New York, 26 febbraio 1996, ore 6.50 p.m.

Cara Paola, 

non ci crederai, ma sono in camera mia e sto vedendo in televisione l’ultima serata del festival di Sanremo. Ti immagini?

Tra le decine e decine di canali TV qui in America c’è spazio anche per la Rai. L’altra sera c’era il maresciallo Rocca, pensa te.

Oggi, lunedì, ho fatto il test di ammissione alla scuola d’inglese. Ho conosciuto “many people”, tanta gente.

Nathalie, una ragazza svizzera, Sara (spagnola), Sukki, coreana, Monica, brasiliana,e tanti altri. Nessun italiano, invece. Indovina poi che cosa ho mangiato oggi per il lunch, a pranzo? Un pezzo di pizza!

A cena invece mi mangerò un po’ di frutta.

Ah, oggi sono stata in metropolitana. Very well. Comunque, ci ha detto anche un’insegnante alla scuola che non è vero che New York is dangerous. Bisogna però usare intelligenza. Non farsi vedere sperduti per strada a consultare la mappa in preda al panico, non contare i soldi per strada, non lasciare la borsa incustodita, non andare in certe zone al di là delle business hours, cioè dopo le 22 in metropolitana per esempio è pericoloso, ma dalle 6 del mattino fino a sera, finché viaggiano tutti i lavoratori si può stare tranquilli. Ti infili nel fiume di gente e vai.

Per quello che ho visto fino ad ora di New York una cosa è strana. C’è un casino di gente ma tutti si muovono velocemente e non creano ingorghi umani come magari succede a Roma (per non parlare di Venezia).

La casa. L’appartamento è al 278 di First Avenue, all’incrocio con 18th street, in the East Village, un quartiere molto alla moda per i giovani. Molto aperto, pieno di locali, sede negli anni ‘70, di manifestazioni politiche e conferenze.

L’appartamento di Liz è nella Stuyvesant Town, un insieme di palazzoni di mattoni rossi (non so se è la famosa arenaria), tutti uguali, dove vivono migliaia di persone ed ogni appartamento è numerato. Questi casermoni circondano un campetto da gioco, poi ci sono aiuole ed alberi dove ci sono sempre, mattina e sera, molti scoiattoli, che se ne stanno tranquillamente per terra a sgranocchiare quello che trovano, e passano per le gambe delle persone.

A me questa cosa mi commuove. Pensa, stanno a New York, mica nello Iowa (per dire un posto pieno di boschi, montagne e laghi).

Poi, per il resto, la casa è piccola ma molto carina. C’è una camera, dove dormo io (Liz si è trasferita sul divano in salotto), poi c’è la cucinetta, ed il bagno. Loro hanno tutto diverso da noi: le prese dell’elettricità, il gabinetto, dove c’è sempre l’acqua alta. Poi, alle finestre, qui ci sono i doppi vetri, che si aprono appena, e la zanzariera, e dentro le tapparelle. Pensa, in camera, collegata alla luce, c’è anche la ventola per l’estate. Gli armadi sono tutti a muro e per terra c’è il parquet.

Liz è biondina, ha 30 anni, lavora in un’organizzazione mondiale socio-culturale. E’ newyorkese, non spagnola come avevo capito (sa lo spagnolo). 

Domenica siamo uscite insieme per il brunch (si fa alle 11.30 ed unisce il breakfast e il lunch) e con altri tre suoi amici.

Bene, finito lo foglio. See you soon (che vorrebbe dire ci vediamo presto). In realtà ci sentiremo, per ora!

Un bacione grosso grosso a tutti

Simona (from Usa)

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