Una volta in redazione a Belluno arrivò un comunicato con i dati sull’utilizzo delle cabine telefoniche ancora attive in Italia. Al primo posto c’era Ponte nelle Alpi che poteva vantare la cabina più frequentata di sempre, con cifre da record rispetto alle altre, smentendo così, pur da sola, lo stato di lenta decadenza degli apparecchi telefonici pubblici dovuto all’avvento dei cellulari.
La notizia era curiosa e venne pubblicata. Ma il comunicato non chiariva il perché di questo dato così particolare, per cui il capo mi disse che sarei dovuta andare a farmi un giro a Ponte nelle Alpi per cercare di scoprire questo piccolo mistero.
Partii una mattina sul presto. Nonostante il lavoro di inchiesta tutti gli altri impegni, dal tribunale al giro di nera, restavano invariati, per cui quello era un impegno in più da fare nelle ore libere.
La cabina dei record era in una via centrale del paese, uno stradone trafficato su cui si affacciavano supermercati e magazzini alternati da file di caseggiati.
Mi appostai per vedere se mentre ero lì qualcuno si avvicinava alla cabina. Niente.
Feci un giro nei negozi vicini. Entrai in un piccolo supermercato, comprai un dentifricio naturale a base di estratti di piante, e al momento di venire via feci la mia domanda sulla cabina. Nessuno sapeva dirmi niente. Non avevano notato niente. Era tutto normale, come sempre.
Anzi, mi guardarono perfino con un po’ di sospetto.
Poi mi studiai la vetrina di un negozio piena di scarpe da corsa dall’alto fino in basso pensando di tornare nel mio giorno libero a provarne qualcuna. Rifeci la domanda sulla cabina a qualche sparuto passante e senza aver saputo niente di più di quello che sapevo quando ero arrivata, me ne tornai a Belluno, pronta ad immergermi nella mia giornata di lavoro.
Peccato. Per un giornalista è sempre una sconfitta quando lavora su qualcosa e non esce nemmeno una storia piccola piccola. Specialmente in un caso così curioso.
In ogni caso, prendemmo la cosa con filosofia e girammo pagina, abbandonando la cabina al suo destino.
Mesi e mesi più tardi la questura convocò una conferenza stampa. La polizia aveva scoperto una casa di appuntamenti. Ci fu raccontato nel dettaglio come avvenivano i contatti, che sfruttavano le inserzioni personali sulla stampa locale, quante donne ci lavoravano, chi gestiva tutto quanto, che tipologia di clienti la frequentava.
Poi il capo della Mobile disse.
“Ricordate l’anno scorso, quando venne fuori la notizia che a Ponte c’era la cabina più utilizzata di tutta l’Italia? Era quella davanti alla casa di appuntamenti. I clienti quando arrivavano chiamavano per chiedere se potevano salire”.
Gli veniva da ridere al pensiero di come tutti i giornalisti cercavano di scoprire il perché di quello strano record mentre loro lo sapevano benissimo ma non potevano svelare nulla per le indagini in corso.
E io che ero andata al mattino presto a fare la mia inchiestina… Era ovvio che non avrei mai potuto trovare nessuno a quell’ora tra i clienti della casa. Avendolo saputo.
Sarebbe stato proprio un gran colpaccio se la notizia fosse venuta fuori in quell’occasione, con le ricerche sul campo, anziché con una banale conferenza stampa.
Però alla fine quel piccolo mistero è stato svelato.
E questo è quel che conta.
