La nuova amica e le marche da bollo (2)

La tipa della conchiglia sbriciolata l’avevo conosciuta una mattina in Comune, dove ero andata a fare un documento. Entrambe dovevamo procurarci delle marche da bollo, per cui ci ritrovammo a camminare per le vie di Borgo in cerca di un tabacchino aperto e che accettasse il pagamento con Bancomat. Trovammo solo il tabacchino, i soldi dovemmo andare a prenderli all’ufficio postale.

La ragazza mi incuriosiva. Aveva lunghi capelli raccolti in una coda, sembrava piuttosto riservata, ma allo stesso tempo mi aveva inviato dei segnali che mi erano sembrati interessanti. Erano emerse alcune affinità. Segni zodiacali, situazioni familiari, entrambe uscivamo da un lutto devastante, il mio recentissimo.

Disse che aveva scelto la Toscana per ricominciare da capo, dopo essersi separata dal compagno. Colle le era piaciuta, tanto che aveva acquistato una casa in centro dove viveva già da due mesi.

Il suo lavoro era prendersi cura degli altri.

Ci salutammo scambiandoci i numeri di telefono. Magari avremmo fatto qualche passeggiata insieme.

Mi trovai a fantasticare su questa nuova amica che avevo conosciuto così per caso, dopo essere uscita di casa malvolentieri e con la morte nel cuore. Cominciai a elaborare pensieri irrazionali su quello che si trova dopo che si è perso qualcosa di tanto importante. Era una mattina di febbraio dal cielo terso, il sole era già alto. Nel vuoto immenso in cui ero sprofondata sperai di intravedere una piccola luce, una speranza, che uscisse qualcosa di buono.

In realtà, una cosa l’avevo intravista. Una piccola crepa, ma in quel momento non ero in grado di leggerla.

Accadde davanti all’Anagrafe, nel salone all’ingresso. Fino ad allora la ragazza non si era fermata un attimo. Saliva le scale, scendeva, andava da un ufficio all’altro. Magra, vestita di chiaro, pantaloni e piumino, l’accento del nord. Dava un’idea di leggerezza, faceva simpatia. Si esprimeva in modo gentile ed educato.

A una signora che era in fila prima di me, disse di passare pure avanti se lei non fosse tornata per il suo turno. La signora entrò e quando la ragazza tornò glielo dissi.

Fu allora che lei si girò e mi parlò mostrandomi il volto, che fino a quel momento avevo visto solo di profilo e in movimento.

Non so bene come spiegarlo, ma io, sentendo la sua voce, vedendo la figura, come era vestita e come si muoveva, mi ero immaginata il suo viso.

Quando lo vidi, però, non era così. Era una foto sfocata. Ci misi un po’ a mettere a fuoco i lineamenti, che si aggiustavano, quasi si muovevano, per far sì che l’immagine proiettata dalla mia mente si sovrapponesse a quella reale. O viceversa. C’era un film, anni fa, in cui a Meryl Streep succedeva un po’ la stessa cosa.

Durò un attimo. Registrai la sensazione, sgradevole. Ma subito dopo la dimenticai. C’era da andare in cerca delle marche da bollo.

La mia nuova amica disse che amava tanto la musica, che senza la musica non poteva vivere.

Toglietemi tutto, ma la musica no.

Non aveva un genere preferito, le piacevano la musica classica, il jazz ma anche il pop. L’importante era che le comunicasse delle emozioni. Cominciò ad arrivarmi ogni sera un link di YouTube, come buonanotte.

Le piaceva molto anche il balletto e una volta mi invitò a vedere una danzatrice indiana che si esibiva in Svizzera. Ringraziai ma declinai.

La tipa si interessava di cure naturali e nei giorni seguenti mi consigliò anche degli integratori, dei funghi giapponesi, per rafforzare le difese immunitarie.

Mentre venivamo via dal Comune, con i nostri documenti con le marche da bollo, parlammo ancora un po’. La ragazza sembrava pratica di Colle: negozi, ristoranti, e chi li gestiva. In più condividevamo diverse conoscenze.

Ma da quant’è che stai qua te?

Ci aveva pensato un po’, prima di rispondere.

Due mesi, disse.

Mentre lo diceva girò gli occhi di lato e anche un po’ la faccia, come se volesse dire: intanto prendi questo, poi si vedrà.

(2)

Lascia un commento

Archiviato in non classificati

Lascia un commento