccio nuovo nei vasi ascoltando i rumori della natura e perdendomi in chissà quali pensieri ho sentito un fruscio fra le piante. Ho alzato gli occhi. Su in alto, nella parte di collina sopra alla casa un capriolo correva fuggendo da chissà chi.

Forse dal rivale che aveva vinto la lotta per il territorio costringendolo così a cercare altri costoni con piante diverse a cui rubare i germogli e contro i cui tronchi sfregare le corna.

Forse era una femmina sfuggita alla violenza, per quanto secondo natura, di due maschi della sua stessa specie, quelli che se la contendevano a suon di urla grevi e sgraziate.    

Io me la sono immaginata così, questa storia. Con la capriola che corre via leggera, lontana dai due caprotti che si prendono a cornate per lei.

Anche se non è così, mi ci è scappato un sorriso.

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Due parole due sul mio 2016

GENNAIO

  1. CANZONE – Vendo casa di Lucio Battisti
  2. QUADRO – La casa di Paul Cezanne
  3. LIBRO – Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli
  4. PROFESSIONE – Traslocatrice
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Vendere mobili alla velocità della luce

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FEBBRAIO

  1. CANZONE – Ritorno a casa degli Afterhours
  2. QUADRO – La Goulou che arriva al Moulin Rouge di Henry de Toulouse Lautrec
  3. LIBRO – Casa dolce casa di Mary Higgins Clark
  4. PROFESSIONE – Svuota soffitte
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Alleggerire

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MARZO

  1. CANZONE – Piove piove la gatta non si muove (filastrocca)
  2. QUADRO – Ragazza che legge di Pablo Picasso
  3. LIBRO – 1Q84 di Haruki Murakami
  4. PROFESSIONE – Home organizer
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Diventare una youtuber

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APRILE

  1. CANZONE – Tibet di Franco Battiato
  2. QUADRO – Drowning girl di Roy Lichtenstein
  3. LIBRO – Maus di Art Spiegelman
  4. PROFESSIONE – Restauratrice di mobili
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Disegnare

MAGGIO

  1. CANZONE – La canzone dei mesi di Francesco Guccini
  2. QUADRO – L’avvocato di Pino Procopio
  3. LIBRO – Shantaram di Gregory David Roberts
  4. PROFESSIONE – Arredatrice di interni
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Migliorare la presentazione della casa su Airbnb

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GIUGNO

  1. CANZONE – Innocenti evasioni di Lucio Battisti
  2. QUADRO – Gli amanti di mia moglie di Carl Kahler
  3. LIBRO – Il processo di Franz Kafka
  4. PROFESSIONE – Donna delle pulizie
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Vaccinare i gatti

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LUGLIO

  1. CANZONE – Torino di Antonello Venditti
  2.  QUADRO – Bacchino malato di Caravaggio
  3. LIBRO – Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf
  4. PROFESSIONE – Accoglienza turisti
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Ci sono ancora un sacco di storie da scrivere

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AGOSTO

  1. CANZONE – Lady Marmalade delle Labelle
  2. QUADRO – I girasoli di Vincent van Gogh
  3. LIBRO – Quella calda estate di Nora Roberts
  4. PROFESSIONE – Trasportatrice di taniche di acqua
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Lo scambio casa a Berlino

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SETTEMBRE

  1. CANZONE – L’estate sta finendo dei Righeira
  2. QUADRO – La Gioconda di Leonardo da Vinci
  3. LIBRO – Le cose cambiano di Cathleen Schine
  4. PROFESSIONE – Taxista
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Arriverà un’altra estate

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OTTOBRE

  1. CANZONE – Happy Birthday to You (Marilyn Monroe)
  2. QUADRO – L’albero della vita di Gustav Klimt
  3. LIBRO – L’amante di Abraham B. Yehoshua
  4. PROFESSIONE – Pensatrice
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Organizzare il prossimo compleanno

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NOVEMBRE

  1. CANZONE – San Francisco di Scott Mc Kenzie
  2. QUADRO – Dito medio di Ai Weiwei (foto)
  3. LIBRO – Lila di Marilynne Robinson
  4. PROFESSIONE – Cat Sitter
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Riflessioni libere sulla libertà

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DICEMBRE

  1. CANZONE – Come una favola di Raf
  2. QUADRO – Il Pinocchio di Leo Mattioli
  3. LIBRO – Orfani bianchi di Antonio Manzini
  4. PROFESSIONE – Artigiana
  5. UN BUON MOTIVO PER ANDARE AVANTI – Le Agende del Cuore di fromSimonawithLove

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Che cosa c’è di sbagliato nel silenzio, di grazia?

Mi piace e mi diverte leggere quello che giornalisti e scrittori stranieri scrivono di noi italiani e dei nostri comportamenti. Rimettendo a posto alcuni fogli è tornato alla luce questo articolo apparso sul Times di Londra il 31 luglio 1995, a firma Libby Purves. Credo che la traduzione non sia troppo fluida ma non ho il testo originale per cui, oltre a limare un po’ il senso in italiano, non so che cos’altro fare. Ma il messaggio appare chiaro.

