Archivi tag: tipografia

A Belluno passeggiavo tantissimo

A Belluno passeggiavo tantissimo. Uscivo di casa la mattina presto, attraversavo piazza Duomo, prendevo le scalette dietro a Palazzo Rosso e scendevo giù. A volte uscivo al parcheggio di Lambioi, altre volte giravo a destra per andare verso la piscina, o a sinistra verso borgo Piave o su per Castion. 

Mi trovavo spesso a passare vicino al grande fiume, lungo le sponde, dalla parte della strada, o attraversando un ponte. Dove l’acqua scorreva più veloce respiravo quell’aria fresca, guardando le montagne all’orizzonte, osservando quello che c’era intorno, gli alberi, le case, i giardini, gli orti. Ogni tanto un cane abbaiava col muso tra le sbarre di un cancello o un fiore giallo spuntava da una crepa dell’asfalto.

Gli edifici abbandonati erano quelli che più attiravano la mia attenzione. Una vecchia villa vicino al fiume, che fino a poco tempo prima era stata una birreria molto frequentata, diventava il mio ristorante toscano. Avevo il nome già pronto, la Ribollita. Una costruzione lunga tutta scrostata affacciata sul fiume, che una volta era stata una tipografia, si trasformava in un centro per la pratica dello yoga e della meditazione. 

Insieme alle gambe anche la mia mente si rilassava, immaginando e sognando progetti e vite diverse da quella che avevo. 

Qualche anno fa, quando ormai non stavo più a Belluno, la vecchia tipografia è diventata la sede di un atelier di moda. Non poteva capitarle niente di più bello. 

Davanti a quell’atelier ci passavo spesso, prima che si trasferisse sul fiume, andando a fare una visita medica o per trovare un’amica nel suo negozio etnico. 

La vetrina era molto semplice. Erano esposti un abito o due su un manichino sartoriale, con il busto, senza testa. Ma sbirciando attraverso il vetro si intuivano i colori e le trame delle stoffe che custodiva prima di scendere al piano di sotto, dove c’era la sartoria. 

La stilista puntava molto sulle stoffe, anche vintage, che componeva in abiti dalla forma geometrica giocando con il patchwork. 

Quegli abiti non costavano poco ma non erano nemmeno carissimi. Per cui una volta mi decisi a varcare la soglia e a farmi prendere le misure per un vestito tutto mio. Quando finalmente fu pronto e lo andai a ritirare, riposto in una borsina di shantung, dai colori in tono con l’abito e l’etichetta cucita a mano, l’emozione fu grande. 

In seguito ci sono tornata a comprare piccole cose. Una bustina tipo borsello per un regalo a un’amica. Quella volta non potei resistere e ne presi una anche per me, con i bordi da posta aerea, l’indirizzo e i francobolli da tutto il mondo. 

La stilista non l’ho mai incontrata in negozio, c’erano sempre le sue ragazze. Ma la cosa non mi dispiaceva perché l’avevo conosciuta diversi anni prima, tramite un’amica comune, e non ci eravamo proprio rimaste simpatiche. 

Però la vedevo spesso, mentre sfrecciava per il centro in bicicletta, da sola o con un bambino dietro, e la sua testa di riccioli rossi fiammanti. 

Una volta, per fare una promozione o non ricordo bene perché, l’atelier decise di regalare una borsina, La Divina Borsina, fatta di scampoli a sorpresa, a chiunque la richiedesse tramite email. Io e la mia amica corremmo subito a scrivere lasciando il nostro indirizzo. Quella borsina la consegnavano direttamente a casa, a mano, nella cassetta della posta. Quando la ricevetti fui contentissima e la confrontai subito con quella che era arrivata alla mia amica. 

Quando lasciai Belluno continuai a ricevere le newsletter dell’atelier. Non ho più comprato niente, ma ogni volta sognavo guardando i colori e le consistenze delle stoffe e dei tulle trasformati in pantaloni trombetta, impalpabili maglioncini, seducenti coprivestiti, cappottini dalla forma geometrica ed essenziale, immaginando come avrei potuto indossarli. Leggevo i racconti della stilista, sui suoi viaggi in cerca di stoffe, colori e ispirazioni.

Una volta fece sfilare in piazza dei Martiri le donne operate al seno, bellissime, con i loro abiti pieni di fiori e di colori. Tra loro c’era anche una mia amica. 

Ma io non vivevo già più a Belluno e non avevo capito che cosa sarebbe potuto accadere. 

2 commenti

Archiviato in diario minimo