Un mojito allo Yachting Club

Qualche anno fa capitò che, in uno dei soliti giri al mare di un giorno con una amica, se ne aggregasse un’altra.

Questa viveva in un’altra regione, con la mia amica si conoscevano fin da ragazzine ed era già successo di condividere settimane bianche o altri brevi viaggi con tutte e due.

Come diceva nonna Libe, con la terza “non ci s’andava tanto a genio”, ma cercavo di passare oltre per rispetto della mia amica. 

Quel giorno partimmo in macchina, loro due davanti e io dietro. Ci fermammo a Frosini per un panino al prosciutto e continuammo verso il mare.

Scegliemmo la spiaggetta del cinghiale a Punta Ala, un posticino raccolto con dei piccoli scogli al termine di una pineta costellata di ville, dove io e la mia amica ci eravamo sentite sempre molto a nostro agio. 

L’altra non era affatto contenta che a terra ci fossero i ciottoli. In genere lei però si sfogava con la sua amica e io non mi accorgevo di niente. 

Con la mia amica si andava sempre in giro all’avventura.

Una volta portò una sorta di girba che riempimmo d’acqua e lasciammo appesa tutto il giorno alla macchina così che, una volta rientrate dalla spiaggia, potessimo farci una doccia calda.

Partivamo con una meta più o meno definita, all’orario che ci veniva più comodo, senza fare le corse, e poi decidevamo sul momento se andare di qua o di là, se fermarci a mangiare e dove. E senza decidere niente prima, alla fine tutto si armonizzava e andava come volevamo noi. 

Con la terza tipa invece non andava così. Anzi. Lei, puntigliosa e pignola, doveva sempre discutere e considerare i pro e i contro di qualsiasi cosa.

Spesso veniva insieme al marito, per cui tante discussioni ce le evitavamo. Quella volta invece era da sola. 

Per me non c’era nessun problema. Ero decisa a stare bene e a godermi al massimo la nostra giornata al mare, per cui mi andava benissimo la sua presenza e non avevo alcuna intenzione di lasciarmi influenzare da un bel niente.

Visto che eravamo a Punta Ala, mamma mi disse di passare a salutare Anna, una anziana parente di Firenze che aveva la casa al Porto. Chiesi alle amiche e dissero di sì. Nel tardo pomeriggio ci fermammo al residence che anche la mia amica conosceva bene. In quel labirinto di case e giardini mi sforzavo di ricordare dove fosse l’appartamento di Anna, senza riuscirci. Intanto le telefonate al suo cellulare squillavano a vuoto. Quindi decidemmo di tornarcene via. 

In quel momento il mio telefono suonò. Era lei.

Insistette perché rimanessimo e disse che ci avrebbe offerto volentieri un aperitivo. 

Volevamo seguirla allo Yachting Club dove più tardi avrebbe partecipato a una cena con il tale e il tal altro?

Con le due ero stata anche a Cortina d’Ampezzo, durante una settimana bianca. Erano state tutto il tempo a dire, guarda che schifo questi ricconi, e perfino la tizia dell’ufficio turistico, alla quale si era rivolta l’amica che veniva da fuori, aveva dato loro ragione.

Lo Yachting Club di Punta Ala, però, quella sera andava bene.

Anna aveva vissuto gran parte della sua vita in barca a vela con il marito. Da quando lui non c’era più, lo Yachting Club continuava ad annoverarla tra i soci in segno di rispetto e, credo, anche con un certo affetto.

Lei ne era orgogliosissima e non mancava di citare il Club in ogni suo discorso. Quella sera, quando oltrepassammo la soglia del Circolo, era raggiante, potendo vantare tre ospiti. Io ero un po’ tesa, invece, aspettandomi che le mie amiche dicessero qualcosa di strano. 

Per fortuna non avvenne.

Quando Anna, dopo averci presentato al barista, ci chiese che cosa volessimo bere, la terza disse: un mojito.

Va bene per tutte. Tre mojito per la mia nipote e le sue amiche, disse Anna. 

Il sole tramontava sul golfo di Punta Ala. Noi eravamo sedute nel Club di Luna Rossa, sulle poltroncine nella terrazza fronte mare. Il cameriere ci servì il mojito come se fossimo state tre piccole principesse. Anna era felice che noi fossimo lì per mostrare ai suoi amici dello Yachting che non era solo una vecchia signora bisognosa di compagnia.

Insomma, era tutto perfetto.

Solo molto tempo dopo ho scoperto che la terza tipa aveva avuto da ridire quasi su tutto. Su di me che parlavo troppo, sul fatto che non si trovasse la casa di Anna e su tanto altro. Salvo ricredersi una volta che si era seduta come ospite allo Yachting Club.

Meno male che non mi ero accorta di niente. E questo bastava e avanzava.

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