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Che cosa c’è di sbagliato nel silenzio, di grazia?

Da Venezia, come un gran suono di campana, arriva un messaggio che ispira ogni parroco, capitolo, vescovo e cardinale, su come essere cristiani. I responsabili della chiesa hanno ridotto, nella Basilica di San Marco, il numero di visitatori permessi contemporaneamente. Di più, hanno impedito di scattare foto e imposto a tutti la regola del silenzio.

Bene, non esattamente imposto, ma più precisamente reintrodotto. Da sempre è stabilito in tutta l’Europa cattolica che non si possa parlare ad alta voce in chiesa se non per le risposte liturgiche.. I cattolici fin da piccoli, come me che venni via da un convento francese a 10 anni, sono profondamente scioccati dal modo anglicano di chiacchierare e socializzare nelle loro chiese, mai a bassa voce, cosicché si potrebbe pregare meglio ad un cocktail party. Il modo dei cattolici europei era quello di stare in silenzio, di sentire il calpestio dei passi e lo strisciare del vestito nella genuflessione. Il sommesso schiarirsi della gola, il mormorio del confessionale nell’angolo. Tutte queste cose erano parte dell’edificio, come le vetrate istoriate.

Ma nelle chiese che sono “stelle del turismo” come San Marco, le autorità lasciano correre. Notre Dame e il Sacro Cuore, Chartres a Rouen, non hanno mai troppo rumore perché i francesi sono duri e non si preoccupano di essere rudi con gli stranieri. (Ho visto un vescovo in piena porpora fermare un bambino che correva in Notre Dame, sgridarlo e benedirlo per poi restituirlo ai suoi attoniti genitori americani). Gli italiani invece sono più malleabili e disposti ad accettare fatalisticamente le intemperanze degli stranieri senza Dio; così ci sono stati anni in cui sono stati molto gentili e tolleranti, “molto inglesi” su queste cose.

Ora a San Marco padre Antonio Meneguolo, il delegato del Patriarca, è ritornato a essere un cattolico italiano quasi sputafuoco.

Prevedibilmente egli tiene questa linea solo perché rifiuta di accettare il suggerimento delle autorità cittadine di far pagare l’entrata – sacrilegio: trattare la casa di Dio come un museo o un night club – ma ora sta andando oltre. “Non è possibile più a lungo – dice padre Meneguolo – che la chiesa sia così maltrattata e offesa. Non può più essere dilazionata una più severa regolamentazione dei turisti. “Le compagnie turistiche si sentono oltraggiate. Come possono fare i loro commenti registrati? Come possono dare la loro valutazione? La risposta, naturalmente, è che potrebbero suggerire ai loro turisti se vogliono avvicinarsi con amore a San Marco di andare alla Messa o alla Benedizione e cercare di pregare. La partecipazione alla messa della mattina presto è aumentata anche in estate (e in ogni caso la gente sensibile va a Venezia d’inverno).

Poiché i visitatori non in gruppo non sono più di venti per ogni minuto, questi devono fare la coda. Bene. Se tu vuoi trattare una chiesa come un’attrazione turistica la coda è una cosa dovuta e se protesti che vuoi entrare per pregare vi sono dozzine di altre chiese aperte a Venezia, la maggior parte delle quali gradevolmente vuote e fresche.

Io spero, spero ardentemente che padre Meneguolo non ceda e non sia obbligato a cedere da questa sua nuova rigida posizione. Spero inoltre che egli ispiri i manager – uno può difficilmente trovare altri nomi in questi giorni – di alcune delle nostre cattedrali. Al momento, in certi giorni della piena estate, si potrebbe pregare in un supermarket bene come nella cattedrale di Canterbury, York Minster o St. Paul. Questi vogliono dirmi che hanno bisogno di soldi; ma riducono a poco e in rovina l’unica cosa che offrono, la meraviglia e il senso della fede e di un mondo superiore, le cattedrali presto non prenderanno neppure più i soldi del biglietto di ingresso.

Dateci silenzio, dignità, libertà dalle macchine fotografiche e dalle videocamere specialmente, rendete a Dio ciò che è di Dio e vendete i gioielli di Cesare (e biglietti di ingresso, se volete), fuori. Chissà, potrebbe anche aumentare il vantaggio. Dopotutto le moschee e i templi dell’Est sopravvivono senza il consenso secolare. Se puoi toglierti le scarpe in Thailandia puoi smettere di chiacchierare in basilica di San Marco. O no?

Libby Purves

Times (Londra) – 31 luglio 1995

(L’immagine è stata tratta da http://www.flickr.com. Se soggetta a copyright mi scuso con l’autore e sono pronta a cancellarla, basta che mi si faccia sapere. E’ una precisazione che faccio giusto per correttezza, considerata la limitata diffusione di questo blog)

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