Del viaggio e dei suoi fastidi

Ogni volta che devo prendere un treno perdo qualche anno di vita per i ritardi del pullman che mi porta a Firenze. Poi per fortuna, o perché recupera lungo il tragitto, o per il ritardo del treno, riesco a salire in tempo.
Oggi mi scocciava particolarmente perderlo poi perché ho un biglietto di prima classe acquistato un mesetto fa a prezzo stracciato.
Il treno è in perfetto orario. Siamo sulla banchina in attesa di salire. I passeggeri si accalcano dimenticando che all’apertura delle porte dovranno farsi da parte per fare scendere altri passeggeri.
Stavolta l’operazione si rivela più lunga del previsto. Per primo scende un uomo con un trolley, dopo averlo appoggiato a terra afferra una grossa valigia nera che qualcuno gli porge dall’interno. Poi è la volta di una bambina, dietro alla quale appaiono i piedini di un’altra piccola seduta su un passeggino. L’uomo l’afferra e la fa scendere, insieme alla donna coperta dal chador che tiene il passeggino.
Poi torna subito su per aiutare un’anziana dal passo incerto, con la fronte resa brillante da un velo intarsiato di piccole pietre.
Accanto a me, in piedi, un uomo di stazza con la pancia prominente e il fare arrogante si avvicina alla porta.
“Xè finio oea?”.
L’assistente al treno gli dice di aver pazienza. Scende ancora un anziano, poi è la volta di salire, per noi. Veloce come una lucertola una donna magra con la giacca attillata colore ramarro dribbla me e l’ingombrante passeggero riuscendo a salire per prima. Mi chiedo quale gara fosse in corso poi finalmente salgo anch’io. Non faccio in tempo ad individuare il mio posto, numero due sul vagone due, peraltro occupato da un ragazzo che lo lascia subito libero, che noto con delusione chi è il passeggero del numero uno.
Il panzone veneto, ovviamente. Un uomo dotato di una voce rimbombante e, purtroppo, di un telefono cellulare, che usa incessantemente da quando il treno è partito.
“Amore, ci vediamo domani. Buonanotte”.
Sono le quattro del pomeriggio.
Poi è la volta di qualcuno con cui discute animatamente. Sssht, faccio io. Abbassa un po’ la voce, ma dura poco.
Ora io a questo sarei tentata di fargli proprio una bella foto da fare vedere ai miei colleghi di su, che magari lo riconoscono.
Da quel che dice parrebbe un personaggio con un incarico politico. Parlava di qualcosa detto in consiglio. Ma potrebbe anche essere un imprenditore. Ora per esempio discute con un terzo interlocutore di come cambiare un documento senza farlo sapere a una tale e dei soldi che deve dare in contanti a qualcun altro.
“Bisogna capire se dirglielo… Io non son per le cose… preferisco parlare chiaro. Però abbiamo un rischio se parliamo chiaro”.
Bologna si è passata, ora devo solo concentrarmi forte forte perché scenda a Padova che io questo fino a Venezia Santa Lucia non lo reggo proprio.
È, ovviamente, l’unico di tutta la carrozza due che si fa sentire. Ed è seduto vicino a me.
Ovviamente.
Oh, numerosa famiglia araba, ma perché siete scesi a Firenze?

sdr

14 commenti

Archiviato in diario, on the road

14 risposte a “Del viaggio e dei suoi fastidi

  1. Che incubo…leggendo del tipo che parlava al cell mi è venuta l’ansia…

  2. Mi piace come scrivi, tranne l’epiteto panzone. Complimenti 🙂

  3. Grazie. O come avrei dovuto chiamarlo, con quella pancia prominente?

  4. Signore chiassoso. Ma certo sei libera di chiamare chiunque come vuoi nel tuo blog.

  5. No, aveva proprio la pancia enorme e poi era veneto, quindi era un panzone

  6. Ah ah, scusa. Avevo capito che ne facevi una questione linguistica. Non eri tu quello sul treno, vero?

  7. Non mi permetterei mai di farne una questione linguistica.
    Io non ho niente da insegnare a nessuno.
    Comunque ho provato la stessa sensazione quando Indro Montanelli descrisse come “il grassone” un tizio della CIA.
    Più che altro, penso che vivere con la panza sia difficile.
    Penso che probabilmente noi grassi lo siamo per la maggior parte perchè siamo pigri e mangiamo troppo.
    Quindi penso che meritiamo di essere grassi. Ma meritiamo di essere mortificati per questo?
    Cosa sarebbe successo se a fare chiasso fosse stato un “nero”?
    Eppure è la stessa cosa, si descrive qualcuno per una determinata caratteristica fisica.
    Spero di aver spiegato il mio punto di vista senza alcuna pretesa naturalmente.
    Buona serata.

  8. Ti ringrazio per la spiegazione e mi scuso se la parola da me scelta ti ha infastidito. Ma devo precisare che se il signore in questione non fosse stato tanto fastidioso, sicuramente non si sarebbe beccato del panzone (parola che fra l’altro non uso mai). Buona serata

  9. Nessuno non si è offeso 😉

  10. paola515

    I miei frequenti viaggi in treno e situazioni simili a quelle che descrivi hanno fatto sì che in borsa io abbia sempre degli auricolari. Meglio ascoltare musica a palla che i fatti altrui declamati al telefono o altri rumori molesti ;.)

  11. Son d’accordo con te. Peccato che me ne ricordi sempre quando ormai sono partita 😐

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