Che noia il consiglio comunale!

Quando ero ancora corrispondente da Colle, uno degli appuntamenti che dovevo seguire era il consiglio comunale. Era ancora l’epoca del monopartito e delle elezioni vinte con percentuali altissime. L’opposizione c’era? Sicuramente sì, ma pur sforzandomi non riesco a farmi venire in mente né un nome né un volto.

Le sedute erano di una noia mortale, però andavano seguite. Si era negli anni Ottanta e le notizie si leggevano sul giornale o si ascoltavano in tv. Gli articoli si dettavano al dimafono, un apparecchio che registrava quanto si diceva al telefono, per essere poi sbobinati dalle poligrafiche che li inserivano nella memoria del sistema. Questo lo imparai quando mi chiamarono a lavorare in redazione. Come corrispondente l’esperienza si fermava al telefono. Naturalmente quello fisso.

A quell’epoca Colle era un disastro. 

Castello era ancora Repubblica (Repubbriha, come diceva babbo) e non era un posto dove andare troppo in giro, specie se da soli. Ci stavano i ragazzi del bar della Pugnalata che già ci facevano paura a trovarli giù in Piano, figurarsi a casa loro. 

Le case erano vecchie e cadenti, c’erano macchine e motori dappertutto e panni stesi da finestra a finestra. I magazzini a piano strada erano chiusi alla bell’e meglio con tavole di legno affastellate o pezzi di bandone. 

Alle medie la professoressa ci portò perfino in gita in Castello.

Le mura erano crollate e Bacìo era un’immensa discarica a cielo aperto. Credo che anche il bastione di Sapia fosse soltanto un rudere.

Il consiglio comunale di Colle si riuniva a Palazzo dei Priori, in Castello.

In quegli anni però furono fatte un bel po’ di cose per recuperare la parte più vecchia della città. Ricordo che ad ogni consiglio veniva approvato il recupero di un lotto di mura. Furono decisi interventi di edilizia popolare nelle distese di terreni alla Badia, dove allora c’era solo il campo sportivo e poco più in là la Calp. Le nuove case furono destinate agli abitanti di Castello mentre nel vecchio quartiere si cominciava a ristrutturare e a valorizzare le antiche architetture. 

In quel periodo la cronaca della Valdelsa gravitava intorno a tre punti e sempre quelli: il monoblocco ospedaliero, lo svincolo di Drove, la Francigena. 

Si parlava di chiudere gli ospedali di Colle, Poggibonsi e San Gimignano e di farne uno grande e ben attrezzato in una zona baricentrica, un posto che chiamavano Campostaggia e che rimaneva prima del bivio per San Lucchese.

Lo stesso sarebbe avvenuto in Valdichiana, a Nottola, Montepulciano.

Ma allora erano solo progetti e se ne discuteva in consiglio e sui giornali. C’era chi si schierava contro e chi a favore, così le discussioni non finivano mai.

A Colle era tutto un lamentarsi per la chiusura dell’ospedale. Ci mancava solo quello, dopo che avevano spostato la compagnia dei carabinieri e la pretura a Poggibonsi.

Lo svincolo di Drove oggi è l’uscita di Poggibonsi Nord ma in quegli anni era infinita la discussione anche su quello.

Nemmeno la Francigena esisteva se non nella mente di qualche fissato che vedeva nella riscoperta di un vecchio itinerario da pellegrini addirittura delle possibilità di sviluppo per il turismo.

Una sera venendo via dal consiglio comunale verso mezzanotte, all’altezza del palazzo del Campana fummo investiti da un odore terribile. Era estate e faceva caldo anche a quell’ora, l’aria era ferma e pesante. Ci chiedemmo schifati che cosa potesse essere a fare quel puzzo ma poi passammo e dimenticammo.

Me lo ricordai qualche giorno dopo quando uscì la notizia di una persona che era morta in casa, il cui corpo era stato trovato dopo quattro o cinque giorni. Era avvenuto proprio lì, al palazzo del Campana.

Un’altra sera, prima del consiglio comunale, andai a mangiare una pizza da Vittorio con un’amica che scriveva anche lei. Poi salimmo in Colle Alta, facemmo le scale del Palazzo dei Priori e ci sedemmo al tavolo della stampa. 

Io credo di ricordare che si parlasse del monoblocco di Campostaggia. O forse dell’idea di trasformare Colle Bassa in un anello a senso unico. O forse… boh.

Ricordo che la discussione era noiosa e pesante. O forse era la pizza, o la birra.

Insomma, ricordo che chiamai a raccolta tutte le mie forze ma a un certo momento non ce la feci più. La testa mi pesava e gli occhi mi si chiudevano. 

Appoggiai la testa sul quaderno e mi addormentai, sperando che nessuno facesse caso a me. 

Naturalmente non fu così.

La discussione andò avanti in tutta la sua noiosità e alla fine il consiglio finì. Io rialzai la testa e feci finta di essere sveglia, mentre la mia amica mi giustificava dicendo deve essere stata la pizza.

Un bel po’ di tempo dopo, però, quello che al tempo era l’assessore alla sanità mi disse: 

  • Una cosa non te la perdonerò mai. Quella di aver dormito mentre parlavo in consiglio comunale.    

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