Archivi tag: spine

Alice in Wonderland, la sindrome

Qualche tempo fa venne a stare da noi per alcuni giorni una coppia di tedeschi. Erano due tranquilli signori di mezza età, marito e moglie. Lei bionda e un po’ in carne, lui magro con i capelli grigi.

Mi sembrarono fin da subito gli ospiti ideali. Trascorrevano le loro giornate in relax, leggendo sulle poltrone a sdraio sulla terrazza. A una certa ora cucinavano e mangiavano all’aperto.Ogni tanto decidevano di visitare un paese, un museo, e stavano fuori una mattinata o un pomeriggio.

Era un piacere vedere come apprezzavano la campagna che circondava la casa e come si trovavano a proprio agio nel silenzio e nell’ambiente naturale.

Ogni volta che ci incrociavamo, ci scambiavamo un cortese saluto. Le nostre conversazioni avvenivano in inglese, ma loro avevano imparato ad azzardare qualche parola in italiano e io ricambiavo con le due e mezzo che conoscevo di tedesco.

Dal momento che erano arrivati con un giorno di ritardo, avvisandomi per tempo, spostai la loro prenotazione in avanti. Avrei perso il pagamento di una notte, ma in effetti loro non avevano usufruito dell’appartamento.

L’uomo mi pregò di rimettere tutto come era prima, perché il ritardo era dipeso da loro e non era giusto che ci rimettessi io.

Quando mancava ormai poco alla fine della loro vacanza mi dissero che sarebbero dovuti andare via il giorno dopo per un’emergenza familiare.

La moglie, una signora dal viso aperto e luminoso, mi spiegò che la loro figlia, che non aveva mai manifestato alcun tipo di problema, si era sentita poco bene. Qualcuno li aveva avvisati e loro avevano deciso di partire prima per vederla il prima possibile.

La donna mi raccontò che la ragazza era a un raduno yoga, quando aveva cominciato ad avere alcuni problemi. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa simile da lei.

Capii che la situazione era piuttosto seria e mi dispiacque sinceramente.

Poi, a un certo punto, la donna mi disse che sua figlia era come Alice nel Paese delle Meraviglie, Alice in Wonderland. E allora mi sembrò che tutto fosse molto più leggero.

E risi. Come se fossi sollevata.

Capii subito, dall’espressione attonita, che la mia non era stata una reazione felice.

Mentre caricavano i bagagli nell’auto, cercai on line. Quella di Alice nel Paese delle Meraviglie, scoprii, era una sindrome neurologica che si manifestava con disturbi visivi, dissociazione della personalità, allucinazioni.

E in effetti lei mi aveva descritto una situazione simile. Solo che quando aveva nominato Alice mi era sembrato tutto ridimensionato. Che stupida…

I signori erano sempre più agitati e non sapevo come rimediare. Non aveva senso andare da loro a profondermi in scuse in una conversazione inglese reciprocamente zoppicante sul disturbo neurologico di una figlia lontana.

In ogni caso, la signora durante la permanenza aveva manifestato un certo interesse per le piante di mamma, così decidemmo di regalarle un vaso. Mamma ne preparò due e mi disse di far loro scegliere quella che volevano.

Probabilmente non ci capimmo bene o forse avevano la mente ormai altrove, ma i signori presero entrambe le piante e le sistemarono nel bagagliaio, in mezzo alle valigie.

Poi ci salutammo, e augurai loro buon viaggio e il meglio per la figlia.

Quindi mi misi alla finestra per vedere quando era il momento di aprire il cancello.

L’auto era ferma davanti alla porta. Sembrava che avessero finito di caricare, ma non partivano. Non volevo mettere loro fretta. Rimasi ad aspettare un altro po’.

Poi scesi e chiesi all’uomo se avessero qualche problema.

Sì, aveva posteggiato l’auto proprio davanti a un grande vaso con uno dei fichi d’India di mamma, appoggiato su un pianerottolo della scala di mattoni che sale dietro la casa. La moglie, passandoci davanti per aprire lo sportello, ci aveva sfregato la spalla e lui cercava di toglierle le spine una a una.

Alla fine partirono.

Non seppi più nulla di loro né della ragazza con la sindrome di Alice in Wonderland.

Ogni tanto ci penso, però.

Lascia un commento

Archiviato in diario, diario minimo